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Discussione: Iraq - Focus

  1. #321
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
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    Ti sei "svegliato" anche tu.....buon giorno!
    wooow bellissimo al prossimo 11 settembre non fate i piagnucolosi poi...
    clash bankrobber

  2. #322
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da blobb Visualizza Messaggio
    wooow bellissimo al prossimo 11 settembre non fate i piagnucolosi poi...

    C'entra poco o nulla con l'11 settembre.

  3. #323
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Allora che???

    Riprova con Che Guevara
    Quello finito sotto la pista di un aeroporto? E perché? Sei un suo ammiratore?
    Il cecchino Juba può essere esistito o meno. Sai che problema; quelli che si vedevano colpiti nei "suoi" video invece esistevano. Così come esiste, tuttora, questo "Islamic Army in Iraq". Per questo, due volte di fila, alla tua "obiezione" ho risposto "E allora?".
    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Secondo Higgins poiché nessun stato dell’area utilizzava tali armi, era logico pensare che queste dovevano per forza provenire direttamente dalla vicina Siria ed essere quindi state comprate dall’Arabia Saudita e smistate attraverso la Giordania. La fornitura di armi croate all’ISIS lascia aperti molti dubbi circa il “doppio gioco” dei sauditi e forse anche degli statunitensi nell’armare e sostenere sottobanco gruppi jihadisti e qaedisti che ufficialmente Riad e Washington dicono di voler combattere
    Ti sei "svegliato" anche tu.....buon giorno!
    Che li armassero per combattere Assad era cosa abbastanza ovvia per (quasi) tutti. Anche che tali armi sarebbero prima o poi apparse su altri fronti (o per qualche attentato a qualche ambasciata USA, chissà) era abbastanza ovvio a (quasi) tutti.
    Ultima modifica di Halberdier; 18-06-14 alle 00:04

  4. #324
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    C'entra poco o nulla con l'11 settembre.
    si certo..
    clash bankrobber

  5. #325
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    Predefinito Re: Iraq - Focus


    BAGHDAD COME SAIGON? - Analisi Difesa
    EDITORIALE

    BAGHDAD COME SAIGON?

