Cazzaro, vedi di tornare!!!!
non t'hanno ammazzato le bombe, la cucina libanese, l'incidente stradale e chi più ne ha più ne metta.....
e vedi di tornare per favore!![]()
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Guerra in Libano
Hassan Nasrallah : "la resistenza e’ sacra.
Il Libano martire sia unito davanti a questa aggressione"
di Dagoberto Husayn Bellucci, da Beirut sud
Nel suo discorso Sheikh Hassan Nasrallah presidente di Hezbollah rifiuta la logica della guerra di civiltà addossando ad Israele la totale responsabilità dell’escalation militare.
Sembra dalle ultime notizie rimbalzate dalla stampa che Hezbollah non sia contraria per principio ad una tregua e condivida comunque la posizione del governo libanese per un cessate il fucoo immediato magari sotto egida dell’UE.
Senza la difesa della popolazione civile libanese massacrata dai soldati israeliani giorno per giorno- sparano sulle ambulanze sui medici e sui soldati di pace ONU- non c’e’ alcuna possibilità che questo massacro finisca. Speriamo in un intervento ONU o in una sconfitta storica di Tsahal da parte delle milizie popolari salam amina salina
Il segretario generale di Hez’b’Allah, sheick Hassan Nasrallah, ha lanciato ieri un nuovo proclama dalle frequenze dell’emittente "al Manar".
Un discorso di circa venti minuti nei quali il capo spirituale e politico di Hez’b’Allah ha voluto sottolineare, una volta ancora, le condizioni del movimento sciita, ringraziare i combattenti della Resistenza Islamica impegnati nelle operazioni militari nel Libano meridionale e lanciare un chiaro messaggio ai nemici sionisti e al mondo arabo.
Sheick Nasrallah ha innanzitutto ringraziato i combattenti della Resistenza Islamica per il lavoro finora svolto.
"Baciamo mani e piedi a questi valorosi giovani che stanno tenendo testa eroicamente all’aggressione sionista. Sono un esempio di devozione verso il loro paese e verso i loro ideali di fede islamica."
Nasrallah e’ passato poi ad analizzare la situazione politica libanese invitando tutte le forze politiche a non dividersi e a restare unite davanti a questa vile aggressione.
"E’ il momento dell’unita’ nazionale di tutte le forze politiche e di tutte le comunita’ etniche e religiose di questo paese. L’aggressione bestiale che noi stiamo subendo da oltre due settimane e’ rivolta contro tutto il nostro popolo. Dobbiamo essere uniti come mai per affrontare questa barbarie. La Resistenza sta combattendo contro ogni tentativo di "scontro tra le civilta’" che vorrebbe destabilizzare il Libano e ridurlo in un campo di battaglia tra fazioni contrapposte. Voglio dire ai libanesi: siate uniti in questo momento drammatico.".
Rivolto ai sionisti sheick Nasrallah ha avuto parole durissime: "L’entita’ sionista continua a diffondere false notizie inondando di menzogne i media in Occidente e nel resto del pianeta. Non ammettono le perdite che stanno subendo i loro militari nel sud Libano. Gli alti vertici militari e politici israeliani ancora una volta cercano di occultare le sconfitte che subiscono i loro uomini sul fronte meridionale. La stragrande maggioranza delle notizie dal sud Libano che sono diffuse dalla propaganda israeliana sono solo menzogne."
Un ringraziamento ironico sheick Hassan Nasrallah l’ha rivolto anche ai paesi arabi: "ringraziamo Mubarak e l’Egitto, il re di Giordania, gli emiri del Golfo e la potente Arabia Saudita per il loro "sostegno". Vi ringraziamo anche se non ce ne avete mai dato ne’ ce ne darete in futuro. Non ne abbiamo comunque bisogno. Ma comunque vi ringraziamo ugualmente.".
Un discorso duro che conferma la volonta’ del Partito di Dio di continuare la lotta per la salvaguardia e la difesa dei confini meridionali.
Ieri sera la tv "Lbc" e "Al Arabiyah" riportava la notizia del lancio di 89 razzi kathiushe sulle principali citta’ dell’alta Galilea con un bilancio di 19 israeliani feriti.
Stamani le notizie dal fronte meridionale parlavano di un blitz fallito dalle forze d’elite’ israeliane della Brigata Golani nel villaggio di Tibih. I soldati dalla stella di Davide sarebbero rimasti vittime di un imboscata tesa dalla Resistenza Islamica.
Bilancio: almeno due morti e cinque feriti tra le fila sioniste.
Sheick Hassan Nasrallah l’aveva promesso, fin dal secondo giorno di guerra, ai sionisti: "Vogliono una guerra totale? Avranno una guerra totale.".
’Accontentati’ ...tutti quanti!
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" da Beirut sud
Il presente articolo è stato scritto il 30-7-2006 quando la nostra redazione ha cominciato il suo periodo di pausa estiva. Lo rendiamo noto ai nostri lettori come documentazione sulla guerra in Libano dove al momento il cessate il fuoco sembra continuare.
Mercoledì, 16 agosto 2006


Menzogne mondialiste: Le nazioni Unite pronte a diffondere un documento sull’aggressione israeliana al Libano infarcito di falsità.
dal nostro inviato Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" da Haret Hreik, Beirut sud
Scenari vicino-orientali: da un lato la Repubblica Islamica dell'Iran nel mirino dell'AIEA per il suo programma di arricchimento dell'uranio a fini civili, dall'altro la Repubblica Araba Siriana sempre piu' al centro delle "attenzioni" dell'amministrazione statunitense e delle "provocatorie" investigazioni giudiziarie onusiane.
Dopo l'aggressione sionista al Libano e le quotidiane mattanze di civili perpetrate dall'Entita' Criminale contro l'eroico popolo palestinese ad aggiungere nuovi veleni nel perimetro geopolitico vicino-orientale ci pensano le Nazioni Unite che stanno preparando un dossier sul conflitto di luglio.
Un dossier che, confermando la parzialita' 'storica' dell'assise mondialista per eccellenza 'annidata' ai piani "alti" del Palazzo di Vetro di Jew York, alimentera' nuove polemiche nella vita politica del paese dei cedri.
Il documento in questione, di cui sono filtrate diverse indiscrezioni, ovviamente - rispettando un "copione" peraltro 'noto' - accusa la Resistenza ed Hizb'Allah di aver intenzionalmente scatenato il conflitto che per trentaquattro giorni a messo a ferro e fuoco il Libano.
E, cazzata su cazzata, si inventa di fantomatici miliziani somali accorsi a combattere nel sud Libano al lato di Hizb'Allah.
Inutile sarebbe perfino commentare ne' varrebbe la pena di prendere sul serio questo genere di menzogne che si assommano a quelle 'giunte' dalla capitale argentina una settimana or sono (contro l'Iran) e a quelle mondialiste "confezionate" contro Damasco all'indomani dell'attentato che il 14 febbraio di un anno fa spense la vita dell'ex premier libanese Rafiq Hariri.
