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Discussione: Iraq - Focus

  1. #571
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    E intanto l'aviazione siriana è intervenuta in Iraq.
    Aerei siriani bombardano l'Iraq, immediato balzo prezzi petrolio
    Almeno 50 persone sono morte come conseguenza dei raid nella parte occidentale del paese. Secondo giorno di bombardamenti. Ormai è il caos.

    NEW YORK (WSI) - Almeno 50 persone hanno perso la vita e 132 sono rimaste ferite come conseguenza di un nuovo round di attacchi aerei condotti dalle forze siriane in Iraq.
    Ormai è il caos nel paese, dove si profila una secessione. Anche i curdi stanno partecipando alla lotta armata.
    La notizia, diffuse in prima battuta dal Wall Street Journal, ha spinto in rialzo i prezzi del petrolio e pesato sui corsi azionari di Wall Street e Asia. Gli investitori temono che un nuovo incremento dei prezzi del greggio possa deragliare la ripresa economica.
    I raid dell'esercito di Assad hanno l'obiettivo di indebolire le forze ribelli irachene e aiutare il governo sciita di Baghdad nella sua lotta contro gli insorti sunniti.
    È il secondo giorno di bombardamenti. Il Pentagono ha annunciato che i primi 130 membri di un gruppo di consulenti militari che raggiungerà le 300 unità dovrebbe incominciare ad addestrare e dare una mano all'esercito iracheno, il quale sta cercando di fermare l'avanza dei ribelli jihadisti guidati dall'ISIS (Stato Islamico di Iraq e al-Sham).
    Aerei siriani bombardano l'Iraq, immediato balzo prezzi petrolio

    Allora, ricapitoliamo. Aiuti militari e d'intelligence iraniani, raid aerei siriani ed aerei russi.
    Mission Accomplished.

  2. #572
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    Predefinito Re: Iraq , miliziani islamisti occupano Fallujah

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Studia la storia romana, cosi capisci che senza tasse e schiavi il loro impero non sarebbe mai nato.

    A differenza degli USA, Roma non aveva un retroterra geostrategico come il nord america ricchissimo di materie prime e consumatori, ma la piu modesta italia, peraltro instabile per lunghi tratti della storia romana.
    ***************************
    Lei, signore ,non può sapere se la Storia di Roma mi è ignota ed in che misura; nemmeno mi può interrogare in proposito; sicuramente lei è un presuntuoso americano che conosce la storiografia che è funzionale all'apologia degli USA ma dubito che sappia andare oltre considerando i paragoni che non hanno alcun rapporto con il mio precedente intervento.La Storia non è quella che pensa perché non l'avrebbe chiamata in causa in quella forma.
    Io non la invito a studiare la Storia perché bisogna anche interpretarla e non basta leggere per sapere interpretare; occorre avere nozioni più ampie anche di carattere umanistico su cui,qui non ho dubbi,Lei è sicuramente carente.
    GLF

  3. #573
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    E intanto l'aviazione siriana è intervenuta in Iraq.

    Aerei siriani bombardano l'Iraq, immediato balzo prezzi petrolio

    Allora, ricapitoliamo. Aiuti militari e d'intelligence iraniani, raid aerei siriani ed aerei russi.
    Mission Accomplished.
    Gli usa sono in piena crisi economica, di più non possono.

  4. #574
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Gli usa sono in piena crisi economica, di più non possono.

    Hanno gia fatto quello che dovevano.

    Abbiamo i sunniti che hanno occupato tutte le regioni occidentali, i peshmerga a nord e Maliki che piange per avere aiuti.


    Abbiamo contatti con tutti e 3 le parti.

  5. #575
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Hanno gia fatto quello che dovevano.

    Abbiamo i sunniti che hanno occupato tutte le regioni occidentali, i peshmerga a nord e Maliki che piange per avere aiuti.


    Abbiamo contatti con tutti e 3 le parti.
    Dopo dieci anni di guerre e miliardi spesi era proprio questo quello gli usa volevano, come no.
    L'iran che era il nemico storico degli usa ora è diventato buono e comunque trae vantaggio dalla situazione e la russia che si sta riprendendo il mercato della armi, un succeso, tra l'altro gli usa si stanno anche dimostrando deboli, ma come già detto senza soldi la guerra non la fai.

  6. #576
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Iraq, perché l'Iran guadagna dalla crisi - POLITICA
    Iraq, perché l'Iran guadagna dalla crisi


    Influenza nell'area. Potere negoziale con gli Usa. Ripresa. Ora Teheran può trarre vantaggio dal caos iracheno.


