



Saludi e quoto e per ricardu beh ricà in quanto a idioti anche in Sardegna non scarsegiano.
L'idiozia governa il globo.
Per la Sardegna bisogna lavorare sulle coscenze.
iRS http://www.irs.sr/domo/


Ugo Cappellacci, figlio del commercialista di Berlusconi, non è, come vorrebbero far credere, una novità della politica regionale.
Le cronache iniziano a occuparsi di Ugo Cappellacci nel 2001, quando, anziché in politica, scende nel mondo dell’impresa anche se non con una propria azienda: viene nominato dai canadesi presidente della Sardinia Gold Maining, la multinazionale - c’è anche capitale australiano - che dal 1996 è autorizzata a divorare intere colline della Marmilla per cercare oro. All’inizio del 2003, Cappellacci, pare per contrasti con i proprietari, lascia questo Eldorado che ha deturpato l’ambiente.
E’ stato assessore al Bilancio ai tempi della giunta Pili-Masala, anni 2003-2004: ovvero l’amministrazione di centrodestra che ha portato il bilancio regionale (di cui proprio lui era responsabile) alla drammatica situazione di indebitamento di cui si è detto. Risultato: debito di 3,5 miliardi di €. il più alto mai avuto dai sardi.
Lo stesso Masala è stato condannato dalla Corte dei Conti a rimborsare 470.000 euro (La Nuova Sardegna, 16 giugno 2008).
Cappellacci è poi diventato assessore al bilancio del Comune di Cagliari: anche qui, con risultati pessimi che hanno condotto le casse comunali ad una situazione disastrosa.


http://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Cappellacci
Ugo Cappellacci (Cagliari, 27 novembre 1960) è un politico italiano, candidato del partito Il Popolo della Libertà alla carica di presidente della Regione Sardegna nelle elezioni regionali del 2009.
Figlio di Giuseppe, commercialista di Berlusconi negli anni '80. Nipote di Carlo Meloni, uno dei 18 uomini politici chiamati a scrivere lo Statuto Sardo. Ha conseguito la laurea presso l’Università degli studi di Cagliari. Si è specializzato come commercialista alla Scuola di direzione aziendale dell'Università Bocconi di Milano e presso la Luiss Management di Roma.
Dal 2001 al 2003 è stato presidente della Sardinia Gold Mining.
Dal 2003 al 2004 è stato assessore tecnico della Giunta regionale, presieduta da Italo Masala. Cappellacci insieme al presidente della Regione Masala sono stati indagati per l'indagine Cisi, costola della più importante maxi-inchiesta Fideuram sulla truffa agli enti regionali. Secondo l'accusa, avrebbe firmato tre decreti assessoriali del maggio e giugno 2004 (alla vigilia del voto) con i quali autorizzava il pagamento degli emolumenti a Guida e agli altri membri del consiglio d'amministrazione del Cisi. Compenso per prestazioni che non sarebbero state mai svolte. Le indagini rivelarono che l'accusa era infondata e Cappellacci fu prosciolto perchè il fatto non consiste reato. Dal 2004 è Assessore alla Programmazione e Bilancio del Comune di Cagliari nella giunta del sindaco Emilio Floris. Nel 2008 è stato nominato coordinatore regionale di Forza Italia dal presidente Silvio Berlusconi. Cappellacci ha lasciato l’incarico di assessore per candidarsi alla presidenza della Regione Sardegna alle elezioni del febbraio 2009


Soru, intervista per l'espresso:
http://maralai.ilcannocchiale.it/post/2138355.html
Sono l'anti-Silvio
di Marco Damilano
L'espresso 08 gennaio 2009
L'indirizzo è sempre lo stesso: Cagliari, piazza del Carmine 22, palazzo Chapelle. In questo edificio di inizio '900, decorazioni liberty e scale buie che sembra la location di un film di Dario Argento, Renato Soru cominciò nel '98 l'avventura di Tiscali, era gennaio anche allora: "Scesi a comprare gli scaffali per i primi computer". Qui è il comitato elettorale per la sfida della vita: le elezioni regionali del 15 e 16 febbraio. "Se vinciamo, il centrosinistra può considerare che la sconfitta non è per sempre. Si può tornare a vincere e battere Berlusconi. Come ha fatto Prodi per due volte". E basta questo per chiarire che la partita di Soru non riguarda solo la Sardegna.
