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Discussione: Ein Fuhrer, DHB!

  1. #21
    CON LA RESISTENZA!
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    "Il Ribelle è deciso ad opporre Resistenza. Il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata"
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    Introduzione storica alla Questione Palestinese Quantità nel carrello: vuoto
    Codice: 002-LMA-CNO
    Prezzo: €9,00

    Autore[i]: Dagoberto Bellucci
    Editore: Noctua
    Anno di pubbl.: 2006
    Pagine: 92

    Sono un arabo
    senza nome e senza titolo.
    Sono paziente in un paese
    dove tutto bolle di furia e d'impeto.
    Le mie radici si sono stabilizzate qua
    prima del nascere del tempo,
    prima dell'inizio dei secoli,
    anteriormente ai cipressi, agli oliveti
    ed al crescere dell'erba.
    Mio padre è un compagno dell'aratro,
    non un figlio di signori possidenti.
    Mio nonno pure era un contadino
    privo di nobiltà e di appoggio.
    La mia casa è una baracca d'un guardiano
    fatta di rami e di canna.
    Ti spiace forse questa mia posizione?
    Sono senza nome e senza titolo.

    Da una poesia di Mahmoud Darwish, Una tessera.

    per comprarlo:

    http://www.tilsafe.com/libit/002-LMA-CNO-p-LMA.html

  2. #22
    CON LA RESISTENZA!
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    Notizie dal Libano \ di Dagoberto Husayn Bellucci

    GLI SCIITI LIBANESI TUTTI CON LA RESISTENZA ISLAMICA: COME SI VIVE A BEIRUT SOTTO I BOMBARDAMENTI ISRAELIANI

    di Dagoberto Husayn Bellucci - dir. resp. agenzia di stampa "Islam Italia" da Beirut sud;

    "Nel primo discorso in questi giorni , dopo l'Operazione Promessa Veritiera, vorrei dire alcune parole. Una parola al popolo libanese, una parola ai combattenti della Resistenza, una parola ai sionisti ed una parola ai dirigenti arabi.
    Non ho parole per la comunita' internazionale perche' non ho mai creduto, per un solo giorno, nell'esistenza di una comunita' internazionale e questo e' proprio cio' che molti nella nostra nazione sentono."

    (sheick Hassan Nasrallah , prima intervista del 16 Luglio 2006 dopo l'inizio dell'aggressione sionista contro il Libano)


    Il capo di Hez'b'Allah , sheick Hassan Nasrallah, ha racchiuso in queste poche parole introduttive della sua prima intervista pubbblica - dopo il bombardamento contro la sua residenza personale e il quartier generale del suo partito a Bourje el Baranje - lo stato emotivo che contrassegna e rivela le speranze deluse di un intero popolo.

    Il popolo libanese e' tornato al centro della tempesta scatenata dall'entita' sionista come spesso nella recente storia del Vicino Oriente.

    E sono parole, quelle del capo di Hez'b'Allah, che uniscono un misto di rabbia, desolazione, perseveranza nel raggiungimento degli obiettivi di questa esemplare guida spirituale degli sciiti libanesi e di questo capo politico dotato di una intelligenza non comune.

    Arrivato giovanissimo , a soli 29 anni, alla guida dell'Hez'b'Allah (dopo il martirio di sheick Abbas Musavi commesso dall'aviazione sionista nel febbraio 1992) sheick Hassan ha perduto un figlio durante la lunga guerra di liberazione che ha caratterizzato l'evoluzione, anche politica, del movimento rivoluzionario sciita libanese.

    E le sue parole di oggi non sono diverse da quelle di ieri: la volonta' di cacciare gli aggressori sionisti e' identica a quella con la quale il capo di Hez'b'Allah incitava le folle sciite nei momenti trionfali seguenti alla liberazione del sud.

    E' la stessa ferrea volonta' che rifiutava , dalla piazza Riyadh el Sohl , la risoluzione 1559 delle Nazioni Unite e i tentativi di destabilizzazione del Libano solo un anno fa; la stessa che incitava i libanesi a sostenere la Resistenza durante il tradizionale incontro celebrativo del 25 maggio.

