Sindacati in allarme: la crisi, terremoto economico
Una crisi così non si affrontava dal tempo del terremoto assicurano le organizzazione sindacali che, ieri, hanno cantato il “de profundis” al sistema economico friulano. Secondo Cgil, Cisl e Uil, infatti, 7.283 lavoratori delle 283 aziende in crisi rischiano di perdere il lavoro. Da qui l’invito a Regione e Provincia a intervenire rapidamente. La situazione illustrata dai sindacati è drammatica: dei 12.016 lavoratori impegnati nelle 283 aziende in crisi più della metà si trova in cassa integrazione, in mobilità, in disoccupazione oppure in ferie obbligate. «Molte imprese stanno già utilizzando le ferie 2009» è stato sottolineato nel corso della conferenza stampa organizzata da Cgil, Cisl e Uil. A questi vanno aggiunti i 4 mila 500 lavoratori interinali che alla scadenza dei loro contratti hanno buone probabilità di rimanere a casa. La crisi colpisce tutti i settori, una crisi che ha origini lontane e che secondo i sindacati è stata solo accentuata dal crollo delle borse. «Il Friuli è stato lasciato solo, bisogna intervenire subito, non si può più aspettare» ha puntualizzato il segretario generale Cisl Udine e Bassa friulana, Roberto Muradore, prima di aggiungere: «Dalla Provincia pretendiamo che svolga il ruolo di coordinamento per fronteggiare la crisi di sistema. Anche perché le singole categorie vanno dal presidente della giunta regionale Tondo senza risolvere nulla». I sindacalisti sono convinti, infatti, che senza l’intervento pubblico difficilmente le imprese, e quindi migliaia di famiglia, riusciranno a superare la crisi. Non a caso hanno rispolverato il Comitato provinciale per le categorie e il lavoro, presieduto a suo tempo da Fabrizio Cigolot, che si è riunito una sola volta. «Male» ha aggiunto Muradore, nell’invitare a lasciar perdere la tesi secondo la quale «le piccole e medie imprese sono destinate alla sconfitta». Una prospettiva respinta da sempre dai sindacati tacciati – hanno fatto notare – di «Cassandre» quando nel 2005 decisero di scioperare per attirare l’attenzione sulla crisi del sistema Friuli. Una crisi che in montagna, come hanno sottolineato Alessandro Forabosco (Cgil) e Franco Colautti (Cisl), rischia di diventare «catastrofica» se oltre alla Chiesa non si mobiliteranno le istituzioni e se il ruolo dell’Agemont non sarà rafforzato. «Più volte – ha aggiunto Forabosco – abbiamo tentato di incontrare Tondo sui problemi della montagna, ma non ci ha mai dato udienza». Come ai tempi del terremoto, Cgil, Cisl e Uil, rilanciano lo slogan che privilegia il rilancio delle fabbriche per sollecitare le associazioni di categoria a creare un rapporto qualificato che porti a «compiere scelte condivise, a destinare le risorse in modo non dispersivo, a riorientare il credito verso l’economia reale e a difendere il nostro saper fare, i lavoratori e le imprese». Per quanto riguarda, invece, il confronto istituzionale, i sindacati sono convinti che la «Provincia resta la sede opportuna per la prefigurazione e l’attuazione di un fronte comune di resistenza, che metta a confronto idee e proposte, soggetti e volontà per l’intera comunità».
di GIACOMINA PELLIZZARI
«Cifre provvisorie ogni giorno peggio»
Un esercito di persone in Cassa integrazione, in disoccupazione oppure in mobilità. Le stime di Cgil, Cisl e Uil, parlano di 7 mila 283 unità anche se poi, gli stessi sindacalisti, riconoscono che la situazione è ancora più grave visto che ogni giorno qualche negozio e altrettante aziende chiudono. Al momento, in provincia, si contano 283 aziende in crisi. «Aziende che si ritrovano con 552 dipendenti in cassa integrazione straordinaria ai quali vanno aggiunti i 4.163 in cassa integrazione ordinaria» ha riferito Paolo Mason della Cisl, prima di menzionare i 670 lavoratori in mobilità, i 65 con contratti di solidarietà e i 25 in disoccupazione». Questi ultimi fanno parte di aziende con meno di 15 dipendenti che non hanno diritto alla Cassa integrazione. Ultimi, ma non per importanza, i 1.281 costretti a ferie forzate, «in molti casi stanno già usando le ferie 2009» ha aggiunto Mason, secondo il quale il numero sale di giorno in giorno. E come se non bastasse, il quadro illustrato dai sindacati si aggrava con i 631 dipendenti delle aziende artigiane che stanno usufruendo del fondo al sostegno al reddito. Solo nel Triangolo della sedia l’utilizzo di questo fondo è stato chiesto per 430 addetti.
«Dal legno all'edilizia, il sistema Friuli non regge più»
I sindacati avvertono: il 2009 sarà un anno nero. A soffrire la mancanza di commesse sarà soprattutto il settore legno, con in testa il Distretto della sedia, anche se pure l’edilizia inizierà a risentire della crisi. Il modello Friuli, insomma, scriocchiola da tempo e ora, senza interventi pubblici, potrebbe essere arrivato al capolinea. Per invertire la tendenza non resta che «rinnovare il sistema produttivo a partire dal manufatturiero». L’analisi di Cgil, Cisl e Uil preannuncia l’aumento delle persone che perderanno il posto di lavoro e, quindi, un inevitabile calo dei consumi: «Il nostro bilancio è provvisorio, da gennaio i numeri sono destinati ad aumentare. In questo momento c’è una sottovalutazione di quanto sta succedendo» ha sottolineato il segretario generale Uil Udine, Fernando Ceschia, convinto che con il nuovo anno la situazione rischia di farsi drammatica. I sindacati sollecitano le istituzione a ripartire dal manifatturiero. «Le funzioni delle piccole e medie imprese vanno messe in rete perché il Prodotto interno lordo (Pil) di questa provincia lo fa il manifatturiero» ha puntualizzato il segretario generale Cgil Alto Friuli, Roberto Muradore, prima di puntare gli accenti sulla funzione dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. «È sbagliato ritenere che tutto ciò che è legato alla tradizione deve sparire anche perché le nuove tecnologie finora hanno dato zero occupazione. Basti pensare che il Distretto della sedia sta morendo, in questo caso la ricerca e l’innovazione non vanno evocati, ma praticati». E ancora: «Noi abbiamo un’università di eccellenza, ma è ancora poco incline a fare i conti con la realtà». Secondo i sindacati, infatti, «il trasferimento tecnologico nelle piccole e medie imprese va attuato, ma non basta per superare la crisi». I sindacati sono preoccupati perché convinti che le ragioni della crisi sono strutturali. «Questa crisi – hanno ribadito nella sala di via Percoto – non trasformerà il settore produttivo, lo farà a pezzi». Da qui l’auspicio che le istituzioni sappiano fare squadra altrimenti, hanno ripetuto i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, «si rischia una crisi devastante».
da "Messaggero Veneto" 16 dicembre 2008




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