    di Gianandrea Gaiani13 giugno 2014, pubblicato in Editoriale

    Il tracollo delle forze irachene di fronte all’offensiva dei qaedisti dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham (ISIS) sembra aver colto di sorpresa tutti quanti. Innanzitutto l’Amministrazione Obama come rivela oggi la stampa americana, ma anche l’intero Occidente e lo stesso governo iracheno guidato da Nouri al-Maliki. Eppure il collasso delle forze militari e di polizia di Baghdad era in qualche modo annunciato fin dal gennaio scorso, quando centinaia di qaedisti entrati nel Paese dalla Siria presero il controllo della provincia di al-Anbar e dei centri di Fallujah, Ramadi e diversi altri. In cinque mesi Baghdad ha mobilitato 42 mila soldati senza riuscire a cacciare i nemici dalla provincia sunnita. La disastrosa prestazione offerta dalle truppe irachene, premonitrice della disfatta di questi ultimi giorni, venne ampiamente illustrata dal Washington Post ripreso in Italia dall’agenzia Adnkronos International che Analisi Difesa pubblicò il 9 maggio.
    “Il governo ha fatto un grave errore nel non rinnovare l’accordo che avrebbe permesso ai soldati americani di restare nel paese dopo il 2011. Dieci anni fa la situazione era migliore perché almeno allora c’era un piano”. il governatore di Ramadi, Ahmed Khalaf al-Dulaimi, aveva fotografato così già più di un mese or sono la drammatica situazione militare. I rapporti segnalavano diserzioni di massa tra militari e poliziotti, specie tra i sunniti che non avevano alcuna intenzione di combattere per un governo sciita che li discrimina e contro altri sunniti che godono del supporto di almeno una parte delle tribù del centro nord iracheno. I disertori sunniti vennero rimpiazzati da reclute sciite prive di addestramento e che non hanno esitato a fuggire dopo i primi scontri contro gli esperti veterani dell’ISIS.
    Per i coscritti sciiti, arruolatisi per intascare un buon stipendio, la guerra contro i qaedisti nelle regioni sunnite non ha molto senso perché si combatte lontano dalle loro case e per un territorio ostile agli sciiti. Se inseriamo questi elementi in un contesto che vede la leadership militare irachena dominata da clientelismo e corruzione (come l’intera amministrazione pubblica) il quadro è più completo specie se teniamo conto che i consiglieri militari americani che addestrarono le reclute alla contro-insurrezione fino al 2011 denunciarono più volte lo scarso spessore morale di generali impegnati più a “fare la cresta” su forniture e commesse che a guidare e addestrare i propri uomini. Anche i 24 miliardi di dollari in armi per lo più russe, americane e ucraine spesi da Baghdad in questi anni si sono rivelati ben poco efficaci.
    I missili antiaerei Pantsir, i carri armati Abrams e T-72, gli elicotteri russi Mi-35 e Mi-28, quelli americani Apache che verranno forniti prossimamente insieme ai cacciabombardieri F-16 e agli aerei antiguerriglia AT-6 potranno forse consentire di sostenere un conflitto convenzionale se e quando le truppe irachene saranno addestrate a impiegarli ma certo non contribuiscono a fermare i qaedisti.
    Chiaro quindi perché l’offensiva dell’ISIS ha ridicolizzato un esercito che sulla carta conta 270 mila uomini con quasi 500 tank, elicotteri e blindati. Intere brigate si sono ritirate senza combattere da Mosul, Kirkuk, Tikrit e Samarra abbandonando al nemico armi, munizioni e veicoli made in USA. In assenza di difese i qaedisti marciano verso Baghdad costringendo alla fuga persino i contractors americani che si occupano di gestione e manutenzione degli equipaggiamenti, evacuati dalla base aerea di Balad. Piani pronti a quanto sembra anche per evacuare la gigantesca ambasciata americana a Baghdad come avvenne per quella di Saigon nell’aprile 1975.
    Senza i consiglieri americani l’esercito iracheno è da tre anni privo di addestramento, in particolare quello specifico anti-insurrezionale, e minato al suo interno dalla politica discriminatoria perseguita dal governo di Nouri al Maliki che ha distrutto ogni speranza di cementare un‘unità nazionale che pure era presente anche sotto il regime di Saddam Hussein.
    Le debolezze dei governativi sono state attentamente valutate dai qaedisti il cui attacco è il frutto di un piano dettagliato passato quasi inosservato in Occidente e certo sottovalutato a Baghdad dove il governo già ad aprile aveva disposto la chiusura del famigerato carcere di Abu Ghraib, trasferendo altrove i 2.400 prigionieri, non per ragioni umanitarie ma a causa della forte presenza degli insorti nella zona, a meno di 40 chilometri da Baghdad.
    Secondo i servizi segreti sauditi, ben informati su quanto accade in Iraq, migliaia di baathisti (i fans di Saddam Hussein) e miliziani sunniti iracheni affiancano i qaedisti. “L’ISIS ha una potenza stimata di non più di 1500-3000 combattenti, non può aver fatto tutto da sola” ha detto il principe saudita Turki al-Faisal, ex capo dell’intelligence di Riad, accusando il governo di al-Maliki di inettitudine. “La conclusione alla quale sono arrivato è che a questi numeri vanno aggiunte le milizie dei leader tribali dell’area, ma anche ex baathisti e altri gruppi attivi in questa zona dell’Iraq non da ieri, ma dall’occupazione americana dell’Iraq” nel 2003”.
