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Discussione: La comune di Kronstadt

  1. #41
    Canaglia
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Molto del programma dei 15 punti di Kronstadt viene dalle posizioni di questo raggruppamento, mentre va ridimensionato il peso, che un luogo comune vuole attribuire all’anarchismo, sulle posizioni di Kronstadt. Infatti, se è vero che alcune rivendicazioni erano state già innalzate dagli anarchici, la Kronstadt del 21 non si batteva contro lo Stato in quanto tale, ma per uno Stato nelle mani dei lavoratori... Se si ritiene, invece, che quella di Kronstadt, a differenza di altre, sia stata una rivoluzione spontanea si commette un duplice errore: quello di ritenere che vi siano rivoluzioni dettate dall’alto, decise da entità esterne ai soggetti protagonisti e quello di non cogliere come nello specifico di Kronstadt varie correnti rivoluzionarie avessero lavorato per preparare o rafforzare la rivoluzione. In altri termini la rivoluzione di Kronstadt fu preparata dall’azione di differenti correnti rivoluzionarie, di matrice marxista, populista e anarchica e tra queste dobbiamo inserire, sub specie particulare, il partito bolscevico, prima, gran parte dei militanti bolscevichi isolani, poi. (Bagliori di socialismo a Kronstadt)

    Questo ci dimostra che gli anarchici non erano maggioranza, tuttavia la rivolta è da ritenersi chiaramente libertaria. Non a caso affascinò ed entusiasmò gli anarchici di tutto il mondo. E non a caso furono gli anarchici alexander Berkman, emma goldman e victor serge tentarono in tutto i modi di fermarne la repressione. Più avanti, sperando di averne voglia, vi copierò stralci dal libro di Avrich.

