Trump si prepara a scaricare Musk.


Trump si prepara a scaricare Musk.






SPY USA/ “Trump teme di finire come Kennedy e ha ragione: ecco le sue contromisure contro Deep State e neocon
Licenziati 6 funzionari della sicurezza nazionale Usa. Trump vuole persone fedeli per evitare la politica estera dei neocon e attentati alla sua vita
Int. Marcello Foa Pubblicato 8 Aprile 2025 - Aggiornato alle ore 092
https://www.ilsussidiario.net/news/s...eocon/2820625/
Ultima modifica di Eridano; 08-04-25 alle 17:05


"Vi dico che questi paesi ci stanno chiamando per baciarmi il culo"




I cantieri di Donald Trump (1/2)
di Thierry Meyssan
Il presidente Donald Trump agisce più velocemente degli altri leader politici della stessa generazione. In dodici settimane ha travolto l’imperialismo americano a vantaggio dell’eccezionalismo. Non è ancora la risoluzione del problema, ma è comunque un progresso considerevole sia per gli Stati Uniti sia per il resto del mondo.
Nel medesimo tempo ha ridotto la burocrazia sopprimendo agenzie che non rientravano nelle competenze dello Stato federale e licenziando 230 mila dipendenti.
Rete Voltaire | Parigi (Francia) | 15 aprile 2025
In poco più di tre mesi dall’inizio del secondo mandato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha firmato un numero impressionante di mandati di ogni tipo, dando di sé un’immagine di personalità confusa. Tuttavia, nonostante il breve tempo trascorso, già si vedono i risultati
Decolonizzare l’impero americano
Trump ha iniziato subito a decolonizzare l’impero americano, usando però un metodo diverso da quello del 2017, che fu un clamoroso fallimento. All’ottavo giorno del suo primo mandato aveva rimosso per decreto i seggi permanenti del capo di stato-maggiore e del direttore della Cia al Consiglio di sicurezza nazionale [1]. Ne seguì una rivolta nelle alte sfere dell’amministrazione che lo indusse a licenziare, dopo soli 16 giorni, il proprio consigliere per la sicurezza nazionale, generale Michael Flynn.
La vicenda ha comunque lasciato il segno, infatti i massimi gradi della sicurezza nazionale sono intervenuti durante l’ultima campagna elettorale per negare, mentendo, l’esistenza del computer di Hunter Biden e affermare che quanti asserivano il contrario erano agenti della disinformazione russa [2]. Già nei primi giorni del secondo mandato, Trump ha revocato le loro autorizzazioni di accesso alle informazioni riservate della difesa nazionale [3].
Questa volta Trump ha preso il toro per le corna: ha mandato in pensione anticipata tutti i funzionari che lo avevano ostacolato durante il primo mandato e ha sciolto il Federal Executive Institute che li aveva formati [4].
Dopo questa epurazione, ha revocato le autorizzazioni alle informazioni della difesa nazionale anche a 15 politici, tra cui il predecessore Joe Biden e l’ex segretaria di Stato Hillary Clinton, per essere sicuro di non trovarseli di nuovo sulla propria strada [5]. E, a conferma del detto “non c’è due senza tre”, il 2 aprile ha licenziato altri sei funzionari del Consiglio nazionale di sicurezza [6] perché continuavano a lavorare in accordo con i loro amici straussiani [7].
Dopo aver messo queste persone in condizione di non nuocere, Trump ha avviato negoziati di pace per Ucraina, Palestina e Iran. Quando Trump ha rimesso al suo posto il presidente ucraino non eletto Volodymyr Zelensky c’è stata una sollevazione generale. Ma Trump è riuscito a tenere a bada, per due volte, anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu [8]: una prima volta ha reagito al piano israeliano di annessione di Gaza rispondendogli che preferiva far diventare Gaza la Riviera del Medio Oriente piuttosto che vederla occupata da lui. La seconda è stata quando gli ha detto che non poteva fare nulla per dividere la Siria e che non poteva nemmeno attaccare l’Iran.