    Il panico nella “Saigon irachena” è tale che ieri erano presenti in Parlamento appena un quarto dei deputati, insufficienti ad approvare la proclamazione dello stato d’emergenza nazionale. Del resto le uniche forze che sembrano oggi in grado di affrontare e fermare i jihadisti non sono certo irachene. In attesa di comprendere se Washington autorizzerà raid aerei in Iraq pare siano già arrivati a Baghdad due battaglioni di pasdaran iraniani, gli stessi reparti della Divisione al-Quds che hanno guidato la vittoriosa controffensiva delle forze siriane contro i ribelli. l generale Qassem Soleimani, comandante della divisione al-Quds, è stato visto a Baghdad dove pare stia organizzando una linea difensiva nell’area di Samarra dove potrebbero confluire anche le milizie scite (Hezbollah iracheni) dell’imam Moqtada al-Sadr reclutate nel sud del Paese o la grande mobilitazione degli sciti dell’appello di oggi de grande Ayatollah Ali al-Sistani, massima autorità religiosa sciita. Nel nord a fermare i qaedisti hanno provveduto per ora i “peshmerga” curdi, che hanno colto al volo l’opportunità di occupare l’area petrolifera e la città di Kirkuk da tempo rivendicata e disputata con Baghdad e abbandonata l’altro ieri dalle truppe irachene.
    Se Baghdad non cadrà come Saigon nel 1975 o come cadrà probabilmente Kabul due o tre anni dopo il ritiro delle forze statunitensi lo si dovrà probabilmente solo a iraniani e curdi. Del resto dove gli statunitensi si sono ritirati prima di aver vinto la guerra i risultati sono stati gli stessi: in pochi anni il nemico ha avuto il sopravvento.
    In Vietnam e Cambogia gli statunitensi si ritirarono nel 1972 senza aver sconfitto il nemico così che le forze locali guidate da governi inetti e corrotti sbandarono di fronte all’offensiva di primavera di vietcong, nordvietnamiti e khmer rossi. In Iraq gli Stati Uniti sono entrati nel 2003 mentendo forse sui legami tra Saddam Hussein e al-Qaeda ma non sulle armi di distruzione di massa del raìs che, nonostante la vulgata diffusa, vennero trasferite in Siria con aerei cargo e convogli pochi mesi prima dell’invasione anglo-americana. L’obiettivo di quella guerra era, nell’ottica dell’Amministrazione Bush, portare la democrazia nel Paese mediorientale dominato dal regime più abietto per farla germogliare e diffondere come antidoto al terrorismo in tutto il mondo arabo e islamico. Il ritiro americano del 2011 ha lasciato la guerra incompiuta con la democrazia irachena e le sue forze armate ancora troppo deboli e i qaedisti ancora troppo forti.
    Oggi è meglio non farsi illusioni circa la ventilata disponibilità di Washington a intervenire in armi per aiutare Baghdad poiché l’Amministrazione Obama dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Libia all’Ucraina gioca ormai il ruolo di grande destabilizzatore. Molti analisti definiscono fallimentare la politica estera e di difesa di Barack Obama ma in realtà essa rappresenta un successo per una potenza globale che si avvia a diventare il principale produttore ed esportatore di energia.
    Il caos in tutte le regioni petrolifere o attraversate da oleodotti e gasdotti sembra infatti rientrare negli interessi attuali degli USA che grazie a shale gas e shale oil non solo trarranno benefici dall’aumento dei prezzi energetici ma indurrà molti Paesi a comprare il loro prodotto, ora più caro del gas russo o del petrolio del Golfo ma che potrebbe presto diventare competitivo grazie a guerre e tensioni determinate dal conflitto allargato tra sciiti e sunniti. In questo contesto va visto il ritiro prematuro dall’Iraq e dall’Afghanistan, il tira e molla di Washington sulla crisi siriana e il nucleare iraniano, la “stupida” guerra di Libia e il supporto diretto americano alla “rivoluzione” in Ucraina.
    Iniziative che stanno destabilizzando regioni di primaria necessità per gli approvvigionamenti energetici dei rivali economici di Washington: Cina, Russia, Europa, India e Giappone in testa. Non è un caso che Pechino, che assorbe buona parte del greggio iracheno e ne estrae una gran quantità con le sue società petrolifere, abbia offerto a Baghdad il massimo aiuto possibile.
    Inutile quindi attendersi soluzioni americane alla crisi in Iraq che resterà sulle spalle dei Paesi vicini così come talebani e qaedisti afghani, dopo il ritiro statunitense e NATO, rappresenteranno un fardello per russi, cinesi, indiani e repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale. Le dichiarazioni ufficiali a Washington sembrano confermare il distacco degli Stati Uniti dalla crisi. “Alla fine, questo è un problema che devono risolvere il governo e le forze di sicurezza dell’Iraq” ha detto il portavoce del Pentagono, l’ammiraglio John F. Kirby mentre un funzionario anonimo ha riferito al Wall Street Journal che “la volontà della Casa Bianca di intervenire dipenderà da quanto lo Stato islamico sarà considerato una minaccia diretta alla sicurezza americana”. L’Europa intanto continua a dormire.
    Foto: AP, Reuters, BBC, almasalah.com