    Parole dure, parole di verita' in mezzo a tante menzogne proclamate con enfasi dai dirigenti dell'entita' sionista.

    Parole di solidarieta' con il suo popolo vittima di una brutale aggressione. Parole di incitamento ai combattenti in armi della Resistenza Islamica mobilitatisi immediatamente per respingere i sionisti alla frontiera meridionale.

    Ma anche parole di condanna verso l'inerzia e il silenzio dei paesi arabi, sottomessi all'imperialismo statunitense e vilmente incapaci di trovare alcun accordo che esprimesse una posizione comune di sostegno della Resistenza Islamica.

    La Lega Araba mai come in questa occasione ha dimostrato tutta la sua incapacita' politica di decidere; divisi e contrapposti gli Stati arabi si sono praticamente limitati a qualche generico comunicato per fermare i bombardamenti contro i civili ma niente di piu'.

    L'Arabia Saudita, il cui 'peso' politico e' fondamentale nelle assemblee della Lega Araba, voleva addirittura far passare una risoluzione di condanna contro Hez'b'Allah e questo basti e avanzi per dimostrare quanto prostrati non alla Verita', non ad Allah Onnipotente, ma agli interessi della plutocrazia statunitense siano i dirigenti sauditi.

    Affatto differente la posizione di altre nazioni del Golfo e dei paesi arabi confinanti (la Giordania ricorda sistematicamente i crimini sionisti contro la popolazione palestinese, avendo piu' della meta' dei suoi cittadini di origini palestinesi la monarchia hashemita deve "mediare" tra il suo tradizionale filo-occidentalismo e una realpolitik che spesso - si ricordi il Settembre Nero del 1971 - non ha esitato a ridurre anche al silenzio le opposizioni palestinesi) ; vergognose quelle dell'Europa che - Francia esclusa - sostiene una volta di piu' le ragioni e gli interessi di "Israele".

    Ragioni inesistenti , come ha sottolineato rivolgendosi ai dirigenti israeliani lo stesso sheick Hassan Nasrallah.

    Nasrallah ha invitato i sionisti ha interrompere i loro folli piani egemonici contro la popolazione libanese e la Resistenza della quale, ha sostenuto il capo di Hez'b'Allah, non potra' mai avere ragione.

    "Il governo Olmert dovrebbe chiedere ai suoi predecessori i motivi per cui sono sempre stati sconfitti in Libano. Chieda Olmert a Barak perche' abbandono' il Libano sei anni fa."

    Il Libano non e' ne' sara' mai l'Ucraina, la Georgia o la Somalia (dove , comunque, le 'cose' sono mutate nell'ultimo anno). Sono frasi del discorso di piazza Riyad el Sohl a Beirut del marzo 2005. Frasi rivolte a tutti: amici e nemici, all'interno e all'esterno del paese.

    E nessuno potra' mai disarmare la Resistenza Islamica proprio per l'unita' che si e' stabilita tra il popolo del Libano, soprattutto nella sua componente sciita, e i combattenti di Hez'b'Allah soli difensori del Libano in fiamme.

    Giustissime le parole utilizzate dal capo di Hez'b'Allah per definire l'inesistente "comunita' internazionale".

    Un entita' che non esiste , che serve solo ed esclusivamente gli interessi di "Israele" e quelli dell'Imperialismo statunitense.

    Una comunita' internazionale muta dinanzi al dramma che si sta consumando da oltre dieci giorni nel paese dei cedri; vile di fronte all'aggressione bestiale scatenata dai sionisti e tristemente sodale con gli assassini dalla stella di Davide.

    Ed e' effettivamente questo cio' che pensano gran parte dei libanesi, di tutte le fedi e di tutte le etnie.
    Nessuno qui si fa illusioni su possibili tregue e mediazioni internazionali. "Israele" se verra' 'fermato' lo sara' solo ed esclusivamente dalla superpotenza a stelle e strisce la quale, per inciso, ha invece 'benedetto' l'intera operazione militare scatenata contro il Libano dal premier sionista Olmert.

