Pagina 8 di 27 PrimaPrima ... 78918 ... UltimaUltima
Risultati da 71 a 80 di 263

Discussione: Se fossi Di Pietro.

  1. #71
    Forumista senior
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Messaggi
    1,525
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da The Matrix Visualizza Messaggio
    Potrei anche concordare, ma i bluff vanno scoperti altrimenti non lo sono.
    di Giulio Sansevero - da la vocedellevoci.it

    L'ultimo ad
    andarsene, sia pur senza rancori, e' stato il deputato Leonard Touadi'.
    Ma di sicuro ultimo non restera' a lungo. Perche' la porta del partito
    di Di Pietro e' sempre stata girevole come quella di un Grand Hotel,
    gente che va, gente che viene. Capita infatti che chi vede da vicino
    l'ex pm di Mani Pulite lo abbandoni spesso e volentieri.

    Il
    leader dell'Italia dei Valori e' descritto come un uomo irascibile,
    intollerante, umorale, un padroncino che umilia tutti con modi sgarbati
    e autoritari, un capetto che degrada i collaboratori a dipendenti
    personali, spesso scelti non in base alle capacita' ma per come sanno
    chinare il capo. Simile ad un tiranno capriccioso, Di Pietro sui suoi
    adepti cambia idea repentinamente e in modo opportunistico. Si rimangia
    promesse di candidature e impegni presi con attivisti che da anni si
    spezzano la schiena per il partito, preferendo regalare seggi agli
    ultimi arrivati solo perche' hanno nomi altisonanti o pacchetti di voti
    in dote.

    Franca Rame fu uno di questi casi. Un flirt politico
    durato lo spazio di un mattino. L'attrice annuncio' le dimissioni gia'
    nel 2007 disgustata dalle sbandate a destra dell'ex pm, che al Senato
    voto' contro le modifiche della legge Fini-Giovanardi sulle droghe o
    contro lo scioglimento della societa' “Stretto di Sicilia”. Clamorosa
    resta la vicenda De Gregorio ma solo per l'opinione pubblica, perche'
    in realta' Di Pietro aveva previsto tutto. L'allora ministro delle
    Infrastrutture sapeva benissimo che prima o poi l'ex giornalista
    napoletano sarebbe tornato da Berlusconi. A lui interessavano solo i
    circa 10.000 suffragi di Sergio De Gregorio e quelli alla fine ha
    portato a casa. Stessa storia con Federica Rossi Gasparrini. Prima
    berlusconiana, poi prodiana, la leader delle casalinghe nel 2006 e'
    stata candidata accantonando militanti storiche dell'IdV e questo non
    certo per la sua fedelta' ai presunti valori del partito, tanto e' vero
    che adesso la supercasalinga sta di nuovo con Berlusconi.

    Di
    Pietro e' un “anaffettivo” ha detto di lui Beniamino Donnici, ex
    responsabile IdV in Calabria, tra i primi a contestarlo. Un giudizio
    benevolo se solo si pensa alle terribili sfuriate cui l'ex poliziotto
    sottopone le persone che gli stanno vicine, compresa la fedelissima
    tesoriera del partito, Silvana Mura. Fra i tanti nomi noti che hanno
    lasciato Di Pietro si ricordano Federico Orlando, Rino Piscitello,
    Milly Moratti, Pietro Mennea. Emblematica la vicenda di uno sconosciuto
    come Valerio Carrara, l'unico parlamentare che l'IdV riusci' ad
    eleggere nelle disastrose politiche del 2001. Bergamasco, da sempre
    uomo di centrodestra e messo in lista da Di Pietro solo perche'
    presidente di un'associazione di cacciatori, Carrara nel giro di una
    settimana passo' con Forza Italia dopo che, convocato dall'ex pm, gli
    fu fatta fare anticamera per circa un'ora e gli fu fatto capire che da
    quel momento in poi avrebbe dovuto eseguire tutto quanto gli avrebbe
    ordinato il partito, cioe' Di Pietro.

    Ma il leit motiv di tanti
    conflitti con il padre-padrone dell'IdV, e' quello dei soldi. Vedi il
    caso di Giulietto Chiesa, Achille Occhetto ed Elio Veltri, big
    dell'Associazione “Il Cantiere” che in occasione delle Europee 2004
    fecero liste comuni con l'IdV. Chiesa, primo dei non eletti, ebbe un
    seggio a Strasburgo, ma quando si tratto' di dare al “Cantiere” la
    parte dei rimborsi elettorali che gli spettava, 1.250.000 euro, l'ex
    magistrato si rifiuto'. «Vi bastino i 25.000 euro a testa che vi ho
    dato», disse loro Di Pietro. L'ex pm aveva ottenuto dalla Bnl un
    prestito di 1.800.000 euro proprio per la campagna elettorale e a se
    stesso, pur essendo spesato dal partito, assegno' ben 400.000 euro.
    Quando poi “Il Cantiere” fece causa a Di Pietro, questi mostro' un
    passaggio dell'accordo elettorale in cui aveva furbescamente inserito
    una clausola secondo cui i soldi spettavano solo a lui. Chiesa,
    Occhetto e Veltri avevano firmato senza poter leggere gli accordi,
    confidando sulla sua buona fede.

    L'ex contadino di Montenero di
    Bisaccia e' fatto cosi' e spesso in privato si compiace della sua
    abilita' di mettere la gente nel sacco. Perche', oltre che ingeneroso,
    Di Pietro e' descritto come estremamente diffidente e sospettoso.
    Questo e' quanto dicono tutti i suoi ex responsabili regionali che,
    dopo anni di militanza, hanno deciso di lasciare un partito che non ha
    mai celebrato un Congresso Nazionale, ma solo qualche festa in cui
    poter acclamare il tribunizio ex poliziotto.

    L'elenco e'
    lunghissimo e comprende quasi tutti i cosiddetti “sansepolcristi”,
    quelli che nel marzo 1998 fondarono a San Sepolcro l'IdV in un hotel di
    proprieta' dell'allora inquisito titolare della Cepu, il controverso
    istituto scolastico dove Di Pietro insegnava. In quell'occasione i
    militanti dovettero pagarsi il soggiorno di tasca propria, 300 mila
    lire, soldi che il futuro ministro dei Lavori Pubblici, come un
    capoclasse in gita scolastica, raccolse personalmente. A San Sepolcro
    c'era anche Salvatore Procacci, fondatore e anima dell'IdV in Umbria.
    Molto stimato da Di Pietro, divento' improvvisamente insopportabile non
    appena comincio' a chiedere che gli venissero almeno restituiti i soldi
    che aveva speso per il partito, circa 20.000 euro. Tutte le sedi
    regionali infatti, nonostante gli oltre 22 milioni di euro incamerati
    con i rimborsi elettorali, non ricevono un soldo dalla Mura e vanno
    avanti da oltre dieci anni a spese proprie. Incassato un secco rifiuto,
    Procacci ha lasciato Di Pietro nel 2005 e adesso a Perugia il partito
    e' in mano ad un facoltoso odontoiatra, il dentista di Monica Bellucci.

    Tra
    i divorzi di peso c'e' anche quello da Adriano Ciccioni, coordinatore
    regionale della Lombardia ed ex consigliere comunale dell'Idv a Milano.
    Ciccioni, ambientalista e uomo di sinistra, si “invaghi'” del Di Pietro
    magistrato alla fine degli anni ottanta, quando raccolse le sue denunce
    contro le speculazioni edilizie della Milano da bere. Poi per Ciccioni
    la lunga militanza nell'IdV e la progressiva rivelazione del vero Di
    Pietro, un uomo incapace di avere amici, «allergico alle persone per
    bene» come lo definira' Veltri, spietato con coloro che hanno affetto
    per lui e invece molto comprensivo con chi lo tratta male. E ingiusto,
    profondamente ingiusto. Capace di dire dopo l'elezione del Mugello, ad
    una donna anziana che gli aveva fatto per anni da segretaria
    gratuitamente insieme a suo marito, «voglio essere chiamato senatore»;
    capace di negare aiuti economici ad un'altra strettissima
    collaboratrice in difficolta', dopo che questa aveva lavorato per anni
    a meno di 500 euro al mese; capace di azzerare i vertici IdV in Puglia
    per far posto ad una bella fanciulla ultima arrivata.

    Di Pietro,
    si sa, considera le donne al massimo angeli del focolare e non esita a
    spremerle come limoni senza mostrare un minimo di riconoscenza. Come ha
    fatto per anni con Maria Rosa Mobrici, sua segretaria particolare, mai
    pagata e accantonata senza nemmeno un grazie.

    «Questa collana e'
    il primo regalo che Tonino mi fa dopo vent'anni di amicizia» ha
    rivelato Silvana Mura quando, ad una cena per il suo cinquantesimo
    compleanno, il 22 luglio scorso, alcuni deputati le chiedevano del bel
    gioiello che sfoggiava. A contestare Di Pietro, oltre a Wanda
    Montanelli, la responsabile della Consulta Donne dell'IdV, sono state
    Rosanna Beccari in Emilia Romagna, Anna Maria Panarello in Liguria,
    Alessandra Battellino in Friuli e Antonietta Brancati, attuale
    consigliere regionale del Lazio che ha lasciato l'IdV insieme a Roberto
    Petrassi, medico ed ex coordinatore regionale del partito.

    La
    Battellino, eletta consigliere regionale nel 2003, firmo' un accordo in
    base al quale tutti i partiti della coalizione vincente si impegnavano
    a dare al presidente Illy e al gruppo una parte dei soldi del rimborso
    elettorale. Di Pietro naturalmente si rifiuto' di dare i soldi e Illy
    si infurio' con la povera consigliera, poi cestinata da Di Pietro che
    le preferi' un ex colonnello della Finanza.

    La Panarello,
    defenestrata da assessore provinciale in un batter di ciglia, racconta
    una storia simile. Nel 2002, una volta eletta in consiglio provinciale
    a Genova, si e' sentita chiedere dal neo presidente Repetto
    (Margherita) un rimborso delle spese elettorali da lui sostenute. E la
    Panarello, come tutti gli altri consiglieri della coalizione di
    centrosinistra, ha elargito 2000 euro, ottenendo persino una ricevuta.
    Soldi che Di Pietro naturalmente non le ha mai rimborsato, unitamente
    alle spese della campagna elettorale sostenute dalla Panarello.

    Tra
    i leader regionali che hanno abbandonato Di Pietro c'e' anche Aldo
    Ferrara, docente universitario a Siena. Ferrara racconta che nel 2000
    persino quello che adesso e' uno dei colonnelli di Di Pietro, Massimo
    Donadi, capogruppo alla Camera, voleva abbandonare il leader dell'IdV
    che considerava un “pazzo”. Ferrara aveva di fatto creato il partito in
    Toscana e anche lui ha dovuto ingaggiare una battaglia legale per farsi
    coprire la fideiussione che aveva firmato. D'altra parte anche una
    delle persone piu' vicine al leader dell'Idv, Giorgio Calo', l'ex
    proprietario della “Directa” e gia' sottosegretario del Governo Prodi,
    nel gennaio del 2001 si era dimesso dal partito perche' non aveva avuto
    indietro i 5 miliardi di lire prestati a Di Pietro, poi riavuti.

    A
    Catanzaro e' accaduto che tutti gli iscritti dell'Udeur passati con
    l'IdV dopo la catastrofe mastelliana dello scorso gennaio, hanno subito
    abbandonato Di Pietro per tornare con il sindaco di Ceppaloni. In
    Sicilia uno dei fondatori del partito, il catanese Salvatore Raiti,
    deputato nel 2006, ha lasciato l'IdV per il Pd e di fatto anche il
    leader molisano dell'IdV che dal 2003 ha ricostruito il partito dal
    nulla, il senatore Giuseppe Astore, se ne andra' con il Pd dopo essere
    stato pubblicamente sconfessato da Cristiano Di Pietro, il figlio
    poliziotto di Tonino. «Arrivera' il giorno che me ne tornero' a
    Montenero e il partito scomparira' con me», ha confessato una volta Di
    Pietro. Dopo Tonino il diluvio.

    PROFUMO DI DESTRA

    C'e'
    maretta nel gruppo dell'Italia dei Valori alla Camera dei Deputati.
    Aurelio Misiti ha raccolto 11 deputati per contestare a Di Pietro la
    strategia politica troppo girotondina e il suo metodo dittatoriale di
    gestione del partito. A pesare sicuramente gli strascichi di Piazza
    Navona (il capogruppo Donadi per una settimana non ha rivolto la parola
    a Tonino) ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e' stata la
    decisione dell'ex magistrato di vietare ai suoi deputati l'utilizzo
    dell'ufficio legislativo del gruppo senza la sua autorizzazione.
    Inoltre il lider maximo dell'Idv ha centralizzato il controllo su ogni
    dichiarazione dei parlamentari, i quali potranno esternare solo i testi
    elaborati dalla societa' che gestisce il blog di Di Pietro.

    Intanto
    mentre a Roma l'ex pm attacca la Destra, in Molise ci va a braccetto.
    Insieme al Pd. Il partito di Veltroni e l'Idv, oltre a Venafro,
    governano insieme al Pdl anche il Consorzio industriale di Termoli e la
    deputata dipietrista Anita Di Giuseppe ha assunto come suo assistente
    parlamentare Cloridano Bellocchio, membro dell'assemblea regionale del
    Pd. Bellocchio, che fa parte del direttivo del Consorzio, ha deliberato
    insieme ai berlusconiani una maxiliquidazione di 273.000 euro ad un
    assessore regionale al bilancio di Forza Italia, Gianfranco Vitagliano,
    dirigente, ma solo per sei mesi, del Consorzio.








    Lo spettacolo di Piazza Navona contro la “Casta” è stato effettivamente
    penoso. Ho trovato le offese contro Mara Carfagna volgarissime e
    semplicemente indegne di una forza politica, anche se di opposizione.
    Speculare pesantemente su immaginarie prestazioni sessuali di una
    avversaria politica non potrebbe mai essere nello stile di un
    azionista. L’opposizione di un azionista può essere durissima, ben più
    dura di quello dipietrina. Più di sessant’anni fa è arrivata anche alla
    resistenza armata, alla lotta di Liberazione Nazionale, altro che i
    lazzi satirici della Piazza Navona dipietrista ed i Vaffa-Day grillini,
    ma l’azionista non dimentica mai di essere una persona di un certo
    livello, un ‘galantuomo’ nel senso più bello e meno retorico di questa
    parola. Chi ha surriscaldato politicamente quella piazza dalla quale
    sono partite quelle scurrilità plebee (tra l’altro, senza lo straccio
    di una prova), quel linciaggio umiliante ai danni di una donna che
    prima di essere un’avversaria politica è una giovane signora che non
    credo abbia mai fatto del male a chicchessia, dovrebbe vergognarsi!
    Essere antiberlusconiano non vuol dire scendere a quelle bassezze. Lo
    dice uno che, come tutti i suoi compagni di partito, in fatto di
    antiberlusconismo non deve prendere certamente lezioni dal dott. Di
    Pietro. E’ vero che quel lessico postribolare non è uscito dalla bocca
    del Di Pietro, ma quest’ultimo ha consentito che la piazza si
    trasformasse nel baraccone da avanspettacolo guittesco che poi è
    diventato specialmente alla fine con altre offese, del tutto
    inopportune, al Papa ed al Presidente della Repubblica. Ancor più
    penoso è stato il tentativo di Di Pietro di scaricare la Guzzanti. In
    quanto a Grillo, le cose scritte da alcuni dei nostri compagni su
    questo Forum si sono rivelate di una esattezza matematica tanto è vero
    che il giornalista Curzio Maltese in un articolo del 10 luglio su “La
    Repubblica” intitolato “Show Business sul palco” le ricalcava
    puntualmente. Oltre a Maltese, hanno preso decisamente le distanze dal
    duo Di Pietro-Grillo anche Nanni Moretti, Giulietto Chiesa, Elio Veltri
    ed altri ancora. Di Pietro e Grillo sono riusciti quindi a spaccare del
    tutto ed in modo irreparabile anche quella che avrebbe potuto essere la
    loro area, l’area nuova del centrosinistra, quella che più volte
    abbiamo ribattezzato come l’area ultrademocratica, area che, in realtà,
    è nata morta o, meglio, non è mai nata. Che non sarebbe mai nata noi
    azionisti lo abbiamo capito prima di tutti gli altri, già ai tempi in
    cui si tentava di varare la Lista Civica Nazionale senza di noi, una
    aggregazione dalla quale siamo usciti immediatamente e che per noi
    nasceva già morta, come in effetti è puntualmente accaduto. Ma torniamo
    alla furba demagogia dipietrino-grillesca sulla Casta.