    BILANCIO
    di Giovanna Faggionato


    A Washington, gli ambienti diplomatici sono in fibrillazione. Per difendere il solo grande risultato che la politica estera americana sembrava aver conquistato negli anni recenti: la pacificazione dell'Iraq, Barack Obama sembra destinato a collaborare con il nemico di sempre, l'Iran, fino a pochi mesi fa il primo degli Stati canaglia della black list a stelle strisce.
    I repubblicani mai si sarebbero aspettati un epilogo simile. La caduta del'Iraq nelle mani dell'Isis a 11 anni dalla deposizione violenta di Saddam Hussein e dalla presunta esportazione di democrazia non è un'opzione da prendere in considerazione. A maggiore ragione per Obama, sceso nei sondaggi ai livelli di impopolarità del suo predecessore George W. Bush.
    NIENTE COLLABORAZIONE UFFICIALE. Per ora la Casa Bianca ha smentito la possibilità di collaborazione diretta: il patto è di quelli da tenere sottotraccia e da non mostrare in pubblico. Una cosa da pazzi, dice John Mc Cain, senatore della commissione Esteri.
    Eppure dopo il fallimento della scommessa sulle primavere arabe, dopo lo strappo con l'Arabia Saudita, dopo l'inversione sulla politica egiziana con la fine di Morsi e dopo il fallimento della strategia siriana, Teheran è il solo interlocutore possibile per gli Stati Uniti. E soprattutto il solo che dalla crisi irachena ha tutto da guadagnare.


    • La divisione territoriale dell'Iraq e le città in mano ai qaedisti dell'Isis in rosso (Ansa centimetri).

    Il vantaggio strategico delle milizie sciite

    I miliziani dell'Isis che mirano a creare lo Stato Islamico della Siria e dell'Iraq, sono pronti a calare da est e da nord su Baghdad. Nelle loro mani sono già cadute a Mosul a Tikrit a Falluja. Alle loro spalle hanno il caos siriano e un confine poroso. Mentre la grande opposizione che si para loro davanti è rappresentata dalle forze sciite che si stanno organizzando, anche sotto la regia iraniana.
    Se Obama ha deciso di inviare circa 275 militari per accompagnare i movimenti del personale diplomatico americano, gli emissari di Teheran sembrano muoversi con più facilità.
    LE FORZE DI TEHERAN. Da quando il governo di Baghdad è nelle mani dell'amico sciita Nouri al Maliki, sono i migliori a raccogliere informazioni, tessere accordi, addestrare personale e milizie. Un documento del Consiglio di Stato americano, sventolato dai repubblicani di Washington e ripreso da Fox news, sostiene che la loro perizia si appliccasse allo stesso modo contro le truppe americane.
    In ogni caso oggi l'uomo forte dell'area che ribolle tra Siria, Libano, Iraq e Iran, è Qassim Suleimani: il numero delle milizie Quds (il corpo più preparato delle Guardie della Rivoluzione iraniana). Nel 2007 si presentò al generale americano Daivd Petraeus, come «il garante della politica iraniana in Iraq, Libano, a Gaza e in Afghanistan».
    DIGA CONTRO CALIFFATO. Negli anni Suleimani ha costruito una rete di milizie sciite come la Asaib Ahl al-Haq, parallele alle forze ufficiali irachene, e soprattutto non nazionaliste, ma fedeli all'idea della unità di una vasta area sciita sotto l'influenza di Teheran.
    Dal punto di vista militare e strategico, l'Iran è la grande diga all'espansione del califfato. Lo è diventata in maniera rocambolesca in Siria, tramite il suo uomo Bashar al Assad, riabilitato con non poco opportunismo dalle potenze occidentali.
    E lo è in Iraq, dove può giocare con mani più libere rispetto agli Stati Uniti. Il governo americano aveva promesso di costruire una democrazia multiconfessionale e ha fallito. L'esecutivo iraniano non promette nulla se non difendere la stabilità. Cioè il governo sciita. E per alcuni già questo è sufficiente per lasciare libertà di manovra.
    Del resto il 15 giugno il senatore repubblicano Lindsey Graham ha paragonato l'Iran di Hassan Rohani alla Unione sovietica di Stalin: durante la Seconda Guerra mondiale «non era così male come Hitler».

    • La mappa dell'Iran e delle altre potenze dell'area.