  2. #42
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Kronstadt
    di Guido Montana
    Cinquant'anni fa la rivolta libertaria degli operai e dei marinai di Kronstadt indicava che il socialismo deve essere anarchico
    La storiografia marxista-leninista, i comunisti ortodossi o eterodossi di tutte le latitudini, raramente parlano di Kronstadt. Per i sovietici, poi, la cittadella della rivoluzione sociale, a pochi chilometri da Leningrado, sembra più lontana della Luna. Uno degli errori che più facilmente si commettono, è di pensare che due soltanto siano state le rivoluzioni in Russia, nel febbraio e nell'ottobre 1917. Se ne dimentica una terza: Kronstadt, 1 marzo 1921.
    Perché Kronstadt è così importante, mentre i comunisti vogliono farla dimenticare?
    Costruita come piazzaforte e base navale dello zarismo, divenne nel 1917 e ancor più nel '21, la roccaforte della Rivoluzione. Kronstadt era l'avamposto, la sentinella armata di Pietrogrado, situata sull'isola di Kotline nel golfo di Finlandia, una trentina di chilometri dalla ex-capitale dell'impero zarista. Sulla grande piazza dell'Ancora, dove un tempo si facevano riviste militari o istruzioni, convergevano, durante la rivoluzione, decine di migliaia di marinai, di soldati e di operai. La piazza era in effetti una grande assemblea popolare, quasi permanente, dove si prendevano le grandi decisioni rivoluzionarie.
    Indubbiamente la forza essenziale di Kronstadt era costituita dai marinai, che erano in larga misura degli ex-operai, fra i quali lo zarismo reclutava i suoi marinai, perché più abili ed evoluti. Questi marinai avevano girato il mondo, erano venuti in contatto con società più civili e democratiche, e tutto ciò aveva contribuito a fare di loro dei rivoluzionari autentici, consapevoli delle miserrime condizioni in cui versava il popolo sotto lo zarismo e della necessità di una vera rivoluzione sociale.
    Le parole d'ordine "libertarie" del bolscevismo ebbero quindi una pronta eco tra i marinai e gli operai di Kronstadt. Prima di abbatterla a cannonate, persino Leone Trotsky parlava di Kronstadt come "orgoglio e gloria della Rivoluzione russa", ma dopo gli eventi del 1921 il partito bolscevico preferì far dimenticare la enorme importanza della piazzaforte baltica. Si preferì tacere, per esempio, sul fatto che a contrastare la marcia del generale Kornilov, vi fossero in prima fila i marinai e gli operai di Kronstadt, uniti agli operai e ai soldati di Pietrogrado.
    La storia di Kronstadt è d'altra parte strettamente connessa alle vicende di Pietrogrado rivoluzionaria: nel 1905, nel '17, nel '21. A ogni sollevazione, dimostrazione, contro il governo provvisorio, Pietrogrado vedeva gli uomini di Kronstadt dare il loro decisivo contributo. Il suo soviet era divenuto lo spauracchio di Keremsky, il cui governo non ebbe scrupolo di calunniare la cittadella ribelle, accusandola di eccessiva autonomia e di separatismo, e persino di accordarsi con i tedeschi. Come si vede, i bolscevichi non furono i primi nel laido gioco della calunnia ai danni di Kronstadt, ma ebbero nei moderati dei maestri preziosi.
    Delusi da Kerensky, i marinai e gli operai di Kronstadt sbarcarono il 4 luglio 1971 a Pietrogrado per dare man forte ad alcuni reggimenti ribellatisi agli ordini del governo provvisorio. I soldati rifiutavano di andare al fronte, decisi a farla finita con la guerra. Erano circa dodicimila quelli di Kronstadt (marinai, soldati, operai e operaie). Con le bandiere rosse e nere, si diressero verso il palazzo di Tauride, dove erano riuniti i diversi gruppi politici, tra cui i bolscevichi. La parola d'ordine di Kronstadt, "Tutto il potere ai soviet! Via il governo provvisorio!" non fu seguita. Ci furono scontri con le truppe fedeli a Kerensky, alcuni rivoluzionari caddero. Non si era potuta realizzare una più vasta unità tra le masse e l'iniziativa di Kronstadt fallì.
    La partecipazione dei bolscevichi al movimento fu scarsa e di secondo piano; in realtà non erano interessati a un'insurrezione popolare di cui non avevano ancora la guida. Le calunnie del governo provvisorio contro Kronstadt, naturalmente, ripresero più violente che mai. Gli abitanti della cittadella corsero allora ai ripari: inviarono il tutto il paese dei propagandisti per ristabilire la verità. Molti di essi furono arrestati, ma molti altri se ne aggiunsero. Fu a quel punto che i marinai della flotta del mar Nero, che sostenevano Kerensky, cominciarono a dubitare delle voci messe in giro contro Kronstadt. E per sapere la verità inviarono una delegazione nel covo dei "controrivoluzionari" baltici. Si convinsero così, non solo che Kerensky aveva mentito, ma che a Kronstadt si stava realizzando la vera rivoluzione sociale. La parola d'ordine "Tutto il potere ai soviet locali!" divenne assolutamente convincente anche per i marinai del mar Nero.
    Il governo di Kerensky cercò allora di risolvere la questione di Kronstadt con l'astuzia e l'inganno. Col pretesto delle esigenze militari (rafforzare il fronte di Riga), decise di portare via da Kronstadt tutta l'artiglieria pesante che era a difesa della piazzaforte. Il trucco era troppo evidente: l'artiglieria dei forti di Kronstadt non sarebbe stata di nessuna utilità al fronte, mentre era assolutamente necessaria per difendere la base navale da un eventuale attacco della flotta tedesca. Fu allora chiaro che Kerensky, pur di battere il movimento popolare di Pietrogrado e di Kronstadt, era disposto a tutto, anche al tradimento e all'accordo coi tedeschi. La resistenza di Kronstadt indusse il governo provvisorio a un compromesso: rinunciò ai cannoni in cambio di un piccolo distaccamento di marinai, che fu inviato al fronte. In realtà quei marinai portarono al fronte "il contagio di Kronstadt". Ormai i lavoratori, i soldati russi, vedevano in questa gloriosa cittadella, la purezza, la garanzia rivoluzionaria, e all'opposto nel governo provvisorio, l'infido potere pronto a tradire e reprimere la rivoluzione. Kronstadt divenne così un centro attivo in cui si addestravano e si reclutavano le forze rivoluzionarie, e dove si creavano le basi stesse dell'autogoverno popolare. Delegazioni operaie e contadine venivano inviate a Kronstadt per chiedere aiuti, informazioni, consigli, propagandisti rivoluzionari. Gli uomini di Kronstadt percorsero la Russia, andarono nelle piccole città di provincia, nei villaggi, inducendo quelle popolazioni a ribellarsi al governo, a impadronirsi delle terre, ad autogovernarsi.
    Tutto questo, se da una parte indeboliva Kerensky, dall'altra rafforzava la presa dei bolscevichi sulle masse. I comunisti avevano infatti fatta propria la propaganda libertaria di Kronstadt. "Tutto il potere ai Soviet!" divenne in realtà la parola d'ordine seguente: Tutti dietro i bolscevichi per realizzare il potere dei soviet! L'inganno non era allora manifesto e la stessa Kronstadt credeva alla buona fede dei bolscevichi.
