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Discussione: Caso Battisti.

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Caro mio, qui non si tratta di filosofeggiare, questa è storia fatta di "Carne e Sangue", che non si può giudicare con categorie culturali!!

    PER LA COMUNITA' UMANA
    Categorie culturali?
    No, qui si tratta di giudizio politico, e, come ben dice Epifanio, morale di conseguenza. Puoi dire che sia sbagliato, che sia giusto o che sia una via di mezzo, ma non puoi negare la possibilità di darlo. Capisco benissimo e rispetto il tuo coinvolgimento emotivo,che non solo è comprensibile, visto che sei nato prima di me, ma è anche invidiabile.
    ma questo non può impedirci di parlarne razionalmente.
    Giudichiamo o noi gli eventi, i fatti, gli uomini?
    Diciamo che Israele è criminale e assassino? o che la scelta di Chavez di cacciare a calci in culo l'ambasciatore israeliana è una scelta politica di grande altezza etica?
    Se si, come credo, perché negarci la possibilità di giudicare la lotta armata o il terrorismo nel contesto italiano degli anni 70?

    Insomma la cultura non c'entra nulla.

    Ne riparleremo. E'un punto importante.

  2. #22
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    Ed aggiungo...
    la mancanza di moralità o di etica non deve assolutamente far pensare ad un giudizio personale individuale sul singolo uomo come ente metastorico al di là di ogni sua giustificazione.
    Se si dice che un gruppo politico inizia a svolgere azioni del tutto immorali, proprio perché post-politiche spesso, non si prende di mira il singolo uomo tacciandolo di essere un mostro disumanizzato. Anzi spesso il singolo, proprio in quanto alienato, crede magari di perseguire il bene pur attraverso mezzi feroci.
    Ma questo ragionamento vale non solo per i dissidenti della storia, ma per ogni uomo che agisce. Molti credendo di agire per una giusta causa, da capi di Stato a cittadini comuni, hanno compiuto misfatti, atti criminosi del tutto alienati dalla causa stessa.
    Insomma è tutto un problema di complesso e faticoso tentativo di equilibrare i mezzi con i fini e parallelamente di giudicare i fini stessi alla luce di un criterio veritativo bene-male.
    Se si salta questo passaggio, a mio avviso, si è relativisti e soggetivisti.

    chi invece giudica al di là dei contesti è un moralista incapace di comprendere la profondità dell'uomo e dei fenomeni.

    La moralità dunque si giudica guardando schiettamente i fini ultimi e, poi, la concreta possibilità contingente dell'uomo di poterli applicare secondo i contesti con mezzi determinati.

    Cosa c'è di più morale della resistenza armata di Hamas oggi in Palestina, quand'anche passi per uccisioni, razzi, bombe, colpi di fucili, mortai? tanto per fare un esempio....

    Spero che il discorso continui con contributi di tutti...
    Dovremmo ritirar fuori quella bella discussione su mezzi e fini, che parlava proprio di questo.

  3. #23
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    Articolo che condivido rispetto all'attuale situazione, ma che non contraddice affatto ciò che dicevo prima. Forse la mia posizione sarà più chiara..