Tant'e' all'Onu evidentemente non hanno di meglio da fare o nient'altro di cui occuparsi. Il dossier dicevamo. In questo documento dunque si s-parlerebbe di 700 miliziani somali che sarebbero stati "visti" (....i mercenari kippizzati della Golani non son riusciti a vedere neanche mezzo combattente della Resistenza libanese...figuriamoci come i "funzionari" Onu siano riusciti a "vedere" addirittura settecento miliziani somali!...) combattere al fianco della Resistenza durante l'aggressione sionista.
A parte il fatto che la Resistenza e' composta esclusivamente da combattenti libanesi; a parte che non solo Hizb'Allah ha schierato in armi i suoi per opporsi alla furia criminale "israeliana" (anche 'Amal e i comunisti libanesi hanno infatti fatto la loro parte subendo numerose perdite e contando diversi martiri tra le proprie fila) ci farebbe proprio 'piacere' sapere chi mai abbia "confezionato" una simile demenziale notizia.
Oltre a scribacchiare di "alleanze strategiche" intessute tra il partito sciita libanese di Sayeed Hassan e le cosiddette Corti Islamiche della Somalia il dossier prenderebbe in esame la delicata situazione geoeconomica del "corno d'Africa" stabilendo inesistenti nessi di "cooperazioni" operative tra Teheran e Mogadiscio.
Cianciando di petrolio e affari il documento Onu vorrebbe dimostrare che , ovviamente, dietro alle Corti Islamiche somale - che hanno preso il potere la scorsa estate - si celerebbe l'onnipresente politica estera iraniana ....
Chi avra' scritto il "copione" di un film gia' visto?
A chi giova soffiare nuovamente sul fuoco per riattizzare le ceneri del cratere libanese? E soprattutto con quale puntualita' questo genere di dossier e documenti cadono , come si suol dirsi, a 'fagiolo' per destabilizzare ulteriormente i gia' poco "chiari" scenari della politica vicino-orientale.
Mentre faticosamente si cerca di dare al Libano un Governo forte e credibile l'Establishment Mondialista persiste nel gettare fango contro quelle nazioni che si oppongono al Nuovo Ordine Mondiale.
Il 'sogno' sionista-statunitense di creare quello che, parafrasando "madame" Rice, 'loro' chiamano il Nuovo Medio Oriente si e' scontrato con la granitica volonta' e la fede dei combattenti Hizb'Allah.
L'utopia mondialista di ridisegnare il Vicino Oriente sul modello proposto un anno or sono dalla Rand Corporation ha cozzato contro la ferma e sodale unita' di popolo registratasi durante l'aggressione "israeliana".
19/11/2006


Israele ammette l’uso di bombe al fosforo contro i villaggi del Libano meridionale
di Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" da Beirut sud
Quelle che all'inizio dell'aggressione sionista contro il Libano sembravano possibili voci senza fondamento si sono rivelate purtroppo una drammatica realta: l'entita' criminale sionista ha fatto uso, durante i trentaquattro giorni d'aggressione contro il Libano, delle terrificanti bombe al fosforo.
L'allarme sull'uso di armi chimiche da parte dell'aviazione israeliana era scattato gia' dopo la seconda settimana dall'inizio delle ostilita'.
Numerosi rapporti medici provenienti dagli ospedali di Tiro e Sidone denunciavano la presenza di vescicanti e di strane ferite sui corpi di civili , soprattutto bambini e adolescenti, provenienti dalle zone interessate dal conflitto in particolare dai villaggi meridionali alla frontiera.
Oggi , per la prima volta, il regime d'occupazione sionista ha ammesso di aver fatto uso di bombe al fosforo. A dichiararlo sarebbe il Ministro per i rapporti con il parlamento dell'entita' criminale sionista, Yaakov Edri del partito Kadima del premier Olmert, che ha risposto ad una interpellanza parlamentare promossa dal capogruppo alla Knesset del partito Meretz , Zahava Galon.
"Le forze di difesa hanno utilizzato bombe al fosforo in diverse fasi ed in diverse forme" ha dichiarato il Ministro Edri sottolineando che, durante il conflitto di Hizb'Allah, tali armi sarebbero state utilizzate solo contro "obiettivi militari e in campo aperto" ed in "conformita' con le disposizioni del diritto internazionale".
Parole vuote di senso e piene di ipocrisia quelle utilizzate dal ministro sionista; diciamo pure cazzate belle e buone!
Sono decine i ricoverati che riportano ustioni e bruciature, ferite e ematomi affatto normali. Le bombe al fosforo hanno colpito essenzialmente bambini e adolescenti tra i profughi che cercavano di scappare dal conflitto: altro che obiettivi "militari".
Notare bene che il terzo protocollo della Convenzione di Ginevra sulle armi convenzionali che vieta l'uso di armi chimiche non e' mai stato sottoscritto ne' dall'entita' criminale sionista ne' dai suoi compari a stelle e strisce che di queste armi sono, oltre ai maggiori produttori ed esportatori mondiali, anche tra i maggiori utilizzatori: Iraq e Afghanistan docet!


Israele? “Viola la risoluzione 1701 dell’Onu”
di Dagoberto Husayn Bellucci
Era ovvio, anche se non gradito agli atlantici, che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite prestasse attenzione al dossier relativo alla situazione del Libano dopo l’aggressione israeliana e la decisione di inviare il contingente rafforzato Unifil.
Anche se ufficialmente non era prevista alcuna discussione né figurava all’ordine del giorno dei lavori dell’assise internazionale di Nuova York il “caso Libano” è emerso come il principale tra i temi caldi della politica internazionale.
I principali media internazionali hanno focalizzato la loro attenzione in queste ultime quarant’otto ore su alcuni temi di altra attualita’: dal nucleare iraniano alle polemiche che hanno accompagnato il discorso di papa Benedetto XVImo , dalla situazione in Iraq a quella recentissima ungherese.
Ma la politica mondiale ha dovuto inevitabilmente fare anche i ‘conti’ con il mondo islamico, un rapporto che è stato al centro delle discus sioni della diplomazia mondiale nella sede delle Nazioni Unite, assise mondialista per eccellenza.
Un vertice molto atteso anche per l’inevitabile faccia a faccia , almeno sul piano dialettico, tra il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad e il suo omologo americano George W. Bush.
Una polemica che, al di la’ di ogni ragionevole dubbio, si è mostrata essenzialmente come uno scontro tra due visioni opposte del mondo: da un lato quella iraniana a difesa degli oppressi e dello sviluppo dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo (i “mustadhafin” dell’Islam al quale si appellava lo stesso Imam Khomeini) e dall’altro lato l’aggressiva e arrogante politica atlantico-sionista che l’amministrazione statunitense persegue senza sosta in nome dei suoi interessi strategici e dei suoi programmi egemonici.
Washington non ha ancora mandato giù la pessima figura fatta dal suo alleato sionista contro Hizb’Allah. L’aggressione israeliana che doveva piegare definitivamente la Resi stenza libanese si è risolta in un sostanziale smacco per le! truppe di terra dell’entità che occupa la Palestina e per il suo esecutivo Olmert.
