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Discussione: Salvataggi di Stato

  1. #21
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    ECONOMIA&LAVORO


    ILSOLE24ORE.COM > Economia e Lavoro ARCHIVIO Auto, la Casa Bianca prende tempo sul piano




    14 dicembre 2008
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    Dalla Casa Bianca non arriverà un annuncio né oggi né domani su un possibile piano di aiuti di emergenza per salvare i costruttori auto di Detroit, secondo quanto detto questa mattina da funzionari del governo. L'amministrazione Bush, dopo il fallimento al Congresso di un pacchetto di prestiti di emergenza per 14 miliardi di dollari alle società ha detto che interverrà per evitare una catastrofe in questo periodo di crisi economica negli Stati Uniti. Una delle opzioni sul tavolo è quella di utilizzare fondi del piano di emergenza da 700 miliardi di dollari per salvare Wall Street, approvato dal Congresso in ottobre.

  2. #22
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    ECONOMIA

    Cresce l'allarme per la crisi economica in Germania
    L'intervento della cancelliera in crisi di consensi


    La Merkel lancia il "piano bis"
    investimenti fino a 30 miliardi


    dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI




    BERLINO - Arriva a breve il pacchetto-bis della Germania, prima economia europea, per contrastare una crisi economica sempre più allarmante e tentare di stimolare industria e occupazione. Lo ha detto in sostanza la cancelliera Angela Merkel parlando a una conferenza economica a Mannheim. E' importante e urgente muoversi, ha affermato la "donna più potente del mondo". E ha annunciato che di qui all'insediamento alla Casa Bianca del presidente eletto americano, barack Obama (il quale ha promesso come è noto un programma in stile Roosevelt di grandi investimenti anticrisi e per il rilancio) Berlino intende muoversi, in sintonia con la nuova America.

    In caduta nei sondaggi, incalzata dai partner europei che le chiedono di smetterla con la prudenza e la borsa stretta, contestata anche in patria dalle parti sociali, Angela Merkel ha deciso di passare all'azione. Il pacchetto-bis tedesco, secondo i siti online delle grandi testate tedesche, potrebbe prevedere investimenti pubblici tra i venti e i trenta miliardi di euro, dopo i trentuno già spesi per sostenere le banche e i comparti principali dell'economia.

    Il governo di Grande Coalizione (la CduCsu cristianoconservatrice di Angela Merkel e i socialdemocratici, cioè la Spd, del vicecancelliere Frank Walter Steinmeier) pensa ad alcuni punti qualificanti. Primo, massicci investimenti pubblici per le strade, le scuole, e per un deciso rafforzamento di internet a banda larga. Secondo, aiuti all'edilizia. Terzo, aiuti pubblici per la cassa integrazione, in modo da permettere alle imprese in crisi di evitare la bancarotta senza licenziare i dipendenti e quindi senza gettare famiglie e consumatori sul lastrico.

    Il pacchetto-bis della Merkel è la conseguenza diretta del grande vertice per un Patto nazionale per salvare l'economia. Il summit si era tenuto da domencia pomeriggio a notte inoltrata alla Cancelleria, e aveva appunto presentato idee di questo tipo a sostegno dell'economia. Merkel aveva chiesto agli imprenditori di dare al paese, in cambio, la garanzia di non operare licenziamenti l'anno prossimo, e sul tema la polemica è dura.

    Il 2009 si annuncia difficilissimo per la prima economia europea: fonti governative, in un rapporto segreto citato dalla Frankfurter Allgemeine, pensano che la recessione tedesca sarà tanto pesante da arrivare a un calo del prodotto interno lordo di ben il tre per cento. E un calo simile in Germania, primo partner economico di ogni paese della Ue e di quasi tutte le economie mondiali ed esportatore numero uno nel mondo, avrebbe conseguenze pesantissime da reazione a catena per tutti.

    (16 dicembre 2008)

  3. #23
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    ECONOMIA
    Crisi, la Chrysler ferma le fabbriche
    "Stabilimenti chiusi per un mese"



    NEW YORK - La Chrysler, il colosso dell'auto americano, ha annunciato che a partire da venerdì fermerà tutti gli impianti, circa trenta, per almeno un mese. L'obiettivo è far fronte al crollo delle vendite. La società, una delle cosiddette Big Three insieme a Ford e General Motors, sta attraversando un periodo di grandi difficoltà dopo la crisi finanziaria ed economica globale. In questi giorni Chrysler, così come la GM, sta lottando contro il pericolo bancarotta, mentre la Casa Bianca ha detto che farà tutto il possibile per salvare i colossi dell'auto di Detroit, dopo il no del Senato americano agli aiuti di stato.

