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Discussione: La comune di Kronstadt

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    Ghibellino
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    Predefinito La comune di Kronstadt

    «I marinai rivoltosi di Kronstadt non volevano i controrivoluzionari, ma non volevano neanche noi»dal discorso di Lenin al X Congresso del P.C.
    Kronstadt è stata sempre, nella Russia tanto zarista che kerenskiana e bolscevica, la roccaforte del sovversivismo, il più grande centro rivoluzionario, la cittadella dell’idea e dell’azione rivoluzionaria nella Rivoluzione. Anche nel 1905, la prima Rivoluzione ebbe fra i suoi combattenti i forti e eroici marinai dì Kronstadt.
    Così pure nell’attuale Rivoluzione, Kronstadt fu sempre prima in ogni azione rivoluzionaria, i suoi elementi avanzati, massime gli anarchici, furono sempre in prima linea, nei posti di maggior pericolo, di grande responsabilità, dove si sospingeva avanti la Rivoluzione coi propri corpi. I marinai, i lavoratori, gli anarchici di Kronstadt sono stati semplicemente grandi e eroici.
    Era su essi che la Rivoluzione, nei tremendi momenti di pericolo, contava e s’appoggiava.
    Durante l’interregno dell’impotente Kerenski, Kronstadt fu tra quelle rare Comuni che non volle, e non si lasciò disarmare.
    I marinai di Kronstadt venivano a Pietrogrado, sempre, a fiancheggiare le potenti dimostrazioni armate.
    Furono i marinai di Kronstadt, venuti a Pietrogrado su vapori issanti grandi bandiere nere, su cui vi era scritto Anarchia — a combattere sino all’ultimo nelle giornate di luglio 1917, insieme ai sobborghi, ai reggimenti e agli anarchici, mentre i bolscevichi facevano i daragona, e Trotzky nella storica lettera a Kerenski diceva: «Noi siamo innocenti!...».
    Le grandi giornate di ottobre 1917, lo scioglimento della Costituente non furono che l’opera di questi eroici marinai (l’anarchico Anatoli li guidò al disperdimento della Costituente) che facevano la Rivoluzione seriamente, credendo che essa apporterà loro maggiore libertà...
    Molti di essi morirono sui campi della lotta rivoluzionaria — compreso l’eroico Anatoli Z. — contro gli invasori; ma il nucleo di eroici esisteva sempre, il fuoco ardeva sempre a Kronstadt.
    In Russia, già da tre anni, l’esperimento marxista permaneva coi suoi disastrosi effetti, che, unito alla atroce guerra, acuiva e rendeva impossibile e sempre più terribile la vita. Molti malcontenti e molte critiche si erano fatte, ma erano state represse implacabilmente.
    Si moriva e non si voleva nemmeno che si accennasse alla vera ragione, che causava quella morte lenta, né si voleva ascoltare la ragione dei fatti; né le cause di tutte quelle sofferenze che si imputavano solamente alla guerra e al blocco, mentre, sebbene questi fatti pesassero terribilmente, non erano la sola e la vera causa di tutto quel soffrire, soprattutto per un popolo agricolo come il russo.
    L’inverno 1920-21 fu terribile per tutta la Russia, specialmente nelle grandi città, come Mosca, e soprattutto Pietrogrado, si soffriva dell’assoluta mancanza di viveri, di combustibili, di indumenti.
    L’operaio era duramente colpito; senza pane, senza carbone per riscaldarsi, senza scarpe, con un inverno terribile come quello di Pietrogrado. Non poteva più reggersi né lavorare, di modo che sul finire di febbraio 1921 gli abitanti di Pietrogrado, affamati, scendevano per la prima volta, dopo lo scoppio della Rivoluzione, a dimostrare per le vie e a reclamare a voce alta un più umano trattamento.
    Furono primi quattro fra i più grandi stabilimenti di Pietrogrado che cominciarono a scioperare, non solo, ma a portare la loro protesta nelle vie.
    Era la prima volta che gli operai russi, dopo la Rivoluzione, erano costretti a scendere in piazza a gridar la loro fame. E, naturalmente, qualche superstite democratico, profittava e domandava la... Costituente e la libertà commerciale.
    Le truppe sovietiste avevano l’ordine di non sparare sugli operai di Pietrogrado. Il governo, davanti a questo fatto nuovo, non trovava provvedimenti immediati e adeguati, e non sapendo raccapezzarsi e volendo solo guadagnar tempo, aveva solo ordinato di calmare e, se occorreva, sparare sì, ma in alto.
    Ma anche le truppe soffrivano di una fame terribile, e già risentivano dell’agitazione e dello stato d’animo degli operai scesi nelle strade, e, anziché calmare, aiutavano, simpatizzavano colle masse...
    La piega degli avvenimenti era troppo brutta, e c’era ragione di dubitare sulla possibilità di trovare dei provvedimenti atti a calmare questa massa.
    Le truppe di Pietrogrado erano infide. Si impose loro di non uscire, o le si diede un rancio migliore e, frattanto, si cercò di allontanare i più irrequieti mandandoli in regioni lontane.
    E si poteva contare solo sugli allievi ufficiali, gli junker rossi, che erano tutti iscritti al Partito e quindi dovevano ubbidire ciecamente.
    E si mandarono contro i dimostranti e gli scioperanti questi giovani fanatici e feroci, che sparavano, arrestavano a centinaia gli operai nella speranza che questa bestiale repressione facesse tornare la calma.
    Alla notizia di questi avvenimenti, il grande e sensibilissimo cuore di Kronstadt si commosse, si turbò profondamente, sanguinò... Erano i figli suoi, i figli della Rivoluzione che si colpiva in nome del... proletariato!
    Kronstadt, non fidandosi delle notizie ufficiali, si adunò e mandò una Commissione speciale a Pietrogrado «col mandato di far un’inchiesta sulle origini, sullo svolgimento, sull’entità dei fatti e sulle rivendicazioni delle masse tumultuanti».
    Si sapeva che le masse avevano domandato più pane, e che il «primo Stato operaio e contadino» aveva risposto col piombo, con gli arresti di quegli stessi eroici operai della gloriosa Comune di Pietrogrado, che già tanto avevano sacrificato per la Rivoluzione e che ora venivano gratificati in tale miniera.
    E questi generosi marinai s’unirono agli operai nella protesta, e inviarono quella famosa Commissione composta di operai e marinai per esaminare i fatti.
    Il giorno dopo (il 1 marzo 1921), ritornata la Commissione, un immenso comizio si tenne a Kronstadt con la partecipazione dei soldati, dei marinai, degli operai e degli stessi comunisti, tra i quali il Presidente del Comitato Centrale Esecutivo Panrusso, Kalenin, e Kusmin, commissario della flotta del Baltico. E in questo comizio vengono rese pubbliche «le rivendicazioni degli operai di Pietrogrado, rivendicazioni che vengono fatte proprie e accettate da tutti a Kronstadt», s’intende quelle rivoluzionarie, perché la convocazione della Costituente e la libertà commerciale vengono respinte da tutti.
    E la grande adunata di Kronstadt, ricordante i grandi giorni della Rivoluzione, formulò le sue rivendicazioni da inviarsi ai despoti del Governo del P.C.
    1 – Rilascio immediato degli arrestati per i fatti di Pietrogrado, e di tutti i rivoluzionari e anarchici arrestati e detenuti per reati politici;
    2 – Libera elezione dei Soviet a scrutinio segreto;
    3 – Libertà di stampa, di parola, di riunione, d’organizzazione, a tutti i partiti rivoluzionari «(socialisti rivoluzionari di sinistra, comunisti d’opposizione, sindacalisti e anarchici)»;
    4 – Libertà ai contadini di disporre delle terre senza ricorrere al lavoro salariato; rivendicazioni approvate ad unanimità, anche dagli stessi comunisti, meno, s’intende, i due rappresenti del Governo.
    Dopo il grandioso comizio, tutto ritornò nella calma e ognuno si recò alle sue occupazioni, perché si era saputo che il Governo aveva promesso a Pietrogrado che avrebbe acquistato per 10 milioni in oro di viveri da distribuirsi in questa città.
    Ma se gli operai, i marinai e i soldati attendevano calmi una risposta alle loro legittime rivendicazioni, non così era dalla parte del Governo, il quale deciso di rispondere negativamente a tutte le domande e di soffocare spietatamente nel sangue i lamenti degli operai, si affrettò a enumerare un provvedimento per allontanare da Kronstadt tutte le munizioni e tutti i depositi di viveri.
    Ma i marinai, accortisi, disposero che quel provvedimento non si effettuasse occupando le porte della città, e quivi ebbero luogo i primi incidenti tra alcuni marinai e qualche commissario violento.
    Frattanto, come prima risposta, la Commissariocrazia (già troppo rossa di sangue operaio e contadino) dava inizio (così come costuma la subdola e obliqua diplomazia dei Zinovieff, dei Radek e dei Trotzky), a quella perfida campagna denigratoria contro gli eroici marinai di Kronstadt. «Malgrado i rapporti quotidiani del Presidente del Soviet di Kronstadt indirizzati a Zinovieff, affermanti che nella fortezza tutto era calmo, in tutta la Russia e nell’Europa intera e nel mondo fu radiotelegrafata scientemente la falsa notizia di un nuovo complotto bianco, di un movimento contro-rivoluzionario a Kronstadt»!!
    Era la fredda e bieca premeditazione della spietata repressione sanguinosissima dei più puri eroi e figli della Rivoluzione. Quando noi rievochiamo il macello di Kronstadt, il cuore ci sanguina!... Thiers e Galiffet erano borghesi, dopo tutto! Oggi, dopo la carneficina dei migliori marinai di Kronstadt superante in orrore e spietatezza la Comune di Parigi, essi sono riabilitati dai crudeli e sanguinari «boia della Rivoluzione»: Trotzky e Lenin.
    Ah, «viva Lenin!!» si grida nel mondo. — Quale atroce ironia!...
    Frattanto, si erano richiamale in fretta truppe ignare dalle province lontane, e si diede loro ad intendere che quei loro fratelli di Kronstadt erano dei traditori, dei bianchi, dei controrivoluzionari, degli ausiliari del capitale mondiale che andavano sterminati col ferro e col fuoco.
    Poiché fra le truppe e i marinai di Pietrogrado serpeggiava un vivo fermento, e simpatizzavano per le richieste degli operai, marinai e soldati di Kronstadt, Zinovieff aveva strappata dal Soviet di Pietrogrado il permesso di mandare un ultimatum ai rivoltosi: «o resa a discrezione, o sterminio col ferro e col fuoco!».
    Era una lotta incidentale che aveva carattere pacifico e «che si poteva e si doveva risolvere pacificamente, senza darle, con deliberata volontà e fredda ferocia inerente alla ragione di Stato» quella tragica e tremenda soluzione sanguinaria che ordinariamente caratterizza tutti i governi: «affogare nel sangue spietatamente col ferro e col fuoco ogni sentimento di libertà e ogni aspirazione maggiore di benessere!».
    Gli uomini, i governanti del «primo Stato operaio e contadino»: i Lenin, i Trotzky, i Radek, gli Zinovieff non vollero dimostrare di essere inferiori ai Thiers, ai Galiffet e ai Cavaignac qualunque, perché, dopo la spietata repressione sanguinaria «con pugno di ferro» degli eroici comunardi di Kronstadt, le jene dei lavoratori del 71, del 48 sono state riabilitate.
    Cavaignac, Thiers, Galiffet erano, almeno, dei borghesi che difendevano la borghesia.
    Lenin, Trotzky e Zinovieff si dicono proletari che difendono il... proletariato!
    Essi vollero sfogare la loro libidine dittatoriale, reazionaria su questi ingenui, grandi e eroici marinai di Kronstadt, i quali, dopo tre anni, osavano ancora ricordarsi e domandare l’applicazione del programma sovietista, per cui avevano fatta, proprio loro stessi, la Rivoluzione d’ottobre 1917, da cui uscì fuori invece una paurosa Commissariocrazia che colla sua immane armata di funzionari parassiti intacca e essicca le fonti stesse della produzione e trasforma la Russia in un vasto e immenso ossario bianco, perché i contadini protestano col non produrre per questi burocrati-carnefici.

