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Discussione: Dibattito sulla destra

  1. #11
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Credo che nel sentirsi di destra radicale esista un lato passionale ed istintivo, una fascinazione verso la perfezione e la potenza, verso la spiritualità e la dissidenza.
    Anche Salvini, Gasparri e La russa sono di destra ma di una destra diversa perchè come si è visto nei giorni scorsi applaudono agli sgherri manzoniani del sistema cosa che un destro radicale non farebbe.
    Io stesso non avrei poi quei caratteri tipici della destra neofascista nell'essere reazionari, conservatori e sociali nell'economia ma mi viene la pelle d'oca alle commemorazioni e agli eventi camerateschi. Le destre varie sono state unite per la prima volta non nel 2001 ma all'epoca del fascismo, la destra radicale è l'unica destra che non rifiuta il collegamento col fascismo ma se ragionando per assurdo domani dovesse tornare un redivivo Benito Mussolini dalla tomba prenderebbe più voti sia di Grillo che di Renzi.
    Ultima modifica di samuel cramer; 01-05-14 alle 09:05
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  2. #12
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Per Marcello Veneziani "il governo di Berlusconi del 2001 ha segnato un punto di svolta nella storia civile del nostro paese: per la prima volta nella Repubblica italiana si è creata una saldatura tra destra economica e destra politica, tra destra morale e destra umorale (e pragmatica). Si tratta di quattro destre che finora avevano solo un punto in comune: il rifiuto di riconoscersi come destre e apparentate."

    Dunque, abbiamo avuto quattro destre che però non accettavano di definirsi tali per via della compromissione della destra col fascismo. Tra queste quattro destre la destra politica era rappresentata dal Movimento Sociale Italiano, il partito erede di una Repubblica Sociale che i comunisti e la vulgata consideravano rispecchiare schiettamente la destra. Eppure neanche i missini da principio si consideravano di destra, per quanto nello schieramento parlamentare avessero accettato di sedersi là dove nessuno osava, ovvero all'estrema destra. Vogliamo partire da qui, dal rapporto controverso tra il Movimento Sociale e la destra?
    I missini non si consideravano di Destra, in origine? In realtà, la risposta non può essere univoca. Una parte - maggioritaria sia elettoralmente che a livello 'dirigenziale' e militante - s'è sempre considerata fieramente e senza ambiguità di Destra. Ovviamente, non di una destra priva di aggettivazione, giacché il rifarsi al Fascismo implicava il dover fare dei distinguo e delle precisazioni. E' altresì vero che proprio la sconfitta del Fascismo ha causato l'ostracismo non solo verso il concetto stesso di Destra ma verso il solo uso della parola. E qui viene fuori la radice di quello che tu chiami il rapporto controverso tra il MSI e la destra: cioè, il rapporto ed il legame tra Destra e Fascismo. Si tratta della medesima cosa? Scontata è la risposta: ovviamente, no. C'è stato però un rapporto di intersezione e di sovrapposizione? Ovviamente, sì.
    Per capire in che termini ciò sia storicamente avvenuto è necessario interrogarsi su che cosa voglia dire essere di Destra.
    Anni fa si fece in merito una discussione analoga. Da allora non ho cambiato sostanzialmente opinione. Riporto qui di seguito il post che scrissi allora:

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Partirò anch'io dalla definizione 'romualdiana' di Destra:

    “Essere di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo. Essere di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose. Essere di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto ‘a ciascuno il suo’ non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa. Infine, essere di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e – in nome di questa spiritualità e dei suoi valori – accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa”.

    Adriano Romualdi


    Questa, a mio avviso, è l'accezione originaria di Destra.
    La Destra nasce come opposizione alla sovversione della sinistra rivoluzionaria.
    Simbolo di essa sono le rivolte di Vandea, il pensiero di De Bonald e De Maistre, la gioventù dorata, i moscardini, i controrivoluzionari che tanti colpi di Stato tentarono per rovesciare la situazione dopo il terrore giacobino, il legittimismo reazionario di Carlo X e lo 'squadrismo' ante literram degli ultras.