    (17 dicembre 2008)

  4. #24
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    Usa: 17,4 miliardi di dollari per salvare Gm, Ford e Chrysler





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    19 dicembre 2008


    Il Tesoro degli Stati Uniti erogherà finanziamenti per 13,4 miliardi di dollari a favore di Gm, Ford e Chrysler tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio. Una seconda tranche di 4 miliardi verrà inoltre erogata a febbraio. I prestiti dovranno essere restituiti dai produttori di auto se entro il 31 di marzo non avranno dimostrato di essere in grado di risanare le proprie attività. Il presidente americano uscente, George Bush, ha così motivato la decisione di sostenere i produttori di automobili americani in forte crisi: «Permettere la bancarotta dell'auto ora non sarebbe responsabile», perchè «potrebbe aggravare la crisi finanziaria in atto». Il presidente ha inolte aggiunto che la sua amministrazione non vuole lasciare a Barack Obama «il crollo del'industria dell'auto».

    In cambio dei finanziamenti, il Tesoro riceverà warrants legati ad azioni senza diritto di voto. Gm e Chrysler hanno annunciato che chiederanno accesso già oggi ai fondi messi a disposizione dal Tesoro. Le due società sono infatti alle prese con gravi problemi di liquidità mentre Ford ha dichiarato a più riprese di essere in una situazione migliore. Tra le condizioni imposte dal Tesoro alle tre aziende di Detroid c'è quella di rinegoziare i termini dei contratti esistenti con i principali stakeholders, inclusi dunque i sindacati e le banche creditrici entro il 31 di marzo. Nel caso questo processo di rinegoziazione non dovesse avere successo, il Tesoro richiederebbe la restituzione dei fondi e si aprirebbero le porte dell'amministrazione controllata. Inoltre le società non potranno distribuire dividendi fino a quando non avranno restituito i finanziamenti ricevuti dallo Stato.

    Il governo ha il potere di controfirmare, e in caso bloccare, ogni operazione del controvalore superiore ai 100 milioni di dollari. Come nel caso delle banche, inoltre, i produttori di Detroit dovranno rispettare precise restrizioni sulle retribuzioni dei loro massimi dirigenti e dovranno dire addio a jet privati aziendali.

  5. #25
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    FINANZA&MERCATI


    ILSOLE24ORE.COM > Finanza e Mercati ARCHIVIO Belgio, scandalo Fortis: Governo dimissionario


    19 dicembre 2008



    Lo scandalo Fortis travolge il Governo del Belgio. Il primo ministro Yves Leterme ha, infatti, presentato oggi al re Alberto II le dimissioni del suo Esecutivo, dopo essere stato accusato di aver esercitato pressioni indebite sulla magistratura che si stava occupando delle irregolarità nell'acquisizione della banca Fortis da parte della francese Bnp Paribas, nell'ambito di un'operazione di salvataggio orchestrata dallo stesso governo. Una recente sentenza della giustizia belga aveva congelato l'operazione Fortis-Bnp Paribas perché non erano stati consultati i 2.200 azionisti della banca belga-olandese. La remissione del mandato di Leterme era stata preceduta dalla notizia delle dimissioni del suo ministro della Giustizia, Jo Vandeurzen, dopo la pubblicazione di un rapporto del presidente della Corte di Cassazione, secondo cui ci sono «indicazioni importanti» di tentativi di interferenza del governo.