    Tutta Kronstadt si raccolse in una immensa adunata; ed essa, la scarmigliata ribelle, che aveva fatto tre Rivoluzioni, che aveva salvato cento volte la Rivoluzione, su tutti i fronti di battaglia, col sangue vermiglio dei suoi migliori figli, indignata, respinse l’oltraggioso ultimatum della Commissariocrazia e gridò: o il Soviet libero, di tutti i partiti, originario, primitivo, o la morte; e accettò la lotta contro la mostruosa tirannia dei Commissari.
    Il 7 marzo, alle 6 del mattino, incominciò il bombardamento fratricida, inesorabile, spietato da parte delle truppe rosse, questa volta rosse, sì, ma di sangue fraterno, che Trotzky e tutto il Partito Comunista avevano obbligate a impugnare le armi contro i marinai «traditori», contro la Comune di Kronstadt che non aveva voluto piegarsi a quella imposizione violenta e brutale, che, usata sino allora dai generali nelle guerre civili, diventava per il Partito Comunista il metodo rivoluzionario e marxista!
    Le navi ancorate a Kronstadt, racchiuse nei ghiacci, nell’impossibilità di rispondere a tale bombardamento, potevano appena appena difendere, da possibili attacchi, la città di Kronstadt da parte delle truppe rosse, fratricide.
    Esse non potevano darle un più valido aiuto, perchè non si voleva colpire Pietrogrado, anche se era Pietrogrado che ammassava le truppe scelte di assalto, perchè non si voleva tirare su Pietrogrado e fare delle vittime innocenti e inutili.
    E solo questa squisitamente considerazione etica rivoluzionaria fu la ragione che non si attuò una disperata uscita da Kronstadt: perchè posti tra il dovere di difendersi e l’attacco per vincere, ma fare strage dei loro fratelli, preferirono la morte e la difesa solamente sino all’estremo limite, sino a che la fame completa obbligò questi grandi e eroici figli di Kronstadt, che avevan fatto tre Rivoluzioni, salvata cento volte la Rivoluzione, a cedere.... per salvare almeno i bambini, benché sicuri della loro fine, perchè essi sapevano che la Commissariocrazia li avrebbe fatti passare tutti per le armi.
    Il bombardamento, continuo, spietato, inesorabile, durò dieci eterni e lugubri giorni sino alla notte del 17 marzo e, infine, sotto un assalto generale degli allievi ufficiali e di tutte le truppe, la città delle cento Rivoluzioni, la gran mater Kronstadt dovette soccombere. Maledizione eterna alla sanguinaria Commissariocrazia!
    I suoi eroici difensori, affamati, disillusi per il mancato appoggio degli operai di Pietrogrado, per i quali scesero in lotta, e per la mancanza di munizioni, dovettero arrendersi...
    «Per tutti i superstiti non si ebbe pietà alcuna: tutti quelli che in nessuna maniera riuscirono a porsi in salvo furono con voluttà feroce passati per le armi» negli interessi della classe operaia che son quelli dell’umanità, e che la Commissariocrazia ha la missione storica, secondo Marx, di liberare estendendosi in tutto il mondo sino a diventare Governo Mondiale, ciò che essa considera già di essere l’embrione!
    Assicurano i compagni di Pietrogrado che assistettero all’orribile, incredibile carneficina, che il massacro che ne seguì superò in orrore e in ferocia quello fatto dai Versagliesi, da Thiers e Galiffet dopo la Comune di Parigi.
    I difensori di Kronstadt erano quasi tutti operai.
    I marinai, in gran numero, dovettero salire a bordo delle navi e facevano del loro meglio per ostacolare l’avanzata dell’esercito bolscevico che ebbe molta facilità d’avvicinarsi alla città isolata e tutta circondata da ghiacci.
    I difensori dell’eroica Comune di Kronstadt sommano in tutto a 10.000 (diecimila).
    Le vittime risultanti dalle statistiche ufficiali ammontavano a 14.000 (quattordicimila). Ma certamente il numero è ben più spaventosamente grande: esso si aggira attorno alle 30.000 (trentamila), perché nessuno dei difensori ebbe salva la vita, neanche le donne e i giovani. Perché, proprio come nella Comune di Parigi, le donne di Kronstadt ebbero una parte preponderante nella difesa, nell’aiuto e nell’incoraggiamento alla resistenza.
    Su questa «rivolta», i bolscevichi versarono tutto il loro veleno, tutta la loro bieca ferocia. Però tutti i loro scritti erano animati da un pensiero unico: scusarsi accusando gli altri, impossibilitati a difendersi da tutte le più infami accuse, le più basse calunnie.
    Volevano dimostrare al mondo rivoluzionario come i rivoluzionari fossero ancora loro; come ancora la Russia fosse minata dalla controrivoluzione e dalla reazione straniera che batteva alle porte e agiva all’interno sotto la veste dei marinai di Kronstadt; e come fosse utile tutta la loro reazione e esatto il loro modo di agire e i metodi dittatoriali della Commissariocrazia, aberrantemente «fissa» nell’idea folle di essere «embrione» del Governo dittatoriale mondiale, che, in Russia, sottomette gli operai e contadini col ferro e col fuoco alla mostruosa burocrazia parassitaria agli ordini della Commissariocrazia; e all’estero, dà ordini e fior di quattrini rubati agli operai e contadini russi con le requisizioni e con le imposte ai vari Partiti Comunisti per sottomettere ferreamente, partiti e sindacati, masse, ecc. alla Terza Internazionale «embrione» della Dittatura Universale!
    Essi accusavano soprattutto questi rivoltosi di essere dei «controrivoluzionari», «agenti del capitale mondiale», specie di quello francese.
    A prova, si agitava un dispaccio di Le Matin pubblicato poco avanti che si iniziasse la rivolta, annunciante che «una rivolta di marinai si era scatenata a Kronstadt». Simili comunicati o notizie false appaiono tutti i giorni non solo su Le Matin, ma da tre anni su tutti i giornali borghesi; i quali tutti i giorni scoprono sempre nuove e fantastiche rivolte, e a cui non si può e non si deve dare nessuna importanza, massime come «capo di accusa» perché di simili ne apparvero un’infinità, prima e dopo la stessa rivolta di Kronstadt.
    Ma occorreva trovare bene qualche ragione... controrivoluzionaria, e allora alla già su accennata, se ne aggiunsero delle altre, comprendendo chiaramente che le altre... erano falsissime. Si accennò alla presenza fra i rivoltosi del generale Kowstoki (?) uomo di nessuna importanza sotto ogni aspetto, e riconosciuto da tutti debole e incapace, soprattutto di guidare un’azione implicante una forte volontà, fermezza e carattere. Certo più che trasportato dagli avvenimenti, egli fu obbligato, se non proprio a parteciparvi, ad assistervi. Tutte le accuse, benché di vario genere, sono dirette a dimostrare in ogni azione, in ogni parola dei rivoltosi, persino nelle azioni e nelle parole altrui, fatte all’insaputa di loro, la mano lunga del capitale mondiale.
    Così la domanda di quella famosa nave della Croce Rossa Americana, quella stessa nave che ora fu prima a portar il suo soccorso agli affamati; la nave, insomma, che aveva domandato ai rivoltosi se volevano dei medicamenti e dei viveri, almeno per i bambini.
    Proposte che vennero rifiutate, ma che bastarono alla sanguinaria Commissariocrazia di gridare alla mano della reazione mondiale tesa a quegli eroici rivoluzionari e accusarli definitivamente, di fronte ai rivoluzionari che osservavano, trepidanti e frementi, questi fatti inspiegabili per loro, ma comprensibilissimi per chi conosce la vera situazione russa.