    L'Iran, la sola potenza in grado di dare stabilità all'area

    Il nuovo ruolo giocato nella crisi irachena aumenta l'influenza dell'Iran come potenza regionale. Egitto, Libia e Siria, con le loro primavere arabe sbocciate con l'appoggio dell'Occidente e del Golfo e sfiorite nel sangue, hanno lasciato il Medio Oriente nel caos. Hanno mostrato le incertezze degli Stati Uniti, scoperto le lotte intestine al fronte sunnita diviso tra il Qatar filo Fratellanza musulmana e l'Arabia Saudita. e soprattutto compattato e potenziato l'integralismo qaedista a livello internazionale.
    LE ACCUSE CONTRO ARABIA, QATAR E USA. Al punto che il rappresentante delle Guardie della Rivoluzione iraniane Ali Saeedi ha accusato Arabia e Qatar di essere i veri responsabili dell'insorgenza dell'Isis in Iraq: effetto diretto delle «cospirazioni siriane» contro Assad. E ha condannato gli Stati Uniti per aver «aumentato il terrorismo».
    A questo punto, la grande parabola delle Primavere arabe sembra avere un solo vicitore. Dopo anni di isolamento Teheran è tornata al centro dello scacchiere. Si presenta come la sola potenza in grado di assicurare una certa stabilità su una area abbastanza vasta del Medio Oriente che potrebbe allargarsi anche ai vicini emirati del Bahrain e del Quwait.
    MEGLIO DI TEL AVIV E RIHAD. Per gli Stati Uniti, l'Iran rischia di diventare più indispensabile di Israele e più utile dell'Arabia Saudita. E, dopo il fallimento (più o meno pilotato) dell'esperienza della Fratellanza musulmana, potrebbe persino vincere l'eterna sfida tra sciiti e sunniti accreditanto la propria confessione come la sola in grado di sposarsi a parole con la democrazia. Ovviamente sotto il controllo silenzioso della Guida suprema iraniana Ali Khamenei.




    • I dati sulla produzione mondiale di petrolio e gas aggiornati alla fine del 2013 (Report della British Petroleum di giugno 2014).

    La vittoria sul fronte dei negoziati sul nucleare e sulle sanzioni

    Se l'Iran diventa l'interlocutore degli Usa per la stabilizzazione della crisi irachena, potrebbe ottenere grossi vantaggi anche su altri fronti negoziali, in primis quello delle sanzioni.
    Non a caso lunedì 16 giugno a Vienna, a margine del programmato incontro sul programma atomico di Teheran, si è parlato anche della crisi irachena. E i due dossier sono intrecciati alle sanzioni.
    VERSO UNA ROAD MAP DI DISTENSIONE. Non a caso, l'Atlantic council ha pubblicato un paper di analisi sulle attuali sanzioni imposte da Usa e Ue a Teheran. Il centro studi made in Usa prevede che l'amministrazione Obama possa mettere fine a quelle temporanee nel dicembre 2016. Tecnicamente il Congresso potrebbe rinnovarle come ha fatto nel 2011, ma il presidente ha il diritto di veto. Lungi dal pensare che Obama possa arrivare a uno scontro con Capitol Hill per difendere il primo degli Stati canaglia, ha invece due anni di tempo per lavorare a un itinerario di distensione.
    L'Unione europea, il primo partner americano del dossier Iran, ha inoltre tutto l'interesse a normalizzare i rapporti con il Paese che ha le maggiori riserve di gas del Pianeta: il 18,2%, secondo il report di giugno 2014 della British Petroleum, la compagnia che ha la più aggiornata banca dati sulle risorse energetiche mondiali. Lo stesso rapporto calcolava che a fine 2013 Teheran deteneva il 9,3 % dei giacimenti di petrolio. Una quota che sommata all'8,9% dell'Iraq supera le riserve della sunnita Arabia Saudita (dati British Petroleum).
    EFFETTO SU IDROCARBURI, CANTIERI E POLITICA. Se le sanzioni americane si allentassero, l'Iran si vedrebbe scongelare i ricavi delle esportazioni di petrolio depositate nelle banche straniere per una cifra stimata in almeno 100 miliardi di dollari e potrebbe rimettere in moto la macchina delle esportazioni, contribuendo a calmierare il prezzo del greggio e del gas attualmente al rialzo, anche per la crisi ucraina.
    Non solo. L'apertura potrebbe aiutare la ripresa anche della cantieristica navale, una volta fiorente, e l'intero settore delle costruzioni. L'economia di Teheran potrebbe riprendere fiato, e mettere fine a quella grave crisi di bilancio che ha contribuito alla caduta dell'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. A quel punto Rohani e Khamenei avrebbero le mani slegate. E per loro non ci sarebbe più niente da vincere.