  6. #26
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    FINANZA&MERCATI


    ILSOLE24ORE.COM > Finanza e Mercati ARCHIVIO Usa, il piano-auto non basta
    Wall Street chiude contrastata



    19 dicembre 2008

    I grafici delle Borse





    Wall Street rallenta in chiusura: il Dow Jones cede lo 0,37%. Leggermente positivi S&P500 (+0,16%) e Nasdaq (+0,77%). Balzo in avanti, comunque, per Gm, sulla scia dell'annuncio del piano di salvataggio per l'auto da parte del presidente Bush. I listini europei, che appena pubblicata la notizia del piano Usa da 17,4 milardi di dollari sembravano in grado di cambiare rotta dopo una mattinata con perdite tra l'uno e il due per cento, sono tornati negativi nonostante il buon andamento (in quel momento) del Nyse. E hanno chiuso in ribasso. Milano archivia la seduta contrastata (S&P/Mib +0,6%; Mibtel -0,14%). In calo, invece, tutti gli altri listini europei: Parigi(-0,26%), Francoforte (-1,26%), Londra (-0,99%). Fra i comparti oltre alle materie prime, male gli energetici, in positivo tecnologici, alimentari e farmaceutici. Pesa il crollo del prezzo del petrolio.

    Piazza Affari contrastata si diceva, nella seduta dedicata all'appuntamento tecnico di fine anno, le cosiddette «tre streghe», con la contemporanea scadenza di futures su azioni e indici e delle opzioni, Fra le blue chip boon di UniCredit: + 11,9%.
    Il gruppo ha annunciato ieri che il fondo immobiliare sarà più piccolo del previsto (si parla di circa un miliardo contro gli 1,8 miliardi annunciati in precedenza) e ha comunicato un utile netto consolidato di circa 4 miliardi nel 2008 contro il consensus degli analisti a 4,652 miliardi che comprendeva però anche l'effetto del fondo immobiliare, oltre a confermare il piano di rafforzamento del capitale teso al raggiungimento di un core tier 1 di circa il 6,7%. Sul mercato, però, secondo quanto riferiscono alcuni analisti, si continua a speculare anche su possibili uscite dell'amministratore delegato Alessandro Profumo nonostante le smentite arrivate anche oggi dalla società e dai suoi vertici. Il presidente di Unicredit Dieter Rampl interrogato all'uscita di Mediobanca sulla correttezza delle voci che davano l'amministratore delegato di UniCredit in uscita dalla banca ha risposto: «No, assolutamente no» . Alla fine, però, si tratterebbe di operazioni tecniche, legate al reshuffle degli indici che sarà effettivo a partire da lunedì. In seguito alla periodica revisione dei panieri, in particolare, aumenterà il peso di UniCredit all'interno dell'S&P/Mib (secondo un operatore dal 9,1% al 10,3%) e questo porta molti fondi, in particolare gli Etf che replicano esattamente un paniere, a prendere posizione sul titolo.

    I petroliferi hanno accusato il ribasso del prezzo del greggio, che ha reagito in maniera contraria a quanto auspicato dall'Opec al taglio record della produzione di pochi giorni fa: Eni (-7,47%), Saipem (-3,93%) e Tenaris (-3,4%).

    Enel e Terna, dal canto loro, hanno siglato un accordo per la cessione a Terna della rete di energia elettrica in alta tensione di Enel distribuzione. L'intesa, si legge in una nota congiunta, «prevede la cessione a Terna SpA, per un corrispettivo di 1.152 milioni di euro, dell'intero capitale di Enel Linee Alta Tensione Srl, società interamente posseduta da Enel Distribuzione SpA, a cui sarà trasferito il ramo di azienda costituito dalle linee di alta tensione e dai rapporti giuridici
    inerenti».

    I timori di un calo della raccolta pubblicitaria hanno penalizzato in avviodi seduta gli editoriali che, poi, si sono rispresi:debole L'Espresso (-0,08%); meglio Mondadori (+ 4,17%).

    Sono riprese le vendite sui finanziari: pesano le revisioni al ribasso dei target e le notizie dagli Usa: oggi é stato tagliato il rating a Citigroup, la maggiore banca commerciale a stelle e strisce.
    Cedono Bpm (-2,44%), Ubi (-3,61%).

  7. #27
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    ECONOMIA


    In vista dell'annuncio decollano il titolo di Chrysler e General Motors
    Bush: "Non lascio guai al successore". Obama: "Passo necessario"


    Usa, 17,4 miliardi di dollari
    di aiuti all'industria dell'auto


    Limiti ai compensi dei manager, via i jet privati, rinegoziazione con banche e sindacati




    WASHINGTON - Il Tesoro americano mette a disposizione 13,4 miliardi di dollari in aiuti all'industria dell'auto, più altri 4 miliardi a partire da febbraio. Lo ha annunciato oggi il presidente americano George Bush. Il prestito è condizionato al risanamento delle aziende, che stanno attraversando un grave periodo di crisi.

