











guarda,ti parlo della mia esperienza personale.come autista di ambulanze da oltre 25 anni,di dolore ne ho visto tantissimo.i primi 6 mesi furono duri.poi ci fai l'abitudine.quando mia moglie si ammalò,rivissi personalmente il dolore della gente che in tanti anni avevo trasportato.e l'ho vissuto in maniera tragica fino in fondo,giorno dopo giorno vedendo mia moglie consumarsi fino alla morte.ma con una certezzahe anche la malattia,purtroppo,fa parte della vita.e quindi,quel poco di razionalità che ti resta in certe situazioni comunque ti salva dall'impazzire e dal senso di impotenza.arrivi al punto di desiderare la morte della persona amata per non farla più ssoffrire.e quando arrivi al momento,ti prende l'ossessione di chiederti se hai fatto tutto quello che potevi per lei.se la risposta è si allora ti prende un gran senso di pace.così come quando trasporti degli estranei che magari stanno per morire:se adotti le procedure esatte e quello muore,comunque non ti tange.quello che voglio dirti,è che l'equilibrio te lo crei conoscendo il limite delle tue possibilità e cmunque facendo il tuo dovere fino in fondo.
per la morte,invece,uno deve farsi cosciente che è una cosa naturale.si nasce e si muore,ed allora non ti viene il magone nè gli incubi







