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Discussione: cittadinanza

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C Visualizza Messaggio
    Ora non capisco io cosa significa la tua ultima affermazione: neppure oggi Enea potrebbe essere romano.

    Riguardo ai confini non credo che coincidano con le civiltà presenti sul pianeta, ma più umilmente con i confini italiani.

    Forse confondi la Roma politica con la Roma cristiana.

    Se la storiella di Enea fosse vera (e non la è) come capostipite del popolo romano avrebbe la cittadinanza di diritto.
    Riguardo ai confini volevo confrontarmi sul tema, perchè non esistendo politicamente Roma credo che ci si debba rivolgere, per ri-trovarne i cittadini, ai territori che la sua Civiltà ha influenzato direttamente. Confini difficili da individuare, ma che certo sono più ampi dell'attuale territorio italiano, la cui entità statuale ha ben poco a che spartire con l'Idea di Roma. Naturalmente se in un futuro improbabile si realizzasse uno Stato territoriale i confini sarebbero facilmente noti.

  2. #12
    in silenzio
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    Citazione Originariamente Scritto da cavalierenero6 Visualizza Messaggio
    Se la storiella di Enea fosse vera (e non la è) come capostipite del popolo romano avrebbe la cittadinanza di diritto.
    Riguardo ai confini volevo confrontarmi sul tema, perchè non esistendo politicamente Roma credo che ci si debba rivolgere, per ri-trovarne i cittadini, ai territori che la sua Civiltà ha influenzato direttamente. Confini difficili da individuare, ma che certo sono più ampi dell'attuale territorio italiano, la cui entità statuale ha ben poco a che spartire con l'Idea di Roma. Naturalmente se in un futuro improbabile si realizzasse uno Stato territoriale i confini sarebbero facilmente noti.


    Non condivido il tuo ottimismo, anche se riconosco la grande influenza di Roma sul Diritto Internazionale
    di necessità virtù

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C Visualizza Messaggio
    Non condivido il tuo ottimismo, anche se riconosco la grande influenza di Roma sul Diritto Internazionale
    Non è che sia ottimista, ma mi auguro che ancora una volta il genio italico possa fungere da catalizzatore per nuovi traguardi della Civiltà Occidentale. Niente oggi ci consente di sperarlo, ma pensarlo è già un inizio.

  4. #14
    in silenzio
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    Citazione Originariamente Scritto da cavalierenero6 Visualizza Messaggio
    Non è che sia ottimista, ma mi auguro che ancora una volta il genio italico possa fungere da catalizzatore per nuovi traguardi della Civiltà Occidentale. Niente oggi ci consente di sperarlo, ma pensarlo è già un inizio.


    Dunque proponi un nuovo traguardo: non una cittadinanza radicata nella storia del territorio e in chi vi nacque, come in passato.

    Forse hai ragione; d'altra parte il servizio militare non è più obbligatorio - quindi non so quando chi ha una doppia cittadinanza dovrebbe optare per la preferita (forse alle prime elezioni cui partecipa ?) -.

    Come definiresti la nuova cittadinanza (romana vel europea)?
    Chi vi aspira cosa dovrebbe dimostrare?

    di necessità virtù

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C Visualizza Messaggio
    Dunque proponi un nuovo traguardo: non una cittadinanza radicata nella storia del territorio e in chi vi nacque, come in passato.

    Forse hai ragione; d'altra parte il servizio militare non è più obbligatorio - quindi non so quando chi ha una doppia cittadinanza dovrebbe optare per la preferita (forse alle prime elezioni cui partecipa ?) -.

    Come definiresti la nuova cittadinanza (romana vel europea)?
    Chi vi aspira cosa dovrebbe dimostrare?

