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Discussione: la guerra giusta

  1. #1
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    Predefinito la guerra giusta

    La guerra giusta | Avanti!

    La guerra giustaPubblicato il 09-01-2015



    Al fondamentalismo in ogni sua pagina perché uccide la libertà.
    Alle teorie sull’inevitabile scontro tra civiltà perché l’inclusione aiuta la democrazia a crescere ed a rafforzarsi. In questi anni, più che allo scontro tra culture religiose si è assistito a conflitti all’interno delle grandi religioni. Tra sciiti e sunniti in Iraq, tra correnti islamiche in Libia, in Siria, in Egitto, in troppi Paesi africani, oltre ad attriti infracristiani nell’est europeo. Le ondate dei migranti, infine, vanno regolamentate dall’Unione Europea. Qui e subito.
    Al multiculturalismo quando legittima il divieto al godimento dei diritti e diventa sopruso, ritorno alla notte dei tempi. Tacere di fronte all’infibulazione di una bambina, alla sottomissione della donna, al lavoro minorile in fabbriche di province ricche e civili è un reato verso la nostra coscienza, verso la nostra storia, verso l’idea di giustizia giusta, verso la legge. Chi vive tra noi deve attenersi al nostro codice, a viso scoperto, garantito nell’accesso ai diritti, ma soggetto ai doveri e alla legge.
    Alla tolleranza quando la tolleranza diventa accidia, cecità, fuga dalla difesa del nostro canone civile, figlio di secolari conquiste universali.
    A chi ritiene che la diversità – di pelle, di lingua, di status, di religione, di cultura – sia da combattere sempre e ovunque, perché ‘tanto sono tutti uguali’. E invece il genere umano, pur su strade accidentate, ha imboccato nel Novecento una diversa direzione di marcia tendenzialmente democratica. E due, dieci, cento persone non sono l’umanità.
    Ad una iniqua distribuzione della ricchezza, quella che dà di più a chi ha di più e penalizza chi vive nel bisogno. Quante tra le tensioni sociali di questo inizio secolo nascono da lì?
    A chi pensa che la secolarizzazione, l’istruzione femminile, la lotta al tradizionalismo autoritario, a cominciare da quello familiare, siano il male assoluto.
    A chi sostiene un’idea parziale, circoscritta della libertà. Il ‘libero arbitrio’ o c’è o non c’è.
    Ai prevaricatori, ai demagoghi agitapopolo, ai padri che impongono alle figlie piccole quel matrimonio e vietano la conoscenza dell’amore.
    A chi mette a rischio i cardini della laicità.
    Senza dimenticare l’uso della penna. Ma non con il solo uso della penna.

  2. #2
    Supreme Gentleman
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    Predefinito Re: la guerra giusta

    diversità di pelle sì, diversità di reddito no? mica la capisco sta cosa
    "Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
    "Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
    "Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)

  3. #3
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    Predefinito Re: la guerra giusta

    Citazione Originariamente Scritto da Felipe K. Visualizza Messaggio
    diversità di pelle sì, diversità di reddito no? mica la capisco sta cosa


  4. #4
    Ghibellino
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    Predefinito Re: la guerra giusta

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio
    La guerra giusta | Avanti!

    La guerra giustaPubblicato il 09-01-2015



    Al fondamentalismo in ogni sua pagina perché uccide la libertà.
    Alle teorie sull’inevitabile scontro tra civiltà perché l’inclusione aiuta la democrazia a crescere ed a rafforzarsi. In questi anni, più che allo scontro tra culture religiose si è assistito a conflitti all’interno delle grandi religioni. Tra sciiti e sunniti in Iraq, tra correnti islamiche in Libia, in Siria, in Egitto, in troppi Paesi africani, oltre ad attriti infracristiani nell’est europeo. Le ondate dei migranti, infine, vanno regolamentate dall’Unione Europea. Qui e subito.
    Al multiculturalismo quando legittima il divieto al godimento dei diritti e diventa sopruso, ritorno alla notte dei tempi. Tacere di fronte all’infibulazione di una bambina, alla sottomissione della donna, al lavoro minorile in fabbriche di province ricche e civili è un reato verso la nostra coscienza, verso la nostra storia, verso l’idea di giustizia giusta, verso la legge. Chi vive tra noi deve attenersi al nostro codice, a viso scoperto, garantito nell’accesso ai diritti, ma soggetto ai doveri e alla legge.
    Alla tolleranza quando la tolleranza diventa accidia, cecità, fuga dalla difesa del nostro canone civile, figlio di secolari conquiste universali.
    A chi ritiene che la diversità – di pelle, di lingua, di status, di religione, di cultura – sia da combattere sempre e ovunque, perché ‘tanto sono tutti uguali’. E invece il genere umano, pur su strade accidentate, ha imboccato nel Novecento una diversa direzione di marcia tendenzialmente democratica. E due, dieci, cento persone non sono l’umanità.
    Ad una iniqua distribuzione della ricchezza, quella che dà di più a chi ha di più e penalizza chi vive nel bisogno. Quante tra le tensioni sociali di questo inizio secolo nascono da lì?
    A chi pensa che la secolarizzazione, l’istruzione femminile, la lotta al tradizionalismo autoritario, a cominciare da quello familiare, siano il male assoluto.
    A chi sostiene un’idea parziale, circoscritta della libertà. Il ‘libero arbitrio’ o c’è o non c’è.
    Ai prevaricatori, ai demagoghi agitapopolo, ai padri che impongono alle figlie piccole quel matrimonio e vietano la conoscenza dell’amore.
    A chi mette a rischio i cardini della laicità.
    Senza dimenticare l’uso della penna. Ma non con il solo uso della penna.
    Bene, così deve essere il rapporto tra la sinistra e il fondamentalismo soprattutto se non solamente islamico. Integrazione si, ma solo in una società illuministica, laica e razionalista. Ci chi sta bene, altrimenti la porta è quella, senza se e senza ma.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

 

 

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