    Quando verso la fine del febbraio 1921, a guerra civile ormai conclusa, alcune fabbriche di Pietrogrado entrarono in agitazione contro il governo bolscevico, a causa delle insostenibili condizioni di vita, per la completa inefficienza organizzativa, per i soprusi burocratici e la costituzione di una vera e propria casta di privilegiati, ai danni della grande massa lavoratrice, anche Kronstadt fece udire la sua voce e solidarizzò con gli operai di Pietrogrado. Il partito bolscevico corse ai ripari, Trotsky richiamò dai vari fronti truppe scelte, fedeli, e soffocò sul nascere la ribellione operaia. Kronstadt invece non si piegò. Prendendo alla lettera il programma bolscevico di dare "tutto il potere ai Soviet", fece piazza pulita degli emissari e dei gerarchi bolscevichi che si erano di fatto impadroniti del potere locale. Vennero convocate nuove assemblee, si elessero i veri rappresentanti del popolo. I bolscevichi, verso i quali era appuntata l'ostilità crescente delle masse, ebbero così una bruciante sconfitta. Esautorati dalle funzioni direttive, chiesero aiuto al centro. Intervennero i grossi calibri, tra cui Kalinin. In democratiche assemblee i comunisti ebbero allora modo di constatare che il loro potere incontrollato, a Kronstadt, era finito. Cominciava la pacifica rivoluzione sociale dei lavoratori, dei marinai e dei soldati. Kronstadt innalzava la bandiera della terza Rivoluzione, quella vera.
    La Rivoluzione di Kronstadt, ripetiamo, fu all'inizio pacifica, perché come scrisse il Comitato Rivoluzionario Provvisorio, "i lavoratori non hanno bisogno del sangue. Non ne faranno scorrere che in caso di legittima difesa...". La quasi totalità dei comunisti locali aderì al movimento libertario, cosicché i capi bolscevichi, i burocrati, la polizia politica, rimasero isolati e furono costretti a rinunciare ai loro privilegi (uffici spaziosi, abitazioni sontuose, rifornimenti alimentari e stipendi speciali, ecc.). Il primo provvedimento riguardò naturalmente le abitazioni. Vennero eletti comitati popolari di rione, di fabbricato, si fece il censimento degli appartamenti. Si scoprì così una situazione di ineguaglianza mostruosa: mentre in orribili tuguri convivevano decine di persone, c'erano moltissime abitazioni quasi vuote o abitate da pochi privilegiati, in genere funzionari di partito, dirigenti, burocrati. Il direttore della scuola per ingegneri, aveva per esempio a disposizione un appartamento di ben venti stanze. Ed era celibe! Fu allora stabilito, con un articolo votato dall'assemblea popolare: "La proprietà privata, per ciò che concerne i beni fondiari e gli immobili, è abolita". Gli appartamenti furono ridistribuiti secondo le effettive necessità della popolazione.
    Ma il governo bolscevico non aveva atteso l'assemblea di Piazza dell'Ancora e la ribellione del 1° marzo 1921 per garantirsi dal pericolo costituito dalla libertaria Kronstadt. In realtà, seguendo le orme di Kerensky, Lenin, Trotsky e compagni avevano cominciato da tempo a "indebolire" il peso militare e politico della piazzaforte del Baltico. I marinai e i soldati erano stati richiamati in gran numero sui fronti della guerra civile, gli operai utilizzati come propagandisti dell'esercito bolscevico. Ritornando a Kronstadt, questi sinceri rivoluzionari trovavano la loro città in mano ai burocrati di partito, nuovi privilegi e soprusi di classe. La ribellione maturava, quindi, nello stesso momento in cui il potere comunista indeboliva subdolamente la capacità di reagire di Kronstadt. Ma la pacifica rivoluzione fu fatta ugualmente, mettendo in discussione il principio stesso del partito-guida. I capi bolscevichi, allora, capirono che non era in gioco solo il loro potere a Kronstadt ma in tutta la Russia. La vittoria definitiva di Kronstadt avrebbe infatti significato l'estendersi in tutto il paese della terza Rivoluzione: la rivoluzione sociale libertaria. Fu così che, rinnegando ogni parola d'ordine sull'autodeterminazione popolare, il partito bolscevico decise di soffocare in un bagno di sangue la ribellione dei marinai, dei soldati e degli operai di Kronstadt. L'esecuzione di tale disonorevole compito fu affidato a Trotsky e in via diretta al generale Tukacevsky (entrambi, a loro volta, vittime del terrore staliniano!).
    L'attacco bolscevico cominciò il 7 marzo, alle ore 18,45, col bombardamento della città. Una furia di ferro e di fuoco si abbattè sui rivoluzionari. Truppe fedeli ai bolscevichi, prelevate dai fronti, distaccamenti della Ceka e "Kursanti", si lanciarono all'attacco sulle piste gelate. Ma quella che doveva essere una conquista d'assalto, divenne in pochi giorni una logorante guerra di posizione. Tutta la popolazione di Kronstadt partecipava alla resistenza. Vennero organizzati infermerie, sale operatorie, comitati per in munizionamenti e per l'approvvigionamento. Donne, ragazzi facevano la spola tra la città e la linea di combattimento, raccoglievano i feriti, portavano i rifornimenti. E molti rimanevano sul ghiaccio massacrati dalle schegge degli obici. Cadaveri di soldati bolscevichi punteggiavano la bianca distesa davanti all'invincibile Kronstadt...
    La furia militare si alternava alla violenza delle calunnie. I capi bolscevichi sembravano letteralmente impazziti, incapaci di rendersi conto delle ragioni di quella straordinaria e imprevedibile resistenza. Intorno a Kronstadt veniva intanto stesa una cortina "sanitaria"; la verità non giungeva all'esterno, ogni notizia era radicalmente capovolta: il bianco diveniva nero e viceversa. A Pietrogrado circolavano solo i nomi dei generali e degli ammiragli zaristi che dirigevano (secondo i bolscevichi) la rivolta contro le conquiste della rivoluzione d'Ottobre!...
    I reggimenti comunisti, agli ordini di Trotsky e Tukacensky, riuscirono a sfondare solo dopo undici giorni di lotta senza tregua, che fece migliaia di morti e di feriti. E riuscirono ad aprire un varco dal lato della cosiddetta "Porta di Pietrogrado" (Kronstadt era stata munita di artiglieria fissa per essere difesa verso il mare e non già dalla parte della capitale!). Penetrati attraverso il punto più debole, le truppe di Trotsky invasero Kronstadt da molte parti. Si combattè ferocemente casa per casa. I difensori si batterono da leoni fino alla fine. Fu così che venne distrutto il fior fiore dei rivoluzionari russi, operai, marinai e soldati di Kronstadt, che anticiparono, nel 1921, i lineamenti della futura rivoluzione sociale libertaria.
    Il commissario bolscevico Dybenko ebbe a Kronstadt pieni poteri per "ripulire" la cittadella del Baltico, radicalmente e senza debolezze. Migliaia di rivoluzionari, di operai, di marinai, di soldati, di donne del popolo, furono trucidati dei plotoni di esecuzione o massacrati vigliaccamente nei sotterranei della polizia politica.
    Lo stesso giorno il governo e il partito bolscevichi festeggiava ufficialmente, pubblicamente, il 50° anniversario della Comune di Parigi! La farsa celebrativa da parte degli affossatori della Comune di Kronstadt segnava l'inizio, col 18 marzo 1921, di una rapida evoluzione verso quella che doveva divenire - con Stalin - la più sanguinosa controrivoluzione della storia.
    Guido Montana
    Kronstadt di Guido Montana
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  3. #43
    Canaglia
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Premesso che il compagno Gianky è riuscito nel miracolo di passare nel giro di qualche giorno dal nichilismo, al socialismo, al socilaismo libertario e adesso, da qualche ora all'anarchismo, riporto cosa dice Paul Avrich rispetto alla presenza anarchica a Kronstadt nel 1921 (dimostrando chi è che parla perchè possiede fonti attendibili e chi invece si arrabatta cercando alla rinfusa sul web):

