
Originariamente Scritto da
persio_flacco
Gli islamici considerano gli arabi palestinesi una parte della Umma: la comunità islamica, e considerano un oltraggio per tutto l'Islam il modo in cui sono trattati dai governanti israeliani e il fatto che gli infedeli occupino la terra islamica. Per non parlare dei nazionalisti arabi: meno vispi di un tempo ma ancora vivi, che considerano anch'essi una offesa alla nazione araba la condizione dei palestinesi.
Questo provoca una assai diffusa ostilità verso Israele e i suoi alleati in tutti i segmenti della società islamica. Ostilità rivolta anche contro quei regimi arabo islamici alleati degli USA. Questa non è ovviamente l'unica motivazione delle tensioni che agitano il mondo arabo islamico ma, a mio parere, è la principale.
Per questo motivo nel 2002 la Lega Araba, su iniziativa dei Saud, propose una Iniziativa di Pace con la quale offriva ad Israele il riconoscimento in cambio della istituzione di uno Stato palestinese e della risoluzione del problema dei profughi. I regimi arabi alleati degli USA erano preoccupati del fatto che le tensioni provocate nelle società da loro governate arrivassero prima o poi a spodestarli. L'iniziativa non venne mai presa in considerazione né da Israele né dagli USA, allora ancora nelle mani della cricca neocon-sionista.
Nel gennaio del 2009 Barak Obama si insedia alla presidenza di un Paese stremato dalla crisi economica e dalle conseguenze provocate dalle due guerre contemporanee intraprese da Bush jr. A giugno dello stesso anno è all'università al Azhar del Cairo a proporre un nuovo inizio nelle relazioni tra USA e mondo islamico. Nello stesso discorso Obama si impegnava personalmente a raggiungere l'obiettivo della pace tra israeliani e palestinesi.
Obama tenne fede a questo impegno e ingaggiò una dura prova di forza col regime sionista israeliano per forzarlo a trattative conclusive con i palestinesi. Se ben ricordo lo scontro durò per un intero anno, con reciprochi sgarbi, ma infine Obama uscì sconfitto: la lobby sionista riuscì a mettergli contro il Congresso e a scatenargli contro una violenta campagna stampa. Il suggello della vittoria lo misero l'allora senatore democratico Joe Lieberman e John McCain alla guida di una folta delegazione di congressisti in visita in Israele. Lieberman dichiarò alla Knesset che il Congresso degli Stati Uniti si sarebbe opposto a qualsiasi tentativo del presidente di forzare Israele alla trattativa.
I successivi rivolgimenti provocati dalla cosiddetta primavera araba indussero le petromonarchie arabe: in primis l'Arabia Saudita, a cambiare strategia, abbandonando la speranza di poter placare le tensioni della società araba islamica con la risoluzione del conflitto israelo palestinese.
Anche per gli USA, ancora in crisi economica, divenne necessario cambiare strategia. Fallito l'obiettivo di normalizzare i rapporti col mondo islamico offrendogli la pace tra Israele e palestinesi, pressati dalla necessità prioritaria di ridislocare le proprie forze nel quadrante indopacifico per fronteggiare il crescente espansionismo cinese, hanno iniziato una operazione di graduale disimpegno dal Medio Oriente.
Questa lunga premessa serve ad inquadrare la maggiore delle cause che hanno condotto alla situazione attuale. A questo punto si è formata una oggettiva convergenza di obiettivi tra USA, Arabia Saudita, Israele. Ai primi interessa lasciare il campo in una condizione tale che nessuna leadership a loro ostile possa colmare il vuoto, alla seconda che non possa riempirlo nessuna leadership laica; al terzo interessa la prospettiva che in una situazione di caos possa presentarsi l'occasione di espandersi sui territori di Iraq e Siria avvicinandosi alla realizzazione della Grande Israele e, anche, che ai palestinesi vengano a mancare il più possibile gli appoggi che finora hanno avuto.
Che l'Iraq possa essere "consegnato" all'Iran è poi assai dubbio, direi impossibile.
Infine passiamo agli europei. L'Unione Europea non ha una politica estera comune. Anzi: non ha nemmeno una identità propria nel panorama internazionale. E tutti i leader nazionali europei sono strettamente "coltivati" dagli USA: nessuno di essi ha interesse o forza sufficiente per imporre al potente "alleato" una sua linea in politica estera.
In più, in particolare in UK e Francia, come negli USA, esistono delle influenti branche nazionali della lobby sionista che condizionano l'azione di governo. Ovviamente in senso pro-USA.
Questo spiega l'inerzia dell'Unione Europea e dei singoli leader verso quello che si prospetta come un pericoloso incendio estremista alle porte di casa.