Vedere nelle dichiarazioni di Fini solo il politicante in cerca di un bacino elettorale è il segno di come l’antipolitica influenzi anche i comunisti, così come sottovalutare l’importanza che ha la politica estera e internazionale sui posizionamenti in politica interna, che non si può ridurre ad un “Parigi vale una messa”.
Dire che Fini è sionista quanto lo sono gli altri capi europei è un appiattimento della realtà.
Fini non è un carrierista “opportunista”, è sempre stato atlantico e filo-israeliano anche quando era missino.
Per quanto riguarda il suo discorso, fermo restando che i discorsi di Fini andrebbero letti tutti per leggere tra le pieghe dei suoi equilibrismi e che le frasi estrapolate dalle agenzie di stampa sono spesso fuorvianti, è un attacco alla chiesa cattolica in favore degli USA e di Israele, in polemica interna con Berlusconi, il quale non vuole prendere una posizione netta.
Sul piano storico-culturale è un tentativo di alleggerire il peso sul fascismo delle leggi razziali, ridistribuendolo sulla chiesa cattolica e sulla società italiana in generale, che è anche un altro modo di dire ancora una volta “siamo stati tutti fascisti (almeno un po’, chi più chi meno)” e innestare il fascismo nel patrimonio storico-culturale dell’identità nazionale.
Un comunista non si può rallegrare in nulla per le dichiarazioni di Fini, ne’ vederci nulla di positivo, per quello che ho scritto sopra e perché Fini butta tra gli antisemiti i comunisti, che nel suo linguaggio sono “l’ultrasinistra”, accomunati all’ ”estrema destra” ( si noti che non dice fascisti, ma genericamente estrema destra o neonazisti), ed a imprecisati islamici radicali, o meglio a parole imprecisati, che è un modo per dire che tutti gli islamici, e insomma un po’ tutti gli arabi, sono terroristi in stile Mumbai.





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