    Al contrario l'influenza anarchica era stata sempre molto forte nella forte, e agli anarchici si è spesso attribuita l'ispirazione della rivolta. Ma ciò è del tutto falso. Da un lato, i più importanti anarchici di Kronstadt degli ultimi anni non erano più presenti: Anatoli Zhelesniakov, il giovane e fiero marinaio che aveva disperso l'assemblea costituente era stato ucciso combattedo contro i bianchi; I.S Bleikhman, un popolare oratore della piazza dell'Ancora nel 1917, era morto qualche mese prima della rivolta; e il suo compagno, Efim Yarcuk, figura di primo piano del soviet di Kronstadt durante la rivoluzione era adesso a Mosca, strettamente sorvegliato dalla Ceka, quando non addirittura in prigione...soltanto un membro dle comitato rivoluzionario provvisorio (Perepelkin) era stato un tempo collegato con gli anarchici e solo indirettamente. Inoltre, il giornale del movimento cita gli anarchici una sola volta, riportando il testo del manifesto della Petrapavlosk che richiedeva libertà di parola e di stampa per gli operai ei contadini, gli anarchici e i partiti di sinistra. Tuttavia, lo spirito del'anarchismo, così forte a Kronstadt nel 1917, non era affatto scomparso...(Paul Avrich, Kronstadt 1921, Res gestae, pag 160)
    Ultima modifica di Josef Scveik; 25-07-14 alle 17:34

