



Caso Battisti, Lula a Napolitano: ''L'asilo fondato su basi giuridiche''
Il presidente brasiliano nella letteraspedita al Colle: ''La concessione della condizione di rifugiato è un atto di sovranità dello Stato brasiliano''
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ultimo aggiornamento: 24 gennaio, ore 208
Roma, 24 gen. (Adnkronos) - La decisione di concedere asilo politico a Cesare Battisti è fondata su basi giuridiche "interne ed internazionali". E' il testo, sottolinea Omero Ciai su Repubblica.it, della lettera inviata dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella lettera, di una pagina, viene espressa la "piena considerazione del potere giudiziario italiano, nello Stato democratico vigente in questo paese e la piena fiducia nel carattere democratico, umanista e legittimo dell'ordinamento giuridico italiano".
Il sito del quotidiano di Largo Fochetti riporta il testo integrale della missiva inviata da Lula al presidente della Repubblica. Eccolo di seguito:
Signor Presidente, Giorgio Napolitano,
Ho l'onore di rispondere alla lettera di Vostra Eccellenza, del 16 gennaio, riferita alla decisione dello Stato brasiliano di concedere lo status di rifugiato politico al cittadino italiano Cesare Battisti. Vorrei, in questa occasione, esprimere a Sua Eccellenza la piena considerazione del potere giudiziario italiano e dello Stato democratico di diritto vigente in questo paese, ed affermare la mia fiducia nel carattere democratico, umanista e legittimo dell'ordinamento giuridico italiano''.
"Chiarisco a Sua Eccellenza che la concessione della condizione di rifugiato al signor Battisti è un atto di sovranità dello Stato brasiliano. La decisione e' basata nella Costituzione brasiliana (articolo 4°, X) nella Convenzione del 1951 delle Nazioni Unite relativa allo Statuto dei Rifugiati e nella legislazione brasiliana (Legge 9.474/97). La concessione dell'asilo e le considerazioni che la accompagnano sono ristrette ad un processo concreto, essendo state emesse con fondamento in elementi e documenti di un procedimento specifico''.
"Voglio, in questa occasione, manifestare a Sua Eccellenza la mia fiducia che i legami storici e culturali che uniscono il Brasile e l'Italia continueranno ad ispirare i nostri sforzi tesi ad approfondire le nostre solide relazioni bilaterali nei più diversi settori''.
www.adnkronos.com


Il caso battisti e le solite due facce dell’Italietta
Posted on Gennaio 23rd, 2009 di militant
Crediamo che la recente querelle tra l’Italia e il Brasile riguardo la concessione dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti abbia fatto riemergere prepotentemente le due facce più meschine di un Paese che ogni giorno che passa diventa sempre più piccolo e provinciale. Da una parte l’ipocrisia di una classe politica di nani e ballerine che non perde tempo ad accodarsi al linciaggio del “reietto”, salvo poi dimenticarsi di spiegare come sia possibile che nessun protagonista dello stragismo di stato sia stato mai condannato. Ci piacerebbe sapere perchè, ad esempio, l’italia non richiami l’ambasciatore dal Giappone, paese dove risiede Delfo Zorzi, responsabile materiale della strage di Piazza Fontana. O perchè (per passare di palo in frasca) il presidente Napolitano non si sia sentito in dovere di fare un “accorato appello” nei confronti del suo omologo israeliano chiedendogli di fermare il massacro a Gaza. O ancorà perchè nessun senatore dell’IDV si sia mai incatenato sotto l’ambasciata USA magari per chiedere l’estradizione di Lozano, oppure dei responsabili della strage del Cermis. Domande retoriche, direte voi, perchè alla fine dei conti ogni paese ha i politici che si merita. D’altro canto, però, altrettanto meschini si sono dimostrati gli “intellettuali” nostrani che, salvo rarissime eccezioni, hanno finito col rinchiudersi tutti in un pilatesco silenzio o, peggio ancora, hanno opportunisticamente preso le distanze dal collega scomodo. Ci riferiamo nello specifico a Roberto Saviano, che l’altroieri ha scritto al sito di Carmilla per ritirare la propria firma (leggi qui) da un appello per la liberazione di Battisti girato in rete qualche anno fa. Del resto, come spiega candidamente lo scrittore, l’appello risale a due anni prima dell’uscita di Gomorra. All’epoca era ancora un illustre sconosciuto e poteva esporsi, mentre oggi che il successo del libro (bellissimo) gli ha dato un’enorme notorietà bipartisan non può più farlo. Spiace particolarmente, perchè immaginiamo quanto coraggio sia stato necessario per sfidare la camorra e, proprio per questo, ce ne saremmo aspettati altrettanto nello sfidare i pregiudizi e i luoghi comuni.