    • L'andamento dei prezzi del petrolio (British Petroleum).

    Mercoledì, 18 Giugno 2014 © RIPRODUZIONE RISERVATA

  7. #577
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Gli usa sono in piena crisi economica, di più non possono.
    Più che in crisi economica sono in crisi di identità.
    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Hanno gia fatto quello che dovevano.

    Abbiamo i sunniti che hanno occupato tutte le regioni occidentali, i peshmerga a nord e Maliki che piange per avere aiuti.

    Abbiamo contatti con tutti e 3 le parti.
    Tu personalmente?
    Il ché porterebbe a concludere che sei qui per lavoro.

  8. #578
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    Più che in crisi economica sono in crisi di identità.

    Tu personalmente?
    Il ché porterebbe a concludere che sei qui per lavoro.
    Militarmente devono rifondare le forze armate e neanche loro sanno dove mettere le mani
    https://forum.termometropolitico.it/...-svanendo.html
    Economicamente parlano i fatti, basta vedere il Pil e le varie bolle che hanno in pancia, più debito e attacco economico dei brics al dollaro.
    Del resto non hanno fatto alzare neanche un caccia, ma anzi stanno regalando definitivamente il mercato militare alla russia dell'iraq, tra l'altro pagato con soldi loro.
    Di certo obama non è tanto diverso da bush solo che non ha più cartucce.

  9. #579
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Iraq. Jihadisti dell'Isil minacciano: "Un attacco contro gli Stati Uniti peggiore dell'11 settembre"
    Il leader del califfato islamico parla dopo l'autoproclamazione: "Gli Stati Uniti sono alla testa degli infedeli e la loro battaglia contro i musulmani è persa"

    "L'America la pagherà cara, ancora di più rispetto a quello che è stato fatto da Osama Bin Laden". A minacciare gli Stati Uniti di un secondo undici settembre è Abu Bakr al-Baghdadi, il leader a capo degli estremisti dell'Isil (o Isis). È il primo messaggio audio che al-Baghdadi pubblica dopo l'autoproclamazione del califfato. E le sue parole sono una fatwa contro l'America.

    La guerra anche durante il Ramadan

    Al-Baghdadi invita poi tutti i musulmani a "correre nel vostro Stato", cioè il califfato. L'appello è rivolto a medici, ingengneri e persone con abilità militari e amministrative ad andare nei territori nell'Iraq del nord per rispondere alle necessità della popolazione: "Baghdad è il cuore della battaglia dei sunniti contro l'Iran". C'è anche il riferimento al Ramadan, il digiuno compiuto dai musulmani iniziato proprio pochi giorni fa: "Non c'è sforzo migliore in questo mese benedetto, o in qualsiasi altro, che il jihad sul percorso di Allah, quindi abbracciate questo cambiamento e promuovete la religione di Allah attraverso il jihad", ha detto Al-Baghdadi.

    L'impegno Usa in Iraq
    Intanto il presidente degli Stati Uniti ha ha autorizzato l'invio di altri 200 militari per proteggere l'ambasciata americana in Iraq e l'aeroporto internazionale di Baghdad, portando così a 775 il numero degli uomini dispiegati nel Paese. I militari, si legge in una lettera al Congresso, sono "attrezzati per il combattimento" e "rimarrà in Iraq finché la situazione della sicurezza non diventa tale da non essere più necessaria".

    La disponibilità iraniana
    Invece l'Iran non ha finora ricevuto alcuna domanda di forniture di armi dall'alleato governo iracheno a guida sciita, ma è pronto a soddisfare eventuali richieste. Il viceministro degli Esteri iraniano ha detto che se se le armi servissero "per un'efficace lotta al terrorismo", si valuterà una fornitura "nell'ambito del diritto e delle norme internazionali come pure degli accordi bilaterali".

    Oltre duemila vittime solo a giugno
    E dalle Nazioni Unite le prime stime sui morti provocati dalla crisi in Iraq: sono oltre 2400, uccisi a giugno. Si tratta, specifica il Palazzo di Vetro del numero più alto di vittime dall'inizio dell'anno nella zona. Tra le vittime ci sono 1.531 civili e 886 membri delle forze di sicurezza. Altri 2.287 iracheni sono stati feriti. Il bilancio, precisa l'Onu, non prende in considerazione le vittime nella provincia di Anbar, il cui territorio è controllato per lo più da militanti sunniti.
    Iraq. Jihadisti dell'Isil minacciano: "Un attacco contro gli Stati Uniti peggiore dell'11 settembre" - Rai News

    Paul aveva proprio ragione. Sono i loro ragazzi...

