Paura del "Weuro" - Cultura della stabilità e angoscia per il futuro
di Beda Romano
GermaniE, 20 maggio 2010
“Isteria” tedesca l’ha definita il governatore austriaco Ewald Nowotny. La crisi dell’euro, gli aiuti finanziari a favore dei paesi più deboli dell’Unione, l’acquisto di obbligazioni pubbliche da parte della Banca centrale europea hanno scatenato in Germania reazioni emotive. Il settimanale economico Wirtschaftswoche parla ormai di Weuro, dove la W sta per weich, molle, debole, sulla falsariga del Teuro di inizio decennio quando l’euro era teuer, caro a causa di un changeover un po’ costoso. Troppo spesso si fanno risalire le preoccupazioni tedesche alla semplice paura di un ritorno all’iperinflazione degli anni 20 (nella foto dei bambini che giocano con mazzette di banconote senza valore). Sì e no. Dietro ai timori dei tedeschi c’è di più. E’ vero: non c’è paese nel mondo che non abbia un rapporto così intenso e profondo con la propria moneta e la propria economia. Il Deutschemark è ritenuto lo strumento con il quale la Germania riuscì a risollevarsi nel secondo dopoguerra. Per molti tedeschi è stato fonte di orgoglio patriottico e prestigio nazionale tanto che oggi il 47% di loro vorrebbe il ritorno del marco. Ma alla radice della cultura della stabilità c’è anche altro. A differenza di altri popoli - come gli inglesi o i francesi - i tedeschi non amano i giochi d’azzardo, dove gran parte della scommessa dipende dal caso. Non scommettono sui cavalli, non hanno i bookmakers; il gioco del lotto è per molti versi un’eccezione.
GermaniE




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