E così, mentre “Israele” è ancora convalescente per le ferite di un conflitto che ha pretestuosamente scatenato contro un intera nazione e l’America cerca nuove strategie per dominare un Vicino Oriente che continua a rappresentare il principale ostacolo all’One World mondialista, il Libano rimane al centro delle attenzioni della politica mondiale.
La delegazione libanese al Palazzo di Vetro comprendeva oltre al Presidente della Repubblica, Emile Lahoud, anche il Ministro degli Affari Esteri, Faouzi Sallouk, l’incaricato per gli affari libanesi della delegazione permanente all’Onu, signora Caroline Ziade’ e l’ambasciatore del Libano, Bassam Naamani.
Già martedì scorso Lahoud ha risposto una volta ancora ai giornalisti stranieri sulle numerose questioni irrisolte postbelliche.
Secondo il Presidente libanese infatti la situazione non è affatto stabilizzata perché “Israele continua a violare quotidianamente la risoluzione Onu nr 1701” e “a più di un mese dalla cessazione delle ostilità il Libano e Israele non hanno ancora raggiunto un cessate il fuoco”.
Il Capo dello Stato ha trasmesso al Segretario Generale dell’Onu, Kofi Annan, queste critiche rivolte all’entità sionista che pretende dettare le sue condizioni anche sul destino della forza internazionale di “pacificazione” dell’Unifil i cui ranghi sono stati rinforzati nel Libano meridionale.
A trasmettere queste note polemiche di Lahoud e del Libano è stato il Ministro degli Esteri, dr. Sallouk , che ha avuto un incontro di un ora con il Segretario Generale Kofi Annan.
Nella lettera inviata alle Nazioni Unite il Presidente della Repubblica aveva sollecitato l’adozione di cinque punti essenziali per mettere fine alle quotidiane violazioni sioniste contro il territorio , lo spazio aereo e navale libanesi.
Tra questi cinque punti proposti da Lahoud all’Onu figurano:
1) la necessità di precisare quale sarà il meccanismo da ado! ttare pe r arrivare alla completa liberazione delle Fattorie di She’eba - secondo le disposizioni della risoluzione 1701;
2) arrivare a fissare un cessate il fuoco permanente e definitivo tra il Libano e Israele;
3) la necessità di fare pressioni su Israele (sic! pura utopia pensare ad una politica anti-israeliana dell’Onu) per l’arresto immediato delle quotidiane violazioni della stessa risoluzione 1701;
4) la necessità di inviare in Libano degli esperti delle Nazioni Unite per esaminare minuziosamente i danni catastrofici causati contro le infrastrutture civili del paese dalle 200.000 bombe a frammentazione lanciate da “Israele” (questo paese che ama definirsi e autoincensarsi come la sola “democrazia” del Vicino Oriente e sparla di “pace e libertà” ad ogni pie’ sospinto accusando tutto e tutti di “antisemitismo” ogni qualvolta qualcuno provi solo a muovere una seppur minima critica alla sua quotidiana politica di genocidio commessa senza alcuna pietà contro un intero popolo);
5) la necessità infine di imporre all’entità sionista di donare al Libano la carta topografica esatta delle mine deposte sul territorio del paese dei cedri durante la recente aggressione.
Il Capo dello Stato libanese aveva preso parte ad un incontro, martedì scorso, con lo stesso Kofi Annan e ha ricevuto la solidarietà di numerose delegazioni presenti ai lavori della 61.ma assise delle Nazioni Unite.
I principali temi che Lahoud ha evocato ai suoi interlocutori sono stati poi ripresi e sviluppati nei quindici minuti a lui concessi per il discorso di ‘routine’ che ha tenuto giovedì.
Il presidente libanese non aveva nell’agenda incontri né con il suo omologo statunitense né con Jacques Chirac: il presidente francese infatti, una volta calcato il suolo americano si è subito affrettato a smentire le proprie dichiarazioni precedenti di dialogo sia in favore del Libano che per una soluzione della crisi diplomatica Occidente-Iran.
L’America addirittura di fatto rifiuta anche di riconoscere ! la legit timità presidenziale libanese e con un ennesima caduta di stile ed uno sgarro diplomatico ‘classico’ per gli eredi dei mandriani del “West” ha perso una buona occasione per rilanciare quel processo di pace nel Vicino Oriente di cui ama tanto blaterare il Segretario di Stato Usa , “madame” Condoleeza Rice, e per il quale abbiamo tutti quanti - qui in Libano - visto l’alacre lavoro e l’efficiente operatività “made in Usa”.
La stessa ‘efficiente’ operatività con la quale l’aviazione sionista colpiva quotidianamente strade e ponti del Libano; la stessa alacre tenacia con cui venivano ‘distribuite’ bombe a grappolo sui territori meridionali e nella Beqa’a e l’identica volontà di morte che - in Libano come in Iraq - contraddistingue le strategie di “democratizzazione” dei padroni del mondo.
Un mondo che comincia a capire cosa intrendano per “pace” e “normalizzazione” e “democrazia” gli atlantici. Si chiamino Bush o Rice, Rumsfeld o Blair, Olmert o Peres costoro stan no disegnando, con il sangue fresco di migliaia di innocenti vittime delle loro trame e dei loro complotti dalla Palestina all’Afghanistan, un Nuovo Ordine Mondiale che gronda del sangue di centinaia di migliaia di innocenti trucidati dall’arroganza, dall’avidità, dall’invidia e dalla perfidia della politica statunitense e dalle strategie piccolo-egemoniche del suo alleato sionista.
Un secolo e mezzo di massacri perpetrati nei quattro angoli del pianeta hanno fatto degli Stati Uniti d’America la prima potenza criminale del pianeta.
Mezzo secolo di efferati delitti e di stragi inumane hanno dato all’entità criminale sionista la palma di principale stato-canaglia della regione vicinorientale.
Come aveva ricordato in occasione della sua visita a Teheran, qualche settimana or sono, il presidente venezuelano Hugo Chavez è diventato un imperativo etico e morale , un dovere di coscienza e una legittima aspirazione di tutti i popoli oppressi di porre fine a q uesto “impero di morte, sangue e dolore” che Washington e i ! suoi inf ami alleati (Israele e la Gran Bretagna) stanno costruendo giorno dopo giorno.
E’ vero, tuttavia che Israele e Stati Uniti non hanno ancora mollato la presa . Pensano che il Governo Unico Mondiale sia il destino ineluttabile per l’umanita’... peccato , per loro, che il mondo intero e i popoli del pianeta stiano sonoramente rispedendo al mittente qualsivoglia progetto di omologazione planetaria.
Recente intervista da parte del quotidiano algerino "Al
Chourok" al nostro corrispondente in Libano Dagoberto H.Bellucci
03/10/2006




Intervista a Dagoberto Bellucci
Dagoberto Bellucci, modenese di origine toscana, già militante in diversi movimenti d'ispirazione rivoluzionaria, ed adesso giornalista inviato speciale in Libano per il quotidiano Rinascita, esprime in questa intervista una analisi molto approfondita e ragionata sul mondo politico neofascista, cui non risparmia critiche. Bellucci, che è anche autore di volumi di dottrina islamica, politica internazionale e analisi storiche,
illustra inoltre le importante sfaccettature del vivissimo mondo politico libanese, le ragioni della propria adesione all'Islam sciita (sottolineando, tra l'altro, l'importanza dell'equilibrio tra le esigenze terrene e spirituali dell'uomo), il ruolo degli sciiti in Iraq, non certo tutti schiacciati sulle posizioni degli invasori statunitensi.
