Isis: Le armi chimiche e il califfato
I resti delle armi chimiche di Saddam Hussein hanno ferito e ucciso i soldati americani. Anche per questo difficilmente diventeranno utili al califfato
Negli ultimi giorni diverse fonti hanno richiamato il pericolo di un’ISIS dotata di armi chimiche, puntando in particolare a quelle che ancora giacciono in stato di semi-abbandono nelle zone dell’Iraq controllate dal califfato, un’ipotesi che appare decisamente improbabile.
IL LAPTOP DEL TERRORE - Verso la fine di agosto un paio di corrispondenti hanno messo le mani sul laptop di uno degli uomini del califfato in Iraq. All’interno c’erano file che parlavano di come assemblare armi chimiche e di come usarle per eventuali attentati. Tutta teoria, ma la cosa fece notizia e non mancò d’inquietare parecchi tra cittadini e autorità.
IL DEPOSITO PERICOLOSO -
Verso la fine di giugno l’ISIS ha conquistato il complesso di al-Muthanna, un tempo fabbrica delle armi chimiche di Saddam e ora cimitero di quel che ne rimane. La presa della struttura, ben isolata da una zona desertica a un centinaio di chilometri a Nord della capitale, non destò allarme
tra le autorità americane, che avevano contribuito ad accumulare in quel luogo, in attesa di tempi migliori che non sono mai arrivati, i materiali troppo pericolosi per essere maneggiati o troppo costosi da smaltire.
UN PROBLEMA PIÙ CHE UNA RISORSA – Quel luogo infatti è un serbatoio di pericoli e non certo di armi o di opportunità,
custoditi malamente, stoccati senza tanti riguardi, i rottami di quello che fu l’armamento chimico di Saddam sono infatti estremamente pericolosi per chiunque si avvicini, figurarsi per chi avesse l’idea di maneggiarli. Lo conferma anche un articolo del New York Times, che oggi racconta delle vittime «segrete» delle armi chimiche di Saddam tra i soldati americani.
I CASI INSABBIATI -
Tra il 2004 e il 2011 si sono verificati sei incidenti nei quali sono rimasti feriti dalle armi chimiche dei soldati americani o iracheni. L’inchiesta della testata americana ha rintracciato 17 soldati americani e 7 poliziotti iracheni feriti, rilevato che a causa del segreto esteso su questi incidenti, non possono reclamare i sussidi e la copertura delle cure sanitarie. La dinamica degli incidenti testimonia della pericolosità di questi antichi ordigni e dei numerosi bidoni nei quali le sostanze sono state più o meno sigillate prima di essere interrate o chiuse in qualche vecchio bunker, che a distanza di una decina d’anni non può che essere aumentata.
ISIS E ARMI CHIMICHE -
Se la via della produzione è quindi lunga, improbabile e lontana nel tempo per l’ISIS, quella dello sfruttamento degli avanzi del programma militare iracheno è decisamente impervia e pericolosa: quelle armi rappresentano una minaccia per chiunque ci stia vicino e ancora di più per chi provi a usarle. Problemi che hanno ben presente anche quelli dell’ISIS, che infatti per ora non hanno mai fatto parola di progetti del genere. Di queste difficoltà sono decisamente consapevoli gli uomini del califfato, che tronfi hanno diffuso ai quattro venti le incursioni si sono appropriati di altre armi,
ma che comprensibilmente non si sono profusi in grida di trionfo quando si sono impadroniti della pericolosissima discarica di al-Muthanna.