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Defender
La voglia di Obama di non assumersi direttamente la rogna della campagna terrestre contro l'ISIS porta a sviluppi che è riduttivo definire gravidi di possibili evoluzioni. Soprattutto se si ha a cuore la tenuta dell'Accordo Sykes-Picot.
Da un lato il consolidamento delle forze curde e perfino la progressiva unione e integrazione tra Kurdistan iracheno e Kurdistan siriano, e dall'altro la rapida crescita delle milizie sciite (spalleggiate dall'Iran) potrebbero minare la credibilità dello Stato iracheno, soprattutto per i sunniti. Certo, per la vasta maggioranza sono uomini a cui è stato messo in mano un fucile e spediti in teatro, ma i numeri sono pur sempre numeri. È anche chiaro che, fino a quando i dirigenti erano politicamente dei polli atomici, l'attività sciita era capitalizzabile fino a un certo punto; ma ora l'Iran tralascerà di dare istruzioni chiare, precise e coerenti?
In Iraq le milizie sciite emarginano l’esercito
Askanews – Le milizie sciite sostenute dall’Iran stanno sempre più assumendo il comando nella lotta contro i jihadisti dello Stato islamico in Iraq, mettendo così a rischio la strategia americana di rafforzare il governo centrale di Baghdad, ricostruire l’esercito iracheno e promuovere una riconciliazione con la comunità sunnita.
E’ quanto scrive oggi il Washington Post, sottolineando come
le milizie, contando su circa 100.000-120.000 uomini armati, stiano rapidamente eclissando l’esercito iracheno che oggi può contare su circa 48.000 uomini.
Secondo il Wp, la recente offensiva lanciata contro l’Isis nella provincia di Diyala dall’Organizzazione Badr ha rafforzato la posizione della milizia come forza dominante lungo una fascia di territorio che va dal sud dell’Iraq a Kirkuk, nel nord.
Se i combattimenti dovessero seguire tale traiettoria, ha sottolineato al Wp Michael Knights, del Washington Institute for Near East Policy, “c’è
il rischio reale che gli Stati Uniti sconfiggano lo Stato islamico, ma perdano l’Iraq a favore dell’Iran”, tanto da trasformare il Paese in un nuovo Libano, con un governo debole ostaggio della potente organizzazione sciita Hezbollah.
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