



La mia domanda potrebbero sciiti e curdi vincere e spazzare l'ISIS dall'IRAQ ?
grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.
la libertà avanza ...........


Nel medio termine è probabile di sì .
Probabilmente a breve comincerà l'assedio di Tikrit e in caso di vittoria si potrebber pianificare doppia offensiva curdo-iraqena su Mosul .
Nell'Anbar ( ovest )la battaglia sarà ancora più lunga visto che le tribù locali sono estremamente riottose , riprendere Falluja sarà un incubo .
Tutto ciò assorbirà un sacco di tempo e rimarrà la questione politica ; una volta sconfitto l'isis bisognerà mettere d'accordo di nuovo curdi , sciiti e sunniti e questa non è affatto un'impresa di poco conto .
Ultima modifica di kodiak; 13-11-14 alle 20:12


Bisogna anche valutare quanto durerà il tacito sodalizio tra Iran e arabi-occidentali e fin dove si spinge la volontà iraniana di supportare la riconquista delle zone sunnite .
Ultima modifica di kodiak; 13-11-14 alle 20:31


sembrano tutti masticare
https://it.wikipedia.org/wiki/Catha_edulis
"Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"


Come da copione Baiji è caduta nelle mani degli iraqeni che a breve soccorreranno anche la raffineria .
L'esercito regolare sta pian piano migliorando le proprie performance .
Dalla mappa si capisce l'importanza di questa città ( cercate a nord di Tikrit ) :
http://upload.wikimedia.org/wikipedi...aq_war_map.png
Ultima modifica di kodiak; 14-11-14 alle 18:31


Ma quell'aeroporto vicino a Samarra? Hanno i confini troppo filiformi, sembra vogliano complicarsi la vita di proposito!


Al-Baghdadi forse è ferito ma l'offensiva aerea è un flop - Analisi Difesa
Al-Baghdadi forse è ferito ma l’offensiva aerea è un flop
di Redazione11 novembre 2014, pubblicato in Enduring freedom
Abu Bakr al-Baghdadi è illeso o forse morto, probabilmente solo ferito. A colpirlo sono stati i jet statunitensi mentre viaggiava in convoglio a Mosul, anzi no i Sukhoi 25 iracheni mentre riuniva i suoi luogotenenti a Qaim. Che il Califfo sia uscito morto, ferito o incolume dalle non ben chiarite operazioni scatenate sabato scorso contro di lui e il suo stato maggiore (40 suoi stretti collaboratori sono stati uccisi secondo Baghdad) dalla Coalizione l’episodio rappresenta uno dei pochi elementi di rilievo della campagna militare contro lo Stato Islamico. Un’offensiva che è tale solo nel cielo (perché sul terreno i jihadisti sono ancora ovunque all’offensiva e vengono solo “contenuti” da curdi e truppe siriane e irachene) mentre i jet statunitensi e di una decina di altre Nazioni europee e arabe hanno effettuato in tre mesi appena 800 incursioni aeree. In proporzione alle forze messe in campo hanno fatto di più i velivoli iracheni dotati quasi sempre di armi non guidate e impiegati senza dubbio con meno scrupoli per gli eventuali dani collaterali.
Secondo i dati forniti dal Comando Centrale statunitense (Centcom) la scarsa intelligence, le frequenti tempeste di sabbia e il ritardo delle forze militari irachene e curde nel dare inizio all’offensiva terrestre, stanno limitando l’efficacia dei raid aerei.
Solo il 25% dei cacciabombardieri decollati trova le condizioni o i bersagli per sganciare bombe e missili e in ogni caso il numero dei jet da combattimento è così limitato che vengono effettuate in media non più di 5 missioni d’attacco al giorno sul territorio nemico in Iraq e Siria contro le 85 effettuate tra mille difficoltà logistiche sull’Afghanistan dei talebani alla fine del 2001, le 800 scatenate sull’Iraq di Saddam Hussein nel 2003 e le 50 effettuate sulla Libia di Gheddafi nel 2011.
Il problema principale sembra essere la definizione degli obiettivi cosiddetti “di opportunità” (posti di blocco, postazioni d’artiglieria, veicoli militari e convogli) che vengono individuati all’ultimo momento.
Per colpirli occorrerebbe mantenere molti aerei costantemente in volo che in questa campagna non sono però disponibili in numero sufficiente. Altri bersagli come basi e rifugi non vengono quasi mai presi di mira o perché mancano le informazioni per individuarli o perché sono situati all’interno di centri abitati e il rischio di colpire i civili è molto alto. Ieri la RAF britannica ha reso noto che è stato effettuato il primo attacco con i droni Reaper (foto a sinistra) ma nel complesso la forza aerea della Coalizione resta numericamente insufficiente e dispone di limitate informazioni d’intelligence.
Barack Obama ha parlato alla CBS di una “nuova fase” che porterà a 3mila unità i soldati e i consiglieri militari americani in Iraq aggiungendo che “ora siamo nella posizione di iniziare l’offensiva. I raid sono stati molto efficaci nel degradare le capacità dell’IS e rallentare la loro avanzata. Ora abbiamo bisogno di forze di terra irachene che possano iniziare a respingerli”.
Per il generale Ray Odierno (nella foto a sinistra), Capo di stato maggiore dell’Us Army ed ex comandante delle operazioni in Iraq “i raid aerei servono per prendere tempo ma non risolveranno da soli il problema. Per questo, serviranno soldati sul terreno” ha spiegato sottolineando la priorità di addestrare forze locali. “Se non funzionerà saremo costretti a rivalutare la situazione e dovremo decidere se non vale la pena mettere altre forze sul campo, incluse forze americane” ha ammesso Odierno.
In questo contesto non proprio entusiasmante il ferimento di al-Baghdadi rappresenta un successo simbolico importante anche per rincuorare gli alleati curdi e iracheni che sul terreno subiscono le offensive dei jihadisti come le subiscono ancora gli yazidi attualmente circondati sul Monte Sinjar. Almeno 7 mila civili con 3 mila combattenti delle milizie di autodifesa armate dai curdi sono asserragliati sulla montagna con poco cibo, acqua e munizioni. Per soccorrerli ci vorrebbe un’offensiva terrestre che nessuno è in grado di scatenare.
Foto US DoiD, UK MoD