1) Tu, fin da giovanissimo impegnato nel mondo della destra radicale, hai aderito all'Islam sciita: puoi spiegare cosa ti abbia spinto a ciò, e che ruolo abbiano avuto in tale scelta i tuoi ideali politici?
La mia militanza nell'area della cosiddetta "destra radicale" risale alla metà degli anni ottanta. Ora iniziamo subito a dire che l'approdo all'Islam sciita è successivo e maturato a seguito di diverse riflessioni sia personali che politiche che sono la conseguenza, indiretta, proprio di questa militanza in quella che definirei tranquillamente come un autentico sanatorio per malati, alcuni piuttosto gravi a quanto mi risulta. Descrivere dieci anni di attività politica non è mai semplice nè tantomeno può essere esaustivo. Prima di tutto l'adesione all'Islam , alla sua "versione" sciita soprattutto, ha rappresentato per il sottoscritto l'approdo naturale ad una visione del mondo che avvertivo la sola che rappresentava realmente quella che, per dirla con Evola, era la mia "equazione personale" verso il sacro. O per esser piu' chiari era nell'Islam sciita che ravvisavo potessero esserci sia una dimensione trascendente corretta - che equilibrava cioè la sfera spirituale a quella materiale senza imporre alcunchè di straordinario - sia, per rimanere in ambito politico, la manifestazione di un radicalismo che rifiutava tanto il conformismo occidentale che l'american way of life. Era un mondo completamente diverso per il semplice fatto che si rapportava alla modernità stabilendo il proprio baricentro attorno ad altre "coordinate" ontologiche, ovvero privilegiando la dimensione spirituale dell'individuo, esaltandone i valori essenziali e dando risposte coerenti alla stragrande maggioranza dei problemi di cui soffre l'uomo moderno. L'Islam che viene propagandato sui mass media occidentali non avrebbe neanche diritto di cittadinanza nella mia visione del mondo: è un'aberrazione o per capirci una specie di parodistica rappresentazione del puro Islam mohammadiano. Per esser ancor più chiari, quest'Islam "fondamentalista" e "fanatico" che tutti conoscono sotto la sigla dell'organizzazione "Al Qaeda" (un data-base della Cia!) [il riferimento è a alle collusioni tra la politica di vari presidenti americani ed il gruppo di Bin Laden, un tempo sostenuto in funzione antisovietica, n.d.r] e che serve agli interessi dell'imperialismo e della superpotenza a stelle e strisce (ma che più vastamente risponde ai clichè che l'Occidente ha costruito attorno alla religione islamica) non è nient'altro che un mostro partorito sapientemente dal ventre sempre fecondo della Grande Meretrice Usa. Ora diciamo pure che se vogliamo parlare di Islam sarebbe più opportuno e anche corretto parlare dei vari Islam che esistono: un miliardo e trecento milioni di musulmani non rappresentano un corpo unico nè tantomeno sono quella minaccia all'Occidente della quale continuano a blaterare i mass media mondialisti. E per capire che l'Islam è eterogeneo possiamo semplicemente fare un esempio calzante: la Repubblica Islamica dell'Iran, che appunto è uno Stato Islamico, non ha niente da spartire con la laicissima e occidentale Turchia (islamica? io ne dubito), con le altrettanto laiche e anti-islamiche Tunisia e Algeria [l'accenno è ai governi di questi due Stati di religione musulmana, laici ed autoritari, anche se formalmente si dichiarano di credenza musulmana, n.d.r.] o con il Regno dell'Arabia Saudita retto da una monarchia (come la maggior parte dei paesi del Golfo) che fonda il suo "diritto islamico" sulla lettura eretica del wahabismo [una interpretazione ultrarigorista dell'Islam, propria del governo sunnita di questo Paese, n.d.r.]. Parlare di un Islam monolitico che dovrebbe rappresentare il nuovo "pericolo" per gli occidentali è falsare completamente la realtà di un mondo che ha troppe sfumature e divisioni interne (sia dottrinali che di altra natura) che costituiscono e hanno sempre rappresentato probabilmente i veri limiti dei musulmani. I musulmani sono sempre stati divisi e storicamente la minoranza sciita ha rappresentato una sorta di "eresia" maltollerata dalla maggioranza sunnita che ancora oggi non ne tollera passivamente la presenza e l'attività. L'Islam sciita rappresenta dunque per il sottoscritto un porto d'attracco sia spirituale che politico perchè è al suo interno che ho ritrovato quella carica rivoluzionaria che, un tempo, si pretendeva rappresentata dai movimenti neofascisti. L'Islam sciita autentico è l'Islam della rivolta permanente per la Verità. E' l'Islam di Asciurà e dell'Imam al Husayn (a.s.) [abbreviazione per “alei salam”, in arabo “La pace su di lui”, n.d.r.], il Signore dei Martiri che ha difeso a Karbala un'idea di giustizia e di libertà negate dalla tirannia. Karbala è un simbolo di rivolta contro qualsiasi potere dispotico e illegittimo; è il grido disperato dei diseredati del pianeta contro le ingiustizie, la tirannia, le dittature che si sono manifestate nel corso dei secoli. E' anche un esempio che ha contrassegnato l'evoluzione in senso rivoluzionario della recente storia iraniana portando nel febbraio del 1979 le forze islamiche alla conquista del potere. Ora il problema rappresentato dalla cosiddetta "estrema destra" italiota è che - ieri come oggi - si presumeva che i cosiddetti rivoluzionari neofascisti avessero realmente intenzione di abbattere il Sistema. Troppa rabbia uscirebbe fuori se dovessimo ripercorrere sessant'anni di parodia neofascista in Italia e nel resto d'Europa. Costoro, i dirigenti neofascisti o di quella che oggi è tornata a chiamarsi stupidamente "destra radicale" (cadendo nuovamente nell'anticomunismo senza il comunismo e finendo per fare da stampella alle politiche neoliberiste del centro-destra berlusconiano con il quale, non casualmente, son finiti per allearsi tutti i vari movimentini e partitini d'"area") , hanno utilizzato , mandandoli spesso incontro alla morte, i propri militanti per "opporsi al comunismo" ieri cosi' come sarebbero pronti a mandarli, domani, allo sbaraglio contro il nuovo "nemico" che hanno individuato nell'immigrazione specialmente in quella islamica. Ora, premesso che l'anticomunismo e il nazionalismo erano i soli veri valori che hanno contrassegnato sia la destra parlamentare che quella extraparlamentare durante gli anni caldi della strategia della tensione, dobbiamo esser chiari quando diciamo che costoro sono degli impostori che - sul piano fattuale - hanno nè piu' nè meno reso un intera area, teoricamente antagonista al liberalcapitalismo e al modello occidentale e che doveva essere la nemica mortale degli Stati Uniti, servilmente funzionale proprio alle strategie americane sul piano internazionale con l'opposizione all'Urss e al blocco delle democrazie orientali e sul piano interno finendo per avere rapporti poco chiari con l'eversione e le politiche di stabilizzazione democratica americanocentriche.