    Quindi, secondo i bolscevichi, nel loro linguaggio usato comunemente per il popolo, questa rivolta sarebbe stata il risultato d’un complotto reazionario che occorreva reprimere con forza, circoscriverla, isolarla per annientarla.
    Ma come spiegarsi il programma di questi rivoltosi e la loro attitudine durante e dopo i fatti? — Come spiegare il fatto che molti soldati rossi, appena conosciuta la vera ragione di quella rivolta si rifiutarono di marciare contro di loro? Ed erano soldati che avevano già combattuto in molte battaglie e contro il vero nemico: l’invasore, e preferirono questa volta la fucilazione, anziché marciare contro i loro fratelli, contro gli eroici marinai che avevano vinto, proprio loro, la Rivoluzione di marzo e di ottobre 1917!
    — Come spiegarsi la famosa lettera, inviata a Zinovieff e firmata da un gruppo di anarchici conosciutissimi, che domandavano che la questione si risolvesse pacificamente, perché la protesta era spontanea e pacifica, che non ebbe alcuna risposta, ma fu invece inviato quel bestiale ultimatum ai rivoltosi? — Come spiegarsi tutta quella collana di fatti che sono lì a dimostrare tutto il contrario delle affermazioni ufficiali e delle notizie diffuse all’estero contro questi operai e marinai, i quali sentivano veramente la Rivoluzione e volevano che il programma sovietista fosse applicato, almeno nei suoi minimi termini?
    — Come convalidare tutte le accuse contro «i rivoltosi», se non si è potuto, sia nei loro Bollettini quotidiani, sia nel loro giornale, trovare una sola affermazione reazionaria? — Come spiegarsi che quella «rivolta» — «preparata da lunga mano dal capitale mondiale» — avveniva proprio ai primi di marzo, quanto il mare di Pietrogrado e di Kronstadt è ghiacciato, a tutto detrimento dei rivoltosi, mentre avrebbero potuto e dovuto molto bene ritardare tale rivolta? Perché non è ammissibile che gli organizzatori di tale rivolta siano, non dico ingenui, ma cretini da scatenare una simile azione quando tutto era sfavorevole a loro, quando, se ciò fosse, avrebbero potuto benissimo attendere poche settimane; e, sgelato il mare, colle navi in mano, i rivoltosi avrebbero potuto portare la loro azione rivoluzionaria nella stessa Pietrogrado, e avere buon gioco delle truppe rosse?
    Tutte queste domande rimarranno senza risposta, almeno ufficiale, perché questi fatti ufficialmente si tacciono dando libero corso solo all’odio, alla vendetta per la paura provata, provocando tutti gli eccessi di ferocia, mentre è noto a tutti gli onesti, ciò che rende più grandi nel loro gesto questi martiri rivoluzionari, come all’invito di marciare (e non era troppo difficile) o tentare l’occupazione di Pietrogrado, si rifiutarono, e proclamarono (o belle e grandi candide anime ingenue!) «che i loro intenti erano pacifici e che il loro programma minimo è comunista!» (era l’identico programma col quale i bolscevichi sono andati al Potere sostenuti e sollevati dagli stessi marinai!) e dissero che essi non volevano spargere inutilmente sangue fraterno.
    E la loro sincerità rivoluzionaria è provata dai fatti seguenti:
    1. Perché essi hanno usato tutti i riguardi verso i comunisti di Kronstadt, e non hanno fucilato neanche i Commissari che pure avevano una parte di colpa nei fatti. Invece, nessuno dei tanti comunisti di Kronstadt venne ucciso e solo 200 dei 5.000 iscritti vennero arrestati per misure; ma non vennero affatto maltrattati e godevano della razione uguale al resto dei cittadini, proprio il contrario di quanto fecero poi i comunisti i quali fucilarono tutti senza distinzione.
    2. Se veramente l’intenzione loro era quella di fare una rivolta come la descrissero i comunisti nei loro libelli, se loro avessero avuto l’intenzione di insorgere «colle armi alla mano» contro il «primo Stato operaio e contadino», avrebbero immediatamente non solo impedito che si asportassero dalla città viveri e munizioni, ma si sarebbero pure impadroniti dei depositi di viveri situati vicino la città, e con essi avrebbero potuto resistere più a lungo e non sarebbero soccombuti così tragicamente.
    La spiegazione sia pure sommaria dei fatti che portarono e che seguirono la «rivolta di Kronstadt» ci deve avere provato come le cose stanno ben altrimenti di come i giornali bolscevichi, bolscevizzanti, e sino borghesi, andarono raccontando e come ancora si osi sostenere dopo la spietata strage compiuta e la terribile reazione che seguì questi fatti, che ebbero una ripercussione in tutta la Russia e che avevano spinto molti onesti a gridare, a protestare contro questi metodi feroci e infami, indegni d’un popolo che aveva versato il suo sangue per crearsi una vita nuova che doveva essere più umana e libera.