    La
    Casta va distinta dal Regime e dal Sistema. Su questi tre termini l’IDV
    ed il suo capo fanno molta confusione, come del resto il loro amico
    Grillo. La Casta è una categoria della sociologia della politica, che,
    al contrario di quello che pensano i signori succitati, non è per
    niente un fatto nuovo. Il fenomeno è stato già abbondantemente
    studiato, tanti anni fa, da sociologi della politica del calibro di
    Weber, Pareto, Mosca, Michels; i Nostri non hanno fatto altro che
    riscoprire l’acqua calda e strumentalizzarla ai fini delle proprie
    botteghe sulla scia del fortunato libro di Stella. Il pensiero dei Di
    Pietro e dei Grillo è un pensiero davvero qualunquista e sempliciotto.
    Lo si vede anche da come parlano di Casta e di Regime, come se fossero
    la stessa cosa. Confondono la Casta con il Regime, che invece è una
    categoria della filosofia della politica. Menando il can per l’aia, non
    so fino a che punto in modo naif o in modo consapevole dato il loro
    veramente non eccelso livello culturale, i due (e soprattutto il primo
    cioè Antonio Di Pietro) non si accorgono che l’Italia dei Valori è un
    partito della Casta, nè più, nè meno che tutti gli altri finora
    approdati in Parlamento. Perchè l’IDV dovrebbe essere diverso dagli
    altri? Hanno mai rinunciato al 70% dei propri stipendi parlamentari
    donandolo ad opere di carità e di solidarietà sociale, così come
    farebbe un parlamentare del ‘Nuovo Partito d’Azione’ se fosse presente
    in Parlamento? Hanno mai denunciato lo scempio del finanziamento
    pubblico ai partiti, doppio scempio se pensiamo che era stato già
    abolito da un referendum? E se l’avessero denunciato, hanno mai
    rinunciato al lauto finanziamento? Hanno mai rinunciato a farsi
    chiamare onorevoli e senatori imponendo l’uso del solo termine di
    ‘Signor deputato al Parlamento Nazionale’, come si fa nei paesi seri e
    veramente democratici dell’Occidente? A tutte e quattro le domande la
    risposta è no. Allora in cosa sono diversi dagli altri per quanto
    riguarda l’appartenenza alla Casta? Appartenere alla Casta questo
    significa in pratica; significa godere degli scandalosi privilegi del
    ceto politico professionale, pagati con i sacrifici dei cittadini
    italiani che lavorano e pagano le tasse e, addirittura, anche con altri
    sacrifici da parte dei cittadini che non lavorano. Significa fregiarsi
    dei segni, sempre più odiosi, di quello status da privilegiati. Se la
    Casta è immorale, non vedo in cosa Di Pietro e l’IDV si differenzino in
    meglio dagli altri partiti che hanno bazzicato il Parlamento. Questo
    per quanto riguarda la Casta. Veniamo quindi al Regime. Di Pietro e
    compagnia bella accusano Berlusconi di voler creare un regime
    autoritario. Fin qui possiamo e dobbiamo necessariamente condividere la
    sua accusa, anche se un regime vero e proprio, come già ho avuto modo
    di dire in altre occasioni, non mi pare ancora di averlo visto. Quello
    che non mi spiego è che il Di Pietro politico non segua su questo punto
    la scia del Di Pietro magistrato. In altre parole, mi sembra che quanto
    meno si debba parlare di due regimi; quello berlusconiano, se vogliamo
    sposare in pieno l’accusa di Di Pietro, e quello democristiano della
    Prima Repubblica. E’ davvero molto strano che l’uomo che come
    magistrato dette la spallata più forte, o quanto meno più teatrale, a
    quel regime, poi da politico si dimentichi che in Italia c’era un
    regime anche prima di quello di Berlusconi; se permette, dico che si
    trattò di un regime molto più nefasto ancora di quello berlusconiano.
    Di Pietro si scaglia ogni giorno contro le leggi ‘ad personam’ imposte
    dal centrodestra per Berlusconi e fin qui tutto bene, ma poi dimentica
    o non si accorge nemmeno (sempre che sia in buona fede) che la
    salvaguardia della democrazia tocca molti altri aspetti, non meno
    delicati; le infiltrazioni negli organi di sicurezza dello Stato da
    parte di elementi con ideologia fascista (vedasi il caso Genova 2001 e
    della Commissione sui fatti del G8 che è stata affossata proprio dagli
    uomini di Di Pietro), l’occupazione di tutti i gangli dello Stato da
    parte di un solo partito (una situazione da prima Repubblica),
    l’occupazione della macchina statale con annesse degenerazioni
    clientelari (anche su questo aspetto di enorme importanza la DC ha
    fatto danni incomparabili con quelli finora fatti dai governi
    Berlusconi), tutta la lunghissima sequela di misteri, di morti
    ammazzati, di stragi che hanno insanguinato l’Italia dal 1947 (strage
    di Portella della Ginestra) al 1993. Per non parlare della lotta alla
    mafia o alle mafie ed alle agenzie occulte. Insomma la corruzione
    classica e le leggi pro-Caimano sono solo un 20% dell’impegno per la
    moralità, la giustizia e la democrazia. E dov’è l’altro 80%? Dei temi
    sociali ed economici non se ne parla nemmeno da quelle parti. Strano
    che contro la DC Antonio Di Pietro abbia sempre avuto ben poco da dire,
    così come contro gli inquietanti fenomeni accaduti sotto il regime dc.
    Qualche giorno fa è caduto l’ennesimo anniversario della strage di
    Bologna e non ricordo di aver sentito o letto una forte presa di
    posizione di condanna contro quella fenomenologia deviata e stragista.
    Forse non sono stato attento ma sul sito dell’IDV c’era altro ed una
    forte presa di posizione di ADP, che in questo momento ha una
    visibilità enorme, non l’ho proprio sentita. Ho detto già molte volte
    in passato che quella di Di Pietro Ë una legalità molto limitata, quasi
    da questurino, e mi sembra che le cose stiano proprio così. Mi rendo
    conto di aver già parlato molto di Di Pietro e nello stesso tempo di
    non aver espresso neanche il 10% delle critiche che noi azionisti
    sentiamo di fargli. Io non voglio dire che egli ed il suo Partito non
    debbano attaccare ogni giorno Berlusconi, per quanto gli attacchi dei
    dipietrini girino sempre sugli stessi motivi; lo facciano. Almeno
    rispetto a quell’autentico fallimento che è il PD fanno l’opposizione
    come è giusto che si faccia. Quello che noi azionisti non accettiamo è
    che lui ed il suo partito si atteggino presso l’opinione pubblica come
    i soli ed i veri interpreti della moralità pubblica, dell’onestà, della
    lotta per la giustizia e del politicamente nuovo. Questo semplicemente
    non è vero. E purtroppo spiegare perchè non è vero richiederebbe ormai
    un libro, dal momento che non passa giorno senza che girino voci e
    storie poco chiare sul conto di quel partito e del suo capo. Io
    francamente non saprei neppure dove cominciare tante sono le cose da
    dire. Molti fatti sono stati già portati alla luce e non da avversari o
    da servi di Berlusconi, come recita la propaganda dipietresca, ma da
    personalità di grande prestigio che hanno lavorato per anni fianco a
    fianco con Di Pietro. Uno di questi Ë Elio Veltri. Le cose che racconta
    Veltri sono molto pesanti e se fossero vere, anche solo al 30%, sarebbe
    la fine del mito del paladino della giustizia, del giustiziere senza
    macchia. Vedo che la massa dei fans di Di Pietro non vuol sentire
    ragioni, non vuol neppure ragionare su certi fatti. Si tratta di
    credere a Di Pietro o a Veltri. Io, che ho conosciuto tutti e due, non
    esito a credere a Veltri e non perchè anche noi azionisti facciamo i
    piccoli fans di questo o di quell’altro, ma perchè i fatti che non ci
    piacciono e che non ci convincono sono diventati ormai veramente
    troppi. Quindi, non è che noi stiamo a ripetere a pappagallo le solite
    accuse che vengono rivolte a Di Pietro come quella di essere un
    giustizialista assetato del sangue delle povere vittime finite
    ingiustamente in gattabuia ai tempi di Mani Pulite. Tutto il contrario.
    Noi non riusciamo a prendere sul serio Di Pietro proprio nel ruolo di
    moralizzatore e di rinnovatore della politica italiana e ciò per un
    numero ormai lunghissimo di motivi. Ci tengo a ribadire questo concetto
    perchè una certa visione ingenua circa di Pietro è arrivata a lambire
    finanche i confini della nostra rigorosa comunità neoazionista. E’
    arrivato quindi il momento che noi ci si esprima con parole molto
    chiare su Di Pietro e l’IDV. In sintesi, noi azionisti riteniamo che Di
    Pietro e l’IDV non abbiano i requisiti minimi per interpretare il ruolo
    che ADP e IDV tengono a rivestire. Dico di più per poter essere ancora
    più chiaro; ritengo che, secondo i nostri criteri azionisti, nè Di
    Pietro, nè molti dei suoi uomini potrebbero far parte del nostro
    Partito e della nostra comunità, piccola o meno piccola che essa sia.
    Non raggiungono i nostri criteri minimi per essere considerati da noi
    come paladini della legalità e della moralità o del nuovo in politica o
    per essere accettati come membri di un partito come il nostro di
    intransigenti e radicali rappresentanti della legalità, della moralità,
    della diversità, proprio alla luce di quei valori che essi in buona
    parte millantano e che sono stati a detta unanime incarnati nella
    storia di questo Paese solo da coloro che si sono richiamati alla
    cultura politica azionista. Questo dato deve essere d’ora in poi
    chiarissimo; sia per chi viene da noi, sia per tutti gli altri. Non si
    può essere al tempo stesso azionisti (o neoazionisti) e dipietristi.
    L’azionismo non ha bisogno di ruspanti caricature. E non è solo
    questione di moralità e di onestò, ma anche di stile, come dicevo prima
    a proposito dell’episodio della Carfagna. Faccio un esempio solo
    apparentemente insignificante; qualcuno dei lettori del nostro Forum
    ricorderà quella serata, prima delle elezioni del 2006, in cui Di
    Pietro e l’attuale Presidente del Senato Schifani furono invitati al
    noto programma del Bagaglino. Non potrò mai dimenticare come finì
    quella serata; Di Pietro e Schifani, nella vita politica quotidiana
    acerrimi nemici, si stavano rotolando o, meglio, si stavano
    letteralmente sbracando dalle risate mentre si scambiavano davanti a
    tutti gli italiani torte in faccia, riversi l’uno sull’altro per terra.
    E pensare che uno dei due ora è Presidente del Senato. Di Schifani però
    non voglio parlare; sappiamo chi sono i forzaitalioti.

    Ma chi
    pretende di essere di molto superiore, chi pretende di essere il
    paladino degli onesti che resistono a questa nuova degenerazione della
    politica e del vivere civile che è il berlusconismo, chi pretende di
    essere il giustiziere, il solo giustiziere dei torti subiti dalla gente
    comune, non può poi, di punto in bianco, trasformarsi in oggetto di
    lazzi da taverna e giocarsela a dadi con l’accolito del Don Rodrigo di
    turno. Lo diceva pure Enzo Biagi: capita che qualcuno ingravidi una
    ragazzina, ma se lo fa il parroco lo scandalo è più grande. Per far
    capire la differenza tra uno di noi ed uno di loro, se al posto di Di
    Pietro ci fosse stato uno dei nostri, il giorno dopo sarebbe stato
    messo fuori dal Partito. Dietro di noi abbiamo una tradizione storica
    gloriosa e di grande rigore culturale, stilistico, etico (e politico
    naturalmente) e questo fa una enorme differenza. Per questo, a noi non
    sarebbe mai potuto capitare tra i piedi un De Gregorio qualsiasi, ecco
    perchè tra di noi non abbiamo nè potremo mai avere un solo riciclato
    proveniente dall’Udeur o da Forza Italia o dalla quarta fila dei vecchi
    notabili democristiani del Sud, così come centinaia di altri strani e
    discussi personaggi su cui Di Pietro non ha nulla da ridire. C’è
    un’altra differenza tra noi azionisti ed i dipietristi sul piano etico.
    Essa consiste in quella che potrei definire una sorta di prova
    ontologica della legalità, con rovesciamento dell’onere della prova
    stessa. In altre parole, tutto ciò che per Di Pietro non è platealmente
    illegale diventa ipso facto non solo lecito ma addirittura normale, se
    non proprio prova di moralità. Hai avuto comportamenti molto
    discutibili politicamente e moralmente, ma non sei stato condannato da
    un Tribunale dopo il terzo grado di giudizio o anche dopo il primo?
    Allora sei pulito, puoi essere eletto, il tuo nome non deve entrare
    nella ‘black list’ che i nostri amici giornalisti stilano per gli
    uomini degli altri partiti. Troppo semplice, troppo comodo, però agire
    così e pretendere di essere al tempo stesso il Lancillotto della
    moralità e del nuovo. La cultura, l’immagine, l’etica, lo stile, allora
    non hanno il compito di effettuare nessuna selezione preventiva? Non
    contano nulla? Esattamente ciò che prima definivo una legalità da
    questurino. Sul piano etico insomma non troviamo nessun motivo
    particolare per stabilire un asse privilegiato tra NPA e IDV. Sul piano
    strettamente politico le cose sono ancora meno incoraggianti. Non è che
    lo diciamo noi (che con l’IDV non abbiamo mai avuto a che fare finora,
    a parte un breve momento nel 2006 in cui noi proponemmo loro tre o
    quattro nostre candidature di pura testimonianza nelle loro liste e
    loro rifiutarono la proposta senza darci alcuna spiegazione), ma lo
    dicono tutti coloro che con Di Pietro hanno avuto a che fare. Dire che
    il politico Di Pietro è inaffidabile mi sembra il minimo; da Occhetto e
    Chiesa a Prodi, da D’Alema a Segni, da Fini a Casini fino all’ultima
    vittima Veltroni, le giravolte improvvise del leader Idv non si contano
    nemmeno più. Oggi è un isolato col vento in poppa, ma che sa che tutti,
    per un motivo o per l’altro, ce l’hanno con lui. Quindi, spinge
    l’acceleratore dell’antiberlusconismo al massimo, nel tentativo di
    garantirsi il 5%, che è la sua sola assicurazione per il futuro. Il
    dott. Di Pietro non vuole o non può allearsi con nessuno e nessuno vuol
    più allearsi con lui. Poi, non si può mai dire perchè essendo l’Italia
    un paese in cui tanti fessi si credono furbi non è neanche da escludere
    che faccia una nuova vittima. Qualcuno dell’ex Sinistra Arcobaleno, per
    esempio, stia attento a non essere la prossima. Tutti ormai sanno che
    allearsi con Di Pietro è una operazione ad altissimo tasso di
    rischio.Tra l’altro, Di Pietro politicamente non ha pagato ancora alcun
    dazio perchè è un furbo spregiudicato e finora gli è andata sempre
    bene. Contro l’indulto ha fatto la sceneggiata e se l’è cavata senza
    far nulla di serio per impedirne l’approvazione, nell’ultimo governo
    Prodi se c’era qualcuno che più di tutti dava l’immagine della
    rissosità questo qualcuno era proprio lui ed invece a pagare sono stati
    Mastella ed i partiti della sinistra radicale (per non dire del PS).
    Posso continuare a lungo; chi durante le ultime fasi del governo Prodi
    e prima delle presentazione delle liste poneva veti contro la sinistra
    comunista era sempre lui. Però è andata male solo al PRC e al PDCI (ma
    anche a SD ed ai Verdi). Chi non ha tenuto fede ai patti con Veltroni è
    stato sempre lui. Prendo a prestito, a tal proposito, le parole che
    Giulietto Chiesa ha scritto dopo Piazza Navona; in quella occasione Di
    Pietro ha inveito contro Veltroni e contro la debolezza del PD
    nell’opporsi a Berlusconi, rivendicando nei confronti del PD, che lo
    aveva invece salvato dalla stessa fine che ha fatto la SA ed il PS, il
    preteso ruolo di unica opposizione per IDV:

    “Di Pietro, non
    dimentichiamolo, Ë stato uno degli artefici del ‘successo’ di Veltroni.
    E' un suo alleato. Se vivessimo in un paese normale la prima cosa che
    il pubblico di Piazza Navona avrebbe dovuto chiedergli, a gran voce,
    sarebbe stata di spiegare perchè è entrato nel "pacchetto" di Veltroni.
    Si è sbagliato? Lo dica. Altrimenti saremo costretti a pensare che ci
    sta prendendo tutti per i fondelli”.

    Giulietto Chiesa poi aggiunge
    un’altra considerazione molto interessante. Egli dice che “Di Pietro
    sapeva perfettamente che Veltroni non avrebbe affrontato il conflitto
    d'interessi di Berlusconi, perchè si era messo d'accordo con lui. Ma ha
    fatto il furbo e ha aspettato l'occasione per smarcarsi. Perchè ha
    fatto la manfrina? Per trarne vantaggio per se e per Italia dei Valori.
    A scapito dei cittadini, che hanno elevato - turlupinati - Veltroni e
    il PD a finta opposizione di Berlusconi. Dunque Di Pietro ha
    partecipato all'inganno e, per giunta, sappiamo che ne era consapevole
    fin dal momento del concepimento dell'inganno”. Resta ancora un mistero
    da chiarire, un rebus intorno al quale molti osservatori della politica
    italiana più recente si sono a lungo interrogati in questi ultimi
    quattro mesi senza sapersi dare ancora una risposta: ma perchè Veltroni
    ha fatto l’accordo elettorale proprio con Di Pietro? I socialisti si
    chiedono pure; perchè con Di Pietro e non con noi? Io voglio proporre
    una chiave di lettura che parte proprio da una cosa che ha ricordato
    Chiesa; Veltroni fece, prima delle elezioni, un patto segreto con
    Berlusconi.

    La prima delle merci di scambio era appunto, come dice
    Chiesa, l’impegno di Veltroni a non affrontare il conflitto di
    interessi. L’altra era di imporre il bipartitismo coatto aiutandosi a
    vicenda nel far fuori il maggior numero di alleati scomodi, o ex
    alleati scomodi o potenziali futuri alleati scomodi, possibile. Chi mi
    legge ricorderà che prima della formazione delle liste e delle alleanze
    giravano voci di una possibile alleanza di Di Pietro con Casini, con
    Pezzotta e con Tabacci, l’odierna neodemocristiana Unione di Centro.
    Non erano solo voci. I giornali avevano pubblicato notizie di incontri
    svoltisi al Ministero delle Infrastrutture per costituire questo nuovo
    polo. Questo dava fastidio a Berlusconi che si era fissato di poter
    provocare l’estromissione di Casini e dell’Udc dal Parlamento e la
    manovra non sarebbe potuta andare in porto se alle truppe democristiane
    di Casini si fossero unite anche quelle dell’ex pm. A quel punto
    Berlusconi, nell’ambito dell’accordo con Veltroni e delle larghe
    intese, chiede a Veltroni di staccare Di Pietro da Casini. Come? C’era
    un solo modo; quello di associare Di Pietro in una alleanza con il Pd.
    E’ una ricostruzione fantasiosa? Può darsi. Attendo in tal caso
    smentite e chiarimenti da parte degli interessati. Certo è che prima
    delle elezioni si consumò da parte degli alleati PD-IDV una complessa
    commedia degli ‘inciuci’ e degli inganni. Ci vuole ben altra
    credibilità politica per fare l’opposizione a Berlusconi.

    In ogni
    caso, la scorrettezza di Di Pietro nei rapporti politici ha pagato
    finora solo per lui. Lui è l’unico a stare bene oggi nell’ex
    centrosinistra e tutti gli altri sono a pezzi. Di Pietro, in altri
    termini, prima ha seminato zizzania ed animosità nel cortile del
    centrosinistra spingendo anche Veltroni alla rottura con il resto della
    coalizione ed ora che ha contribuito così tanto allo sfascio della
    coalizione specula ai suoi esclusivi fini sullo stato catatonico, ormai
    conclamato, dell’ex Unione, rivoltandosi anche contro Veltroni e
    rialzando la posta sempre di più nei suoi confronti ben sapendo, già da
    prima delle elezioni, dove e quando avrebbe potuto colpire anche il Pd
    alle spalle. A questo punto deve solo sperare che il suo gioco al
    massacro in campo amico (e purtroppo non nemico; Di Pietro è la
    migliore polizza per la tenuta del centrodestra) gli vada sempre bene.






    Che Di Pietro oggi sia l'unico a fare opposizione non è un'affermazione
    corretta. Con tutti i limiti impostici dalla mancanza di visibilità e
    di mezzi, noi dell'N.P.A. abbiamo sempre fatto sentire la nostra voce.
    Le testimonianze scritte, tutt'ora visibili sul nostro sito e su questo
    stesso forum ne sono la conferma. A differenza di Di Pietro che propone
    un'opposizione calcolata, monotematica, ossessiva e a tratti delirante,
    la nostra era, è e sarà, rivolta a 360° in tutte le direzioni e verso
    tutti quei soggetti che a nostro avviso sono meritevoli di critiche.

    Di
    Pietro ha scelto (come qualcuno ha giustamente sottolineato) di
    specializzarsi in un solo tipo di opposizione indentica a se stessa da
    quindici anni, e comunque l'unica che è in grado di fare, di facile
    presa, fanatica, portatrice, oggi più che in passato, di una messe
    crescente di consenso che in definitiva è l'unico vero interesse
    dell'ex P.M.

    Se non vi fosse Berlusconi e i suoi processi, le sue
    prescrizioni, le sue leggi ad personam, che cosa ne sarebbe di Di
    Pietro? Che cosa avrebbero da dire, lui e IDV sulle questioni veramente
    urgenti e che stanno soffocando la nazione?

    Fortunatamente per Di
    Pietro, Berlusconi e il suo codazzo di obrobri esiste e lui pesca a
    piene mani in questa feccia. La domanda a cui non ho ancora avuto
    risposta ne da Di Pietro ne dai suoi fans o estimatori è però, sempre
    la stessa: dove si nascondeva lo scalpitante e furioso don Tonino
    odierno, il fustigatore del crimine, quando faceva parte della
    maggioranza ed aveva responsabilità di governo? Perchè non ha usato
    questo piglio da giustiziere quando aveva il potere reale per dare
    concretezza alle proposte politiche che adesso, standosene
    all'opposizione gli sono diventate così facili?