Tanto per esser ancor più chiari la storia del neofascismo dalla fine del conflitto ad oggi sarebbe tutta da riscrivere: avevano cominciato a farlo il soldato-politico Vincenzo Vinciguerra (che in tre suoi libri fondamentali - "Ergastolo per la libertà" , "La strategia del depistaggio" e "Camerati addio" - ha disintegrato la favola di un neofascismo "rivoluzionario" in conflitto contro il Sistema per descrivere invece un quadro a tinte fosche di puttaneggiamenti vari tra dirigenti e militanti neofascisti e servizi segreti, arma dei Carabinieri e polizia di Stato, ufficio affari riservati del Ministero degli Interni e strutture atlantico-sioniste quali la rete paramilitare di Stay Behind alias l'italica Gladio) e il Grande Guascone di Popoli alias Maurizio Lattanzio al quale vanno invero immodificate tutta la nostra stima e solidarieta' anche a distanza di anni. Giusto per dare un'equazione "matematica" possiamo dire che la Repubblica Islamica dell'Iran sta all'Arabia Saudita come la nostra idea del mondo sta al Neofascismo, ovvero l'uomo e la scimmia. Niente di più e niente di meno. Una autentica parodia quella neofascista allo stesso modo in cui l'Islam saudita rappresenta una oscena parodia in seno al mondo musulmano. In che modo dunque gli ideali "appresi" durante la mia esperienza abbiano influito sulla decisione di aderire alla Shi'a duodecimana e seguire la "linea" dell'Imam Khomeini è presto detto: vedete, se fossi nato qualche anno prima probabilmente avrei finito con lo scontrarmi con i "rossi" che rappresentavano il nemico "visibile" e anche "preponderante" che si opponeva ai giovani neofascisti. A parte qualche sano scontro boxistico in terra d'Emilia proprio a metà anni ottanta direi che abbiamo evitato questo logica di contrapposizione degli opposti estremismi perchè funzionale esclusivamente al potere ieri democristiano oggi più vastamente neoliberista. Ed e' stato un bene aver compreso in tempo questa menzogna. Troppi morti causati dalla stupidità destro-radicale e dall'altrettanto stupidità dell'antifascismo militante di certe frange dell'ultra-sinistra. Purtroppo vedo che la storia non ha insegnato proprio granchè se , in una società svuotata di ideali e valori, i pochi che si occupano di politica continuino a perseguire le medesime logiche "fratricide". I neofascisti, che oggi hanno scoperto di chiamarsi "destra radicale" perche' evidentemente c'è qualcuno al quale interessava che un'intera area ritornasse a parole d'ordine che con il Fascismo Rivoluzionario e le Rivoluzioni Nazionali europee poco hanno a che vedere, identificano nell'immigrazione un pericolo per quella che chiamano civiltà occidentale! Complimenti: tanto valeva che costoro aderissero alla Lega Nord o a qualcun'altro dei partiti della media-piccola borghesia bottegaia pullulanti nel perimetro coloniale italiota. E l'estrema sinistra , con la sua retorica pacifinta, terzomondista e internazionalista, non si schioda dalle sue posizioni d'antifascismo militante e di difesa della "democrazia". Ora se consideriamo che in Italia c'è assai poco da salvare vista la deriva inquietante che ha assunto la politica e che, in fondo rispecchia perfettamente il sovvertimento di tutti i valori intervenuto nella società italiana, possiamo anche comprendere che questi ambienti siano estremamente funzionali alle logiche del divide et impera atlantico-sioniste e pronte a dar vita a una nuova stagione di violenza. Mi domando: in nome di chi e che cosa questi signori - dirigenti dell'una e dell'altra fazione - stanno giocando sulla pelle di ragazzini che poco e mal conoscono della recente storia italiana? Al di là della nostra adesione spirituale e politica all'Islam rimaniamo italiani affatto fieri di esserlo: l'Italia è un paese strano che per decenni e' stato utilizzato quale laboratorio politico per tutti i tentativi di destabilizzazione attuati dal potere democristiano che nient'altro era che l'espressione provinciale del potere imperialista statunitense. Crollato l'impero del male del socialismo reale (di cui parlavano i centri studi neoconservatori e l'amministrazione Reagan ...si badi bene) e frantumatosi il blocco dell'Europa Orientale la contrapposizione si e' spostata lungo il limes mediterraneo tra Occidente e mondo arabo-musulmano. Chi riconosce che i nemici mortali del Fascismo e del Nazionalsocialismo europei sono stati le demoplutocrazie occidentali, l'America e la Gran Bretagna giudaizzate e sotto controllo sionista, beh non potra' che schierarsi con l'Islam tradizionale e rivoluzionario esemplarmente incarnato dalla Repubblica Islamica dell'Iran di Mahmood Ahmadinejad e con il movimento Hizb'Allah di Sayeed Hassan Nasrallah. Pensate che questa sia un'altra storia? Che non abbia niente a che vedere con i fatti della politica italiana? Che sia necessario prima affrontare i problemi di casa nostra? Mah...che volete che vi risponda: "uomini siate e non pecore matte, si che di voi, tra voi lgiudeo non rida" scrisse il Grande Dante Alighieri. Parola profetiche vista la kippizzazione della politica italiana.... Credete casuale che preferisca vivere a Beirut rispetto ad una delle tante "sionne" [ neologismo che sta per "luoghi egemonizzati dal sionismo", n.d.r.] sparpagliate per la penisola italiota? Mah... vedete voi. Almeno qua si combatte, sul serio. A leggere la politica italiana da questa parte del mondo, al di qua del Mediterraneo, pare proprio un autentico teatrino dell'assurdo dove ognuno - anche l'estremismo radical-chic della Destra Radicale e della Sinistra piu' o meno No Global - sono mere bazzecole....Siamo seri per favore: stiamo parlando di cadaveri politicamente ibernati che son stati scongelati in funzione di logiche atlantico-sioniste facilmente individuabili. Domani quando servirà la mano d'opera dell'anti-islamismo militante ci sara' sempre qualcuno disponibile alla caccia al musulmano e ad incendiare una moschea. Ciechi e stronzi. Mi si permetta l'espressione: non si accorgono che il nemico principale, il nemico mortale dell'Europa, dopo aver sodomizzato una classe politica priva di alcuna dignità, sfrutterà questa xenofobia e quest'odio nazionalista per contrapporli ai loro alleati naturali. L'aveva capito Adolf Hitler che il mondo islamico era l'alleato naturale dell'Europa dell'Ordine Nuovo nazionalsocialista. Evidentemente c'è qualcuno interessato a imbrogliare le nuove generazioni che, praticamente a digiuno di informazioni, cadranno ancora nella ragnatela di questi manipolatori di verità. E se il neofascismo è allo sbando si chiedano lorsignori a chi ascriverne le responsabilità politiche dopo decenni di abboccamenti con ambienti sbirreschi: la sola verità è che questi se potessero entrerebbero mani e piedi nel palazzo a far da comparse nel circo mediatico del parlamentarismo da salotto di Vespa; al fianco dei vari Berlusconi, Prodi, D'Alema e Fini. Non mi sembra proprio che ci siano altre parole da aggiungere su un'area in decomposizione permanente che ha perduto la propria bussola e si ritrova prigioniera di stereotipi e parole d'ordine vecchie di venticinque o trent'anni. E pensare che "La disintegrazione del Sistema", volume di Franco Freda, rappresenterebbe ancora una possibilità' che - unitamente a "Stato e Sistema" di Maurizio Lattanzio - non ha mai trovato recettibilità ne' trovato alcuno spazio d'attuazione proprio per l'assoluta indisponibilità dimostrata da quest'ambiente di contrapporsi al sistema dominante. Li capiamo, tutto sommato son pur sempre italiani.