Perché le elezioni anticipate?
"Tutto è nato attorno al voto sulla legge urbanistica: c'era chi voleva rovesciare il governo del territorio di questi anni, e chi voleva tornare alla stagione di una politica consumata per ricatti. Non sono stato sconfitto dalla destra, ma da un pezzo della mia maggioranza. Avevano promesso il loro appoggio, poi all'improvviso qualcuno ha passato l'ordine e hanno cambiato idea. Si è visto il capogruppo del Pdl attraversare l'aula del consiglio regionale e confabulare con alcuni consiglieri del Pd. Sa cosa mi ha ricordato? Ho pensato a quando è caduto il governo Prodi, a quella mortadella sventolata in Senato. Una cosa gravissima: quel voto è stato un gesto definitivo".
Qual è la sfida che si gioca ora in Sardegna?
"Credo nella politica e nei partiti: ma questi partiti hanno smesso di essere radicati, presenti nella società, luoghi di una densa partecipazione democratica. E si sono ridotti a club di capi e capetti. Non solo è giusto tornare a segnare un confine tra partiti e istituzioni. È urgente, urgentissimo".
In tutta Italia il Pd è dilaniato: inchieste, arresti, giunte in crisi. Esiste la questione morale?
"Ho visto politici che si fanno eleggere con la sinistra e poi votano con la destra. O che si fanno nominare nel listino del presidente e poi hanno sempre un parere diverso da lui, senza mai sentire il dovere di dimettersi. Se non è questione morale questa, cos'è? Politici così alle elezioni cercano un lasciapassare. Non c'è nessun legame con chi ti ha votato perché rappresenti un progetto. Una volta eletto ti senti in diritto di fare quello che ti pare".
Lei come li ha combattuti?
"Ho presentato nel 2004 un programma di governo, sulla cui base abbiamo vinto. E quando la maggioranza ha smesso di sostenermi me ne sono andato, rimettendomi al voto dei cittadini".
Per i suoi nemici interni lei è un personaggio autoritario, non ascolta nessuno e decide da solo.
"Ascoltare, discutere, approfondire, l'ho fatto più di chiunque, lo chieda a sindacati e imprenditori. Ascolto anche i partiti, certo. Poi però la responsabilità della decisione è mia, mi guidano la mia coscienza e il patto con gli elettori. Chi dice questo confonde l'ascoltare con l'obbedire a logiche che non sono quelle istituzionali".
Nel Pd circola la battuta: "Meglio perdere che rivincere con Soru".
"L'ho sentita anch'io. Per questo chiedo al Pd un segno forte di discontinuità. Non venga ricandidato chi ha più di due legislature. E chi non si riconosce nel programma".
Anche Veltroni deve rompere con i capibastone, come ha fatto lei?
"Non mi permetto di dargli consigli. Con Veltroni ci siamo trovati d'accordo nella scelta di andare al voto, ho molto apprezzato il suo discorso al Circo Massimo quando è stato evidente che il popolo del Pd esiste e vuole essere rappresentato".
Crede ancora nel progetto del Pd? Oppure, come dice D'Alema, l'amalgama non è riuscito?
"Mi sono candidato segretario regionale del Pd, pensi quanto ci ho creduto...".
Ne parla al passato?
"Ci credo ancora! C'è necessità e urgenza della politica. Per questo c'è bisogno di un partito di centrosinistra che rappresenti questi valori. Il Pd è una strada difficile, ma è un percorso senza ritorno. Una traversata nel deserto, come quella di Mosè. Durante la quale è necessario un leader riconosciuto che trascini il popolo smarrito. Se il popolo litiga non va da nessuna parte".