    E dov'erano e cosa
    facevano allora, i piccoli fans dipietristi che oggi osannano il loro
    nuovo guru, quando lo stesso ha, quasi senza batter ciglio, lasciato
    passare l'indulto, impedito la commissione d'inchiesta sul G8, lo
    smantellameno della società per la costruzione dello stretto di Messina?

    [COLOR=#FF9900]Che
    cosa dicono costoro apprendendo la notizia che il loro beniamino sembra
    nascondere molti scheletri nei vari armadi dei suoi................. E'
    stato necessario inserire alcuni omissis perchè sono in corso
    accertamenti giudiziari tra[/color] Antonio Di Dietro ed il
    quotidiano "Il Giornale".....................Della sua presunta
    gestione dispotica del partito? Quanti di loro conoscono o vogliono
    conoscere, gli spregiudicati accordi elettorali tra IDV, UDEUR,
    Democrazia cristiana & C. stipulati ovunque a livello locale mentre
    in parlamento (e quindi sotto i riflettori) non si perdeva una sola
    occasione per attaccare Mastella e soci?

    Conoscono costoro la
    disinvoltura con la quale Di Pietro di volta in volta strizza l'occhio
    a questo o quel partito, questo o quel politico a seconda dell'utilità
    del momento? Perchè personaggi noti per la loro correttezza ed onestà
    politica, si sono bruscamente distaccati da IDV, diventandone in alcuni
    casi acerrimi critici, dopo aver conosciuto da vicino il nuovo
    giustiziere molisano?

    Quali parole e quali fatti possono essere
    attribuiti a Di Pietro in favore di chi ha difficoltà ad arrivare alla
    fine del mese, dei precari, degli usurati, delle fasce più deboli e
    dimenticate della popolazione? Che cosa ha fatto per queste categorie
    di persone alle quali anche io mi sento di appartenere? Da ministro
    delle infrastrutture, perchè non ha incentivato in modo deciso la
    costruzione di alloggi popolari per i ceti deboli preferendo,
    .........................OMISSIS.................. ........................

    E'
    facile atteggiarsi a paladino della giustizia sfondando la porta aperta
    delle pendenze penali di Berlusconi, facendo leva su un malcontento
    informe e generalizzato, calamitandone l'attenzione con sparate
    inconcludenti o tramite una comicità che si pasce solo di se stessa.

    Se questa è l'opposizione che sa fare Di Pietro posso serenamente affermare che il paese e noi tutti ne possiamo fare a meno.
    Consideriamo
    poi che tutta questa manfrina ha ottenuto il risultato di far lievitare
    solo il consenso di IDV (ed in prspettiva io suoi rimborsi elettorali)
    mantenendo inalterate le questioni ed i problemi reali di questo stato.
    Questa non è opposizione vera, questo è, a mio parere, un deliberato e
    vergognoso sfruttamento delle frustrazioni e del malessere sociale ad
    uso e consumo di uno solo... Vi lascio indovinare chi!







    L'Italia Dei Favori
    (di Fabrizio Colonna)

    Una
    nuova era si apre nel Paese: quella del dipietrismo, fatta di gestione
    del partito senza democrazia, inciuci con gli avversari politici negli
    enti locali, conflitti d'interesse grandi come una casa nella gestione
    delle opere pubbliche, colate di nomine e pioggia di finanziamenti nei
    feudi elettorali.

    Una per una, ecco in esclusiva tutte le
    magagne, compresa una tegola che potrebbe arrivare da Milano: un taglio
    da 24 milioni di euro. Dopo quello degli elettori Antonio Di Pietro
    dovra' presto sottoporsi ad un altro giudizio, quello del Tribunale di
    Milano. E non e' affatto detto che debba cavarsela brillantemente come
    nelle Politiche del 14 aprile scorso. Il giudice Giuseppe Tarantola
    dovra' decidere sulla richiesta di sospensione dei finanziamenti
    pubblici all'Italia dei Valori, chiesta dall'ex segretario del partito
    di Di Pietro, Mario Di Domenico, che dal 2003 sta cercando di avere
    ragione del modo a suo avviso scorretto con il quale l'ex pm di Mani
    Pulite gestisce i finanziamenti statali. Se Tarantola non concedera' la
    sospensiva, la causa civile che Di Domenico ha avviato per annullare
    una serie di delibere dell'IDV, andra' comunque avanti e tra un paio
    d'anni arrivera' la sentenza. Di Domenico e' un avvocato abruzzese di
    49 anni che dal 1997 al 2003 e' stato, insieme a Silvana Mura, la
    persona piu' vicina all'ex magistrato molisano. E' lui l'autore dei
    tanti statuti del partito ed e' stato lui, nei sette anni in cui ha
    resistito accanto a Di Pietro, a tenere i cordoni della borsa
    dell'Italia dei Valori.

    I soldi, dice Di Domenico, sono il vero
    pallino di Di Pietro. Per controllare gli enormi flussi di denaro
    pubblico, 22 milioni di euro tra il 2001 e il 2006, l'ex ministro del
    governo Prodi ha costruito un partito incompatibile, sostiene Di
    Domenico, con la costituzione repubblicana e con i principi di quella
    democrazia cui l'ex magistrato si richiama con tanto ardore. Un partito
    monoliticamente controllato da Di Pietro stesso attraverso
    l'associazione “Italia dei Valori” alla quale si accede solo attraverso
    un atto notarile e il cui presidente coincide con quello del partito.
    Con l'articolo 16 dello statuto l'ex pm ha persino disposto che
    presidente dell'associazione possa essere solo il fondatore del
    partito, ovvero Di Pietro stesso, e, si legge, “fino a sua rinuncia”.
    Una disposizione che ha dell'incredibile, osserva Elio Veltri, un altro
    che dopo aver visto da vicino Di Pietro ha deciso di abbandonarlo.
    L'articolo 16 concede infatti al leader dell'IDV poteri illimitati.
    Solo lui puo' modificare lo statuto, nominare il tesoriere, approvare i
    bilanci e ripartire i fondi. Una vera e propria dittatura concepibile
    solo nei regimi autocratici zaristi e mai vista nemmeno durante il
    fascismo e il craxismo, commenta Veltri. In questo modo nessuno
    all'interno dell'IDV puo' mettere in minoranza Di Pietro cosi' come
    avviene in ogni normale partito e se per ipotesi cio' accadesse,
    comunque Di Pietro manterrebbe nelle sue mani il controllo della
    cassaforte del partito. A scrivere questo Statuto era stato Di Domenico
    su richiesta dello stesso Di Pietro. Di Domenico insieme alla Mura e al
    politico di Montenero di Bisaccia era stato protagonista del “golpe”
    interno con il quale il 9 settembre del 2000 fu segretamente modificato
    lo statuto del partito. L'IdV era infatto nato nel 1998 a San Sepolcro
    presso lo studio del notaio Fanfani e contava su 250 militanti come
    soci fondatori. Troppi per Di Pietro, che con i suoi due fedelissimi
    decise di ridurli a 3. Ovvero Di Pietro, la Mura e Di Domenico. Poi
    quest'ultimo comincio' ad avere dei dubbi e prese coscienza del fatto
    che in questo modo si sarebbero potute verificare delle gravi
    distorsioni nell'utilizzo dei fondi pubblici. E lui ne sarebbe stato
    complice. L'avvocato abruzzese chiese quindi a Di Pietro di aprire il
    partito ad una gestione piu' democratica. Di Pietro rispose dapprima di
    si', ma poi ando' dritto per la sua strada, in compagnia della
    fedelissima Silvana Mura e cooptando, al posto di Di Domenico, la
    propria moglie Susanna Mazzoleni. Di Domenico ha gia' denunciato per
    truffa il politico molisano alla Procura di Roma, denuncia che il 17
    marzo scorso e' stata archiviata su richiesta dello stesso pm Giancarlo
    Amato. Non senza una circostanza da sottolineare: ad accettare la
    richiesta di archiviazione di Amato e' stato il gip Luciano Imperiali,
    il quale ha sostituito nel corso del mese di febbraio, a pochi giorni
    dall'udienza preliminare, la gip Carla Santese. Quest'ultima aveva
    respinto la prima richiesta d'archiviazione di Amato ravvisando una
    serie di reati, tra cui l'appropriazione indebita, che prima non erano
    stati individuati e che aveva chiesto di approfondire. Si sarebbe
    giunti ad un'archiviazione anche se a decidere invece del napoletano
    Imperiali fosse stata la Santese? Impossibile dirlo, quello che e'
    certo e' che nonostante abbia chiesto il proscioglimento, lo stesso pm
    Amato ha pronunciato su Di Pietro un giudizio non certo lusinghiero,
    bollando il comportamento del leader dell'IDV come censurabile almeno
    dal punto di vista morale. Secondo Di Domenico pero' al gip Imperiali
    e' sfuggito un fatto non secondario. Uno degli episodi piu' controversi
    della vicenda presa in esame dai giudici romani riguarda la
    partecipazione di Di Domenico ad una riunione dell'assemblea
    dell'associazione IDV, tenutasi il 30 ottobre del 2003. La sentenza
    accerta che a quella riunione Di Domenico non partecipo' essendosi
    dimesso da socio poco prima, eppure la stessa sentenza non dispone come
    nulli gli atti deliberati da Di Pietro in un'altra assemblea tenutasi
    il 5 novembre 2003, sei giorni dopo, e che in mancanza di Di Domenico,
    ancora socio a tutti gli effetti secondo lo statuto, non poteva essere
    valida.
    LO STATUTO DEL RE SOLE In quella sede Di Pietro ha approvato
    lo statuto “aperto” che gli aveva chiesto il suo ex socio e anche il
    bilancio del partito. Statuto aperto che pero' Di Pietro si rimangera'
    il 20 dicembre successivo quando si rechera' da un altro notaio (Di
    Pietro ha cambiato notai in modo vorticoso) e, dopo aver registrato le
    dimissioni di Di Domenico, fara' approvare un nuovo Statuto, quello che
    di fatto lo trasformera' nel “Re Sole” dell'IDV. Solo il 26 luglio del
    2004 Di Pietro registrera' da un altro notaio l'ingresso di nuovi soci
    nell'associazione IDV. E proprio il tempo trascorso tra quest'ultima
    assemblea e la precedente, quella del 20 dicembre 2003, e' stato alla
    base di un ricorso al Tribunale di Milano inoltrato da Elio Veltri e
    Achille Occhetto. Secondo la loro tesi l'Associazione IDV in base al
    codice civile doveva essere dichiarata estinta perche' Di Pietro era
    rimasto per piu' di sei mesi socio unico. Il ricorso di Veltri e
    Occhetto e' stato pero' rigettato dal giudice Tarantola. Insomma finora
    il leader dell'IDV, sia in sede penale che civile, se l'e' sempre
    cavata. Tuttavia Di Domenico ritiene di avere ancora alcune carte da
    giocare. Per percepire i rimborsi elettorali stabiliti dalla legge, i
    partiti debbono depositare presso i Ministeri dell'Interno e del Tesoro
    il proprio statuto. Ora nel caso del partito dell'ex ministro molisano,
    sostiene Di Domenico, accade che lo statuto depositato sia quello del
    2001 e che in esso si stabilisca che ad approvare i bilanci sia
    l'Esecutivo nazionale del partito, mentre secondo lo statuto
    attualmente in vigore ad approvare i consuntivi e' l'assemblea
    dell'IDV. Accade quindi che lo Stato abbia erogato 22 milioni di euro
    ad un partito politico che, in base a quanto ufficialmente dichiarato
    presso i Ministeri competenti, approverebbe il suo bilancio con un
    organismo composto da sette persone, mentre in realta' i documenti
    contabili vengono esaminati da un organo di partito composto, come
    sappiamo, da Di Pietro, da sua moglie e dalla tesoriera Silvana Mura,
    da lui stesso nominata e da lui stesso revocabile. Insomma, le stesse
    persone che redigono il bilancio sono poi chiamate ad esaminarlo.
    Perche' il nuovo statuto non e' mai stato depositato nei Ministeri
    competenti? Una semplice dimenticanza? Secondo Di Domenico inoltre una
    norma dell'attuale statuto dell'IDV non e' compatibile con le leggi in
    vigore secondo le quali, in caso di scioglimento di un partito, a
    gestire il patrimonio dello stesso debbano essere i prefetti.
    L'articolo 12 dello statuto dell'IDV, dispone invece che a gestire il
    patrimonio in caso di scioglimento sia il presidente fondatore, ovvero
    Di Pietro stesso. Questo particolare era stato rilevato dalla gip Carla
    Santese che lo aveva riportato nel decreto di fissazione dell'udienza
    preliminare, attribuendo a Di Pietro il reato contemplato dall'articolo
    640 bis del codice penale, ovvero, “truffa aggravata per il
    conseguimento di erogazioni pubbliche”. Ma anche questa possibile
    imputazione su sollecitazione della procura capitolina e' stata
    lasciata cadere dal giudice per le indagini preliminari Luciano
    Imperiali e Di Pietro ha potuto continuare a gestire indisturbato il
    suo partito e i cospicui rimborsi statali che, dopo il boom di suffragi
    delle ultime politiche, raddoppieranno o quasi. E a conferma della tesi
    che i soldi sono per Di Pietro davvero importanti, l'ultimo voltafaccia
    politico dell'ex magistrato potrebbe avere come movente proprio il
    danaro: se il gruppo parlamentare unico con il partito democratico
    sbandierato in campagna elettorale non si fara' piu' e' anche perche'
    Di Pietro si e' accorto che da solo l'IDV, oltre ad avere piu'
    visibilita', incassera' anche piu' soldi.
    L'INCIUCIO DI VENAFRO
    Rischia di diventare un caso nazionale l'inciucio di Venafro. Nella
    cittadina molisana alle porte del casertano, il 13 aprile una lista
    civica composta da Forza Italia, Partito Democratico e Italia dei
    Valori ha vinto le comunali eleggendo sindaco Nicandro Cotugno,
    candidato del governatore forzista Michele Iorio. Un'alleanza definita
    “imbarazzante” dal responsabile nazionale enti locali del Pd, Andrea
    Causin e che ha tra i sostenitori piu' convinti Antonio Di Pietro, il
    quale l'ha difesa persino contro il volere del coordinatore regionale
    del partito, Giuseppe Astore. D'intesa con Di Pietro si e' mosso il
    leader venafrano IDV, Nicandro Ottaviano, consigliere regionale, la cui
    moglie ha ottenuto da Di Pietro una consulenza da circa 80.000 euro
    l'anno presso il Ministero delle Infrastrutture. Ottaviano, figlio di
    un ex sindaco Dc e An, ha rifiutato la candidatura a primo cittadino
    offertagli dal centrosinistra, preferendo accordarsi con Forza Italia e
    con il leader locale del Pd, l'imprenditore Massimiliano Scarabeo,
    consigliere regionale eletto con la Margherita ed ex esponente di An.
    Scarabeo ha diversi problemi giudiziari: ad Isernia e' sotto processo
    per bancarotta fraudolenta, e' stato denunciato per truffa e calunnia,
    mentre presso il giudice di pace di Venafro e' alla sbarra per minacce;
    ha riportato una condanna in primo grado per aver spaccato il setto
    nasale ad un ex socio e come dirigente di una squadra di basket, e'
    stato squalificato fino al 2011 per aver aggredito un arbitro. Ora su
    di lui pende anche una richiesta di espulsione dal Pd, nel quale, per
    la verita', in tutto il Molise dopo la batosta elettorale e' cominciato
    uno spietato regolamento di conti interno. Di Pietro con il 27,7% dei
    consensi ha infatti surclassato i cugini veltroniani fermatisi al 19% e
    l'Italia dei Valori, dopo una campagna elettorale aggressiva e polemica
    verso gli alleati, ha anche strappato diversi esponenti politici di
    primo piano ai “fratelli coltelli”.

    Il successo molisano del
    partito dell'ex magistrato si deve ad un fattore ancora efficace in
    territori da sempre feudi Dc: la spesa pubblica. Di Pietro ha cavalcato
    la protesta dei sindaci delle zone terremotate contro il Governo
    costringendo Prodi ad accontentarlo e a sottrarre 50 milioni di euro ai
    fondi della Protezione civile destinati ai Canadair antincendio. Come
    ministro ha convogliato nella sua regione la bellezza di 5 miliardi di
    euro e tra le tante opere finanziate, la piu' cospicua, con 3 miliardi,
    resta l'Autostrada del Molise, un'arteria che, arrecando notevoli danni
    ambientali, dovrebbe unire San Vittore a Termoli. Se non c'e' alcuna
    certezza che l'autostrada sara' davvero terminata, nel frattempo pero'
    Di Pietro e Iorio si sono spartiti le poltrone resesi disponibili nel
    neonato Consiglio d'amministrazione e il leader dell'IDV, ha nominato
    tra i suoi, Francesco Mancini, uno dei fondatori di Forza Italia in
    Molise. Se a Roma infatti Di Pietro recita la parte
    dell'anti-Berlusconi, a Campobasso stringe intese con il piu' fedele
    uomo del Cavaliere, quello Iorio del quale imita la politica
    assistenzialista e clientelare veterodemocristiana. Il capolavoro
    dell'ex magistrato di Mani Pulite e' in questo senso la regalia di 52
    milioni di euro elargita a ben 104 comuni molisani su 136 qualche
    giorno prima delle elezioni. Un finanziamento Cipe con una causale
    molto poco ministeriale, “manutenzione straordinaria strade comunali”
    annunciata ai vari sindaci con una lettera del coordinatore regionale
    dell'IDV. Roba da far impallidire il ricordo di Remo Gaspari. F. C.







    Nell'immaginario collettivo, Di Pietro ha recitato sempre la parte del
    buono contro i cattivi. Mutuando un personaggio delle "Iene" è stato
    considerato come il "Moralizzatore".

    Diciamo
    che è stato un buon attore, un front-man navigato che ha saputo tenere
    e consolidare, le rendite di immagine che gli derivavano da
    tangentopoli. E' riuscito, con la sua eloquenza rustica a sommergere
    con gli slogan le discutibilissime scelte elettorali che IDV faceva
    soprattutto a livello locale, dove gli accordi con UDEUR, Nuova Dc ed
    altri soggetti simili, erano all'ordine del giorno.

    Poi ha sentito
    il vento nuovo della pseudo antipolitica grillesca ed ha fiutato
    l'affare. Ha cercato in tutti i modi di attirare a se il comico ed i
    suoi Meetup, immaginando di poter notevolmente far lievitare i suoi
    consensi.

    Ha tirato la corda fino a quando ha capito che Grillo, non
    avrebbe mai rinunciato al suo ruolo di prima donna per mettersi al
    servizio di Don Tonino...

    Poi c'è stata la caduta del governo...
    Un
    partito serio ed attaccato ai suoi valori che farebbe? Rinuncerebbe il
    più possibile al compromesso a ribasso e sfiderebbe la roulette della
    campagna elettorale. Per le persone oneste e limpide, non vi sono
    lusinghe che tengano! Chi ritiene di essere nel giusto, portatore di
    idee incorruttibili e non svendibili, lotta contro tutto e tutti per
    farle valere.