  10. #580
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Si stanno facendo un po' prendere la mano...
    Iraq, il "Califfo" al-Baghdadi: "Conquisteremo anche Roma"
    Appello ai musulmani di tutto il mondo perché immigrino nella sua nuova terra per combattere sotto la sua bandiera. al-Maliki: "Minaccia per tutta la regione"

    ROMA - Abu bakr al-Baghdadi, il "califfo" autoproclamato dello "Stato islamico" che si estende fra l'Iraq e la Siria, ha promesso di conquistare anche Roma, lanciando un appello ai musulmani di tutto il mondo perché immigrino nella sua nuova terra per combattere sotto la sua bandiera. Ieri aveva minacciato gli Stati Uniti, parlando di un attacco peggiore di quello dell'11 settembre.

    "Coloro che possono immigrare nello stato islamico dovrebbero farlo perché l'immigrazione nella casa dell'Islam è un dovere" ha dichiarato al-Baghdadi in un messaggio audio postato su un sito web utilizzato dal gruppo, in precedenza conosciuto come Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. "Affrettatevi o musulmani a venire nel vostro stato. E' il vostro stato. La Siria non è per i siriani e l'Iraq non è per gli iracheni.Questa terra è per i musulmani, tutti i musulmani", ha detto ancora, citato dal sito internet del giornale The Telegraph, colui che si è definito il primo califfo dell'Islam, dalla dissoluzione dell'impero Ottomano. "Questo è il mio consiglio per voi. Se lo seguirete, conquisterete Roma e diventerete padroni del mondo, con la volontà di Allah", ha concluso al-Baghdadi.

    Il premier al-Maliki. Una dichiarazione definita dal premier iracheno, Nouri al-Maliki, "una minaccia per l'intera regione". Si tratta di un "messaggio a tutti gli Stati dell'area, che avverte che adesso sono dentro il cerchio rosso" e "nessuno in Iraq o in nessun altro Paese vicino sarà al sicuro da questi piani", ha aggiunto al-Maliki. E ha offerto l'amnistia alle tribù che in questo periodo hanno combattuto contro il governo.

    Siria e Iraq. Si complica così ancora di più la situazione in Siria e Iraq. La proclamazione del Califfato, secondo cui lo Stato islamico si estende da Aleppo a Diyala, ha suscitato molte reazioni nell'ambito dei gruppi di fondamentalisti sunniti che combattono nei due paesi. Soprattutto perché al-Baghdadi ha imposto alle altre fazioni di prestare giuramento di fedeltà al califfato e di deporre le armi. In base al diktat, solo i membri del gruppo sono autorizzati a girare armati all'interno dello Stato islamico.

    Alcune entità minori e leader tribali locali hanno aderito, altri stanno prendendo tempo, mentre altri ancora, si sono scontrati contro la formazione. E' il caso, per esempio della cittadina di al-Bukamal, lungo il confine tra Siria e Iraq, dove lo Stato islamico ha combattuto per tre giorni contro altri gruppi di ribelli siriani, prima di conquistarla.

    I combattimenti a Tikrit. Nelle ultime settimane il gruppo militante estremista sunnita ha preso il controllo di ampie zone nel nord e nell'ovest dell'Iraq, comprese le città di Mosul e Tikrit. L'aviazione irachena ha compiuto numerosi raid aerei su Mosul per colpire le postazioni dei ribelli sunniti. Secondo quanto riferisce l'emittente panaraba al-Jazeera, si combatte ancora anche a Tikrit, dove l'esercito non è ancora riuscito a riconquistare la città.

    Sostegno all'Iraq da Usa e Russia. Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno incrementando il sostegno a Baghdad. Secondo una fonte americana, citata da Iraqinews, sono in arrivo altri 300 soldati, alcuni elicotteri e aerei senza pilota. La decisione e' stata annunciata dal Pentagono. Agli aiuti americani si sono aggiunti quelli russi e bielorussi. Si tratta in particolare di cinque aerei caccia Sukhoi, mentre 25, sono arrivati nei giorni scorsi in Iraq.
    Iraq, il "Califfo" al-Baghdadi: "Conquisteremo anche Roma" - Repubblica.it

 

 
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