    Ehm...auspico che la crescita dell'essere umano e della società continuino, in questo senso, guidati dalla Tradizione, possiamo ambire a nuovi traguardi. Quali saranno lo scopriremo durante il percorso.
    Riguardo alla cittadinanza sostengo che l'insegnamento degli antichi sia ancora il più valido. Si è cittadini perchè si è legati a ciò che rappresenta la storia della terra, esservi nati non è né necessario né sufficiente. Ricordo che qui dovremmo parlare nell'ottica della Res Publica, che è inevitabilmente diversa da quella dell'Italia contemporanea. Cmq sostengo che è cittadino italiano chi sia figlio di un cittadino, oppure chi abbia acquisito la cittadinanza per conclamata volontà di diventare italiano, dimostrata coi meriti della propria vita quotidiana. Essere nati in Italia è assolutamente indifferente, dopotutto ci sono italiani che di fatto hanno sentimenti antinazionali, e sui vari forum possiamo leggerlo quotidianamente (ed è legittimo, la libertà d'espressione dovrebbe essere sempre garantita). Riguardo al servizio militare dovrebbe tornare ad essere obbligatorio, ed ispirarsi (ispirarsi non copiare) al modello israeliano. La difesa attiva della Patria è il primo dovere di ogni cittadino (e cittadina), e le Forze di Difesa sono l'estremo baluardo delle libertà democratiche. Rifiuto l'idea che si possa avere una doppia cittadinanza, qualcuno, un po' di tempo fa, esortava a non servire due padroni...
    Su che elementi definire la "nuova cittadinanza" credo che il punto di partenza sia vivere quotidianamente i doveri ed i diritti che essa garantisce e richiede, per chi l'avesse a titolo originario, per chi la desiderasse dimostrare concretamente di amare la nuova Patria servendola lealmente nelle relazioni private ed in quelle pubbliche (integrazione nel tessuto sociale, rispetto delle leggi e delle tradizioni, servizio militare, ecc.).

  6. #16
    in silenzio
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    In caso di matrimonio misto quale cittadinanza prevale ?

    In caso di espatrio o emigrazione il figlio di un ex o di due ex cittadini potrebbe la cittadinanza anche senza bisogno di lavorare o rientrare in quella che considera la sua patria?

    In caso di immigrazione regolare oltre a parlare e scrivere nella lingua in uso quale patto sociale verrebbe sottoscritto dall'immigrato, e giurando su cosa possa venire considerato attendibile e universale?

    Mi pare vi siano molte possibilità di pervertire lo spirito - pur encomiabile - che anima le tue aspirazioni
    di necessità virtù

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C Visualizza Messaggio
    In caso di matrimonio misto quale cittadinanza prevale ?

    In caso di espatrio o emigrazione il figlio di un ex o di due ex cittadini potrebbe la cittadinanza anche senza bisogno di lavorare o rientrare in quella che considera la sua patria?

    In caso di immigrazione regolare oltre a parlare e scrivere nella lingua in uso quale patto sociale verrebbe sottoscritto dall'immigrato, e giurando su cosa possa venire considerato attendibile e universale?

    Mi pare vi siano molte possibilità di pervertire lo spirito - pur encomiabile - che anima le tue aspirazioni

    Premesso che il cittadino può sempre rinuciare alla cittadinanza, e quindi acquisire quella del coniuge, in caso di matrimonio ciascuno può mantenere tranquillamente la propria se lo desidera, ovvero lo straniero acquisire quella nazionale dopo un certo numero di anni dal matrimonio.
    La cittadinanza è individuale naturalmente, se i genitori vi rinunciano i figli la mantegono, se lo desiderano. In ogni caso l'espatrio, per ragioni di lavoro ad esempio, non deve necessariamente portare alla perdita della cittadinanza, finchè il nostro compatriota non vi rinuncia, acquisendo quella straniera. Chiaramente il mantenimento della cittadinanza insieme alla conservazione dei diritti importa che anche i doveri restino tali.
    Credo poco alla pronuncia dei giuramenti, giacchè quello che conta è lo spirito con cui si fanno le cose, non le formule che si recitano. In ogni caso possiamo pensare assieme a questi requisiti. Io direi: la conoscenza della lingua nazionale, un significativo numero di anni di residenza continuativa con lavoro ed abitazione, ed il pieno rispetto della legge, l'iscrizione alle liste di leva e l'assolvimento regolare degli obblighi fiscali, inoltre la provenienza da una cultura non particolarmente aliena da quella nazionale (tipicamente quelle di tradizione non europea), ovvero la rinuncia a tale cultura, valutabile dal comportamento concreto nel corso degli anni. Come dicevamo essere romani (o italiani) significa esserlo culturalmente, sia pure con le proprie pecualirità. Significa che qualche goccia dell'Oronte può accrescere la portata del Tevere, non che il Tevere debba colorarsi dell'acqua dell'Oronte.
    Riguardo ai pericoli sottesi nei miei che rilevi nei miei cogitamenti hai perfettamente ragione, e me ne rendo conto, dopotutto scopo della politica dovrebbe essere agire per il meglio, quindi dipende da noi.

  8. #18
    in silenzio
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    Scrivi di una cittadinanza ideale che per alcune caratteristiche mi lascia perplessa.

    Non credo ad esempio che si possa continuare a votare se si vive e si lavora in un Paese diverso da più di un mandato (diciamo cinque anni); perchè la vita politica fa cambiare scenario molto rapidamente, e non ci si può illudere di essere dalla parte che resta valida per rappresentare se stessi pur standone fuori.

