
Originariamente Scritto da
Tommaso
Una lettura come quella di questa discussione insegna molto, infatti si tocca con la mano il limite di comprensione della DR circa l'ideologia mondialista, e di contro la natura del populismo.
Perché, infatti, sarebbe una cosa cattiva la paura di perdere il proprio patrimonio culturale?
Perché - dal punto di vista di chi cambia il mondo per il proprio interesse - è chiaro che un patrimonio culturale non sussiste mai da solo nel cielo delle idee e della spiritualità. Al contrario, i grandi proprietari e i loro servi gli artisti, intellettuali e politici, hanno capito che non c'è cultura che non sia espressione di un molto concreto rapporto sociale: i dominanti hanno imparato la dialettica, era una condizione per vincere la lotta di classe.
Ora, se come vogliono loro, il tuo rapporto sociale è quello di un individuo in competizione con tutti, che si piega al volere sempre imprevedibile del mercato del lavoro per massimizzare il proprio valore di scambio, cioè un individuo che intraprende la propria esistenza (la tua mente, il tuo corpo, le tue competenze, i tuoi sogni, ecc.) come un capitale da valorizzare, allora infatti devi accettare di buttare nel cesso tutta la vecchia roba culturale che era d'uso quando nella vita contava ancora la famiglia, la morale cristiana, le tradizioni nell'uso di antiche e consolidate conoscenze lavorative, quando ti tenevi lo stesso vicinato per una vita, quando entravi in carriera e vedevi tutta la tua vita come un piano di relativa sicurezza, ecc.
Questo è il mondo nuovo. Produce esclusione su scala industriale, perché il posto non c'è per tutti in questo mondo competitivo. Esclusione vale a dire umanità di troppo.
Allora il populismo che cos'è?
Il populismo è il momento nel quale l'umanità di troppo comincia ad alzare la testa e a dire la prima cosa che gli passa per la mente: torniamo a com'era prima, quando c'era la vecchia moneta, la frontiera, la chiesa, uno stile di vita che non cambiava ogni tre secondi, ecc.
La classe capitalista cosa risponde? Risponde "vaffanculo", ovviamente.
La sinistra vede nel "com'era prima" il ritorno del vecchio dominio borghese, quindi si chiude all'umanità di troppo, e la perde.
La destra che non è espressione delle potenze del denaro, cioè "l'estrema destra", è molto meglio piazzata per capire l'umanità di troppo.
Però c'è l'ostacolo da saltrare: nella DR purtroppo c'è un anti-comunismo residuale che gli nasconde la centralità della questione sociale. Il militante DR, infatti, che non capisce niente o quasi alla dialettica, fatica a percepire che il suo anti-egualitarismo (che sfocia, quando intossicato da una lettura baracconesca di Nicce, in cattivismo) non è in contraddizione con l'interesse alla questione sociale - cioè la questione dello sfruttamento dei tanti da parte dei pochi, nella forma dell'accumulazione infinita del capitale, in definitiva la configurazione classista della società occidentale.
Non è in contraddizione perché la possibilità di costituire domani una "verticalità" e di ritrovare una spiritualità, presuppone per forza la negazione di un regime dove invece di una comunità si ha una popolazione di individui interessati.