    Un posto da deputato, non giutifica la mortificazione
    della dignità di un partito. Se sono convinto che ciò che asserisco è
    giusto, allora sottopongo la mia idea alle scelte degli elettori.
    Raccoglierò 1, 10, 100; non importa!

    Quello che conta è essere
    rimasto me stesso, fedele ai miei principi e senza i rimorsi di
    coscienza che i compromessi al ribasso, immancabilmente danno.

    Ma
    questi ragionamenti sono familiari solo agli azionisti e non a chi ha
    continuato, pur asserendo il contrario, a grufolare nella fogna di
    questa politica.

    Davanti allo spauracchio di rimanere escluso dalla
    mensa del potere, Di Pietro ha preferito buttare tutto a mare e salire
    sulla barca, più sicura del PD.

    Incurante della base, di tutti
    coloro che hanno creduto in IDV e nei suoi progetti, dei tanti che
    hanno lavorato sodo. Di Pietro ha scelto di ritagliare un posto al sole
    solo per se stesso e qualche suo fedelissimo.

    Che cosa ne sarà
    adesso delle battaglie di Di Pietro? Con quale coraggio potra fare
    certe affermazioni, prima così naturali, ora che si è venduto al
    padrone Veltroni? Se gli andrà bene, dienterà uno dei tanti
    capicorrente del PD, se gli andrà male verrà dimenticato.

    Voglio
    rivolgere un appello alla base di IDV, a quelli che davvero credono che
    questa politica può essere cambiata. Non rendetevi complici di questo
    scempio, rendetevi conto che il vostro "capitano" ha abbandonato voi e
    la barca, molto prima che potesse affondare!

    Il N.P.A vuole
    raccogliere questa sfida e farsi promotore e veicolo della vera lotta
    alla casta. Una lotta che necessariamente deve essere fatta fuori dal
    palazzo, tra la gente. Questi politicanti da quattro soldi, riescono
    solo a parlare di questioni elettorali, spartizione del potere e del
    denaro. Dove sono le risposte a tutti coloro che alla fine del mese non
    riescono a pagare la bolletta della luce? Cosa partoriscono le menti
    erudite di questi politici quando si tratta di alleviare il disagio di
    quelli che hanno perso il lavoro? Dove sono il pathos e le belle
    parole, quando si tratta di far uscire molta parte di questo
    disgraziato popolo italiano dalla disperazione?

    Cosa rispondono costoro a quanti non riescono ad unire il pranzo con la cena?
    Le
    bocche tacciono quando escono fuori dai slotti e dagli studi
    televisivi. Le menti si annebbiano quando si spengono le luci e la
    trasmissione è finita. Questo sanno fare costoro: parlare di se stessi
    e delle loro esigenze come oligarchia; il resto è solo polvere da
    nascondere sotto il tappeto.









    «Fuori de Magistris». E Tonino accettò
    Il Pd: tre posti ai radicali. Bonino tentata

    Veltroni
    a Di Pietro: molti non ti volevano, ho deciso io. Bindi, Parisi e
    Polito contrari. De Mita sarà escluso all'ultimo momento per evitare
    che passi alla Rosa Bianca

    ROMA — Quando si è presentato al loft
    per siglare l'accordo con il Pd, Antonio Di Pietro era pronto a fare
    un'altra concessione al Partito Democratico. Tra le sue carte c'era un
    bozzetto con il simbolo dell'Italia dei Valori e la scritta «per
    Veltroni». Ma non vi è stato bisogno nemmeno di fare quel passo. Il
    leader del Pd aveva già deciso per l'accordo. E ai suoi l'aveva
    spiegata così: «Innanzitutto dobbiamo evitare che Di Pietro vada con la
    Rosa Bianca, e anche nel caso in cui andasse da solo ricordiamoci che
    potrebbe attirare tutti i voti dei girotondini e dei sostenitori di
    Grillo e questo ci porterebbe via consensi». Ragionamento non tanto
    campato in aria perché tra i molti bozzetti che l'ex magistrato aveva
    fatto preparare ve ne era anche uno in cui figurava un'elegante rosa
    bianca. Le condizioni poste da Veltroni a Di Pietro sono state tre.

    La
    prima era stata già accettata: fare gruppo parlamentare comune nella
    prossima legislatura. La seconda anche. Veltroni ha chiesto al leader
    dell'Italia dei Valori di poter metter bocca sulle sue candidature. Ed
    è accaduto così che ancor prima dell'incontro al loft il nome di de
    Magistris, inserito tra le candidature possibili di Idv, venisse
    cancellato con una bella croce sopra. Terza condizione: poiché il Pd
    dovrà procedere a un certo rinnovamento, Di Pietro deve promettere che
    non metterà in lista i parlamentari del Partito Democratico fatti
    fuori, che non saranno pochi. Alla fine, per esempio, non verrà
    candidato l'ottantenne Ciriaco De Mita ma per bocciarlo si aspetta
    l'ultimo momento utile, onde evitare che passi armi, bagagli e voti
    irpini alla Rosa Bianca. Intesa siglata, dunque. Del resto anche il
    ministro delle Infrastrutture un suo interesse lo aveva: i sondaggi lo
    davano oscillante tra il 3,5 e il 4,5 per cento. Insomma, Di Pietro non
    aveva la matematica certezza di passare il quorum necessario a chi non
    si apparenta. Veltroni, nel colloquio con il leader dell'Italia dei
    Valori, è stato franco: «Guarda che una parte del Pd non ti voleva, ma
    siccome ogni decisione è stata delegata a me io ho stabilito di
    stringere questo accordo ». Accordo che non piace ad Arturo Parisi («è
    uno sbaglio»), a Rosy Bindi, a tanti prodiani, a una parte degli ex
    ppi, ma anche a un personaggio come il senatore Antonio Polito, che
    dice: «Sono contrario». Ma così è.

  2. #72
    email non funzionante
    Data Registrazione
    27 Jul 2008
    Località
    Dinacci - racconterà De Biase - era stato chiaro: "Previti mi ha detto che bisogna distruggere Di Pietro e mi ha fatto capire che Gorrini è stato pagato".
    Messaggi
    827
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ricky1986 Visualizza Messaggio
    Si ma i suoi elettori non credo che gli perdonerebbero certe sue malefatte (come ad esempio la sua gestione dei fondi del partito). Là non serve la magistratura, basta un giornalista. Il fatto è che Di Pietro assorbe su di se le speranze di coloro che vedono nella giustizia un mezzo per ottenere libertà, ma lui è il primo a buttare all'aria certi principi etici e morali per sfruttare la sua posizione e questo gli elettori suoi e quelli del PD che sono più sensibili a questi argomenti non glielo perdonerebbero mai.
    Perdonami, ma dovresti postare le fonti di tutte queste malefatte (i giornali di Berlusconi non fanno testo), altrimenti non sei credibile.

    Fino ad ora Di Pietro ha promosso iniziative coerenti con i valori sostenuti dal suo partito:

    La riduzione dei costi del ministero delle Infrastrutture


    L’efficienza e la riduzione dei costi della pubblica amministrazione centrale sono due obiettivi che l’Italia dei Valori si è posta in questa legislatura. Nell’ambito della mia responsabilità di ministro delle Infrastrutture ho iniziato a valutare le aree di potenziale risparmio. In questo senso la mia prima decisione è stata di internalizzare il servizio di controllo delle opere pubbliche che il precedente ministro aveva affidato ad otto consulenti esterni, raddoppiando di fatto competenze già presenti nel ministero e demotivando il personale interno.
    Il costo di ogni consulente è pari a 200.000 euro per la sua attività, 250.000 euro di variabile e 187.000 euro di rimborso spese. I consulenti occupano degli uffici all’interno del ministero e dispongono di una segretaria.
    Alcuni di loro operavano precedentemente al ministero e sono stati messi fuori ruolo per continuare la stessa attività con una spesa per l’amministrazione molto superiore.
    637.000 euro moltiplicati per 8 consulenti producono un risparmio per lo Stato superiore ai cinque milioni di euro!
    Dal 30 giugno le attività oggi attribuite ai consulenti saranno gestite dai provveditori competenti con l’interruzione degli incarichi esterni.

    L'Italia dei Valori taglia 890 milioni


    Anno nuovo, appuntamento di sempre.
    Oggi, 11 gennaio, primo Consiglio dei Ministri e primo incontro con voi. Quindi buon anno. Ne abbiamo davvero bisogno, inteso come cittadini, ma anche noi, Ministri precari che vogliamo cercare di fare il nostro dovere, ma nello stesso tempo di non essere succubi del sistema per cui bisogna dire sempre “si” quando parlano quelli di una coalizione e bisogna sempre dire “no” quando parlano quelli dell’altra coalizione.
    Per quanto riguarda noi dell’Italia dei Valori questo anno ci impegneremo ancora di più sui nostri temi, che sono il ricambio generazionale di coloro che fanno politica, che se non cambi un po’ di persone non cambi mai niente, la lotta agli sprechi e ai costi della politica abnormi, che sono la funzionalità della pubblica amministrazione, la lotta alla burocrazia, la trasparenza e la legalità di sempre.
    Cosa abbiamo fatto in questo primo Consiglio dei Ministri? Abbiamo fatto molto poco in termini di decisioni istituzionali, nel senso che avevamo un decreto legge portato da Padoa-Schioppa che riguardava alcuni controlli della Banca d’Italia, e l’abbiamo rinviato perché se lo facevamo con un decreto legge affollavamo il Parlamento, che già si deve occupare di altre cose, e finiva che poi andava a tarallucci e vino.
    Dovevamo fare la riforma dei giudici onorari, un progetto di legge del collega Mastella, ma c’è ancora troppa tensione su una questione di fondo: è giusto che coloro che si sono ritrovati a fare senza concorso un ruolo giudicante e finiscono di diventare giudici come quelli che fanno anche i concorsi? Ecco, l’ho detto in dipietrese, ma il concetto è quello. Ci sono pro e contro, perché da una parte hanno professionalità, hanno un lavoro, dall’altra non hanno superato il concorso. Se ne deve ancora discutere ed è stato rinviato ad un altro Consiglio dei Ministri.
    Questa giornata di Consiglio dei Ministri è stata caratterizzata più da quel che non è stato deciso o quel che è stato deciso fuori dal Consiglio dei Ministri. E’ stata decisa anche qualche nomina, ma di questo ve ne parlerò a tempo debito, perché ogni cosa va a tempo debito. Segnalo.
    Sono state fatte tante cose fuori dal Consiglio dei Ministri. E’ stata fatta una riunione di maggioranza, il giorno prima, per vedere qual è la politica economica di questo Paese, una riunione importante che oserei definire, in poche battute, come “una gioiosa e calorosa riunione di condominio” in cui tutti quanti ci siamo trovati d’accordo in tanti buoni propositi.
    Mi è rimasta l’amarezza di capire se eravamo cosi buoni perché l’avevamo detto al bimbo Gesù o perché avevamo paura di andare a casa per carnevale? E’ la paura di lasciare la poltrona o una improvvisa esplosione di maturità politica?
    Non lo so perché eravamo 38-39 persone. C’è una cosa carina in queste riunioni di maggioranza: ogni volta che ci riuniamo scopriamo di avere qualche condomino in più. Eravamo in 9 all’inizio di questa legislatura, oggi ho trovato tante persone che sicuramente rappresentavano se stessi, almeno con il voto non rappresentavano, ero presente.
    All’unanimità tutto ciò che abbiamo deciso in materia di salari, che è una cosa importante per i lavoratori in materia di tassazione o meno dei BOT e quanto altro, è stato deciso a parole. Adesso vediamo se nei fatti tutto questo andrà bene.
    Un’altra cosa è stata fatta, da parte dell’Italia dei Valori: abbiamo illustrato tutte le cose che siamo riusciti ad ottenere grazie ai nostri interventi in questa finanziaria. Siccome sono tante, vi invito a cliccare sul nostro sito per vedere come abbiamo tagliato il grasso della politica.
    In questa finanziaria l’Italia dei Valori ha fatto risparmiare quasi un miliardo di euro, 890 milioni di euro, tagliando alcune spese inutili, come per esempio eliminando le circoscrizioni in tanti comuni. Pensate che a Nuoro ci sono 13 circoscrizioni per una trentina di migliaia di persone.
    Siamo riusciti ad ottenere la riduzioni di 20 milioni di finanziamenti ai partiti per farci un po’ di carceri. Forse è meglio farci qualche struttura carceraria invece che darli ai politici, magari servono pure a loro.
    Leggete sul sito, dove troverete il grasso della politica, come può essere tagliato, come lo sta tagliando l’Italia dei Valori e come siamo riusciti ad ottenere alcune importanti vittorie in questa finanziaria di cui siamo orgogliosi. Leggete, diteci cosa ne pensate e cosa possiamo fare di più.
    I tagli ai costi della politica


    Promozione elettorale a spese del contribuente


    La discussione sulla par condicio e sull’occupazione della televisione per spot elettorali in compagnia dei nuovi nani e delle nuove ballerine da parte del centro destra e del suo esponente di maggiore o minore spicco (fate voi), ci sta distraendo dallo spreco di risorse pubbliche utilizzate per propaganda elettorale.
    Una pubblicità sgangherata e mendace fatta sottraendo soldi alle famiglie italiane.
    Faccio tre esempi:
    - lo spot televisivo sulle Grandi Opere, quelle che non servono a nulla (ma servono, e come, a qualcuno) e che nessuno vuole, come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia e il TAC (Treni ad Alta Capacità, non TAV, l’alta velocità non c’entra nulla) in Val di Susa
    - l’opuscolo che il Ministero dell’Innovazione manderà per posta a 16 milioni di famiglie illustrando l’operato del Governo e l’avvento dell’era digitale (costo: più di settemilioni di euro)
    - la lettera che sarà inviata a tutti i bambini nati nel 2005 con “un grosso bacio” per informarli che hanno diritto a 1000 euro.
    In Internet questo modo di operare si chiama “spamming” ed è punito dalla legge, per il Governo si chiama informare, per il sottoscritto si chiama propaganda elettorale alle spalle dei cittadini.

    :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: ::::::::::::::::::

    Rivolto a tutti:
    Ringrazio tutti per i messaggi di affetto, di stima e anche di critica.
    Da questo spazio mi arrivano molti suggerimenti interessanti, idee e segnalazioni di persone che vogliono e credono che si possa realmente voltare pagina in questo Paese.
    Leggo ogni sera i vostri commenti.

    Purtroppo non potrò rispondere a tutti, sceglierò di volta in volta alcuni commenti tra i tanti per chiarire il mio punto di vista.

    Un cordiale saluto,
    Antonio Di Pietro



    Rivolto a Giovanni Lo Sardo (01.02.06 11:27):
    Caro Giovanni,
    impedire ai condannati in via definitiva di accedere in Parlamento, italiano ed europeo, è nel mio Programma Elettorale al punto “Competitività del sistema economico”.
    Ho aderito da tempo all’iniziativa “Parlamento Pulito” di Beppe Grillo.
    Per riconquistare competitività dobbiamo essere credibili, i condannati in via definitiva in Parlamento ledono la credibilità del nostro Paese, mi impegnerò a rimuoverli se avrò la vostra fiducia.

    Un cordiale saluto,
    Antonio Di Pietro

  3. #73
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    11,297
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Arminius Visualizza Messaggio
    Scusami Garat, ma l'attuale sinistra ha già dimostrato di non saper gestire i voti. Ad esempio nel 2006 Prodi fu eletto, ma i leader di sinistra non riuscirono a mettere le "cose principali" in ordine. TRascurarono aspetti importanti, come il controllo dell'informaziome, e sappiamo benissmo come è andata a finire.

    Siamo sicuri che una volta spostati i voti a sinistra il gioco è fatto? Ripeto, anche nel 2006 la sinistra riuscì a ottenere la maggioranza dei voti, ma se poi chi sale al governo è inadeguato la cosa diventa controproducente, come è effettivamente accaduto. Il governo Prodi ha segnato l'immagine dell'intera sinistra.
    Quindi reputo indispensabile cambiare prima l'assetto interno della sinistra, altrimenti siamo sempre punto e a capo.

    Chiarito ciò, secondo me Di Pietro fa bene a criticare (ma non lo fa solo lui, bensì anche gli stessi elettori di sinistra), poiché prendere i voti non è l'unico problema, ma è importante anche riuscire a fare qualcosa di buono. Alla luce di quello che successe nel 2006 con Prodi, adesso non si può più sgarrare, bisogna ripartire in maniera solida altrimenti la sinistra veramente perde tutta la credibilità che le è rimasta.
    Non si può parlare di competizione interna, poichè non si discute su chi dovrà essere il leader, ma di seguire un'unica linea politica come premessa iniziale (e mi tocca di nuovo citare il governo Prodi). Se mancano quesit presupposti secondo me non si possono moderar ei toni, ma bisogna alzare la voce per far capire che senza un atteggiamento "lineare" e "coerente", all'interno non di tutto la sinistra ma almeno tra gli alleati, si è destinati a perdere con le inevitabili ritorsioni.
    Si, invece.
    Qui si parla proprio di competizione per lo stesso bacino elettorale.
    Per la stessa caratteristica e per le stesse linee politiche dell'IDV non è possibile attrarre voti che non siano quelli dell'elttorato di sinistra, quello del PD.
    Tanto è che quando il PD cala cresce l'IDV.
    Arminius, occhi negli occhi. DP, volontariamente o no sta' facendo opposizone distruttiva.
    L'esempio del governo prodi non lo puoi fare. Non è calzante.

  4. #74
    VELTRONI DIMETTITI!
    Data Registrazione
    12 May 2006
    Messaggi
    5,273
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    premesso che se dovesse esplodere il bubbone napoli-campania sembra che Di Pietro ci sia dentro fino al collo insieme ad AN, PD e FI, ma detto questo per vedere le mosse di di pietro è bene aspettare le elezioni in abruzzo. I risultati daranno la linea all'IDV.

  5. #75
    email non funzionante
    Data Registrazione
    27 Jul 2008
    Località
    Dinacci - racconterà De Biase - era stato chiaro: "Previti mi ha detto che bisogna distruggere Di Pietro e mi ha fatto capire che Gorrini è stato pagato".
    Messaggi
    827
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ricky1986 Visualizza Messaggio
    di Giulio Sansevero - da la vocedellevoci.it

    L'ultimo ad
    andarsene, sia pur senza rancori, e' stato il deputato Leonard Touadi'.
    Ma di sicuro ultimo non restera' a lungo. Perche' la porta del partito
    di Di Pietro e' sempre stata girevole come quella di un Grand Hotel,
    gente che va, gente che viene. Capita infatti che chi vede da vicino
    l'ex pm di Mani Pulite lo abbandoni spesso e volentieri.

    Il
    leader dell'Italia dei Valori e' descritto come un uomo irascibile,
    intollerante, umorale, un padroncino che umilia tutti con modi sgarbati
    e autoritari, un capetto che degrada i collaboratori a dipendenti
    personali, spesso scelti non in base alle capacita' ma per come sanno
    chinare il capo. Simile ad un tiranno capriccioso, Di Pietro sui suoi
    adepti cambia idea repentinamente e in modo opportunistico. Si rimangia
    promesse di candidature e impegni presi con attivisti che da anni si
    spezzano la schiena per il partito, preferendo regalare seggi agli
    ultimi arrivati solo perche' hanno nomi altisonanti o pacchetti di voti
    in dote.

