Di Silvio Corradi, nato a Fontanellato (PR) l’11 luglio 1890 non c’è alcuna traccia in rete. Devo pertanto accontentarmi dell’unica fonte biografica che ho a disposizione, cioè quanto dice di lui, nell’indirizzo al lettore che apre la sua opera, l’ing. Aldo Mazza, “già assistente alla Cattedra di Elettrochimica del Politecnico di Milano e già Direttore del Reparto Prove Statiche e di Rottura della Società Aeroplani Caproni in Milano”. Dalle note del pensionato Mazza sappiamo che Corradi era un agricoltore con il pallino delle invenzioni, che aveva già pensato, molto prima degli americani, a un sistema per far piovere bombardando le nuvole con ghiaccio secco e aveva inventato un dispositivo per la regolarizzazione automatica dell’inalveamento dei corsi d’acqua, collaudato con successo sul torrente Parma. Un tipo ingegnoso, che si era meritato trafiletti elogiativi sui giornali dell’epoca, come il Tempo, la Gazzetta di Parma e il Corriere d’informazione. Di Corradi abbiamo anche una fotografia che lo ritrae sessantaduenne nel frontespizio della sua opera più ambiziosa, che costituisce l’oggetto di questo mio articolo. Il libretto che ha attirato la mia curiosità in un mercatino dell’usato ha infatti un titolo importante: La terra non gira intorno al sole. Guardiamo il cielo e potremo capire il vero moto della terra e degli astri ed è stato edito nel 1952 a Cremona, probabilmente a spese dell’autore (poi tradotto e pubblicato anche in francese due anni dopo).
Corradi appartiene alla schiera dei confutatori di Copernico, che vanta rappresentanti sempre più sparuti ma attivi ancor oggi, non necessariamente tra gli estremisti religiosi. Il suo trattatello ignora completamente le scoperte astronomiche degli ultimi due secoli e lo scienziato più recente al quale fa riferimento è von Helmholtz. Di Einstein nessuna traccia, e nessuna degli astronomi del Novecento. Le sue fonti sono scarne: l’Enciclopedia Pomba per la famiglia, UTET, probabilmente l’edizione del 1950 in due volumi, l’Enciclopedia Storica delle Scienze e delle loro applicazioni di Arturo Uccelli, Hoepli, 1940, e due libri del naturalista francese dell’Ottocento J. H. Fabre, La terra (orig. fr. 1865) e Il cielo (orig. fr. 1867), pubblicati entrambi da Sonzogno, rispettivamente nel 1927 e 1928. Ma egli ha dalla sua un grande ingegno e la capacità di rappresentare le sue idee con strumenti semplici ed efficaci: un’arancia infilzata da un pezzo di fil di ferro è la terra con il suo asse, il soffitto e le pareti di una stanza sono la volta celeste con lo zodiaco e i punti cardinali. Costruirà anche un planetario meccanico per illustrare le proprie idee, premiato al “Concorso Internazionale delle invenzioni” di Parigi in quello stesso 1952, tuttavia inspiegabilmente ignorato dal mondo scientifico: “vi furono applausi, ma poi più nulla, il più ermetico silenzio”.
Tutta la sua teoria parte dal fatto che l’asse terrestre è sempre rivolto verso la Stella Polare, vero centro del sistema corradiano. E se l’asse della Terra è sempre parallelo a se stesso, il moto di rivoluzione implica, secondo gli eliocentristi, che il nostro pianeta avanza lungo la sua orbita ora con il polo Nord (da giugno a dicembre), ora con quello Sud (da gennaio a giugno): “Nelle condizioni date, un corpo libero nello spazio non potrà mai obbedire a questo schema di moto pendolare”. Inoltre, in qualsiasi momento dell’anno, in ogni posizione della sua orbita, l’asse terrestre si incontra con la Stella Polare, fatto non spiegabile con il suo moto di rivoluzione. Corradi è pronto a replicare alle possibili obiezioni, come spiega in questo passo:
"Si dice che questo può avvenire perché la Stella Polare è all'infinito. Si ricorre agli anni–luce. Le vertiginose distanze che, dapprima, sono state accettate per poter giustificare la convergenza dell’asse terrestre sulla Stella Polare pur essendo sempre parallelo a se stesso, sono diventate ora la premessa base di ogni considerazione, cosicché i fenomeni che tutti possiamo osservare e controllare, vengono minimizzati al punto da essere completamente trascurati.
