La Moretti con dellutri?!?
Apperò....
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E' Alberto: il gemello ancora (inspiegabilmente) a piede libero.
Quello che prestò il passaporto per la latitanza sudamericana del bancarottiere mafioso Rapisarda (datore di lavoro di entrambi) e che concordava la spedizione delle cassate a villa San Martino col mafioso Tanino Cinà.
Facile che se se lo portino al Nazareno per "mediare" le cosiddette riforme tra interessi mafiosi e piduisti.
Mai rispondere in merito, ma contrattaccare.
Ve lo ha scritto il buon Renzie sul come rispndere agli attacchi?
Dai, su, buttiamola in caciara come fanno da decenni quelli che difendono l'indifendibile cavaliere...
La conferma della continuità tra PD e PDL.
Saluti
Lesson one by Alberto Dell'Utri: omertà.
Dice la Moretti: "Non posso rivelare i nomi degli altri commensali poiché non sono personaggi pubblici"
Latitanti? ... :confused:
Renzi si assolve per la gita a New York a spese nostre
“Era giusto essere qui”.
La spending review da 10 miliardi la fa col portafogli degli altri
di Marco Palombi
Il Fatto Quotidiano 14 settembre 2015
Ora che il suo viaggio con l’aereo di Stato a New York (150mila euro e più solo di volo) per vedere la finale degli Us Open ha l’approvazione di statisti come come Mariastella Gelmini, Ignazio La Russa e Altero Matteoli – tutti ex ministri di Silvio Berlusconi che ieri lo hanno difeso a mezzo stampa – Matteo Renzi si può rasserenare.
Il cinegiornale d’antan è ormai l’unica dimensione del racconto pubblico e per l’occasione pure l’Agenzia Stefani – che si diceva avesse cambiato nome dopo la guerra – è risorta: niente domande (“non è il momento delle polemiche, era giusto essere qua”), New York ama il premier, gli riserva “un lungo applauso, quasi un’ ovazione”, c’è gente che grida “viva Matteo”, lui entra allo stadio “ed è subito show, tra selfie, sorrisi, strette di mano, palline da tennis autografate”.
Infine, l’apoteosi: “Il suo momento arriva quando alla fine del primo set sui maxischermi lo inquadrano al pari delle star dello spettacolo e dello sport presenti, da Michael Douglas e Catherine Zeta Jones a Robert Redford e James Taylor”.
Colonna sonora: Andrea Bocelli.
Pure Billie Jean King, la più grande tennista di sempre, viene interpellata.
Su cosa? Ma su Renzi: “È affascinante e socievole”.
In sostanza, gli stessi contenuti informativi del video caricato sul sito del governo, che però è più sobrio e non ha la chicca della King.
Il pensiero di Renzi sulla questione, invece, viene affidato alla sua newsletter.
Certo, per andare a festeggiare la vittoria italiana agli Us Open ha disertato la Fiera del Levante, ma d’altronde Flavia Pennetta e Roberta Vinci sono “due ragazze del Sud”, che “non rassegnandosi e non arrendendosi dimostrano che siamo capaci di tutto”.
Praticamente, a New York, è andato a occuparsi di Mezzogiorno: e infatti, a luglio, alla finale (vinta) da Tania Cagnotto ai mondiali di nuoto in Russia mica c’era.
Quella è nata a Bolzano.
“Ho letto molte polemiche per la mia scelta – scrive, addolorato, il presidente del Consiglio – Fosse stato il calcio, non avrebbe detto niente nessuno. Ma è tennis, tennis femminile, e allora in tanti hanno storto la bocca come fosse sport di serie B”.
Quindi è andato a New York a occuparsi non solo di Sud, ma pure di questione femminile e sport minori (il tennis?): i tuffi della Cagnotto, se ne deduce, non riguardano né l’una, né gli altri.
O forse c’entra il fatto che Tania poteva anche perdere e il nostro non ama essere associato a eventi spiacevoli.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.
Non aprite quella porta
(Marco Travaglio)
Il Fatto Quotidiano del 15/9/2015
Eccoli che ci riprovano. I partiti tornano all’assalto dell’ergastolo con una “riforma” che rischia di svuotarlo. L’allarme lo lancia, insieme con i 5Stelle, Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili: “È probabile stia per essere dato a Cosa Nostra ciò che con la strage di via dei Georgofili ha fortemente chiesto con un attacco diretto allo Stato. I mafiosi delle stragi che non hanno collaborato, oggi all’ergastolo ostativo a regime di 41 bis, stanno forse per essere messi nelle condizioni di usufruire di tutti quei benefici che gli consentiranno di aggirare il carcere a vita. Abbiamo l’impressione che la politica si stia lavando le mani, come fece Pilato, per le condanne a vita di mafiosi pericolosissimi come Riina, Provenzano, Bagarella e fratelli Graviano, rimettendo tutto nelle mani della magistratura che sarà ancora una volta crocifissa con leggi vergogna. Comunque, se passerà indenne una tal ignominia ci troverete in via dei Georgofili a difendere la memoria dei nostri morti sacrificati in nome e per conto di rappresentanti del Parlamento che non si assumono mai le proprie responsabilità”.