    BLOG, dite la vostra

    Lasciar fallire i colossi dell'auto, ha detto il presidente Usa, "nel pieno della crisi finanziaria e della recessione, non sarebbe una scelta responsabile" da parte della Casa Bianca. Né sarebbe giusto, aggiunge il presidente uscente, nei confronti di Obama: "Il prossimo presidente non deve trovarsi di fronte al crollo dell'industria dell'auto". Gli fa eco il presidente eletto Barack Obama che definisce l'intervento del Tesoro "un passo necessario per evitare il collasso". Le società del settore, ha aggiunto Obama, "non devono sprecare questa occasione di riforma" e dovranno prendere "decisioni difficili" per assicurare un recupero di efficienza a lungo termine.

    La prima tranche del prestito a General Motors e Chrysler sarà erogata tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio. Una seconda tranche di 4 miliardi verrà concessa a febbraio. I prestiti dovranno essere restituiti dai produttori di auto se entro il 31 di marzo non avranno dimostrato di essere in grado di risanare le proprie attività.

    Bush ha insistito sulla necessità di "riforma" del settore: "I produttori di auto e i sindacati devono capire quello che è in gioco e prendere tutte le difficili decisioni necessarie per un riforma". Tra le condizioni imposte dal Tesoro c'è la rinegoziazione dei termini dei contratti esistenti con i principali stakeholder, tra cui sindacati e banche creditrici. Nel caso questo processo di rinegoziazione non dovesse avere successo, il Tesoro richiederebbe la restituzione dei fondi e si avvierebbe l'amministrazione controllata.

    Le società non potranno distribuire dividendi fino a quando non avranno restituito i finanziamenti ricevuti dallo Stato. Il governo inoltre ha il potere di controfirmare, e in caso bloccare, ogni operazione del controvalore superiore ai 100 milioni di dollari. Come nel caso delle banche, inoltre, i produttori dovranno rispettare precise restrizioni sulle retribuzioni dei loro massimi dirigenti e dovranno dire addio a jet privati aziendali.

    Il prestito proviene dal fondo Tarp, il Troubled Assets Relief Program da 700 miliardi di dollari varato dal ministro del Tesoro Paulson nell'ottobre scorso per far fronte alla crisi finanziaria e bancaria.

    In vista dell'annuncio di Bush i titoli delle aziende produttrici sono volati nel premercato a Wall Street: la GM ha guadagnato il 15%, la Ford è salita del 9%.

    (19 dicembre 2008)

  8. #28
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    FINANZA&MERCATI

    ILSOLE24ORE.COM > Finanza e Mercati ARCHIVIO L'Irlanda stanzia 5,5 miliardi
    per salvare le prime 3 banche




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    21 dicembre 2008





    Il Governo irlandese ha dato il via libera ad un piano da 5,5 miliardi di euro per il salvataggio delle prime tre banche nazionali.
    Il Governo immetterà 2 miliardi di euro in Allied Irish Bank, il principale operatore per capitalizzazione, altri due miliardi in Bank of Ireland. Il Governo, come anticipato già dalla stampa, otterà una quota del 75% del terzo gruppo, Allied Irish Bank, in cui immetterà 1,5 miliardi di euro.
    Lo Stato irlandese otterrà invece una quota del 25% di Bank of Ireland e Allied Irish, attraverso la sottoscrizione di nuove azioni emesse nell'ambito di un aumento di capitale.
    Tutte le banche, spiega una nota del ministero delle Finanze, emetteranno azioni privilegiate, che pagheranno un dividendo dell'8%, ad eccezione di quelle in Anglo Irish Bank, che avranno un rendimento annuo del 10 per cento.
    Anglo Irish, dal canto suo, ha già fatto sapere che lunedì 22 dicembre si metterà alla ricerca di un nuovo amministratore delegato, mentre il presidente Donal O' Connor, in un comunicato a commento delle misure varate dal Governo, si è scusato «senza riserve» nei confronti di azionisti e creditori, spiegando che è già stato avviato un processo di revisione della governance societaria.
    L'Esecutivo irlandese ha inoltre sottolineato di avere fondi a sufficienza per sostenere il mercato bancario, lasciando aperta la porta per un nuovo intervento di sostegno, in particolare nei confronti di Anglo Irish. Nonostante ciò, il Governo, in una nota riportata da Bloomberg, incoraggia le banche nazionali a fare ricorso anche a finanziamenti privati.