2) Quali sono stati i gruppi politici in cui hai militato, e per cosa pensi si siano contraddistinti?
La storia personale di un militante non è mai interessante se non accompagnata da un'analisi politica relativa all'area neofascista. E' per questo che non credo importante sottolineare il mio percorso, che è umano e politico, attraverso le varie sigle del neofascismo italiano nel decennio a cavallo tra gli anni ottanta e novanta: dal Msi alla Comunità' Politica di "Avanguardia" passando per alcune frequentazioni personali ovvero senza alcuna adesione ideologica con l'area della Base Autonoma e il Fronte Nazionale di Freda. Niente di più ma niente di meno. Abbiamo "avvicinato" chi c'era e "frequentato" chi dovevamo anche per "capire" essenzialmente verso quale deriva stava andando un intero ambiente. Ed abbiamo fatto la nostra scelta. "Avanguardia" , almeno nel periodo compreso tra l'estate 1991 e la primavera 1997, ha cercato di rappresentare l'autentica anima del Fascismo Rivoluzionario anti-capitalista, anti-marxista, anti-sionista, socialista e nazionalista.
La geometrica strategia anti-sistemica elaborata dal camerata Maurizio Lattanzio e inquadrata nella forma di progetto politico rivoluzionario denominato "Eurasia-Islam" ha comportato una frattura in seno alle diverse anime del neofascismo italiano e obbligato i "camerati" dell'area a schierarsi con o contro l'Islam rivoluzionario e tradizionalista, pro o contro le strategie del Nuovo Ordine Mondiale. La nostra militanza nelle file della Comunità Politica di "Avanguardia" penso si caratterizzasse essenzialmente perche' quel mensile aveva posto al centro delle proprie analisi e strategie l'affrontamento della questione ebraica in tutti i suoi aspetti e forme nel solco dell'Anti-Giudaismo tradizionale cattolico, di quello anti-sionista islamico e dell'efficace attività di contro-informazione che per un trentennio venne portata avanti, pressochè in solitudine, da Giovanni Preziosi dalle pagine del suo mensile "La Vita Italiana"..
In sintesi difesa dell'esperienza politica del Fascismo italiano e del Nazionalsocialismo tedesco da qualsiasi tentativo di de-ideologizzazione o storicizzazione; questione ebraica, solidarietà e fratellanza d'armi con l'Islam rivoluzionario erano i cardini del progetto elaborato da Lattanzio unitamente a quell'opera di revisione critica dell'esperienza neofascista intervenuta a partire dal 1993 attraverso la collaborazione offerta al mensile dal soldato-politico Vincenzo Vinciguerra, probabilmente il solo fascista che abbia attaccato frontalmente manu militari lo Stato e le sue strutture.
Abbiamo avuto i nostri sani scazzi con un po' tutti e probabilmente sono in tanti che non hanno dimenticato. E' una pagina che appartiene ovviamente al nostro passato ma che ha rappresentato insieme un esperienza politica e ideologica formativa e interessante fino ad un determinato periodo: non rinnego niente del passato, non una riga non un'azione. Anche "Avanguardia" ha svolto il suo ruolo ed è stata, personalmente parlando, funzionale all' avvicinamento verso gli ambienti islamici sciiti italiani e in prospettiva internazionale.
3) Attualmente sei il corrispondente dal Libano per il quotidiano Rinascita, e con una serie di servizi speciali stai illustrando la situazione nel Paese dei Cedri, conoscendo bene in particolare il movimento sciita degli Hezbollah, ad un tempo milizia e partito accreditato in Parlamento. In estrema sintesi, puoi dare un quadro della situazione attuale?
La situazione libanese è in continua quotidiana evoluzione. Inutile nascondercelo: quaggiù potrebbe realmente scoppiare, in qualsiasi momento, una nuova guerra civile. Abbiamo una situazione estremamente difficile da rappresentare per chi non segue l'evoluzione della politica regionale del Vicino Oriente e quella locale libanese. L'aggressione sionista dello scorso luglio ha rimesso infatti in discussione i rapporti di forza interni tra le forze politiche libanesi. Hizb'Allah e la Resistenza Nazionale hanno opposto uno scudo di fuoco alle quotidiane incursioni terroristiche dell'aviazione israeliana contro le banlieus meridionali della capitale, la Beka'a orientale e il sud a maggioranza sciiti. Nel corso del conflitto scatenato dall'entità criminale sionista contro il Libano sembrava che finalmente i libanesi avessero raggiunto un'unità ed una solidarietà nazionale. Questa prospettiva si è dimostrata fragilissima: un miraggio se consideriamo le polemiche scoppiate immediatamente dopo il cessate il fuoco concordato e difficilmente imposto dalle Nazioni Unite agli israeliani e all'esecutivo libanese.
Purtroppo il dopoguerra ha modificato totalmente i rapporti tra le diverse fazioni politiche libanesi. Il governo Siniora ha mostrato palesemente di aderire alle strategie americane e sioniste e sostenere i diktat della comunità internazionale per disarmare la Resistenza Nazionale. Hizb'Allah , fino a novembre scorso parte integrante dell'esecutivo, ha scelto di abbandonare la maggioranza perchè questo governo stava difendendo interessi stranieri e non ha praticamente mai avviato alcun programma per la ricostruzione..
Per capirci l'occasionale unità d'intenti tra maggioranza e opposizione è stata mandata in fumo dall'adesione pressoché corale delle forze del cosiddetto fronte del 14 Marzo alle strategie atlantico-sioniste: i vari Walid Jumblatt, Samir Geagea, Saad Hariri e l'intero esecutivo Siniora si sono rivelati quinte colonne americane nel Paese dei cedri [si tratta, rispettivamente, del leader libanese druso del partito socialista progressista, di un esponente falangista cristiano-maronita, del figlio dell’ex premier libanese sunnita Rafik, assassinato nel 2005 e del governo del'attuale premier sunnita libanese, n.d.r.]. Ora contro una simile svendita della dignità nazionale libanese e contro i tentativi di disarmo della Resistenza - che in ultima analisi rappresenta il principale problema per i potentati sionisti e per l'America - si è andata costituendo un'Opposizione Nazionalista formata da diversi partiti e movimenti politici che ha deciso, su indicazione del segretario generale di Hizb'Allah , Sayeed Hassan Nasrallah, di scendere in piazza e mobilitarsi per far cadere quest'esecutivo anti-nazionale che ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue responsabilità prima, durante e dopo l'aggressione..