    tratto dal sito Carmillaonline.com

    Caso Battisti: per un'analisi garantista dello Pseudo-Eugenio Scalfari

    Sabato 28 agosto è apparso su Indymedia il pezzo che proponiamo, attribuito a Eugenio Scalfari e accompagnato da un'avvertenza: si tratterebbe di un editoriale di Scalfari "congelato" da La Repubblica.
    Purtroppo si tratta quasi certamente di un apocrifo, però confezionato con molta intelligenza. L'autore aderisce ai punti di vista "riformisti" dei lettori de La Repubblica ed espone loro, in quella chiave, gli argomenti a favore di Cesare Battisti, esposti con grande rigore logico.
    Del resto non sono pochi i giornalisti de
    La Repubblica (come di altri grandi quotidiani) favorevoli a Battisti, anche se la linea adottata dalla direzione, specialmente su impulso di Mario Pirani, li costringe al silenzio. Non è impossibile che l'apocrifo provenga dalle loro fila.
    Prima ancora di discutere sulle condanne comminate a Battisti, c'è da riflettere sulla veemenza con cui personaggi autorevoli del governo, ma non solo del governo, si sono esibiti in esternazioni che paiono a dir poco fuori misura. Quando, in giudizio di primo grado, è stata concessa l'estradizione di Battisti, le principali autorità politiche italiane (nell'ordine: presidente del Consiglio, Ministro degli Interni e Ministro della Giustizia) hanno rilasciato dichiarazioni di soddisfazione, se non di giubilo.
    Come se ciò non avesse già rivelato una sproporzione surreale rispetto alle dimensioni del problema, il ministro Castelli decide di tornarci sopra. In una lettera pubblicata da numerosi quotidiani italiani, Castelli se la prende con il direttore di Le Monde, Colombani, affermando che si tratta di uno di quelli che difende Battisti.
    Un'ossessione. A maggior ragione se pensiamo che il motivo della polemica tra Castelli e l'intellettuale francese era tutt'altro e riguardava i modi poco urbani tenuti da alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine italiane nei confronti del figlio minorenne del giornalista, in vacanza in Italia e reo, a quel che pare, di avere la pelle scura. Tra l'altro Castelli sentenziava a vanvera, visto che proprio Colombani aveva imposto al giornale francese un atteggiamento meno garantista nei confronti di Battisti.
    Ma il massacro mediatico era stato talmente ben orchestrato, che ben pochi hanno osato pensare che quando la magistratura francese ha esaminato per la prima volta le carte del caso Battisti, aveva ottime ragioni per dubitare dell'operato dei colleghi italiani. Battisti era oramai, nell'opinione di tutti, un carnefice che si godeva un'ingiusta libertà.
    Del resto, se Berlusconi minaccia Follini di scatenargli contro le sue testate al primo diverbio, che destino può toccare a uno scrittore di gialli, improvvisamente finito sotto i riflettori del più becero e diffamatorio sistema di informazione del mondo ?
    Le galline forcaiole che berciavano circa la necessità dell'estradizione di Battisti avevano una risposta unica e definitiva. Battisti era stato condannato. Ergo, doveva pagare. Punto. Questa litania è stata ritmata in modo ossessivo e continuo per tutto il corso di questa squallida vicenda.
    I giornali italiani hanno assunto, senza eccezioni di rilievo, la linea dei magistrati inquirenti del processo Battisti. Non si vuole dubitare della buona fede di queste persone, ma occorre rilevare che nel processo costoro costituivano solo una delle "parti". Ugualmente, i giornali italiani non hanno mai pubblicato gli interventi della difesa di Battisti. Semplice, si dirà, Battisti, contumace, non ha goduto di alcuna difesa. Ma guarda. Non è curioso ? Sul delitto Cogne si può discutere tutta la vita, possiamo essere schierati con l'avvocatoTaormina o con la magistratura di Aosta. Sui delitti imputati a Battisti esiste una sola verità, quella della pubblica accusa, e non va discussa.
    Si pensi pure quel che si vuole, ma si prenda atto che queste sono le dimensioni del problema.