    Che la cittadinanza sia individuale è il punto di partenza che condividiamo, perchè la nostra non è una civiltà tribale.

    Le conseguenze di questa individualità però sono da considerare con attenzione; in quanto dal concepimento in poi maturano memorie genetiche ed educative che caratterizzeranno l'individuo, rendendolo più o meno ricettivo all'istruzione impartita dal contesto sociale e politico del momento.

    Forse, per qualificare meglio la libertà di scelta che auspichi, sarebbe utile aumentare il senso civico nella fascia di età adolescenziale (12 - 18 anni), affiancando alle ore di studio teorico ore di cura di un orto scolastico ad usum pueri.
    Credo che il portare a casa oltre a voti e giudizi anche frutta e verdura commestibili potrebbe essere funzionale alla nostra Cittadinanza ideale.

    828
    25.12.2008
    di necessità virtù

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C Visualizza Messaggio
    Scrivi di una cittadinanza ideale che per alcune caratteristiche mi lascia perplessa.

    Non credo ad esempio che si possa continuare a votare se si vive e si lavora in un Paese diverso da più di un mandato (diciamo cinque anni); perchè la vita politica fa cambiare scenario molto rapidamente, e non ci si può illudere di essere dalla parte che resta valida per rappresentare se stessi pur standone fuori.

    Che la cittadinanza sia individuale è il punto di partenza che condividiamo, perchè la nostra non è una civiltà tribale.

    Le conseguenze di questa individualità però sono da considerare con attenzione; in quanto dal concepimento in poi maturano memorie genetiche ed educative che caratterizzeranno l'individuo, rendendolo più o meno ricettivo all'istruzione impartita dal contesto sociale e politico del momento.

    Forse, per qualificare meglio la libertà di scelta che auspichi, sarebbe utile aumentare il senso civico nella fascia di età adolescenziale (12 - 18 anni), affiancando alle ore di studio teorico ore di cura di un orto scolastico ad usum pueri.
    Credo che il portare a casa oltre a voti e giudizi anche frutta e verdura commestibili potrebbe essere funzionale alla nostra Cittadinanza ideale.

    828
    25.12.2008
    La tua perplessità riguardo al voto (ed all'eleggibilità, aggiungerei) per i cittadini residenti continuativamente all'estero è giustificata. Forse tale diritto potrebbe essere sospeso dopo un certo numero di anni, salvo riattivarlo quando il nostro concittadino riporterà la sua residenza in Patria.
    Riguardo alla necessità di consolidare il senso civico negli adolescenti [11-19], tramite studio ed attività pratiche (legate alla natura, come scrivi, ma non solo a quella) lo sai che sono in totale accordo con te. Anzi mi piacerebbe che stendessi un mini-programma al riguardo. Probabilmente abbiamo visuali parzialmente diverse, ma suppongo possano integrarsi.

  10. #20
    in silenzio
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    a grandi linee

    Citazione Originariamente Scritto da cavalierenero6 Visualizza Messaggio
    La tua perplessità riguardo al voto (ed all'eleggibilità, aggiungerei) per i cittadini residenti continuativamente all'estero è giustificata. Forse tale diritto potrebbe essere sospeso dopo un certo numero di anni, salvo riattivarlo quando il nostro concittadino riporterà la sua residenza in Patria.
    Riguardo alla necessità di consolidare il senso civico negli adolescenti [11-19], tramite studio ed attività pratiche (legate alla natura, come scrivi, ma non solo a quella) lo sai che sono in totale accordo con te. Anzi mi piacerebbe che stendessi un mini-programma al riguardo. Probabilmente abbiamo visuali parzialmente diverse, ma suppongo possano integrarsi.

    Per acquisire o sospendere il diritto di voto attivo e passivo propendo per un arco di tempo quinquennale: cinque anni di residenza in un Paese credo siano necessari e sufficienti per conoscerne la realtà e poter partecipare alla sua vita politica.
    .................................................. .................................................. ...
    Le attività pratiche da aggiungere al curriculum obbligatorio, dai sei ai diciotto anni di età, potrebbero essere:

    - coltivazione di un orto scolastico con piante commestibili ( sia frutta che verdura)

    - soggiorni estivi separati dalla famiglia genetica e/o legale, con la propria classe

    - un'attività sportiva individuale, una di squadra, una con animali da accudire periodicamente (prima e dopo l'attività sportiva)

    - uso e manutenzione della bicicletta

    Tu con quale altra attività integreresti, e dove preferisci che continuiamo quest'argomento?
    di necessità virtù

 

 
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