Vedi la risposta che ho dato sopra (per qualche dettaglio che non ho voglia di stare a ripeterti).
Inoltre a me non piace la definizione "patriarcato" perché ha una storia e una connotazione ideologica legata ai movimenti di emancipazione, che non c'entra con quelli che io penso siano effettivamente i meccanismi sociali e culturali che condizionano l'esclusione delle donne da una serie di settori e carriere.
Eviterei però anche di descrivere la cosa con la frase "le donne preferiscono laurearsi in materie umanistiche" perché presuppone che le donne scelgano liberamente come se fossero in un vuoto sociale e culturale, il che, ammetterai non è vero.
Uomini e donne nascono in contesti che trasmettono loro una serie di idee, di valori e di comportamenti. Queste idee sono connotate in base al genere e si trascinano sempre una serie di connotazioni che provengono da una cultura precedente (e sappiamo, come dici tu, che andando indietro questa connotazione era sempre più differenziata per genere - ora lascia perdere le origini, che aprono un discorso ancora più complesso su cui ci sono altri milioni di studi e di cose da dire).
Crescendo si destreggiano attraverso questa serie di input: in parte li subiscono e in parte li rinegoziano, a seconda degli spazi che una società lascia loro.
Traducendo: se tu nasci in una società in cui vedi che le donne percorrono prevalentemente una serie di carriere, e vedi che questo è socialmente accettato come ineluttabile, ti fai l'idea che sono quelli i percorsi disponibili per te, e quindi il tuo orizzonte mentale ne è inevitabilmente influenzato.
Non occorre che ci sia una barriera effettiva (come in tempi passati, in cui le donne nemmeno potevano entrare a scuola), perché di fatto c'è una barriera mentale che ti spinge a non andare in certe direzioni.
Poi questo scenario, per fortuna, non è rigido al 100%, e in una società differenziata per funzioni (cioè la nostra, che non è strutturata con dei suoli per nascita, come poteva essere quella premoderna) l'individuo ha un certo spazio di agency che gli consente di negoziare le sue possibilità e di percorrere anche strade che socialmente sono disapprovate o comunque non incoraggiate.
Ed è grazie a questi spazi che le cose cambiano, le donne vengono ammesse a scuola e poi all'Università ed entrano prima in certe facoltà (quelle meno disapprovate nella struttura di genere dominante) e in seguito anche in quelle tradizionalmente maschili.
Il discorso, come ho detto sopra, non è così semplice come lo banalizziamo nel forum...






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