    Il divenire storico ha esposto la 'Destra' e la sinistra ad una contaminazione - sul piano politico concreto - quasi inevitabile.
    L'ingresso nella storia delle masse operaie e l'avvento dei socialismi in tutta Europa ha portato ad un riposizionamento a destra di parte del liberalismo europeo.
    Lo stesso avvenne, seppur in modalità differenti e con minor tormento, in Inghilterra, dove pure già esisteva la divisione fra conservatori - tories - e liberali - whigs - corrispondente grosso modo al 'destra/sinistra' originario che troveremo nelle aule parlamentari della Francia dell'ultimo decennio del '700 e del primo trentennio - ma non solo - dell'Ottocento.
    Ciò non tolse, però, che il liberalismo di per sè fosse in realtà un qualcosa di sinistra rispetto alla 'Destra primigenia' e ciò valeva nonostante il riposizionamento a destra di una parte di esso.
    Infatti, ribadisco: tale 'cambiamento' fu dovuto ad una mancanza di spazio al centro e a sinistra, non ad una reale conversione ai principi reazionari della Destra aristocratica.
    La stessa componente borghese della destra è - in realtà - la conseguenza dell'avvento del socialismo: una borghesia, un ceto medio, che vede minacciate le proprie posizioni sociali da un lato dall'alta borghesia e dagli industriali e dall'altro dalle masse operaie non può fare altro che porsi su posizioni difensive, che vedono con favore soluzioni politiche autoritarie, repressive, decisioniste e conservatrici sia politicamente che socialmente.
    Non c'è una rivalutazione del ruolo sociale e politico dell'aristocrazia, ma semplicemente si ha paura del nuovo che avanza.
    Certo, è pur sempre vero che fra gli intellettuali di destra d'estrazione borghese incominciano a diffondersi le teorie sulla circolazione delle élites, idee che auspicano l'avvento di un'aristocrazia dello spirito formata da combattenti o da guerrieri o da superuomini, ecc.
    Ma si tratta appunto di un voler restaurare un qualcosa che si dà per decaduto, per non più esistente, per spento. Questa però fu solo una fra le tante tendenze.
    E' qui che hanno origine le divisioni all'interno della destra politica, a livello storico.
    E' per questo che, ad esempio, un reazionario o un fascista a volte si scannano di più con il liberale conservatore piuttosto che col comunista o con l'anarchico.
    E' questa 'confusione', dovuta al già citato riposizionamento liberale, ad aver reso le categorie destra/sinistra/centro meno rigide di quello che erano all'inizio.
    Ed infatti la storia vide paradossi incredibili come quello di un Sorel e di un Maurras, che si trovarono sulla stessa 'barricata' politica, o come quello di un figlio di un fabbro socialista romagnolo che fondò un movimento di 'reazione nazionale' all'avanzata delle sinistre e alla decadenza dello stato liberale.
    Io intendo le categorie destra/sinistra nell'accezione originaria e ragiono spesso in base a quelle, ma se devo calarmi nel contesto politico contingente, soprattutto quello attuale, noto come esse siano non superate ma comunque parecchio 'flessibili'. Parlo ovviamente di un piano estremamente concreto, della pratica insomma. L'ideale e la teoria sono un'altra cosa.

