ISLANDA. ERAVAMO STATI FACILI PROFETI : GOVERNO CADE SOTTO I COLPI DEL COLLASSO ECONOMICO.
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28/01/2009 @ 13:49

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VERSO UNA COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA
L'Islanda, alle prese con una devastante crisi finanziaria, si avvia ad affidarsi a un governo di minoranza di sinistra appoggiato dal centro. Dopo le dimissioni ieri del premier cristiano-democratico, Geir Haarde, oggi il presidente della repubblica Olafur Ragnar Grimsson ha affidato alla leader socialdemocratica, Ingibjorg Gisladottir, l'incarico di avviare trattative con i Verdi di Sinistra di Steingrimur Stigfusson per la formazione di una coalizione di minoranza appoggiata dall'esterno dal centrista Partito progressista.
La Gisladottir, che guida l'Alleanza socialdemocratica (Sda), secondo partito del paese con 18 deputati sui 63 totali, è stata di recente operata per un tumore benigno al cervello e ieri avrebbe fatto presente al presidente Grimsson di non essere disponibile a svolgere personalmente l'incarico di primo ministro, indicando come candidata al suo posto Johanna Sigurdardottir, anch'essa socialdemocratica, ministra uscente agli affari sociali.
La Gisladottir spera di portare a termine le trattative il prima possibile, entro la settimana: "ringrazio il presidente per la sua fiducia e cercherò di arrivare a una rapida conclusione nelle discussioni, preferibilmente per il fine settimana", ha detto la leader socialdemocratica. Il presidente Grimsson ha annunciato che già domani farà un primo punto sullo stato delle trattative.
Il governo uscente del dimissionario Haarde, una coalizione tra il suo Partito dell'Indipendenza e i socialdemocratici, è stato sotto pressione fin da quando la crisi finanziaria globale si è abbattuta sul paese. L'Islanda non fa parte dell'Unione europea e nel corso degli anni Novanta aveva visto aumentare la sua ricchezza proprio grazie alla vitalità del settore bancario, divenendo uno dei Paesi con reddito pro-capite più elevati al mondo. Nel 2005, l'Ocse stimava una crescita del Pil al +6,2% (all'epoca, la stima per l'Italia era ferma al -0,6%), quasi il doppio di quella Usa (+3,6%) ed il triplo di quella giapponese (+1,5%). Reykjavik è poi finita nel gorgo della crisi proprio a causa dell'eccessiva espansione dei suoi istituti di credito. Tra fine settembre e fine ottobre 2008, il governo è stato costretto a nazionalizzare le tre principali banche del Paese, Kaupthing, Landsbanki, Glitnir. I tre istituti avevano accumulato debiti per 61 miliardi di dollari, una cifra equivalente a 12 volte il Pil islandese. L'inflazione ha raggiunto livelli record, toccando il 14%.
Nella capitale, Reikjavik, gli scaffali di molti negozi si sono svuotati e molti sono stati costretti ad acquistare pasta, olio d'oliva, riso, i generi alimentari d'importazione che hanno rischiato di scomparire dalla distribuzione al dettaglio. Il Paese ha reagito scendendo in piazza, cosa insolita nella storia dell'Islanda, chiedendo a gran voce in più occasioni le dimissioni del premier e del governatore della Banca centrale, David Oddsson, per non aver impedito il collasso finanziario legato alla crisi mutui. ( Fonte: Swissinfo)
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