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Discussione: Iraq - Focus

  1. #391
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Ah, poi quando si parla della rivalità Siria-Iraq si parla sempre del fatto che i siriani sostennero l'aggressione contro Baghdad nel '91 (che è vero), ma ci si dimentica che l'Iraq era stato il principale sostenitore della ribellione dei Fratelli Musulmani in Siria tra fine anni '70 e inizio anni '80 (anche lì con tanti saluti alla laicità...)
    Ultima modifica di Canaglia; 24-06-14 alle 13:06
    Passata la buriana facciamo i conti

  2. #392
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    Predefinito Re: Iraq, atrocità indescrivibili dei miliziani Isis: donne stuprate, sequestri e str

    Citazione Originariamente Scritto da Canaglia Visualizza Messaggio
    Tra l'altro anche nel resto del mondo arabo il Baath è una realtà assolutamente marginale ormai: vabbè, nei Paesi arabo-africani non è praticamente MAI esistito (lì del resto ha riscosso sempre più simpatie il nasserismo egiziano che col baathismo era in competizione, e questo già la dovrebbe dire lunga).
    Nelle monarchie è sempre stato praticamente assente.
    Qualcosina in Yemen, ma poca cosa.
    In Libano marginalissimo (anche lì il confronto col Partito Social-Nazionalista Siriano è impietoso).
    In Palestina poi (che teoricamente sarebbe dovuta essere la punta di lancia del movimento panarabo) il baathismo è sempre stato ultra-minoritario, in più diviso tra i filo-siriani (As Saiqa) e i filo-irakeni (il Fronte di Liberazione Arabo), ma che di fatto hanno avuto sempre pochissimo radicamento popolare.
    Quello che dici è vero, ma il motivo è da ricercare nell'eccessiva arretratezza culturale delle popolazioni arabe, troppo legate all'appartenenza religiosa.

  3. #393
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    Predefinito Re: Iraq, atrocità indescrivibili dei miliziani Isis: donne stuprate, sequestri e str

    Citazione Originariamente Scritto da Canaglia Visualizza Messaggio
    Assad si è salvato dalla ribellione soprattutto grazie a Hezbollah e all'Iran, mica citando Aflaq.
    Questo non significa nulla.

    Non è che se ricevi degli aiuti da qualcuno, poi passi all'ideologia di quello che ti ha aiutato.

  4. #394
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    Predefinito Re: Iraq, atrocità indescrivibili dei miliziani Isis: donne stuprate, sequestri e str

    Citazione Originariamente Scritto da - SAVONAROLA - Visualizza Messaggio
    Quello che dici è vero, ma il motivo è da ricercare nell'eccessiva arretratezza culturale delle popolazioni arabe, troppo legate all'appartenenza religiosa.
    Rimane il fatto che dalla seconda metà degli anni Ottanta (guarda caso dall'epoca del declino irreversibile dell'Unione Sovietica e della morte di Michel Aflaq) il Ba'th e in generale il nazionalismo arabo secolarista ha perso molti colpi, per una serie di ragioni, legate soprattutto alla rivalità siriano-irachena, visto che il Partito nei due regimi è stato progressivamente trasformato in macchina di potere, non è mai stato capace né di imporsi allo Stato (come invece è stato capace di fare nell'URSS e nella Cina Popolare) né a costituire una riserva di intellettuali pronti a stimolare la critica e il regime (come è successo nell'Italia fascista e nella RSI).
    Nel mondo arabo in generale, il Ba'th Siriano e il Ba'th Iracheno si sono fatti letteralmente la guerra: e un'organizzazione avversata da tutti che si spacca non per ideologia ma per lotta di potere è storicamente destinata a indebolirsi in modo irreparabile e soprattutto a diminuire il suo fascino per le masse.
    Infine, in Egitto si sono sviluppati il Partito NazionalDemocratico e il nasserismo, che hanno costituito un'alternativa credibile al ba'thismo per i nazionalisti arabi, sociali(sti) e laici.
    Ora, stante queste considerazioni e stante il fatto che da sempre il regime saddamista (non ba'thista) ha sempre costruito una legittimazione di tipo nazionale ma soprattutto di tipo religioso, converrai che il ba'th non è morto perché era un seme sulla nuda roccia, ma perché è stato letteralmente distorto in molti dei suoi punti principali.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  5. #395
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Io francamente non ci vedo nulla di contraddittorio nell'impronta religiosa data da Saddam al suo Partito. Gli sciiti in Iraq erano perseguitati per le loro affinità ideologiche con il khomeinismo, non certo per il solo fatto di professare la fede sciita (il Ministro del Commercio di Saddam era sciita).

    Altrimenti prendiamo per vere le fandonie di Bush sull'identificazione fra Saddam e l'islamismo sunnita, le stesse fandonie che hanno portato all'invasione dell'Iraq nel 2003.

  6. #396
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Iraq: situazione dal 20 al 23 giugno

