Crossposted in Liberalismo
Vi invito alla lettura dell'ultima puntata della "Demarcomachia", la critica al sistema democratico avanzata dal noto blog "Ventinove Settembre". Mi ritrovo molto nelle posizioni dell'ingegnere, che si trova ad approdare su posizioni "agoriste" (più generalmente direi antipolitiche) in base ad una sua personale lettura della realtà. 2909 non è assolutamente un "sinistro" come alcuni di noi è partito dal sostegno al Pdl (nel caso mio - da federalista radicale -, Lega) per sperare che si potesse arrivare ad una situazione un po' più liberale. A mie spese (anche se avevo investito assai poco, un paio di voti) ho imparato che è tempo perso, ora si tratta di spiegarlo agli altri liberali e libertari.
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Il liberale in politica
Vabbé. Sappiamo le diecimila ragioni per cui la politica fa schifo e sarebbe meglio fosse sostituita da qualcos'altro, nella fattispecie la libertà individuale: fare qualsiasi cosa tranne aggredire il prossimo. Appurato che la dimensione della politica è soltanto frutto della sete di potere e dell'ideologia illiberale, e che è possibile ottenere un minimo di liberalismo soltanto vincolando la politica e controllandola come si farebbe con un pericoloso delinquente, chiediamoci: che fare? Ci buttiamo in politica e rimettiamo le cose a posto? Non funziona.
Il politico liberale di fronte ai colleghi
Un politico liberale che si reca in politica non ha speranze di essere preso sul serio, tranne in casi estremi, come una crisi istituzionale che renda necessarie riforme di mercato (il minimo indispensabile, e nella maniera più distorta – dagli interessi della classe politica – possibile), come nel caso di Reagan, che ha liberalizzato i mercati del lavoro e finanziari e per compensare ha provocato un debito mostruoso, un boom del consumo e l’inizio di un periodo di demagogia monetaria di cui ora cominciamo a intravedere i costi, oppure in presenza di un movimento di opinione robusto e poco incline ai compromessi, che il liberalismo normalmente non riesce a formare perché non promette nessun vantaggio percepibile a nessun gruppo di interesse organizzato.
Supponiamo che io diventi potente e vada in politica a ridurre il potere mio e dei miei colleghi (come impone il liberalismo): che faranno i miei colleghi? Mi daranno ragione? Neanche per idea. Semplicemente, mi metteranno i bastoni tra le ruote, cercheranno di “comprarmi” (se non possono eliminarmi politicamente), mi relegheranno in compiti secondari (come Einaudi Presidente della Repubblica o Martino Ministro della Difesa). Avrò quindi l'opposizione sistematica di tutti i miei colleghi, e di tutti i burocrati e di tutti i tecnocrati di ogni sotto-sotto-sezione della Pubblica Amministrazione.
Una riforma liberale - che non sia l'extrema ratio di fronte a cause di forza maggiore - è improbabile che venga dall'interno. Piccole minoranze di liberali non possono fare nulla per fermare la crescita del potere politico.
Facciamo un esempio. Un liberale viene assunto come funzionario di dogana (una cosa che nel liberalismo non esisterebbe). Ammettiamo che riesca a fare carriera nonostante sia liberale, e nonostante cioé tutti i suoi colleghi temino che possa danneggiarli. Supponiamo che arrivi ad una funzione di alto livello all'interno della sua sezione di P.A.. Cosa potrebbe fare? Se è veramente liberale, indebolirebbe la sua "istituzione" rispetto alle altre.
In sostanza, le riforme liberali impongono delle scelte "beggar thyself", che è improbabile che verranno mai effettuate. Siccome i politici sono normalmente liberali solo se costretti, il politico liberale non è mai ben visto dai colleghi. Quindi scordiamoci l’appoggio delle elite: le elite sono quelle che guadagnano di più – spesso le uniche che guadagnano – dalla politica. Un politico liberale è come uno stupratore che si autoevira: se è in questo che noi liberali dobbiamo sperare, meglio che ci diamo all’ippica.
Il politico liberale di fronte all’elettore
Cosa può offrire il politico liberale ad un elettore? L’ideale per un elettore è un beneficio visibile. E l’ideale per essere eletti è uno zoccolo di attivisti interessati, e quindi un beneficio concentrato.
Il liberalismo non può promettere nessuna di queste cose: non possiamo andare in Confindustria a promettere libero mercato, o dalla CGIL a promettere meno disoccupazione, perché si opporranno. Non possiamo dire ai produttori tessili o agli agricoltori inefficienti che non potranno continuare a sfruttare la coercizione per avvantaggiarsi a danno di tutti i loro concittadini consumatori.
Normalmente un individuo ha interessi in vari campi, e qualche principio morale. Lasciamo perdere i secondi: il liberalismo nessuno sa cos’è, quindi i moralmente liberali sono quattro gatti: focalizziamoci sugli interessi.
L’interesse principale di un individuo normalmente è l’attività lavorativa. Una persona che spende 100€ l’anno in camicie non si interesserà ad una liberalizzazione del mercato tessile che gli farà risparmiare 5-10€ l’anno. Ma una persona che lavora nel mercato tessile ha 20-30,000€ di interessi nel mantenimento dei privilegi illiberali. Mille persone che perdono 20,000€ a testa contano più di dieci milioni che ne guadagnano 10€, in politica, nonostante gli stakes dei secondi siano molto superiori, complessivamente.
Senza appoggi dai gruppi di pressione, con tante riforme che danneggiano visibilmente molti gruppi organizzati, e beneficiano invisibilmente la stragrande maggioranza (si pensi a cento riforme liberali su cento mercati diversi. Di 10€ in 10€ ogni cittadino potrebbe vedere il proprio reddito notevolmente aumentato).
Sono relativamente poche le politiche liberali “vendibili”: i giovani che non avranno una pensione, o i meridionali senza un lavoro, o i potenziali entranti di mercato bloccati dalla mancanza di concorrenza, o i potenziali lavoratori autonomi senza privilegi corporativi (albi professionali)… ma questi gruppi sono facilmente comprabili, difficilmente organizzabili, a volte ignoranti (la disoccupazione ad esempio è un problema soprattutto per le persone meno produttive, che sono anche le meno scolarizzate, quindi le più “rigirabili”). Esiste una lobby dell'industria tessile, ma non esiste una lobby dei potenziali entranti nell'industria tessile: "ciò che non si vede" non ha potere politico, anche se - come insegna Bastiat - è economicamente rilevante tanto - anzi più - di "quel che si vede".
Poca roba. E una volta che il movimento politico ha successo, i rappresentanti politici liberali – con la prospettiva di andare al potere – non terranno conto più di tanto delle richieste dei rappresentati: diventano elite, e ne trarranno i benefici relativi. Immaginate infatti 500 parlamentari liberali, e qualche migliaio o decine di migliaia di "infiltrati" a tutti i livelli istituzionali che - arrivati al potere - decidano di castrarsi da soli. Dove li trovate migliaia di angeli? Siamo nel mondo degli uomini: chi ha sperato che le rivoluzioni non dessero il potere a nuovi despoti ha sempre fallito. Idem per i politici liberali.
Un partito liberale di massa non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai: politicamente, il liberalismo è morto prima della nascita della politica di massa. E le due cose sono legate.
http://2909.splinder.com/post/196202...arcomachia+15n




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, e anche la maiuscola ci sta.