Al momento nessuno di questi punti caldi è in pace, ma le cose evolvono rapidamente:
• In Ucraina, Trump ha fatto ammette che Crimea, Donbass e parte della Novorossia sono effettivamente russe. Inoltre ha detto chiaramente che si dovranno svolgere elezioni presidenziali. I nazionalisti integralisti [9] sanno già di aver perso. Riguardo ai territori da dividere, le uniche pretese ucraine sono il recupero della centrale nucleare civile di Zaporizhia (ipotesi a cui la Russia si oppone fermamente [10]) e decidere se Mosca possa annettere Odessa senza conquistarla.
• Per quanto riguarda la Palestina Trump ha fatto accettare a quasi tutti i protagonisti che Hamas non potrà tornare al potere a Gaza, ma non riesce a trovare, in Israele, un’alternativa ai sionisti revisionisti (i seguaci del fascista Vladimir Jabotinsky [11]). Non è riuscito a fermare il massacro dei palestinesi, tutt’ora ridotti alla fame a Gaza, né a porre fine ai massacri confessionali in Siria, tutt’ora dominata dagli jihadisti, però ha imposto a Israele di rinunciare alle proprie ambizioni in Palestina, Libano e Siria.
• Per quanto riguarda l’Iran, siamo solo agli inizi: Trump non ha ancora fatto ammettere alla Repubblica islamica di non poter armare, senza incorrere in reazioni per lei pericolose, le minoranze sciite della regione; vero è che non ha ancora offerto a Teheran una garanzia per loro sicurezza con altri mezzi. La situazione in questo caso è più difficile perché ha minacciato l’Iran, come già l’Ucraina e i palestinesi, provocando un immediato irrigidimento di Teheran [12].
In queste tre situazioni Trump ha usato le forze armate statunitensi senza ricorrere alle armi: ha temporaneamente sospeso l’intelligence che il Pentagono forniva alle forze armate ucraine [13], provocando un crollo militare; ha sospeso brevemente anche la consegna di armi a Israele, provvedimento che non è stato divulgato dai media, ma ha suscitato grande preoccupazione all’interno dello stato-maggiore israeliano; Trump sta invece concentrando forze a Diego Garcia per minacciare l’Iran [14].
L’unica azione militare è stato l’attacco ad Ansar Allah in Yemen; un’azione mortale e tatticamente inutile, perché gli yemeniti erano preparati, ma utile per trasmettere efficacemente un messaggio all’Iran.
Epurazione della burocrazia federale
Parallelamente alla riorganizzazione delle relazioni con l’estero, Trump ha cominciato a tagliare i rami secchi, cioè a sfrondare quelli inutili dello Stato federale statunitense. Questo è l’altro grande cantiere aperto dei jacksoniani, cioè i seguaci del presidente Andrew Jackson [15]. Per questa operazione Trump si è affidato a Elon Musk, l’uomo più ricco del pianeta, che però non è un jacksoniano, ma un libertario, il cui obiettivo non è sottrarre le attribuzioni non costituzionali dello Stato federale per trasferirle agli Stati federati, ma diminuirne il peso. Obiettivi diversi, ma a cui sono utili le stesse azioni. Perlomeno finora.
In dodici settimane Musk è riuscito a ottenere le dimissioni o a licenziare 230 mila agenti federali. Per la nostra mentalità si tratta di un modo di procedere barbaro, ma sta di fatto che ciò che Musk mette in discussione non è la loro competenza, ma la loro utilità, che è cosa molto diversa. La maggior parte di questi dipendenti si occupava dell’applicazione di regole che non avevano ragione di esistere. Ciò non significa che siano regole sbagliate, ma che non rientrano nella competenza dello Stato federale; quindi, non dovrebbero essere poste a carico dei contribuenti. Questo sfoltimento ha accidentalmente fatto emergere numerosi casi di corruzione, come per esempio una sovvenzione di 900 mila dollari concessa dall’Agenzia per le piccole e medie imprese a un neonato di nove mesi. Tuttavia non è questa la posta in gioco. Sono state annullate sovvenzioni del Pentagono per sei miliardi di dollari, elargite, in particolare, a università prive di legami con la difesa del territorio statunitense. Quando il DOGE (Dipartimento per l’efficienza governativa) riuscirà a spulciare i conti della nazione potrà verificare la ragione di ogni trasferimento di denaro dello Stato federale, per esempio gli stipendi corrisposti a molti dirigenti stranieri. Si capisce quindi cosa c’è in gioco nella battaglia giudiziaria per mantenere il segreto su tutte queste attività.
Con questi tagli alla burocrazia e con la lotta alla frode, il DOGE prevede risparmi di 150 miliardi di dollari in un anno, ovvero un guadagno di 931,68 dollari per ogni contribuente. È poco rispetto a quanto era stato preventivato, ma è comunque un risparmio considerevole.
Non si dovrebbero fare confronti tra Stati Uniti e altri Stati. Il paragone è valido solo con l’Unione europea, la cui burocrazia federale è altrettanto opaca, come dimostra l’attuale scandalo delle sovvenzioni occulte alle ONG [16].
(Segue…)
Le note di questo articolo si riferiscono sia ad articoli pubblicati gratuitamente sul sito Voltairenet.org sia a notizie pubblicate nella newsletter Voltaire, actualité internationale, disponibile in abbonamento.
Thierry Meyssan
Traduzione
Rachele Marmetti
https://www.voltairenet.org/article222093.html
Da riportare.
Ultima modifica di Eridano; 15-04-25 alle 16:37


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Tucker Carlson, uomo di fiducia di Trump, rivela con Curt Weldon la verità esplosiva sull’11 Settembre
di Alfredo Jalife-Rahme
L’11 settembre 2001 attentati senza precedenti distrussero tre torri del World Trade Center di New York. L’operazione fu attribuita a Osama bin Laden e servì a giustificare le guerre in Afghanistan e Iraq. Lo stesso giorno il promotore immobiliare Donald Trump denunciò che si trattava di una menzogna. Sei mesi dopo, il geopolitico Thierry Meyssan pubblicò L’Effroyable imposture (L’incredibile menzogna), poi fu costretto ad andare in esilio.
L’ex deputato Repubblicano, Curt Weldon, ha appena rivelato le pressioni subite per aver osato porre domande a George W. Bush.
Rete Voltaire | Parigi (Francia) | 22 aprile 2025
Gran parte di ciò che l’ex deputato Repubblicano Curt Weldon ha rivelato pochi giorni fa nella sua ormai storica intervista rilasciata a Tucker Carlson – conduttore del programma più seguito negli Stati Uniti e, tra l’altro, uno dei principali uomini di fiducia di Trump, secondo James Carville, noto consulente del Partito democratico, molto vicino a Clinton – era già noto grazie a diverse rivelazioni. Ma è cosa diversa vedere queste rivelazioni condensate in un video di un’ora e 24 minuti [1] dal leggendario Tucker Carlson, che smonta la falsa propaganda hollywoodiana e l’insabbiamento dei principali media, che ancora una volta mettono in mostra tutta la loro miseria disinformativa.
Va sottolineato che lo stesso Baby Bush, che orchestrò l’11 Settembre, nonché i presidenti che gli succedettero – Obama e Biden – tutti hanno nascosto la verità su questo avvenimento che è servito da pretesto per le guerre in Afghanistan e in Iraq. Durante il suo primo mandato, lo stesso Trump fu dissuaso dal rivelare ciò che eminenti ricercatori osarono denunciare, a rischio della propria vita, sin dal 2001. Sembra che governi pseudodemocratici preferiscano mentire per poter governare tranquillamente e perseguire i loro spregevoli obiettivi di bilancio.
Sei mesi dopo gli attentati dell’11 Settembre, Thierry Meyssan pubblica L’Effroyable imposture (L’incredibile menzogna) in cui denuncia la versione ufficiale del presidente Bush. Le copie del libro si esauriscono presto e Meyssan viene invitato da Thierry Ardisson. Il saggio diventa un successo mondiale. Inizialmente difeso da Jacques Chirac, Meyssan viene in seguito abbandonato dalla Francia e va in esilio, diventando consigliere dei capi di Stato negli Emirati Arabi Uniti, in Siria, Libano, Venezuela, Iran e Libia.
Il ricercatore francese Thierry Meyssan, fondatore e direttore di Réseau Voltaire, nonché numero uno nella Top ten dei geopolitici mondiali, ha spiegato nel suo libro, diventato un classico, L’Effroyable imposture (L’Incredibile menzogna) [2], che non c’è mai stato un attentato jihadista contro il Pentagono. Queste sue tesi gli sono costate diversi anni di esilio in Libano e in Siria, dopo aver ricevuto minacce di morte da parte della Cia.
Un fatto poco noto e rivelato da chi scrive, è che la montatura dell’attentato al Pentagono servì da preteso per coprire il buco contabile (confessato dello stesso segretario alla Difesa dell’epoca, Donald Rumsfeld) di 2.300 miliardi di dollari, magicamente fatti sparire dal controllore e rabbino ortodosso – khazar in inglese – Dov Zakheim, membro del sinistro gruppo The Vulcans, guidato da Condoleeza Rice. Il magro deficit del Pentagono del 2001 non è paragonabile a quello accumulato 19 anni dopo, quando sparirono 35.000 miliardi di dollari! [3].
Chi scrive aveva altresì sottolineato l’asincronia tra il crollo della terza torre, demolita nel pomeriggio, e quello delle torri gemelle abbattute al mattino [4]. Secondo Tucker Carlson, Curt Weldon, «dopo 20 anni al Congresso, era sul punto di diventare capo della Commissione per le forze armate della Camera, quando ha messo in dubbio l’esattezza (sic) del rapporto sull’11 Settembre».
Tucker Carlson commenta: «per rappresaglia, l’amministrazione Bush ha inviato agenti federali a casa della figlia, mettendo così fine alla sua carriera politica». Carlson spiega anche che a 77 anni il Repubblicano Curt Weldon ha deciso di dire «la verità sull’11 settembre 2001». Weldon è stato deputato per la Pennsylvania dal 1987 al 2007 (20 anni!) e ha ricoperto la carica di vicepresidente della Commissione per le forze armate e della Commissione per la sicurezza interna della Camera dei rappresentanti: seduto in prima fila ha così potuto scoprire i retroscena dell’11 settembre 2001.
Il noto regista e attore Mel Gibson, nominato “ambasciatore speciale” a Hollywood da Trump 2.0 – la stessa carica attribuita agli attori Jon Voight e Sylvester Stallone [5] – definisce l’intervista «il più grande scandalo nella storia degli Stati Uniti. Tre edifici sono crollati come se il crollo fosse stato programmato. Non due, ma tre. A oggi, nessuno ha spiegato in che modo il terzo edificio è crollato senza essere stato colpito da un aereo». Mel Gibson rivela che «le torri erano state progettate per resistere all’impatto di aerei. E i vigili del fuoco hanno immediatamente parlato di esplosioni all’interno degli edifici» [6].
Lo stesso giorno degli attentati, sulla rete televisiva newyorkese Canal 9, il promotore immobiliare Donald Trump definì «menzogna» la versione ufficiale del crollo delle torri. Successivamente entrò in politica. Oggi è presidente degli Stati Uniti.
È degno di nota che Trump 2.0 abbia finora taciuto a proposito del video esplosivo di Tucker Carlson dell’intervista a Curt Weldon, nonostante i suoi più stretti collaboratori e un ex deputato Repubblicano lo abbiano reso pubblico nel contesto della guerra dei dazi, che ora si concentra sulla Cina.
Alfredo Jalife-Rahme
Traduzione
Rachele Marmetti
Fonte
La Jornada (Messico) https://www.voltairenet.org/auteur124000.html?lang=it
Le plus important quotidien en langue espagnole au monde.
[1] «Rep. Curt Weldon: It’s Time to Finally Tell the Truth About 9-11», The Tucker Carlson Show, April 14, 2025.
[2] L’incredibile menzogna. Nessun aereo è caduto sul Pentagono, Thierry Meyssan, Fandango (2002). L’Effroyable imposture, suivi de Le Pentagate, Thierry Meyssan, Demi-Lune (première édition 2002).
[3] «¡Extravío de 35 millones de millones de dólares en el Pentágono: equivale al PIB de EU y China juntos!», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 19 de febrero de 2020.
[4] «11/9: Se tambalea la historieta oficial», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 10 de septiembre de 2006.
[5] «Trump Names Sylvester Stallone, Mel Gibson and Jon Voight as ‘Special Ambassadors’ to ‘Troubled’ Hollywood: They’ll Bring ‘Lost Business’ Back», Jordan Moreau, Variety, January 16, 2025.
[6] «MelGibsonNew», X, April 15, 2025.
https://www.voltairenet.org/article222144.html
Ultima modifica di Eridano; 23-04-25 alle 13:43


Leggo che Melania si vede sempre meno alla Casa Bianca, si assenta per lunghi periodi.
Buon segno per Trump.