
Originariamente Scritto da
emv
E ci mancava che non brandivi lo spauracchio dell'antisemitismo. No, caro mio, si dà il caso che l'autore citato è un religioso, che usa uno pseudonimo per non incorrere in discrimazioni da parte dei suoi confratelli. Lo studioso è ovvio che raccoglie materiale di orientamento cattolico. Se poi sono falsità toccherebbe a te dimostrarlo.
Intanto la Treccani, pudicamente, fa menzione di disordini sociali:
DOLCINO in Dizionario Biografico ? Treccani
"Continuavano intanto a giungere altri fedeli da varie parti, e l'Anonimo parla di più di millequattrocento persone che vi si erano raccolte. La necessità di provvedersi di mezzi di sussistenza li spinse a saccheggi e scorrerie nei paesi circostanti. È l'immagine di D. e dei suoi che più di altre resta fissata nel racconto dell'Anonimo - banditi e predoni crudeli e avidi - e che in qualche modo si riflette nello stesso ricordo dantesco, che fa di D. un seminatore di discordie.
(...)
Scorrerie, imboscate, veri e propri episodi di guerriglia, caratterizzarono l'ultimo anno di lotta degli apostolici. La loro ingombrante presenza, causa di guerra e di saccheggio, non poteva non inimicare loro anche una parte della popolazione."
Come vedi anche Dante, che quando c'è da criticare i Papi non si tira indietro, parla di Dolcino come di un sovversivo.
Mi pare che la Treccani avvalori il quadro storico di una vera e propria rivolta sociale che ha assai poco di evangelico.
Ma credi alle favolette?
Allora guarda che proprio da sinistra ti sconfessano...
pagine MARXISTE - Archivio
“Dolcino è un teorico della storia, un teologo e un esegeta, ha i tratti del “comunista scientifico” che basa la sua azione su una profezia, cioè su una visione dell’ineluttabile futuro. Alla credibilità del messaggio apostolico conferita da Segalello, Dolcino aggiunge la certezza della vittoria e un impianto culturale adatto allo scopo”.2
Nell’Inferno dantesco è Maometto ad affidare al sommo Poeta, che simpatizza per Dolcino, l’incarico di consigliare all’eretico di armarsi e procurasi viveri per resistere all’assedio che sta subendo sul monte Rubello.3
DOLCINIANI E VALSESIANI
Quando Dolcino arriva in Valsesia, gli abitanti della valle hanno alle spalle decenni di rivolte contro il giogo feudale. La Valsesia era stata usata di fatto dalla pianura come “merce di scambio” nel conflitto tra Vercelli e Novara. La pace del 1254 tra Milano, Pavia, Novara e Vercelli, con la conseguente spartizione, aveva assegnato a quest’ultima città il possesso della valle: “una vera e propria alleanza della pianura cittadina e feudale contro la montagna”.4 Sei anni dopo il rinnovo degli antichi patti dei Conti di Biandrate con Vercelli aveva inasprito la sottomissione della Valsesia, imponendo la cessione di tutti i beni a quegli abitanti che avessero voluto emigrare a Vercelli, ed una nuova tassa di mille lire pavesi.5 Il trattato di Gozzano del 1275, che concedeva ampia autonomia alla Valsesia, aveva accentuato le differenze tra la bassa valle e l’alta valle, quest’ultima più sensibile, per condizioni oggettive, al messaggio pauperistico e di liberazione sociale di Dolcino.
Nell’accattivarsi i valsesiani Dolcino, oltre ad un’intuizione “politica” legata alla necessità di sopravvivere, fa proprie le esigenze antifeudali della valle.
(...)
Dolcino capo ribelle, Dolcino rivoluzionario, Dolcino grande stratega militare.“
Dolcino si mise a capo di un movimento di sovversione pre-marxista.
Ma da notare c'è un paradosso mentre tu credi alle favole di un mite frate penitente del radicalismo evangelico, io ti porto documenti storici che parlano di uno stratega militare della guerriglia! Cattolici tradizionalisti e marxisti convengono che fu sovversione.
Sembra che tu aneli a un cristianesimo della purezza terrena mentre io mi sono fatto una ragione che l'uomo è quello che è.
Se continui a mettermi con l'Isis io ti metto con Stalin, Roberspierre e chi più ne ha più ne metta.