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Discussione: Jan Palach

  1. #1
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    Predefinito Jan Palach

    Quarant’anni fa Jan Palach si dava fuoco dopo essersi cosparso di benzina in piazza San Venceslao a Praga. Il suo gesto di protesta contro l’invasione sovietica divenne simbolo della rivoluzione di Praga, soffocata dai carri armati di Mosca. Era il 16 gennaio 1969. Il Centro Pannunzio di Torino chiede alle scuole italiane – presidi, insegnanti, studenti – di promuovere un momento di riflessione storica sulla figura e sul gesto di Jan Palach, che sacrificò la propria vita per la libertà del suo popolo.

    Jan Palach (Všetaty, 11 agosto 1948Praga, 19 gennaio 1969) è stato uno studente cecoslovacco divenuto simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese.
    Studente di filosofia, assistette con simpatia alla stagione riformista del suo paese, chiamata Primavera di Praga. Nel giro di pochi mesi, però, questa esperienza fu repressa militarmente dalle truppe dell'Unione Sovietica e degli altri paesi che aderivano al Patto di Varsavia, con la sola eccezione della Romania. Per protestare contro quell'iniziativa bellica, Palach prima fondò un gruppo di volontari anti-URSS e successivamente decise di cospargersi il corpo di benzina in piazza San Venceslao a Praga, appiccando il fuoco con un accendino (16 gennaio 1969). Morirà tre giorni dopo. Ai funerali parteciparono 600 mila persone provenienti da tutto il Paese.
    Decise quindi di suicidarsi morendo carbonizzato, ma preferì non bruciare i suoi appunti e i suoi articoli (che rappresentavano i suoi pensieri politici), che tenne in uno zaino molto distante dalle fiamme. Tra le dichiarazioni trovate nei suoi quaderni, spicca questa: "Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy ("Zpravy vuol dire "Notiziario" - il giornale delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà".
    Grazie a questo gesto estremo, Palach venne considerato dagli anticomunisti come un eroe e martire; in città e paesi di molte nazioni furono intitolate strade con il suo nome. Anche la Chiesa Cattolica lo difese, affermando che "Un suicida in certi casi non scende all'Inferno" e che "non sempre Dio è dispiaciuto quando un uomo si toglie il suo bene supremo, la vita" [senza fonte]. Questo clima portò a drammatiche conseguenze: almeno altri sette studenti, tra cui l'amico Jan Zajíc, seguirono il suo esempio e si tolsero la vita, nel silenzio degli organi d'informazione, controllati dalle forze d'invasione.
    Dopo il crollo del comunismo e la caduta del Muro di Berlino, la sua figura fu rivalutata: nel 1990 il presidente Václav Havel gli dedicò una lapide per commemorare il suo sacrificio in nome della libertà.

    Il testamento politico

    Ha lasciato poche righe come testamento politico: "Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zparvy (il giornale delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà". Jan Palach, 16/1/1969.
    Chi più ne sa posti qualcosa per onorare un eroe a 40 anni dal suo sacrificio.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Mullah Visualizza Messaggio
    Quarant’anni fa Jan Palach si dava fuoco dopo essersi cosparso di benzina in piazza San Venceslao a Praga. Il suo gesto di protesta contro l’invasione sovietica divenne simbolo della rivoluzione di Praga, soffocata dai carri armati di Mosca. Era il 16 gennaio 1969. Il Centro Pannunzio di Torino chiede alle scuole italiane – presidi, insegnanti, studenti – di promuovere un momento di riflessione storica sulla figura e sul gesto di Jan Palach, che sacrificò la propria vita per la libertà del suo popolo.

    Chi più ne sa posti qualcosa per onorare un eroe a 40 anni dal suo sacrificio.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Mullah Visualizza Messaggio
    Quarant’anni fa Jan Palach si dava fuoco dopo essersi cosparso di benzina in piazza San Venceslao a Praga. Il suo gesto di protesta contro l’invasione sovietica divenne simbolo della rivoluzione di Praga, soffocata dai carri armati di Mosca. Era il 16 gennaio 1969. Il Centro Pannunzio di Torino chiede alle scuole italiane – presidi, insegnanti, studenti – di promuovere un momento di riflessione storica sulla figura e sul gesto di Jan Palach, che sacrificò la propria vita per la libertà del suo popolo.



    Chi più ne sa posti qualcosa per onorare un eroe a 40 anni dal suo sacrificio.
    Grazie per averlo ricordato con questo 3d! A Praga,io l'ho visto,nella grandissima Piazza Venceslao è eretto un cippo che ricorda la sua tragica fine.

  4. #4
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    Anche io andando a Praga, nella grande piazza Venceslao ho visto la pietra che ricorda il sacrificio di Jan Palach!
    Sono lieto che qualcuno lo ricordi! Complimenti a Mullah.