    A protestare contro la fobia «contro-rivoluzionaria» di chi voleva e vuole dirigere ancora non solo la Rivoluzione Russa, ma tutta la Rivoluzione Mondiale, a mezzo di una mostruosa Commissariocrazia di cui l’Intemazionale Comunista sarebbe «l’embrione del Governo Mondiale» e che ha già riempito tutte le carceri russe di uomini, di rivoluzionari di tutte le correnti, di anarchici solo perché, a viso aperto, con sincerità, avevano osato denunziare la oscena menzogna del Governo che voleva chiudere per sempre queste pagina sanguinosa che macchia di sangue fraterno tutta la storia di questo grandioso avvenimento, che è la Rivoluzione Russa, — a protestare contro le scellerate e immonde calunnie con cui i carnefici spietati coprivano le grandi vittime insorsero gli anarchici di Pietrogrado e di Mosca.
    E la Commissariocrazia sanguinaria «rispose colla fucilazione degli anarchici di Pietrogrado e di Mosca»! E ciò non perché essi avessero partecipato direttamente a tali avvenimenti, ma unicamente perché pubblicamente avevano deprecato i metodi governativi, solo perché avevano espresso il loro sdegno verso quegli uomini e quel Partito che calpestavano così cinicamente quelle idealità e quei programmi rivoluzionari che un giorno sventolavano e con cui andarono al Potere e che ora affogavano spietatamente nel sangue degli eroici marinai di Kronstadt e che strozzavano ora nella gola di tutti quelli che osavano ricordar loro e reclamare l’adempimento delle promesse, dei programmi e delle aspirazioni sovietiste!
    Tra i rivoltosi fucilati delle giornate di Kronstadt, molti andarono fieramente e dignitosamente alla morte, gridando: «Viva il Soviet libero! Viva la Terza Rivoluzione!».
    Eterni idealisti, che, pur assassinati dai bolscevichi, ancora osavano credere, sperare, che ancora speravano, avviandosi alla morte, che almeno il loro sangue servisse per insegnamento ai compagni che da tutte le parti del mondo concentravano gli sguardi sullo smantellamento di quella piccola e gloriosa roccaforte senza comprendere le ragioni profonde che avevano spinto quei marinai, quei soldati e quegli operai alla «rivolta» contro la mostruosa Commissariocrazia che distrugge la Rivoluzione nelle sue forze più vive e migliori, pur di fondare sulle sue rovine la dominazione d’una burocrazia immensa, cieca e feroce, contro cui oramai tutti i contadini della Russia sono in sorda rivolta.
    La onnipotente e impotente armata di funzionari parassitari che completò la rovina economica della Russia, distruggendo e uccidendo tutte le energie e le iniziative delle altre correnti socialiste e la potenza creatrice delle masse che furono o allontanate o militarizzate, oramai cerca di consolidarsi e di perpetuarsi al Potere mediante l’appello e la collaborazione col capitale mondiale.
    Quando i bolscevichi agitano lo spauracchio del «capitale mondiale» accusando tutti di essere al suo servizio, essi sanno di perpetrare una truffa all’americana ai sentimenti generosi dei rivoluzionari d’Europa e d’America.
    «Essi non aspirano ad altro, che a diventare gli alleati del “capitale mondiale” per dividersi con esso lo sfruttamento delle ricchezze naturali e delle masse russe»!
    In Russia, grazie ai bolscevichi, e alla dittatura del... proletariato, il capitalismo rinasce dalle sue ceneri!
    Certamente, la «rivolta di Kronstadt» (se così si può chiamare questo... immenso, feroce, freddo massacro collettivo di 30.000 operai, soldati e marinai rivoluzionari che avevano fatto la Rivoluzione d’ottobre e conquistato il Potere ai bolscevichi), se essa non fu l’opera dei controrivoluzionari, delle guardie bianche, non fu neanche l’opera degli anarchici; sebbene gli anarchici dovessero sostenere da soli la terribile reazione che si scatenò su tutta la Russia, subito dopo la resa degli eroici difensori di quella piccola e gloriosa Comune di Kronstadt.
    Perché occorre che tutti i lavoratori e tutti i rivoluzionari d’Europa e d’America sappiano questo fatto determinante tutta la politica sanguinaria della Commissariocrazia che va come un filo rosso dallo sterminio dell’Anarchismo in aprile 1917 alla sua repressione dopo la Rivolta di Kronstadt. La dittatura del proletariato che doveva costruire il Comunismo si trasforma — beffa sanguinosa alle fallite teorie marxiste — in una mostruosa macchina del capitalismo di Stato e privato, i cui funzionari dirigenti sono i bolscevichi. E mentre essi lanciano disperati e commoventi appelli alla borghesia interna e al capitale mondiale per collaborare colla nuova burocrazia dirigente alla restaurazione dell’economia capitalista, tutti i colpi del «pugno di ferro» della Dittatura dei Commissari sono unicamente per i rivoluzionari di tutte le scuole e persino per i comunisti dissidenti!
    Così, sebbene i bolscevichi definissero la «rivolta di Kronstadt» opera di controrivoluzionari assoldati al «capitale mondiale», essi scatenavano una reazione, non contro i controrivoluzionari, e veramente reazionari, e come tali colpevoli del complotto controrivoluzionario; ma sibbene contro i rivoluzionari; non contro la borghesia; ma contro gli anarchici!
    Tuttavia, essa non fu l’opera degli anarchici; anche se qualcuno o molti anarchici vi parteciparono, e lottarono coi rivoltosi, e soprattutto, presero le loro difese.
    La rivolta di Kronstadt è stata spontanea e popolare. E se «qualcuno» l’ha provocata e se c’è un «colpevole», questi vanno identificati nel nuovo «metodo governativo» applicato dai nuovi dominatori e domatori degli infelici operai e contadini russi, che, fatte e vinte due Rivoluzioni, si trovano con sulle spalle una onnipotente e distruttiva Commissariocrazia.
    La causa va ricercata nel sentimento rivoluzionario e libertario dei marinai di Kronstadt, che, benché soffrano da sei anni la più atroce fame, intendevano disincagliare la Rivoluzione, e darle una spinta avanti col liberare i Soviet dalla plumbea e mortale cappa di piombo della dittatura del Partito Comunista.
    Ed essi erano nel loro diritto d’esigere ciò, perché molti di essi portavano ancora le ferite della Rivoluzione d’ottobre e avevano lottato su cento campi di battaglia della «loro» Rivoluzione, oramai confiscata e arenata dalla Commissariocrazia.
    Fra i marinai di Kronstadt, la dittatura dei Commissari non riusci mai a spegnere il sentimento rivoluzionario. Questi eroi dalla sensibilità rivoluzionaria squisitissima (furono essi a salvare sino T. Monnej prendendo come ostaggio l’ambasciatore americano) si sentirono scossi e offesi dai metodi spicci e brutali di quegli uomini a cui loro avevano affidata la Rivoluzione, e con che essi risolvevano, sulle spalle degli operai di Pietrogrado, tutti i gravi problemi che travagliano la Russia.
    All’udire il brutale trattamento fatto agli operai di Pietrogrado, essi provarono sdegno e solidarizzarono con loro, facendo loro la protesta e domandarono «la scarcerazione di tutte le vittime politiche della Commissariocrazia, libertà di parola, di stampa, di riunione e Soviet libero». Protesta iniziale spontanea e pacifica che si tramutò in rivolta solo per i metodi sanguinari e brutali applicati dai generali (già zaristi) e dal Governo dei commissari che volevano punire colla morte ogni giusta critica.
    Rivolta che per la sua spontaneità assume una grande importanza e ci dimostra come non siano vere le asserzioni ufficiali bolsceviche che affermano non essere il popolo russo maturo per l’autogoverno e per il Soviet a tutta la massa e per il Comunismo.
    E potremmo tirare tante illazioni logiche da questi fatti che dimostrano e provano come si sarebbe potuto salvare la Rivoluzione appoggiandola su tutto il popolo, lasciando alla libera iniziativa rivoluzionaria quella libertà costruttiva, d’azione, utile e necessaria.
    Sarà per un altro articolo.
    L’agonia della Rivoluzione Russa non prova altro che il fallimento, il tremendo fallimento delle teorie marxiste e autoritarie scontate sanguinosamente dai 30.000 comunardi sterminati a Kronstadt, dai contadini agonizzanti di Russia, da quelli tirannizzati d’Ukraina, da quei rivoluzionari e anarchici che marciscono nelle carceri per delitto d’opinione.
    Solo una terza Rivoluzione potrebbe salvare la Rivoluzione abbattendo la sanguinaria e mostruosa Commissariocrazia.
    I marinai di Kronstadt morirono gridando: Viva la Terza Rivoluzione!
    Gli anarchici soffrono nelle carceri russe per aspirare alla Terza Rivoluzione.
    Viva la Terza Rivoluzione!
    Abbasso la Commissariocrazia «embrione del.... Governo Mondiale!».