Coalizione: l'85% dei raid aerei sono statunitensi - Analisi Difesa
Coalizione: l’85% dei raid aerei sono statunitensi
di Redazione18 novembre 2014, pubblicato in Enduring freedom
Gli Stati Uniti hanno compiuto circa l’85% degli attacchi aerei contro lo Stato Islamico (IS) dall’inizio della campagna lo scorso agosto: lo ha reso noto il Pentagono il 13 novembre. I partner arabi della Coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno realizzato tra il 23 settembre e il 12 novembre appena 56 dei 393 attacchi aerei sulla Siria, mentre i partner occidentali degli USA hanno realizzato dall’8 agosto 70 degli oltre 470 raid aerei compiuti sull’Iraq, ha spiegato il portavoce del Central Command (Centcom), il colonnello Patrick Ryder.
La stessa fonte ha reso noto ieri che al 15 novembre il numero complessivo di attacchi aerei ha superato quota 900. Sono stati effettuati altri 20 attacchi aerei in Siria (19 contro le postazioni dell’IS, quasi tutti tra Kobane e Raqqa, e uno contro quelle del gruppo qaedista Khorasan nell’area di Aleppo) più altre 16 incursioni contro postazioni del Califfato in Iraq nei dintorni di Kirkuk, Taji, Ar Rutbah, Baiji e Mosul.
Nessuna notizia circa la sorte di Abu Bakr al-Baghdadi, dato per morto o ferito in un attacco aereo ma che con il suo ultimo comunicato audio sembra aver dimostrato di essere ancora vivo e in buone condizioni. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) al 12 novembre i raid aerei avevano ucciso in Siria oltre 850 persone della Coalizione internazionale a guida Usa sulle postazioni dell’Isis in Siria dal loro inizio, il 23 settembre.
Lo riferisce l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). Tra gli uccisi, 746 sono jihadisti dell’Isis, ma anche 50 civili, tra i quali otto bambini. Il numero di morti che l’ong dice di essere stata in grado di accertare è di 865. L’Ondus ritiene tuttavia che il numero dei caduti tra i miliziani dell’Isis possa essere superiore considerata “la segretezza mantenuta dallo Stato Islamico sulle sue perdite e la difficoltà di accesso a molte aree e villaggi colpiti”.
I caduti tra le fila del Fronte al-Nusra, la branca siriana di al-Qaeda, sono invece almeno 68. Molti dei civili sono morti in bombardamenti che hanno preso di mira giacimenti petroliferi e raffinerie nelle province di al-Hasaka e Deyr az Zor, oltre che Raqqa e località nelle province di Aleppo e Idlib.
A Washington intanto il segretario alla Difesa americano, Chuck Hagel, ha riferito al Congresso sull’andamento del conflitto parlando di progressi ma avvisando comunque sul fatto che la lotta sarà lunga e conoscerà “battute d’arresto”.
“L’avanzata dell’IS è stata bloccata in alcune parti dell’Iraq, ed in alcuni casi le sue forze sono state ricacciate da iracheni, curdi e forze tribali sostenuti dai raid americani e della coalizione”.
Hagel ha sostenuto la richiesta formulata dalla Casa Bianca di altri 5,6 miliardi di dollari di finanziamenti per l’anno fiscale 2015. Gran parte della somma, 3,4 miliardi, sarà destinata a finanziare le operazioni militari americane, mentre la parte restante sarà destinata programmi di addestramento delle forze di sicurezza irachene, ha spiegato Hagel.
Foto: Us DoD, Uk Mod, UAE Air Force, Reali Forze Aeree Olandesi


Io ho proprio l'impressione che tutti vogliano aspettare le mosse dell'altro.
Assad aspetta che siano gli americani, gli iraqeni e i curdi a dissanguare l'ISIS.
I curdi aspettano i raid e gli eserciti regolari di Iraq e Siria
e cosi via. ma per me le ora dell'ISIS sono contate.
grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.
la libertà avanza ...........