C'è stato qualche errore?
"Forse bisognerebbe mettere più in risalto la continuità con l'esperienza di Romano Prodi e dell'Ulivo. Quella è la radice più autentica del Pd: la società civile che si è avvicinata alla politica. Senza, il Pd resta la somma dei soli partiti originari, spesso con vecchi personaggi che si stavano rassegnando al rinnovamento e che si sono ritrovati di nuovo alla guida".
E lei, con quali parole d'ordine si ricandida?
"Con un programma nettamente di centrosinistra. Basato sul bene pubblico: territorio, sanità, istruzione. La destra vuole privatizzare la sanità, noi abbiamo rimesso il bilancio a posto e aperto nuovi ospedali, riportato in Sardegna i detenuti con problemi psichiatrici. Abbiamo aiutato le persone non autosufficienti come mai era successo, con oltre 20mila progetti personalizzati, dai 3mila del 2004. Sono assistiti loro e le famiglie, sollevate finalmente dai costi".
'Liberazione' le ha dedicato un inserto intitolato "Yes, Ajò": Obama e nuraghe. È diventato l'idolo della sinistra radicale.
"Perché queste cose dovrebbero essere necessariamente di sinistra? Perché a un moderato non dovrebbero stare a cuore? Una volta mi hanno attaccato: 'Perché parli di solidarietà e di ultimi? Sarebbe meglio parlare di welfare'. Forse lo ritengono poco riformista, come dice chi spesso non ha niente di riformista. Sono temi di sinistra? Per me sono temi democratici. E ci distinguono dalla destra".
Si rappresenta come Robin Hood. Ma nella difesa dei suoi interessi non è secondo a nessuno.
"Ho risolto la questione...".
Con la nomina del fiduciario Gabriele Racugno, che amministrerà Tiscali e 'Unità'. Eppure suo fratello Emanuele è stato per una settimana nel cda dell''Unità', come Paolo Berlusconi proprietario del 'Giornale'. Anche lei non sembra molto lineare sul conflitto di interessi...
"Non c'è paragone possibile tra me e Berlusconi: lui è premier e titolare di una concessione pubblica per cui è incompatibile, controlla l'intero apparato mediatico...".
Lei è in politica dal 2004. Perché ha sentito l'urgenza di risolvere questo problema solo ora?
"Nel 2004 non sentivo il problema di un conflitto di interessi. Tiscali non aveva concessioni regionali né finanziamenti pubblici. Per qualche tempo ho pensato bastasse non intervenire nella mia società. Ma ho chiesto a Guido Rossi di aiutarci a scrivere una legge regionale sul conflitto di interessi. Ora quella legge c'è. Non ancora imperativa, ma ho fatto come se già lo fosse. Berlusconi risolve il problema uscendo dal Consiglio dei ministri, io ho tolto il mio nome dal libro soci, c'è quello del fiduciario. Le azioni sono totalmente nella sua disponibilità, ci siamo impegnati a non scambiarci informazioni e direttive. È come se avessi intestato la mia casa e i miei risparmi a un altro: quanti farebbero lo stesso?".
Sarà. Ma la scrittrice sarda Michela Murgia la definisce un "Berlusconi esteticamente sostenibile". Con i soldi e la stessa ambizione di sostituire i vecchi partiti dell'originale.
"Io di Berlusconi mi sento diametralmente l'opposto".
Quando vi siete incontrati la prima volta?
"Al Quirinale anni fa, durante un ricevimento per re Juan Carlos. Per la Sardegna non ha mai fatto niente. Una volta mi disse: 'Alla regione ho regalato tre musei: quello del cactus, del fico d'india e del rododendro, quando li viene a vedere?'. Gli ho risposto che avrei preferito che prendesse la residenza fiscale da noi. Vorrei anche che trovasse il tempo di una visita in regione: in cinque anni mai un incontro nella casa di tutti i sardi".
Che scontro sarà con Ugo Cappellacci?