    Franca Rame fu uno di questi casi. Un flirt politico
    durato lo spazio di un mattino. L'attrice annuncio' le dimissioni gia'
    nel 2007 disgustata dalle sbandate a destra dell'ex pm, che al Senato
    voto' contro le modifiche della legge Fini-Giovanardi sulle droghe o
    contro lo scioglimento della societa' “Stretto di Sicilia”. Clamorosa
    resta la vicenda De Gregorio ma solo per l'opinione pubblica, perche'
    in realta' Di Pietro aveva previsto tutto. L'allora ministro delle
    Infrastrutture sapeva benissimo che prima o poi l'ex giornalista
    napoletano sarebbe tornato da Berlusconi. A lui interessavano solo i
    circa 10.000 suffragi di Sergio De Gregorio e quelli alla fine ha
    portato a casa. Stessa storia con Federica Rossi Gasparrini. Prima
    berlusconiana, poi prodiana, la leader delle casalinghe nel 2006 e'
    stata candidata accantonando militanti storiche dell'IdV e questo non
    certo per la sua fedelta' ai presunti valori del partito, tanto e' vero
    che adesso la supercasalinga sta di nuovo con Berlusconi.

    Di
    Pietro e' un “anaffettivo” ha detto di lui Beniamino Donnici, ex
    responsabile IdV in Calabria, tra i primi a contestarlo. Un giudizio
    benevolo se solo si pensa alle terribili sfuriate cui l'ex poliziotto
    sottopone le persone che gli stanno vicine, compresa la fedelissima
    tesoriera del partito, Silvana Mura. Fra i tanti nomi noti che hanno
    lasciato Di Pietro si ricordano Federico Orlando, Rino Piscitello,
    Milly Moratti, Pietro Mennea. Emblematica la vicenda di uno sconosciuto
    come Valerio Carrara, l'unico parlamentare che l'IdV riusci' ad
    eleggere nelle disastrose politiche del 2001. Bergamasco, da sempre
    uomo di centrodestra e messo in lista da Di Pietro solo perche'
    presidente di un'associazione di cacciatori, Carrara nel giro di una
    settimana passo' con Forza Italia dopo che, convocato dall'ex pm, gli
    fu fatta fare anticamera per circa un'ora e gli fu fatto capire che da
    quel momento in poi avrebbe dovuto eseguire tutto quanto gli avrebbe
    ordinato il partito, cioe' Di Pietro.

    Ma il leit motiv di tanti
    conflitti con il padre-padrone dell'IdV, e' quello dei soldi. Vedi il
    caso di Giulietto Chiesa, Achille Occhetto ed Elio Veltri, big
    dell'Associazione “Il Cantiere” che in occasione delle Europee 2004
    fecero liste comuni con l'IdV. Chiesa, primo dei non eletti, ebbe un
    seggio a Strasburgo, ma quando si tratto' di dare al “Cantiere” la
    parte dei rimborsi elettorali che gli spettava, 1.250.000 euro, l'ex
    magistrato si rifiuto'. «Vi bastino i 25.000 euro a testa che vi ho
    dato», disse loro Di Pietro. L'ex pm aveva ottenuto dalla Bnl un
    prestito di 1.800.000 euro proprio per la campagna elettorale e a se
    stesso, pur essendo spesato dal partito, assegno' ben 400.000 euro.
    Quando poi “Il Cantiere” fece causa a Di Pietro, questi mostro' un
    passaggio dell'accordo elettorale in cui aveva furbescamente inserito
    una clausola secondo cui i soldi spettavano solo a lui. Chiesa,
    Occhetto e Veltri avevano firmato senza poter leggere gli accordi,
    confidando sulla sua buona fede.

    L'ex contadino di Montenero di
    Bisaccia e' fatto cosi' e spesso in privato si compiace della sua
    abilita' di mettere la gente nel sacco. Perche', oltre che ingeneroso,
    Di Pietro e' descritto come estremamente diffidente e sospettoso.
    Questo e' quanto dicono tutti i suoi ex responsabili regionali che,
    dopo anni di militanza, hanno deciso di lasciare un partito che non ha
    mai celebrato un Congresso Nazionale, ma solo qualche festa in cui
    poter acclamare il tribunizio ex poliziotto.

    L'elenco e'
    lunghissimo e comprende quasi tutti i cosiddetti “sansepolcristi”,
    quelli che nel marzo 1998 fondarono a San Sepolcro l'IdV in un hotel di
    proprieta' dell'allora inquisito titolare della Cepu, il controverso
    istituto scolastico dove Di Pietro insegnava. In quell'occasione i
    militanti dovettero pagarsi il soggiorno di tasca propria, 300 mila
    lire, soldi che il futuro ministro dei Lavori Pubblici, come un
    capoclasse in gita scolastica, raccolse personalmente. A San Sepolcro
    c'era anche Salvatore Procacci, fondatore e anima dell'IdV in Umbria.
    Molto stimato da Di Pietro, divento' improvvisamente insopportabile non
    appena comincio' a chiedere che gli venissero almeno restituiti i soldi
    che aveva speso per il partito, circa 20.000 euro. Tutte le sedi
    regionali infatti, nonostante gli oltre 22 milioni di euro incamerati
    con i rimborsi elettorali, non ricevono un soldo dalla Mura e vanno
    avanti da oltre dieci anni a spese proprie. Incassato un secco rifiuto,
    Procacci ha lasciato Di Pietro nel 2005 e adesso a Perugia il partito
    e' in mano ad un facoltoso odontoiatra, il dentista di Monica Bellucci.

    Tra
    i divorzi di peso c'e' anche quello da Adriano Ciccioni, coordinatore
    regionale della Lombardia ed ex consigliere comunale dell'Idv a Milano.
    Ciccioni, ambientalista e uomo di sinistra, si “invaghi'” del Di Pietro
    magistrato alla fine degli anni ottanta, quando raccolse le sue denunce
    contro le speculazioni edilizie della Milano da bere. Poi per Ciccioni
    la lunga militanza nell'IdV e la progressiva rivelazione del vero Di
    Pietro, un uomo incapace di avere amici, «allergico alle persone per
    bene» come lo definira' Veltri, spietato con coloro che hanno affetto
    per lui e invece molto comprensivo con chi lo tratta male. E ingiusto,
    profondamente ingiusto. Capace di dire dopo l'elezione del Mugello, ad
    una donna anziana che gli aveva fatto per anni da segretaria
    gratuitamente insieme a suo marito, «voglio essere chiamato senatore»;
    capace di negare aiuti economici ad un'altra strettissima
    collaboratrice in difficolta', dopo che questa aveva lavorato per anni
    a meno di 500 euro al mese; capace di azzerare i vertici IdV in Puglia
    per far posto ad una bella fanciulla ultima arrivata.

    Di Pietro,
    si sa, considera le donne al massimo angeli del focolare e non esita a
    spremerle come limoni senza mostrare un minimo di riconoscenza. Come ha
    fatto per anni con Maria Rosa Mobrici, sua segretaria particolare, mai
    pagata e accantonata senza nemmeno un grazie.

    «Questa collana e'
    il primo regalo che Tonino mi fa dopo vent'anni di amicizia» ha
    rivelato Silvana Mura quando, ad una cena per il suo cinquantesimo
    compleanno, il 22 luglio scorso, alcuni deputati le chiedevano del bel
    gioiello che sfoggiava. A contestare Di Pietro, oltre a Wanda
    Montanelli, la responsabile della Consulta Donne dell'IdV, sono state
    Rosanna Beccari in Emilia Romagna, Anna Maria Panarello in Liguria,
    Alessandra Battellino in Friuli e Antonietta Brancati, attuale
    consigliere regionale del Lazio che ha lasciato l'IdV insieme a Roberto
    Petrassi, medico ed ex coordinatore regionale del partito.

    La
    Battellino, eletta consigliere regionale nel 2003, firmo' un accordo in
    base al quale tutti i partiti della coalizione vincente si impegnavano
    a dare al presidente Illy e al gruppo una parte dei soldi del rimborso
    elettorale. Di Pietro naturalmente si rifiuto' di dare i soldi e Illy
    si infurio' con la povera consigliera, poi cestinata da Di Pietro che
    le preferi' un ex colonnello della Finanza.

    La Panarello,
    defenestrata da assessore provinciale in un batter di ciglia, racconta
    una storia simile. Nel 2002, una volta eletta in consiglio provinciale
    a Genova, si e' sentita chiedere dal neo presidente Repetto
    (Margherita) un rimborso delle spese elettorali da lui sostenute. E la
    Panarello, come tutti gli altri consiglieri della coalizione di
    centrosinistra, ha elargito 2000 euro, ottenendo persino una ricevuta.
    Soldi che Di Pietro naturalmente non le ha mai rimborsato, unitamente
    alle spese della campagna elettorale sostenute dalla Panarello.

    Tra
    i leader regionali che hanno abbandonato Di Pietro c'e' anche Aldo
    Ferrara, docente universitario a Siena. Ferrara racconta che nel 2000
    persino quello che adesso e' uno dei colonnelli di Di Pietro, Massimo
    Donadi, capogruppo alla Camera, voleva abbandonare il leader dell'IdV
    che considerava un “pazzo”. Ferrara aveva di fatto creato il partito in
    Toscana e anche lui ha dovuto ingaggiare una battaglia legale per farsi
    coprire la fideiussione che aveva firmato. D'altra parte anche una
    delle persone piu' vicine al leader dell'Idv, Giorgio Calo', l'ex
    proprietario della “Directa” e gia' sottosegretario del Governo Prodi,
    nel gennaio del 2001 si era dimesso dal partito perche' non aveva avuto
    indietro i 5 miliardi di lire prestati a Di Pietro, poi riavuti.

    A
    Catanzaro e' accaduto che tutti gli iscritti dell'Udeur passati con
    l'IdV dopo la catastrofe mastelliana dello scorso gennaio, hanno subito
    abbandonato Di Pietro per tornare con il sindaco di Ceppaloni. In
    Sicilia uno dei fondatori del partito, il catanese Salvatore Raiti,
    deputato nel 2006, ha lasciato l'IdV per il Pd e di fatto anche il
    leader molisano dell'IdV che dal 2003 ha ricostruito il partito dal
    nulla, il senatore Giuseppe Astore, se ne andra' con il Pd dopo essere
    stato pubblicamente sconfessato da Cristiano Di Pietro, il figlio
    poliziotto di Tonino. «Arrivera' il giorno che me ne tornero' a
    Montenero e il partito scomparira' con me», ha confessato una volta Di
    Pietro. Dopo Tonino il diluvio.

    PROFUMO DI DESTRA

    C'e'
    maretta nel gruppo dell'Italia dei Valori alla Camera dei Deputati.
    Aurelio Misiti ha raccolto 11 deputati per contestare a Di Pietro la
    strategia politica troppo girotondina e il suo metodo dittatoriale di
    gestione del partito. A pesare sicuramente gli strascichi di Piazza
    Navona (il capogruppo Donadi per una settimana non ha rivolto la parola
    a Tonino) ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e' stata la
    decisione dell'ex magistrato di vietare ai suoi deputati l'utilizzo
    dell'ufficio legislativo del gruppo senza la sua autorizzazione.
    Inoltre il lider maximo dell'Idv ha centralizzato il controllo su ogni
    dichiarazione dei parlamentari, i quali potranno esternare solo i testi
    elaborati dalla societa' che gestisce il blog di Di Pietro.

    Intanto
    mentre a Roma l'ex pm attacca la Destra, in Molise ci va a braccetto.
    Insieme al Pd. Il partito di Veltroni e l'Idv, oltre a Venafro,
    governano insieme al Pdl anche il Consorzio industriale di Termoli e la
    deputata dipietrista Anita Di Giuseppe ha assunto come suo assistente
    parlamentare Cloridano Bellocchio, membro dell'assemblea regionale del
    Pd. Bellocchio, che fa parte del direttivo del Consorzio, ha deliberato
    insieme ai berlusconiani una maxiliquidazione di 273.000 euro ad un
    assessore regionale al bilancio di Forza Italia, Gianfranco Vitagliano,
    dirigente, ma solo per sei mesi, del Consorzio.








    Lo spettacolo di Piazza Navona contro la “Casta” è stato effettivamente
    penoso. Ho trovato le offese contro Mara Carfagna volgarissime e
    semplicemente indegne di una forza politica, anche se di opposizione.
    Speculare pesantemente su immaginarie prestazioni sessuali di una
    avversaria politica non potrebbe mai essere nello stile di un
    azionista. L’opposizione di un azionista può essere durissima, ben più
    dura di quello dipietrina. Più di sessant’anni fa è arrivata anche alla
    resistenza armata, alla lotta di Liberazione Nazionale, altro che i
    lazzi satirici della Piazza Navona dipietrista ed i Vaffa-Day grillini,
    ma l’azionista non dimentica mai di essere una persona di un certo
    livello, un ‘galantuomo’ nel senso più bello e meno retorico di questa
    parola. Chi ha surriscaldato politicamente quella piazza dalla quale
    sono partite quelle scurrilità plebee (tra l’altro, senza lo straccio
    di una prova), quel linciaggio umiliante ai danni di una donna che
    prima di essere un’avversaria politica è una giovane signora che non
    credo abbia mai fatto del male a chicchessia, dovrebbe vergognarsi!
    Essere antiberlusconiano non vuol dire scendere a quelle bassezze. Lo
    dice uno che, come tutti i suoi compagni di partito, in fatto di
    antiberlusconismo non deve prendere certamente lezioni dal dott. Di
    Pietro. E’ vero che quel lessico postribolare non è uscito dalla bocca
    del Di Pietro, ma quest’ultimo ha consentito che la piazza si
    trasformasse nel baraccone da avanspettacolo guittesco che poi è
    diventato specialmente alla fine con altre offese, del tutto
    inopportune, al Papa ed al Presidente della Repubblica. Ancor più
    penoso è stato il tentativo di Di Pietro di scaricare la Guzzanti. In
    quanto a Grillo, le cose scritte da alcuni dei nostri compagni su
    questo Forum si sono rivelate di una esattezza matematica tanto è vero
    che il giornalista Curzio Maltese in un articolo del 10 luglio su “La
    Repubblica” intitolato “Show Business sul palco” le ricalcava
    puntualmente. Oltre a Maltese, hanno preso decisamente le distanze dal
    duo Di Pietro-Grillo anche Nanni Moretti, Giulietto Chiesa, Elio Veltri
    ed altri ancora. Di Pietro e Grillo sono riusciti quindi a spaccare del
    tutto ed in modo irreparabile anche quella che avrebbe potuto essere la
    loro area, l’area nuova del centrosinistra, quella che più volte
    abbiamo ribattezzato come l’area ultrademocratica, area che, in realtà,
    è nata morta o, meglio, non è mai nata. Che non sarebbe mai nata noi
    azionisti lo abbiamo capito prima di tutti gli altri, già ai tempi in
    cui si tentava di varare la Lista Civica Nazionale senza di noi, una
    aggregazione dalla quale siamo usciti immediatamente e che per noi
    nasceva già morta, come in effetti è puntualmente accaduto. Ma torniamo
    alla furba demagogia dipietrino-grillesca sulla Casta.