  9. #29
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    Il Canada segue gli Usa sugli aiuti al settore auto





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    21 dicEMBRE 2008

    Gran Bretagna: per ora nessun aiuto a Jaguar Land Rover

    Speciale 2e4 ruote


    Il Canada seguirà la via tracciata dagli Stati Uniti con un piano da 3,3 miliardi di dollari in aiuto delle divisioni canadesi delle case automobilistiche di Detroit, secondo quanto riferito nel week-end dal premier canadese Stephen Harper.
    Il pacchetto, annunciato da Harper e dal premier dell'Ontario Dalton McGuinty, giunge all'indomani della decisione della Casa Bianca di lanciare un salvagente da 17,4 miliardi di dollari per risollevare l'industria dell'auto di Detroit.
    Harper ha anche annunciato due nuovi provvedimenti federali per sostenere l'industria nel suo complesso: uno per sostenere i fornitori del settore auto e un altro teso ad permettere ai consumatori di ottenere il credito necessario per comprare le vetture.
    Il governo federale metterà a disposizione 2,7 miliardi di dollari canadesi in prestiti a breve termine e l'Ontario ne metterà sul piatto 1,3 miliardi. Harper ha detto che il governo spera di recuperare il denaro pur ammettendo che una parte è a rischio.
    Harper ha spiegato che il piano canadese riflette la quota del Paese pari al 20% della capacità produttiva del mercato del Nord America.
    Il piano Usa varato ieri prevede che Gm riceva 13,4 miliardi di dollari e Chrysler 4 miliardi, mentre Ford Motor ha detto che al momento non ha bisogno di un prestito.
    Il piano Usa prevede che venga richiesto il rimborso del prestito se le case non riusciranno a dimostrare di essere in grado di proseguire la gestione.

  10. #30
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    Gran Bretagna: per ora nessun aiuto a Jaguar Land Rover





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    21 dicembre 2008

    Il governo britannico esclude, almeno per ora, un intervento pubblico per aiutare la Jaguar Land Rover, di proprietà del gruppo indiano Tata Motors Ltd. Lo ha detto all'Observer il ministro dell'Industria Peter Mandelson, per il quale i proprietari indiani devono usare «le loro risorse» e «passare test severi», prima che il governo possa prendere in considerazione l'ipotesi di un piano di salvataggio.
    Negli ultimi giorni si stanno intensificando le pressioni sul governo britannico, affinché adotti delle misure in favore delle industrie automobilistiche in crisi, così come ha fatto la Casa Bianca, che l'altro ieri ha annunciato un piano di aiuti finanziari ai colossi di Detroit in difficoltà, che permetterà a General Motors e a Chrysler di non fallire, almeno fino a dopo l'insediamento del presidente eletto Barack Obama.
    Derek Simpson, del sindacato Unite, ha avvertito che «migliaia di posti di lavoro» in Gran Bretagna sono a rischio se il governo non interverrà «nei prossimi giorni» in favore delle industrie
    britanniche. Anche Richard Lambert, direttore della CBI (la Confindustria britannica), ha dichiarato: «L'industria ha bisogno di avere accesso al credito e il governo potrebbe fare qualcosa,
    anche con una certa urgenza».
    Lord Bhattacharyya, membro laburista della Camera dei Lord, ha indicato a sua volta che sarebbe imminente un piano di aiuti da 667 milioni di sterline, ma le ultime dichiarazioni di Mandelson
    suggeriscono che così non è. «Sto seguendo da vicino le vicende di Jaguar Land Rover», ha spiegato il ministro. «I miei funzionari sono in stretto contatto con la compagnia. Il governo non può essere però il primo a intervenire in queste circostanze.
    I proprietari dell'azienda devono guardare prima a loro stesso e alle loro risorse». Nel Regno Unito 15mila persone lavorano per la Jaguar Land Rover, un terzo delle quali impiegate nel settore
    ricerca e sviluppo.

 

 
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