    Chi ha tentato onestamente di dirimere la matassa dei procedimenti giudiziari a carico di Cesare Battisti si è subito trovato di fronte materiali che portavano a conclusioni assai meno ovvie di quelle sbandierate dai giornali italiani. Intanto il processo in contumacia. Il diritto europeo, con l'eccezione dell'Italia, prevede che la condanna in stato di contumacia sia revocabile. La ragione è del tutto chiara: l'imputato assente non può far valere il suo diritto alla difesa (a meno di non voler prendere sul serio il ruolo di difensori d'ufficio et similia). In questo senso le condanne in contumacia sono sospette per definizione. Diventano del tutto inattendibili quando vige una legislazione contorta come quella italiana in materia di terrorismo, dove le parole di un pentito sono sufficienti perché una persona finisca in prigione a vita.
    Quando due aberrazioni giuridiche quali il processo in contumacia e lo smisurato credito riconosciuto dalla legge italiana ai pentiti si sommano l'una all'altra come nel caso Battisti, c'è ampio margine per sospetti assai più "legittimi" di quelli che hanno fatto gridare allo scandalo l'altro Cesare (Previti).
    A questo si deve aggiungere, per completare il quadro, che Battisti, ignaro del processo, non ha neanche fatto ricorso in appello.
    Quanto emerge da queste brevi osservazioni ovviamente non esclude che Cesare Battisti abbia delle responsabilità. Ma certamente pone una serie di quesiti intorno all'opportunità di una simile determinazione nel chiederne l'estradizione.
    Comunque, chi ha bisogno di farsi un'idea più precisa del contraltare alle grida colpevoliste può ricorrere ai materiali prodotti in rete da Giuseppe Genna, Valerio Evangelisti e il collettivo Wu Ming.
    Vale ricordare che Wu Ming (all'epoca Luther Blisset) ha già fatto un lavoro pregevole sul caso Dimitri e i bambini di Satana. Marco Dimitri, un giovane satanista da baraccone ingiustamente accusato di violenze sessuali su un bambino, ha recentemente ricevuto dallo stato italiano un cospicuo assegno di rimborso per gli anni trascorsi a marcire in carcerazione preventiva, vittima di accuse infamanti che si sono dimostrate del tutto campate in aria. Un precedente che, quantomeno, avrebbe dovuto far riflettere (almeno) la stampa di sinistra circa la scelta di Wu Ming di difendere Cesare Battisti.
    Ma ammettiamo che Battisti sia colpevole almeno di alcuni dei reati che gli sono stati comminati. Qualcuno potrebbe allora chiedersi perché gran parte dell'opinione pubblica francese, diversamente da quella italiana, sia rimasta profondamente indignata per il comportamento dei politici italiani sul caso Battisti. La cosa richiede un breve approfondimento.
    La nostra Costituzione, all'articolo 27, afferma che "le pene devono tendere alla rieducazione del condannato".
    In Italia, per ottemperare al dettato costituzionale, si sono istituite una serie di complesse normative penali che mirano al reinserimento e alla reintegrazione del condannato. Le procedure sono molto varie. Ma per essere sintetici, basti qui rilevare che, se il condannato si comporta bene, il giudice può fare ricorso a dispositivi quali l'affidamento in prova, la semilibertà, etc. La filosofia di questi provvedimenti è chiara: in una concezione del diritto moderna il reo non ha bisogno del carcere come luogo afflittivo, ma di un processo di trasformazione della personalità, di un recupero di valori e motivazioni, e di un progressivo processo di reinserimento sociale.
    Il giudice Caselli ha recentemente sostenuto che lo scopo principale del carcere è diventato essenzialmente quello di "neutralizzare" persone socialmente pericolose.
    Lo Stato, secondo questa concezione, non è un'entità vendicativa e il diritto non si fonda sulla legge del taglione. Piuttosto, lo Stato vuole assicurarsi che il reo non commetta altri delitti. Per impedire che ciò avvenga, quando è necessario, ricorre al carcere. Ora, se questa è realmente la filosofia dominante nel diritto penale,
