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  1. #21
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    Predefinito Riferimento: Previsioni pessimistiche?

    Ciao Lorenzo, Ulver, Peucezio, Lucas ed altri, piacere di ritrovarvi.

    Secondo gli analisti di europe 2020 non ci sono piu' i tempi per spazi di manovra atti ad arginare efficacemente l'attuale crisi finanziaria (e sistemica) e prevedono pochi mesi ancora prima dell'arrivo della vera crisi.

    Il gruppo di europe 2020 e' fomato da analisti di diverse discipline e nazionalita' e si e' guadagnata la fama prevendendo, mi pare 2 o 3 anni fa, la crisi attuale ed i suoi sviluppi.

    Credo interessante darci un'occhiata

    Europe2020

  2. #22
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    Predefinito Riferimento: Previsioni pessimistiche?

    Citazione Originariamente Scritto da Lorenzo Visualizza Messaggio
    Vi riporto i dati relativi alle previsioni per alla crescita economica nel 2009:

    Stati Uniti -6,2%
    Giappone -12,7%
    Cina 6,1%
    Germania -5,9%
    Francia -2,8%
    Russia -3,3%
    Italia -4,2%
    Regno Unito -4,3%
    Canada -3,4%
    India 4,7%
    Spagna -3%
    Corea del Sud 0,1%
    Brasile -0,4%
    Australia -0,5%
    Olanda -3,5%
    Messico -1,8%
    Belgio -0,6%
    Polonia 0%
    Svezia -4,9%
    Turchia -3,7%
    Svizzera -2,2%
    Arabia Saudita -1%
    Indonesia 3%
    Ucraina -3,5%
    Danimarca -2%

    Nessun paese, eccetto Cina, India ed Indonesia cresce, tranne un modestissimo 0,1% per la Corea del Sud. La Cina ha sorpassato la Germania come PIL in valore di cambio diventando la terza economia del mondo. Come sono le vostre previsioni per l'anno in corso? Si riprenderà l'economia nella seconda metà dell'anno?

    Lorenzo
    Miles Insulae

    I dati relativi ai primi quattro mesi dell'anno danno dei primi verdetti su queste previsioni; meglio la Francia(-1,4%), Canada(-3%)ed Australia(0%). Peggio, invece, il Regno Unito(-4,8%), la Russia(-4,7%), la Corea del Sud(-2,3%) e l'India(3%). Più o meno in linea con le previsioni gli Stati Uniti(-6,3%), l'Italia, la Germania ed il Giappone.

  3. #23
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    Predefinito Riferimento: Previsioni pessimistiche?

    Citazione Originariamente Scritto da Wento Visualizza Messaggio
    Ciao Lorenzo, Ulver, Peucezio, Lucas ed altri, piacere di ritrovarvi.

    Secondo gli analisti di europe 2020 non ci sono piu' i tempi per spazi di manovra atti ad arginare efficacemente l'attuale crisi finanziaria (e sistemica) e prevedono pochi mesi ancora prima dell'arrivo della vera crisi.

    Il gruppo di europe 2020 e' fomato da analisti di diverse discipline e nazionalita' e si e' guadagnata la fama prevendendo, mi pare 2 o 3 anni fa, la crisi attuale ed i suoi sviluppi.

    Credo interessante darci un'occhiata

    Europe2020
    Analisi davvero interessantissime, in particolare quelle sugli 1,4 miliardi di dollari USA(quasi il 100% del PIL cinese) intrappolati in dollari, con tutte le possibili ripercussioni su ambo i lati...

    Miles Insulae

  4. #24
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    Predefinito Riferimento: Previsioni pessimistiche?

    che pensate delle parole di draghi ? 10% di disoccupazione , pil -5% ?


    Draghi, allarme disoccupati «Potranno arrivare al 10%» - Corriere della Sera

  5. #25
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    Predefinito Riferimento: Previsioni pessimistiche?