    giugno 24, 2014 Lascia un commento

    Alessandro Lattanzio, 24/6/2014
    In un’intervista ad al-Manar TV, il deputato della Coalizione per lo Stato di Diritto, Zaynab Wahid Salman, affermava che il ruolo distruttivo svolto dall’Arabia Saudita in Siria si ripeteva in Iraq. “Vuole controllare l’intera regione a scapito dei popoli della regione? L’Arabia Saudita non è soddisfatta dell’interferenza negli affari del di Bahrayn e Siria, perciò oggi conduce una guerra feroce tramite gruppi terroristici contro il processo politico e il progetto democratico dell’Iraq“. I media iracheni, riferivano che un ufficiale saudita era stato ucciso dalle forze irachene e che altri sauditi sono stati arrestati nella provincia di Dhi Qar. La maggior parte dei combattenti arrestati sono sauditi o che provengono dal regno saudita. L’attivista Fuad Ibrahim afferma che “Racconti sulla presenza di combattenti sauditi a Mosul, Salahuddin, Diyala e altrove traboccano sui social networking.” Alla fine del 2012, uno dei leader della Coalizione per lo Stato di Diritto, Sami al-Asqari, rivelò che al-Duri si era recato in Arabia Saudita dall’aeroporto di Irbil. Pochi mesi prima delle elezioni irachene, in un’intervista alla rivista Ahram al-Arabi, al-Duri disse, “L’Arabia Saudita rappresenta la base della fermezza e dell’opposizione ai complotti e tentativi contro l’identità della nazione. L’Iran safavide avrebbe dominato il Golfo e danneggiato questa regione vitale, il nostro Paese e la nostra nazione se il Regno dell’Arabia Saudita non fosse stato in allerta. Viva l’Arabia Saudita, e viva il suo ruolo rispettabile e le sue pure posizioni fedeli alla rivoluzione del popolo siriano, in Bahrain e nel Golfo in generale, così come verso il popolo dell’Iraq e la sua rivoluzione, il popolo d’Egitto, il suo esercito e la sua rivoluzione, in Yemen, Palestina, Libano, Somalia e in qualsiasi Paese in cui vi sia una reale minaccia alla nazione (araba) e ai suoi interessi fondamentali”. Descrivendo ciò che accade in Iraq come “strenua resistenza” all’“egemonia dell’Iran”, al-Duri non menzionava i gruppi terroristici, ma parlava di “ribelli” utilizzando terminologie dei media sauditi. Al domanda se si aspettasse un cambiamento nella situazione irachena dopo le elezioni, al-Duri sottolineava che la situazione sarebbe “peggiorata”, dicendo che il popolo iracheno “deve unirsi, abbracciare la strenua resistenza, sostenere le forze islamiche e nazionaliste per spazzare questo processo politico“. Parole in liena a ciò che il capo dell’intelligence saudita Turqi al-Faisal aveva detto durante la sessione plenaria della conferenza sulla sicurezza organizzata dal Center for Strategic, International and Energy Studies, in Bahrayn, il 22 aprile, “Se Nuri al-Maliqi, l’attuale primo ministro che ha terminato il mandato, vincerò le prossime elezioni, l’Iraq sarà diviso“.
    Molti non sanno che il regime baathista iracheno, seppur tendenzialmente laico in Iraq, nella politica regionale ha appoggiato, finanziato e armato organizzazioni islamiste e jihadiste, soprattutto in Siria e in Arabia Saudita, dove Baghdad finanziava la propaganda iqwanista (salafismo wahhbita locale) contro il dominio dei Saud. Perciò nulla di strano che il Baath oggi si alle forze del jhadismo taqfirista tramite organizzazioni sufi naqshbandi.
    L’Esercito degli Uomini sulla Via Naqshbandi (Jaysh Rijal al-Tariqah al-Naqshbandiyah – JRTN), venne fondato nel 2006, per combattere contro le forze d’occupazione e il governo filo-iraniano, da ex-militanti del Baath e da sufi dell’ordine della Naqshbandiyah. Il presunto capo del gruppo si fa chiamare Abdallah Mustafa al-Naqshbandi. Al-Duri sarebbe a capo dell’Alto Comando per la Jihad e la Liberazione in Iraq (al-Qiyadah al-Aliya lil-Jihad wal-Tahrir) di cui il JRTN fa parte. Al-Duri sarebbe legato al ramo curdo sufi al-Qasnazaniyah. Le aree d’influenza andrebbero da Mosul (provincia di Ninawa) a Hawijah (presso Kirkuk), Baqubah (provincia di Diyala), Fallujah e Ramadi (provincia di Anbar). L’ultima azione nota del JRTN risalirebbe al 25 aprile 2013 quando occupò temporaneamente la città irachena di Sulayman Baq, presso Hawijah. Nel 2009 si riteneva che il JRTN avesse cercato di fondersi con altri gruppi insurrezionali che aveva anche sostenuto, come Ansar al-Sunnah, Brigata rivoluzionaria 1920, Jaysh Islamiyah e Stato islamico dell’Iraq, precursore del SIIS. Il 10 febbraio 2014 un attacco congiunto di JRTN e SIIS a sud di Mosul causò la morte di 15 soldati iracheni. Il 31 maggio un funzionario amministrativo di Qalis, provincia di Diyala, Uday al-Qadran, accennò ad un’alleanza tra JRTN e SIIS a Diyala, indicando i gruppi insurrezionali guidati da al-Duri nella zona: qatiba al-Mustafa, qatiba al-Mujahidin e Jaysh al-Tahrir. Infine, il quotidiano al-Quds al-Arabi afferma di avere le prove che oltre al SIIS, diversi altri gruppi insurrezionali hanno partecipato alla presa di Mosul: gruppi salafiti jihadisti come Jaysh al-Mujahidin, Ansar al-Sunnah e infine il JRTN, in un’alleanza basata esclusivamente nella comune ostilità verso gli sciiti. Infine, rappresentanti di al-Duri e del capo del SIIS Abu Baqr al-Baghdadi, si sarebbero incontrati nei pressi del villaggio al-Qiyarah per formare l’alleanza. Al-Muraqib al-Iraqi riferiva il 2 giugno 2014 di scontri ed esecuzioni tra SIIS e JRTN a Baquba, Bayji e Tiqrit, mentre secondo al-Masdar News del 12 giugno 2014, testimoni videro i ribelli del JRTN brandire le immagini di Sadam Husayn e al-Duri, assieme ai terroristi del SIIS esibire le loro bandiere nere dopo la caduta di Tiqrit. Il SIIS poi chiese al JRTN di rimuovere le immagini di Sadam e al-Duri da Mosul, il cui rifiuto scatenava scontri tra SIIS e JRTN a Mosul e Tiqrit. In realtà, lo scontro sarebbe stato provocato dalla decisione di al-Duri di costituire un governo a Mosul senza la leadership del SIIS. Infine, il 21 giugno 2014, pesanti combattimenti tra ISIS e JRTN venivano segnalati ad Hawijah, ad est di Kirkuk, provocando 17 morti: 8 terroristi del SIIS e 9 del JRTN, mentre Sayf al-Din al-Mashadani, membro del Baath e comandante del JRTN, veniva rapito da elementi del SIIS.
    19 giugno, i militanti del SIIS avrebbero attaccato le guardie di frontiera iraniane presso la città iraniana di Qasre Shirin. Il 21 giugno, il Brigadier-Generale Ahmad Reza Purdastan, dell’esercito iraniano, affermava che gli aggressori erano dal gruppo militante curdo Partito per la vita libera del Kurdistan – Pejak, aggiungendo che le unità militari iraniane lungo i confini occidentali dell’Iran erano in allerta, tra cui unità dell’aviazione dell’esercito dotate di elicotteri d’attacco AH-1 Cobra e Bell-214 Isfahan.
    20 giugno, 30 miliziani sciiti vengono uccisi a Muqdadiyah, una cittadina a nord-est di Baghdad, sulla strada per Baquba, da dove i terroristi furono respinti.