    ammesso e non concesso che Battisti fosse colpevole, resta da chiedersi ugualmente se egli non abbia fornito, in questi anni, prove sufficienti di un pieno ravvedimento. E qui la risposta è del tutto affermativa. Battisti in Francia si è costruito una vita dignitosa, lavora, scrive, è padre di due splendide bambine.
    Esiste, ovviamente, una concezione del diritto penale meno progressista, ma perfettamente legittima, che ritiene che la pena abbia anche una funzione di risarcimento morale del danno inflitto dal reo alla collettività. Si tratta della cosiddetta concezione retributiva della pena. Le due filosofie attualmente convivono nel diritto penale, spesso con modalità diverse: in determinati casi sono del tutto alternative, altre volte vengono integrate, sulla base della gravità dei reati commessi, del comportamento tenuto dal detenuto e del parere dei magistrati.
    Ma anche qualora si voglia abbracciare la filosofia del diritto più vendicativa, se risulta comprensibile un'azione ordinaria dello Stato rivolta al raggiungimento dei propri obiettivi di giustizia, risulta assai meno comprensibile il coinvolgimento politico del governo.
    Detto in altri termini, è legittimo tentare di ottenere, in nome di questa concezione retributiva della pena, l'estradizione di un condannato. Non va bene invece insistere, andare a ficcare il naso nelle scelte di un altro Stato, accanirsi per modificarne le leggi o per aggirarle al fine di ottenerla, intavolare trattative private con i ministri di quello Stato per estorcerla.
    Un accanimento, si badi, che non si è fermato davanti al rischio di creare un problema enorme alla Francia. Prima di tutto un problema di immagine nei confronti dei suoi stessi cittadini. Lo stato francese si era assunto un impegno nei confronti dei rifugiati italiani. Aveva dichiarato di accoglierli a una precisa condizione: che rinunciassero alla lotta armata. Era un compromesso che tendeva una mano all'Italia, cercando di trovare una soluzione alla spirale di sangue che aveva avvolto il nostro paese. La filosofia utilitarista di Mitterand, si collocava, sotto il profilo del diritto, nell'alveo di una concezione della pena conforme al pensiero moderno: abolire il crimine, neutralizzare le persone socialmente pericolose.
    In questa prospettiva, si trattava anche di un impegno pubblicamente assunto da un intero paese nei confronti degli ex terroristi italiani. E non si fa riferimento soltanto a questioni formali. Chi ha trovato lavoro a Battisti in Francia, chi l'ha aiutato a scrivere o gli ha prestato i libri o la macchina, non lo faceva, come piace dire alla destra italiana, con spirito carbonaro, praticando una sorta di favoreggiamento. Pensava invece di contribuire, con uno sforzo personale, a un processo di rinnovamento sociale, nella direzione di una risoluzione duratura dei conflitti che hanno insanguinato l'Italia. Questo, spiega, a mio modo di vedere, l'indignazione dei francesi che la stampa italiana finge di non comprendere. Ma come? Se lo scopo di una pena è il recupero di un cittadino che ha commesso degli errori, allora Cesare Battisti era la prova vivente della saggezza della dottrina del presidente Mitterand. L'Italia, senza alcun pudore, decide improvvisamente di costringere i cittadini francesi - prima ancora che le istituzioni politiche francesi - a gettare a mare anni di quello che molti di loro hanno considerato un paziente lavoro di integrazione sociale. Il loro risentimento, a meno di essere accecati dal pregiudizio, è del tutto logico: "Abbiamo accolto un uomo braccato, a vostro dire un assassino, e ne abbiamo fatto un degno cittadino. Scusate se è poco. Ora venite a dirci, dopo vent'anni, che dovete sbatterlo di nuovo in galera. Come se nel frattempo nulla fosse accaduto. E avete perfino la faccia tosta di scandalizzarvi se protestiamo".
