Regina di Coppe ha posto la questione riguardo a chi possa dirsi romano.
Maria Vittoria, mi pare di capire, privilegiava l'appartenenza biologica.
Per me è fondamentale la dimensione culturale.
Come proseguiamo?


Regina di Coppe ha posto la questione riguardo a chi possa dirsi romano.
Maria Vittoria, mi pare di capire, privilegiava l'appartenenza biologica.
Per me è fondamentale la dimensione culturale.
Come proseguiamo?










Nell'attesa sottolineo che la dimensione culturale è molto complessa: l'istruzione e l'educazione che può offrire la società (quindi dai tre anni in poi nella vita dell'individuo) sono elementi certo necessari per una cittadinanza responsabile, ma insufficienti per un cursus honorum aperto fino alle più alte cariche della res publica.
Io affermo che chiunque può immigrare legalmente, lavorare e integrarsi nel corso della sua vita : ma solo chi nasce su suolo della Res Publica ha diritti e doveri della cittadinanza attiva e passiva.
Sì, credo che per rappresentare in toto la Cittadinanza Romana occorra essere nato Civis Romanus: solo così nel Dies Natalis le ultime parole da vivo saranno degne di Roma, così come quelle di chi nasce da madre ebrea saranno degne di Gerusalemme.
Enea e Ascanio possono essere i benvenuti, ed essere progenitori...ma le ninne nanne che loro possono ancora ricordare nell'Oltretomba non sono nel nostro idioma, e nessuno di loro non sarà mai un civis romanus.
Perché Roma non fu edificata in un giorno, ma nelle generazioni dei secoli.
di necessità virtù


Ehm...al riguardo la pensiamo in maniera esattamente opposta. E mi permetto di rilevare che la tua interpretazione dell'essere cives si scontra con tutta la Tradizione. Cmq oggi chi nasce civis romanus, o se preferisci dove si pone il limite territoriale della cittadinanza?
Inoltre come giustamente ricordi Roma non fu edificata in un solo giorno, ma è stata edificata anche - e a volte sopprattutto - da chi non era di "sangue" romano.


... scusa, ma a volte mi sembra che tu non sappia leggere: so bene che il sangue è rosso e l'inchiostro blu. Chi nasce in territorio romano è cittadino romano. Qual'è il problema? Definire i confini perchè tutto il mondo vuole la cittadinanza romana?
Come Ruth non era ebrea eppure è la nonna di Davide, così Enea non era romano eppure è il Padre di Roma: spazio e tempo sono due coordinate necessarie per relazionarci con la parola libertà.
di necessità virtù


Avevo capito. Solo che a parte la mia personale avversione per un tale criterio di cittadinanza, esso confligge con tutta la Tradizione. Si cittadini o per nascita (perchè figli di cittadini) o perchè si acquisisce la cittadinanza in base alla legge, il fatto di nascere nel territorio della Repubblica non ha pregio. Il figlio di un peregrino che nasce a Roma resta peregrino, mentre un peregrino di Nisibi, ma che acquisisca la cittadinanza in base alla legge, diviene cittadino. Naturalmente possiamo ribaltare la scelta dei nostri Padri, ma essa era molto saggia e ponderata, in quanto consentiva l'allargamento del corpo sociale senza stravolgere le istituzioni politiche.
Riguardo ai confini, oggi possono essere tracciati provvisoriamente facendoli coincidere con le Civiltà presenti sul pianeta. Delimitare noi stessi da chi è altro - senza voler dare un'accezione negativa a ciò - è fondamentale per l'esistenza di qualsiasi comunità umana. E la Storia ce lo insegna.
Se la favoletta di Enea fosse vera sarebbe senz'altro romano![]()


Ora non capisco io cosa significa la tua ultima affermazione: neppure oggi Enea potrebbe essere romano.
Riguardo ai confini non credo che coincidano con le civiltà presenti sul pianeta, ma più umilmente con i confini italiani.
Forse confondi la Roma politica con la Roma cristiana.
di necessità virtù