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  1. #1
    In purissimo azzurro
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    Predefinito La capitale degli abusivi

    La capitale degli abusivi, evaso 1 milardo
    In città 18 mila ambulanti: nessuno paga
    Confcommercio: fenomeno pericoloso




    C’è una città fantasma dentro Roma, ed è ovunque. I negozi non hanno insegna, tetto e nemmeno indirizzo, praticamente non esistono eppure vendono tantissimo e a qualunque ora.

    Gli scontrini nessuno li ha mai visti, i prezzi sono scritti a mano e ballerini, ognuno fa come crede rischiando poco. Che siano patate, medicine, borse o occhiali non fa differenza: da dove vengono non si sa e non importa. Questa città ignorata e fuorilegge si fa sempre più grande, conquista arrogante strade e piazze senza versare un saldo di tasse. «Abusopoli», la chiama l’Upvad, una delle sigle più attive di Confcommercio. È la Roma tarocca, quella dei vu’ cumprà, delle lenzuola bianche che nascondono il bello per esibire il falso. È la Roma accattona e trash, la prima che si mostra con prepotenza e maleducazione ai turisti, la Capitale dell’illegalità, quella contro cui si battono i commercianti in regola, invano.

    L’ESERCITO
    Per capire le dimensioni di questa città sommersa basta pensare che ogni giorno a Roma circola un esercito di venditori abusivi, dai 15 ai 18mila, secondo le stime del «libro nero» sul commercio fuorilegge della Confcommercio. Praticamente, denuncia il rapporto, un ambulante irregolare ogni quattro imprese in regola. Se non è concorrenza sleale, questa. Il giro di affari illegale solo a Roma si aggira intorno al miliardo e mezzo di euro, calcola l’associazione della Confcommercio considerando che la Guardia di Finanza nella Capitale sequestra più del 20 per cento del totale dei prodotti confiscati in tutta Italia.

    L’EVASIONE
    Un danno enorme per la città, anche questo calcolabile. Se gli abusivi pagassero regolarmente le imposte, Roma incasserebbe ogni anno tutti questo soldi: da 220 a 400 milioni di imposta sul reddito, da 120 a 180 milioni di imposta sul valore aggiunto, da 130 a 190 milioni di contribuzioni assicurative e previdenziali, da 40 a 70 milioni di tassazione del suolo pubblico e altrettanti per lo smaltimento rifiuti. Il dossier sarà presentato oggi nel corso di un convegno alla Nuova Fiera di Roma (dalle 10,30 in poi). Il titolo: «Abusivismo commerciale, realtà urbana apocalittica».

    Nel libro nero decine e decine di foto che mostrano «una metropoli da terzo mondo, un suk metropolitano». Una città che si è arresa. La catasta di cassette di frutta e verdura per la strada, i camioncini dei fiori in via Pasquale II; le gonne appese agli stand in viale del Policlinico esibite sui marciapiedi accanto a cd, accessori per cellulari; borse allineate sull’asfalto in viale Vaticano insieme ai pannelli con portachiavi e calamite. E così a Castel Sant’Angelo, a piazza Navona, a Fontana di Trevi, in via del Corso. Nelle ore di punta, su via Ottaviano si contano dalle 70 alle 90 lenzuola stese a terra. Un marciapiede bianco.

    L’abusivismo è ovunque, a volte si camuffa. Prendiamo i mercatini dell’hobbystica e dell’antiquariato, qui i banchi in regola e quelli illegali si confondono, distinguerli è impossibile, denuncia il dossier di Confcommercio. O quelli della domenica, a piazza Verdi, dei Quiriti, piazza Mazzini o della Balduina: anche lì è tutto confuso - continua l’associazione - e veri e propri mercati vengono spacciati per «manifestazioni socio-culturali commerciali». Il fenomeno è rilevante considerando che a Roma risultano censiti 96 mercatini.
    Che dire delle cassette di frutta e verdura sui marciapiedi? Abusive anche queste. I negozi gestiti quasi tutti da stranieri espongono patate e arance in strada, ovviamente non potrebbero. E poi ci sono gli ambulanti irregolari che si mimetizzano tra quelli in regola ai mercati, come capita alla Montagnola, a Val Melaina, a Gianicolense, al Tuscolano III. Per non parlare dei mercati completamente abusivi, è il caso di via Pietro Bembo, della stazione Ostiense o della Pineta di Ostia.

    I PRODOTTI
    La merce più richiesta? La pelletteria. Va bene anche la frutta e la verdura «illegale», quella venduta da chi non ne avrebbe la licenza, mentre sono in calo l’abbigliamento, la bigiotteria e gli articoli per la casa. In aumento i prodotti parafarmaceutici e i farmaci, con tutto quel che ne consegue: non c’è controllo e chi acquista corre il rischio di prendere pasticche che non sono quello che la scatola indica. Una minaccia per la salute pubblica, come la vendita dei prodotti alimentari al di fuori di ogni norma. L’emergenza è anche sul fronte della sicurezza, sempre più risse e aggressioni tra ambulanti illegali che si contendono gli spazi. L’associazione chiede - tra l’altro - più controlli e propone di affidarli a «cento ronde composte da 4 uomini ciascuna (carabinieri, agenti, finanziari, vigili)» per presidiare le zone prese di mira. Ma soprattutto quello che l’associazione reclama è «la volontà politica» di fronteggiare il commercio illegale. Roma accoglie ogni anno 20 milioni di turisti, non vengono per occhiali e sciarpe da quattro soldi, eppure è la prima cosa che gli viene mostrata.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/commercio_abusivo_confcommercio_ambulanti/notizie/589186.shtml
    Uomini siate, e non pecore matte Dante, Paradiso, canto V
    Quando i doveri sono senza diritti sono suprusi.
    Quando i diritti sono senza doveri sono privilegi.

  2. #2
    Canaglia
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    Predefinito Re: La capitale degli abusivi

    quando c'era alemagno...bei tempi.

  3. #3
    Nella steppa
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    Predefinito Re: La capitale degli abusivi

    Purtroppo è un fenomeno noto da tempo e, per quelle zone che si riesce a "bonificare" (ad esempio viale marconi) ne spuntano altre 10.

    Ad esempio abbiamo il mercato di via sannio o porta portese che sono un'usanza del sabato e della domenica, ora invece ci sono micromercati permanenti che deturpano Roma oltre a fare concorrenza sleale a chi vende con regolari licenze, ma come al solito lo stato è assente e lascia correre, preferendo usare i vigili per fare le multe alle macchine in doppia fila (altra piaga di Roma) che fanno molta più cassa per il comune.
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