L'Opposizione Nazionale Libanese raggruppa i partiti sciiti di Hizb'Allah e Haraqat 'Amal, i due principali partiti alleati della comunità' maronita (Tayyar o Corrente Patriottica Libera del Generale Michel Aoun e Haraqat Marada di Souleiman Franje), i nazionalsociali siriani [si tratta di libanesi a tutti gli effetti, ma sono chiamati "nazionalsociali siriani" in quanto, all'epoca della formazione del partito, Libano e Siria costituivano ancora corpo unico, sotto la Francia coloniale, n.d.r.], i due partiti comunisti libanesi, Haraqat Shaab (Movimento del Popolo) laico e panarabista, i nasseriani, i drusi del Partito Nazionale Democratico di Talal Arslan e quelli della Corrente per l'Unificazione Nazionale di Wiam Wahab, i panarabisti, il Baath libanese, il Partito del Dialogo Nazionale laico diretto dal sunnita Fouad Makhzoumi e altri movimenti minori del panorama politico libanese. Un magma eterogeneo di sigle e volti che hanno dato vita ai sit-in di piazza e alle imponenti manifestazioni del dicembre scorso quando almeno due milioni di libanesi, forse due milioni e mezzo su una popolazione che a malapena arriva a quattro milioni, hanno preso festosamente d'assalto le piazze Riyad el Sohl e quella dei Martiri per chiedere tra canti patriottici e slogan, balli e bandiere al vento, le dimissioni di un Governo che non ha saputo far niente di meglio che trincerarsi dietro le sue posizioni filo-americane..
Abbiamo partecipato per tre settimane a tutte le manifestazioni della piazza, scambiato impressioni con i militanti della tendopoli che si è venuta a formare giorno dopo giorno tutt'attorno alle colline del Serail dove ha sede il palazzo del Governo e ottenuto numerose interviste dai principali dirigenti politici dei diversi partiti. Abbiamo vissuto quest'atmosfera festosa e sperato che Siniora mollasse quanto prima la presa e cedesse alle richieste invero modeste della piazza: un governo di unità nazionale, una nuova legge elettorale e nuove elezioni. Ma a quanto pare quest'esecutivo, pur se ridotto al minimo, non intende proprio dimettersi. E' incostituzionale e illegittimo ma in Occidente arriva quasi esclusivamente la propaganda pro-governativa. Devo ringraziare dunque la redazione di "Rinascita" per avermi dato la possibilità di spiegare giorno dopo giorno quanto stava succedendo in Libano e il Coordinamento Progetto Eurasia che ha accolto alcune interviste ad autorevoli esponenti di Hizb'Allah e dell'Opposizione Nazionale sulle pagine del suo trimestrale di geopolitica. Il lavoro da corrispondente, durante e dopo l'aggressione, non è altro che la prosecuzione di una militanza politica di vecchia data. Non è cambiato niente per il sottoscritto: in piazza; ieri come oggi. Con una sola differenza: qui si fa realmente sul serio ed i rischi che la polveriera libanese sia pronta a saltare per aria sono altissimi viste le continue provocazioni del fronte atlantico. Vedete al nostro rientro a Beirut , ventiquattr'ore prima degli incidenti scoppiati il 25 gennaio scorso all'Università Araba, abbiamo trovato tutt'altro clima rispetto a quello festoso lasciato a dicembre: ovunque c'è tensione, i libanesi si guardano sospettosi l'un l'altro. Qualcuno vorrebbe continuare a seminare discordia e sedizione in seno alla societa' libanese: ci sono quasi riusciti. Ma Hizb'Allah e l'Opposizione hanno dichiarato risolutamente che non intendono cadere in questo clima d'odio e di violenza; che non risponderanno alle violenze con altre violenze e che i loro obiettivi sono politici e non hanno assolutamente intenzione di fomentare un conflitto confessionale che vedrebbe il Libano precipitare in una nuova generalizzata guerra di tutti contro tutti. Non è un conflitto religioso nè etnico quello che oppone la maggioranza di governo ai partiti dell'opposizione: è un conflitto politico esclusivamente politico. Le forze della destabilizzazione atlantico-sionista stanno lavorando per favorire certi progetti americani. L'opposizione ha chiaramente denunciato questi complotti a cui non sono certo estranei alcuni protagonisti della scena politica locale: i Geagea e i Jumblatt sono "carte conosciute". Nessuna novità dunque trovarli al lato dell'America. L'opposizione chiede una riforma in senso laico dello Stato e delle sue Istituzioni, una quota di partecipazione maggiore ad un esecutivo allargato ai partiti che, come Tayyar, vantano rappresentanze parlamentari importanti ma non hanno voce in capitolo per decidere. Nessuno vuole lo scontro confessionale tra sunniti e sciiti anche se c'è chi sta soffiando sul fuoco di antiche rivalità e tensioni. In realtà quello che si sta cercando di esportare in Libano è il modello "iracheno" cioe' la strategia americana di seminare odio e discordia tra i musulmani. Hariri e la sua Corrente Futura finora non hanno capito che stanno facendo il gioco sporco di quelle forze che, come il Partito Socialprogressista di Jumblatt e le Forze Libanesi di Geagea, in caso di accordo con l'opposizione perderebbero tutta la loro influenza. Sono forze minoritarie ed estremiste ma al momento dirigono la politica del fronte del 14 Marzo. Tutti si aspettano delle novità entro la fine dell'inverno o all'inizio di aprile dopo il vertice della Lega Araba di Riyad: non credo si riuscirà a mutare però una situazione che rimane di assoluto gelo tra le due fazioni politiche libanese. L'America non lo permetterà e, se potrà, cercherà di fomentare ancora disordini e nuove divisioni. E nessuno si dimentica che a sud, al di là della frontiera meridionale, l'entità' criminale sionista è probabilmente pronta a quel "secondo round" che minaccia praticamente dall'estate scorsa.... "Israele" ha subito una sconfitta strategica, militare, diplomatica e politica umiliante. I sionisti non dimenticano niente: ecco perchè è quasi certo che primo o poi colpiranno nuovamente. I libanesi lo sanno e sono pronti. Tutto qui. Come vedete non c'è proprio un bel niente da stare allegri ma che volete farci ognuno è fatto a modo suo e personalmente noi al rischio cominciamo ad essere abituati.