  6. #326
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Assedio a "Fort Balad" per i contractors in Iraq - Analisi Difesa
    Assedio a “Fort Balad” per i contractors in Iraq


    di Pietro Orizio18 giugno 2014, pubblicato in Enduring freedom

    Nell’Iraq centro-settentrionale, mentre le forze armate e di polizia fuggono senza colpo ferire inseguite da insorti sunniti e jihadisti dell’ISIS, gli unici che non possono fare altrettanto paiono essere i contractors della base aerea di Balad, una novantina di km a nord di Baghdad. Parte del personale civile e di sicurezza occidentale, circa 300 persone tra cui tecnici della Lockheed Martin impegnati ad addestrare gli iracheni all’impiego di cacciabombardieri F-16, è stato evacuato tra martedì e mercoledì scorso.
    La situazione, già tesa per l’indisturbata avanzata dei fondamentalisti, ha subito una drammatica escalation con la cattura di diplomatici turchi del consolato di Mosul. Azione che ha spinto Washington ad un’azione di riposizionamento del personale alle proprie dipendenze. Tuttavia, durante la settimana si è parlato di eccessiva cautela americana, se non addirittura di “abbandono” dei propri contractors; i funzionari del Dipartimento di Stato replicano dicendo che operazioni sono in corso, “allo stesso tempo, non intendiamo fare nulla di stupido”.
    L’evacuazione di personale dalla regione, qualora la situazione dovesse ulteriormente peggiorare, desta infatti grandi preoccupazioni per la mancanza di punti di atterraggio sicuri: i jihadisti hanno preso particolarmente di mira aeroporti e piste d’atterraggio, minacciando con missili terra-aria qualunque velivolo si avvicini. Diverse migliaia di americani restano in Iraq, principalmente partecipanti a programmi di addestramento delle Forze Armate irachene all’uso di sistemi d’arma occidentali. Oltre a Balad, altra grossa concentrazione di contractors si trova acquartierata presso il centro di addestramento per carri armati e veicoli corazzati di Taji, appena a nord della capitale. Mentre la situazione ai vertici è ancora caotica e confusa con chiamata alle armi di volontari da parte di autorità religiose sciite e voci di un (ancora improbabile!) intervento irano-americano con 3 battaglioni di Pasdaran e appoggio aereo a Stelle e Strisce, si è vociferato anche su di un centinaio di contractors americani assediati dall’ISIS ed “abbandonati” dal proprio Governo.
    Secondo il WebNetDaily (WND), controverso sito americano di stampo conservatore, uomini della sicurezza della compagnia americana Sallyport Global, dopo l’evacuazione dei civili, sarebbero stati abbandonati a Balad. All’ultimatum dei Jihadisti, le truppe irachene e le guardie private locali sarebbero fuggite lasciando gli americani a respingere continui attacchi.
    Le richieste d’aiuto sarebbero rimaste inascoltate e le iniziative private di recupero non avrebbero ricevuto il via libera delle Forze Armate americane . All’articolo fa eco l’altrettanto controverso e cospirazionista conduttore radiofonico Alex Jones che lo commenta nel suo sito infowars. Un abbandono (in questo stile) da parte del Governo americano parrebbe però decisamente improbabile tant’é che, la stessa Sallyport dichiara che “attualmente, tutti (i propri) impiegati in I’Iraq stanno operando in zone sicure o sono stati trasferiti in altre località della regione”.
    ’assedio ricorda molto quello del quartier generale della Coalition Provisional Authority di Najaf, quando, nel 2004, uomini della Blackwater e Marines americani riuscirono a resistere all’assedio della milizia sciita fino all’arrivo dei rinforzi.
    Sensazionalismo o meno, la situazione irachena è molto preoccupante e le società di contractors invitano il proprio personale ad abbandonare la prima linea sotto scorta di PSCs americane e curde. Intanto, il livello di sicurezza dell’ambasciata americana di Baghdad è stato rafforzato proprio in queste ore con l’invio di ulteriori 275 marines che vanno a sommarsi ai circa 200 già presenti e agli uomini delle compagnie militari e di sicurezza private che, sulla base di un contratto di protezione diplomatica globale da 10 miliardi di dollari, della durata di cinque anni, garantiscono servizi di sicurezza al Dipartimento di Stato.
    Queste società sono: Aegis Defense Services (britannica), LLC; DynCorp International, LLC; EOD Technology Inc.; Global Strategies Group (Integrated Security) Inc.; International Development Solutions, LLC; SOC, LLC,; Torres International Services, LLC e Triple Canopy Inc.
    Foto: IHS Jane’s/PA, Triple Canopy
    Grafica: Institute for the Study of War

  7. #327
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

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  8. #328
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    ancora una volta nella storia si dimostra come un pugno di uomini occidentali ben armati ed addestrati possa resistere ad un'orda insaziabile di barbari. impara metabo, impara, non è il primo caso che avviene nonostante la tua 'ammirazione' verso queste plebaglie armate di kalashmikov
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  9. #329
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Sono tutte notizie non confermate , personalmente avevo letto che i contractors si sono ritirati da giorni .


    Continua comunque l'assedio jhiadista a Tel Afar , importante città ad ovest di Mosul ancora in mano all'esercito ( che invia rinforzi tramite ponte aereo ) .
    Ultima modifica di kodiak; 18-06-14 alle 14:47

  10. #330
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da Rick Hunter Visualizza Messaggio
    ancora una volta nella storia si dimostra come un pugno di uomini occidentali ben armati ed addestrati possa resistere ad un'orda insaziabile di barbari. impara metabo, impara, non è il primo caso che avviene nonostante la tua 'ammirazione' verso queste plebaglie armate di kalashmikov
    Si infatti stanno vincendo...
    Ultima modifica di Metabo; 18-06-14 alle 14:53

 

 
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