

Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Entro certi limiti. Basti pensare all'elogio delle case chiuse da parte di Montanelli al tempo dell'introduzione della legge Merlin.
Infatti. E poi, restando sul fronte culturale, dobbiamo menzionare anche la nascita di un tradizionalismo "sudista" grazie a Silvio Vitale e alla pubblicazione de L'Alfiere. Parliamo di una rivista edita a Napoli che si preoccupava di far rivivere il retaggio tradizionalista del Regno delle Due Sicilie, un'operazione che si avvaleva dei lavori letterario-storiografici di Carlo Alianello, revisionisti in merito al Risorgimento e al brigantaggio. Le opere di Alianello, un autore oggi ingiustamente dimenticato, ebbero gran risalto negli anni dell'immediato dopoguerra in quanto pubblicate da Einaudi (L'Alfiere) e Feltrinelli (L'eredità della Priora). Aprendo quel dibattito sull'Unità d'Italia che ebbe poi grande risonanza con Tomasi di Lampedusa e Il Gattopardo (1958), romanzo che nessuno voleva pubblicare, ma che finì con l'avere un'enorme successo. Le opere di Alianello e Vitale, inutile dire, vennero piuttosto criticate non solo da sinistra, che le bollava come "reazionarie", ma anche dalla destra risorgimentalista (Prezzolini) e pure dalla destra missina. In quanto il fascismo si poneva in linea con la Rivoluzione francese e contro "austriacanti e borbonici". Però sul L'Alfiere di Vitale, che ricordiamo era iscritto al MSI, compariva anche la firma di Pino Rauti...
Ultima modifica di Florian; 01-05-14 alle 18:37
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Sul rapporto tra Risorgimento e Fascismo, consiglio la lettura di questo 3d: http://forum.termometropolitico.it/2...orgimento.html
Da qui si evince perché nell'area politica erede del Fascismo hanno convissuto sia 'risorgimentalisti' che 'anti-risorgimentalisti' (da notare che Evola, nei primi anni '50, aveva acquisito un'autorevolezza che in precedenza non aveva avuto; il seguito del Barone favorì appunto lo svilupparsi di questa tendenza critica verso il Risorgimento).
Ultima modifica di Giò; 01-05-14 alle 18:40
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Infatti Rauti era un assiduo lettore dell'opera politico-esoterica di Julius Evola. Un autore poco amato dal Regime per le sue posizioni eterodosse, ma che divenne subito dopo la guerra - per uno di quei curiosi casi della storia - il più importante maître à penser del neofascismo italiano...
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Sì, certo. Anche se, per certi versi, si potrebbe asserire che la battaglia della Merlin aveva un lato puritano-bigotto che quelli de "Il Borghese" non potevano che avversare. Insomma, una certa coerenza anche con quest'aspetto c'è, pur ammettendo che la contrarietà alla chiusura dei bordelli aveva pure motivazioni "reazionarie", sposate in pieno dalla destra missina ad esempio.
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"Sociologicamente", la spiegazione è semplice: nel momento in cui esci sconfitto da una guerra, che ha avuto il sapore dello scontro di civiltà, necessiti di trovare una bussola che ti indichi la via. Ai fascisti sconfitti, o reduci dalla guerra o giovani che non avevano fatto in tempo ad arruolarsi, non poteva dire alcunché - ad esempio - l'immanentismo di Gentile, con il suo ottimismo di fondo, fiducioso nel divenire storico concepito in termini dialettici.
Erano tra le rovine di una guerra fratricida, schifati e considerati reietti: si trattava appunto di capire come stare in piedi tra queste rovine.
Non dimentichiamo comunque che all'interno del Fascismo una forte componente culturale ed intellettuale anti-gentiliana o comunque non gentiliana ci fu (vedi qui).
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Nel 1951 Evola si trovò invischiato suo malgrado nel processo ai FAR che lo vide poi assolto con formula piena.
« Dissi che attribuirmi idee fasciste era un assurdo, non in quanto erano fasciste, ma solo in quanto, rappresentavano, nel fascismo, la riapparizione di principi della grande tradizione Politica europea di Destra in genere. Io potevo aver difeso e potevo continuare a difendere certe concezioni in fatto di dottrina dello Stato. Si era liberi di fare il processo a tali concezioni. Ma in tal caso si dovevano far sedere sullo stesso banco degli accusati: Platone, un Metternich, un Bismarck, il Dante del De Monarchia e via dicendo » (Julius Evola, Il cammino del cinabro, op. cit., pp. 94-95.)