"Si presenta come nuovo, ma non lo è. È stato assessore nella giunta di centrodestra che aveva accumulato in un anno un deficit record di un miliardo e 300 milioni di euro. Non conosce la Sardegna. Sarà uno scontro Soru-Berlusconi per interposta persona. Quando ho vinto la prima volta, il governo Berlusconi era già in crisi. Ora c'è Berlusconi trionfante che pensa di potersi prendere la Sardegna. 'Faccio sapere ai sardi che noi ci occupiamo amorevolmente dei problemi della loro isola'. Sa di chi è questa frase? Di Benito Mussolini, l'ho ritrovata nella biografia di Emilio Lussu scritta da Giuseppe Fiori. Berlusconi dice la stessa cosa: ci penso io. Noi diciamo: no, alla Sardegna e a noi stessi pensiamo da soli".
È l'anticipo di un futuro scontro Soru-Berlusconi nazionale?
"Ho letto che mi ha fatto sondare come suo avversario. Ma forse perché intende sostituirsi al candidato in Sardegna".
Cosa cambia per il centrosinistra se Soru vince?
"Si interrompe l'idea di un sempre vittorioso Berlusconi. Se vinciamo il centrosinistra ha una ragione in più per considerare che la sconfitta non è per sempre. E che si può tornare a vincere e battere Berlusconi. Come ha fatto Prodi per due volte".


Cappellacci, intervista per l'occidentale
http://www.loccidentale.it/articolo/...ssa%22.0064371
"Le dimissioni di Soru? Una farsa, a lui la Sardegna non interessa"
Intervista a Ugo Cappelalcci
di Emanuela Zoncu
12 Gennaio 2009
Il candidato del PdL, Ugo Cappellacci
La partita che si gioca in Sardegna va oltre le semplici elezioni regionali. In caso di vittoria del centrosinistra infatti Renato Soru verrebbe automaticamente proiettato sulla scena nazionale. E l’ambizione (inutilmente smentita dallo stesso Soru) di inserirsi nel risiko della leadership del Pd per mettere radici a Roma e sostituirsi a Veltroni diventerebbe una possibilità concreta. Lo sfidante è un outsider: Ugo Cappellacci che sabato, da Cagliari, ha lanciato la sfida e aperto ufficialmente la campagna elettorale del centrodestra. Al suo fianco c’era Silvio Berlusconi.
Ugo Cappellacci, com’è andata sabato?
E’ stato un momento bellissimo, ho avuto la conferma in termini concreti e fisici di quel sentimento che avevo già registrato: la voglia di cambiamento.
Lei è stato presentato come uno dei volti nuovi ed emergenti nel panorama politico isolano ma Soru parla del “vecchio”, dove sta la verità?
Io sono entrato in politica da tecnico nel 2004, nel ’94 quando è nata Forza Italia mi fu chiesto di candidarmi alle Regionali e all’epoca rifiutai perché impegnato in un percorso professionale profondo. Dieci anni dopo ho accettato e quell’esperienza che doveva essere limitata e da tecnico pian piano mi ha “preso” sempre di più. Non sono un politico di professione ma un dottore commercialista entrato in politica da soli quattro anni, per questo mi sembra assurdo venire etichettato come “il vecchio”.
Pensa che il fatto di essere “poco noto” per lei possa essere una discriminante?
No, è la conferma del fatto che sono nuovo. E’ il certificato Doc che sono il cambiamento
La maggioranza di centrosinistra ha impallinato il suo governatore e i sardi vanno alle urne con sei mesi di anticipo, perché Soru non ha ritirato le dimissioni? Per coerenza o per convenienza?
La seconda. Non è vero che la maggioranza di centrosinistra ha impallinato Soru. E’ stata una farsa anche quella delle dimissioni, un mero calcolo: questa operazione è servita a evitare il confronto interno (le primarie), a mettere in difficoltà i concorrenti giocando d’anticipo e infine ad accelerare i tempi rispetto ad altre vicende che lo riguardano e che forse potevano incidere su questa campagna elettorale (Soru è coinvolto nell'inchiesta giudiziaria sul caso Saatchi & Saatchi, la gara d’appalto sulla pubblicità istituzionale della Regione, ndr). Come sardo mi auguro che Soru risolva qualunque pendenza con la giustizia perché immaginare che il presidente possa essere coinvolto in faccende imbarazzanti mortifica tutti i sardi.