  4. #44
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    Premesso che il compagno Gianky è riuscito nel miracolo di passare nel giro di qualche giorno dal nichilismo, al socialismo, al socilaismo libertario e adesso, da qualche ora all'anarchismo,
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  5. #45
    Canaglia
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Questo per imparare qualcosa, a meno che ne frattempo tu non sia diventato democristiano:
    Al contrario l'influenza anarchica era stata sempre molto forte nella forte, e agli anarchici si è spesso attribuita l'ispirazione della rivolta. Ma ciò è del tutto falso. Da un lato, i più importanti anarchici di Kronstadt degli ultimi anni non erano più presenti: Anatoli Zhelesniakov, il giovane e fiero marinaio che aveva disperso l'assemblea costituente era stato ucciso combattedo contro i bianchi; I.S Bleikhman, un popolare oratore della piazza dell'Ancora nel 1917, era morto qualche mese prima della rivolta; e il suo compagno, Efim Yarcuk, figura di primo piano del soviet di Kronstadt durante la rivoluzione era adesso a Mosca, strettamente sorvegliato dalla Ceka, quando non addirittura in prigione...soltanto un membro dle comitato rivoluzionario provvisorio (Perepelkin) era stato un tempo collegato con gli anarchici e solo indirettamente. Inoltre, il giornale del movimento cita gli anarchici una sola volta, riportando il testo del manifesto della Petrapavlosk che richiedeva libertà di parola e di stampa per gli operai ei contadini, gli anarchici e i partiti di sinistra. Tuttavia, lo spirito del'anarchismo, così forte a Kronstadt nel 1917, non era affatto scomparso...(Paul Avrich, Kronstadt 1921, Res gestae, pag 160)

