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  1. #91
    Zarskoeselo
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    Citazione Originariamente Scritto da lupocattivo
    Verona? vabbè è uguale a Roma ... c'è ponte Duca D'Aosta, sul lungotevere dell'Adige, in fondo Castel Sant'Angelo ... il Colosseo ...



    Non proprio lupo, ma bella battuta. Comunque Verona per me è splendida; ha un taglio medievale che adoro...e un romanticismo triste che collima perfettamente con il mio spirito (Giuliettae Romeo...Giardino Giusti ecc.)

  2. #92
    Sono ateo! grazie a Dio Bunel
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    Leggo su FERT:

    fu votata la fiducia al governo Mussolini, il 16 novembre 1922, 306 voti favoreli e 116 contrari e fra i favorevoli: Salandra, Giolitti, Enrico De Nicola (...), Facta (ex presidente del Consiglio), Bonomi (erede del II governo Badoglio con Umberto Luogotentente gen. del Regno) e De Gasperi (capogruppo del Partito Popolare.

    I deputati fascisti erano 35, (trentacinque) e la coalizione comprendeva ministri liberali, popolari, socialisti, riformisti, indipendenti, e il futuro inquilino abusivo del Quirinale, Giovanni Gronchi era sottosegretario all'industria.

    Al Senato del Regno i voti favorevoli furono 215, fra i quali quelli di Benedetto Croce e Luigi Albertini (...).

    Molto comodo addossare tutto alla monarchia.


    Sempre su FERT si legge la confessione del divo Giulio Andreotti che dice che il 2 giugno 1946 votò per la monarchia. Che l'intramontabile Belzebù è Commendatore della Corona d'Italia e che incontro il Re Umberto II, Conte di Sarre durante l'esilio di quest'ultimo.
    lupocattivo

  3. #93
    Zarskoeselo
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    che fanno su fert, mi copiano l'articolo?

  4. #94
    Monarchico da sempre !
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    Caro Lupo, vogliamo aprire le danze in anticipo, come hai proposto o aspettiamo il 2 giugno ?

    Io aprirei il primo di giugno, per battere i republicanacci sul tempo...

    Chiunque comincia, dia annuncio e link, sul 3d "Per chi ha fretta" mi raccomando !!!

  5. #95
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    Citazione Originariamente Scritto da Conterio
    Caro Lupo, vogliamo aprire le danze in anticipo, come hai proposto o aspettiamo il 2 giugno ?

    Io aprirei il primo di giugno, per battere i republicanacci sul tempo...

    Chiunque comincia, dia annuncio e link, sul 3d "Per chi ha fretta" mi raccomando !!!

    Siamo tutti presi, adesso e come al solito, a tirare i risultati elettorali dalla propria parte politica. Aspettiamo qualche giorno che ci si stanchi di questo italico sport.
    lupocattivo

  6. #96
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    Penso anch'io che sia meglio come dice Lupo.

  7. #97
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    Forse si, ora tutti sono presi dalle "vitali" elezioni amministrative, per avere il "segno del destino" da poter utilizzare per confermare o controbattere il risultato del 9 aprile... tutto il nostro sforzo cadrebbe in un mare in tempesta !

    Attendiamo qualche giorno...

  8. #98
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    Da: Il Giornale n. 127 del 31-05-2006 pagina 28