    E' possibile un minimo comune denominatore? Forse deluderà un po' la mia risposta, ma non lo so. Purtroppo, nella pratica, è tutto vincolato alle contingenze storiche e politiche.
    Io personalmente ho sempre creduto ad una possibile unità delle destre contro le forze della sovversione.
    Ma se si vuole fare uno schieramento organico, è necessario avere delle basi 'ideali' comuni. Il che però significa che qualcuno ne potrebbe restare fuori, perchè se ci si confronta sulle idee o si buttano fuori i più 'moderati' o si buttano fuori i più 'radicali'.
    A meno che - appunto - non sorga l'uomo forte, autorevole, deciso, il cui carisma e le cui qualità uniscono componenti ideali che in teoria si scontrerebbero ma che in pratica si sentono rappresentante dalla figura del capo, del condottiero, del 'Cesare'.
    Questo perchè? Perchè in realtà, consapevolmente o meno, la Destra politica è orfana del katechon.
    Ebbene sì: qua dobbiamo fare nostra - totalmente nostra - la lezione di Donoso Cortes e Carl Schmitt.
    Le rivoluzioni varie hanno portato alla decadenza e all'inattualità dell'istituto monarchico concepito in senso legittimista.
    Ciò che rimane è la figura del 'dittatore coronato', che rappresenta un suo sostituto in attesa che nella storia sorgano nuovamente uomini degni di essere riconosciuti come Re o Imperatori.
    E' questa figura autoritaria, per la destra reazionaria di metà Ottocento, a rappresentare il katechon a fronte dell'avanzata inarrestabile della sovversione.
    Al di là dell'adesione o meno della varie correnti politiche e più o meno ideologiche o spirituali della destra politica europea alle tesi di Donoso Cortes, la storia dimostra inequivocabilmente come solo di fronte ad una figura carismatica e forte la destra è riuscita a ricompattarsi.
    Qual è allora la soluzione? Sembrerà banale, ma lo ripeto: la Destra o le destre che dir si voglia devono trovare nuovamente qualcuno o qualcosa che incarni storicamente il katechon.
    Per chi vuole leggere il proseguimento del dibattito che seguì a questo mio post, ecco il link della discussione: http://forum.termometropolitico.it/4...tml#post873690