Si dice che di fronte alla distanza di 31 anni luce a cui si trova la Stella Polare, il nostro sistema (sole-terra-luna-pianeti) diventa un punto, cosicché anche l'angolo sotto la Stella Polare, diventa trascurabile e le rette che indicano la direzione dell'asse terrestre diventano parallele o meglio si identificano.
Prima di tutto, per definizione, le rette parallele non si incontrano nemmeno all'infinito e poi, anche se la Stella Polare è all'infinito la sua immagine non lo è più e in nessun modo può creare il parallelismo. Un esempio pratico chiarirà il mio pensiero. Tutti i cacciatori del Nord possono mettere a punto il loro fucile sulla stessa Polare, ma se due fucili sono paralleli fra loro anche alla sola distanza di un metro l'uno dall'altro, uno solo di essi potrà essere messo a punto sulla Stella Polare. (eh?, NdR)
Inoltre il sole dovrebbe trovarsi in linea con la Stella Polare il che non sì verifica mai. In linea con la Stella Polare c'è la terra. Come infatti si spiegherebbe la simmetria del globo celeste con il globo terrestre se in linea con la Stella Polare ci fosse il sole?
(…)
Vorrei che qualche studioso, dalle stelle, scendesse al livello del nostro sistema solare e dei suoi movimenti, meditasse queste cose con animo obiettivo e la mente sgombra da preconcetti e da astrazioni che paralizzano ogni possibilità di comprensione".
Anche le fasi dei pianeti andrebbero spiegate diversamente. I loro moti da oriente a occidente, talvolta retrogradi, e le loro variazioni di luminosità sono stati spiegati con la collocazione delle loro orbite, interna o esterna, rispetto all’orbita terrestre attorno al sole. Ma “Dopo un certo periodo, diverso da pianeta a pianeta, ma sempre uguale per ciascun pianeta, ognuno di essi viene a descrivere una linea chiusa fra le costellazioni zodiacali”.
“Tutto quanto riguarda i pianeti ha sempre fatto molto meditare, ma limitiamoci ad osservare le figg. 13 e 14. Non guardiamo il volume del sole rispetto ai pianeti. Guardiamo la terra. Essa volge ai pianeti l’emisfero illuminato dal sole, ha quindi pieno giorno. Di notte i pianeti interni non li dovrebbe mai vedere.
Di giorno, in congiunzione inferiore non li dovrebbe vedere perché mascherati dai raggi solari e in congiunzione superiore o in semplice congiunzione per i pianeti esterni, non dovrebbe più che mai vederli perché posti dietro la massa solare.
Questo dimostra ancora una volta, a quali complicazioni si arriva quando si vuole, ad ogni costo, conciliare i fatti con una teoria che non corrisponde”.
E la Luna? Per il Corradi bastano poche righe:
“Se consideriamo il movimento della luna intorno alla terra, mentre entrambe compiono il giro intorno al sole, dobbiamo tener conto che la distanza della luna dal sole subisce variazioni fortissime passando da luna persa (tra il sole e la terra e quindi più vicina al sole della terra stessa) a luna piena (dalla parte opposta della terra rispetto al sole), variazione che si calcola arrivi fino a circa 760 mila chilometri. Ma la variazione di distanza dal sole porta a una variazione proporzionale di spazio da percorrere e allora come potrebbe, la luna, mantenere invariata la sua velocità? (…) II moto della luna adattato al sistema solare in cui la terra è rigidamente fissa in tutte le posizioni per mantenere l'asse parallelo a se stesso, non è imitabile da nessun mezzo meccanico. Chi pretendesse di far girare un motoscafo intorno ad una nave in rotta, presentandole sempre il medesimo fianco e mantenendo una velocità costante, si metterebbe in una impresa impossibile”.