    La
    Casta va distinta dal Regime e dal Sistema. Su questi tre termini l’IDV
    ed il suo capo fanno molta confusione, come del resto il loro amico
    Grillo. La Casta è una categoria della sociologia della politica, che,
    al contrario di quello che pensano i signori succitati, non è per
    niente un fatto nuovo. Il fenomeno è stato già abbondantemente
    studiato, tanti anni fa, da sociologi della politica del calibro di
    Weber, Pareto, Mosca, Michels; i Nostri non hanno fatto altro che
    riscoprire l’acqua calda e strumentalizzarla ai fini delle proprie
    botteghe sulla scia del fortunato libro di Stella. Il pensiero dei Di
    Pietro e dei Grillo è un pensiero davvero qualunquista e sempliciotto.
    Lo si vede anche da come parlano di Casta e di Regime, come se fossero
    la stessa cosa. Confondono la Casta con il Regime, che invece è una
    categoria della filosofia della politica. Menando il can per l’aia, non
    so fino a che punto in modo naif o in modo consapevole dato il loro
    veramente non eccelso livello culturale, i due (e soprattutto il primo
    cioè Antonio Di Pietro) non si accorgono che l’Italia dei Valori è un
    partito della Casta, nè più, nè meno che tutti gli altri finora
    approdati in Parlamento. Perchè l’IDV dovrebbe essere diverso dagli
    altri? Hanno mai rinunciato al 70% dei propri stipendi parlamentari
    donandolo ad opere di carità e di solidarietà sociale, così come
    farebbe un parlamentare del ‘Nuovo Partito d’Azione’ se fosse presente
    in Parlamento? Hanno mai denunciato lo scempio del finanziamento
    pubblico ai partiti, doppio scempio se pensiamo che era stato già
    abolito da un referendum? E se l’avessero denunciato, hanno mai
    rinunciato al lauto finanziamento? Hanno mai rinunciato a farsi
    chiamare onorevoli e senatori imponendo l’uso del solo termine di
    ‘Signor deputato al Parlamento Nazionale’, come si fa nei paesi seri e
    veramente democratici dell’Occidente? A tutte e quattro le domande la
    risposta è no. Allora in cosa sono diversi dagli altri per quanto
    riguarda l’appartenenza alla Casta? Appartenere alla Casta questo
    significa in pratica; significa godere degli scandalosi privilegi del
    ceto politico professionale, pagati con i sacrifici dei cittadini
    italiani che lavorano e pagano le tasse e, addirittura, anche con altri
    sacrifici da parte dei cittadini che non lavorano. Significa fregiarsi
    dei segni, sempre più odiosi, di quello status da privilegiati. Se la
    Casta è immorale, non vedo in cosa Di Pietro e l’IDV si differenzino in
    meglio dagli altri partiti che hanno bazzicato il Parlamento. Questo
    per quanto riguarda la Casta. Veniamo quindi al Regime. Di Pietro e
    compagnia bella accusano Berlusconi di voler creare un regime
    autoritario. Fin qui possiamo e dobbiamo necessariamente condividere la
    sua accusa, anche se un regime vero e proprio, come già ho avuto modo
    di dire in altre occasioni, non mi pare ancora di averlo visto. Quello
    che non mi spiego è che il Di Pietro politico non segua su questo punto
    la scia del Di Pietro magistrato. In altre parole, mi sembra che quanto
    meno si debba parlare di due regimi; quello berlusconiano, se vogliamo
    sposare in pieno l’accusa di Di Pietro, e quello democristiano della
    Prima Repubblica. E’ davvero molto strano che l’uomo che come
    magistrato dette la spallata più forte, o quanto meno più teatrale, a
    quel regime, poi da politico si dimentichi che in Italia c’era un
    regime anche prima di quello di Berlusconi; se permette, dico che si
    trattò di un regime molto più nefasto ancora di quello berlusconiano.
    Di Pietro si scaglia ogni giorno contro le leggi ‘ad personam’ imposte
    dal centrodestra per Berlusconi e fin qui tutto bene, ma poi dimentica
    o non si accorge nemmeno (sempre che sia in buona fede) che la
    salvaguardia della democrazia tocca molti altri aspetti, non meno
    delicati; le infiltrazioni negli organi di sicurezza dello Stato da
    parte di elementi con ideologia fascista (vedasi il caso Genova 2001 e
    della Commissione sui fatti del G8 che è stata affossata proprio dagli
    uomini di Di Pietro), l’occupazione di tutti i gangli dello Stato da
    parte di un solo partito (una situazione da prima Repubblica),
    l’occupazione della macchina statale con annesse degenerazioni
    clientelari (anche su questo aspetto di enorme importanza la DC ha
    fatto danni incomparabili con quelli finora fatti dai governi
    Berlusconi), tutta la lunghissima sequela di misteri, di morti
    ammazzati, di stragi che hanno insanguinato l’Italia dal 1947 (strage
    di Portella della Ginestra) al 1993. Per non parlare della lotta alla
    mafia o alle mafie ed alle agenzie occulte. Insomma la corruzione
    classica e le leggi pro-Caimano sono solo un 20% dell’impegno per la
    moralità, la giustizia e la democrazia. E dov’è l’altro 80%? Dei temi
    sociali ed economici non se ne parla nemmeno da quelle parti. Strano
    che contro la DC Antonio Di Pietro abbia sempre avuto ben poco da dire,
    così come contro gli inquietanti fenomeni accaduti sotto il regime dc.
    Qualche giorno fa è caduto l’ennesimo anniversario della strage di
    Bologna e non ricordo di aver sentito o letto una forte presa di
    posizione di condanna contro quella fenomenologia deviata e stragista.
    Forse non sono stato attento ma sul sito dell’IDV c’era altro ed una
    forte presa di posizione di ADP, che in questo momento ha una
    visibilità enorme, non l’ho proprio sentita. Ho detto già molte volte
    in passato che quella di Di Pietro Ë una legalità molto limitata, quasi
    da questurino, e mi sembra che le cose stiano proprio così. Mi rendo
    conto di aver già parlato molto di Di Pietro e nello stesso tempo di
    non aver espresso neanche il 10% delle critiche che noi azionisti
    sentiamo di fargli. Io non voglio dire che egli ed il suo Partito non
    debbano attaccare ogni giorno Berlusconi, per quanto gli attacchi dei
    dipietrini girino sempre sugli stessi motivi; lo facciano. Almeno
    rispetto a quell’autentico fallimento che è il PD fanno l’opposizione
    come è giusto che si faccia. Quello che noi azionisti non accettiamo è
    che lui ed il suo partito si atteggino presso l’opinione pubblica come
    i soli ed i veri interpreti della moralità pubblica, dell’onestà, della
    lotta per la giustizia e del politicamente nuovo. Questo semplicemente
    non è vero. E purtroppo spiegare perchè non è vero richiederebbe ormai
    un libro, dal momento che non passa giorno senza che girino voci e
    storie poco chiare sul conto di quel partito e del suo capo. Io
    francamente non saprei neppure dove cominciare tante sono le cose da
    dire. Molti fatti sono stati già portati alla luce e non da avversari o
    da servi di Berlusconi, come recita la propaganda dipietresca, ma da
    personalità di grande prestigio che hanno lavorato per anni fianco a
    fianco con Di Pietro. Uno di questi Ë Elio Veltri. Le cose che racconta
    Veltri sono molto pesanti e se fossero vere, anche solo al 30%, sarebbe
    la fine del mito del paladino della giustizia, del giustiziere senza
    macchia. Vedo che la massa dei fans di Di Pietro non vuol sentire
    ragioni, non vuol neppure ragionare su certi fatti. Si tratta di
    credere a Di Pietro o a Veltri. Io, che ho conosciuto tutti e due, non
    esito a credere a Veltri e non perchè anche noi azionisti facciamo i
    piccoli fans di questo o di quell’altro, ma perchè i fatti che non ci
    piacciono e che non ci convincono sono diventati ormai veramente
    troppi. Quindi, non è che noi stiamo a ripetere a pappagallo le solite
    accuse che vengono rivolte a Di Pietro come quella di essere un
    giustizialista assetato del sangue delle povere vittime finite
    ingiustamente in gattabuia ai tempi di Mani Pulite. Tutto il contrario.
    Noi non riusciamo a prendere sul serio Di Pietro proprio nel ruolo di
    moralizzatore e di rinnovatore della politica italiana e ciò per un
    numero ormai lunghissimo di motivi. Ci tengo a ribadire questo concetto
    perchè una certa visione ingenua circa di Pietro è arrivata a lambire
    finanche i confini della nostra rigorosa comunità neoazionista. E’
    arrivato quindi il momento che noi ci si esprima con parole molto
    chiare su Di Pietro e l’IDV. In sintesi, noi azionisti riteniamo che Di
    Pietro e l’IDV non abbiano i requisiti minimi per interpretare il ruolo
    che ADP e IDV tengono a rivestire. Dico di più per poter essere ancora
    più chiaro; ritengo che, secondo i nostri criteri azionisti, nè Di
    Pietro, nè molti dei suoi uomini potrebbero far parte del nostro
    Partito e della nostra comunità, piccola o meno piccola che essa sia.
    Non raggiungono i nostri criteri minimi per essere considerati da noi
    come paladini della legalità e della moralità o del nuovo in politica o
    per essere accettati come membri di un partito come il nostro di
    intransigenti e radicali rappresentanti della legalità, della moralità,
    della diversità, proprio alla luce di quei valori che essi in buona
    parte millantano e che sono stati a detta unanime incarnati nella
    storia di questo Paese solo da coloro che si sono richiamati alla
    cultura politica azionista. Questo dato deve essere d’ora in poi
    chiarissimo; sia per chi viene da noi, sia per tutti gli altri. Non si
    può essere al tempo stesso azionisti (o neoazionisti) e dipietristi.
    L’azionismo non ha bisogno di ruspanti caricature. E non è solo
    questione di moralità e di onestò, ma anche di stile, come dicevo prima
    a proposito dell’episodio della Carfagna. Faccio un esempio solo
    apparentemente insignificante; qualcuno dei lettori del nostro Forum
    ricorderà quella serata, prima delle elezioni del 2006, in cui Di
    Pietro e l’attuale Presidente del Senato Schifani furono invitati al
    noto programma del Bagaglino. Non potrò mai dimenticare come finì
    quella serata; Di Pietro e Schifani, nella vita politica quotidiana
    acerrimi nemici, si stavano rotolando o, meglio, si stavano
    letteralmente sbracando dalle risate mentre si scambiavano davanti a
    tutti gli italiani torte in faccia, riversi l’uno sull’altro per terra.
    E pensare che uno dei due ora è Presidente del Senato. Di Schifani però
    non voglio parlare; sappiamo chi sono i forzaitalioti.

    Ma chi
    pretende di essere di molto superiore, chi pretende di essere il
    paladino degli onesti che resistono a questa nuova degenerazione della
    politica e del vivere civile che è il berlusconismo, chi pretende di
    essere il giustiziere, il solo giustiziere dei torti subiti dalla gente
    comune, non può poi, di punto in bianco, trasformarsi in oggetto di
    lazzi da taverna e giocarsela a dadi con l’accolito del Don Rodrigo di
    turno. Lo diceva pure Enzo Biagi: capita che qualcuno ingravidi una
    ragazzina, ma se lo fa il parroco lo scandalo è più grande. Per far
    capire la differenza tra uno di noi ed uno di loro, se al posto di Di
    Pietro ci fosse stato uno dei nostri, il giorno dopo sarebbe stato
    messo fuori dal Partito. Dietro di noi abbiamo una tradizione storica
    gloriosa e di grande rigore culturale, stilistico, etico (e politico
    naturalmente) e questo fa una enorme differenza. Per questo, a noi non
    sarebbe mai potuto capitare tra i piedi un De Gregorio qualsiasi, ecco
    perchè tra di noi non abbiamo nè potremo mai avere un solo riciclato
    proveniente dall’Udeur o da Forza Italia o dalla quarta fila dei vecchi
    notabili democristiani del Sud, così come centinaia di altri strani e
    discussi personaggi su cui Di Pietro non ha nulla da ridire. C’è
    un’altra differenza tra noi azionisti ed i dipietristi sul piano etico.
    Essa consiste in quella che potrei definire una sorta di prova
    ontologica della legalità, con rovesciamento dell’onere della prova
    stessa. In altre parole, tutto ciò che per Di Pietro non è platealmente
    illegale diventa ipso facto non solo lecito ma addirittura normale, se
    non proprio prova di moralità. Hai avuto comportamenti molto
    discutibili politicamente e moralmente, ma non sei stato condannato da
    un Tribunale dopo il terzo grado di giudizio o anche dopo il primo?
    Allora sei pulito, puoi essere eletto, il tuo nome non deve entrare
    nella ‘black list’ che i nostri amici giornalisti stilano per gli
    uomini degli altri partiti. Troppo semplice, troppo comodo, però agire
    così e pretendere di essere al tempo stesso il Lancillotto della
    moralità e del nuovo. La cultura, l’immagine, l’etica, lo stile, allora
    non hanno il compito di effettuare nessuna selezione preventiva? Non
    contano nulla? Esattamente ciò che prima definivo una legalità da
    questurino. Sul piano etico insomma non troviamo nessun motivo
    particolare per stabilire un asse privilegiato tra NPA e IDV. Sul piano
    strettamente politico le cose sono ancora meno incoraggianti. Non è che
    lo diciamo noi (che con l’IDV non abbiamo mai avuto a che fare finora,
    a parte un breve momento nel 2006 in cui noi proponemmo loro tre o
    quattro nostre candidature di pura testimonianza nelle loro liste e
    loro rifiutarono la proposta senza darci alcuna spiegazione), ma lo
    dicono tutti coloro che con Di Pietro hanno avuto a che fare. Dire che
    il politico Di Pietro è inaffidabile mi sembra il minimo; da Occhetto e
    Chiesa a Prodi, da D’Alema a Segni, da Fini a Casini fino all’ultima
    vittima Veltroni, le giravolte improvvise del leader Idv non si contano
    nemmeno più. Oggi è un isolato col vento in poppa, ma che sa che tutti,
    per un motivo o per l’altro, ce l’hanno con lui. Quindi, spinge
    l’acceleratore dell’antiberlusconismo al massimo, nel tentativo di
    garantirsi il 5%, che è la sua sola assicurazione per il futuro. Il
    dott. Di Pietro non vuole o non può allearsi con nessuno e nessuno vuol
    più allearsi con lui. Poi, non si può mai dire perchè essendo l’Italia
    un paese in cui tanti fessi si credono furbi non è neanche da escludere
    che faccia una nuova vittima. Qualcuno dell’ex Sinistra Arcobaleno, per
    esempio, stia attento a non essere la prossima. Tutti ormai sanno che
    allearsi con Di Pietro è una operazione ad altissimo tasso di
    rischio.Tra l’altro, Di Pietro politicamente non ha pagato ancora alcun
    dazio perchè è un furbo spregiudicato e finora gli è andata sempre
    bene. Contro l’indulto ha fatto la sceneggiata e se l’è cavata senza
    far nulla di serio per impedirne l’approvazione, nell’ultimo governo
    Prodi se c’era qualcuno che più di tutti dava l’immagine della
    rissosità questo qualcuno era proprio lui ed invece a pagare sono stati
    Mastella ed i partiti della sinistra radicale (per non dire del PS).
    Posso continuare a lungo; chi durante le ultime fasi del governo Prodi
    e prima delle presentazione delle liste poneva veti contro la sinistra
    comunista era sempre lui. Però è andata male solo al PRC e al PDCI (ma
    anche a SD ed ai Verdi). Chi non ha tenuto fede ai patti con Veltroni è
    stato sempre lui. Prendo a prestito, a tal proposito, le parole che
    Giulietto Chiesa ha scritto dopo Piazza Navona; in quella occasione Di
    Pietro ha inveito contro Veltroni e contro la debolezza del PD
    nell’opporsi a Berlusconi, rivendicando nei confronti del PD, che lo
    aveva invece salvato dalla stessa fine che ha fatto la SA ed il PS, il
    preteso ruolo di unica opposizione per IDV:

    “Di Pietro, non
    dimentichiamolo, Ë stato uno degli artefici del ‘successo’ di Veltroni.
    E' un suo alleato. Se vivessimo in un paese normale la prima cosa che
    il pubblico di Piazza Navona avrebbe dovuto chiedergli, a gran voce,
    sarebbe stata di spiegare perchè è entrato nel "pacchetto" di Veltroni.
    Si è sbagliato? Lo dica. Altrimenti saremo costretti a pensare che ci
    sta prendendo tutti per i fondelli”.

    Giulietto Chiesa poi aggiunge
    un’altra considerazione molto interessante. Egli dice che “Di Pietro
    sapeva perfettamente che Veltroni non avrebbe affrontato il conflitto
    d'interessi di Berlusconi, perchè si era messo d'accordo con lui. Ma ha
    fatto il furbo e ha aspettato l'occasione per smarcarsi. Perchè ha
    fatto la manfrina? Per trarne vantaggio per se e per Italia dei Valori.
    A scapito dei cittadini, che hanno elevato - turlupinati - Veltroni e
    il PD a finta opposizione di Berlusconi. Dunque Di Pietro ha
    partecipato all'inganno e, per giunta, sappiamo che ne era consapevole
    fin dal momento del concepimento dell'inganno”. Resta ancora un mistero
    da chiarire, un rebus intorno al quale molti osservatori della politica
    italiana più recente si sono a lungo interrogati in questi ultimi
    quattro mesi senza sapersi dare ancora una risposta: ma perchè Veltroni
    ha fatto l’accordo elettorale proprio con Di Pietro? I socialisti si
    chiedono pure; perchè con Di Pietro e non con noi? Io voglio proporre
    una chiave di lettura che parte proprio da una cosa che ha ricordato
    Chiesa; Veltroni fece, prima delle elezioni, un patto segreto con
    Berlusconi.

    La prima delle merci di scambio era appunto, come dice
    Chiesa, l’impegno di Veltroni a non affrontare il conflitto di
    interessi. L’altra era di imporre il bipartitismo coatto aiutandosi a
    vicenda nel far fuori il maggior numero di alleati scomodi, o ex
    alleati scomodi o potenziali futuri alleati scomodi, possibile. Chi mi
    legge ricorderà che prima della formazione delle liste e delle alleanze
    giravano voci di una possibile alleanza di Di Pietro con Casini, con
    Pezzotta e con Tabacci, l’odierna neodemocristiana Unione di Centro.
    Non erano solo voci. I giornali avevano pubblicato notizie di incontri
    svoltisi al Ministero delle Infrastrutture per costituire questo nuovo
    polo. Questo dava fastidio a Berlusconi che si era fissato di poter
    provocare l’estromissione di Casini e dell’Udc dal Parlamento e la
    manovra non sarebbe potuta andare in porto se alle truppe democristiane
    di Casini si fossero unite anche quelle dell’ex pm. A quel punto
    Berlusconi, nell’ambito dell’accordo con Veltroni e delle larghe
    intese, chiede a Veltroni di staccare Di Pietro da Casini. Come? C’era
    un solo modo; quello di associare Di Pietro in una alleanza con il Pd.
    E’ una ricostruzione fantasiosa? Può darsi. Attendo in tal caso
    smentite e chiarimenti da parte degli interessati. Certo è che prima
    delle elezioni si consumò da parte degli alleati PD-IDV una complessa
    commedia degli ‘inciuci’ e degli inganni. Ci vuole ben altra
    credibilità politica per fare l’opposizione a Berlusconi.

    In ogni
    caso, la scorrettezza di Di Pietro nei rapporti politici ha pagato
    finora solo per lui. Lui è l’unico a stare bene oggi nell’ex
    centrosinistra e tutti gli altri sono a pezzi. Di Pietro, in altri
    termini, prima ha seminato zizzania ed animosità nel cortile del
    centrosinistra spingendo anche Veltroni alla rottura con il resto della
    coalizione ed ora che ha contribuito così tanto allo sfascio della
    coalizione specula ai suoi esclusivi fini sullo stato catatonico, ormai
    conclamato, dell’ex Unione, rivoltandosi anche contro Veltroni e
    rialzando la posta sempre di più nei suoi confronti ben sapendo, già da
    prima delle elezioni, dove e quando avrebbe potuto colpire anche il Pd
    alle spalle. A questo punto deve solo sperare che il suo gioco al
    massacro in campo amico (e purtroppo non nemico; Di Pietro è la
    migliore polizza per la tenuta del centrodestra) gli vada sempre bene.






    Che Di Pietro oggi sia l'unico a fare opposizione non è un'affermazione
    corretta. Con tutti i limiti impostici dalla mancanza di visibilità e
    di mezzi, noi dell'N.P.A. abbiamo sempre fatto sentire la nostra voce.
    Le testimonianze scritte, tutt'ora visibili sul nostro sito e su questo
    stesso forum ne sono la conferma. A differenza di Di Pietro che propone
    un'opposizione calcolata, monotematica, ossessiva e a tratti delirante,
    la nostra era, è e sarà, rivolta a 360° in tutte le direzioni e verso
    tutti quei soggetti che a nostro avviso sono meritevoli di critiche.

    Di
    Pietro ha scelto (come qualcuno ha giustamente sottolineato) di
    specializzarsi in un solo tipo di opposizione indentica a se stessa da
    quindici anni, e comunque l'unica che è in grado di fare, di facile
    presa, fanatica, portatrice, oggi più che in passato, di una messe
    crescente di consenso che in definitiva è l'unico vero interesse
    dell'ex P.M.

    Se non vi fosse Berlusconi e i suoi processi, le sue
    prescrizioni, le sue leggi ad personam, che cosa ne sarebbe di Di
    Pietro? Che cosa avrebbero da dire, lui e IDV sulle questioni veramente
    urgenti e che stanno soffocando la nazione?

    Fortunatamente per Di
    Pietro, Berlusconi e il suo codazzo di obrobri esiste e lui pesca a
    piene mani in questa feccia. La domanda a cui non ho ancora avuto
    risposta ne da Di Pietro ne dai suoi fans o estimatori è però, sempre
    la stessa: dove si nascondeva lo scalpitante e furioso don Tonino
    odierno, il fustigatore del crimine, quando faceva parte della
    maggioranza ed aveva responsabilità di governo? Perchè non ha usato
    questo piglio da giustiziere quando aveva il potere reale per dare
    concretezza alle proposte politiche che adesso, standosene
    all'opposizione gli sono diventate così facili?

    E dov'erano e cosa
    facevano allora, i piccoli fans dipietristi che oggi osannano il loro
    nuovo guru, quando lo stesso ha, quasi senza batter ciglio, lasciato
    passare l'indulto, impedito la commissione d'inchiesta sul G8, lo
    smantellameno della società per la costruzione dello stretto di Messina?

    [color=#FF9900]Che
    cosa dicono costoro apprendendo la notizia che il loro beniamino sembra
    nascondere molti scheletri nei vari armadi dei suoi................. E'
    stato necessario inserire alcuni omissis perchè sono in corso
    accertamenti giudiziari tra[/color] Antonio Di Dietro ed il
    quotidiano "Il Giornale".....................Della sua presunta
    gestione dispotica del partito? Quanti di loro conoscono o vogliono
    conoscere, gli spregiudicati accordi elettorali tra IDV, UDEUR,
    Democrazia cristiana & C. stipulati ovunque a livello locale mentre
    in parlamento (e quindi sotto i riflettori) non si perdeva una sola
    occasione per attaccare Mastella e soci?

    Conoscono costoro la
    disinvoltura con la quale Di Pietro di volta in volta strizza l'occhio
    a questo o quel partito, questo o quel politico a seconda dell'utilità
    del momento? Perchè personaggi noti per la loro correttezza ed onestà
    politica, si sono bruscamente distaccati da IDV, diventandone in alcuni
    casi acerrimi critici, dopo aver conosciuto da vicino il nuovo
    giustiziere molisano?