La sensibilità di una madre che 22 anni fa ebbe la figlia sfigurata e il futuro genero bruciato vivo dalle bombe politico-mafiose è comprensibile. E merita un approfondimento.
In ballo c’è il ddl delega di ben 34 articoli che approda oggi alla Camera per la riforma del processo penale con un gran guazzabuglio di norme chieste del ministro Andrea Orlando e dai partiti retrostanti: Pd, Ncd e – ben, anzi mal nascosta – FI.
Tutti ansiosi di tagliare le unghie ai magistrati e ai giornalisti per l’eterna impunità.
Già la forma della riforma è indecente: una vaghissima delega in bianco al governo, che potrà fare i suoi comodi con i decreti attuativi, evitando dibattiti ed emendamenti. La sostanza è ancora peggio: la legge-bavaglio per punire i giornalisti che pubblicano intercettazioni di “persone occasionalmente coinvolte” nelle indagini e imporre ai magistrati di stralciarle dagli atti perché non le legga nessuno; la galera fino a 4 anni per chi registra e divulga conversazioni all’insaputa dell’interlocutore; tre mesi ai pm per chiudere le indagini; limiti alle impugnazioni dei Pg sulle assoluzioni in primo grado; azioni disciplinari per i magistrati che incappano in errori giudiziari, veri o presunti; e aumenti di pena per furti, scippi e rapine, peraltro già punibili fino a 20 anni, tanto almeno questi reati i politici non li commettono.
Infine la riforma dell’ergastolo, con la modifica dell’art. 4 bis dell’Ordinamento penitenziario: quello che esclude i detenuti per mafia non pentiti dai benefici e dalle pene alternative al carcere.
Il ddl parla di rivedere “modalità e presupposti d’accesso alle misure alternative, sia con riferimento ai presupposti soggettivi sia con riferimento ai limiti di pena, al fine di facilitare il ricorso alle stesse, salvo i casi di eccezionale gravità e pericolosità e in particolare per le condanne per i delitti di mafia e terrorismo”; e di eliminare “automatismi e preclusioni che impediscono o rendono molto difficile l’individualizzazione del trattamento rieducativo” e cambiare “la disciplina di preclusione dei benefici penitenziari per i condannati alla pena dell’ergastolo, salvo i casi di eccezionale gravità e pericolosità e in particolare per le condanne per i delitti di mafia e terrorismo anche internazionale”.
Se oggi gli autori di reati gravissimi non possono accedere a benefici e alternative, in futuro spetterà al giudice valutare caso per caso: se dirà no, lo farà a suo rischio e pericolo, esponendosi a vendette e rappresaglie, perché avrebbe potuto anche dire sì, mentre finora era la legge a imporgli il no. E il giudice colluso potrà dire sì e favorire gli amici degli amici. Le esclusioni (“salvo i casi” ecc.) sono così vaghe che non si capisce se mafiosi e terroristi saranno sempre esclusi, o invece toccherà al giudice misurare l’“eccezionale gravità” dei reati per decidere se metterli fuori in anticipo.
La logica dice che l’interpretazione corretta è la seconda, altrimenti non si vede il motivo della riforma: già oggi l’ergastolo esiste davvero solo per stragisti mafiosi e terroristi non pentiti, mentre gli altri stragisti e assassini sono ammessi ai benefici di legge ed escono dopo 30 anni (in realtà 20 o poco più con la “liberazione anticipata”, che ogni anno abbuona 5 mesi su 12). Non a caso Riina inserì l’abolizione dell’ergastolo in cima al “papello” consegnato nell’estate ’92 agli uomini della Trattativa, insieme con la fine del 41 bis, la chiusura delle supercarceri e la riforma dei pentiti (tutte richieste puntualmente accolte). La micidiale tenaglia ergastolo-carcere duro, ideata da Falcone, cominciava a produrre gli effetti sperati: molti mafiosi, pur di non finire i propri giorni in galera, scelsero di collaborare, facendo catturare centinaia di latitanti e scoprire i colpevoli di migliaia di delitti. Terrorizzati dalle loro rivelazioni sulla trattativa, nel 1999 i partiti abolirono l’ergastolo, dimostrando che la trattativa era più che mai in corso. Solo le proteste di pm e parenti delle vittime, Maggiani Chelli in prima fila, costrinsero il Parlamento a tornare sui suoi passi un anno dopo. Ora vedremo se i nuovi allarmi sono fondati o no: dipenderà da come verrà scritta la legge delega e poi il decreto delegato del governo.
Ma il fatto stesso che si riapra quella porta, col rischio che vi si infilino le solite manine e manone, giustifica l’interrogativo: che bisogno c’è di riformare l’ergastolo, di fatto riservato ai terroristi e ai mafiosi, se non si vogliono favorire i terroristi mafiosi?