    Mosca, ottobre


    [L’Avvenire Anarchico, n. 41 del 4 novembre 1921]

    La Comune di Kronstadt | Finimondo
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  2. #2
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Gianky: sai cosa ne penso degli anarchici e quanto mi stanno "simpatici"

    Il problema è che adesso arriverà la grande mente e ti dirà che non sei degno di nominarli, perché così vuole il sacro e inviolabile dogma del socialismo libertario

  3. #3
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Il tizio in questione può dire quello che vuole e scrivere altrettanto, confesso che conoscevo assai poco dell'esperienza di Kronstadt e delle esperienze socialiste non bolsceviche durante la rivoluzione Russa del 1917, rivoluzione che non fu solamente bolscevica ma anche socialista nelle sue varie declinazioni, anarchiche, socialiste rivoluzionarie, socialiste populiste, mensceviche. L'esperienza di Kronstadt non fu solamente anarchica ma anche socialista e libertaria e fu una esperienza, secondo me, tragica ma molto affascinante nella sua proposta e nella sua fine. Il prodromo, secondo me, di quel comunismo eterodosso in cui mi riconosco e il tizio in questione può dire quel capzo che vuole. Quello si spaccia per essere qualsiasi cosa pur di rompere i maroni alla gente.
    Ultima modifica di Gianky; 22-07-14 alle 09:56
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  4. #4
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    e il tizio in questione può dire quel cazzo che vuole. Quello si spaccia per essere qualsiasi cosa pur di rompere i maroni alla gente.
    Ah, poco ma sicuro

    Comunque io, ai tempi, sarei stato coi bolscevichi e con Lenin. Non tanto per una questione ideologica, ma perché solo uno stato dotato di un proprio esercito (l'Armata Rossa) può garantire la sopravvivenza del socialismo. Gli anarchici , essendo da sempre degli sbandati, hanno perso in tutte le occasioni e circostanze. Poi c'è anche la questione del libertarismo inteso come totale libertà dell'individuo. Cosa che io non concepisco perché ho fatto mia da tempo la massima hobessiana "homo homini lupus".