    Non esiste alcun Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quando si tratta di giudicare e evetnualmente condannare o sanzionare "Israele".

    Ne' esiste la "stampa libera e indipendente" dell'Occidente quando si deve criticare le scelte dell'entita' sionista occupante la Palestina.

    Per la Palestina occupata - dove prosegue incessante la politica di genocidio dell'aggressore sionista e dove quotidianamente continuano a morire vittime innocenti - e il Libano in fiamme non ci sono 'avvocati difensori' nelle sedi delle Nazioni Unite.

    Tutti con "Israele" e la sua politica d'infamita' e terrorismo.
    L'Onu non esiste in queste occasioni semplicemente perche' l'Onu e' una creazione sionista; frutto degli intrighi e dei complotti orchestrati dall'Internazionale Sionista.

    Il Libano, ed i libanesi con i quali abbiamo parlato (che sono tanti) lo hanno confermato , e' solo come sempre nei suoi momenti difficili.

    Ma la volonta' di questo popolo, la sua grande forza d'animo con la quale sempre ha ricostruito le sue macerie, la sua straordinaria fiducia che - un giorno o l'altro - potra' risorgere dalle ceneri sono il miglior viatico per uscire dall'inferno di quest'ennesima aggressione.

    Hez'b'Allah e la Resistenza Islamica ricacceranno la bestia sionista. Il Libano e' con la Resistenza , la Resistenza e' il Libano. "Israele" non si faccia illusioni: oggi, domani, sempre Hez'b'Allah e il Libano saranno la sua spina nel fianco.


    DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI da Beirut sud


    23/07/2006



    SOLIDARIETA' ISLAMICA CON IL LIBANO IN FIAMME: MANIFESTAZIONI PRO-HEZ'B'ALLAH IN IRAN, SIRIA, IRAQ, BAHREIN.

    di Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" da Beirut sud


    Dopo dieci giorni dall'inizio dell'aggressione sionista contro il Libano si fa sentire la voce del mondo islamico finora piuttosto 'tiepido' nei confronti della situazione libanese.

    Hez'b'Allah, il partito di Dio sciita libanese, rappresenta un soggetto politico e un organizzazione militare non troppo amata specialmente nel mondo sunnita; tradizionalmente considerato una sorta di 'braccio armato' iraniano nella regione del Vicino Oriente il partito di sheick Hassan Nasrallah ha cominciato a godere del sostegno e della solidarieta' degli ambienti islamici sunniti (maggioritari nel mondo arabo) a partire dalla primavera 2000 quando riusci' a cacciare gli israeliani mettendo fine a una occupazione ventennale.

    Nella giornata di ieri, venerdi 21 luglio, una serie di manifestazioni si sono svolte in diverse capitali del mondo arabo e a Teheran in Iran.
    Qui hanno espresso la loro solidarieta' a Hez'b'Allah e alla Resistenza Islamica sia il presidente Mahmood Ahmadinejad che la Guida della Rivoluzione , Grande Ayatollah Seyyed Ali' al Khamine'i. Durante la preghiera del venerdi' di ieri l'ex presidente della repubblica Ayatollah Ali' Akbar Rafsanjani aveva invitato gli altri Stati musulmani a solidarizzare con la resistenza libanese e sospendere le loro relazioni politiche e commerciali con l'entita' sionista.

    Ritratti di sheick Hassan Nasrallah e drappi gialloverdi di Hez'b'Allah sono comparsi in tutte le manifestazioni e nelle moschee iraniane. E' la prima volta dall'instituzione della Repubblica Islamica dell'Iran che un capo politico e religioso arabo viene pubblicamente acclamato e riconosciuto come "al qaed al ummah al arabiyah" il capo della comunita' araba.