    Quando io votai repubblica e Montanelli monarchia

    Agli appunti personali di Paolo Monelli sul referendum istituzionale del 2 giugno 1946 - oggi pubblicati per la prima volta nel nuovo numero della rivista Nuova storia contemporanea - sono molto interessato per più d'un motivo. Il primo è che ho una fiducia illimitata nell'onestà e nella precisione di Monelli come giornalista e come storico. Ho avuto la fortuna d'essergli amico, benché appartenessimo a due generazioni diverse, e conservo di lui un ricordo straordinario. Dietro lo snobismo del monocolo c'era un uomo generoso fino all'ingenuità, e uno scrittore di raro talento. Considero Roma 1943 un capolavoro. Le note che Monelli prese per una sua inchiesta sulla travagliata nascita della repubblica hanno l'impronta della genuinità.
    Il secondo motivo è che la narrazione delle vicende che precedettero e seguirono quel 2 giugno fatidico avrebbe potuto porre a Montanelli e a me, nel volume a quattro mani L'Italia della Repubblica, un problema che era insieme personale e professionale. Nel referendum Montanelli aveva votato monarchia, io Repubblica. Monarchia, lui, non perché sottovalutasse gli errori e le viltà di Vittorio Emanuele III ma perché se rinnegava la monarchia «l'Italia rinnegava il Risorgimento, unico tradizionale mastice della sua unità». Repubblica, io «per punire il Re che aveva accettato il fascismo, subìto la guerra, e poi era fuggito abbandonando il Paese e l'esercito al loro destino». Ma poi ci accorgemmo, nella stesura del libro, che le due opposte decisioni erano derivate da valutazioni compatibili. Scrivemmo: «I voti che la Monarchia ebbe non erano tutti propriamente monarchici. Erano, in particolare al nord, voti di moderati i quali ritenevano che dopo tanti sconvolgimenti la monarchia rappresentasse tuttora un'ancora solida, un simbolo di continuità e stabilità».
    Il terzo motivo sta nel tema - dai monarchici continuamente evocato e attizzato - dei brogli cui il ministro dell'Interno Giuseppe Romita avrebbe fatto ricorso per dare la vittoria alla Repubblica. Cercavo nei “frammenti” di Monelli, e nei suoi colloqui con personaggi di primo piano del drammna istituzionale, nuovi elementi di valutazione. Li ho trovati (forse il “nuovi” sarà da qualcuno contestato perché nella immane congerie di interviste, memoriali, dichiarazioni riguardanti il 2 giugno e la disputa sui risultati può essere trovato tutto e il contrario di tutto). Sta di fatto che nelle parole di alcuni esponenti monarchici la tesi dei brogli si attenua o sfuma.
    Non è che le «carte Monelli» cambino il profilo degli avvenimenti, e la caratterizzazione dei protagonisti. Umberto II è, in questi ricordi, tale e quale tutti l'abbiamo in mente: cortese, scrupoloso, diligente, un ottimo Re da ordinaria amministrazione. Ma privo d'iniziativa e di autorità. Il suo senso del dovere era formale e protocollare. Durante la «fuga di Pescara» - stando alle testimonianze - pensò coraggiosamente di tornare a Roma, e ne fu dissuaso dalla madre. Ma non risulta che lui, gratificato del ruolo di comandante del «gruppo armate sud», abbia mai domandato quale sorte avessero le armate del suo gruppo, e desse ordini per evitarne la totale disgregazione. Qualcuno ha definito i Savoia «spettatori della storia». Umberto II lo era. Quanto a De Gasperi, gli viene attribuita una propensione per la monarchia (la figlia Maria Romana ha tuttavia negato che così fosse, e raccontato che sia lei sia il padre votarono Repubblica). Credo che l'idea d'un De Gasperi sotto sotto monarchico sia ragionevole: ma il trono che rimpiangeva non era quello di Roma, era quello di Vienna.
    I brogli dunque. Giovanni Artieri, giornalista insigne e fedelissimo del Re, non aveva dubbi. «Artieri è sicuro che il plebiscito sarebbe riuscito a favore di Umberto se non ci fosse stato il broglio. Egli stesso con il giornalista Vito Antonio Napoletano ha visto nelle soffitte di Montecitorio una enorme quantità di sacchi della Nettezza di Napoli pieni di schede non scrutinate, corrispondenti ai due milioni di voti scomparsi. Provenivano evidentemente dal sud, in grandissiuma maggioranza a favore della monarchia». Più cauto Falcone Lucifero, ministro della Real Casa: «Noi abbiamo raccolto una grande quantità di indizi a favore della teoria del broglio, ma non la prova del broglio».
    Ma l'attestazione più importante viene da Enzo Selvaggi, irruento segretario generale del Partito democratico italiano: uno degli attivisti monarchici che nelle ultime fasi della campagna elettorale avevano spronato Umberto ad essere - e nei limiti delle sue capacità lo fu - il propagandista di se stesso. L'esito del referendum era stato dapprima accettato dal Re, tanto che con De Gasperi aveva concordato le modalità della sua partenza. Ma alcuni giuristi sollevarono un problema procedurale. Il decreto luogotenenziale del 16 marzo precedente con il quale era stato indetto il referendum si riferiva a «maggioranza degli elettori votanti», non a maggioranza dei voti validi. Romita s'era limitato a indicare i voti per la Repubblica e i voti per la Monarchia, senza tener conto delle schede bianche e nulle. Per questa che Nenni definì «una questione da mozzaorecchi» Enzo Selvaggi chiese la messa in discussione del referendum, qualificò la attesa proclamazione della Repubblica come un «colpo di Stato strisciante», e propose di «subordinare la formazione di un eventuale governo ad un impegno di sottoporre a nuovo e regolare referendum il problema istituzionale». Per effetto della “bomba” Selvaggi la Cassazione, pur dando atto dei risultati, non annunciò la Repubblica, e Umberto II partì per l'esilio proclamando l'illegalità della procedura che l'aveva detronizzato.
    Selvaggi fu il nemico numero uno del referendum romitiano. Ma a Monelli disse: «Non credo ai brogli di Romita. Non credo nemmeno che avrebbero giovato molto i voti dei prigionieri che rappresentavano una incognita. Avendo girato dietro al Re in lungo e in largo l'Italia ebbi la maniera di prevedere che contrariamente alle attese Sicilia e Piemonte non sarebbero stati favorevoli alla monarchia... Non credo al broglio; un broglio così colossale avrebbe dovuto avere la complicità di troppa gente e qualche funzionario avrebbe finito col parlar chiaro. Certamente ci sono stati imbrogli e pasticci, gente che ha votato due volte, ma purtroppo questo avviene in ogni elezione italiana. È noto che i frati e le monache votano prima come corpo al convento e poi singolarmente nelle sezioni elettorali». Selvaggi concorda con il parere di molti osservatori imparziali: che cioè la Repubblica abbia vinto chiaramente, anche se contro la monarchia fu esercitata, soprattutto nell'Italia del nord, una pressione ambientale molto pesante. Il mio parere è che la monarchia non cadde il 2 giugno 1946: cadde l'8 settembre 1943, e da quel giorno la sua fu un'agonia senza speranza.
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  9. #99
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    Questo pubblicato dal Giornale è il classico articolo servile pro-repubbblicha ad uso di quella grande parte della popolazione ignorante e cialtrona. E' pieno di citazioni citate millantando una connessione logica che non hanno, perchè i giudizi ed i pareri riferiti sono estrapolati dal loro contesto e messi assieme in artificiosa successione in un collage che dà, dicevo prima, all'Italiano cialtrone che non ha voglia di leggere e tantomeno di studiare, l'illusione d'essere informato, e ben informato, nel decidere l'accettazione della repubbblicha quale evento legale e deciso democraticamente.