  5. #5
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Ah, poco ma sicuro

    Comunque io, ai tempi, sarei stato coi bolscevichi e con Lenin. Non tanto per una questione ideologica, ma perché solo uno stato dotato di un proprio esercito (l'Armata Rossa) può garantire la sopravvivenza del socialismo. Gli anarchici , essendo da sempre degli sbandati, hanno perso in tutte le occasioni e circostanze. Poi c'è anche la questione del libertarismo inteso come totale libertà dell'individuo. Cosa che io non concepisco perché ho fatto mia da tempo la massima hobessiana "homo homini lupus".
    Non lo so con chi sarei stato, quello che so è che sto scoprendo un mondo, all'alba dei 60 anni, che mi era totalmente sconosciuto e questo mondo lo voglio conoscere fino in fondo (e non ho più molto tempo). Quello che so di sicuro è di non avere certezze assolute e chissà se prima dell'irreparabile le avrò mai.....................
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  6. #6
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Kronstadt
    di Guido Montana
    Cinquant'anni fa la rivolta libertaria degli operai e dei marinai di Kronstadt indicava che il socialismo deve essere anarchico
    La storiografia marxista-leninista, i comunisti ortodossi o eterodossi di tutte le latitudini, raramente parlano di Kronstadt. Per i sovietici, poi, la cittadella della rivoluzione sociale, a pochi chilometri da Leningrado, sembra più lontana della Luna. Uno degli errori che più facilmente si commettono, è di pensare che due soltanto siano state le rivoluzioni in Russia, nel febbraio e nell'ottobre 1917. Se ne dimentica una terza: Kronstadt, 1 marzo 1921.
    Perché Kronstadt è così importante, mentre i comunisti vogliono farla dimenticare?
    Costruita come piazzaforte e base navale dello zarismo, divenne nel 1917 e ancor più nel '21, la roccaforte della Rivoluzione. Kronstadt era l'avamposto, la sentinella armata di Pietrogrado, situata sull'isola di Kotline nel golfo di Finlandia, una trentina di chilometri dalla ex-capitale dell'impero zarista. Sulla grande piazza dell'Ancora, dove un tempo si facevano riviste militari o istruzioni, convergevano, durante la rivoluzione, decine di migliaia di marinai, di soldati e di operai. La piazza era in effetti una grande assemblea popolare, quasi permanente, dove si prendevano le grandi decisioni rivoluzionarie.
    Indubbiamente la forza essenziale di Kronstadt era costituita dai marinai, che erano in larga misura degli ex-operai, fra i quali lo zarismo reclutava i suoi marinai, perché più abili ed evoluti. Questi marinai avevano girato il mondo, erano venuti in contatto con società più civili e democratiche, e tutto ciò aveva contribuito a fare di loro dei rivoluzionari autentici, consapevoli delle miserrime condizioni in cui versava il popolo sotto lo zarismo e della necessità di una vera rivoluzione sociale.
    Le parole d'ordine "libertarie" del bolscevismo ebbero quindi una pronta eco tra i marinai e gli operai di Kronstadt. Prima di abbatterla a cannonate, persino Leone Trotsky parlava di Kronstadt come "orgoglio e gloria della Rivoluzione russa", ma dopo gli eventi del 1921 il partito bolscevico preferì far dimenticare la enorme importanza della piazzaforte baltica. Si preferì tacere, per esempio, sul fatto che a contrastare la marcia del generale Kornilov, vi fossero in prima fila i marinai e gli operai di Kronstadt, uniti agli operai e ai soldati di Pietrogrado.
    La storia di Kronstadt è d'altra parte strettamente connessa alle vicende di Pietrogrado rivoluzionaria: nel 1905, nel '17, nel '21. A ogni sollevazione, dimostrazione, contro il governo provvisorio, Pietrogrado vedeva gli uomini di Kronstadt dare il loro decisivo contributo. Il suo soviet era divenuto lo spauracchio di Keremsky, il cui governo non ebbe scrupolo di calunniare la cittadella ribelle, accusandola di eccessiva autonomia e di separatismo, e persino di accordarsi con i tedeschi. Come si vede, i bolscevichi non furono i primi nel laido gioco della calunnia ai danni di Kronstadt, ma ebbero nei moderati dei maestri preziosi.
    Delusi da Kerensky, i marinai e gli operai di Kronstadt sbarcarono il 4 luglio 1971 a Pietrogrado per dare man forte ad alcuni reggimenti ribellatisi agli ordini del governo provvisorio. I soldati rifiutavano di andare al fronte, decisi a farla finita con la guerra. Erano circa dodicimila quelli di Kronstadt (marinai, soldati, operai e operaie). Con le bandiere rosse e nere, si diressero verso il palazzo di Tauride, dove erano riuniti i diversi gruppi politici, tra cui i bolscevichi. La parola d'ordine di Kronstadt, "Tutto il potere ai soviet! Via il governo provvisorio!" non fu seguita. Ci furono scontri con le truppe fedeli a Kerensky, alcuni rivoluzionari caddero. Non si era potuta realizzare una più vasta unità tra le masse e l'iniziativa di Kronstadt fallì.
    La partecipazione dei bolscevichi al movimento fu scarsa e di secondo piano; in realtà non erano interessati a un'insurrezione popolare di cui non avevano ancora la guida. Le calunnie del governo provvisorio contro Kronstadt, naturalmente, ripresero più violente che mai. Gli abitanti della cittadella corsero allora ai ripari: inviarono il tutto il paese dei propagandisti per ristabilire la verità. Molti di essi furono arrestati, ma molti altri se ne aggiunsero. Fu a quel punto che i marinai della flotta del mar Nero, che sostenevano Kerensky, cominciarono a dubitare delle voci messe in giro contro Kronstadt. E per sapere la verità inviarono una delegazione nel covo dei "controrivoluzionari" baltici. Si convinsero così, non solo che Kerensky aveva mentito, ma che a Kronstadt si stava realizzando la vera rivoluzione sociale. La parola d'ordine "Tutto il potere ai soviet locali!" divenne assolutamente convincente anche per i marinai del mar Nero.
    Il governo di Kerensky cercò allora di risolvere la questione di Kronstadt con l'astuzia e l'inganno. Col pretesto delle esigenze militari (rafforzare il fronte di Riga), decise di portare via da Kronstadt tutta l'artiglieria pesante che era a difesa della piazzaforte. Il trucco era troppo evidente: l'artiglieria dei forti di Kronstadt non sarebbe stata di nessuna utilità al fronte, mentre era assolutamente necessaria per difendere la base navale da un eventuale attacco della flotta tedesca. Fu allora chiaro che Kerensky, pur di battere il movimento popolare di Pietrogrado e di Kronstadt, era disposto a tutto, anche al tradimento e all'accordo coi tedeschi. La resistenza di Kronstadt indusse il governo provvisorio a un compromesso: rinunciò ai cannoni in cambio di un piccolo distaccamento di marinai, che fu inviato al fronte. In realtà quei marinai portarono al fronte "il contagio di Kronstadt". Ormai i lavoratori, i soldati russi, vedevano in questa gloriosa cittadella, la purezza, la garanzia rivoluzionaria, e all'opposto nel governo provvisorio, l'infido potere pronto a tradire e reprimere la rivoluzione. Kronstadt divenne così un centro attivo in cui si addestravano e si reclutavano le forze rivoluzionarie, e dove si creavano le basi stesse dell'autogoverno popolare. Delegazioni operaie e contadine venivano inviate a Kronstadt per chiedere aiuti, informazioni, consigli, propagandisti rivoluzionari. Gli uomini di Kronstadt percorsero la Russia, andarono nelle piccole città di provincia, nei villaggi, inducendo quelle popolazioni a ribellarsi al governo, a impadronirsi delle terre, ad autogovernarsi.
    Tutto questo, se da una parte indeboliva Kerensky, dall'altra rafforzava la presa dei bolscevichi sulle masse. I comunisti avevano infatti fatta propria la propaganda libertaria di Kronstadt. "Tutto il potere ai Soviet!" divenne in realtà la parola d'ordine seguente: Tutti dietro i bolscevichi per realizzare il potere dei soviet! L'inganno non era allora manifesto e la stessa Kronstadt credeva alla buona fede dei bolscevichi.