    Anche a Damasco, nella periferia meridionale della capitale, si sono avute alcune manifestazioni di solidarieta' con la Resistenza. Ritratti del presidente siriano Bashar el Assad e del capo di Hez'b'Allah e slogan contro l'America e l'entita' sionista sono riecheggiati nella zona del mausoleo di Zaynab.

    Manifestazioni pro Hez'b'Allah nei Territori Occupati della Palestina. I portavoce della Resistenza Palestinese, di Hamas e delle Brigate dei Martiri di Qods hanno riconosciuto l'importanza fondamentale dell'apertura del fronte settentrionale , ringraziato Hez'b'Allah dell'aiuto offerto e espresso una vittoria della Resistenza libanese.

    Anche in Bahrein, unico emirato del Golfo con una forte percentuale di sciiti, si sono avute alcune manifestazioni davanti all'ambasciata americana.

    I dirigenti palestinesi delle diverse organizzazioni della Resistenza in esilio (Jihad Islamica, Hamas, Fplp-Quartier Generale, Fdplp) hanno riconosciuto la leadership politica e militare delle operazioni contro l'entita' sionista all'Hez'b'Allah libanese definito "orgoglio dei musulmani" e "baluardo dei diritti degli oppressi".

    Ricordiamo come gia' un anno or sono la Guida spirituale della Rivoluzione Islamica, Ayatollah Seyyed Ali' al Khamine'i , ricevendo sheick Hassan Nasrallah a Teheran aveva dichiarato che "l'Islam e' come un arco teso contro l'Imperialismo internazionale. La punta della freccia puntata contro il cuore degli affamatori dei popoli si chiama Hez'b'Allah e la sua Resistenza Islamica in Libano."

    Tutti con la Resistenza, tutti con Hez'b'Allah


    23/07/2006


  3. #23
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    Vivere a Beirut sud tra le rovine della cittadella sciita dopo l’aggressione sionista
    di Dagoberto Husayn Bellucci

    A cinque giorni dalla proclamazione del cessate il fuoco la vita e’ ricominciata anche nella "cittadella sciita" di Da’he.

    Fin dallo scorso martedi’ mattina un fiume di auto e pullman si sono riversati nelle periferie meridionali della capitale libanese.

    Migliaia di rifugiati e di sfollati sono rientrati velocemente nel loro quartiere, hanno rioccupato le loro case e ricominciato la vita di tutti i giorni.

    Per molti di loro il ritorno e’ stato amaro: la casa bombardata, le macerie da tirare su’ ovunque squadre di volontari delle organizzazioni islamiche al lavoro per ripulire in fretta e furia le strade attorno a Haret Hreik , Beir el Abad, Bourje el Baranje.

    L’attivita’ di questi volontari e’ difficilissima. Si lavora sodo per cercare di ripulire le strade dalle macerie e facilitare la circolazione del traffico che, immediatamente, ha ripreso ad essere intenso come sempre.

    Molte zone sono ancora presidiate dalla sicurezza degli uomini di Hezb’Allah ma , sostanzialmente, quasi tutta la zona attorno al quartier generale del partito sciita libanese e’ tornata agibile anche ai numerosi cameramen, reporter e giornalisti stranieri.

    Tra vetrine sfaciate e negozi completamente devastati; in mezzo alle lacrime di chi ha perso tutti gli averi di una vita e al sudore di chi si e’ rimboccato le maniche per tirare su quel poco che rimaneva le banlieus meridionali di Beirut sono ritornate a vivere.

    Negozi aperti, internet point disponibili, molta curiosita’ di chi vuole rendersi perfettamente conto dei danni provocati dall’aggressione sionista.

    I commenti unanimi nella zona sono quelli di chi si ritrova in una citta’ fantasma a camminare tra rovine. Un cumulo di macerie , macchine sfasciate, interi palazzi piegati su se stessi sono lo spettacolo che si offre ai curiosi e a chi ritorna a Da’he.

    A cinque giorni dalla tregua decretata dai criminali sionisti e dalla Resistenza libanese la vita ricomincia.