    Ill Giornale riferisce fatti tacendone altri di ancor maggior rilievo e che non sono illazioni, ma realtà documentate e dimostranti l'illegalità che permea il referendum, nonchè la nascita della repubblica quale atto estraneo alla volontà popolare e solo conseguenza di un colpo di stato. ¨
    Un esempio per tutti: il "capo dello stato" venne nominato prima che la Corte di Cassazione esprimesse il suo giudizio. E questa è cronologia storica di un colpo di stato e non una opinione.

    Inoltre, visto che Monelli e l'articolista si danno un gran da fare a spiegare, anzi, a lasciar spiegare alle loro altisonanti citazioni che, tutto sommato, la repubbblicka è legittima e legale, non potrebbero almeno raccontarci quanti erano gli iscritti alle liste elettorali e quanti furono i votanti? Aiuterebbero, così, l'Italiano cialtrone, a concludere il discorso dignitosamente, perchè sulla base dei fatti e delle cifre e non sull'opinione di chicchessia.

  10. #100
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    Predefinito Tv: Rai Educational, "monarchia E Repubblica" A La Storia Siamo Noi

    (AGE) ROMA - Per la serie “La Storia siamo noi” Rai Educational presenta “Monarchia e Repubblica” in onda mercoledi’ 31 maggio alle ore 00.40 su RaiTre. Il 2 giugno 1946 e con il Referendum nasceva la Repubblica italiana. Ma che cosa è successo, davvero, nei giorni del referendum? È legittimo ipotizzare che ci siano stati dei brogli? E chi li avrebbe organizzati? In occasione dei 60 anni della nascita della Repubblica Italina, Giovanni Minoli, con una inchiesta e attraverso interviste a storici e i protagonisti di quel periodo storico, ricostruisce la difficile nascita della Repubblica italiana, partendo dalla clamorosa rivelazione del segretario privato di Togliatti, Massimo Caprara, sulla lettera che il ministro della giustizia e segretario del PCI, inviò a Giuseppe Pagano, il Presidente della Corte di Cassazione, e nella quale lo invitava a non dare il risultato del Referendum. (AGE)
    ************************************************** ********

    Io non riuscirò a vederlo... lo trasmettono troppo tardi. Se qualcuno riesce faccia un riassunto e magari, ipotizzando la faziosità di RaiTre si potrebbe scrivere una lettera da mandare a TUTTI gli organi di Stampa e TV...

 

 
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