Situazione delicatissima sulle riforme: gli schieramenti contano le fiches come una partita a poker, pronti ad andare in All-in.
Da una parte Matteo Renzi e il governo che combatte con la minoranza dem, contraria nel merito della riforma del Senato, dall’altra Berlusconi, che dopo la rottura del Patto del Nazareno ha perso la bussola di Forza Italia.
Si aggiunge anche il MoVimento 5 Stelle pronto ad abbandonare l’aula. Lega, Fratelli d’Italia e Sel voteranno no.
Questo è lo stato generale a Montecitorio, dove proprio oggi approderà il ddl Boschi. Diremo addio al bicameralismo perfetto? Di certo non lo scopriremo in questi giorni: l’iter è ancora lunghissimo, si aspetta la navette tra Camera e Senato e un probabile referendum consultivo finale.
Berlusconi: “voteremo contro”

Gli appelli dell’ex-Cavaliere non fanno più breccia nel cuore degli azzurri. La frattura tra falchi e colombe, tra astensionisti, contrari e favorevoli alla riforma è evidente. La stessa Daniela Santanchè in parte si dissocia dal leader: “non ho ancora deciso se astenermi, votare sì oppure non presentarmi in aula, ma sono sicura che non voterò contro”, così come ha dichiarato in un’intervista alla Stampa.
Invece è più deciso un altro esponente storico, Gianfranco Rotondi: “Berlusconi si sta facendo sfilare dal piede la palla del gol. E la sua missione non può dirsi compiuta se sciupa l’occasione storica di firmare l’ingresso nella terza repubblica”. A quanto pare l’ex Dc voterà a favore delle riforme proprio per “aiutare” l’ex-Cav e realizzare il sogno del bipolarismo.
Sotto sotto c’è l’alleanza con la Lega

La situazione a destra mostra delle crepe profonde. Dietro alle decisioni di voto sulle riforme, si nascondono le elezioni regionali. Berlusconi riabbraccerà Alfano o sarà costretto ad un’alleanza difficile con la Lega lepenista? Molto si deciderà in questi giorni. Intanto i falchi si fanno sentire. Raffaele Fitto ora è soddisfatto per le parole dell’ex-Cavaliere; Brunetta tenta di tenere uniti i cocci del partito, Minzolini è più critico: “Fi si è fatta fregare da Matteo Renzi. Ha rubato le nostre idee e le rielabora in modo abborracciato”.
Da Civati a D’Attore: i contrari della minoranza

“Non darò il mio voto alla riforma costituzionale. Lo faccio in ragione di una posizione di merito che accompagna le mie azioni dal gennaio del 2013”. Queste sono le parole di Pippo Civati, portatore di istanze appunto “di merito” sulla questione delle riforme costituzionali.

Un ragionamento che fa anche il deputato Alfredo D’Attore: “ora che non c’è più*Forza Italia*non ha senso restare fermi sulle vecchie posizioni”. Il bersaniano si spinge su dei cambiamenti drastici, soprattutto per evitare un parlamento di nominati, come diverrebbe secondo la minoranza con l’Italicum e la riforma costituzionale di Palazzo Madama. A votare contro sarà anche Stefano Fassina, certificando come saranno meno di cinque o sei i voti in dissenso dal gruppo.
D’altronde Delrio e Renzi hanno sempre confermato la forza della maggioranza e del governo. Se Forza Italia si discosta, abbiamo i numeri per andare avanti da soli. Anche se ora il Pd conterà necessariamente – prima di tutto per i prossimi passaggi al Senato – dei voti dei dissidenti di Berlusconi e forse su qualche ex grillino.
I cinque stelle usciranno dall’aula

L’atteggiamento dell’opposizione più dura non cambia. Il M5S si è sempre dichiarato contrario sui contenuti della riforma e sui metodi della sua approvazione – per esempio la seduta fiume di qualche settimana fa. Alla decisione estrema ha risposto il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza: “chi rimane fuori si condanna all’inutilità”.


Scritto da: Ludovico Martocchia
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