    21 giugno, il valico di Qaim tra Iraq e Siria, a 200 km a ovest di Baghdad, viene occupato dal SIIS. 30 soldati governativi sarebbero stati uccisi. Presso Baghdad vengono respinto i terroristi, in un’operazione organizzata dal Generale Qasim Jasim della 9.na Brigata corazzata. Le forze di sicurezza irachena circondano i terroristi nel distretto di Muqdadiyah, 35 chilometri a nord-est di Baqubah. Le forze di sicurezza effettuano attacchi aerei contro i terroristi. Tuz Khurmat, nella provincia di Salahuddin, finisce sotto controllo curdo. Israele riceve una petroliera con greggio del Kudistan iracheno. Muqtada Sadr riattiva la milizia del Mahdi: 50000 miliziani marciano armati e in divisa a Baghdad. Parate simili si svolgono in altre nel sud e un piccolo corteo si svolge anche a Kirkuk. Alcuni combattenti portavano armi anticarro utilizzate efficacemente contro i blindati della NATO e che si ritiene provengano dall’Iran. Secondo un funzionario del Pentagono 28 carri armati Abrams dell’esercito iracheno sarebbero stati danneggiati in combattimento dai terroristi, di cui 5 seriamente danneggiati da ATGM (missili anticarro). Gli Stati Uniti hanno fornito 140 carri armati M1A1 Abrams all’Iraq tra il 2010 e il 2012, che sebbene dotati di nuove attrezzature per la sorveglianza, non hanno la protezione all’uranio impoverito che ne aumenta la resistenza alle armi anticarro. Diversi video mostrano degli Abrams colpiti da ATGM usati dai terroristi nella provincia di Al-Anbar. I terroristi sono dotati di armi come gli ATGM 9K11 Kornet e i lanciarazzi anticarro RPG-7 e M70 Osa. Quest’ultimo è un’arma jugoslava ampiamente utilizzata dai terroristi in Siria, e finora raramente vista in Iraq. Altri tipi di blindati dell’esercito iracheno sembrano aver subito maggiori perdite rispetto agli Abrams come Humvee distrutti o catturati, trasporto truppa corazzati (APC) M113 e veicoli MRAP. Il funzionario ha anche affermato che 6 elicotteri iracheni sono stati abbattuti e 60 danneggiati in combattimento tra il 1° gennaio e tutto maggio, e un altro elicottero è stato abbattuto da un cannone antiaereo leggero su al-Saqlawiyah il 16 giugno; i suoi due membri dell’equipaggio sono stati uccisi.
    22 giugno, l’Ayatollah Khamenei dichiara: “Gli Stati Uniti sono dispiaciuti dalle elezioni con alta affluenza, perché intendono dominare l’Iraq sostenendo coloro che gli obbediscono“. Un consigliere di Moqtada Sadr avverte che ogni “consigliere” statunitense inviato in Iraq sarà considerato un occupante e obiettivo legittimo. L’Iran avrebbe inviato aerei in Iraq, secondo una fonte del Ministero della difesa di Baghdad. La fonte spiega che gli aerei possono colpire obiettivi nelle province di Niniwa e Anbar. Gli aerei sarebbero quelli confiscati da Teheran nel 1991, quando l’Iraq ve l’inviò per sottrarli alla guerra del Golfo del gennaio-febbraio 1991.
    23 giugno, il segretario di Stato USA John Kerry visita Baghdad. Maliqi gli dice che la crisi: “rappresenta una minaccia non solo per l’Iraq ma per la pace regionale e internazionale“. I capi tribali di Tal Afar inviano una delegazione a Irbil chiedendo alle autorità curde l’adesione al Kurdistan iracheno, infatti Hugh Evans, consigliere inglese nel Kurdistan iracheno, dichiara di “sperare di vedere presto la Repubblica del Kurdistan“, evidenziando gli aiuti di Londra ad Irbil, pari a 8 milioni di dollari. Scontri nella provincia di Salahudin tra il SIIS e l’Esercito islamico. Il capo della tribù al-Abid, in Iraq, shayq Anwar al-Asi, oppositore del SIIS, viene aggredito. Si rifugia a Sulaymaniyah, presso il governatore di Kirkuk. L’Australia ha deciso di espellere qualsiasi cittadino collegato al SIIS. Il portavoce dell’esercito iracheno Qasim Ata dichiara che l’esercito iracheno s’è ritirato dalle città occidentali di Rawa e Ana. Il capo dell’Ufficio centrale dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), Adil Murad, afferma che il SIIS è uno strumento di Washington supportato da Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Secondo Murad gli Stati Uniti sono interessati solo a dividere l’Iraq e la crisi rientra nel grande piano statunitense per diffondere caos in Medio Oriente. “I partiti politici iracheni devono essere uniti e impedire i piani dei nemici. Il SIIS attacca solo le forze peshmerga del PUK a Jalawla, Sadiyah e Khanaqan, ma non attacca le forze del Kurdistan Democratic Party (KDP)” di Barzani.
    Nel frattempo, i vertici di Teheran emettevano una serie di dichiarazioni sulla situazione in Iraq:
    Il Presidente Hassan Ruhani, ad Ankara, “La violenza e il terrorismo si sono aggravati per le interferenze di potenze trans-regionali”. “Se il governo iracheno vuole aiuto,… naturalmente aiuto e assistenza sono una cosa ed interferenza e scontro altra… L’entrata di truppe iraniane non è mai stata considerata… non abbiamo mai inviato nostre truppe in un altro Paese… Se gruppi terroristici si avvicinano ai nostri confini, sicuramente li affronteremo”. “I recenti avvenimenti in Iraq sono dovuti al fatto che i gruppi terroristici sono irritati dai risultati delle elezioni irachene, che mantengono gli sciiti e il primo ministro Nuri al-Maliqi al potere con mezzi democratici“. Hossein Amir Abdollahian, “Il ruolo di alcuni “lati stranieri” negli eventi di Mosul è evidente. Coloro che sostengono i taqfiri dovrebbero seriamente preoccuparsi per l’azione anti-sicurezza di tale corrente terrorista nei loro Paesi”. “Sosterremo potentemente l’Iraq nel suo confronto con il terrorismo“. Il comandante dei Basij dell’Iran, Generale Mohammad Reza Naqudi, “i gruppi taqfiri commettono crimini in linea ai minacciosi obiettivi di potenze arroganti che obbediscono a think tank occidentali e israeliani, supportati dai petrodollari di certi Paesi arabi”. “L’Arabia Saudita arma i terroristi in Siria con diverse armi in violazione di ogni norma e convenzione internazionale”. “I gruppi taqfiri e salafiti in diversi Stati regionali, soprattutto in Siria e in Iraq, sono sostenuti dagli Stati Uniti“. “Gli Stati Uniti manipolano i terroristi taqfiri per offuscare l’immagine dell’Islam e dei musulmani“. “Gli attacchi del SIIS in Iraq sono un nuovo complotto degli Stati Uniti dopo che Washington è stata sconfitta dalla resistenza nella regione. Gli Stati Uniti subiscono la sconfitta nello scontro e nei complotti contro gli alleati dell’Iran in Palestina, Libano e Siria, e ora hanno iniziato la stessa esperienza in Iraq… Un enorme forza popolare è attiva nella regione, che sventerà i loro inquietanti complotti. Queste forze popolari si sono formate negli Stati regionali divenendo una catena che si estende in tutto il Medio Oriente”. Il portavoce del ministero degli Esteri Marziyeh Afkham sollecitava l’arresto immediato del sostegno ai gruppi terroristici da parte di certi Stati, invitando tutti i Paesi ad adottare misure collettive per combattere il terrorismo. Il Presidente del Majlis Ali Larijani, “E’ ovvio che gli statunitensi e i Paesi vicini hanno attuato tali mosse… Il terrorismo è uno strumento delle grandi potenze per conseguire i loro obiettivi“. “L’Iraq ha le forze necessarie e i militari preparati per combattere il terrorismo e gli estremisti… Qualsiasi mossa che complichi la situazione in Iraq non sarà nell’interesse dell’Iraq e della regione“. Alaeddin Brujerdi, presidente della Commissione per la politica estera e di sicurezza della Majlis, “Il sostegno degli Stati Uniti, con invio di armi e addestramento militare (dei gruppi taqfiri), è la causa principale della diffusione del terrorismo e dei crimini disumani nella regione… L’Ummah musulmana deve porre fine agli interventi degli Stati Uniti nella regione“. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammed Zarif, in un’intervista alla rivista New Yorker: “E’ nell’interesse di tutti stabilizzare il governo iracheno. Se gli Stati Uniti si sono rendono conto che tali gruppi rappresentano una minaccia per la sicurezza della regione, e se vogliono davvero combattere il terrorismo e l’estremismo, allora c’è una causa comune globale“. Il Contrammiraglio Ali Shamkhani, segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale dell’Iran accusava Washington della creazione del SIIS. “Tutto ciò confuta la presunta cooperazione USA-Iran sull’Iraq di cui vaniloquia la ‘guerra psicologica’ occidentale contro l’Iran. Terrorismo ed instabilità contro l’Iraq sono gli obiettivi che gli Stati Uniti perseguono creando gruppi terroristici come il SIIS, ricorrendo alla cooperazione finanziaria, d’intelligenza e logistica con certi Paesi regionali nell’attuare tale politica. Chiediamo agli iracheni di restare vigili contro i complotti delle potenze straniere e di difendere il loro Paese. Qualsiasi aiuto iraniano all’Iraq sarà su base bilaterale e non avrà nulla a che fare con un Paese terzo“. Fonti:
    al-Manar
    BAS News
    BAS News
    Eurasia Rossa
    IBTimes
    Indian Punchline
    Kashf al-Niqab
    Veterans Today
    Vineyard Saker
    Vineyard Saker
    War is boring

