Lo Stato chiaramente non può processare sè stesso e quindi istituzionalmente in maniera bipartisan Zorzi sta bene dove sta.
Ma a parte questo io due anni fa assistetti al ritorno in Italia di Scalzone e credo fui assieme ai compagni del CSA Germinal Cimarelli tra i primi a sentirlo parlare. Nella sua logorrea di parole Scalzone fu molto chiaro su una cosa, il bisogno di chiudere definitivamente la questione dei cosiddetti anni di piombo. Sono passati quarant'anni, continuare a tenere aperta questa pagina sfruttando strumentalmente le questioni giudiziarie di questo o quel latitante, di questo o quel condannato (è passata sotto silenzio la polemica sulla richiesta di pensione di Curcio fatta passare come una eresia mostruosa quando comunque Curcio avrebbe diritto alla pensione richiesta avendo lavorato comunque regolarmente durante gli anni in galera), di questo o quell'ex lottarmatista che dovunque vada non deve presiedere ad alcun incontro anche di bassissimo profilo (come la presentazione di un libro) anche se dissociato, anche se pentito, anche se giuridicamente persona libera dopo aver scontato la pena, continuare con questa perenne stumentale falsa indignazione morale serve solamente a spostare a data da destinarsi la fine della cosiddetta "emergenza democratica".
Altri fenomeni della storia politica italiana recenti sono stati invece chiusi e spesso con un dibattito di revisione sui giudizi dati (guarda il caso P2, nessuno che si sia "indignato" in maniera bipartisan tra le istituzioni e la politica per la trasmissione sulla storia politica italiana di Licio Gelli; guarda il caso Tangentopoli, qualche anno fa tutti a tirare le monetine a Craxi ed oggi dibattiti su dibattiti sulla figura di grande statista di Craxi).
Oggi è rivenuto fuori il caso Battisti, un grande "scandalo", un assassino efferato che tutti da Napolitano in giù, dal governo all'opposizione vorrebbero vedere nelle patrie galere; nessuno che si sia accorto che in Italia da anni vengono pubblicati i suoi romanzi o che in tal proposito sino ad oggi abbia avuto nulla da dire. Tra l'altro è pure un bravo scrittore noir.





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Questa nuova versione delle nostre FAQ sul caso Battisti, già lette da centinaia di migliaia di utenti e tradotte in molte lingue, cadono in un momento di isteria collettiva mai visto in Italia dai tempi di Piazza Fontana e della colpevolizzazione di Pietro Valpreda. Battisti si trova da quasi due anni, mentre scriviamo, in un carcere brasiliano. Ha ottenuto asilo politico in Brasile, concesso dal ministro della giustizia Tarso Genro e ripetutamente avvallato dal presidente Lula. La stampa italiana, a fronte di un’opinione pubblica sostanzialmente indifferente, si è scatenata con toni da linciaggio. Battisti è tornato a essere il mostro, l’assassino per vocazione, il serial killer. Il Brasile è stato dipinto (per esempio da Francesco Merlo, su La Repubblica del 15 gennaio) come una democrazia da operetta, abitato da una popolazione quasi scimmiesca. Persino il presidente Napolitano, che non brilla per attivismo, si è mobilitato a sostegno della richiesta di estradizione del criminale del secolo. Seguito ovviamente dal PD di Walter Veltroni, in perfetta armonia con le componenti più reazionarie del governo e delle presunte “opposizioni”.