Si pensò, tanto tempo fa', che le orbite celesti dovessero seguire un percorso puro, perfetto, divinamente isometrico ed isomorfo all'Uno. Si scelse allora la sfera, al cui interno i più complicati poligoni regolari permettevano di indicare i punti cosmologici. Li si faceva ruotare al suono celestiale dei Cherubini e l'uomo era felice.
Poi si tentò un azzardo, un colpo al cuore dell'Uno: le sfere non andavano più bene, non davano risultati precisi ed in linea con le osservazioni, non predicevano i raccolti e le eclissi, i solstizi e gli equinozi tanto importanti per i credenti.
Si scelse allora un'altra figura, umanizzazione della sfera, l'ellisse. Non era perfetto, ma pur sempre continuo, liscio, senza increspature. L'uomo divenne meno felice, la precisione lo stava portando allo sconforto.
Poi l'uomo volle ergersi e misurare Mercurio, il Dio dal Petaso, Talari e Caduceo, dal fare celere e dal pensiero fermo e dritto.
Si scoprì che neanche l'ellisse consentiva precisione: Hermes non avrebbe potuto trovarsi lì, dinanzi al cospetto dell'Uno, in una rotazione che non fosse perfetta. Come poteva succedere cotanta imperfezione?
Si mutò da ellisse in ellissoide, figura geometrica materiale, pragmatica, grezza, ma precisa.
Poi si volle dare un'occhiata a Gaia, la quale sembrava non più piatta, ma tonda, addirittura sferica, per mimare le grazie Musine dell'Iperuraneo. Nessuna immagine dell'Uno poteva essere banalmente piatta e certamente doveva rimembrare l'emanazione prima, o almeno seconda.
Tuttavia neanche Gaia era perfetta, sarà stata colpa di Atlante con la sua mano non ferma a farla vacillare e trasformarsi in uno sferoide. Un geoide per la precisione perchè si sa, dinanzi all'Uno, la precisione conta molto più che l'apparenza.
בראשית






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