    Al giro di boa peggiorano ancora i dati, Stati Uniti al -6,3%, Russia, l'Italia e Regno Unito al -4,9%, un po peggio fa la Germania(-5,7%), un po meglio la Francia(-1,4%). in caduta libera il Messico al -7%, il Giappone al -12,7% e le baltiche(tutte oltre il -10%); catastrofe anche in Irlanda con il PIL a picco al -11,7%. Male anche Brasile (-0,7%), Spagna(-3,2%), Argentina(-5,5%) e Canada, che però va meglio delle previsioni al -2,3%. A zero Australia e Corea del Sud. In Europa crescono solo la Polonia (0,7%) e l'Albania(0,3%). In crescita l'Indonesia (2,5%), Corea del Nord(3,7%), Vietnam(4,3%), India(5,8%), Cina(6,9%); iìl paese che cresce di più è il Qatar al 9,6%, seguito da Angola, Malawi ed Etiopia.

    Miles Insulae

  6. #26
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    Predefinito Riferimento: Previsioni pessimistiche?

    Citazione Originariamente Scritto da Lorenzo Visualizza Messaggio
    Al giro di boa peggiorano ancora i dati, Stati Uniti al -6,3%, Russia, l'Italia e Regno Unito al -4,9%, un po peggio fa la Germania(-5,7%), un po meglio la Francia(-1,4%). in caduta libera il Messico al -7%, il Giappone al -12,7% e le baltiche(tutte oltre il -10%); catastrofe anche in Irlanda con il PIL a picco al -11,7%. Male anche Brasile (-0,7%), Spagna(-3,2%), Argentina(-5,5%) e Canada, che però va meglio delle previsioni al -2,3%. A zero Australia e Corea del Sud. In Europa crescono solo la Polonia (0,7%) e l'Albania(0,3%). In crescita l'Indonesia (2,5%), Corea del Nord(3,7%), Vietnam(4,3%), India(5,8%), Cina(6,9%); iìl paese che cresce di più è il Qatar al 9,6%, seguito da Angola, Malawi ed Etiopia.

    Miles Insulae
    Nel DPEF si prevede un calo del 5,2% del PIL italiano mentre per la Germania ormai è certo che il calo supererà il 6%.

    Va detto che a Settembre potrebbe esserci un nuovo tracollo, moltissime aziende sono prive di commissioni e non è detto che riaprano i battenti dopo le vacanze estive.
    Ultima modifica di Cesare; 17-07-09 alle 17:19
    .

  7. #27
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    Predefinito Riferimento: Previsioni pessimistiche?

    Mi stupisce la tenuta della Cina visto che molti dicevano che presto il boom sarebbe finito (la bolla cinese) e il celeste impero sarebbe stato smembrato. Invece l'economia cinese si rivela la più solida del mondo oggi come oggi il tutto mentre altri arroganti sono in crisi nera.
    A parte qualche scossetta in xinjang e tibet la cina regge bene anche etnicamente.

  8. #28
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    Predefinito Rif: Riferimento: Previsioni pessimistiche?

    Citazione Originariamente Scritto da styx Visualizza Messaggio
    Mi stupisce la tenuta della Cina visto che molti dicevano che presto il boom sarebbe finito (la bolla cinese) e il celeste impero sarebbe stato smembrato. Invece l'economia cinese si rivela la più solida del mondo oggi come oggi il tutto mentre altri arroganti sono in crisi nera.
    A parte qualche scossetta in xinjang e tibet la cina regge bene anche etnicamente.
    Alla Cina un po di raffreddamento giova, se la crisi è davvero passeggera ne trarrà giovamento, anche se il 6,9% è anche troppo come crescita, secondo me i rischi per la Cina sono se fortissimi se la crisi diventasse più profonda e duratura...

    Miles Insulae

  9. #29
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    Predefinito Rif: Previsioni pessimistiche?

    Escluso il Giappone, i paesi asiatici stanno reggendo al meglio rispetto agli altri.

  10. #30
    Baron Samedi
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    Predefinito Rif: Previsioni pessimistiche?

