
Originariamente Scritto da
Giò
Non vedo elementi fascisti nel "socialismo di mercato" cinese. Già ne vedo di più nella "Repubblica islamica iraniana". Putin propone un modello semi-autoritario in cui nazionalismo gran-russo (o panrusso, che dir si voglia), conservatorismo etico, aspirazioni imperiali, rispetto per la religiosità tradizionale ed interventismo dello Stato nei settori-chiave dell'economia nazionale (ove ritenuto necessario) si fondono in una sintesi che l'uomo forte e carismatico del Cremlino cerca di rappresentare. Anche il non voler completamente rifiutare le dinamiche della post-modernità globalizzata, cercando di sfruttarle in funzione del bene comune della Federazione russa, non è così lontano da quel modello di "modernizzazione autoritaria" che il Fascismo propose al nostro paese nel passato. Infatti, nel Fascismo storico italiano elementi importanti ed essenziali sia della sua dottrina che della sua prassi sono stati la centralità data all'autorità dello Stato (visto non come "il guardiano notturno che si occupa soltanto della sicurezza personale dei cittadini" ma come "fatto spirituale e morale, poiché concreta l'organizzazione politica, giuridica, economica della nazione"), alla nazione, all'idea-forza dell'Impero, alla famiglia naturale come base fondamentale della grandezza della nazione, alla promozione di un'opera di moralizzazione della società civile nel suo complesso, alla politica di rispetto e protezione accordata alla Chiesa e alla religione tradizionale del nostro popolo ed alla contestazione degli equilibri internazionali imposti dalle "democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente". Elementi che, secondo me, il modello putiniano presenta, seppur talvolta in maniera molto più sfumata rispetto all'originale e condizionatamente al contesto russo moderno. Ciò che manca al modello putiniano di "fascista" sono il corporativismo, la mobilitazione delle masse attraverso il partito unico, l'eradicazione completa delle cosiddette "libertà civili" frutto della Rivoluzione americana e francese, l'assunzione di una missione civile e spirituale di natura universale che vada al di là di (seppur positive) affermazioni di principio o di azioni tese a difendere concretamente quello che di fatto è l'Impero russo. Un grosso "deficit" è l'influenza che ancora gli oligarchi hanno, nonostante il "repulisti" fatto da Putin anni fa.
Ora, io non voglio "trasferire" questi elementi positivi, da me individuati, nel modello russo al passato governo ucraino che, ne sono certo, non costituiva un esempio in tal senso. Va però detto che la rivolta di Maidan non ha fatto altro che portare altri oligarchi al potere e favorire meri interessi economici e finanziari diversi da quelli precedentemente tutelati: è chiaro però che sempre di oligarchi e di meri interessi economico-finanziari si tratta e pertanto non vedo questa grande rivoluzione negli esiti delle rivolte contro il governo di Yanukovich. Anzi, se quest'ultimo poteva essere considerato un male, non vedo come i suoi successori possano essere considerati un bene o comunque un male minore, visto che ora si rischiano di finire sul serio sotto l'ombrello NATO ed i legami con USA ed UE sono sempre più stretti. La realtà è che P.S., come già detto, è un movimento "piccolo-nazionalista" e secondo tali logiche ragiona e continuerà a ragionare. Avrebbe potuto "cacciare" il governo Yanukovich precisando di non voler andare contro Putin e riconoscendone il ruolo oggettivamente positivo che ha quanto meno sullo scacchiere internazionale. Uso il condizionale perché, secondo me, al di là di tutto, P.S. non ha la forza né l'ha mai avuta per imporre la sua volontà non dico all'intera Ucraina ma almeno a quella metà più o meno abbondante del paese non russofona.