    Al Manar ha ripreso le trasmissioni dalla sua sede devastata (dove di frequente sono in visita politici locali e delegazioni straniere ed ogni giorno e’ un gran via vai di giornalisti e reporter), i taxi ricominciano a farsi vedere anche da queste parti, si riprende il ritmo di tutti i giorni e sono riaperte le tipiche caffetterie e i locali dove la gente si ritrova per scambiare due chiacchiere.

    Nei discorsi che si sente e’ percepibile lo stato emotivo di una popolazione che non si vuole piegare, che va fiera della sua Resistenza e del suo Capo, sheick Hassan Nasrallah (i cui ritratti sono onnipresenti in tutte le vetrine e sui manifesti rapidamente apparsi sui muri di tutte le strade e vicoli).

    Nessuno qui crede che sia ancora finita. Nessuno crede alle "promesse" israeliane di un cessate il fuoco. Tutti sono pronti a una nuova escalation di terrorismo e violenza.

    Il popolo di Hezb’Allah si divide tra qualche raro fiducioso (sicuramente e legittimamente convinto dalla forza dimostrata sul terreno militare dai combattenti della Resistenza) e i piu’ che aspettano le prossime due-tre settimane per dichiarare conclusa l’aggressione.

    I prossimi quindici o venti giorni ci daranno una risposta a questi interrogativi. Tutti sappiamo benissimo che l’entita’ criminale sionista , il sedicente "stato di Israele", e’ uscito con le ossa rotte dal conflitto che ha vilmente scatenato contro il Libano.

    Ma il vero nodo gordiano da sciogliere rimane quello delle volonta’ americane che sono decisive ai fini di determinare un vero e proprio cessate il fuoco duraturo nella regione.

    Se l’America vuole continuare l’aggressione contro il Libano allora dovra’ ’delegare’ gli sgherri kippizzati di Sion e convincere una volta di piu’ il governo d’occupazione ebraico della Palestina a colpire in Libano.

    L’amministrazione Bush non e’ affatto soddisfatta di come il premier Olmert e i suoi stretti collaboratori della Difesa hanno condotto la "guerra" contro Hezb’Allah.

    Hezb’Allah che celebra in questi giorni una vittoria che e’ soprattutto simbolica: l’aver resistito per oltre un mese ad una furia bestiale che "Israele" ha scatenato contro un intero popolo ha rappresentato la chiara determinazione del partito sciita libanese di restare in piedi in un "mondo" di rovine.

    Non e’ eufemisticamente che citiamo Evola. Realmente questa Resistenza ha dimostrato al mondo di che pasta sono fatti gli sciiti del Libano. Ha dimostrato che nessuno potra’ mai piegare Hezb’Allah ne’ disarmarlo e tantomeno distruggerne la volonta’ e la determinazione.

    Nel sermone di ieri , presso la moschea Hassaniyn, sheick Mohammad Hussein Fadlallah - guida suprema degli sciiti libanesi - ha ricordato i lutti e le sofferenze del popolo libanese mentre nella giornata di ieri venivano celebrati i funerali delle vittime di Cana al sud e di Bretel nella Beka’a.

    Un immensa folla di fedeli ha fatto da ala alle salme dei martiri tra drappi gialloverdi di Hezb’Allah , bandiere nazionali libanesi e ritratti dei caduti.

    Sheick Mohammad Yasbik , parlando a Ba’albak, ha ricordato la grande determinazione dimostrata dagli uomini della Resistenza Islamica, la forza d’animo di questo splendido popolo che non si e’ chinato davanti all’aggressione brutale dei sionisti e l’unita’ che ha contraddistinto la nazione libanese durante quest’ultimo mese.

    Stato , Istituzioni, Governo, partiti politici, cittadini si sono stretti attorno alla Resistenza e alle vittime. L’aggressione bestiale lanciata dai sionisti voleva indurre i libanesi a nuove divisioni, lacerare il corpo sociale del paese e riaprire vecchie ferite della passata guerra civile riaccendendo gli odi antichi della contrapposizione confessionale ed etnica.

