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    Predefinito Il Pd sta per fare la fine del Psi

    Lo storico «girotondino»

    «Questo partito può finire come il Psi»

    Ginsborg: nelle amministrazioni pd clientelismo e nepotismo, Cioni un uomo di destra

    DAL NOSTRO INVIATO
    FIRENZE — Paul Ginsborg è appena tornato nella sua casa d'Oltrarno, dopo quattro mesi a Berkeley. Ha davanti il titolo dell'Espresso — Compagni Spa — che ha fatto infuriare il sindaco di Firenze, e i quotidiani con la foto di Domenici in catene. Cultore di storia repubblicana, «ideologo» della fase nascente dei girotondi e protagonista dell'episodio-simbolo, la disputa con D'Alema al Palasport davanti a migliaia di fiorentini: «Vinsi io, 3 gol a 1. Anche se D'Alema forse non la pensa così». Professor Ginsborg, Cordova dice al «Corriere» che gli scandali di oggi chiudono, sul versante sinistro, il cerchio di Tangentopoli. È così? «Non c'è dubbio che la cronaca di questi giorni vada inquadrata in un contesto storico che comincia nell'89. Allora i postcomunisti non riuscirono ad elaborare un progetto forte che spezzasse l'intreccio tra l'azione politica e il clientelismo. Uno storico male italiano: il rapporto verticale tra patrono e cliente. Gli antichi romani l'avevano codificato. Andreotti lo teorizzò nel '57, quando disse che la domenica mattina, anziché riposare, lui e gli altri democristiani si prendevano cura delle famiglie disagiate».
    D'Alema e Veltroni La sinistra aveva un atteggiamento diverso? «Non ho mai mitizzato il Pci. E non amo parlare di questione morale. Ma a sinistra questo male veniva studiato: penso al lavoro di Mario Caciagli su Catania, di Percy Allum su Napoli, di Amalia Signorelli sul Salernitano; Chi può e chi aspetta era il felice titolo del suo libro. E a sinistra c'era l'orgoglio della diversità, della fibra morale, della connessione tra etica e politica». C'era. E adesso? «Oggi il rapporto tra patrono e cliente non viene più studiato. In compenso, è fiorito. Il patrono non è più il proprietario terriero che dispone delle cose proprie; è il politico che dispone delle cose pubbliche. Anche molti politici di sinistra». Berlusconi dice che la questione morale riguarda il Pd. «Berlusconi è un grande patrono. Lo dimostra anche con il linguaggio del corpo: ha sempre le mani sulle spalle di qualcuno. Ma il clientelismo e il nepotismo si ritrovano anche nelle amministrazioni del Pd. E non vedo tensione su questo tema al suo interno. Neppure il Pd affronta il grave problema della forma e del ruolo dei partiti. Molti meno iscritti, molto meno consenso. Il partito di massa cede il posto allo staff del leader. Il primo è stato Tony Blair».
    Si disse qualcosa di simile del governo D'Alema nel 2000, con Velardi e Latorre. «L'impressione era quella. D'Alema aveva quell'atteggiamento. Ma non solo D'Alema. Se il centrosinistra non cambia direzione, può fare la fine dei socialisti craxiani negli anni '90». Addirittura? «Se il Pd non si apre alla democrazia partecipata, se non si rivolge ai cittadini e si limita a fare da mediatore, a tenere i contatti con i poteri forti economici, diventa indistinguibile dagli altri partiti. Il clientelismo di Cioni nei suoi meccanismi non è diverso da quello della destra». Che succede a Firenze? «Le racconto un episodio. Quando Domenici fu eletto, fondammo un comitato per lo sviluppo sostenibile dell'Oltrarno. Andammo dal sindaco, portammo proposte per migliorare il traffico e la vita. Lui sembrò disponibile. Distinse tra le cose da fare subito, quelle di medio e quelle di lungo termine. Decise la chiusura temporanea di due strade, un'ora al giorno, per fare andare i bambini a scuola. Buon inizio. Ma tutto finì lì. Fu commissionato a Carlo Trigilia un piano strategico per la città; ma nel 2005 l'intero comitato scientifico si dimise, e oggi l'inquinamento a Firenze è sopra il livello di guardia. Se non hai una visione complessiva della città, finisci per occuparti solo di edilizia, project-financing, poteri forti. Domenici si è comportato come gli altri politici di sinistra con cui abbiamo discusso, da D'Alema a Chiti: ascoltano; spesso ci danno ragione; e poi fanno come se nulla fosse stato. Un muro di gomma».
    Domenici si è incatenato sotto «Repubblica». «Mi dispiace, ma non lo vedo come vittima. Preferisco prenderla con leggerezza. Non a caso si è incatenato a Roma; se l'avesse fatto a Firenze avrebbe violato il regolamento del suo assessore Cioni. Vietato disturbare la pubblica quiete, vietato esporre targhe e bacheche senza autorizzazione... C'è però una cosa che mi ha colpito molto del caso Domenici. Il cartello che inalberava». «Sì alla difesa della dignità e dell'onorabilità». «Ecco, la parola chiave è onore. Sento un'eco della vecchia Italia, della profonda cultura mediterranea. L'Italia ha grandi meriti che il mondo anglosassone non ha; ma nei Paesi anglosassoni non ci si appella all'onore maschile. Ci si difende laicamente in tribunale. La stessa eco la sento nel tragico suicidio di Nugnes: un'altra storia che ci riporta agli anni di Tangentopoli. Perché reagire così? Perché non dimostrare la propria innocenza, oppure patteggiare la pena? Siamo tutti esseri umani, non dei, e possiamo tutti sbagliare». Lo scontro tra procure? «Brutto. I giudici non dovrebbero comportarsi così. Molte cose nella magistratura come casta vanno criticate. Ma la sua autonomia è preziosa e va salvaguardata. E gestita in modo responsabile». Bassolino deve andarsene? «Qualsiasi politico indagato, compreso Berlusconi, dovrebbe andarsene. Figurarsi quelli rinviati a giudizio».