  7. #397
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Iraq: situazione dal 20 al 23 giugno

    giugno 24, 2014 Lascia un commento

    Alessandro Lattanzio, 24/6/2014
    In un’intervista ad al-Manar TV, il deputato della Coalizione per lo Stato di Diritto, Zaynab Wahid Salman, affermava che il ruolo distruttivo svolto dall’Arabia Saudita in Siria si ripeteva in Iraq. “Vuole controllare l’intera regione a scapito dei popoli della regione? L’Arabia Saudita non è soddisfatta dell’interferenza negli affari del di Bahrayn e Siria, perciò oggi conduce una guerra feroce tramite gruppi terroristici contro il processo politico e il progetto democratico dell’Iraq“. I media iracheni, riferivano che un ufficiale saudita era stato ucciso dalle forze irachene e che altri sauditi sono stati arrestati nella provincia di Dhi Qar. La maggior parte dei combattenti arrestati sono sauditi o che provengono dal regno saudita. L’attivista Fuad Ibrahim afferma che “Racconti sulla presenza di combattenti sauditi a Mosul, Salahuddin, Diyala e altrove traboccano sui social networking.” Alla fine del 2012, uno dei leader della Coalizione per lo Stato di Diritto, Sami al-Asqari, rivelò che al-Duri si era recato in Arabia Saudita dall’aeroporto di Irbil. Pochi mesi prima delle elezioni irachene, in un’intervista alla rivista Ahram al-Arabi, al-Duri disse, “L’Arabia Saudita rappresenta la base della fermezza e dell’opposizione ai complotti e tentativi contro l’identità della nazione. L’Iran safavide avrebbe dominato il Golfo e danneggiato questa regione vitale, il nostro Paese e la nostra nazione se il Regno dell’Arabia Saudita non fosse stato in allerta. Viva l’Arabia Saudita, e viva il suo ruolo rispettabile e le sue pure posizioni fedeli alla rivoluzione del popolo siriano, in Bahrain e nel Golfo in generale, così come verso il popolo dell’Iraq e la sua rivoluzione, il popolo d’Egitto, il suo esercito e la sua rivoluzione, in Yemen, Palestina, Libano, Somalia e in qualsiasi Paese in cui vi sia una reale minaccia alla nazione (araba) e ai suoi interessi fondamentali”. Descrivendo ciò che accade in Iraq come “strenua resistenza” all’“egemonia dell’Iran”, al-Duri non menzionava i gruppi terroristici, ma parlava di “ribelli” utilizzando terminologie dei media sauditi. Al domanda se si aspettasse un cambiamento nella situazione irachena dopo le elezioni, al-Duri sottolineava che la situazione sarebbe “peggiorata”, dicendo che il popolo iracheno “deve unirsi, abbracciare la strenua resistenza, sostenere le forze islamiche e nazionaliste per spazzare questo processo politico“. Parole in liena a ciò che il capo dell’intelligence saudita Turqi al-Faisal aveva detto durante la sessione plenaria della conferenza sulla sicurezza organizzata dal Center for Strategic, International and Energy Studies, in Bahrayn, il 22 aprile, “Se Nuri al-Maliqi, l’attuale primo ministro che ha terminato il mandato, vincerò le prossime elezioni, l’Iraq sarà diviso“.
    Molti non sanno che il regime baathista iracheno, seppur tendenzialmente laico in Iraq, nella politica regionale ha appoggiato, finanziato e armato organizzazioni islamiste e jihadiste, soprattutto in Siria e in Arabia Saudita, dove Baghdad finanziava la propaganda iqwanista (salafismo wahhbita locale) contro il dominio dei Saud. Perciò nulla di strano che il Baath oggi si alle forze del jhadismo taqfirista tramite organizzazioni sufi naqshbandi.
    L’Esercito degli Uomini sulla Via Naqshbandi (Jaysh Rijal al-Tariqah al-Naqshbandiyah – JRTN), venne fondato nel 2006, per combattere contro le forze d’occupazione e il governo filo-iraniano, da ex-militanti del Baath e da sufi dell’ordine della Naqshbandiyah. Il presunto capo del gruppo si fa chiamare Abdallah Mustafa al-Naqshbandi. Al-Duri sarebbe a capo dell’Alto Comando per la Jihad e la Liberazione in Iraq (al-Qiyadah al-Aliya lil-Jihad wal-Tahrir) di cui il JRTN fa parte. Al-Duri sarebbe legato al ramo curdo sufi al-Qasnazaniyah. Le aree d’influenza andrebbero da Mosul (provincia di Ninawa) a Hawijah (presso Kirkuk), Baqubah (provincia di Diyala), Fallujah e Ramadi (provincia di Anbar). L’ultima azione nota del JRTN risalirebbe al 25 aprile 2013 quando occupò temporaneamente la città irachena di Sulayman Baq, presso Hawijah. Nel 2009 si riteneva che il JRTN avesse cercato di fondersi con altri gruppi insurrezionali che aveva anche sostenuto, come Ansar al-Sunnah, Brigata rivoluzionaria 1920, Jaysh Islamiyah e Stato islamico dell’Iraq, precursore del SIIS. Il 10 febbraio 2014 un attacco congiunto di JRTN e SIIS a sud di Mosul causò la morte di 15 soldati iracheni. Il 31 maggio un funzionario amministrativo di Qalis, provincia di Diyala, Uday al-Qadran, accennò ad un’alleanza tra JRTN e SIIS a Diyala, indicando i gruppi insurrezionali guidati da al-Duri nella zona: qatiba al-Mustafa, qatiba al-Mujahidin e Jaysh al-Tahrir. Infine, il quotidiano al-Quds al-Arabi afferma di avere le prove che oltre al SIIS, diversi altri gruppi insurrezionali hanno partecipato alla presa di Mosul: gruppi salafiti jihadisti come Jaysh al-Mujahidin, Ansar al-Sunnah e infine il JRTN, in un’alleanza basata esclusivamente nella comune ostilità verso gli sciiti. Infine, rappresentanti di al-Duri e del capo del SIIS Abu Baqr al-Baghdadi, si sarebbero incontrati nei pressi del villaggio al-Qiyarah