  6. #46
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Fai benissimo a ignorare le cretinate di questo maniaco. Con lui non ci può essere dialogo, perché utilizza solamente la menzogna e mezzucci da sbirro per farsi valere.

    La rivolta di Kronstadt è STORICAMENTE collocata nel filone ANARCHICO. Questo perché, nonostante l'influenza di Lenin e dei bolscevichi, erano ancora radicate nel popolo russo (di inizio '900 s'intende!!) le teorie anarchiche di pensatori come Bakunin e Kropotkin.

    Ma , come già scritto, è inutile farlo notare al beota in questione. Lui sarebbe perfino capace di spacciare Lenin per un anarcosindacalista.

  7. #47
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    Questo per imparare qualcosa, a meno che ne frattempo tu non sia diventato democristiano:
    Al contrario l'influenza anarchica era stata sempre molto forte nella forte, e agli anarchici si è spesso attribuita l'ispirazione della rivolta. Ma ciò è del tutto falso. Da un lato, i più importanti anarchici di Kronstadt degli ultimi anni non erano più presenti: Anatoli Zhelesniakov, il giovane e fiero marinaio che aveva disperso l'assemblea costituente era stato ucciso combattedo contro i bianchi; I.S Bleikhman, un popolare oratore della piazza dell'Ancora nel 1917, era morto qualche mese prima della rivolta; e il suo compagno, Efim Yarcuk, figura di primo piano del soviet di Kronstadt durante la rivoluzione era adesso a Mosca, strettamente sorvegliato dalla Ceka, quando non addirittura in prigione...soltanto un membro dle comitato rivoluzionario provvisorio (Perepelkin) era stato un tempo collegato con gli anarchici e solo indirettamente. Inoltre, il giornale del movimento cita gli anarchici una sola volta, riportando il testo del manifesto della Petrapavlosk che richiedeva libertà di parola e di stampa per gli operai ei contadini, gli anarchici e i partiti di sinistra. Tuttavia, lo spirito del'anarchismo, così forte a Kronstadt nel 1917, non era affatto scomparso...(Paul Avrich, Kronstadt 1921, Res gestae, pag 160)
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  8. #48
    Canaglia
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    La mia fonte è Paul Avrich e la sua ricca documentazione. Quella di Lupo Sciolto° è wikipedia.
    Chi è più attendibile?

  9. #49
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    UNA BREVE NOTA SU KRONŠTADT
    di Stefano Santarelli