    Il piano di "Israele" e dell’America - il ’tutor’ diplomatico e politico del gangsterismo sionista - e’ fallito.

    Come recitano alcuni drappi issati dai militanti del partito di seeyed Nasrallah sulle rovine di Bir el Abad e Haret Hreik "Questo e’ il nuovo medio oriente" o "Made in Usa".

    Abbiamo parlato con molti fratelli e sorelle della tv "al manar" e della radio "al nour" che ci hanno confermato che malgrado l’aggressione si sia diretta contro le loro emittenti , malgrado tutta la violenza subita e le difficolta’ imposte dalla distruzione completa dei loro studi televisivi e radiofonici, la volonta’ di continuare a informare e a diffondere la voce della liberta’ e della verita’ e’ sempre stata al centro delle loro preoccupazioni in ogni momento del conflitto.

    "Al Manar" e radio "al Nour" hanno continuato a tenere alta la bandiera della verita’ contro le menzogne diffuse da ’Sion’ e propagandate nel mondo dai mass media asserviti a "Israele" e ai diktat sinagogici dell’Internazionale Ebraica.

    Abbiamo realizzato un intervista interessante con uno dei responsabili della tv sciita libanese che ci confermava che la volonta’ di "al Manar" e’ quella di perseverare nella difesa degli oppressi e nella diffusione della verita’.

    Sono questi ultimi i veri motivi per i quali l’aggressione sionista si e’ diretta anche contro la libera voce delle emittenti legate al partito di dio.

    Un intero popolo si stringe dunque attorno alla sua Resistenza.
    Anche il presidente della repubblica, Emile Lahoud , e i principali esponenti del governo sono vicini alla popolazione civile che rientra nelle proprie regioni devastate dalla bestiale aggressione.

    Il Libano , tra timori e paure di nuove ostilita’ (come peraltro confermato dal blitz mancato da un commando sionista stamani a Ba’albak nella Beka’a) e volonta’ di continuare a resistere e opporsi, ritorna alla vita di tutti i giorni.

    Non sara’ piu’ come prima : tutti siamo consapevoli che Hezb’Allah ha vinto. E nessuno potra’ mai negare l’onore delle armi ai martiri e ai combattenti della Resistenza.

    DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
    direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia"



    Mercoledì, 30 agosto 2006

  4. #24
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    Guerra in Libano
    Nuova strage a Cana
    Almeno 55 le vittime di un raid israeliano


    di Dagoberto Husayn Bellucci, da Beirut sud

    Questo e’ per Tsahal un grave errore strategico.Sembra impossibile ma dopo questo massacro cominciano a rinsavire i pacifisti che non erano mai scesi in piazza prima per il Libano, i commentatori che avevano messo israeliani e libanesi sullo stesso piano i fratelli e le sorelle che finora non si erano mossi e persino i governo e l’ONU che si riunisce oggi in queste ore in assemblea straordinaria per proporre una tregua immediata di 72 ore,con l’assenso della Rice.Mentre i quotidiani italiani sembrano non accorgersi del problema- vedetevi l’allucinante editoriale di stamane di Eugenio Scalfari per non parlare dell’articolo di Josckha Fischer presidente dei Verdi ed ex cancelliere tedesco (entrambi schierati per la realpolitik) -finalmente cominciano ad emergere i torti israeliani e le ragioni libanesi salam amina

    Domenica 30 luglio non ci siamo ancora svegliati che siamo colti di sorpresa dalle immagini e dalle notizie provenienti da Cana nel sud Libano.

    Dapprima incerte poi sempre piu’ evidenti arrivano le notizie della nuova strage commessa dall’aviazione israeliana a Cana.

    Immagini di volontari che trasportano via corpi dalle macerie fumanti di una palazzina di tre piani centrata in pieno stanotte dalla furia sionista.