per formare l’alleanza. Al-Muraqib al-Iraqi riferiva il 2 giugno 2014 di scontri ed esecuzioni tra SIIS e JRTN a Baquba, Bayji e Tiqrit, mentre secondo al-Masdar News del 12 giugno 2014, testimoni videro i ribelli del JRTN brandire le immagini di Sadam Husayn e al-Duri, assieme ai terroristi del SIIS esibire le loro bandiere nere dopo la caduta di Tiqrit. Il SIIS poi chiese al JRTN di rimuovere le immagini di Sadam e al-Duri da Mosul, il cui rifiuto scatenava scontri tra SIIS e JRTN a Mosul e Tiqrit. In realtà, lo scontro sarebbe stato provocato dalla decisione di al-Duri di costituire un governo a Mosul senza la leadership del SIIS. Infine, il 21 giugno 2014, pesanti combattimenti tra ISIS e JRTN venivano segnalati ad Hawijah, ad est di Kirkuk, provocando 17 morti: 8 terroristi del SIIS e 9 del JRTN, mentre Sayf al-Din al-Mashadani, membro del Baath e comandante del JRTN, veniva rapito da elementi del SIIS.
    19 giugno, i militanti del SIIS avrebbero attaccato le guardie di frontiera iraniane presso la città iraniana di Qasre Shirin. Il 21 giugno, il Brigadier-Generale Ahmad Reza Purdastan, dell’esercito iraniano, affermava che gli aggressori erano dal gruppo militante curdo Partito per la vita libera del Kurdistan – Pejak, aggiungendo che le unità militari iraniane lungo i confini occidentali dell’Iran erano in allerta, tra cui unità dell’aviazione dell’esercito dotate di elicotteri d’attacco AH-1 Cobra e Bell-214 Isfahan.
    20 giugno, 30 miliziani sciiti vengono uccisi a Muqdadiyah, una cittadina a nord-est di Baghdad, sulla strada per Baquba, da dove i terroristi furono respinti.
    21 giugno, il valico di Qaim tra Iraq e Siria, a 200 km a ovest di Baghdad, viene occupato dal SIIS. 30 soldati governativi sarebbero stati uccisi. Presso Baghdad vengono respinto i terroristi, in un’operazione organizzata dal Generale Qasim Jasim della 9.na Brigata corazzata. Le forze di sicurezza irachena circondano i terroristi nel distretto di Muqdadiyah, 35 chilometri a nord-est di Baqubah. Le forze di sicurezza effettuano attacchi aerei contro i terroristi. Tuz Khurmat, nella provincia di Salahuddin, finisce sotto controllo curdo. Israele riceve una petroliera con greggio del Kudistan iracheno. Muqtada Sadr riattiva la milizia del Mahdi: 50000 miliziani marciano armati e in divisa a Baghdad. Parate simili si svolgono in altre nel sud e un piccolo corteo si svolge anche a Kirkuk. Alcuni combattenti portavano armi anticarro utilizzate efficacemente contro i blindati della NATO e che si ritiene provengano dall’Iran. Secondo un funzionario del Pentagono 28 carri armati Abrams dell’esercito iracheno sarebbero stati danneggiati in combattimento dai terroristi, di cui 5 seriamente danneggiati da ATGM (missili anticarro). Gli Stati Uniti hanno fornito 140 carri armati M1A1 Abrams all’Iraq tra il 2010 e il 2012, che sebbene dotati di nuove attrezzature per la sorveglianza, non hanno la protezione all’uranio impoverito che ne aumenta la resistenza alle armi anticarro. Diversi video mostrano degli Abrams colpiti da ATGM usati dai terroristi nella provincia di Al-Anbar. I terroristi sono dotati di armi come gli ATGM 9K11 Kornet e i lanciarazzi anticarro RPG-7 e M70 Osa. Quest’ultimo è un’arma jugoslava ampiamente utilizzata dai terroristi in Siria, e finora raramente vista in Iraq. Altri tipi di blindati dell’esercito iracheno sembrano aver subito maggiori perdite rispetto agli Abrams come Humvee distrutti o catturati, trasporto truppa corazzati (APC) M113 e veicoli MRAP. Il funzionario ha anche affermato che 6 elicotteri iracheni sono stati abbattuti e 60 danneggiati in combattimento tra il 1° gennaio e tutto maggio, e un altro elicottero è stato abbattuto da un cannone antiaereo leggero su al-Saqlawiyah il 16 giugno; i suoi due membri dell’equipaggio sono stati uccisi.
    22 giugno, l’Ayatollah Khamenei dichiara: “Gli Stati Uniti sono dispiaciuti dalle elezioni con alta affluenza, perché intendono dominare l’Iraq sostenendo coloro che gli obbediscono“. Un consigliere di Moqtada Sadr avverte che ogni “consigliere” statunitense inviato in Iraq sarà considerato un occupante e obiettivo legittimo. L’Iran avrebbe inviato aerei in Iraq, secondo una fonte del Ministero della difesa di Baghdad. La fonte spiega che gli aerei possono colpire obiettivi nelle province di Niniwa e Anbar. Gli aerei sarebbero quelli confiscati da Teheran nel 1991, quando l’Iraq ve l’inviò per sottrarli alla guerra del Golfo del gennaio-febbraio 1991.
    23 giugno, il segretario di Stato USA John Kerry visita Baghdad. Maliqi gli dice che la crisi: “rappresenta una minaccia non solo per l’Iraq ma per la pace regionale e internazionale“. I capi tribali di Tal Afar inviano una delegazione a Irbil chiedendo alle autorità curde l’adesione al Kurdistan iracheno, infatti Hugh Evans, consigliere inglese nel Kurdistan iracheno, dichiara di “sperare di vedere presto la Repubblica del Kurdistan“, evidenziando gli aiuti di Londra ad Irbil, pari a 8 milioni di dollari. Scontri nella provincia di Salahudin tra il SIIS e l’Esercito islamico. Il capo della tribù al-Abid, in Iraq, shayq Anwar al-Asi, oppositore del SIIS, viene aggredito. Si rifugia a Sulaymaniyah, presso il governatore di Kirkuk. L’Australia ha deciso di espellere qualsiasi cittadino collegato al SIIS. Il portavoce dell’esercito iracheno Qasim Ata dichiara che l’esercito iracheno s’è ritirato dalle città occidentali di Rawa e Ana. Il capo dell’Ufficio centrale dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), Adil Murad, afferma che il SIIS è uno strumento di Washington supportato da Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Secondo Murad gli Stati Uniti sono interessati solo a dividere l’Iraq e la crisi rientra nel grande piano statunitense per diffondere caos in Medio Oriente. “I partiti politici iracheni devono essere uniti e impedire i piani dei nemici. Il SIIS attacca solo le forze peshmerga del PUK a Jalawla, Sadiyah e Khanaqan, ma non attacca le forze del Kurdistan Democratic Party (KDP)” di Barzani.