    Il fatto è che il Fascismo, il primissimo Fascismo, nacque proprio dall'incontro paradossale e parossistico di istanze e uomini di sinistra - quando non di estrema sinistra - con istanze e uomini di destra - quando non di estrema destra -. Un incontrarsi e scontrarsi che partorì una sintesi che, alla resa dei conti, si schierò a destra, anzi, proprio nella destra estrema. E' a tutti noto il primo discorso parlamentare di Benito Mussolini, datato 1921. Così come è noto che a distanza di 11 anni, ne "La Dottrina del Fascismo" (1932), sarà proprio a Mussolini a definire il secolo del Fascismo un "secolo di destra". Ma in quello stesso scritto è Mussolini a precisare che il Fascismo, pur essendo l'antitesi delle ideologie sovversive e degli "immortali principi" del 1789, non aveva eletto a suo profeta De Maistre, uno dei più importanti pensatori del filone della destra controrivoluzionaria. Ed è Mussolini ad ammettere in un colloquio privato con Yvon De Begnac di non poter considerare la cultura fascista una cultura di destra, a differenza di quanto si poteva dire per la cultura dei movimenti di Codreanu, Maurras e Mosley (per la quale esprime comunque notevole apprezzamento).
    Si potrebbe dire che il carattere di 'reazione nazionale' - da me prima citato e da intendersi nel senso più ampio - può essere considerato l'elemento propriamente di Destra del Fascismo, mentre invece le istanze sociali radicalmente avanzate come quello di sinistra. L'assunto non sarebbe falso, ma nemmeno completamente vero. Le istanze sociali del Fascismo si declinano perlopiù nel corporativismo e mirano sì all'abbattimento dell'ordine borghese ma al tempo stesso contemplano un recupero della stessa classe borghese in un'ottica di collaborazione interclassista in nome della giustizia sociale e dei superiori interessi della nazione. Questa insofferenza verso gli antagonismi di classe e l'avversione non tanto per la borghesia in quanto classe economica ma per il suo spirito 'vigliacco' ed 'imbelle' si saldava, quasi per una sorta di eterogenesi dei fini, sia con la vecchia aristocratica e reazionaria avversione per quella borghesia liberaldemocratica che aveva, con le sue idee 'illuminate', favorito l'avvento di una nuova forma politica che con le istanze di un certo Cattolicesimo sociale, corporativista e tanto antisocialista quanto antiliberale (ecco perché, nonostante una certa prudenza, nell'Enciclica Quadragesimo anno del 1931 l'allora Sommo Pontefice Pio XI diede un giudizio benevolo sull'ordinamento sindacale corporativo edificato dal regime fascista).
    Non è facile districarsi in questo groviglio di commistioni ed intersezioni.
    Anche quando pensiamo di aver separato correttamente il grano dal loglio ci ritroviamo in realtà a dover visionare e studiare con maggior attenzione le cose, che sono sempre più complesse di quanto pensiamo.
    Ad esempio, se uno obiettasse che però in Italia è esistita una destra storica conservatrice ma fondamentalmente ed essenzialmente liberale e radicata nel liberalismo politico, sarebbe costretto a ricordare che fu proprio il compromesso con gli eredi di questo tipo di destra "parlamentare" - come Sidney Sonnino ed Antonio Salandra - a favorire l'avvento e lo stabilizzarsi del Fascismo. Non dimentichiamo che, se è vero che la propaganda di regime spesso additò in Crispi una sorta di precusore di Mussolini, è altrettanto vero che in Giovanni Gentile è chiarissimo l'elogio della destra storica (nonché la definizione di "vero liberalismo" per il Fascismo). In un certo senso, si potrebbe dire che la saldatura fra 'destre' in Italia si ebbe proprio a cominciare dal 1922, nonostante lo stesso Fascismo, assorbendola, abbia di fatto 'ucciso' la destra liberalconservatrice, assieme a tutti gli altri residui del vecchio sistema. L'unica destra che non riuscirà mai a piegare fino in fondo, perché dotata di una propria inconfondibile autonomia ed alterità verso la medesima 'ideologia' fascista, sarà la destra economica, quella dei poteri forti, che accetta le soluzioni autoritarie in mancanza di alternative, ma a malincuore e continuando a prediligere, magari senza dirlo troppo ad alta voce, sistemi democratici, parlamentari e liberali. Ma, guarda caso, la destra economica rappresenta un tipo opposto di destra rispetto a quella 'originaria', cioè aristocratica e sanamente reazionaria, e l'antitesi diviene ancor più netta se il confronto avviene tra questa destra e quella destra cattolica controrivoluzionaria che durante il Risorgimento ed il post-Risorgimento verrà rappresentata egregiamente dai Gesuiti de "La Civiltà Cattolica" e dal Sodalitium Pianum di mons. Benigni (il quale, come noto, aderì al Fascismo e addirittura collaboroò con l'OVRA).
    Ultima modifica di Giò; 01-05-14 alle 14:54
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #13
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    I missini non si consideravano di Destra, in origine? In realtà, la risposta non può essere univoca. Una parte - maggioritaria sia elettoralmente che a livello 'dirigenziale' e militante - s'è sempre considerata fieramente e senza ambiguità di Destra. Ovviamente, non di una destra priva di aggettivazione, giacché il rifarsi al Fascismo implicava il dover fare dei distinguo e delle precisazioni. E' altresì vero che proprio la sconfitta del Fascismo ha causato l'ostracismo non solo verso il concetto stesso di Destra ma verso il solo uso della parola. E qui viene fuori la radice di quello che tu chiami il rapporto controverso tra il MSI e la destra: cioè, il rapporto ed il legame tra Destra e Fascismo. Si tratta della medesima cosa? Scontata è la risposta: ovviamente, no. C'è stato però un rapporto di intersezione e di sovrapposizione? Ovviamente, sì.
    Allora iniziamo col mettere qualche puntello storico che può aiutarci nella nostra discussione.