    Al momento mentre vi scriviamo, sono le 10,55 in Libano (le 9,55 in Italia) , sarebbero circa una sessantina le vittime di questo nuovo massacro.

    Massacro di innocenti. Cinquantacinque vittime continua a dire "al Jazeera" da due ore collegata con i suoi corrispondenti a Cana.

    Hanno centrato una palazzina vicino ad una moschea.

    Ancora Cana, dieci anni dopo. Ancora una strage , dieci anni dopo.

    C’e’ ben poco da aggiungere se non esprimere tutta la nostra rabbia per quest’ennesima violenza.

    E ora ce lo raccontino le Rice di tre quarti del pianeta, i "maestri" della democrazia e del dialogo, questi ’sapienti’ imbonitori dei mass media occidentali che si tratta di un "errore", di un "imprevisto" o chissa’ che altro.

    Vergogna! Vergogna! Vergogna!

    L’emporio criminale sionista continua nell’indifferenza generale la sua vigliacca aggressione.

    Il mondo e’ muto e impotente.

    Ma il Libano in fiamme resiste!

    Onore ai martiri di Cana , Odio ai criminali dalla stella di Davide.


    DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
    direttore responsabile agenzia stampa "Islam Italia"


    Il presente articolo è stato scritto il 30-7-2006 quando la nostra redazione ha cominciato il suo periodo di pausa estiva. Lo rendiamo noto ai nostri lettori come documentazione sulla guerra in Libano dove al momento il cessate il fuoco sembra continuare.



    Mercoledì, 16 agosto 2006

  5. #25
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    BA’ALBAK : IL SANTUARIO DEGLI HEZ’B’ALLAH SOTTO IL FUOCO D’"ISRAELE"
    di Dagoberto Husayn Bellucci
    direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" da Beirut

    Ba’albak per anni roccaforte del movimento sciita di Hez’b’Allah e’ diventata una citta’ fantasma. Il cuore del partito di Dio che nei primi anni ottanta vide nascere , da una scissione da Haraqat ’Amal di elementi filo-iraniani guidati da sheick Ibrahimi e sheick Abbas Musavi, e’ stato colpito in profondita’ dai raid aerei dell’aviazione sionista.

    Tutto cio’ che rimane di questa cittadina di 125mila abitanti, capoluogo della regione della Beka’a a meno di un ora di macchina dalla frontiera con la Siria, sono macerie e rovine.

    Rovine come quelle storiche di origine romana che rappresentavano una delle attrazioni turistiche di Ba’albak e , negli ultimi anni, erano tornate ad ospitare il tradizionale Festival Internazionale giunto alla sua cinquantesima edizione.

    Israele ha colpito duro. Distrutte le strade e i principali passaggi di collegamento con la Siria. La furia israeliana si e’ scatenata contro quella che , nell’immaginario occidentale, rappresentava la piccola "repubblica islamica" creata da Hez’b’Allah agli inizi degli anni ottanta.

    Colpite le basi del movimento, le moschee, la casa di Sheick Mohammad Yasbik il responsabile politico e spirituale del movimento sciita per la Beka’a.

    I raid a tappeto dell’aviazione israeliana non hanno risparmiato neanche la Houselmijah (scuola coranica) Imam Al Muntazar (a.s.) dove venivano forgiati i nuovi quadri del partito di Dio.

    "Ba’albak non e’ mai stata colpita cosi’ a fondo nello stesso tempo. Una ventina di raid in meno di un ora" ha dichiarato a "L’Orient Le Jour" , quotidiano di lingua francese a Beirut, il responsabile locale della Croce Rossa il farmacista Assad Karra.

    Il 20 luglio scorso un intenso bombardamento ha squartato le strade e le abitazioni di Ba’albak. Oltre ventiquattro tonnellate di bombe sono esplose nel cuore della citta’ causando nuove vittime.