Terminata la pars destruens, è tempo per il Nostro di innalzare il suo edificio sulle macerie del sistema copernicano. Devo dire che questa è la parte meno convincente del testo, spiegata male, confusa e scricchiolante. D’altra parte, si sa, ad alcuni viene più facile distruggere che costruire e il Corradi forse paga il fatto di non aver avuto seguaci che potessero perfezionare la sua costruzione.
La parte intitolata Il sistema nuovo esordisce ribadendo il concetto iniziale: il moto della terra si spiega solo tenendo conto della costante inclinazione dell’asse terrestre sulla Stella Polare. Inoltre, se confrontiamo le posizioni assunte dal meridiano terrestre durante un’intera rotazione sotto i diversi fusi celesti (le costellazioni dello Zodiaco) “in determinate ore del giorno e della notte e le posizioni assunte dalla terra durante il giro annuo, vediamo che, nei riguardi del globo celeste, le posizioni sono perfettamente corrispondenti. (…) I due moti apparenti, diurno e annuo, della volta celeste sono perfettamente corrispondenti e questo garantisce che il sole non è al centro del movimento”.
L’inclinazione dell’asse terrestre è spiegata con il fatto che i continenti e i mari non sono distribuiti uniformemente, ma i primi sono ammassati maggiormente nell’emisfero boreale: la maggiore densità della terra rispetto all’acqua determina una differenza di peso dei due emisferi (sic). Questa differenza fa sì che l’asse terrestre, a nord sempre rivolto verso la Stella Polare, a sud, nell’emisfero “più leggero”, ruota, descrivendo un cerchio: l’asse terrestre descrive un cono, ecco perché al Sud non c’è una stella corrispondente alla Polare. Questo cono, che nel sistema eliocentrico è un bicono con vertice nel centro della terra e ha conseguenze solo sulla precessione degli equinozi, nel sistema corradiano è in grado di spiegare anche l’alternarsi del dì e della notte e l’andamento delle stagioni.
Nel “sistema nuovo” la Luna “è esonerata dal moto vertiginoso intorno al sole, a velocità fantastica che così poco si addice alla sua serena tranquillità”. La Luna rivolge a noi la stessa faccia per il semplice motivo che è trascinata dal moto rotatorio della terra e ruota con lei. Le sue fasi sono determinate dal fatto che l’asse terrestre punta sempre verso nord, mentre quello della luna no. E che cosa fa muovere la terra? Le differenze di temperatura tra il giorno e la notte! Sentiamo il Corradi, che qui sembra dare il meglio (il peggio) di se stesso:
“Il sole trasmette la sua energia di moto agli astri e alla terra, attraverso l'atmosfera in un gioco di riscaldamento, evaporazione, dilatazione e alleggerimento dalla parte rivolta verso il sole, raffreddamento, condensazione e appesantimento dalla parte opposta. Le correnti calde, umide e leggere si portano dall'emisfero diurno all'emisfero notturno e per le leggi dell'equilibrio si genera il moto. Un esperimento semplicissimo che contiene il principio base di questo moto che, nei riguardi della terra è poi complicato da numerosissimi fattori, frenato e regolato dal contrappeso di materiale che, nella cavità interna della terra, non partecipa solidale alla rotazione, è il seguente: intorno ad una ruota ben centrata e scorrevole avvolgiamo diversi strati di panno. Facciamo assorbire al panno acqua in modo da avere una umidità uniformemente distribuita lungo tutta la circonferenza. Alla ruota così preparata e ferma avviciniamo una sorgente di calore e facciamo in modo che il calore si trasmetta soltanto di fronte, in una parte limitata della circonferenza mobile circondata dal panno umido. Dopo un certo tempo la ruota si mette in moto precisamente nel senso della terra. (…) La fascia degli Alisei, sotto l'impulso del sole, fa ruotare la terra su se stessa, e, nello stesso tempo la trascina nel moto annuo regolato da forze di attrazione e repulsione solare”. La terra gira su se stessa trascinata dagli alisei!