    Alle Elezioni politiche del 1948, le prime del dopoguerra, è possibile ritrovare la destra all'interno di varie formazioni che si richiamano al nazionalismo, al liberalismo risorgimentale o al qualunquismo piccolo-borghese. Differenziandosi dal partito cattolico, la DC, e ovviamente dalle sinistre comuniste, socialiste e repubblicane.
    Queste formazioni sono:

    - il Partito Liberale Italiano (PLI), il Fronte dell'Uomo Qualunque (UQ), e l'Unione per la Ricostruzione Nazionale (URN) alleate nel Blocco Nazionale, un cartello che oggi diremmo liberalconservatore o di centrodestra, che totalizza il 3,8%;
    - il Partito Nazionale Monarchico (PNM), più espressamente di destra, che arriva il 2,8%;
    - il Movimento Sociale Italiano (MSI), erede del disciolto partito fascista e considerato di estrema destra, al 2%.

    Questi partiti, che certamente non possono essere considerati tout court di destra, raggiungono complessivamente l'8,6%. Segno che nell'immediato dopoguerra in Italia, malgrado il fascismo, una presenza di destra c'è ed è visibile. Ma è una presenza che politicamente è divisa. Il Blocco Nazionale comprende infatti forze che si richiamano all'antifascismo o sono afasciste. E il MSI è chiaramente un partito di reduci.
    Ultima modifica di Florian; 01-05-14 alle 16:10
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  4. #14
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Senza contare che la DC, la cui classe dirigente era divisa tra un centro e una sinistra, allora intercettava un consistente voto anticomunista, ovvero di quella "destra morale" e quella destra pragmatica" di cui parlava Veneziani. La destra economica, invece, era assai poco rappresentata. Nel 1948 per destra economica si intendevano i difensori delle rendite e dei monopoli, non a caso il settimanale del Borghese (fondato da Leo Longanesi nel 1950), che esprimeva istanze culturali di destra ed era vicino agli interessi della piccola borghesia, diceva di essere "a sinistra in economia", ovvero liberista. Perché allora il liberismo in Italia era considerato di sinistra, una identificazione che verrà meno grazie all'influenza dei conservatori americani antistatalisti e "jeffersoniani". E' qui il caso di ricordare che il giornale de L'Uomo Qualunque, diretto da Guglielmo Giannini, si diceva espressamente Jeffersoniano. E jeffersoniano, per quanto in modo diverso, era anche Ezra Pound, il grande poeta americano di simpatie fasciste. Ma i liberisti in Italia erano pochi e la voce di Giannini e del Borghese piuttosto isolate in un clima profondamente influenzato dallo statalismo.