    Fin dall’inizio delle ostilita’, proprio come durante l’aggressione dell’Aprile 1996, il 12 luglio scorso Ba’albak e’ stata presa di mira dai raid israeliani. Almeno trentacinque le vittime e 200 i feriti di quella "citta’ del sole" che , un anno or sono - in occasione della trionfale vittoria del listone sciita (Hez’b’Allah e ’Amal si presentarono uniti) - , sheick Yasbik aveva definito "citta’ della Vittoria".

    In piedi sono rimasti i ritratti dell’Imam Khomeini , dei martiri del partito e del segretario generale Hassan Nasrallah; quasi a sfidare i caccia israeliani che , almeno una volta al giorno, hanno fatto visita a questo bastione sciita.

    Al centro della citta’ numerose abitazioni civili sono state distrutte dalla furia con la quale gli israeliani si sono accaniti contro Ba’albak. Ma la maggioranza dei palazzi e delle case distrutte erano gia’ da tempo disabitate.

    Fin dall’inizio degli scontri la stragrande maggioranza dei cittadini aveva abbandonato la zona. A migliaia avevano raggiunto la Siria e, chi non c’era riuscito, aveva provato a dirigersi in direzione di Tripoli verso la costa settentrionale libanese.

    Problemi anche sul fronte dell’emergenza sanitaria. A sentire il responsabile della Croce Rossa, dr. Karra, mancano le medicine per adulti e bambini in particolare quelle per curare i diabetici e l’ipertensione.

    Ba’albak e’ stata trasformata in una citta’ fantasma.
    "Israele" non ha risparmiato questa enclave sciita considerandola "zona di guerra" anche se dista almeno sei ore di macchina dalla linea di frontiera tra il Libano e la Palestina Occupata.

    Ma i sionisti dispensano anche della logica quando decidono di colpire obiettivi "strategici" che ritengono vitali alla loro "sicurezza nazionale" ovvero case, moschee, negozi, donne e bambini.

    Anche ’questa’ - soprattutto questa - e’ la sporca guerra d’"Israele".

    DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI da Beirut

    Una nota sul testo che precede

    Abbiamo deciso di pubblicare il testo che precede, senza alcuna correzzione, non perchè ne condividiamo il senso e le indicazioni, ma per fornire ai nostri lettori l’idea esatta dello stato di tensione e di violenza, non solo verbale, che si vive in Libano e in tutto il Medio Oriente. La guerra è oramai totale e occorre fare tutto il possibile per fermarla, per impedire che altri morti, soprattutto bambini innocenti di ambo le parti, possano aggiungersi a tutti quelli che finora hanno pagato con la loro vita l’insensatezza di chi ritiene di poter disporre della vita di interi popoli. Ribadiamo la nostra convinzione profonda: solo la nonviolenza potrà dare una risposta positiva sia al popolo palestinese, sia a quello ebraico e a tutti i popoli del Medio Oriente. Vincerà questo confronto chi disarmerà per primo e capirà che il ricorso alle armi è senza speranza per tutti. Vincerà chi saprà parlare al cuore di tutti i popoli del medio oriente e non chi parlerà al proprio popolo per aizzarlo contro gli altri popoli


    Mercoledì, 26 luglio 2006

  6. #26
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    Predefinito Ho visto anche degli zingari felici....




  7. #27
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    Predefinito Rotolando verso sud...




  8. #28
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    Un giovanotto che lavora ‘n un circo si va a confessà, e c’è ‘r prete che prima lo vole conosce’ un po’. Sicché ni domanda nome e cognome, ni chiede ‘ndove sta, cosa fa…
    - Dé, fo l’acrobata! E sono anche parecchio bravo, padre! Guardivì, tò! – E ner di’ così, sorte dar confessionale e si mette a fa’ du’ sarti mortali.
    O vai entrano ‘n chiesa du’ beghine per confessassi anche loro e vedano la scena:
    - O quella?! – stronfia una.
    - Mah, questo prete è tanto strano, sarà la penitenza che fa fare oggi!
    - Boia! Io sono venuta anche senza mutande!



  9. #29
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  10. #30
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