La Luna, per dirla con il Corradi, è esonerata anche dalla responsabilità delle maree. Il suo influsso sui mari è trascurabile, e l’equivoco nasce dal fatto che essa si trova sempre al centro dell’irradiazione solare, trovandosi così al centro delle ampiezze di alta e bassa marea.
Anche le correnti oceaniche sono determinate dal riscaldamento solare. “Le acque, cioè, si spostano costantemente verso il sole, ossia nella direzione in cui vengono ad essere maggiormente e più direttamente investite dai raggi solari. Il polo che si appesantisce per l'arrivo delle correnti si va alleggerendo con l'evaporazione delle acque per azione del sole, e la corrente di vapore più leggera risale verso il polo più alto e ivi si condensa ristabilendo le condizioni che aiutano il moto della terra.
Le correnti di vapore calde e leggere si alzano molto e vanno in senso, inverso delle correnti marine. A dicembre e a giugno avviene l'inversione anche di queste correnti di vapore e il loro incontro con le correnti fredde o asciutte è causa di cicloni a volta spaventosi. Come già detto, le cause perturbatrici sono moltissime ma non vi è dubbio che il movimento base delle correnti oceaniche scaturisce dal moto della terra inclinata costantemente sulla Stella Polare”.
Il finale è pirotecnico, con atomi, esplosioni vulcaniche, aurore boreali e pozzi metaniferi inesauribili mescolati con una coerenza che sfugge al lettore. Il Nostro si lascia prendere la mano e il suo sistema gli sembra in grado di spiegare anche fenomeni lontani da quelli astronomici: l’originalità di un fou littéraire si mescola sempre con un certo grado di presunzione.
“Fino a che si pensa la terra girare intorno al sole in un moto impossibile non si troveranno mai vere soluzioni. E mentre ora si concepisce l'atomo come un microcosmo in cui, per analogia con l'attuale concezione del sistema solare, gli elettroni circolano intorno ad un nucleo centrale, sarà la conoscenza più profonda e sperimentale della vera costituzione dell'atomo a stabilire la verità sui moti celesti.
In questo sistema, così aderente alla realtà, le velocità e le distanze rientrano in termini concepibili dai sensi, tutto prende un significato nuovo e si apre un vastissimo orizzonte alle concezioni e alle interpretazioni dei fenomeni che ora lasciano sempre perplessi.
Il percorso annuo della terra è notevolissimamente ridotto e di conseguenza la velocità di traslazione, cosicché si possono concepire coesistenti gli altri movimenti della terra quali la nutazione e la rotazione stessa.
Se si tiene conto che la gigantesca esplosione del vulcano Krakatoa (26-8-1883) lanciò a grandi altezze una enorme quantità di polveri che, per ben tre anni, rimasero nell'atmosfera formando un anello equatoriale esteso al 20° di latitudine Nord, compiendo più volte il giro del globo, si ha la conferma che Saturno, pianeta eminentemente vulcanico, più calmo e più vicino di quanto non lo si creda ora, ha anch'esso gli anelli di materiale vulcanico.
Il mio planetario, studiato a fondo, da la risposta logica a qualsiasi domanda, dice il perché di qualsiasi fenomeno.
(…)
Ci dice che le aurore boreali sono risucchi da parte delle zone polari, di gas infiammabili sprigionati nel ciclo terrestre e colorati dai riflessi solari.
Inoltre, cosa di somma importanza, ci assicura anche che, contrariamente a quanto asserito, il deposito o giacimento di gas metano di Cortemaggiore dopo 15 anni circa non sarà esaurito, ma continuerà a rinnovarsi.
In questa nuova concezione tutto si rivela così semplice nella causa e così straordinariamente meraviglioso negli effetti che vi si riconosce, inconfondibile, l'opera della Sapienza infinita di Dio”.





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