    Nel frattempo, i vertici di Teheran emettevano una serie di dichiarazioni sulla situazione in Iraq:
    Il Presidente Hassan Ruhani, ad Ankara, “La violenza e il terrorismo si sono aggravati per le interferenze di potenze trans-regionali”. “Se il governo iracheno vuole aiuto,… naturalmente aiuto e assistenza sono una cosa ed interferenza e scontro altra… L’entrata di truppe iraniane non è mai stata considerata… non abbiamo mai inviato nostre truppe in un altro Paese… Se gruppi terroristici si avvicinano ai nostri confini, sicuramente li affronteremo”. “I recenti avvenimenti in Iraq sono dovuti al fatto che i gruppi terroristici sono irritati dai risultati delle elezioni irachene, che mantengono gli sciiti e il primo ministro Nuri al-Maliqi al potere con mezzi democratici“. Hossein Amir Abdollahian, “Il ruolo di alcuni “lati stranieri” negli eventi di Mosul è evidente. Coloro che sostengono i taqfiri dovrebbero seriamente preoccuparsi per l’azione anti-sicurezza di tale corrente terrorista nei loro Paesi”. “Sosterremo potentemente l’Iraq nel suo confronto con il terrorismo“. Il comandante dei Basij dell’Iran, Generale Mohammad Reza Naqudi, “i gruppi taqfiri commettono crimini in linea ai minacciosi obiettivi di potenze arroganti che obbediscono a think tank occidentali e israeliani, supportati dai petrodollari di certi Paesi arabi”. “L’Arabia Saudita arma i terroristi in Siria con diverse armi in violazione di ogni norma e convenzione internazionale”. “I gruppi taqfiri e salafiti in diversi Stati regionali, soprattutto in Siria e in Iraq, sono sostenuti dagli Stati Uniti“. “Gli Stati Uniti manipolano i terroristi taqfiri per offuscare l’immagine dell’Islam e dei musulmani“. “Gli attacchi del SIIS in Iraq sono un nuovo complotto degli Stati Uniti dopo che Washington è stata sconfitta dalla resistenza nella regione. Gli Stati Uniti subiscono la sconfitta nello scontro e nei complotti contro gli alleati dell’Iran in Palestina, Libano e Siria, e ora hanno iniziato la stessa esperienza in Iraq… Un enorme forza popolare è attiva nella regione, che sventerà i loro inquietanti complotti. Queste forze popolari si sono formate negli Stati regionali divenendo una catena che si estende in tutto il Medio Oriente”. Il portavoce del ministero degli Esteri Marziyeh Afkham sollecitava l’arresto immediato del sostegno ai gruppi terroristici da parte di certi Stati, invitando tutti i Paesi ad adottare misure collettive per combattere il terrorismo. Il Presidente del Majlis Ali Larijani, “E’ ovvio che gli statunitensi e i Paesi vicini hanno attuato tali mosse… Il terrorismo è uno strumento delle grandi potenze per conseguire i loro obiettivi“. “L’Iraq ha le forze necessarie e i militari preparati per combattere il terrorismo e gli estremisti… Qualsiasi mossa che complichi la situazione in Iraq non sarà nell’interesse dell’Iraq e della regione“. Alaeddin Brujerdi, presidente della Commissione per la politica estera e di sicurezza della Majlis, “Il sostegno degli Stati Uniti, con invio di armi e addestramento militare (dei gruppi taqfiri), è la causa principale della diffusione del terrorismo e dei crimini disumani nella regione… L’Ummah musulmana deve porre fine agli interventi degli Stati Uniti nella regione“. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammed Zarif, in un’intervista alla rivista New Yorker: “E’ nell’interesse di tutti stabilizzare il governo iracheno. Se gli Stati Uniti si sono rendono conto che tali gruppi rappresentano una minaccia per la sicurezza della regione, e se vogliono davvero combattere il terrorismo e l’estremismo, allora c’è una causa comune globale“. Il Contrammiraglio Ali Shamkhani, segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale dell’Iran accusava Washington della creazione del SIIS. “Tutto ciò confuta la presunta cooperazione USA-Iran sull’Iraq di cui vaniloquia la ‘guerra psicologica’ occidentale contro l’Iran. Terrorismo ed instabilità contro l’Iraq sono gli obiettivi che gli Stati Uniti perseguono creando gruppi terroristici come il SIIS, ricorrendo alla cooperazione finanziaria, d’intelligenza e logistica con certi Paesi regionali nell’attuare tale politica. Chiediamo agli iracheni di restare vigili contro i complotti delle potenze straniere e di difendere il loro Paese. Qualsiasi aiuto iraniano all’Iraq sarà su base bilaterale e non avrà nulla a che fare con un Paese terzo“. Fonti:
    al-Manar
    BAS News
    BAS News
    Eurasia Rossa
    IBTimes
    Indian Punchline
    Kashf al-Niqab
    Veterans Today
    Vineyard Saker
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    War is boring