    Dove sono però i girotondi? E che fine hanno fatto i «ceti medi riflessivi» da lei teorizzati? «I ceti medi riflessivi non sono il Pensatore di Rodin. Si muovono. Ma faticano quando vengono sistematicamente irrisi, come fanno anche molti giornali. In tanti sono caduti nel cinismo, e non si impegnano più. Sarà difficile rianimarli, ma non impossibile». Può riuscirci Di Pietro? «Ho sempre pensato che Di Pietro doveva restare in magistratura. Ora ho cambiato idea. Non appartengo al gruppo di Travaglio, Flores, Di Pietro, ma condivido le loro battaglie. Voi giornalisti lo considerate noiosissimo, ma all'estero il conflitto di interesse resta il primo argomento quando si parla d'Italia». Quindi Veltroni non deve rompere l'alleanza? «Veltroni ha già commesso un grave errore a rompere con la sinistra radicale. Ha ottenuto un vantaggio immediato. Ma poi la sua apertura a Berlusconi non ha portato a nulla. Ora è in arrivo una crisi economica globale di grande drammaticità. O il Pd trova una progettualità forte e ricostruisce un'alleanza alternativa; o entra in un governo d'emergenza nazionale, e allora diventa indistinguibile dalla destra».
    Aldo Cazzullo
    08 dicembre 2008


    http://www.corriere.it/politica/08_d...4f02aabc.shtml

  2. #2
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    QUELLA CASSANDRA DI MARTELLI PREVEDE UN LUNGO CALVARIO PER VELTRONI - IL PD SULLA QUESTIONE MORALE COME IL PSI, SDRAMMATIZZA E SOTTOVALUTA – DI PIETRO VUOLE LA LEADERSHIP DEL CENTROSINISTRA (E al cOntrario di valter arriva dritto alla gente)…