    Quando verso la fine del febbraio 1921, a guerra civile ormai conclusa, alcune fabbriche di Pietrogrado entrarono in agitazione contro il governo bolscevico, a causa delle insostenibili condizioni di vita, per la completa inefficienza organizzativa, per i soprusi burocratici e la costituzione di una vera e propria casta di privilegiati, ai danni della grande massa lavoratrice, anche Kronstadt fece udire la sua voce e solidarizzò con gli operai di Pietrogrado. Il partito bolscevico corse ai ripari, Trotsky richiamò dai vari fronti truppe scelte, fedeli, e soffocò sul nascere la ribellione operaia. Kronstadt invece non si piegò. Prendendo alla lettera il programma bolscevico di dare "tutto il potere ai Soviet", fece piazza pulita degli emissari e dei gerarchi bolscevichi che si erano di fatto impadroniti del potere locale. Vennero convocate nuove assemblee, si elessero i veri rappresentanti del popolo. I bolscevichi, verso i quali era appuntata l'ostilità crescente delle masse, ebbero così una bruciante sconfitta. Esautorati dalle funzioni direttive, chiesero aiuto al centro. Intervennero i grossi calibri, tra cui Kalinin. In democratiche assemblee i comunisti ebbero allora modo di constatare che il loro potere incontrollato, a Kronstadt, era finito. Cominciava la pacifica rivoluzione sociale dei lavoratori, dei marinai e dei soldati. Kronstadt innalzava la bandiera della terza Rivoluzione, quella vera.
    La Rivoluzione di Kronstadt, ripetiamo, fu all'inizio pacifica, perché come scrisse il Comitato Rivoluzionario Provvisorio, "i lavoratori non hanno bisogno del sangue. Non ne faranno scorrere che in caso di legittima difesa...". La quasi totalità dei comunisti locali aderì al movimento libertario, cosicché i capi bolscevichi, i burocrati, la polizia politica, rimasero isolati e furono costretti a rinunciare ai loro privilegi (uffici spaziosi, abitazioni sontuose, rifornimenti alimentari e stipendi speciali, ecc.). Il primo provvedimento riguardò naturalmente le abitazioni. Vennero eletti comitati popolari di rione, di fabbricato, si fece il censimento degli appartamenti. Si scoprì così una situazione di ineguaglianza mostruosa: mentre in orribili tuguri convivevano decine di persone, c'erano moltissime abitazioni quasi vuote o abitate da pochi privilegiati, in genere funzionari di partito, dirigenti, burocrati. Il direttore della scuola per ingegneri, aveva per esempio a disposizione un appartamento di ben venti stanze. Ed era celibe! Fu allora stabilito, con un articolo votato dall'assemblea popolare: "La proprietà privata, per ciò che concerne i beni fondiari e gli immobili, è abolita". Gli appartamenti furono ridistribuiti secondo le effettive necessità della popolazione.
    Ma il governo bolscevico non aveva atteso l'assemblea di Piazza dell'Ancora e la ribellione del 1° marzo 1921 per garantirsi dal pericolo costituito dalla libertaria Kronstadt. In realtà, seguendo le orme di Kerensky, Lenin, Trotsky e compagni avevano cominciato da tempo a "indebolire" il peso militare e politico della piazzaforte del Baltico. I marinai e i soldati erano stati richiamati in gran numero sui fronti della guerra civile, gli operai utilizzati come propagandisti dell'esercito bolscevico. Ritornando a Kronstadt, questi sinceri rivoluzionari trovavano la loro città in mano ai burocrati di partito, nuovi privilegi e soprusi di classe. La ribellione maturava, quindi, nello stesso momento in cui il potere comunista indeboliva subdolamente la capacità di reagire di Kronstadt. Ma la pacifica rivoluzione fu fatta ugualmente, mettendo in discussione il principio stesso del partito-guida. I capi bolscevichi, allora, capirono che non era in gioco solo il loro potere a Kronstadt ma in tutta la Russia. La vittoria definitiva di Kronstadt avrebbe infatti significato l'estendersi in tutto il paese della terza Rivoluzione: la rivoluzione sociale libertaria. Fu così che, rinnegando ogni parola d'ordine sull'autodeterminazione popolare, il partito bolscevico decise di soffocare in un bagno di sangue la ribellione dei marinai, dei soldati e degli operai di Kronstadt. L'esecuzione di tale disonorevole compito fu affidato a Trotsky e in via diretta al generale Tukacevsky (entrambi, a loro volta, vittime del terrore staliniano!).
    L'attacco bolscevico cominciò il 7 marzo, alle ore 18,45, col bombardamento della città. Una furia di ferro e di fuoco si abbattè sui rivoluzionari. Truppe fedeli ai bolscevichi, prelevate dai fronti, distaccamenti della Ceka e "Kursanti", si lanciarono all'attacco sulle piste gelate. Ma quella che doveva essere una conquista d'assalto, divenne in pochi giorni una logorante guerra di posizione. Tutta la popolazione di Kronstadt partecipava alla resistenza. Vennero organizzati infermerie, sale operatorie, comitati per in munizionamenti e per l'approvvigionamento. Donne, ragazzi facevano la spola tra la città e la linea di combattimento, raccoglievano i feriti, portavano i rifornimenti. E molti rimanevano sul ghiaccio massacrati dalle schegge degli obici. Cadaveri di soldati bolscevichi punteggiavano la bianca distesa davanti all'invincibile Kronstadt...
    La furia militare si alternava alla violenza delle calunnie. I capi bolscevichi sembravano letteralmente impazziti, incapaci di rendersi conto delle ragioni di quella straordinaria e imprevedibile resistenza. Intorno a Kronstadt veniva intanto stesa una cortina "sanitaria"; la verità non giungeva all'esterno, ogni notizia era radicalmente capovolta: il bianco diveniva nero e viceversa. A Pietrogrado circolavano solo i nomi dei generali e degli ammiragli zaristi che dirigevano (secondo i bolscevichi) la rivolta contro le conquiste della rivoluzione d'Ottobre!...
    I reggimenti comunisti, agli ordini di Trotsky e Tukacensky, riuscirono a sfondare solo dopo undici giorni di lotta senza tregua, che fece migliaia di morti e di feriti. E riuscirono ad aprire un varco dal lato della cosiddetta "Porta di Pietrogrado" (Kronstadt era stata munita di artiglieria fissa per essere difesa verso il mare e non già dalla parte della capitale!). Penetrati attraverso il punto più debole, le truppe di Trotsky invasero Kronstadt da molte parti. Si combattè ferocemente casa per casa. I difensori si batterono da leoni fino alla fine. Fu così che venne distrutto il fior fiore dei rivoluzionari russi, operai, marinai e soldati di Kronstadt, che anticiparono, nel 1921, i lineamenti della futura rivoluzione sociale libertaria.
    Il commissario bolscevico Dybenko ebbe a Kronstadt pieni poteri per "ripulire" la cittadella del Baltico, radicalmente e senza debolezze. Migliaia di rivoluzionari, di operai, di marinai, di soldati, di donne del popolo, furono trucidati dei plotoni di esecuzione o massacrati vigliaccamente nei sotterranei della polizia politica.
    Lo stesso giorno il governo e il partito bolscevichi festeggiava ufficialmente, pubblicamente, il 50° anniversario della Comune di Parigi! La farsa celebrativa da parte degli affossatori della Comune di Kronstadt segnava l'inizio, col 18 marzo 1921, di una rapida evoluzione verso quella che doveva divenire - con Stalin - la più sanguinosa controrivoluzione della storia.
    Guido Montana
    Kronstadt di Guido Montana
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  7. #7
    Canaglia
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Il tizio in questione può dire quello che vuole e scrivere altrettanto, confesso che conoscevo assai poco dell'esperienza di Kronstadt e delle esperienze socialiste non bolsceviche durante la rivoluzione Russa del 1917, rivoluzione che non fu solamente bolscevica ma anche socialista nelle sue varie declinazioni, anarchiche, socialiste rivoluzionarie, socialiste populiste, mensceviche. L'esperienza di Kronstadt non fu solamente anarchica ma anche socialista e libertaria e fu una esperienza, secondo me, tragica ma molto affascinante nella sua proposta e nella sua fine. Il prodromo, secondo me, di quel comunismo eterodosso in cui mi riconosco e il tizio in questione può dire quel capzo che vuole. Quello si spaccia per essere qualsiasi cosa pur di rompere i maroni alla gente.
    Non è che non sei libero di nominare Kronstadt ma non sei libero di sputarci sopra. Quelli di kronstadt non furono esponenti del comunismo eteredosso come dici a vanvera tu, dal momento che il loro motto fu proprio quello leninista di: Tutto il potere ai soviet!