    Qui c'è spazio per tutta una serie di considerazioni di politica internazionale, su cui sarebbe bene sorvolare, ma che suggeriscono che uno degli obiettivi della richiesta di estradizione di Battisti, non il principale, era quello di complicare i rapporti dell'Italia con la Francia. Democrazia rea, evidentemente, di essersi saggiamente chiamata fuori dalla scannatoio iraqeno. Si veda a tale riguardo questo grossolano articolo antifrancese uscito su Panorama. http://www.panorama.it/italia/capire...-A020001026312
    D'altra parte se un presunto criminale diventa un uomo onesto e rispettato non appena trova un approdo in un paese sufficientemente democratico, vuol dire che l'italia è gestita "politicamente" in modo fallimentare.
    S'è discusso spesso della crisi di senso che ha attraversato le destre mondiali dopo il crollo del comunismo. Mancando avversari reali, tangibili, molti degli scherani del potere hanno scoperto di essere stati paladini di una libertà di cui non sapevano nulla. Improvvisamente hanno visto le loro vite intrappolate in uno sterile gioco oppositivo. Finché il nemico c'era, e si trattava di inseguire il nemico, di non dargli respiro, tutto era chiaro. Quando il nemico si è estinto, la stessa vita di molti di loro ha perso significato. Alcuni, i più saggi, hanno pensato di tirare i remi in barca, di andare in pensione. Ma altri, i più vili, gente che è rimasta dietro le quinte a guardarsi lo spettacolo, hanno deciso che era il momento di uscire fuori, di prendersi tutta la torta. Come avviene spesso, mentre i combattenti vincitori si ritiravano perplessi, gli avvoltoi iniziavano a danzare sui cadaveri.
    Una volta capito questo, c'è da chiedersi seriamente se, come afferma Castelli, sia davvero sulla sinistra europea che occorre aprire un dibattito. Il dibattito che invece andrebbe aperto, e questa triste vicenda ce ne fornisce occasione, riguarda la cultura forcaiola della destra e purtroppo anche di ampi settori della sinistra italiana.
    Riguarda il tratto medievale di una classe politica che, incapace di giustificare una crisi storica come quella degli anni Settanta, preferisce ancora raccontare che si è trattato di episodi circoscritti, che non scalfivano in alcun modo la sua credibilità e che andavano imputati a qualche centinaio di criminali fanatici.
    Naturalmente chi ha vissuto la storia italiana sa benissimo che le centinaia di criminali fanatici c'erano davvero, ma costituivano soltanto la metastasi cancerosa di un movimento assai più ampio. Un movimento che non era privo di ingenuità, di vuote parole d'ordine e di pessimi teorici ma che in definitiva era espressione politica di un disagio civile autentico che la classe politica italiana non ha voluto comprendere.
    Del resto cosa c'era da aspettarsi ? Tra il martello del partito stalinista più grande d'Europa, e l'incudine della cultura criptomafiosa della DC non poteva venir fuori molto più che un'apparato inquisitorio brutale e decerebrato. Al punto che oggi sono in molti a rimpiangere Craxi, se non altro per l'intelligenza con cui ha impedito che il paese si trasformasse definitivamente in uno scannatoio. Oggi è legittimo il sospetto che altri siano intenzionati a farlo tornare tale. Le ragioni sono molte. Ma la principale è quella che questi uomini sono orfani di un nemico.
    Guardate Castelli. Le carceri italiane sono da sudamerica ? Colpa del precedente governo. Avvengono proteste violente da parte dei detenuti ? Colpa dei radicali che denunciano la situazione. E così via. Naturalmente Castelli non prende in minima considerazione il fatto che appartiene al governo più stabile che la storia italiana ricordi. Lui il tempo per lavorare l'ha avuto. Avrebbe potuto impiegarlo per scoprire qualcosa sulle stragi dell'italicus, di Ustica, di Bologna. L'ha sciupato per rendere la vita impossibile a Cesare Battisti e per insultare la Francia e i suoi intellettuali. Meno male che il tagliando sta per scadere.