Veltroni decidendo di correre da solo si è sganciato dalla sinistra estrema mentre a livello locale si registrano alleanze che vanno nella direzione opposta. In Sardegna per la seconda volta Soru è alleato con l’ala più radicale della sinistra. Non potrebbe rivelarsi una mossa quantomeno pericolosa?
Io credo che per Soru l’alleanza significhi un mero calcolo di convenienza e di numeri. Lui non rispetta alcun accordo, segue una politica che è quella sua personale, ritiene di avere l’abilità in tasca, non propone soluzioni ma riesce a imporre solo divieti e manda avanti una strategia che è quella di assumere il controllo totale della cosa pubblica. Si è mascherato da sostenitore dell’ambiente ma in realtà ha costruito delle norme che vietano tutto a tutti salvo che a lui e a quelli che lui ritiene meritevoli. Questo è il contrario esatto della democrazia, è una follia che va rimossa immediatamente.
Però anche lei si è alleato con l’Udc. Nel suo caso non si può parlare di calcolo di convenienza?
No, l’alleanza con l’Udc in Sardegna si spiega perfettamente. Noi con l’Udc abbiamo fatto cinque anni di opposizione in modo convinto, coeso e coerente. Abbiamo sostenuto la stessa battaglia, ci siamo trovati d’accordo sull’aspetto programmatico.
In una lunga intervista su l’Espresso è stato chiesto al governatore uscente quale sfida si gioca in Sardegna. Le faccio la stessa domanda: qual è la sfida che si gioca ora in Sardegna?
Quella di rovesciare un sistema: ritengo sia il momento di rimboccarsi le maniche, cambiare metodo e con la forza delle idee costruire, col supporto del Governo, un piano straordinario per la Sardegna. Soru la sfida non la sta giocando in Sardegna ma la sta trasferendo sul piano nazionale, tanto è vero che si sta procurando grande visibilità sui media nazionali evitando di parlare di Cappellacci ma parlando sempre e solo di Berlusconi. Sta pensando alla sua carriera politica, non pensa al bene della Sardegna e dei sardi e questo è dimostrato da quelle dimissioni. In un momento di forte emergenza per l’Industria, l’agricoltura e il turismo la Sardegna non meritava di avere una Legislatura interrotta prima del termine e di non avere una Finanziaria. In questo modo allontana l’attenzione dai problemi veri: in Sardegna abbiamo una crisi forte, 190mila disoccupati, famiglie sempre più indebitate, centri interni che si spopolano, studenti che hanno il maggior tasso di dispersione scolastica su tutto il territorio nazionale.
Cosa farà Cappellacci per i giovani sardi? Come crede di poter combattere la migrazione dei ragazzi (e dei cervelli) verso “il continente”?
Io sono assessore alla programmazione del comune di Cagliari, abbiamo realizzato la “città dell’impresa” dove facciamo capire ai giovani l’importanza dell’imprenditorialità. Facciamo capire ai ragazzi su cosa si può puntare per costruire un mestiere e avviare con successo un’attività dando anche esempi di imprenditori che “ce l’hanno fatta”. Io voglio puntare sui giovani, è l’investimento più grande che intendo fare. Voglio dare ai giovani strumenti perché possano capire che il futuro si affronta avendo fiducia in se stessi ma soprattutto aiutando i giovani talenti e le giovani intelligenze ad esprimersi premiando la meritocrazia. Noi abbiamo tanti giovani senza lavoro e tanti che vanno a Roma, Milano e Torino per fare i camerieri. Soru aveva detto che avrebbe fatto sì che la Sardegna non fosse più un popolo di camerieri ma stanno andando via pure quelli…
In questi 4 anni però è stato rimesso a posto il bilancio della Regione, questo non può negarlo
In questi 4 anni è stato disastrato il bilancio delle famiglie dei sardi. Se poi risanare un bilancio della Regione significa tagliare su tutto, chiudere gli ospedali, togliere alla gente i servizi essenziali mettendola davanti all’unica soluzione che per fare una visita o un esame importante deve stare in fila mesi e mesi, quel sistema mi fa orrore.