    Quali parole e quali fatti possono essere
    attribuiti a Di Pietro in favore di chi ha difficoltà ad arrivare alla
    fine del mese, dei precari, degli usurati, delle fasce più deboli e
    dimenticate della popolazione? Che cosa ha fatto per queste categorie
    di persone alle quali anche io mi sento di appartenere? Da ministro
    delle infrastrutture, perchè non ha incentivato in modo deciso la
    costruzione di alloggi popolari per i ceti deboli preferendo,
    .........................OMISSIS.................. ........................

    E'
    facile atteggiarsi a paladino della giustizia sfondando la porta aperta
    delle pendenze penali di Berlusconi, facendo leva su un malcontento
    informe e generalizzato, calamitandone l'attenzione con sparate
    inconcludenti o tramite una comicità che si pasce solo di se stessa.

    Se questa è l'opposizione che sa fare Di Pietro posso serenamente affermare che il paese e noi tutti ne possiamo fare a meno.
    Consideriamo
    poi che tutta questa manfrina ha ottenuto il risultato di far lievitare
    solo il consenso di IDV (ed in prspettiva io suoi rimborsi elettorali)
    mantenendo inalterate le questioni ed i problemi reali di questo stato.
    Questa non è opposizione vera, questo è, a mio parere, un deliberato e
    vergognoso sfruttamento delle frustrazioni e del malessere sociale ad
    uso e consumo di uno solo... Vi lascio indovinare chi!







    L'Italia Dei Favori
    (di Fabrizio Colonna)

    Una
    nuova era si apre nel Paese: quella del dipietrismo, fatta di gestione
    del partito senza democrazia, inciuci con gli avversari politici negli
    enti locali, conflitti d'interesse grandi come una casa nella gestione
    delle opere pubbliche, colate di nomine e pioggia di finanziamenti nei
    feudi elettorali.

    Una per una, ecco in esclusiva tutte le
    magagne, compresa una tegola che potrebbe arrivare da Milano: un taglio
    da 24 milioni di euro. Dopo quello degli elettori Antonio Di Pietro
    dovra' presto sottoporsi ad un altro giudizio, quello del Tribunale di
    Milano. E non e' affatto detto che debba cavarsela brillantemente come
    nelle Politiche del 14 aprile scorso. Il giudice Giuseppe Tarantola
    dovra' decidere sulla richiesta di sospensione dei finanziamenti
    pubblici all'Italia dei Valori, chiesta dall'ex segretario del partito
    di Di Pietro, Mario Di Domenico, che dal 2003 sta cercando di avere
    ragione del modo a suo avviso scorretto con il quale l'ex pm di Mani
    Pulite gestisce i finanziamenti statali. Se Tarantola non concedera' la
    sospensiva, la causa civile che Di Domenico ha avviato per annullare
    una serie di delibere dell'IDV, andra' comunque avanti e tra un paio
    d'anni arrivera' la sentenza. Di Domenico e' un avvocato abruzzese di
    49 anni che dal 1997 al 2003 e' stato, insieme a Silvana Mura, la
    persona piu' vicina all'ex magistrato molisano. E' lui l'autore dei
    tanti statuti del partito ed e' stato lui, nei sette anni in cui ha
    resistito accanto a Di Pietro, a tenere i cordoni della borsa
    dell'Italia dei Valori.

    I soldi, dice Di Domenico, sono il vero
    pallino di Di Pietro. Per controllare gli enormi flussi di denaro
    pubblico, 22 milioni di euro tra il 2001 e il 2006, l'ex ministro del
    governo Prodi ha costruito un partito incompatibile, sostiene Di
    Domenico, con la costituzione repubblicana e con i principi di quella
    democrazia cui l'ex magistrato si richiama con tanto ardore. Un partito
    monoliticamente controllato da Di Pietro stesso attraverso
    l'associazione “Italia dei Valori” alla quale si accede solo attraverso
    un atto notarile e il cui presidente coincide con quello del partito.
    Con l'articolo 16 dello statuto l'ex pm ha persino disposto che
    presidente dell'associazione possa essere solo il fondatore del
    partito, ovvero Di Pietro stesso, e, si legge, “fino a sua rinuncia”.
    Una disposizione che ha dell'incredibile, osserva Elio Veltri, un altro
    che dopo aver visto da vicino Di Pietro ha deciso di abbandonarlo.
    L'articolo 16 concede infatti al leader dell'IDV poteri illimitati.
    Solo lui puo' modificare lo statuto, nominare il tesoriere, approvare i
    bilanci e ripartire i fondi. Una vera e propria dittatura concepibile
    solo nei regimi autocratici zaristi e mai vista nemmeno durante il
    fascismo e il craxismo, commenta Veltri. In questo modo nessuno
    all'interno dell'IDV puo' mettere in minoranza Di Pietro cosi' come
    avviene in ogni normale partito e se per ipotesi cio' accadesse,
    comunque Di Pietro manterrebbe nelle sue mani il controllo della
    cassaforte del partito. A scrivere questo Statuto era stato Di Domenico
    su richiesta dello stesso Di Pietro. Di Domenico insieme alla Mura e al
    politico di Montenero di Bisaccia era stato protagonista del “golpe”
    interno con il quale il 9 settembre del 2000 fu segretamente modificato
    lo statuto del partito. L'IdV era infatto nato nel 1998 a San Sepolcro
    presso lo studio del notaio Fanfani e contava su 250 militanti come
    soci fondatori. Troppi per Di Pietro, che con i suoi due fedelissimi
    decise di ridurli a 3. Ovvero Di Pietro, la Mura e Di Domenico. Poi
    quest'ultimo comincio' ad avere dei dubbi e prese coscienza del fatto
    che in questo modo si sarebbero potute verificare delle gravi
    distorsioni nell'utilizzo dei fondi pubblici. E lui ne sarebbe stato
    complice. L'avvocato abruzzese chiese quindi a Di Pietro di aprire il
    partito ad una gestione piu' democratica. Di Pietro rispose dapprima di
    si', ma poi ando' dritto per la sua strada, in compagnia della
    fedelissima Silvana Mura e cooptando, al posto di Di Domenico, la
    propria moglie Susanna Mazzoleni. Di Domenico ha gia' denunciato per
    truffa il politico molisano alla Procura di Roma, denuncia che il 17
    marzo scorso e' stata archiviata su richiesta dello stesso pm Giancarlo
    Amato. Non senza una circostanza da sottolineare: ad accettare la
    richiesta di archiviazione di Amato e' stato il gip Luciano Imperiali,
    il quale ha sostituito nel corso del mese di febbraio, a pochi giorni
    dall'udienza preliminare, la gip Carla Santese. Quest'ultima aveva
    respinto la prima richiesta d'archiviazione di Amato ravvisando una
    serie di reati, tra cui l'appropriazione indebita, che prima non erano
    stati individuati e che aveva chiesto di approfondire. Si sarebbe
    giunti ad un'archiviazione anche se a decidere invece del napoletano
    Imperiali fosse stata la Santese? Impossibile dirlo, quello che e'
    certo e' che nonostante abbia chiesto il proscioglimento, lo stesso pm
    Amato ha pronunciato su Di Pietro un giudizio non certo lusinghiero,
    bollando il comportamento del leader dell'IDV come censurabile almeno
    dal punto di vista morale. Secondo Di Domenico pero' al gip Imperiali
    e' sfuggito un fatto non secondario. Uno degli episodi piu' controversi
    della vicenda presa in esame dai giudici romani riguarda la
    partecipazione di Di Domenico ad una riunione dell'assemblea
    dell'associazione IDV, tenutasi il 30 ottobre del 2003. La sentenza
    accerta che a quella riunione Di Domenico non partecipo' essendosi
    dimesso da socio poco prima, eppure la stessa sentenza non dispone come
    nulli gli atti deliberati da Di Pietro in un'altra assemblea tenutasi
    il 5 novembre 2003, sei giorni dopo, e che in mancanza di Di Domenico,
    ancora socio a tutti gli effetti secondo lo statuto, non poteva essere
    valida.
    LO STATUTO DEL RE SOLE In quella sede Di Pietro ha approvato
    lo statuto “aperto” che gli aveva chiesto il suo ex socio e anche il
    bilancio del partito. Statuto aperto che pero' Di Pietro si rimangera'
    il 20 dicembre successivo quando si rechera' da un altro notaio (Di
    Pietro ha cambiato notai in modo vorticoso) e, dopo aver registrato le
    dimissioni di Di Domenico, fara' approvare un nuovo Statuto, quello che
    di fatto lo trasformera' nel “Re Sole” dell'IDV. Solo il 26 luglio del
    2004 Di Pietro registrera' da un altro notaio l'ingresso di nuovi soci
    nell'associazione IDV. E proprio il tempo trascorso tra quest'ultima
    assemblea e la precedente, quella del 20 dicembre 2003, e' stato alla
    base di un ricorso al Tribunale di Milano inoltrato da Elio Veltri e
    Achille Occhetto. Secondo la loro tesi l'Associazione IDV in base al
    codice civile doveva essere dichiarata estinta perche' Di Pietro era
    rimasto per piu' di sei mesi socio unico. Il ricorso di Veltri e
    Occhetto e' stato pero' rigettato dal giudice Tarantola. Insomma finora
    il leader dell'IDV, sia in sede penale che civile, se l'e' sempre
    cavata. Tuttavia Di Domenico ritiene di avere ancora alcune carte da
    giocare. Per percepire i rimborsi elettorali stabiliti dalla legge, i
    partiti debbono depositare presso i Ministeri dell'Interno e del Tesoro
    il proprio statuto. Ora nel caso del partito dell'ex ministro molisano,
    sostiene Di Domenico, accade che lo statuto depositato sia quello del
    2001 e che in esso si stabilisca che ad approvare i bilanci sia
    l'Esecutivo nazionale del partito, mentre secondo lo statuto
    attualmente in vigore ad approvare i consuntivi e' l'assemblea
    dell'IDV. Accade quindi che lo Stato abbia erogato 22 milioni di euro
    ad un partito politico che, in base a quanto ufficialmente dichiarato
    presso i Ministeri competenti, approverebbe il suo bilancio con un
    organismo composto da sette persone, mentre in realta' i documenti
    contabili vengono esaminati da un organo di partito composto, come
    sappiamo, da Di Pietro, da sua moglie e dalla tesoriera Silvana Mura,
    da lui stesso nominata e da lui stesso revocabile. Insomma, le stesse
    persone che redigono il bilancio sono poi chiamate ad esaminarlo.
    Perche' il nuovo statuto non e' mai stato depositato nei Ministeri
    competenti? Una semplice dimenticanza? Secondo Di Domenico inoltre una
    norma dell'attuale statuto dell'IDV non e' compatibile con le leggi in
    vigore secondo le quali, in caso di scioglimento di un partito, a
    gestire il patrimonio dello stesso debbano essere i prefetti.
    L'articolo 12 dello statuto dell'IDV, dispone invece che a gestire il
    patrimonio in caso di scioglimento sia il presidente fondatore, ovvero
    Di Pietro stesso. Questo particolare era stato rilevato dalla gip Carla
    Santese che lo aveva riportato nel decreto di fissazione dell'udienza
    preliminare, attribuendo a Di Pietro il reato contemplato dall'articolo
    640 bis del codice penale, ovvero, “truffa aggravata per il
    conseguimento di erogazioni pubbliche”. Ma anche questa possibile
    imputazione su sollecitazione della procura capitolina e' stata
    lasciata cadere dal giudice per le indagini preliminari Luciano
    Imperiali e Di Pietro ha potuto continuare a gestire indisturbato il
    suo partito e i cospicui rimborsi statali che, dopo il boom di suffragi
    delle ultime politiche, raddoppieranno o quasi. E a conferma della tesi
    che i soldi sono per Di Pietro davvero importanti, l'ultimo voltafaccia
    politico dell'ex magistrato potrebbe avere come movente proprio il
    danaro: se il gruppo parlamentare unico con il partito democratico
    sbandierato in campagna elettorale non si fara' piu' e' anche perche'
    Di Pietro si e' accorto che da solo l'IDV, oltre ad avere piu'
    visibilita', incassera' anche piu' soldi.
    L'INCIUCIO DI VENAFRO
    Rischia di diventare un caso nazionale l'inciucio di Venafro. Nella
    cittadina molisana alle porte del casertano, il 13 aprile una lista
    civica composta da Forza Italia, Partito Democratico e Italia dei
    Valori ha vinto le comunali eleggendo sindaco Nicandro Cotugno,
    candidato del governatore forzista Michele Iorio. Un'alleanza definita
    “imbarazzante” dal responsabile nazionale enti locali del Pd, Andrea
    Causin e che ha tra i sostenitori piu' convinti Antonio Di Pietro, il
    quale l'ha difesa persino contro il volere del coordinatore regionale
    del partito, Giuseppe Astore. D'intesa con Di Pietro si e' mosso il
    leader venafrano IDV, Nicandro Ottaviano, consigliere regionale, la cui
    moglie ha ottenuto da Di Pietro una consulenza da circa 80.000 euro
    l'anno presso il Ministero delle Infrastrutture. Ottaviano, figlio di
    un ex sindaco Dc e An, ha rifiutato la candidatura a primo cittadino
    offertagli dal centrosinistra, preferendo accordarsi con Forza Italia e
    con il leader locale del Pd, l'imprenditore Massimiliano Scarabeo,
    consigliere regionale eletto con la Margherita ed ex esponente di An.
    Scarabeo ha diversi problemi giudiziari: ad Isernia e' sotto processo
    per bancarotta fraudolenta, e' stato denunciato per truffa e calunnia,
    mentre presso il giudice di pace di Venafro e' alla sbarra per minacce;
    ha riportato una condanna in primo grado per aver spaccato il setto
    nasale ad un ex socio e come dirigente di una squadra di basket, e'
    stato squalificato fino al 2011 per aver aggredito un arbitro. Ora su
    di lui pende anche una richiesta di espulsione dal Pd, nel quale, per
    la verita', in tutto il Molise dopo la batosta elettorale e' cominciato
    uno spietato regolamento di conti interno. Di Pietro con il 27,7% dei
    consensi ha infatti surclassato i cugini veltroniani fermatisi al 19% e
    l'Italia dei Valori, dopo una campagna elettorale aggressiva e polemica
    verso gli alleati, ha anche strappato diversi esponenti politici di
    primo piano ai “fratelli coltelli”.

    Il successo molisano del
    partito dell'ex magistrato si deve ad un fattore ancora efficace in
    territori da sempre feudi Dc: la spesa pubblica. Di Pietro ha cavalcato
    la protesta dei sindaci delle zone terremotate contro il Governo
    costringendo Prodi ad accontentarlo e a sottrarre 50 milioni di euro ai
    fondi della Protezione civile destinati ai Canadair antincendio. Come
    ministro ha convogliato nella sua regione la bellezza di 5 miliardi di
    euro e tra le tante opere finanziate, la piu' cospicua, con 3 miliardi,
    resta l'Autostrada del Molise, un'arteria che, arrecando notevoli danni
    ambientali, dovrebbe unire San Vittore a Termoli. Se non c'e' alcuna
    certezza che l'autostrada sara' davvero terminata, nel frattempo pero'
    Di Pietro e Iorio si sono spartiti le poltrone resesi disponibili nel
    neonato Consiglio d'amministrazione e il leader dell'IDV, ha nominato
    tra i suoi, Francesco Mancini, uno dei fondatori di Forza Italia in
    Molise. Se a Roma infatti Di Pietro recita la parte
    dell'anti-Berlusconi, a Campobasso stringe intese con il piu' fedele
    uomo del Cavaliere, quello Iorio del quale imita la politica
    assistenzialista e clientelare veterodemocristiana. Il capolavoro
    dell'ex magistrato di Mani Pulite e' in questo senso la regalia di 52
    milioni di euro elargita a ben 104 comuni molisani su 136 qualche
    giorno prima delle elezioni. Un finanziamento Cipe con una causale
    molto poco ministeriale, “manutenzione straordinaria strade comunali”
    annunciata ai vari sindaci con una lettera del coordinatore regionale
    dell'IDV. Roba da far impallidire il ricordo di Remo Gaspari. F. C.







    Nell'immaginario collettivo, Di Pietro ha recitato sempre la parte del
    buono contro i cattivi. Mutuando un personaggio delle "Iene" è stato
    considerato come il "Moralizzatore".

    Diciamo
    che è stato un buon attore, un front-man navigato che ha saputo tenere
    e consolidare, le rendite di immagine che gli derivavano da
    tangentopoli. E' riuscito, con la sua eloquenza rustica a sommergere
    con gli slogan le discutibilissime scelte elettorali che IDV faceva
    soprattutto a livello locale, dove gli accordi con UDEUR, Nuova Dc ed
    altri soggetti simili, erano all'ordine del giorno.

    Poi ha sentito
    il vento nuovo della pseudo antipolitica grillesca ed ha fiutato
    l'affare. Ha cercato in tutti i modi di attirare a se il comico ed i
    suoi Meetup, immaginando di poter notevolmente far lievitare i suoi
    consensi.

    Ha tirato la corda fino a quando ha capito che Grillo, non
    avrebbe mai rinunciato al suo ruolo di prima donna per mettersi al
    servizio di Don Tonino...

    Poi c'è stata la caduta del governo...
    Un
    partito serio ed attaccato ai suoi valori che farebbe? Rinuncerebbe il
    più possibile al compromesso a ribasso e sfiderebbe la roulette della
    campagna elettorale. Per le persone oneste e limpide, non vi sono
    lusinghe che tengano! Chi ritiene di essere nel giusto, portatore di
    idee incorruttibili e non svendibili, lotta contro tutto e tutti per
    farle valere.

    Un posto da deputato, non giutifica la mortificazione
    della dignità di un partito. Se sono convinto che ciò che asserisco è
    giusto, allora sottopongo la mia idea alle scelte degli elettori.
    Raccoglierò 1, 10, 100; non importa!

    Quello che conta è essere
    rimasto me stesso, fedele ai miei principi e senza i rimorsi di
    coscienza che i compromessi al ribasso, immancabilmente danno.

    Ma
    questi ragionamenti sono familiari solo agli azionisti e non a chi ha
    continuato, pur asserendo il contrario, a grufolare nella fogna di
    questa politica.

    Davanti allo spauracchio di rimanere escluso dalla
    mensa del potere, Di Pietro ha preferito buttare tutto a mare e salire
    sulla barca, più sicura del PD.

    Incurante della base, di tutti
    coloro che hanno creduto in IDV e nei suoi progetti, dei tanti che
    hanno lavorato sodo. Di Pietro ha scelto di ritagliare un posto al sole
    solo per se stesso e qualche suo fedelissimo.

    Che cosa ne sarà
    adesso delle battaglie di Di Pietro? Con quale coraggio potra fare
    certe affermazioni, prima così naturali, ora che si è venduto al
    padrone Veltroni? Se gli andrà bene, dienterà uno dei tanti
    capicorrente del PD, se gli andrà male verrà dimenticato.

    Voglio
    rivolgere un appello alla base di IDV, a quelli che davvero credono che
    questa politica può essere cambiata. Non rendetevi complici di questo
    scempio, rendetevi conto che il vostro "capitano" ha abbandonato voi e
    la barca, molto prima che potesse affondare!