    Ecco dunque che il nostro panorama si va pian piano ad allargare col rischio di ingarbugliarsi un po'.
    Ultima modifica di Florian; 01-05-14 alle 16:45
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  5. #15
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Teniamo presente che indubbiamente collocabili a destra sono quei settori della Democrazia Cristiana che nel secondo dopoguerra assecondarono il progetto del "partito romano", appoggiato da Pio XII, di creare una vasta aggregazione anticomunista ma al tempo stesso antilaicista che avrebbe dovuto coinvolgere la DC, il MSI e i monarchici. Una figura chiave 'laica' di quest'operazione fu Luigi Gedda, che in occasione della campagna elettorale per le consultazioni del 1948 guidò i Comitati Civici.
    Ultima modifica di Giò; 01-05-14 alle 17:54
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  6. #16
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Teniamo presente che indubbiamente collocabili a destra sono quei settori della Democrazia Cristiana che nel primo dopoguerra assecondarono il progetto del "partito romano", appoggiato da Pio XII, di creare una vasta aggregazione anticomunista ma al tempo stesso antilaicista che avrebbe dovuto coinvolgere la DC, il MSI e i monarchici. Una figura chiave 'laica' di quest'operazione fu Luigi Gedda, che in occasione della campagna elettorale per le consultazioni del 1948 guidò i Comitati Civici.
    E con Gedda passiamo da una destra politica ad una destra innanzitutto morale. In Italia questa destra ha due tradizioni distinte: quella che si rifà al cattolicesimo tradizionalista de l'Opera dei Congressi (1874-1904) e quella che guarda indietro alla destra storica di Cavour e Minghetti. Risorgimentalisti e reazionari, una delle tante "guerre civili" della destra che ci sono giunte irrisolte fino a oggi.
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  7. #17
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    In che senso "morale"? Cioè, capisco l'aggettivazione per Gedda e soci ma per gli epigoni di Cavour e Minghetti...?
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  8. #18
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    In che senso "morale"? Cioè, capisco l'aggettivazione per Gedda e soci ma per gli epigoni di Cavour e Minghetti...?
    Una morale più "calvinista" che cattolica, secondo la famosa tesi di Max Weber sull'etica protestante del capitalismo. Abbiamo già citato il Borghese, il settimanale fondato da Leo Longanesi nel 1950 e che annoverò firme prestigiose quali Indro Montanelli, Giuseppe Prezzolini, Giovanni Ansaldo, Henry Furst. Costoro rappresentarono una voce culturalmente "conservatrice" nell'Italia divisa politicamente tra democristiani e comunisti. Longanesi, che rimpiangeva le buone maniere e il gusto ottocentesco, considerava la borghesia non tanto una classe sociale quanto un'etica della responsabilità. Riuscì a dare rispettabilità intellettuale a questa destra morale risorgimentalista che aveva il suo campione in Giovanni Giolitti, ma fu sempre poco incisivo nell'influenzare il corso della politica corrente. Malgrado infatti i tentativi di promuovere una Lega Fratelli d'Italia, nel mezzo degli anni cinquanta, lo zoccolo duro di lettori che seguiva il Borghese finiva col seguire le indicazioni del direttore, ovvero quell'appoggio critico alla DC che ritroveremo inalterato anni dopo sulle pagine del Giornale di Montanelli.
    Ultima modifica di Florian; 01-05-14 alle 18:13
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  9. #19
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Ho capito. In effetti Longanesi puntava ad elevare il tono della borghesia italiana, facendole acquisire la consapevolezza della sua funzione storica nel paese. In questo senso, si può considerare una destra etica tipicamente borghese.
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  10. #20
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    Predefinito Re: Dibattito sulla destra

    Allora sarebbe opportuno riconfigurare la destra nelle 4 presenze del Blocco Nazionale, Partito Monarchico, Msi e Democrazia Cristiana dell'epoca e capire gli errori che ogni "fazione" aveva in sé ( soprattutto le ultime due ). Una novità "prodotta" negli anni a seguire sul piano ideologico è il federalismo/indipendentismo.
    Tutte queste cose sono molto interessanti giacché l'incomprensione che sussiste tra le destre europee ( quelle del nord-continentali e quelle latine ) fra loro e queste verso la destra statunitense ( old right ) è veramente incresciosa.

    Ricordiamo che altro fattore determinate è la religione tra pagani, cattolici ed atei, che, tolti gli ultimi che sono il meno peggio e su cui comunque si può far leva, non troverà mai soluzione giacché il nodo reale ad ogni modo verte sulla verità ed oltre ad essere sconveniente dirla ed affermarla, nanche si ha più coscienza di cosa sia. Per i diversamente interessati: si ha per esempio paura di di dire che gli ebrei sono camiti-semiti ed indoeuropei e che Roma è camita-semita ed indoeuropea ( gli stolti dimenticano che Roma ha una storia molto più antica dei suoi 2767 anni da poco festeggiati, ovviamente quando si dice Roma si dice Italia e spesso le narrazioni indiane si riferiscono agli antichi territori italici, come molto di quel che si ciela dietro la Bibbia ) e che il cristianesimo non è nient'altro che la comune Fede. Purtroppo questi rimarrano vaneggiamenti perché parlarne è difficile ed il giovamento è , più o meno, nullo.
    E qui subentra infatti un altro fattore importantissimo che può benissimo fare a meno delle scemenze appena scritte. Chi combatte per una Destra oggi lavora per la Sinistra visto che la rivoluzione ci ha sorpassato da un pezzo.
    Resistere, a questo siamo chiamati, nient'altro.

 

 
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