    La Cina arriva in forze al G2

    Agli europei questa sigla fa venire le convulsioni, ma non c’è dubbio che assomiglia a un “G2” il summit che riunisce oggi a Washington i governanti dell’America e della Cina. Obama, la Clinton e il segretario al Tesoro Geithner ricevono la più vasta delegazione governativa (150 persone) mai partita da Pechino.



    Non c’è questione strategica per la quale l’America non abbia bisogno della cooperazione cinese: rilancio della crescita economica, risanamento dell’ambiente, Iran, Corea del Nord. Mai nella storia due superpotenze rivali hanno avuto tanto bisogno l’una dell’altra. E nell’immediato è l’America che sembra affrontare questo dialogo in stato di necessità.



    Alla vigilia di questo G2 le riserve valutarie della banca centrale cinese hanno fatto un ulteriore balzo in avanti, superando i 2.130 miliardi di dollari: un arsenale finanziario unico al mondo, con cui Pechino compra titoli del Tesoro Usa, finanziando il crescente debito pubblico di Obama.



    Sullo sfondo di questo G2 c’è una domanda che i dirigenti americani sono costretti a porsi. Perché la strategia anti-recessiva cinese ha funzionato meglio?



    Con 586 miliardi di dollari di spesa pubblica aggiuntiva, prontamente varati alla fine del 2008, la Cina è l’unica grande economia mondiale che può vantarsi di avere evitato il contagio della recessione. Ha subìto solo un rallentamento temporaneo della crescita, ora è già ripartita. A fine anno il suo Pil aumenterà attorno al 7,9%. Un exploit che sembrava impossibile.



    Ancora pochi mesi fa tra gli esperti e le istituzioni internazionali il consenso era unanime: nessun paese sarebbe riuscito a “sganciarsi” dal convoglio della globalizzazione avviato verso la crisi. Lo sganciamento c’è stato.



    Dall’altra parte del Pacifico i 787 miliardi di dollari di investimenti pubblici pro-crescita varati dal Congresso di Washington all’inizio di quest’anno hanno al massimo attutito e forse accorciato la recessione, che ancora non si è conclusa.



    Questa divaricazione si spiega con la diversa natura del sistema cinese. Economia mista; con tanto mercato e tanto Stato; con elementi di concorrenza e una forte capacità di pianificazione; con la vitalità imprenditoriale del capitalismo e insieme il decisionismo di un governo autoritario. 140 enti di Stato, dall’energia alle banche, dalle telecom ai trasporti, dalle miniere alle assicurazioni, sono la cinghia di trasmissione che diffonde in tutto il sistema economico gli impulsi dati dall’alto della catena di comando.



    Perciò è vano interrogarsi sull’attendibilità delle statistiche cinesi. Agli occidentali sembra una coincidenza sospetta, il fatto che la crescita nel 2009 si avvicinerà proprio all’8% annunciato dal governo molti mesi fa. Ma nel sistema cinese tra i piani del governo e i risultati la distanza è più corta che altrove: i 140 presidenti dei colossi pubblici sono parte integrante della nomenklatura comunista che ha deciso un’eccezionale mobilitazione di risorse per impedire la recessione.



    Una parte si perderà per strada, nei rivoli della corruzione e nei conti cifrati dei gerarchi comunisti a Hong Kong e Macao. Gran parte della spesa però arriva a destinazione. La si vede già nei cantieri di autostrade, porti, aeroporti, centrali nucleari e solari, aperti in tempi record. Nella gara sulla modernità delle infrastrutture, è l’America che arranca con anni di ritardo dietro alla Cina.

    Avendo scampato la recessione, Pechino ne approfitta per accelerare la rincorsa nei rapporti di forze con la grande rivale. “Espandetevi nel mondo”, è la direttiva esplicita che il premier Wen Jiabao ha dato alle grande aziende cinesi: esortandole a riciclare il giacimento di capitali interni, usandoli per prendere il controllo di interi pezzi dell’economia globale.