Con soddisfazione ho accolto questa notizia, lo stato italiano non vuole chiudere gli "anni di piombo" per servisse dei "latitanti" in chiave politica interna, chi non ha vissuto quelli anni nun giudicasse, non pò capì.
VolanteRossa




La première dame francese ospite del programma di RaiTre ha parlato anche di politica
Obama "un evento storico" come in Francia "è stata una svolta l'elezione di mio marito"
Carla Bruni "blindata" da Fazio
"Mai avuto ruolo in caso Battisti"
Carla Bruni ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa"
MILANO - "Una calunnia aver messo in giro certe voci". Carla Bruni smentisce categoricamente di essere intervenuta in alcun modo sulla mancata estradizione dal Brasile dell'ex terrorista Cesare Battisti criticando i media che invece le hanno attribuito un ruolo nella vicenda. "Non ho mai voluto difendere Cesare Battisti. Non lo farei mai e sono molto sorpresa di come abbia preso piede questa cosa" ha detto intervistata da Fabio Fazio a Che tempo che fa. La signora Sarkozy è arrivata in largo anticipo alla sede Rai di Milano per evitare i fotografi e durante l'intervista - registrata nel pomeriggio, in onda stasera su RaiTre - ha iniziato affrontando il caso Battisti e ha poi parlato di politica, di Obama e di suo marito, il presidente francese Nicolas Sarkozy.
"Mai avuto un ruolo nel caso Battisti"."Non mi permetterei mai, non ne ho l'ideologia, non ho mai difeso Battisti" ha detto Carla Bruni "e sono contenta di poter rispondere a questa domanda e poterlo dire anche ai familiari delle vittime". La signora Sarkozy ha affermato poi che "mai la moglie del presidente francese si sarebbe intromessa in una decisione di un altro Paese. Questa è stata una cosa del solo governo brasiliano". Alla domanda su come si possa essere diffusa la convinzione che Carla Bruni in qualche modo avesse avuto un ruolo nella vicenda, la moglie del presidente francese ha risposto: "Forse viene dal viaggio che è stato fatto in Brasile".
"Sarkò non mi considera di sinistra". Parlando con Fazio,Carla Bruni parla anche delle sue idee politiche e delle presunte influenze che ha sul marito, il presidente Sarkozy. "Prima di sposarmi le mie posizioni erano di sinistra, ma non sono mai stata una militante. Mio marito sapeva che idee avevo e non mi ha mai chiesto di cambiarle. Ma lui non mi considera di sinistra, piuttosto pensa che io sia più attenta alla parte umana mentre lui deve essere più rivolto al lato tecnico. Non mi intrometto mai nella vita politica. Alla sera gli dico quello che penso come persona e questo gli è utile perché, con tutti gli impegni che ha, non ha molte occasioni di aver contatti con le persone". Del resto, quasi 'rivendica' a favore del marito Carla Bruni "proprio lui con il suo governo ha già avviato un importante apertura inserendo tre ministri socialisti".
Elezione Obama, un evento storico. Madame Sarkozy ha poi definito un "evento storico" l'elezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Un'elezione che rappresenta per l'America una svolta importantissima e non a caso, ricorda la stessa Carla Bruni, "solo qualche anno fa durante un servizio fotografico nel sud degli Stati Uniti ricordo che con me c'era Naomi Campbell e ricordo che abbiamo pranzato in roulotte perché, in effetti, lei non era molto gradita nei ristoranti. Questo è lo stesso paese che oggi, invece, ha eletto Obama". "Ma anche in Francia c'è stata una grande svolta" ha aggiunto. "E' stato eletto presidente mio marito Sarkozy che non ha origini francesi, è greco-ungherese e ha anche sposato un'italiana. Anche i francesi hanno dimostrato di essere moderni".
"Regalerò una lettera autografa a mio marito". Carla Bruni ha annunciato che per il compleanno di Nicolas Sarkozy, mercoledì prossimo, gli regalerà una lettera autografa. "Gli regalerò una lettera autografa, magari di Charles De Gaulle" ha detto, "perché lui ne fa collezione. Ne ha di molte preziose, storiche, politiche, anche artistiche. E ne ha una di Luigi XVI che è molto interessante". Imminente anche il primo anniversario di matrimonio, il 2 febbraio prossimo. Come è accaduto per la luna di miele "che non è ancora finita ci prenderemo altri venti minuti per noi".
Canzoni dedicate al marito. La signora Sarkozy ha detto di aver dedicato molte delle sue canzoni al marito. Lo stesso ultimo album, del luglio 2008, Comme si de rien n'etait, Carla Bruni l'ha dedicato "a mio marito per il suo sostegno totale", un sostegno che la première dame della Francia afferma di avere ancora oggi "con tutti gli sforzi che questo comporta per una persona che viene da un mondo completamente diverso".
"Conservo doppia nazionalità". Carla Bruni spiega di aver sempre votato in Italia e che "fino a sei mesi fa" era completamente italiana, ma dopo il matrimonio con Sarkozy è diventata italo-francese, conservando però la doppia nazionalità: "Mi sarebbe dispiaciuto rinunciare".
Sede Rai di Milano blindata. La première dame è arrivata con larghissimo anticipo alla sede Rai di Milano, probabilmente per dribblare la folla di fotografi e giornalisti che non erano ancora sul posto ad attenderla. Ingenti gli schieramenti di polizia lungo tutto corso Sempione e di fronte all'ingresso della sede Rai.
(25 gennaio 2009) www.repubblica.it