Resta il fatto che i conti della Regione oggi sono in ordine
Veramente ci sono sentenze della Corte Costituzionale e della Corte dei Conti secondo cui conti della Regione sono stati truccati. Lo dicono i giudici…
Soru di lei dice che non conosce la Sardegna
E’ la povertà degli argomenti che lo spinge a dire bugie. Io non ho scheletri nell’armadio: sono una persona perbene, ho una famiglia, vivo del mio lavoro come tutti. Io sono nato in Sardegna, i miei avi erano sardi e il padre di mia madre è stato uno dei 18 uomini chiamati, nel 1945, a scrivere lo Statuto sardo delle Autonomie. Su quali basi dice che non conosco la Sardegna? Io la mia Sardegna la vivo da quando sono nato, ho avuto tante possibilità di lasciarla perché ho studiato fuori e per un periodo ho avuto uno studio a Roma ma non l’ho mai abbandonata perché è la mia terra e la amo.
Dice anche che quando lei era assessore, la giunta di centrodestra aveva accumulato in un anno un deficit record di un miliardo e 300 milioni di euro…
Io sono stato assessore per quattro mesi, in quel periodo abbiamo fatto tanto. Sono stato apprezzato sia da destra sia da sinistra per l’imparzialità che ho dimostrato. Se Soru per attaccarmi tira in ballo quel miliardo e rotti deve anche spiegare come abbia fatto Cappellacci a fare un disastro simile in soli 4 mesi
Quali sono i mali di cui soffre la classe politica sarda?
Sono i mali di cui soffre la politica in generale. Sono due: la politica oggi rincorre le telecamere più delle emergenze e non è in grado di leggere il presente programmando il futuro. C’è un’incapacità a guardare lontano. Inoltre la politica spesso è incapace di rinnovarsi mentre nel rinnovamento c’è la garanzia di aria fresca. Quando la politica diventa una professione ci rimettiamo tutti.
La Sardegna ha 8 province di cui 4 (Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio) nuove. Non sono un po’ troppe? In fondo l’abolizione delle Province era nel programma elettorale della sua parte politica e non se ne è mai fatto nulla…
Sono troppe e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: più spese che vantaggi, più duplicazione di poltrone, auto e uffici che risultati. E’ un problema che ci dobbiamo porre
E’ vero che suo padre è stato il commercialista che cura le ville berlusconiane in Sardegna e che lei è il delfino del Cavaliere?
No, la verità è un’altra e stavolta vorrei raccontarla io.
Prego.
Mio padre ha fondato uno dei primi studi commercialisti della Sardegna, ho la fortuna di essere un figlio d’arte e ho uno studio che opera dal ’56 e ha avuto tanti clienti: non abbiamo mai seguito la parte fiscale delle ville di Berlusconi come è stato scritto ma siamo stati consulenti del Gruppo Fininvest. Le posso però dire che io personalmente oltre ad essere stato consulente di Fininvest lo sono anche stato del Gruppo De Benedetti, sono quindi un professionista che opera sul mercato. Ci sono stati dei clienti che hanno ritenuto che i miei servizi professionali fossero adeguati alle loro aspettative e io ho lavorato per loro. Dire che sono un uomo a libro paga di qualcuno è una grande bugia, una mistificazione della realtà. Hanno detto che sono massone, io non ho nulla contro la massoneria ma non sono mai stato massone. Hanno parlato di una incarico che ebbi nella Sardinia Gold Mining, una società di ricerche aurifere attualmente in grave crisi e coinvolta in uno scandalo gravissimo di carattere ambientale: sono stato presidente di quella società, è vero, ma mi dimisi denunciando che la compagine sociale non dava garanzie per il ripristino ambientale.