  4. #24
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    Il giudizio etico e politico su un determinato periodo storico e su determinate azioni è di sicuro soggettivo, ma resta il fatto che lo stato italiano la deve fare finita con questa farsa dal sapore molto vendicativo

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    Categorie culturali?
    No, qui si tratta di giudizio politico, e, come ben dice Epifanio, morale di conseguenza. Puoi dire che sia sbagliato, che sia giusto o che sia una via di mezzo, ma non puoi negare la possibilità di darlo. Capisco benissimo e rispetto il tuo coinvolgimento emotivo,che non solo è comprensibile, visto che sei nato prima di me, ma è anche invidiabile.
    ma questo non può impedirci di parlarne razionalmente.
    Giudichiamo o noi gli eventi, i fatti, gli uomini?
    Diciamo che Israele è criminale e assassino? o che la scelta di Chavez di cacciare a calci in culo l'ambasciatore israeliana è una scelta politica di grande altezza etica?
    Se si, come credo, perché negarci la possibilità di giudicare la lotta armata o il terrorismo nel contesto italiano degli anni 70?

    Insomma la cultura non c'entra nulla.

    Ne riparleremo. E'un punto importante.
    Un articolo di Pio Marconi, ex Csm, sui documenti degli anni ' 70: capirono le trasformazioni delle società industriali

    Il Sisde rivaluta il linguaggio delle Br

    L' analisi sulla rivista dell' Intelligence: «Non era delirante, conteneva riflessioni»



    IL CONCETTO DI SIM Il concetto di Stato imperialista delle multinazionali è stato molto criticato, ma le Br diedero prova di aver compreso precocemente alcuni fenomeni di trasformazione delle società industriali ROMA - «Si è riunita a Palazzo Curcio la Direzione Strategica delle Brigate Rosse...». Quando il giornale satirico Il Male, verso la fine degli Anni Settanta, ricorse a frasi del genere in una fantacronaca sui decenni successivi, nessuno avrebbe creduto che la realtà avrebbe potuto accostarsi davvero a un certo tipo di immaginazione. Renato Curcio, allora, era un brigatista in carcere. A riunirsi a Palazzo Cenci Bolognetti, in piazza del Gesù, era ancora la direzione della Democrazia cristiana. Oggi che la Dc non esiste più, che Curcio è pressoché ignoto alle giovani generazioni, che pochi ricordano la bizzarria del Male, una sorpresa arriva da una pubblicazione che di satirico non ha alcunché. Su Gnosis, la «rivista italiana di Intelligence » del Sisde, servizio segreto civile formato nel 1977 per combattere il terrorismo, uno degli articoli principali riabilita alcuni criteri con i quali, una trentina di fa, le Br analizzarono la società italiana e le sue dinamiche di potere. La più importante delle categorie interpretative che viene presa sul serio è quella dello Sim, lo Stato Imperialista delle Multinazionali a cui i brigatisti attribuivano poteri superiori agli Stati veri e propri. Una delle categorie più osteggiate e derise nel dibattito politico dell' Italia del tempo. «L' acronimo e il concetto di Stato imperialista delle multinazionali sono stati sottoposti a critiche serrate e a potenti sbeffeggiamenti. In tale definizione si è vista spesso la prova della natura delirante della analisi e della progettazione brigatista», ricapitola Gnosis. Ma commenta: «Per la verità le Br, forse proprio per aver osservato assolutamente dall' esterno la vita politica ufficiale e l' economia, danno prova di aver compreso precocemente alcuni fenomeni di trasformazione delle società industriali». Autore dell' articolo è una persona che la sinistra l' ha conosciuta da dentro: Pio Marconi, ordinario di Sociologia del diritto alla «Sapienza». Negli anni Sessanta era trotzkista. Fu segretario della Federazione giovanile comunista di Roma, poi passò al Manifesto. Più tardi, è stato membro del Consiglio superiore della magistratura e dell' Assemblea nazionale del Psi di Bettino Craxi. Sia chiaro: l' articolo non assolve le Br dalle loro colpe, dalle «azioni sanguinose» prive di «qualsiasi legittimazione». Ma Marconi riesamina due risoluzioni della Direzione strategica, quelle dell' aprile 1975 e del febbraio 1978, più i comunicati diffusi durante il sequestro di Aldo Moro con un distacco allora raro. E constata che «alcuni fenomeni sommariamente condensati nell' acronimo dello Sim» nel decennio seguente «diventeranno però di patrimonio comune» anche «in quegli ambienti che definivano delirio il ragionare brigatista: la preminenza dell' esecutivo, la decisione come criterio di semplificazione della complessità sociale, la funzione dei tecnici nella gestione della cosa pubblica, (...) l' impegno della grande imprenditoria nella politica, l' erosione della sovranità provocata dalla mondializzazione». Secondo Marconi, «i dati sui quali lavorano le Br sono reali». Neanche l' idea di portare «l' attacco al cuore dello Stato» viene considerata troppo irrealistica. L' analisi del professore, sostiene la rivista del Sisde nell' introduzione, «dimostra che il pensiero politico brigatista non era affatto distaccato dalla realtà» e «se le Br sono state sconfitte lo si deve a chi evitò letture superficiali del loro messaggio». Per paradosso, Marconi prende sul serio un altro aspetto del progetto brigatista, il Movimento di resistenza proletario offensivo (Mrpo o Mpro) più di quanto abbia fatto uno che tentò di svilupparlo. Nel suo libro La peggio gioventù, Valerio Morucci è stato categorico: «L' Mpro era un bluff». Pio Marconi, 64 anni, insegna Sociologia del diritto alla Sapienza di Roma LA STRAGE DI VIA FANI Il 16 marzo 1978 in via Fani, a Roma, le Brigate Rosse sequestrano Aldo Moro, presidente della Dc. Nell' agguato muoiono cinque uomini della scorta (nella foto Ap la macchina dello statista dopo la strage) I vocaboli I TESTI L' intervento di Marconi analizza due risoluzioni della Direzione strategica delle Br dell' aprile 1975 e del febbraio 1978 (sotto, la copertina) e i comunicati del sequestro Moro LO SIM Lo «Stato imperialista delle multinazionali», formato da un intreccio di poteri economici, internazionali e politici, per le Br aveva un potere superiore agli Stati veri e propri L' ATTACCO «Portare l' attacco al cuore dello Stato» era il tema centrale delle due risoluzioni br analizzate IL MRPO Mrpo o Mpro era la sigla del «movimento di resistenza proletario offensivo», area dei gruppi della lotta armata
    Caprara Maurizio