ILSOLE24ORE.COM > Mondo ARCHIVIO Caso Battisti, l'Italia richiama l'ambasciatore in Brasile
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27 gennaio 2009
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L'Italia ha deciso di richiamare l'ambasciatore a Brasilia. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sentito il Presidente del Consiglio «ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell'ambasciatore d'Italia in Brasile Michele Valensise», si legge in una nota della Farnesina. La decisione è stata presa in seguito agli sviluppi del caso Cesare Battisti. «Riteniamo che Cesare Battisti sia un terrorista comune, che non merita assolutamente il riconoscimento dello status di rifugiato», ha spiegato il ministro Frattini.
Per questa settimana è infatti attesa la decisione della Corte suprema federale del Brasile sulla richiesta della Procura generale di chiudere il caso Battisticon un'archiviazione. Sulla sorte dell'esponente dei "Proletari armati per il comunismo", condannato in Italia a 4 ergastoli, la suprema Corte aveva, infatti, chiesto il parere del procuratore generale Antonio Fernando de Souza, che si è detto a favore dell'estinzione del procedimento di estradizione e della liberazione di Battisti, detenuto in un carcere di Brasilia dal 2007, quando fu arrestato a Rio de Janeiro.
Il procuratore, nel suo parere, fa riferimento alla legge 9474 del 1997, che regola i principi per la concessione dell'asilo politico. A sua avviso, questa norma prevede chiaramente che il riconoscimento dello status di rifugiato politico impedisce il proseguimento di qualsiasi richiesta di estradizione. Souza poi sottolinea che la Corte suprema ha di recente ribadito la costituzionalità di quella legge e affermato chiaramente che la decisione di concedere l'asilo è di competenza politica e dipende dal potere esecutivo.
Il parere del procuratore è solo l'ultimo capitolo di una vicenda che ha portato a una crisi diplomatica tra l'Italia e il Brasile, con la decisa protesta di Roma alla scelta del ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, di concedere l'asilo all'ex terrorista il 13 gennaio scorso.
A questo punto l'unica possibilità per l'Italia di vedere esaudita la richiesta di estradizione è che la Corte suprema brasiliana cambi la legge del 1997, che prevede che con la concessione dello status di rifugiato decada automaticamente ogni possibilità di estradizione. La norma fu varata per salvare un sacerdote colombiano, Oliverio Medida, accusato di far parte della guerriglia Farc.
Ieri, il ministro italiano dell'Interno, Roberto Maroni, ha dichiarato che della vicenda si devono occupare «il presidente Berlusconi e il Governo» che devono «valutare cosa fare in occasione del prossimo G-8». «Non sta a me ovviamente prendere decisioni», ha aggiunto, «fare tavoli e accordi con chi ti considera un Paese dove chi viene condannato rischia di essere ammazzato o torturato...». Il riferimento del ministro è alla motivazione con cui è stato concesso l'asilo a Battisti: il timore che, se estradato in Italia, possa appunto essere torturato e ucciso.


Incredibile! Richiamiamo quello del Brasile e non quelli in Israele...


concordo.ma a parte il giudizio su battisti(il mio nn è per niente positivo), xk il governo non fa qualcosa per riportare in italia zorzi?
Il fatto è che Battisti è una buona scusa per cercare di sviare i problemi che attraversano trasversalmente il paese e, in secondo luogo, per far passare sotto silenzio i vari tentativi di "riforma".