  8. #398
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da - SAVONAROLA - Visualizza Messaggio
    Io francamente non ci vedo nulla di contraddittorio nell'impronta religiosa data da Saddam al suo Partito.
    E allora che ti dichiari a fare "Baathista"?
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  9. #399
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    Predefinito Re: Iraq - Focus

    I veri obiettivi di Al Qaeda


    di Giorgio Bernardelli
    24-06-2014

    Ma siamo proprio sicuri che l'ISIS stia puntando direttamente su Baghdad? Ad ascoltare le cronache e le analisi che ci vengono proposte i jihadisti del movimento che da una decina di giorni ormai hanno assunto il controllo di Mosul sono a pochi chilometri dalla capitale irachena (la cifra varia un po' avanti indietro a seconda delle giornate e delle fonti). Ma uno sguardo alla carta geografica rivelerebbe un fatto «sensazionale»; e cioè che l'ISIS a settanta chilometri da Baghdad c'è già da gennaio, quando ha aperto il fronte di Falluja. Aggiungendo poi un'occhiata anche ai profili twitter su cui queste formazioni esaltano i loro successi militari, si scoprirebbe anche un altro dato un po' diverso. E cioè che più che avanzare verso la capitale irachena le loro milizie stanno operando in un'altra direzioni: il consolidamento delle posizioni nella parte occidentale della provincia dell'Anbar, quella dei confini con la Siria ma anche con la Giordania.