    Il N.P.A vuole
    raccogliere questa sfida e farsi promotore e veicolo della vera lotta
    alla casta. Una lotta che necessariamente deve essere fatta fuori dal
    palazzo, tra la gente. Questi politicanti da quattro soldi, riescono
    solo a parlare di questioni elettorali, spartizione del potere e del
    denaro. Dove sono le risposte a tutti coloro che alla fine del mese non
    riescono a pagare la bolletta della luce? Cosa partoriscono le menti
    erudite di questi politici quando si tratta di alleviare il disagio di
    quelli che hanno perso il lavoro? Dove sono il pathos e le belle
    parole, quando si tratta di far uscire molta parte di questo
    disgraziato popolo italiano dalla disperazione?

    Cosa rispondono costoro a quanti non riescono ad unire il pranzo con la cena?
    Le
    bocche tacciono quando escono fuori dai slotti e dagli studi
    televisivi. Le menti si annebbiano quando si spengono le luci e la
    trasmissione è finita. Questo sanno fare costoro: parlare di se stessi
    e delle loro esigenze come oligarchia; il resto è solo polvere da
    nascondere sotto il tappeto.









    «Fuori de Magistris». E Tonino accettò
    Il Pd: tre posti ai radicali. Bonino tentata

    Veltroni
    a Di Pietro: molti non ti volevano, ho deciso io. Bindi, Parisi e
    Polito contrari. De Mita sarà escluso all'ultimo momento per evitare
    che passi alla Rosa Bianca

    ROMA — Quando si è presentato al loft
    per siglare l'accordo con il Pd, Antonio Di Pietro era pronto a fare
    un'altra concessione al Partito Democratico. Tra le sue carte c'era un
    bozzetto con il simbolo dell'Italia dei Valori e la scritta «per
    Veltroni». Ma non vi è stato bisogno nemmeno di fare quel passo. Il
    leader del Pd aveva già deciso per l'accordo. E ai suoi l'aveva
    spiegata così: «Innanzitutto dobbiamo evitare che Di Pietro vada con la
    Rosa Bianca, e anche nel caso in cui andasse da solo ricordiamoci che
    potrebbe attirare tutti i voti dei girotondini e dei sostenitori di
    Grillo e questo ci porterebbe via consensi». Ragionamento non tanto
    campato in aria perché tra i molti bozzetti che l'ex magistrato aveva
    fatto preparare ve ne era anche uno in cui figurava un'elegante rosa
    bianca. Le condizioni poste da Veltroni a Di Pietro sono state tre.

    La
    prima era stata già accettata: fare gruppo parlamentare comune nella
    prossima legislatura. La seconda anche. Veltroni ha chiesto al leader
    dell'Italia dei Valori di poter metter bocca sulle sue candidature. Ed
    è accaduto così che ancor prima dell'incontro al loft il nome di de
    Magistris, inserito tra le candidature possibili di Idv, venisse
    cancellato con una bella croce sopra. Terza condizione: poiché il Pd
    dovrà procedere a un certo rinnovamento, Di Pietro deve promettere che
    non metterà in lista i parlamentari del Partito Democratico fatti
    fuori, che non saranno pochi. Alla fine, per esempio, non verrà
    candidato l'ottantenne Ciriaco De Mita ma per bocciarlo si aspetta
    l'ultimo momento utile, onde evitare che passi armi, bagagli e voti
    irpini alla Rosa Bianca. Intesa siglata, dunque. Del resto anche il
    ministro delle Infrastrutture un suo interesse lo aveva: i sondaggi lo
    davano oscillante tra il 3,5 e il 4,5 per cento. Insomma, Di Pietro non
    aveva la matematica certezza di passare il quorum necessario a chi non
    si apparenta. Veltroni, nel colloquio con il leader dell'Italia dei
    Valori, è stato franco: «Guarda che una parte del Pd non ti voleva, ma
    siccome ogni decisione è stata delegata a me io ho stabilito di
    stringere questo accordo ». Accordo che non piace ad Arturo Parisi («è
    uno sbaglio»), a Rosy Bindi, a tanti prodiani, a una parte degli ex
    ppi, ma anche a un personaggio come il senatore Antonio Polito, che
    dice: «Sono contrario». Ma così è.
    Perdonami ma non hai riportato nessuna fonte, ma solo opinioni di parte, eccessivamente di parte, tipico dei tifosi/dipendenti di Berlusconi.

    Al contrario, ci sono prove valutare dai tribunali che tolgono i dubbi su di Pietro, e del resto basta vedere il suo operato sempre coerente.
    Capitolo 1: la vicenda Salamone

    Comincerò dalla vicenda di Fabio Salomone, di cui pubblico la “Sentenza della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura” n. 2/98 del 16 gennaio 1998 in cui si “dichiara il dr. Fabio Salamone responsabile della incolpazione ascrittogli al capo A - vale a dire responsabile del fatto che non si fosse astenuto dallo svolgere indagini su di me- e gli infligge la sanzione disciplinare dell’ammonimento-” (così testualmente il dispositivo).
    Comincio da questo provvedimento perché riguarda proprio il magistrato della Procura della Repubblica di Brescia che indagò a ripetizione su di me formulando a mio carico una miriade di accuse, poi tutte smontate dai giudici “perché il fatto non sussiste”. Certo, alla fine ho avuto giustizia ma quelle accuse furono prese e rilanciate da altri che avevano interesse a costruirmi addosso una montagna di nefandezze che non avevo commesso, con lo scopo di non rendere credibile il lavoro che avevo fatto come magistrato e quindi – per una insana proprietà transitiva – irrilevanti le porcherie che avevo scoperto nei loro confronti.
    Ebbene, credo proprio che poche persone abbiano mai saputo che il Dr. Fabio Salamone doveva astenersi dall’indagare su di me in quanto io in precedenza avevo effettuato rilevante attività di indagine a carico di suo fratello Filippo Salamone, successivamente incriminato ed arrestato in altra sede per gravi delitti. Per saperne di più sulle vicende di Filippo Salamone, basta cercare in Rete (leggi "Mafia e appalti, condanna definitiva per Filippo Salamone"). Trattasi di un imprenditore siciliano che venne individuato – anche nell’ambito dell’inchiesta Mani pulite – come uno dei terminali tra le imprese mafiose del Nord e la mafia. Infatti egli è stato alla fine condannato in via definitiva a 6 anni di carcere per concorso in associazione mafiosa (insieme a Lorenzo Panzavolta della Calcestruzzi Spa, figura di spicco nell’inchiesta Mani Pulite).
    In questa sede, mi interessa però far rilevare il fatto che io ho denunciato al CSM il dr. Fabio Salamone dopo – e solo dopo – che le indagini sul mio conto si erano concluse. Non volevo che si pensasse che me la prendessi con lui per non volermi sottoporre alla Giustizia né che io volessi confondere e mischiare la sua storia personale di magistrato con quella di imprenditore cosìcosì di suo fratello Filippo. Queste cose le fa chi sa di non essere innocente.
    Della storia che ho appena raccontato ne ho parlato una volta con un giornalista, Piero Colaprico, cosa che il dott. Fabio Salamone non ha gradito citandoci in giudizio entrambi per diffamazione.
    Allego la sentenza numero 33125 del Tribunale di Roma che invece “rigetta la domanda” del dott Fabio Salamone in quanto “deve ritenersi, nel caso di specie, l’insussistenza di una responsabilità civile non ravvisandosi un contenuto diffamatorio punibile nelle affermazioni dell’intervistato”. Carta canta!
    Tags: Fabio Salamone, Filippo Salamone, Giovanni Falcone, Lorenzo Panzavolta, Paolo Borsellino


    Capitolo 2: la questione Gorrini

    In questi anni, molti si sono divertiti e molti hanno avuto interesse a criminalizzarmi a seguito di un’inchiesta svolta nei miei confronti nel 1995 dai magistrati di Brescia (specie il dr. Salamone di cui ho parlato nel primo capitolo) e riguardante i miei rapporti con il dr. Gorrini, avvenuti oramai oltre 20 anni addietro. Secondo l’accusa, io avrei preteso da Gorrini:
    -un prestito di 100 milioni, senza interessi;-la cessione gratuita di una autovettura Mercedes;-l’affidamento a mia moglie (che fa l’avvocato) di cause della Maa Assicurazione riguardante sinistri stradali;-il ripianamento dei debiti contratti alle corse dei cavalli da Eleuterio Rea, persona che avrei pure favorito all’epoca in cui egli divenne Capo dei Vigili di Milano. In tutti questi anni, le suddette accuse mi sono state rinfacciate in ogni occasione, come se avessi davvero commesso i reati in questione. Anzi tutti oramai le danno per acquisite.
    Ebbene, pubblico la sentenza di primo grado n. 189 del 29.03.96 del GIP di Brescia (allego il documento integrale diviso in pagine: indice - 1-20 - 21-41 - 42-62 - 63-83 - 84-104 - 105-134), in cui - dopo una meticolosa ricostruzione di tutti gli avvenimenti in ben 132 pagine fitte fitte di motivazione - il giudice così conclude : “dichiaro non luogo a procedere nei confronti di Di Pietro Antonio in ordine ai reati ascritti perché i fatti non sussistono”. Per intenderci, le accuse sopra menzionate – e di cui giornalisti prezzolati e politici interessati si sono riempiti la bocca in tutti questi anni per denigrarmi – semplicemente “non sussistono”. Come a dire che – se fossi stato accusato di omicidio – il morto sarebbe in realtà vivo.
    Non basta. Anche la Corte di Appello di Brescia, investita della questione dalla Procura, ha confermato senza riserve la sentenza del GIP. Pubblico la sentenza d’Appello n. 829/97 del 9 luglio 1997 della Corte di Appello di Brescia (allego il documento integrale diviso in pagine: indice - 1-20 - 21-31 - 32-42 - 43-53 - 54-64 - 65-75 - 76-86 - 87-97 - 98-107), anch’essa preceduta da una motivazione di oltre 100 pagine.
    Per una più comoda lettura, invito a seguire gli appositi indici, sia della sentenza di primo grado che della sentenza d’appello dei rispettivi quel documenti.
    A questo punto, vi chiederete: ma perché allora Gorrini ha accusato ingiustamente Di Pietro? Se lo è chiesto anche il Giudice ed al riguardo ha scritto l’apposito capitolo 9°, significativamente intitolato “le reticenze, gli interessi, i legami di Gorrini”. Sono ben 29 pagine di “cruda verità” (da pag. 71 a pag. 99 della prima sentenza), finora sostanzialmente inedite, che da sole dovrebbero bastare per far capire (a chi ne ha voglia ed è scevro da preconcetti di qualsiasi natura) che cosa all’epoca è stato messo in piedi – e chi lo ha fatto e perché – per fermare Mani Pulite.
    Sull’analisi di queste 29 pagine di motivazione giudiziaria tornerò a parlare in uno dei prossimi capitoli di questa storia a puntate. Per ora mi basta segnalare il seguente passo della sentenza del GIP: “…scaturisce il fondato sospetto che lo stesso (Gorrini) abbia volutamente alterato i contenuti reali dei rapporti con Di Pietro, strumentalizzandoli per interessi propri e di altri personaggi inquisiti dall’ex magistrato che finalmente potevano vedere nella vesta di accusato il loro acerrimo accusatore…” (vedi pag. 84 sentenza primo grado).
    Già, ma chi sarebbero questi altri personaggi? Si legge a pag. 72 della stessa sentenza: “…Gorrini…si era presentato dopo essersi rivolto nel settembre 94 a Berlusconi Paolo, imputato in vari procedimenti della c.d. Tangentopoli promossi da Di Pietro e dal Pool Mani Pulite, al Berlusconi avendo fornito copia di un promemoria datato 4.10.1994, contenente le accuse…(a Di Pietro)”.
    Si legge, inoltre, a pag. 89 sempre della stessa sentenza: “…Il Gorrini ha narrato che aveva contattato Berlusconi e Cusani (quello del processo Enimont) indicati come "i due marpioni là" onde "far loro presente in quale situazione loro mi avevano coinvolto…".

    Insomma, risulta per tabulas che Gorrini, prima di recarsi dagli inquirenti a raccontare una vicenda non vera, aveva in qualche modo concordato la storia con Paolo Berlusconi. Allora è forse il caso di ritornare al tipo di indagini di cui mi stavo occupando nella rovente estate del ‘94. Avevo da poco chiesto l’arresto di Paolo Berlusconi per la vicenda delle tangenti alla Guardia di Finanza…il fratello Silvio (che poi sarà inquisito pure lui per gli stessi fatti) era Capo del Governo e promulgò il decreto Biondi con cui venivano fermate le nostre indagini…io e gli altri del Pool ci appellammo al paese…nel frattempo dalla Svizzera stavano arrivando rogatorie compromettenti… proprio il giorno in cui Gorrini datava il suo promemoria accusatorio per Paolo Berlusconi, io presentavo all’udienza del processo Enimont le carte che mi erano arrivate dai colleghi Svizzeri sul conto All Iberian (che, per chi non lo ricorda, era il conto estero su cui transitò il denaro dal Gruppo Berlusconi a Craxi, anche in relazione alla vicenda per cui poi furono condannati Previti e Squillante).
    Ma per oggi fermiamoci qui. La storia è troppo lunga per raccontarla in una sola volta.
    Tags: All Iberian, Fabio Salamone, Gorrini, Mercedes, Paolo Berlusconi

    Sentenze e documenti

    Sentenza Sezione Disciplinare Consiglio Superiore della Magistratura n.2/98, 16/01/1998 Capitolo 1 scarica documento Sentenza di primo grado n.189 del 29/03/96 del GIP di Brescia Capitolo 2 indice-1-20-21-41 42-62-63-83-84-104 105-134 Sentenza d’Appello n.829/97 del 9 luglio 1997 della Corte di Appello di Brescia Capitolo 2 indice-1-20-21-31-32-42
    43-53-54-64-65-75-76-86
    87-97-98-107

  6. #76
    Forumista senior
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Messaggi
    1,525
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ecco tu sei uno dei tifosi di cui si parlava prima e che non cambieranno mai idea. Intanto ti invito a notare che io sono azionista, dunque darmi del berlusconiano mi sa di insulto. Immagino che tu non abbia notato il particolare dunque ti perdono, ma sappi che non sono affato berlusconiano, anzi. Per quanto riguarda il resto è vero che c'è qualcosa di parte, in particolare qualche post che ho tratto dal forum dell'NPA, però quei post riguardavano solamente analisi politiche sull'operato dipietrista. Il resto è tutto vero. Io sono convinto che i sostenitori di Di Pietro siano tutti gente onesta e che spera in un'Italia migliore, li sento molto vicini alle mie idee e ai miei valori. Il problema è che Di Pietro non rispetta quei valori di lealtà, legalità, moralità che va a predicare. Per questo motivo mi sono avvicinato all'NPA che ritengo sia un partito veramente onesto e l'unico sul quale si possa riporre un minimo di speranza. Speriamo bene.

  7. #77
    Forumista senior
    Data Registrazione
    08 Nov 2012
    Messaggi
    4,746
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da The Matrix Visualizza Messaggio
    Di pietro pensa in grande, lo ha sempre detto, lui ambisce a diventare un grande partito.
    E non essendo un partito inserito nel territorio, fra la gente ... ha solo la tattica politico/giudiziaria da sfruttare.
    Un partito come il pd messo insieme con la colla fra ex comunisti e ex democristiani sta insieme solo grazie all'antiberlusconismo. Buttagli dentro un pò di altre indagini e succede il patatrack.

    E quale è il collante di IDV ? Il Vinavyl ?

  8. #78
    email non funzionante
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Messaggi
    79,499
     Likes dati
    7
     Like avuti
    23,349
    Mentioned
    1413 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Arminius Visualizza Messaggio
    Ha insegnato Diritto penale dell'Economia presso il Libero istituto Universitario "Carlo Cattaneo" di Castellanza.

    http://www.liuc.it/cmgenerale/defaul...to=1&codice=48

    Ti consiglio di informarti prima di ripetere tutto quelo che senti da Berlusconi e dai suoi dipendenti. Il PDL ti vuole così, credulone e ignorante, ma invece la comunità ha bisogno di persone in grado di ragionare autonomamente
    direi di piantarla di daredell'ignorante a caso, ossessionato.

    ti ho chiesto DI QUALE CORSO ERA TITOLARE, il tuo campione trebbiatore.

    per quanto tempo è stato titolare di cattedra?

    sei mai stato all'università?

  9. #79
    email non funzionante
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Messaggi
    79,499
     Likes dati
    7
     Like avuti
    23,349
    Mentioned
    1413 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Arminius Visualizza Messaggio
    Scusami Garat, ma l'attuale sinistra ha già dimostrato di non saper gestire i voti. Ad esempio nel 2006 Prodi fu eletto, ma i leader di sinistra non riuscirono a mettere le "cose principali" in ordine. TRascurarono aspetti importanti, come il controllo dell'informaziome, e sappiamo benissmo come è andata a finire.

    Siamo sicuri che una volta spostati i voti a sinistra il gioco è fatto? Ripeto, anche nel 2006 la sinistra riuscì a ottenere la maggioranza dei voti, ma se poi chi sale al governo è inadeguato la cosa diventa controproducente, come è effettivamente accaduto. Il governo Prodi ha segnato l'immagine dell'intera sinistra.
    Quindi reputo indispensabile cambiare prima l'assetto interno della sinistra, altrimenti siamo sempre punto e a capo.

    Chiarito ciò, secondo me Di Pietro fa bene a criticare (ma non lo fa solo lui, bensì anche gli stessi elettori di sinistra), poiché prendere i voti non è l'unico problema, ma è importante anche riuscire a fare qualcosa di buono. Alla luce di quello che successe nel 2006 con Prodi, adesso non si può più sgarrare, bisogna ripartire in maniera solida altrimenti la sinistra veramente perde tutta la credibilità che le è rimasta.
    Non si può parlare di competizione interna, poichè non si discute su chi dovrà essere il leader, ma di seguire un'unica linea politica come premessa iniziale (e mi tocca di nuovo citare il governo Prodi). Se mancano quesit presupposti secondo me non si possono moderar ei toni, ma bisogna alzare la voce per far capire che senza un atteggiamento "lineare" e "coerente", all'interno non di tutto la sinistra ma almeno tra gli alleati, si è destinati a perdere con le inevitabili ritorsioni.
    tu non ti stanchi di postare stupidaggini , vero?

    prova a dirci quantii voti ha avuto al senato il centrodestra e quanti la sinistra

    dai, che ti ascoltiamo.

  10. #80
    email non funzionante
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Messaggi
    79,499
     Likes dati
    7
     Like avuti
    23,349
    Mentioned
    1413 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito

    ... L'elenco e'
    lunghissimo e comprende quasi tutti i cosiddetti “sansepolcristi”,
    quelli che nel marzo 1998 fondarono a San Sepolcro l'IdV in un hotel di
    proprieta' dell'allora inquisito titolare della Cepu, il controverso
    istituto scolastico dove Di Pietro insegnava



    ah, capisco!!1

    insegnava al CEPU!!


    caspita che pedigree!!

 

 
Pagina 8 di 27 PrimaPrima ... 78918 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 27
    Ultimo Messaggio: 01-03-11, 15:53
  2. IO se fossi DIO
    Di Klearchos nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 03-06-07, 21:39
  3. Fossi in voi...
    Di Logos nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 19-07-06, 01:07
  4. se fossi di AS
    Di iproscritti nel forum Destra Radicale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 14-03-05, 17:21
  5. se fossi...
    Di carbonass nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-05-03, 22:14

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito