OLYMPE DE GOUGES (n. 1748 – m. 1793)
Questo nome è sconosciuto ai più, eppure questa donna è stata una antesignana di principi sacrosanti, ormai universalmete acquisiti, che equiparano i diritti elementari delle donne a quelli degli uomini, in quel secolo dei Lumi in cui ella si formò e visse molto prima che che arrivasse il femminismo a dire più o meno le stesse cose, sulle donne come esseri umani con diritto di parità di fronte ai loro compagni di sesso maschile.
Olympe de Gouges nasce a Montauban, nel Sud-Ovest della Francia, il 7 maggio 1748, ufficialmente figlia di un commerciante di carni e di una donna della buona borghesia. Tuttavia quella non è la verità: sua madre, appartenente ad una agiata famiglia di cardatori di lana l'aveva avuta da una relazione extra coniugale con un letterato di nobile famiglia, Jean-Jacques Lefranc. La madre di Olympe e il poeta letterato erano cresciuti assieme e si erano innamorati reciprocamente, ma la società dell'ancien régime non permetteva una mésalliance, ovvero l'unione di una piccola borghese con un nobile, e Lefranc, veniva quindi allontanato dalla famiglia. Nel Frattempo la madre di Olympe era stata fatta sposare al buon macellaio Pierre Gouze (o Gouges), ma la passione fra i due si era riaccesa al ritorno del poeta a Montauban e da questa passione nasceva quindi la piccola Olympe che il buon macellaio, non sappiamo se scientemente o no, riconosce come sua. La bambina sfugge così, per il momento, all'allora infamante condizione di figlia illegittima. Il vero padre tuttavia, non potendo comparire ufficialmente, le fa da padrino di battesimo, per poter restare vicino alla madre e alla figlia.
Olympe viene fatta studiare, con l'aiuto e l'incoraggiamente del padre naturale, che essendo uomo di cultura desidera per lei lo stesso cammino intellettuale. Olympe dimostra ben presto le sue inclinazioni letterarie, evidentemente ereditate con il sangue paterno. Dopo la morte del finto padre, Jean-Jacques Lefranc riconosce la paternità di Olympe con un atto ufficiale, che gli consente di occuparsi direttamemte della figlia ma che però la rende palesemente un'illegittima. Questa situazione, anziché avvantaggiarla, diventa però molto pesante per Olympe, non appena è in grado di percepire la sua condizione di irregolarità, in una società provinciale e assai bigotta della sua piccola comunità. All'epoca infatti i figli “naturali” erano accettati e riveriti solo nelle alte sfere sociali, i re stessi avevano sempre avuto schiere di figli dalle loro amanti che venivano legittimati, e per questo riveriti e molto considerati perché di sangue reale. Nel resto della società invece l'illegittimità era e restava comunque un marchio indesiderabile.
La ragazza a 15 sanno viene fatta sposare con Louis-Yves Aubry, con un matrimonio combinato, a causa della sua condizione di illegittima, con un borghese molto più anziano di lei, di cui rimane fortunatamente ben presto vedova anche se incinta di un figlio e carica dei debiti del defunto. Il vecchio marito le aveva probailmente usato violenza e questo determinerà la sua irriducibile avversione per il matrimonio, evento che mai più in vita sua ella vorra ripetere. Dopo la morte del marito e la disastrosa situazione finanziaria in cui versa, a solo 17 anni, per sfuggire ai creditori, ad Olympe non resta che raggiungere a Parigi la sorellastra che aveva sposato un medico. Là intrattiene diverse relazioni sentimentali, rifiutando però sempre l'unione istituzionale stabile. La relazione con un ricco lionese, altro funzionario della marina le consente di saldare tutti creditori e di tagliare finalmente tutti i ponti con il chiuso mondo di Matauban. Tuttavia da donna indipendente che intratteneva una relazione non sancita dal matrimonio è socialmente molto chiacchierata e le si attribuisce la condizione di “femmina galante”, quasi una prostituta o quantomeno una donna di facili costrumi. Malgrado ciò, a Parigi può frequentare l'ambiente intellettuale e conoscere personaggi altolocati, scevri dai pregiudizi della buona società che cerca di emarginarla. Particolarmente attratta dall'ambiente teatrale e a parire dal 1778 si da a scrivere per il teatro. Una commedia in particolare, “Zamore e Mirza, o il felice naufragio” la rende popolare. Fra le tante di cui è autrice (circa una decina) c'è un'altra pièce importante “ Le marché des Noirs” sempre fedele alle sue inclinazioni libertarie ed ai principi dell'Illuminismo, nei quali è stata educata, dopo che già nel 1788 aveva scritto le "Réflexions sur les hommes nègres" contro la schiavitù. Quest'ultimo lavoro teatrale la renderà celebre, permettendole di farsi ammettere alla Società degli amici dei Neri, famoso circolo degli abolizionisti creato dal letterato e giornalista Jean-Pierre Brissot. Nel 1789 allo scoppio della Rivoluzione Olympe de Gouges fa della difesa dei diritti delle donne, un compito che assolve con ardore. Rivolgendosi a Maria Antonietta, redige la “Dichiarazionne dei diritti delladonna e della cittadina”, ricalcata precisamente dalla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino” nella quale afferma l'uguaglianza dei diritti civili e politici tra i due sessi, insistendo perché si concedano alla donna quei diritti naturali che la forza del pregiudizio le ha sottratto. In quell'epoca il suffragio era basato sul censo, ovvero sul reddito personale (ad un operaio il voto costava tre giornate di lavoro), la maggioranza del popolo francese, non poteva permettersi quindi di votare, figurarsi se lo potevano le donne! Olympe chiede in questo documento anche la possibilità di sciogliere un matrimonio e l'instaurazione del divorzio (che sarà poi ammesso quasi subito all'indomani della Rivoluzione dall'Assemble Costituente come un semplice contratto sociale da poter essere sciolto) e avanza l'idea di un contratto firmato tra concubini, rifiutando il matrimonio ma per il diritto al riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, problema che l'aveva da sempre appassionata per sua esperienza personale. Scrive anche sul “Journal de France” dove sviluppa un progetto di riforme sociali di impostazione patriottica sotto l'influenza di personalità politico-intellettuali quali Mirabeau, La Fayette e Necker con cui ha frequentazione in alcuni salotti anticonformisti quali quello Auteil di Madame Helvétius, moglie del filosofo Adrien Helvétius. I principi libertari dell'Illuminismo diventano finalmente patrimonio della nazione.
Nell'ambiente che Olympe frequenta si sviluppa sempre di più il concetto di monarchia costituzione che è tipico dei Girondini cui ella si associa per il riscatto del popolo francese dalle servitù medioevali ancora in vigore. E' in questo periodo Olympe inpernia ogni sua discussione sul ruolo della donna nella società del suo tempo. Siamo nel 1792. e grazie alla frequentazioni con François- Joseph Talma, Charles de la Villette, Louis Sebastien Mercier e Michel de Cubières, segretario generale della Comune, Olympe diviene repubblicana come del resto molti dei membri della società d’Auteuil. Tutti costoro si oppongono alla condanna a morte di Luigi XVI. Olympe, èaladine contro ogni ingiustizia, chiede di poter difendere il re con una appassionata arringa che ha preparato per il processo, ma la sua richiesta viene respinta con dispetto soprattutto perché è donna. D'altra parte, fa osservare lei, non sono state le donne parigine borghesi e proletarie, all'inizio della Rivoluzione, prima adella presa della Bastiglia, prima ancora dei loro uomini, a forzare i cancelli di Versailles per chiedere alla regina di intervenire per calmierare il prezzo del pane per una città affamata dalla carestia e dall'accaparramento della farina da parte di grossisti senza scrupoli?