    Non che queste siano buone notizie, ovviamente. Al contrario: è la conferma che l'ISIS è una milizia che si muove con una strategia ben precisa e oggi - più che a lanciarsi a capofitto nella battaglia finale di Baghdad - pensa a mettere radici nell'area a cavallo tra la l'Iraq e la Siria ormai nelle sue mani e che costituisce il nucleo iniziale dell'aspirante califfato. L'altro giorno hanno preso definitivamente il controllo delle città di Qaim, Rawah e Anah che sono le più importanti sulla strada che da Ramadi conduce verso Deir ez Zor in Siria. Con il più classico degli eufemismi l'esercito iracheno ha detto di aver ripiegato con le sue forze verso posizioni migliori. Il che significa che in questo momento a loro interessa difendere Baghdad; tutto quanto c'è a ovest o a nord è dato per perso. Dal punto di vista dell'ISIS, invece, il controllo di quelle tre città è fondamentale per far giungere le armi pesanti di cui è entrata in possesso con la conquista di Mosul sul campo di battaglia che oggi ritiene più importante e cioè quello di Deir ez Zor.

    È dalla fine del 2011 che si combatte in questa città della Siria, ma da un anno a questa parte è diventato un conflitto a tre; perché qui - parallelamente alla guerra contro l'esercito di Assad - a scontrarsi tra loro ci sono anche l'ISIS e l'Esercito siriano libero, le milizie siriane ribelli riconosciute dai governi occidentali. A febbraio l'ISIS si era ritirata da questa zona per concentrare le sue forze nella battaglia di Falluja in Iraq. Ma ora - dopo i successi delle ultime settimane – sta spostando di nuovo molta della sua potenza di fuoco su Deir ez Zor, dove ormai l'Esercito siriano libero si trova ormai di fatto accerchiato tra le forze di Assad da una parte e l'ISIS dall'altra. Vale la pena anche di ricordare che Deir ez Zor è il più importante centro petrolifero siriano e che si trova sulla strada che congiunge l'Iraq alla provincia di Raqqa, il capoluogo siriano che già dall'estate scorsa si trova saldamente nelle mani dell'ISIS. Non stupisce - dunque - che l'aspirante califfato oggi punti dritto verso questa città. Ma una sua caduta sarebbe un'altra tragedia immensa per i cristiani d'Oriente: Deir ez Zor, infatti, fu il punto d'arrivo delle marce forzate nel deserto durante il genocidio degli armeni. In migliaia vennero uccisi proprio qui, sulle rive dell'Eufrate. E, nonostante l'immenso dolore per quella tragedia, chi è sopravvissuto ha provato a rinascere proprio a Deir ez Zor. Questa comunità ha fatto diventare le sue chiese l'unico memoriale esistente in Oriente di quel genocidio. Che cosa succederebbe se anche questi luoghi di culto - dopo quelli di Mosul - finissero nelle mani di milizie salafite fanatiche come quelle dell'ISIS?

    Non è solo Deir ez Zor - comunque - a destare preoccupazioni nell'avanzata dell'ISIS: ieri tra le altre città della provincia dell'Anbar cadute nelle mani del nascente califfato si è aggiunta anche Rutba, cioè l'ultima città irachena sulla direttrice che collega Baghdad ad Amman. Questo significa che oggi lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante controlla anche la frontiera con la Giordania, l'unico Paese del Medio Oriente rimasto finora fuori dalle turbolenze drammatiche innescate dalla stagione della «primavera araba». Si tratta di un altro fatto molto inquietante. Anche perché - guarda caso - proprio venerdì a Maan, città del sud della Giordania, è spuntata fuori la prima manifestazione a sostegno dell'ISIS in terra giordana. Poche decine di persone, apparentemente isolate. Ma che - abbinate a un nuovo vicino così ingombrante e dichiaratamente ostile - sono suonate come l'ennesimo campanello d'allarme in un Paese già messo a dura prova dalle centinaia di migliaia di profughi siriani e iracheni riversatisi negli ultimi anni entro i suoi confini.


    I veri obiettivi di Al Qaeda
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  10. #400
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    Predefinito Re: Iraq, atrocità indescrivibili dei miliziani Isis: donne stuprate, sequestri e str

    Citazione Originariamente Scritto da Zefram_Cochrane Visualizza Messaggio
    gli amici di Obama, dopo aver fatto danni in Siria, portano la loro merda in giro per il medioriente.
    Già, ed è impressionante l'inerzia dei leader europei di fronte alla prospettiva dello stabilirsi di un regime integralista a due passi dai nostri confini.
    Eppure sono stati solerti a scendere in campo contro Gheddafi in Libia, peraltro sparando contro i loro stessi interessi, a fronte di presunte sanguinose repressioni del regime. Ma in quel caso a chiederlo furono gli USA, oggi invece gli USA non lo chiedono, forse addirittura chiedono di starsene buoni, e noi assistiamo impassibili al divampare di un incendio integralista che rischia di travolgere milioni di persone in Medio Oriente e di lambire la stessa Europa.

    Ora sarebbe ancora possibile colpire l'ISIS e i suoi alleati avendo buone probabilità di successo: l'esercito di Gheddafi era un osso molto più duro rispetto a questo embrione di esercito regolare. Ma non risulta che i paesi europei abbiano presentato una richiesta al Consiglio di Sicurezza per un intervento militare che fermi degli eventi che sicuramente mettono in pericolo la pace mondiale e i diritti umani delle popolazioni.

    Ma in che razza di Unione Europea viviamo? Esiste l'Unione Europea o è solo una farsa? E' possibile che i leader e i burocrati europei siano talmente servi degli americani da tradire così platealmente i loro stessi concittadini? Se questa è l'Europa che muoia al più presto.
    “I vecchi moriranno ed I giovani dimenticheranno. Entro due generazioni avranno dimenticato il loro senso di identità nazionale, perchè noi glielo avremo estirpato” (David Ben Gurion, fondatore dello stato d’Israele, riferendosi ai palestinesi)

 

 
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