Ci racconta che rapporto ha con il Premier?
Lo conosco da quando avevo 20 anni. Lo stimo e lo considero un grande politico ma questo non significa che non ho più intenzione di usare la mia testa.
Legge salva coste e tassa sul lusso. Se dovesse vincere ha intenzione di abolire le leggi fatte da Soru?
Ho intenzione di liberare la Sardegna da tutti i lacci e laccioli che in questo momento la tengono ferma legata al palo. Uno dei tentativi scorretti che si fanno è che noi vogliamo dare libero sfogo ai cementifica tori. Io ritengo che le nostre bellezze naturali e paesaggistiche siano un patrimonio straordinario, sono i beni di famiglia e in quanto tali non si toccano. Gli Indiani nativi d’America dicono che la terra non è da intendere come un’eredità che ci hanno lasciato i nostri padri ma come un prestito che abbiamo avuto dai nostri figli e ai nostri figli dobbiamo restituirlo. Non voglio deturpare l’ambiente ma vorrei un ambiente nel cui si possono coniugare economia e risorse naturali: questo non significa andare a costruire nelle spiagge ma non vogliamo neppure bloccare l’economia. Mi sembra singolare che parli di tutela dell’ambiente un signore che ha ristrutturato una casa costruita sulla spiaggia e messo su la sua azienda, Tiscali, su uno stagno.
Però la legge salva coste andava nella direzione della salvaguardia dell’ambiente, o no?
No, la legge salva coste blocca tutto. Il rispetto dell’ambiente non è sinonimo di blocco totale. Non vedo perché, nel rispetto dell’ambiente, non si possa consentire anche ai nostri alberghi di attrezzarsi adeguatamente. Bisogna valutare caso per caso, quindi territorio per territorio. E’ quello che succede anche oggi solo che è la Regione a decidere: il signor Soru ti dice quando puoi e quando non puoi ma questo meccanismo è folle. La Regione coordina e sovraintende ma poi devono essere i territori a scegliere, non può farlo un presidente della Regione senza sentire i cittadini che abitano quel territorio. Ci sono milioni di metri cubi autorizzati col meccanismo dell’intesa. Lo stesso Soru aveva proposto una lottizzazione per costruire 120 ville sul mare a Funtanazza, nell’oristanese, poi ha detto “basta, non faccio più nulla”. Ma è facile fare marcia indietro dopo essere stati scoperti con le mani nella marmellata.
Insomma, ci metterete le mani o no sulla salva coste?
Quella legge così come è stata pensata non va bene, noi ci uniformeremo a quelle che sono le normative europee in materia così come era prima. Oggi c’è l’Europa che guida e noi rispetteremo i canoni e i principi europei senza rimanere dietro a nessuno
E sulla tassa sul lusso?
Soru ha parlato di tassa sul lusso per fare demagogia e populismo. Io non ho voglia di fare propaganda fine a se stessa, non mi appassiono di temi alla Robin Hood, mi appassiono allo studio di proposte vere che possano rilanciare l’economia sarda. Voglio fare qualcosa di grande e importante per la mia terra


Soru a ottoemezzo, la7:
http://www.la7.it/approfondimento/de...zo&video=21333


Beh, anche Soru non scherza. Il fatto di non far intervenire nella campagna elettorale sarda i maggiorenti del PD, è una mossa azzeccata. Vedendo la sua immagine alla televisione, contrapposta a quella dello sfidante Berlusconi, nell'immaginario dell'elettore egli può rappresentare il Davideddu sardu che sfida Golia s'istranzu. A pagare le spese di questo scontro, temo saranno i piccoli partiti non schierati ... vorrei sbagliarmi ... non so quanto possa pagare l'idea di asserragliarsi nel proprio villaggio Tiscali ... potevano chiedere un'assessorato strategico dove poter lavorare per aiutare i tanti Sardi che ancora dormono, a svegliarsi dal lungo sonno ...