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Ah, poco ma sicuro

    Comunque io, ai tempi, sarei stato coi bolscevichi e con Lenin. Non tanto per una questione ideologica, ma perché solo uno stato dotato di un proprio esercito (l'Armata Rossa) può garantire la sopravvivenza del socialismo. Gli anarchici , essendo da sempre degli sbandati, hanno perso in tutte le occasioni e circostanze. Poi c'è anche la questione del libertarismo inteso come totale libertà dell'individuo. Cosa che io non concepisco perché ho fatto mia da tempo la massima hobessiana "homo homini lupus".
    A Kronstadt non c'erano solo anarchici, anzi, forse erano un'esigua minoranza, nella maggior parte c'erano socialisti di tendenza libertaria. L'Armata Rossa attaccò Kronstadt semplicemente perchè temeva che l'estensione della rivolta sarebbe potuta essere una base per la reazione bianca. Lenin e Trotzky stesso dicono che i marinai di Kronstadt non erano reazionari ma compagni un pò sviati, d'altronde dal loro punto di vista avevano le loro ragioni visto che Pietrogrado era vicina e visto che i bianchi comunque cercarono di condizionare l'insurrezione (vedi Memorandum scoperto in tempi recenti).

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Non lo so con chi sarei stato, quello che so è che sto scoprendo un mondo, all'alba dei 60 anni, che mi era totalmente sconosciuto e questo mondo lo voglio conoscere fino in fondo (e non ho più molto tempo).
    Bene, allora leggiti questo:

    Ultima modifica di Josef Scveik; 22-07-14 alle 11:29

  8. #8
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science;13666370

    A Kronstadt non c'erano solo anarchici, anzi, forse erano un'esigua minoranza, nella maggior parte c'erano socialisti di tendenza libertaria. L'Armata Rossa attaccò Kronstadt semplicemente perchè temeva che l'estensione della rivolta sarebbe potuta essere una base per la reazione bianca. Lenin e Trotzky stesso dicono che i marinai di Kronstadt non erano reazionari ma compagni un pò sviati, d'altronde dal loro punto di vista avevano le loro ragioni visto che Pietrogrado era vicina e visto che i bianchi comunque cercarono di condizionare l'insurrezione (vedi [I
    Memorandum[/I] scoperto in tempi recenti).
    A Kronstadt c'erano gli anarchici che tu vorresti emulare. Lenin e Trotski hanno dato loro la spallata finale perché , OVVIAMENTE, quello era un progetto folle. Un socialismo senza dittatura del proletariato. Capirai bene che non è mai esistito e non potrà mai esistere. Ma ora, a corto di argomenti, continuerai a ragliare come un somaro , senza ovviamente dire NULLA.
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 22-07-14 alle 12:31

  9. #9
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    A Kronstadt c'erano gli anarchici che tu vorresti emulare. Lenin e Trotski hanno dato loro la spallata finale perché , OVVIAMENTE, quello era un progetto folle. Un socialismo senza dittatura del proletariato. Capirai bene che non è mai esistito e non potrà mai esistere. Ma ora, a corto di argomenti, continuerai a ragliare come un somaro , senza ovviamente dire NULLA.
    Ovviamente tu non sai di cosa parli e apri la bocca solo per darle aria. A Kronstadt gli anarchici presenti al momento dell'insurreizone non erano molti, lo erano di più negli anni precedenti dal momento che Kronstadt si era sempre distinta per il suo carattere antiautoritario e antizarista (sin dalla rivoluzione del 1905 e poi in quella del 1917 quando Trotzky definì il soviet di Kronstadt come «onore e gloria della Rivoluzione»). Questo c'è lo dice Paul Avrich, che ha pubblicato il libro più completo e approfondito sulla vicenda.
    Naturalmente la rivolta infiammò gli anarchici di tutto il mondo, dal momento che pur non essendo espressamente anarchica aveva in sè un forte carattere libertario e la sua matrice era indubbimente antiautoritaria.

    Ora, la questione è che Gianky sostiene che Kronstadt è un esmepio che avalla la sua idea di socialismo eterodosso, invece è esattamente il contrario. Infatti, mentre Gianky dice che il socialismo si può realizzare solamente in una comunità culturalmente omogenea bla bla bla, a kronstadt la comune fu realizzata in un luoog dove vi erano marinai e militari da tutta la Russia. Questi oltre a provenire da luoghi diversissimi, avevano tradizioni lavorative molto differenti (contadini, operai, ecc.) e anche formazioni culturali non omogenee, eppure...Eppure la rivolta scoppiò e questo cosa ci dice? Ci dice che il socialismo può realizzarsi non dove la comunità è omogenea dal punto di vista culturale, nazionale, etnico, tradizionale bla bl a bla, ma dove gli sfruttati e i poveri si riconoscono in quanto tali e dove prendono coscienza della loro condizione. Questo è quanto.

  10. #10
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: La comune di Kronstadt

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    Ovviamente tu non sai di cosa parli e apri la bocca solo per darle aria. A Kronstadt gli anarchici presenti al momento dell'insurreizone non erano molti, lo erano di più negli anni precedenti dal momento che Kronstadt si era sempre distinta per il suo carattere antiautoritario e antizarista (sin dalla rivoluzione del 1905 e poi in quella del 1917 quando Trotzky definì il soviet di Kronstadt come «onore e gloria della Rivoluzione»). Questo c'è lo dice Paul Avrich, che ha pubblicato il libro più completo e approfondito sulla vicenda.
    Naturalmente la rivolta infiammò gli anarchici di tutto il mondo, dal momento che pur non essendo espressamente anarchica aveva in sè un forte carattere libertario e la sua matrice era indubbimente antiautoritaria.

    Ora, la questione è che Gianky sostiene che Kronstadt è un esmepio che avalla la sua idea di socialismo eterodosso, invece è esattamente il contrario. Infatti, mentre Gianky dice che il socialismo si può realizzare solamente in una comunità culturalmente omogenea bla bla bla, a kronstadt la comune fu realizzata in un luoog dove vi erano marinai e militari da tutta la Russia. Questi oltre a provenire da luoghi diversissimi, avevano tradizioni lavorative molto differenti (contadini, operai, ecc.) e anche formazioni culturali non omogenee, eppure...Eppure la rivolta scoppiò e questo cosa ci dice? Ci dice che il socialismo può realizzarsi non dove la comunità è omogenea dal punto di vista culturale, nazionale, etnico, tradizionale bla bl a bla, ma dove gli sfruttati e i poveri si riconoscono in quanto tali e dove prendono coscienza della loro condizione. Questo è quanto.
    Sei tu che parli a vanvera, fesso! E infatti scrivi: "A Kronstadt gli anarchici presenti al momento dell'insurreizone (SAI SCRIVERE?) non erano molti", ma poi precisi: " Kronstadt si era sempre distinta per il suo carattere antiautoritario". Antiautoritari sono, appunto, gli anarchici e i socialisti libertari. Quindi i rivoltosi di Kronstadt erano un po' distanti dalla dottrina leninista e pretendevano di instaurare il socialismo senza dittatura. Bella cazzata!

    Gianky non mi pare che abbia detto di voler portare gli anarchici dalla sua parte. Semplicemente ha segnalato un argomento di suo interesse, visto che sta approfondendo sia la conoscenza del marxismo che quella delle varie anime del movimento socialista (anche se personalmente non considero gli anarchici né socialisti né comunisti).
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 23-07-14 alle 10:16

 

 
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