Breve sunto da Rinascita del 25 Maggio 2010.
Vicino Oriente: Assad, le mancanze degli Usa e l’intervento della Russia
Il presidente siriano in un’intervista difende l’Iran e rivendica la sovranità sulle Alture del Golan.
Un’analisi corretta e coerente della situazione politica nella regione vicinorietale. Questo e nulla di più è il contenuto dell’intervista rilasciata dal presidente siriano Bashar al Assad al quotidiano La Repubblica. Le parole del capo di Stato del Paese arabo sono state semplici e dirette anche se agli occhi di chi si rifiuta di mettere sullo stesso piano i diritti di tutti Paesi, possono assomigliare molto ad una dichiarazione di rottura definitiva dei rapporti con gli Usa e il mondo occidentale. Il presidente siriano ha osservato che intorno all’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca si erano venute a creare, per il Vicino Oriente, molte aspettative riguardanti la possibilità che nella regione si arrivasse finalmente ad una stabilità in grado di durare nel tempo e che queste attese non si sono mai concretizzate. Non si tratta di accuse vuote e fini a se stesse, come quelle di antisemitismo che spesso provengono da Tel Aviv. Assad ha voluto inoltre esprimere il proprio disappunto per come le nazioni occidentali si pongono e prendono parte alla politica regionale: sempre in favore di Israele qualunque siano i fatti, mantenendo al contempo un atteggiamento diffidente e molto spesso anche ostile nei confronti degli Stati arabi. Affermazioni e obiezioni più che lecite che provengono da un capo di Stato riconosciuto a livello internazionale, ma che vede la sua autorità violata ogni qual volta non si allinea alla volontà delle “lobby di Washington e del congresso”. Difatti il presidente Assad non incolpa soltanto l’inquilino della Casa Bianca del fallimento dell’intervento statunitense nel Vicino Oriente, ma anche le istituzioni che lo circondano e che ne ostacolano l’operato.
Motivo per il quale ritiene necessario un intervento più risoluto di una nazione come la Russia che non è vincolata a certi schemi e preconcetti propri dei Paesi occidentali vicini agli Usa. Per il leader siriano ora il destino della regione è legato a un nuovo asse più conscio dei problemi locali: Russia, Siria, Turchia e Iran. Su quest’ultimo in particolare Assad ha voluto replicare alla richiesta statunitense di interrompere ogni rapporto, affermando che ciò non è possibile poiché “a Teheran sono molto più moderati di quanto non si voglia far credere in occidente”. Infine il presidente di Damasco ha voluto lanciare un messaggio a Tel Aviv: “Se Israele è pronta a restituirci il Golan, noi non possiamo dire di no a un trattato di pace”. Chiedere addirittura la restituzione di un territorio sottratto illegalmente prima di accettare un accordo di pace, ma che tiranno questo Assad.
di Matteo Barnabei




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