4) I musulmani sciiti negli anni addietro sono stati spesso considerati all'avanguardia delle correnti antiimperialiste in politica estera: basti pensare ai pasdaran della rivoluzione khomeinista, agli stessi Hezbollah libanesi, ecc... Oggi però alcuni gruppi sciiti, in Iraq, sono stati usati dagli occupanti americani, sfruttando annose divisioni coi sunniti, per rendere meno difficile la loro presenza in terra mesopotamica. Quanto realmente è forte anche tra gli irakeni sciiti l'opposizione alla presenza militare U.S.A., a tuo avviso? La Resistenza irakena, che ha uno dei suo bastioni fondamentali tra i militanti del partito Ba'ath, soprattutto sunniti, è stata sostenuta anche dagli sciiti libanesi di Hezbollah, tra l'altro: puoi indicare quanto conti ciò tra gli sciiti locali?
La questione relativa al ruolo degli sciiti iracheni nell'attuale situazione irachena e' molto piu' complessa di quanto non si pensi. Se difatti è vero che esiste un esecutivo a Baghdad composto da elementi scelti dall'amministrazione occupante americana tra la comunità sciita è altrettanto vero che cooperanti sono molti rappresentanti della borghesia sunnita e curda. La situazione geopolitica, strategica e militare dell'Iraq è da quasi quattro anni quella di un enorme pantano nel quale son finiti in primis gli americani. E caotica è pure la definizione di "Resistenza" visto che contro le truppe mercenarie del Mondialismo a stelle e strisce - ovvero la visione bellicistica dei circoli neocons che stanno al di sopra e a lato dell'Amministrazione Bush e perseguono la loro strategia di "clash of civilization" in tutto il Vicino Oriente - si sono schierati partiti, movimenti ed organizzazioni eterogenee che vanno da ex appartenenti al passato regime baathista ai nazionalisti passando per sinistra più o meno comunista, sunniti, jihaidisti stile "Al Qaeda", per intenderci, e sciiti. Che poi la Repubblica Islamica dell'Iran in Iraq stia perseguendo i propri obiettivi di politica estera è tutt'altra questione rispetto alla solidarietà alla Resistenza. Vedete esiste un "fronte" abbastanza vasto anche in Europa che crede che Iran e Stati Uniti si stiano "spartendo" i dividendi dell'Iraq post-Saddam. Premesso che la Repubblica Islamica dell'Iran è uno Stato sovrano e, come tale, muove le proprie pedine sullo scacchiere geopolitico vicinorientale come meglio crede noi affermiamo che la pretesa cooperazione irano-statunitense è una menzogna che viene deliberatamente proposta da un determinato ambiente - d'estrema destra come d'estrema sinistra - per evitare "pericolose" "derive" filo-iraniane... Visto che a qualsiasi idiozia sembra essere affezionata quest'area è un bene che non si occupino dell'Iran perchè, volgarmente parlando,non sono cazzi loro. L'Iran è da quasi trent'anni un baluardo del fronte anti-mondialista internazionale o, per esser piu' chiari, l'unico Stato sovrano che può permettersi di organizzare una conferenza storica sul Revisionismo. E persegue legittimamente i suoi programmi di ricerca nucleare e arricchimento dell'uranio a scopi di sviluppo energetico. Ora a "lorsignori" del "dubbio" e delle battaglie anti-immigratorie noi diciamo che anche qualora Teheran aspirasse a dotarsi di armi nucleari questi sarebbero sempre affari che loro riguarderebbero ben poco così come sarebbe una legittima aspirazione considerando che, nel Vicino Oriente, c'è uno stato-pirata, cioè l'entità' criminale sionista, che ha un intero arsenale nucleare da decenni puntato contro le principali capitali dell'Europa e del mondo arabo-islamico.
Hizb'Allah è da venticinque anni che rappresenta un movimento rivoluzionario anti-sionista puntato come una freccia al cuore del Sionismo e dell'Imperialismo internazionali: non ha certo bisogno di dimostrare niente a chicchessia. E l'Iran, se permettete, non deve certo misurarsi con le demenziali e astruse "teorie" che qualche rappresentante nostrano della cosiddetta Destra Radicale vorrebbe pure "discutere". Non c'è assolutamente niente da discutere: la strategia dell'America è assolutamente chiara, è il classico "divide et impera" imperialista che determina conflitti e scontri civili, divisioni etniche e faziosismi confessionali. In Iraq come in Palestina, Libano e Siria. E così gli sciiti cooperano con l'America in Iraq contro i sunniti così come la stessa strategia vorrebbe che i sunniti pro-americani libanesi legati ad Hariri e alla Corrente Futura, sostenuti da drusi di Jumblatt e maroniti di Geagea, scatenassero un conflitto civile contro gli sciiti in particolare Hizb'Allah e 'Amal. Niente di nuovo dunque nella strategia Usa: chi coopera con il Grande Satana è un sodale del Nuovo Ordine Mondiale. E voi pensate davvero che l'Iran - primo obiettivo delle mire egemoniche americane nella regione - non sia pronto a controbattere ad ogni iniziativa "yankee"? Chi continua a raccontarvi la favola della cooperazione irano-americana evidentemente o non capisce l'abc della politica internazionale o più probabilmente è solo in malafede. Noi, chissà' perchè, propendiamo per la seconda ipotesi. In ultima analisi i movimenti islamici sono il vero obiettivo delle strategie mondialiste di asservire l'umanità e creare l'One World, il mondo unipolare e unidimensionale, sotto la spada di Damocle giudaica della Finanza mondiale: da Hamas alla Jihad palestinesi a Hizb'Allah e al fronte nazionalpatriottico libanesi passando per la Resistenza irachena e le nazioni sovrane d'Iran e Siria. Il resto sono solo "chiacchiere" da serva. Appunto da "serva" del Mondialismo qual è' la cosiddetta Destra Radicale italiana. E' quasi incomprensibile come che quest'ambiente abbia partorito così tanta ignoranza politica se non alla luce delle analisi storico-politiche e ideologiche sviluppate da Vinciguerra e Lattanzio nel decennio scorso. L'Iran? Hizb'Allah? la Resistenza in Iraq e Palestina? Mah...che volete che vi diciamo: non c'entrano con quest'ambiente... per loro fortuna.
[Questo articolo è stato pubblicato sui giornali Caserta24ore, Corriere di Aversa e Giugliano, Dea Notizie]
Antonella Ricciardi , 24 febbraio 2007


Intervista a Dagoberto Bellucci
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"Intervista realizzata in merito alla presentazione dell'ultimo numero della Rivista di Studi di Geopolitica "Eurasia", con Dagoberto Bellucci, corrispondente dal Libano per tale rivista ( per la quale e nella quale sono riportate due sue interviste ad altrettante autorità libanesi)e per il quotidiano italiano "Rinascita".
Dagoberto Bellucci, in questa intervista ripercorre le fasi salienti e più crudeli della guerra Israelo-Libanese della scorsa estate: dall'attacco israeliano, ai bobmbardamenti continui al cessate il fuoco, passando attraverso lo sbarco delle truppe internazionali ed italiane dell'Unifil. Bellucci inoltre pone un'analisi sulle attuali condizioni del paese dei cedri e dell'area vicino-orientale e successivi sviluppi nel breve e medio termine, secondo anche le numerose testimonianze dalle autorità incontrate durante la sua permanenza"".
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http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=6351