
Originariamente Scritto da
SemparQuel
Ecco chi è il vero Puzzone
Lui, l’incartapecorito che trasuda vecchiume
da ogni pellame che lo riveste dai capelli al tacco,
ama però l’eleganza primaverile delle verginelle,
sempre pronte a “mostrarsi”
al carisma dell’onnipotente Buffone
che strapensa e stravede solo per “quelle”.
Eccolo ritualmente commosso tra i terremotati,
ma con la testa là, nel suo paradiso fiscale,
dove ci si può godere di ogni bellezza proibita;
e lui, il donnaiolo più famoso del mondo,
appena può vi corre a farsi una sniffata,
non importa se quel certo coso non gli tira più.
Lui è per antonomasia
o per presunta auto-celebrazione
lo spremi-universo, cielo e terra,
con tutti i suoi abitanti, visibili e invisibili,
e le infinite schiere di giannizzeri.
E là dove non arriva la sua onnipresenza
- gli manca poco pochissimo ad avere
il dono dell’ubiquità di Padre Pio -
ci mette qualche gamba, qualche culo e qualche tetta
di una delle sue pupille in carne ed ossa,
che nascono come funghi ad un suo cenno.
E l’Europa è servita, l’Italia anche.
Con la benedizione del Vaticano,
sorridente dietro le colonne del Bernini.
Ormai l’Italia è tutta velinizzata:
non è rimasto un benché minimo senso di reale:
altra cosa è il reality show,
ovvero la mistificazione della realtà
su misura della demenza del Demente,
complice tutto quel po’ po’ di mediaset e company
che se la tirano fino al cielo.
In fondo, è tutto qui l’impero berlusconiano:
un coacervo o accozzaglia di superlative “apparenze”
che hanno il super-potere
- al di là della persona, l’ultima nella gerarchia -
di creare quell’impatto “visivo” che incanta.
L’impero dell’apparenza!
Non ti vengono i brividi?
Sì, impero, non solo perché castra la realtà
convertendola tutta in vuota apparenza,
ma perché in questo reame
tutti si rispecchiano, e se la godono, come idioti.
Gli italiani - una buona parte, spaventosamente in crescendo -
dalla padania ciellina alle isole dei sogni fiscali
vedono avvicinarsi il grande giorno
in cui potranno realizzare il loro ideale
in quel Coso che è riuscito a spodestare
il compagno Cristo e la compagna Madonna,
sostituendoli con infinite immagini del proprio ego.
Prova a immagine che cos’è quell’ego!
Un pallone gonfiato?
Un enorme bubbone o escrescenza tumorale?
Che importa?
A che servono le apparenze se non per coprire
l’orrido Mostriciattolo dalla faccia plastificata?
Provate a osservarlo bene e vi leggerete
i sintomi del tempo che non perdona nessuno!
Lui vuole essere circondato da appariscenti veline,
possibilmente senza testa, senza cultura,
senza morale, senza coscienza,
purché odorino di quell’estetismo a fior di pelle
che è la forza del suo potere mediatico.
No, lui non vuole - l’ha detto chiaramente -
politici maleodoranti e malvestiti,
che rovinerebbero il decoro della sua facciata.
Lui vince perché “appare” accattivante:
non è la verità cruda e urticante che dà successo,
ma le menzogne purché dette da lui,
perché da lui il popolo rincoglionito accetta tutto,
anche di vivere di pure apparenze
che ti fanno sentire qualcuno
anche se rimarrai per tutta la vita un grande idiota.
Lui ci prende tutti per i fondelli,
strapazza e irride ogni senso civico,
sfrutta il dolore e i morti,
se ne sfotte di ogni affetto anche familiare.
Il suo sogno è di morire lassù, al Quirinale,
come un imperatore romano.
Non vale la pena pugnalarlo:
diventerebbe un martire e un eroe nazionale,
e, con un popolo di coglioni che abbiamo,
saremmo costretti ad avere monumenti dappertutto,
nella speranza di vederli ben presto trasformati
in vespasiani.
Lui morirà, prima o poi, - quando Dio vorrà -
ma il berlusconismo resisterà a lungo:
scoprirne l’antidoto sarà difficilissimo,
a meno che…
In una nota fiaba, un bambino ha la forza
di urlare davanti a tutti che l’imperatore è nudo!
Ma deve scappare…
Quando tornerà?
E se tornassero a migliaia i giovani
pronti a urlare che il re è nudo?
Oggi come oggi c’è un silenzio tombale:
grida solo chi ha il megafono della nave.
Søren Kierkegaard, filosofo e scrittore danese,
in tempi non sospetti (è morto nel 1855)
scrisse nei suoi diari:
«La nave è ormai in mano al cuoco di bordo
e le parole che trasmette il megafono del comandante
non riguardano più la rotta,
ma il menù del giorno dopo».
Commenta un giovane:
«Perfetta metafora.
Il popolo delle libertà (sì, ciao)
sta facendo proprio questo:
in coro annuncia il menù del giorno dopo,
appaga le pance, gli istinti più bassi,
e se ne fotte serenamente della rotta.
Risultato: la nave sta affondando,
ma nessuno vuole smettere di cenare.
E questo è veramente il peggio,
è veramente il segno della povertà morale
raggiunta da questo paese, costruita in questo paese.
Ma ci svegliamo?… o, ditemi,
dove finiremo di questo passo?»
(Alfio Sironi).