    Paolo Passarini per "La Stampa"
    Claudio Martelli Sta preparando un programma televisivo sulla Costituzione. Collabora ad alcuni giornali. E passa tutto il tempo che può a Berlino, dove ha comprato una casa dalle parti di Alexanderplatz. Claudio Martelli era uno di quei politici giovani, ma già molto affermati, che vennero falciati, assieme al loro partito, dalla stagione di Mani Pulite negli anni '90.
    Ora che la questione morale viene sempre più spesso impugnata contro gli eredi di quel Pci, che allora ne uscì sostanzialmente indenne, il socialista Martelli non si concede la facile rivalsa dei proverbi tipo «Chi di spada ferisce...», ma preferisce ricordare e comparare.
    Vede analogie tra la vicenda del Psi di allora e quella del Pd di adesso?
    «C'è un'analogia di carattere strutturale. Il Pd ha conquistato 13 regioni su 20 (ora sono solo 12) e governa circa il 75% di province e comuni. La sua forza elettorale è adesso, nella migliore delle ipotesi, sul 30%. C'è un'enorme sproporzione tra potere esercitato e base di consenso. Esattamente come accadeva al Psi, che, con il 15% dei voti, esercitava un potere molto maggiore.
    Questa situazione finisce per generare l'illusione che i voti si possano conquistare con il potere, ma non è più così, soprattutto in Italia. Inoltre, un potere così ampio richiederebbe una forte selezione dei dirigenti all'interno dei partiti, e controlli, tutte cose che, se mai sono esistite, non esistono più».
    Veltroni C'è il rischio, secondo lei, che il Pd alla fine salti?«Penso proprio di sì. Ed è un rischio tanto più grande quanto più il Pd rimarrà nell'ambiguità. Un ambiguità che Veltroni non sembra in grado di sciogliere».
    A quale ambiguità si riferisce?
    «E' nella natura del suo indirizzo politico. Per esempio, in un'intervista Veltroni si è proclamato «moderato e radicale». E' la fotografia di un disastro politico-culturale. E' il contrario del riformismo, che è nemico sia del moderatismo che dell'estremismo. E' un ossimoro che ricorda quello di Berlinguer sul Pci «rivoluzionario e conservatore», cioè un modo per non fare i conti con la propria storia.
    Infatti loro hanno cambiato tutto: nome, ideologia, simboli...pur di non cambiare se stessi. Infatti sono sempre loro, i «ragazzi di Berlinguer», la vecchia Fgci degli anni '70, una classe dirigente piuttosto logora. L'analisi di Macaluso è impietosa ma coglie nel segno».
    E la saldatura con i cattolici della Margherita come ha funzionato?
    «Si ha la sensazione che la presenza cattolico-democratica nel Pd sia abbastanza labile, a parte certe punte di integralismo cattolico alla Binetti».
    Tornando indietro di quasi vent'anni, vede analogie tra il comportamento del Psi allora e quello del Pd adesso di fronte all'insorgere di una questione morale?
    «Sì, c'è la reazione di chi, non riuscendo a fronteggiare un fenomeno pericoloso, sdrammatizza e, sdrammatizzando, sottovaluta. Salvo qualche sprazzo di indignazione che serve a mantenere il rapporto con Di Pietro».
    Bettino Craxi Già, Di Pietro. Quanto è grosso il problema Di Pietro per il Pd?
    «L'ho visto l'altra sera in tv. Non so se loro hanno capito, ma Di Pietro, al quale, in Abruzzo, hanno fatto il favore di presentarsi in chiave ulivista (tutti contro Berlusconi) e con un candidato giustizialista, ha posto chiaramente il problema della leadership del centrosinistra. Si prospetta un lungo calvario per Veltroni, lunghissime primarie fino alle prossime elezioni per scegliere il nuovo leader. Si è aperta la contesa. E, se Veltroni non è mai diretto, esplicito, sembra un osservatore o un giornalista, non parla al popolo, Di Pietro, invece, con tutti i suoi difetti, arriva dritto alla gente».


    [17-12-2008]

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/po...olo-2118/1.htm

  3. #3
    Basileus ton Romaion
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    Sinceramente lo spero.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Caimano Visualizza Messaggio
    Sinceramente lo spero.
    Vi capisco, le monetine bruciano ancora, presto arriveranno su chi su quelle di allora fece le sue fortune.

  5. #5
    Basileus ton Romaion
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    Citazione Originariamente Scritto da <Zonalago> Visualizza Messaggio
    Vi capisco, le monetine bruciano ancora, presto arriveranno su chi su quelle di allora fece le sue fortune.
    Io sono un socialista che stima Craxi in quanto Presidente del Consiglio, non in quanto uomo dato che riconosco i suoi gravissimi errori.

    Se oggi i Socialisti in Italia non ci sono più la colpa è anche sua, la sua debolezza di essersi fatto prendere la mano una volta giunto al potere.

    Ciò detto, se il PD e tutto il carrozzone PCI-PDS-DS-PD e DC-PPI-DL-PD con i vari D'Alema, Veltroni e Rutelli fosse spazzato via lasciando il posto ad altri (non Di Pietro, per carità) sarei ben felice.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Caimano Visualizza Messaggio
    Io sono un socialista che stima Craxi in quanto Presidente del Consiglio, non in quanto uomo dato che riconosco i suoi gravissimi errori.

    Se oggi i Socialisti in Italia non ci sono più la colpa è anche sua, la sua debolezza di essersi fatto prendere la mano una volta giunto al potere.

    Ciò detto, se il PD e tutto il carrozzone PCI-PDS-DS-PD e DC-PPI-DL-PD con i vari D'Alema, Veltroni e Rutelli fosse spazzato via lasciando il posto ad altri (non Di Pietro, per carità) sarei ben felice.
    Di Pietro lo vede bene a guidare questa nazione senza spina dorsale.

 

 

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