Evola cercava di "rettificare" il neofascismo ricollegandolo alla tradizione della destra classica europea dei De Maistre, dei Metternich e dei Bismarck, che non mancava mai di citare quali punti di riferimento del suo pensiero politico. In cui restava poco spazio per Mussolini e quasi nessuno per Hitler, l'antisemitismo e il razzismo biologico dei nazisti. Il razzismo di Evola poteva dirsi, al contrario, spirituale. E' evidente che per questi motivi l'Evola politico, tenacemente anticomunista e spregiatore dello Stato totalitario, dovesse risultare poco gradito a chi restava fermante ancorato all'esperienza della RSI. Non a caso il testo più rilevante in chiave politica dell'Evola anni cinquanta, "Gli uomini e le rovine", e ancor più "Il Fascismo. Saggio di una analisi critica dal punto di vista della destra" (1963) furono discussi piuttosto criticamente nell'ambito della destra radicale, come non mancherà di sottolineare molto tempo dopo Alain de Benoist...
Ultima modifica di Florian; 01-05-14 alle 19:03
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Il thread definitivo.
A parte gli scherzi, seguiro' con molto interesse questa discussione.
Sono in viaggio ma due spunti vorrei lanciarli:
-la leadership, il capo. Ritengo che questo sia un punto dolente;
-io sono per uno schieramento di destra brutalmente trasversale: contenuti e simboli su cui implementare una forza politica non da zerovirgola secondo me ci sono.
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


Adesso potremmo anche fermarci un attimo ed evidenziare come a pesare sui vari insuccessi politici e culturali della destra siano state una serie di questioni irrisolte nel proprio ambito che hanno attraversato in maniera trasversale partiti, movimenti culturali, riviste, etc. Nella fattispecie abbiamo visto la destra diversi tra:
- neofascisti e antifascisti (o afascisti)
- sostenitori della Rivoluzione francese e controrivoluzionari
- cattolici e filoprotestanti
- monarchi e repubblicani
- libertari (pro-68) e conservatori (anti-68)
- anticomunisti e terzaposizionisti
- vecchia destra e nuova destra
Senza contare altre diatribe non meno aspre interne a varie tendenze, come ad esempio fra:
- fascisti di destra e fascisti di sinistra
- controrivoluzionari tradizionalisti e simpatizzanti del dispotismo illuminato
- tradizionalisti cattolici e tradizionalisti pagani
- monarchici Savoia e monarchici Borbone
A lungo andare le distanze tra fazioni invece di risolversi o attenuarsi si sono invece consolidate finendo col fare di ogni posizione un'isola e la destra nel suo insieme un arcipelago di destre gelose della propria identità e spesso indisponibili ad un'azione comune.
Ultima modifica di Florian; 01-05-14 alle 20:12
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Era proprio quel riconnettere l'esperienza storica del Fascismo italiano e dei 'fascismi europei' - includiamoci anche il nazionalsocialismo tedesco - al filone della Destra "tradizionale" ad elevarla da un piano meramente contingente ad uno metastorico e metapolitico. Questo spiega l'attrazione per Evola da parte di moltissimi fascisti e neofascisti italiani. L'Evola critico del totalitarismo è però lo stesso che elogia la concezione fascista dello Stato, indicandola, nella sua versione più puramente e genuinamente mussoliniana, ad esempio di ripresa dell'idea tradizionale dello Stato organico. Così come è sempre lo stesso Evola critico del razzismo biologico e della fuffa ideologica di Rosenberg ad elogiare le SS come tentativo di edificazione di un'élite aristocratica i cui membri rispecchiassero un tipo umano in cui razza del corpo, razza dell'anima e razza dello spirito coincidessero armoniosamente. Peraltro, va precisato che per quanto fosse ben elaborato ed argomentato, nonché scevro da odii e passionalità di infimo livello, l'antisemitismo è una componente fondamentale del razzismo evoliano e - più in generale - della sua visione del mondo.
E' un discorso complesso. Non vado oltre perché il mio parere è chiaro e l'ho già espresso altre volte. Di sicuro, se dovessi fare un esempio di "fascista ortodosso" non farei l'esempio di Evola, ma quello di Arnaldo Mussolini, che però con il Barone aveva in comune l'idea del Fascismo come tentativo - magari non riuscito, secondo la chiave di lettura evoliana - di rigenerazione spirituale della nostra stirpe.
Ultima modifica di Giò; 01-05-14 alle 20:30
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