Il tempo non può prescindere dal suo scorrere, o meglio il tempo non può prescindere dal mutamento; e la questione a mio parere va ben oltre la percezione che i nostri sensi fisici ci danno del mutamento sensoriale, anzi va ben oltre anche la questione secondaria della freccia del tempo.
In particolare:
Ai fini di questa discussione ritengo secondaria la questione della freccia del tempo per due ragioni:
1) la ragione meno importante è che nessuno mette in dubbio che il tempo a livello macroscopico abbia una sua direzione, ma qui si stava discutendo dell'essenza del tempo in sé, non della sua reversibilità o, come appare a livello macroscopico, della sua irreversibilità nella direzione di maggior entropia.
2) la ragione più importante è che parlare di seconda legge della termodinamica presuppone le osservazioni della scienza, la quale presuppone i sensi umani e tutto l'apparato sensoriale che ne segue (e non altro), che a loro volta presuppongono il tempo ed agiscono nel tempo.
Non si può quindi pensare di capire davvero la natura del tempo restando all'interno del dominio dello stesso; restando all'interno dello stesso al più lo si descrive, formulando sicuramente leggi utili a prevedere (appunto, l'atto del prevedere presuppone il tempo) cosa accadrà in un determinato ambito, quello che appunto cade sotto i sensi fisici; ma oltre per definizione non si può andare; non lo si può spiegare restando nell'ambito dei sensi fisici, al più si può descrivere il suo svolgimento (reversibile o meno, secondo certe leggi etc) o meglio lo svolgimento di determinati avvenimenti nel tempo, avvenimenti che vengono presi come marcatori del tempo (che in sé sfugge).
Prima viene la coscienza, poi la coscienza dei sensi, quindi le informazioni che ci arrivano tramite i sensi; se si resta in questa visione delle cose allora l'esistenza del tempo è un fatto di coscienza prima ancora che di sensi, a mio parere.
Finché c'è coscienza del mutamento, che presuppone sempre il senso dell'altro da sé, del due (per semplificare con un simbolo) ci sarà sempre il senso del tempo; esso prenderà delle caratteristiche declinate in funzione della tipologia di sensi che si ha, d'accordo, ma questo viene dopo questo primo fatto. Quindi in linea di principio, si può ipotizzare che se dovesse venire meno la coscienza del mutamento e dell'altro da sé possa anche cadere il senso del tempo. Questo lo si vede già negli stati di svenimento o di sonno profondo, in cui non solo il mondo esterno si affievolisce perché il flusso dei sensi si affievolisce, ma soprattutto il tempo sembra scomparire.
Dal punto di vista della coscienza, non credo che si possa dire che l'affievolimento del senso del tempo sia causato dall'affievolimento dei sensi, ma piuttosto penso che sia vero il contrario, perché prima viene il senso del tempo, solo dopo la consapevolezza dei dati sensoriali presenti in esso. Per cui quando si sviene prima si perde il senso del tempo, quindi quello del mondo, a mio parere. Tuttavia essendoci un legame tra le due cose, credo che si possa accettare che agendo sui sensi si possa propiziare o meno un determinato senso del tempo. Per esempio affievolendo il flusso di dati che provengono dai sensi, come di fatto accade quando ci mettiamo a dormire, si propizia anche l'affievolimento del senso del tempo in noi. Ma non lo si causa, la causa è sempre un fatto di coscienza, a mio parere.





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