    Gli investimenti cinesi all’estero, che erano appena 143 milioni di dollari nel 2002 (l’anno dopo l’ingresso di Pechino nel Wto), sono saliti a 40 miliardi l’anno scorso e raddoppieranno entro la fine del 2009. Miniere australiane e argentine, petrolio iracheno e gas pachistano, grandi magazzini giapponesi e automobili sudcoreane:



    il mondo intero scopre un’altra ondata di invasori cinesi, sono capitalisti con il libretto degli assegni in mano pronti ad acquistare aziende, terreni, risorse naturali. Anche la Opel, sfuggita alla Fiat, è nel loro mirino. E’ probabile che la globalizzazione stia entrando in una fase sino-centrica.



    Africa e America latina vengono risucchiate in una densa rete di rapporti politico-economici con Pechino. I leader cinesi promuovono accordi di libero scambio proprio mentre l’Occidente è diventato scettico e protezionista.



    20 accordi di liberoscambio in dirittura di arrivo hanno per protagonista la Cina. Uno di questi, aprendo ulteriormente le frontiere tra 1,3 miliardi di cinesi e 500 milioni di abitanti del sudest-asiatico, segna l’avvio del più grande “mercato comune” della storia.



    La marcia trionfale della Cina è turbata però da incidenti molto seri. Si è appena spenta l’eco della rivolta islamica nello Xinjiang – soffocata dalla forza militare e dal silenzio stampa – e un’altra protesta è esplosa con violenza. 30.000 operai metalmeccanici nella provincia nord-orientale di Jilin si sono ribellati ai licenziamenti nell’acciaieria di Stato Tonghua.



    Hanno aggredito l’amministratore delegato nel suo ufficio, lo hanno ucciso a botte, hanno impedito l’arrivo dell’ambulanza, hanno dato fuoco alle auto della polizia e bloccato l’autostrada. Non tolleravano che il top manager ricevesse 250.000 euro di stipendio all’anno, mentre i pensionati e i cassaintegrati dell’acciaieria devono sopravvivere con 20 euro al mese.

    La tragica esplosione di rabbia di quegli operai è un evento più frequente di quanto si venga a sapere. L’accumularsi di risentimenti per le diseguaglianze sociali è il risultato di uno sviluppo dominato dagli interessi delle grandi imprese.



    In base alle sue stesse statistiche ufficiali la Cina ha 300.000 ultramilionari, ma la quota dei salari sul Pil è scesa dal 53% al 40% negli ultimi dieci anni.



    Per placare le tensioni create da questo modello economico, i leader di Pechino hanno una sola risposta: correre sempre più velocemente, in modo che la diffusione del benessere a nuovi strati della popolazione anestetizzi le richieste di giustizia.



    E’ una ricetta che per il momento funziona: i conflitti sociali proliferano ma restano frammentati. A differenza dall’Iran, non si vede all’orizzonte una sfida alla legittimità del regime cinese. Ben diversa da tante altre nazioni emergenti, Pechino governa in modo efficiente una società complessa che ha le dimensioni di un continente.



    La sua classe dirigente non mostra di avere divisioni interne, un ingrediente essenziale per segnare l’inizio di una crisi.



    L’Amministrazione Obama che oggi riceve la “delegazione imperiale” della grande rivale, scopre nei rapporti con la Cina una serie di dilemmi ben più intricati rispetto a ciò che fu il confronto con l’Urss per Kennedy, Nixon, Carter e Reagan.



    Mai in passato l’America ebbe come principale concorrente un paese che le era al tempo stesso indispensabile come lo è la Repubblica Popolare. E’ una Cina con la quale l’Occidente ha un’irriducibile divergenza di valori, politici e morali; ma nessun leader democratico può augurarsi a cuor leggero che il gigante asiatico sprofondi in una crisi.



    In che mondo vivremmo, se Pechino perdesse il controllo della situazione? A meno di improvvisi scherzi della storia, Obama e i suoi preferiranno lasciare quella domanda aperta, a una prossima generazione.

    Repubblica.it - Blog - Estremo Occidente

 

 
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