    Il dibattito che in questi giorni si è innescato nel gruppo aperto su Facebook di “Bentornata Bandiera Rossa!” e con ben altra levatura nello stesso Comitato di Redazione del nostro sito era in fondo prevedibile.
    La storica divisione tra l’anarchismo ed il comunismo è ancora oggi attuale.
    E’ la divisione tra chi prospetta una visione libertaria del socialismo con chi invece né ha una visione autoritaria. Una divisione iniziata con lo scioglimento della Associazione internazionale dei lavoratori nel 1876 e proseguita in tutto il novecento con pagine tragiche durante la Rivoluzione russa e con quella spagnola.
    Tra sei anni si celebrerà l’anniversario della Rivoluzione del 1917 e sarà quindi un’occasione per tracciare un bilancio il più possibile imparziale dopo un secolo da questi avvenimenti.
    Il secolo che ci siamo lasciati dietro le nostre spalle è stato indiscutibilmente il secolo delle grandi catastrofi umane: dai genocidi iniziati con quello armeno del 1914 vero prototipo dei genocidi del XX secolo fino ai recenti genocidi nell’ ex Jugoslavia e in Africa (Ruanda-Burundi, Uganda) e da due guerre mondiali il cui livello di distruzione non ha avuto precedenti nella storia dell’umanità.
    E’ stato il secolo della barbarie dei campi di concentramento nazisti e stalinisti.
    Nella Rivoluzione russa che ha scatenato grandi speranze ed illusioni tutti questi elementi sono purtroppo presenti.
    Il partito bolscevico che aveva preso il potere nel nome della classe operaia scatena contro questa classe e le altre forze politiche che la rappresentavano una sanguinosa repressione che influirà in senso negativo sullo futuro della stessa Rivoluzione russa.
    Una repressione iniziata nel 1919 con l’assalto delle officine Putilov di Pietrogrado dove 200 operai vennero trucidati senza processo.
    Nel marzo di quello stesso anno ad Astrakan di fronte allo sciopero degli operai e al rifiuto del 45° reggimento di fanteria di aprire il fuoco sugli scioperanti che sfilavano nel centro cittadino e aderendo anche loro a questa manifestazione la repressione guidata da Kirov fu particolarmente atroce. Nel giro di una settimana furono giustiziate od annegate con una pietra al collo da 3000 a 5000 persone. La strage di Astrakan è il più grande massacro di operai compiuto dal potere bolscevico prima dell’ eccidio di Kronštadt.
    Il 21 gennaio un decreto governativo impone la riduzione di una terzo delle razioni di pane a Mosca, Pietrogrado e Kronštadt. Questo provvedimento non più giustificato dal pericolo controrivoluzionario visto che le ultime armate bianche erano state annientate è il casus belli che provoca la rivolta di Kronštadt. Si verifica l’ammutinamento dei marinai di due corrazzate (la Sevastopol e la Petropavlovsk) che si trovavano in questa base navale. Gli avvenimenti precipitano.
    Il 1 marzo si tiene un comizio con oltre 15.000 persone che caccia il presidente bolscevico del Comitato esecutivo centrale dei soviet. Il giorno dopo agli insorti si aggregano più della metà dei 2000 bolscevichi di Kronštadt. Si forma un Comitato rivoluzionario provvisorio che tenta di mettersi in contatto con i scioperanti e i soldati di Pietrogrado. E come si può facilmente intuire questi fatti preoccupano il partito bolscevico che fa arrestare oltre 2000 operai di orientamento socialista (menscevico e socialista rivoluzionario) od anarchico.
    Questi operai ovviamente non sono armati come i marinai di Kronštadt e dopo questa dura repressione a Pietrogrado viene preparata la repressione. E colpita da un durissimo assedio, dieci giorni dopo Kronštadt cade. Da entrambe le parti si contano migliaia di morti. Centinaia di insorti vengono immediatamente passati per le armi, più di 2000 ne vengono condannati a morte in un secondo momento mentre più di 6500 vengono condannati ai lavori forzati
    Dopo aver soffocato la rivolta di Kronštadt la Čeka diretta da Dzeržinskij inizia una dura repressione contro i militanti menscevichi, socialisti rivoluzionari ed anarchici.
    Tutti i membri del Comitato centrale menscevico vengono arrestati e già nel luglio del 1921 la Čeka crea 7 campi di concentramento dove vengono rinchiuse circa 50.000 persone in maggioranza donne, vecchi e bambini familiari e quindi ostaggi dei contadini-disertori.
    Queste date sono importanti perché Lenin è saldamente al potere e la stalinizzazione del partito bolscevico è ancora lontana da venire.