    Pagina 16
    (12 agosto 2005) - Corriere della Sera

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da My War Visualizza Messaggio
    Il giudizio etico e politico su un determinato periodo storico e su determinate azioni è di sicuro soggettivo, ma resta il fatto che lo stato italiano la deve fare finita con questa farsa dal sapore molto vendicativo
    Su questo non ho dubbi. Concordo totalmente.
    E'evidente la totale strumentalità dell'attuale canea mediatica su temi come questi.

  7. #27
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    Allo scrittore ed ex-militante dei PAC Cesare Battisti sono stati addossati tutti gli omicidi commessi da questa organizzazione, anche quando circostanze di fatto e temporali escludevano una sua partecipazione. E' stato processato in contumacia, sulla base delle dichiarazioni di pentiti, nel contesto di una legislazione d'emergenza, in un clima di persecuzione politica.

    A trent'anni dai fatti, il governo italiano si accanisce per riportarlo in Italia, dove non avrebbe neppure diritto ad un nuovo processo.

    Dal momento della sua fuga dall’Italia, prima in Messico poi in Francia e in Brasile, Cesare Battisti si è dedicato a un’intensa attività letteraria. La sua opera è nel suo insieme una straordinaria riflessione sugli anni ’70, quale nessuna forza politica che ha governato l’Italia da quel tempo a oggi ha osato tentare.

    Perché i media italiani che hanno montato una campagna di fango contro Cesare Battisti e criticato la decisione legittima del ministro della giustizia brasiliano, non mostrano lo stesso zelo giustizialista quando si tratta dei neofascisti come Delfo Zorzi, per esempio, che da anni vive in Giappone?

    E chi chiede giustizia per le vittime di quegli anni, non farebbe meglio ad indignarsi davanti al fatto che schiere di 'pentiti' non hanno mai scontato la pena per i reati commessi? In Italia fare l'infame ovviamente paga.

    http://cesarebattisti.free.fr/
    http://www.carmillaonline.com/archiv...23.html#001723
    http://bellaciao.org/en/spip.php?article14613
    http://www.vialibre5.com/

  8. #28
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    martedì 20 gennaio 2009 h. 12:48
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    BATTISTI: MOZIONE PDL AL SENATO, NO A IMPUNITA'

    Stampa Invia questo articolo
    (AGI) - Roma, 20 gen. - "E' tempo che anche il Parlamento italiano si muova per far capire alle autorita' brasiliane che non e' accettabile l'impunita' per un terrorista assassino come Cesare Battisti. In Italia hanno fatto sentire la loro voce rappresentanti del governo, i presidenti di Camera e Senato e, con atto importante e formale, il Presidente della Repubblica.
    E' giusto che si esprima anche il Parlamento ed e' per questa ragione che il gruppo del Pdl al Senato ha deciso di presentare una mozione per sostenere l'azione del governo che punta al ritorno in Italia di Cesare Battisti, affinche' possa espiare la sua condanna. Sosteniamo la mozione presentata dal sen.
    Filippo Berselli, che ringrazio per l'iniziativa, firmata da me e dal vicepresidente Quagliariello e sottoscritta dagli altri componenti del gruppo parlamentare". Lo dichiara il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