  5. #5
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    A quei tempi ero spostato a Praga ogni 4-5 settimane. Il ricordo dell'eroico popolo cecoslovacco non si offuschera' mai. Non ho mai incontrato Jan, ma alcuni suoi colleghi si. Due li ho ricontati in Canada e USA.

    -N-

  6. #6
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    Domanda: so che il 'nostro' presidente ha applaudito l'invasione sovietica dell'Ungheria, c'è qualcuno che sa dire cosa disse lo stesso Napolitano a fronte dei fatti di cecoslovacchia? (1968 e seguenti)

  7. #7
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    Mercoledì 22 ottobre a Palazzo Montecitorio si è discusso di “Eredità e attualità
    della Primavera cecoslovacca” (5 gennaio - 20/21 agosto 1968), a 40 anni dagli
    avvenimenti. Con la tragica appendice della fine di Jan Palach, morto per dopo essersi
    cosparso di benzina e dato fuoco davanti alle truppe del Patto di Varsavia il 16 gennaio
    1969. La sessione mattutina, presente Giorgio Napolitano, presidente della
    Repubblica,si è aperta con l’introduzione di Gianfranco Fini, presidente della Camera e
    Fauto Bertinotti, presidente della Fondazione della Camera dei Deputati, che ha
    organizzato l’incontro. Sono seguiti gli interventi di Miroslav Ciz (Repubblica
    Slovacca) e di Miroslava Nemcovà (Repubblica Ceca).
    Cito solo Fausto Bertinotti: «Chi poteva non fece abbastanza, chi avrebbe dovuto
    accomunare la propria protesta a quella dei giovani cecoslovacchi, volse lo sguardo
    altrove». Insomma, il PCI fu “distratto”. Sono
    seguite le “testimonianze”.
    Enzo Bettiza. Fu diretto testimone da Praga
    (funerale di Jan Palach compreso) come inviato del
    Corriere della Sera che divenne il contraltare de
    L’Unità, notoriamente schierata. Bettiza inizia
    parlando della riunione tenutasi ai primi di agosto a
    Cierna tra Leonid Breznev ed Alexander Dubcek.
    Durante la riunione si udivano chiaramente “fragori militari”. All’invasione del 20/21
    agosto parteciparono 7.000 carri armati e 50.000 soldati! Seguì l’esodo di almeno
    300.000 cecoslovacchi. Ed il PCI? Fu latitante. I suoi giornali (L’Unità e Rinascita)
    ignorarono perfino «Il manifesto delle 2000 parole», dello scrittore Ludvik Vaculik.
    Pavol Dubcek, figlio di Alexander. Nel 1968 era uno studente 20enne. Dopo 40 anni,
    ricorda bene la “normalizzazione”. Per l’URSS la Libertà era un tabù. Visse per 20 anni
    da sorvegliato. Ringrazia gli italiani (tranne il PCI?) per la solidarietà verso suo padre,
    ricevuto anche dal Papa. Pavol Dubcek conclude così: “Neanche la forza più potente
    del mondo può soffocare i valori dell’uomo”.
    A questo punto Giorgio Napolitano lascia la sala per altri impegni. I presenti si
    dimezzano, malgrado fossero ancora previsti gli interventi dei rettori dell’Università
    di Udine (Cristiana Compagno, che sta preparando una mostra sull’argomento) e
    dell’Ateneo di Bologna (Pier Ugo Calzolari). Quest’ultimo ha tracciato un parallelo tra
    due ’68, quello occidentale che inneggiava a Marx e quello cecoslovacco che festeggiava
    la libertà, poi osteggiata e repressa dal marxismo imperante nell’Est europeo.
    Alla sessione pomeridiana, interessante per gli interventi storici e politici, hanno
    assistito non più di 40 persone. Capita spesso, purtroppo. Merita stigmatizzarlo.
    Stefano Bianchini. Mentre tutti si aspettavano sanzioni economiche, arrivarono i
    carri armati. Il PCI non ruppe col PCUS: solo nel 1988 prese le distanze.
    Giorgio Petracchi. L’Occidente fu “silente spettatore”. La gravità dei fatti fu
    compresa in ritardo. USA e NATO non intervennero. Probabilmente ritennero che
    l’URSS non sarebbe andata oltre le sanzioni economiche. Il Patto di Varsavia temeva
    l’effetto domino in tutte le nazioni asservite all’URSS.