Ma arrivano i terribili e i bui giorni del Terrore, quando l'unico arbitro del potere rivoluzionario è rimasto l'inflessibile e dispotico Maximillien Robespierre, Olympe inisiste nei suoi principi e rivendica alle donne gli stessi diritti acquisiti dai maschi poiché se tante donne, nobili e anche non nobili, accusate di non essere fedeli alla Rivoluzione, hanno salito i gradini verso la ghigliottina, esse devono avere il diritti pari a quelli dei loro uomini nella vita pubblica della nazione e quindi anche quello di parlare in pubblico e di votare per portare avanti la loro battaglia di libertà. Appartenendo alla parte Girondina, Olympe viene messa in stato di accusa dai Giacobini intransigenti del'accolita di Robespierre, arroccati sui principi più spinti a favore degli uomini, e messa in stato di accusa presso Il tribunale della Convenzione Nazionale. Ma la fine di Olympe viene decretata soprattutto dall’opera “Le Tre Urne”, con la quale ella si mette direttamente contro Robespierre, proponendo che in ogni dipartimento di Francia, il Presidente dell’Assemblea abbia sul proprio tavolo per l’appunto tre urne, in modo che il popolo possa votare la forma governativa che più preferisce: un’urna per quella repubblicana, una per quella federale, infine una per quella monarchica. Al Olympe si difende strenuamente in una serie di suoi scritti a favore delle donne, ma quando cerca di diffondeli in pubblico viene interrotta di frequente e alfine fatta censurata e messa a tacere perché “la rivendicazione di certi suoi principi confliggono con quelli delle Rivoluzione” che come l'ancien régime vuole ancora una volta relegare le donne al ruolo marginale e passivo di accondiscendenti compagne dei rivoluzionari maschi. Redige anche un manifesto che protesta per il fatto che qualunque scritto debba passare al vaglio delle censura repubblicana. Questa sarà la sua ultima protesta: il 6 agosto 1793 viene arrestata per le posizioni da lei assunte e deferita al tribunale rivoluzionario. In attesa di giudizio, benché ammalata, viene rinchiusa nella prigione nella dell'abbazia di Saint-Germain-des-Près. In seguito alle sue condizioni di salute viene mandata presso pensione di Madame Mahay, una sorta di regime di carcerazione più blando e tollerante, dove spesso i condannati, pagando, possono rinviare, e a volte anche evitare, la condanna capitale. Un prigioniero con cui ha appena intessuto la sua ultima relazione la incita a fuggire con lui, ma Olympe rifiuta, convinta di poter parlare al processo per contrastare le pesanti accuse di tradimento dei principi della repubblica, in difesa di se stessa e del genere femminile. Tradotta al tribubale rivoluzionario il 2 novembre 1793, subito dopo l'esecuzione dei suoi amici Girondini, viene condannata a morte. Scrive ancora un'ultima lettera al figlio Aubry de Gouges, militare di carriera, che tuttavia la disconosce per paura di rappresaglie nei suoi confronti... Ancora una volta nel suo ultimo scritto Olympe ribadisce che "come la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere altresì il diritto di salire alle più alte cariche". Ma il pubblico accusatore deride le sue tesi asserendo ella merita la morte per aver "dimenticato le virtù che convenivano al suo sesso", sovvertendo le leggi di natura che vogliono la donna sia sempre e comunque sottomessa al potere maschile. Contrariamente a quanto sostennero alcuni suoi detrattori, che volevano infangarne la memoria scomoda, e farla passare per una intrigante e soprattutto per una prostituta, risulta che ella sali al patibolo con coraggio e dignità. Viene sepolta nel cimitero de la Madelaine. Meno di un anno dopo Robespierre, il suo più mortale nemico, avrebbe salito gli stessi scalini verso la stessa ghigliottina in Place de La Revolution ad opera di un gruppo di congiurati, stanche dei massacri da lui ordinati. Finiva così il tremendo perido del Terrore. La Francia si avviava verso la normalizzazione, finalmente libera dall'oppressione e dall'intolleranza della dittatura rivoluzionaria di un solo uomo al comando, e finalmente repubblicana.
Il ricordo di questa eccezionale figura di donna venne ignominiosamente mortificato a lungo ridicolizzato con caricature e mistificazioni infamanti della sua personalità e sulle sue vicende pwrsonali, e solo dopo la fine del secondo conflitto mondiale si cominciò a cercare la verità tramite i suoi scritti che risultano essere di grande originalità, generosità e coraggio, in un'epoca nella quale le qualità femminili erano del tutto misconosciute in ogni ceto, prima e dopo la grande rivoluzione Nel 1989, in occasione del bicentenario della Rivoluzione, Olympe de Gouges ebbe la sua giusta collocazione fra gli spiriti illuminati del Settecento, quando infine alcune ricercatrici si adoperarono per riportare alla luce vita e opere di queste femminista ante litteram, nel senso migliore della parola, che pagò con la vita le sue idee ancora troppo moderne ed innovatrici per un mondo che usciva appena dal'assolutismo politico e dalla dittatura di maschilismo di stampo ancora medioevale. L'errore di Olympe de Gouges infatti, è stato il non aver capito che i principi della Rivoluzione ruotano essenzialmente intorno alla risolutezza del Terzo Stato di annientare il sistema che legittima l'esistenza degli Ordini privilegiati. Confonde la lotta di classe con quella dei sessi. Il suo obiettivo si basa sull'affermazione di uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna, un obiettivo che non era nei programmi della Rivoluzione e che destabilizzava quell'ordine costituito, ancora basato sulla supremazia maschile. L'uguaglianza dei diritti dei due sessi avrebbe dovuto aspettare tempi migliori e neanche troppo vicini.
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