Cameron ha vinto e che dice al riguardo la destra italiana? Non molto, occupata come al solito a privilegiare il proprio ristretto orticello rispetto alle questioni internazionali (a meno che non ci sia Berlusconi di mezzo, of course!). Cosicchè finora le analisi e i servizi migliori sono venuti da sinistra, rivale interessata e con vocazione internazionalista.
Segnalo alcune cosette, en passant.
- Christian Rocca si è pubblicamente augurato il fallimento della coalizione con-lib, essendo lui neocon di sinistra e dunque pro-labour e soprattutto anti-Clegg.
- Alberto Simoni, anche lui neocon (di centro?), ha scritto ieri un articolo su Cameron con punte velenosette verso i vecchi tories "parrucconi" e "in giacca di tweed e fucile" che vengono sovrapposti alla componente thatcheriana. Errore: fu proprio la Thatcher a prendere le distanze dal vecchio toryismo e non a caso durante la sua era si sviluppò un movimento tradizionalista quale gli Young Fogeys che prendeva le distanze dall'individualismo thatcheriano. E in molte cose David Cameron riporta il Partito Conservatore indietro, a quella tradizione che la "rivoluzionaria" Thatcher aveva brutalizzato. Non sarà mai che Cameron operando una rivoluzione su una rivoluzione non realizzi mica una controrivoluzione, pur in abiti contemporanei?
- Andrea Mancia ha partecipato al liveblogging elettorale ma una volta che è maturata la coalition si è dedicato ad altro, come ad esempio pubblicizzare i suoi amati tea parties (italiani). Troppo libertario per apprezzare Cameron.
- Dario Mazzocchi di mondopiccolo si augurava sino alla fine un governo tory di minoranza e perciò non fa salti di gioia della "love story" tra conservatives e libdem.
- Simone Bressan, che aveva creduto in Cameron da sempre supportandolo sul suo blog Freedom Land, manifesta una gioia moderata dinanzi all'elezione avvenuta, quasi a non volersi mostrare troppo "progressista" dinanzi ai suoi amici destrorsi.
Nel complesso, la nostra destra sembra dividersi così tra l'antipatia preconcetta per un grande centro all'inglese che potrebbe prefigurare scenari analoghi in Italia (Fini e Casini?) e la difficoltà di accettare il superamento del thatcherismo che per i conservatori liberali è ancora la stella polare.
Dunque, mentre la sinistra sta già iniziando a fare i conti con questa novità politica destinata a smuovere parecchio le acque in ambito progressista, a destra si guarda attoniti a ciò che sta accadendo e che è così diverso, così lontano da quello a cui siamo abituati a vedere in Italia.




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