L'uomo non crede, si illude di credere, proprio perchè la fede è un codice che prescrive la convinzione e la non convinzione nel proprio contenuto.
Questo significa che non posso esser convinto che il testamento biologico sia preferibile, ma mi illudo di esserlo, ma ciò vale anche nel caso opposto, nell'illusione di aver fede nel carattere abominevole del testamento biologico.
Non solo cioè non si può dire che il testamento biologico sia un bene in assoluto, e ognuno ha fede (o nn ha fede) che lo sia, ma anche questa fede (o non fede) è un credere di aver fede (o non fede) : ma questo credere di aver fede (o non fede) si costituisce (daccapo) proprio perchè appare l'impossibilità iniziale di poter giudicare nel bene o nel male assoluto e veritiero il testamento biologico: se apparisse questa possibilità non potrebbe verificarsi alcuna stratificazione interpretante.
Ma proprio perchè ciò non accade è impossibile qualsiasi de-cisione consapevole che non sia fede in una de-cisione consapevole, e trascendere questa situazione è impossibile: siamo costretti a de-cidere sapendo che ogni nostra de-cisione e volontà non può essere ferma e retta, ma sempre avvolta dal dubbio, il quale è lo stesso dubbio che non mi fa sapere con certezza se ciò di cui ho fede sia o non sia verità (il punto di partenza iniziale).
Morale della favola: ogni fede è relativa, e appare anche il suo esser relativa, il fatto di non apparire come tale si realizza solo sul fondamento dell'isolamento del dubbio (senza il quale isolamento una fede non potrebbe nemmeno costituirsi ed illudersi di esser tale).





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