    Il ruolo di Trotsky


    In tutta questa vicenda il ruolo di Trotsky non è secondario oltre ad essere in quel momento il fondatore e dirigente dell’Armata rossa nel giugno del 1920 scrive “Terrorismo e comunismo” in assoluto il peggiore testo del futuro fondatore della Quarta internazionale.
    Lo stesso Trotsky ha sempre scritto con imbarazzo su questo episodio infatti ancora nel 1938 afferma:


    “Non ho mai toccato questa questione e non perché abbia qualche cosa da nascondere ma, al contrario, proprio perché non avevo nulla da dire. La verità è che io personalmente non ho partecipato minimamente alla soppressione della ribellione di Kronštadt, e neanche alla repressione che ha seguito questa soppressione. Ai miei occhi questo fatto non ha nessun significato politico. Facevo parte del governo, e consideravo la soppressione della ribellione come necessaria e quindi ne porto la responsabilità.”



    Ora dire che Kronštadt non abbia “nessun significato politico” è una tesi veramente risibile.

    Come certamente è preoccupante la sua fiducia in Dzeržinskij il primo iniziatore della caccia ai trotskisti:


    Che ci siano o non ci siano state vittime innocenti, questo non lo so. A tale proposito mi fido di Dzeržinskij più di quanto possa fidarmi dei suoi critici tardivi. Per mancanza di dati non posso ora decidere, a posteriori, chi avrebbe dovuto essere punito e come. Le conclusioni di Victor Serge a tale proposito - conclusioni di terza mano - non hanno alcun valore per me. Sono però pronto a riconoscere che la guerra civile non è una scuola di umanesimo. Gli idealisti e i pacifisti hanno sempre accusato di «eccessi», ma il punto principale è che gli «eccessi» scaturiscono dalla natura stessa della rivolu­zione, che in sé non è altro che un «eccesso» della storia. Chi vuole può su questa base rifiutare (scrivendo qualche articolo) la rivoluzione in generale. Io non lo faccio. In questo senso mi assumo piena e completa responsabilità per la soppressione della ribellione di Kronštadt.”


    Ora in questo testo scritto a Coyoacan il 6 luglio 1938 quindi due anni prima del suo assassinio Trotsky si assume la “piena e completa responsabilità” per il massacro di Kronštadt.
    E di questo credo che la storia lo debba condannare.
    Voglio concludere con questa riflessione di Victor Serge, il quale –contrariamente a quanto afferma Trotsky- non aveva informazioni di terza mano su Kronštadt:


    “E’ inesatto che i marinai di Kronštadt abbiano avanzato dei privilegi… In seguito quando si sono visti impegnati in una battaglia mortale hanno formulato una rivendicazione politica estremamente pericolosa per quel momento, ma generale, sinceramente rivoluzionaria e quindi disinteressata: “dei soviet eletti liberamente”.
    Sarebbe stato facile evitare la rivolta, dando ascolto alle proteste di Kronštadt discutendole,
    appagando le richieste dei marinai… Sarebbe stato più facile, più umano, più politico, più socialista, dopo la vittoria militare riportata su Kronštadt da Voroshilov, Dybenko, Tuchacevskij di non ricorrere al massacro…
    Il massacro che ne seguì fu abominevole.
    Le rivendicazioni economiche di Kronštadt erano talmente legittime, così poco controrivoluzionarie nella realtà, così facili da assecondare che nelle stesse ore in cui venivano fucilati gli ultimi marinai, Lenin accoglieva quelle rivendicazioni” facendo adottare la “nuova politica economica”… La Nep gli fu imposta dalle rivolte di Kronštadt, di Tambov e di altri luoghi.”


    17 aprile 2011

    BANDIERA ROSSA in movimento: UNA BREVE NOTA SU KRON?TADT
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

 

 
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