  9. #29
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    21/1/2009 (15:20) - LA POLEMICA Battisti, il governo incalza il Brasile
    "Possibile ricorso alla Corte suprema"
    Cesare Battisti + Battisti, Napolitano scrive a Lula
    + Battisti, il Brasile nega l'estradizione
    Elio Vito assicura: «Faremo
    tutto il possibile per chiedere
    l'estradizione dell'ex terrorista»
    ROMA
    Sono allo studio e stanno per essere assunte una serie di iniziative con la «predisposizione di tutti i ricorsi possibili» dai parte dei ministri della Giustizia e degli Esteri, compreso un «intervento presso la Corte suprema brasiliana» per chiedere l’estradizione di Cesare Battisti. Lo ha detto oggi al Question Time della Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito.

    Il governo, ha ricordato Vito, ha già compiuto «numerosi passi ai più alti livelli», non appena pervenuta la notizia della concessione dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti, e auspica che siano «create le condizioni» per «rivedere» le decisioni prese dal governo brasiliano. L’esecutivo, ha aggiunto il ministro per i Rapporti con il parlamento rispondendo a un’interrogazione dell’ Italia dei Valori, «condivide lo stupore e il profondo rammarico» espresso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo la mancata estradizione di Battisti all’Italia. www.lastampa.it

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    Mi permetto di portare alla all'attenzione il fatto che l'ambasciata brasiliana a Roma sta ricevendo insulti e messaggi di sdegno per non aver estradato Cesare Battisti. Il sit-in di giovedì, organizzato dal Movimento per l'Italia di Daniela Santanchè davanti a questa ambasciata è l'ennesima prova che l'ondata di sdegno popolare è stata abilmente orchestrata dalla destra, estrema e non.

    Per far sentire anche la voce di chi non invoca la forca, ma mantiene un briciolo di lucidità politica, nonché memoria storica, vi invito a ringraziare il governo brasiliano per aver concesso asilo a Battisti.

    Questo è l'indirizzo email dell'ambasciata a Roma.

    info@ambrasile.it

    E questa è la mia lettera, se non avete tempo di scriverne una, copiate e incollate pure

    "Alla c.a. di Adhemar Gabriel Bahadian,
    Ambasciatore della Repubblica Federativa del Brasile in Italia

    Pregiatissimo ambasciatore,

    vorrei ringraziare il suo Paese per aver concesso a
    Cesare Battisti lo status di rifugiato politico, negando l'estradizione.

    Sono stupito e amareggiato per la campagna orchestrata da alcune forze politiche italiane contro la legittima decisione presa dal vostro Ministro della Giustizia.

    In Italia bisognerebbe seppellire i morti degli anni
    di piombo, e dopo 30 anni trovare una soluzione
    amnistiale per i reati politici, come è avvenuto in altri Paesi.

    Purtroppo all'attuale governo fa comodo usare Battisti come capro espiatorio, per dirigere contro di lui la frustrazione avvertita da tanti italiani.

    La loro attenzione viene deviata dai problemi reali e attuali del Paese e diretta invece verso fatti di 30 anni fa che neppure ricorderebbero, se i media (che in Italia non sono indipendenti) non li avessero abilmente ripescati e manipolati ad arte.

    Ed ecco allora spuntare gruppi che chiedono la pena di morte per Battisti, persone che si firmano con il saluto fascista, non si documentano, ma cercano soddisfazione nella semplice richiesta di pena come vendetta politica.

    Il Ministro Tarso Genro ha compreso perfettamente che nel clima politico dell'Italia di oggi Battisti potrebbe solo temere per la sua incolumità.

    La ringrazio per l'attenzione prestatami.

    Distinti saluti,
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