    Victor Zaslavsky. Lamenta che gli archivi del KGB verranno aperti dopo 100 anni dagli
    avvenimenti. Comunque le posizioni dei due partiti comunisti (PCUS e PCI) erano
    coincidenti. Il PCUS aveva una enorme forma di pressione: i finanziamenti.
    Rigorosamente in $. Armando Cossutta nell’ottobre 1968 si sentì dire che i fondi
    sarebbero stati dimezzati perché il PCI stava scivolando verso la socialdemocrazia.
    Jirina Siklovà. Gli studenti dei paesi occidentali (Italiani, Francesi, Tedeschi)
    inneggiavano agli invasori! Gli studenti che erano sotto il dominio comunista,
    protestavano. Abbandonati a se stessi. Jirina è convinto che il vero declino del
    comunismo sia cominciato con la repressione della Primavera di Praga.
    E’ seguita una tavola rotonda, moderata dallo storico Francesco Caccamo sulla
    “Eredità della Primavera cecoslovacca”.
    Piero Fassino, all’epoca 19enne, prese la tessera del PCI proprio nel ‘68 perché
    intravvide l’inizio della presa di distanza del PCI dal PCUS. Ma di condanna si parlò
    solo nel 1989, oltre venti anni dopo! Malgrado Budapest (1956)! Fassino dice che nel
    1956 il PCI fu totalmente dalla parte dell’URSS. Nel 1968 (Praga) ci fu un “riposizionamento
    strategico”: il PCI che condannò l’invasione (?), ma non il modello comunista.
    Luciana Castellina si rammarica della scelta del PCI. La “Primavera” non fu capita. Lei
    ed altri non si allinearono sulle posizioni della Russia. E furono “radiati”, non espulsi,
    dal PCI. Ed il “Manifesto” scrisse: “Praga è sola”. Difatti il PCI condivise la
    “normalizzazione”. PCI ed il nostro ’68 si disinteressarono né capirono Praga.
    Checché ne dica Fassino.
    Carlo Ripa di Meana. Non condivide la ricostruzione di Fassino. Ricorda che il giorno
    dell’invasione Bettino Craxi che gli chiese come contattare ed aiutare Jiri Pelikan, uno
    dei promotori della “Primavera”. Insomma, fu subito dalla parta del popolo ceco. I
    “sessantottini” italiani aborrivano gli USA. Ma nulla dicevano dell’URSS! Infine
    rammenta che su “Rinascita” del 13 settembre 1968 il segretario del PCI, Luigi Longo,
    scriveva: «Noi staremo sempre dalla parte del socialismo, sempre dalla parte dei
    popoli contro l’imperialismo».
    Marcello Veneziani. A Praga ci fu la rivolta contro l’oppressione dell’URSS. Bisognava
    (allora) accorrere a Praga per sostenere la “Primavera”. Invece l’Occidente non
    reagì. Il nostro ’68 “oscurò” Praga dove i giovani cercavano Patria e Libertà. A
    Praga fu vera rivoluzione. Non violenta. In tanti pagarono di persona. Non tutti
    come Jan Palak, certo. Ma in 300.000 dovettero lasciare il Paese. Il ’68 italiano
    invece fu un “movimento per il collocamento”. Col ’68 l’Italia passò da Moro (DCPSI-
    PSDI-PRI) a Rumor (DC-PSI-PSDI-PRI)! Infine Veneziani ricorda che Papa
    Roncalli (Giovanni XIII) condannava l’errore (il comunismo) e non l’errante (il
    comunista in buona fede). Invece il PCI condannò gli erranti (cecoslovacchi), non
    l’errore (la repressione armata del PCUS).
    Dopo la Tavola rotonda, c’è stato un piccolo spazio per qualche domanda.
    Ne ho approfittato per chiedere a Piero Fassino, ministro (ombra) degli Esteri
    come mai solo il gruppo di Luciana Castellina (poi “Manifesto”) e Massimo Caprara
    (già segretario di Palmiro Togliatti) “compresero” Praga? Chi comprese, fu
    “radiato” dal PCI. Mentre gli altri restarono in sella e continuarono a far
    “carriera”. Inoltre, Pietro Nenni comprese tutto dodici anni prima, e, dopo
    Budapest ’56, restituì alla Russia il “Premio Stalin” assegnatogli nel 1953.
    Fassino ha risposto solo che la storia ha dato ragione a Luciana Castellina e
    compagni. Quanto a Nenni, non si pronuncia chi non era targato PCI.

    http://www.movimentoelia.org/articol...vera_praga.pdf

  8. #8
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da nordista Visualizza Messaggio
    A quei tempi ero spostato a Praga ogni 4-5 settimane. Il ricordo dell'eroico popolo cecoslovacco non si offuschera' mai. Non ho mai incontrato Jan, ma alcuni suoi colleghi si. Due li ho ricontati in Canada e USA.

    -N-
    Conoscerai anche l'eroico appoggio dato dagli usa alla primavera di praga...

    vale a dire:
    "se russi occupare praga noi fare un bel golpe in Cile"


    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da cincinnatobis Visualizza Messaggio
    Domanda: so che il 'nostro' presidente ha applaudito l'invasione sovietica dell'Ungheria, c'è qualcuno che sa dire cosa disse lo stesso Napolitano a fronte dei fatti di cecoslovacchia? (1968 e seguenti)
    Nel 68 i maggiori partiti comunisti europei si dissociarono formalmente dall'invasione sovietica,

    tranne alcuni come il partito portoghese,che era illegale,
    in italia il PSIUP.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

 

 
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