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Discussione: Accade in Amerika.

  1. #771
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Ricorda tanto la fornero.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #772
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Ultim'ora.
    Si dimette il Capo dei servizi segreti USA, James Clapper.
    Quello che parlava di Europa schizofrenica per immigrazione e terrorismo, di effetto Snowden per le FALSE notizie sullo spionaggio di massa...

    Trump, trump, trump...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #773
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    I fans della clinton nata rodham si dicono contrari alla costruzione del muro sul confine messicano.

    Dimenticano - o hanno rimosso - che esiste già e che è stato costruito da bill clinton.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #774
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    RESTA L'IRAN DA DEVASTARE. TRUMP PROVVEDERA'? - Blondet & Friends



    RESTA L’IRAN DA DEVASTARE. TRUMP PROVVEDERA’?

    Maurizio Blondet 18 novembre 2016 7

    Mike Pompeo, il parlamentare che Trump ha messo a capo della “sua” Cia, parlamentare repubblicano, ha uno scopo nella vita: “”Non vedo l’ora di smantellare questo accordo disastroso con il più grande Stato sponsor del terrorismo del mondo”. Ha appena rilasciato una intervista al Weekly Standard, il periodico fanaticamente neocon di Bill Kristol (j, dirige il Project for a New American Century, che ha istigato l’invasione dell’Irak di Saddam Hussein) in cui promette appunto di distruggere l’accordo sul nucleare, concluso da Obama.
    Undoing the Iran Deal? Easy. | The Weekly Standard

    Bill KristolIl generale Michael Flynn nominato consigliere speciale per la sicurezza nazionale di Trump, è l’uomo che come capo della DIA ha denunciato l’IS come una creazione di Obama e della Clinton, è relativamente il meno avventurista – ma anche lui fa’ un’eccezione: contro l’Iran, anche per lui “il più grande sponsor del terrorismo islamico” (non l’Arabia Saudita). Steve Bannon è accusato dalla ADL (ebraica) di essere un antisemita, un suprematista bianco, volere una specie di “olocausto” dei musulmani, perché ha proposto di registrare i viaggiatori in entrata da paesi islamici; la sua antipatia per ciò che chiama “Islam” non fa’ distinzioni. John Bolton, il neocon giudeo che Bush jr. ha messo ambasciatore all’ONU, è ancora fra i candidati a diventare Segretario di Stato: anche lui ha appena chiesto al nuovo presidente di impegnarsi al “regime change in Iran”. James Woolsey, uno dei complici dell’11 Settembre, membro del Project for a New American Century (PNAC) che aspira ancora alla carica di consigliere di sicurezza nazionale, ha chiamato l’accordo nucleare con l’Iran “tanto cattivo che deve andare via”; e anche lui ha definito l’Iran “ il primo stato terrorista mondiale”.
    “Primo stato terrorista del mondo” (non i Sauditi)

    La ripetitività di questa definizione in tali personaggi indica che il suggeritore è lo stesso. India anche – più inquietante – quel suggeritore forse allenta la presa su Assad e forse si rassegna a riconoscere a Mosca la legittimità dei suoi interessi in Siria, ma vuole che l’Iran diventi il Nemico e il Mostro della nuova amministrazione, il nemico da distruggere. “Primo stato terrorista del mondo” è una definizione che richiede, per obbligo morale, un intervento armato risolutivo.
    Quasi tutti gli stati che la rivista sionista “Kivunim” suggeriva, nel lontano 1982, di smembrare destabilizzandoli per linee di faglia etniche e religiose, sono stati devastati: Irak e Libia, Somalia e Afghanistan e Siria sono preda alle guerre e odi tribali, esattamente come voluto. Ma la lista è incompleta senza l’Iran. E’ il più grande degli stati di cui Israele vuole la distruzione; è quello che più gli suscita il terrore e disturba il delirio di onnipotenza, perché ha una sua capacità nucleare, almeno potenziale. Nell’auto-narrativa ebraica, questa potenzialità è già reale; non si contano le volte in cui Netanyiahu ha detto che il regime degli ayatollah è “Hitler” del tempo presente, desideroso di farsi l’atomica al solo scopo di sterminare il popolo ebraico, di operare il secondo olocausto.
    Non c’è delirio ebraico che la politica Usa non si senta obbligata a soddisfare. Già martedì scorso la camera bassa, con 243 voti contro 174 (coraggiosi, anzi temerari: l’ADL ha preso nota, se ne ricorderà alle prossime elezioni) ha stracciato per parte sua l’accordo firmato da Obama, vietando la vendita di aerei civili (non solo Boeing, ma anche Airbus) che la Casa Bianca aveva già consentito, appunto in forza dell’accordo. Quanto al Senato, il leader della maggioranza Mitch McConnell ha comunicato che i senatori rinnoveranno le sanzioni contro l’Iran che dovevano scadere a fine anno; in ciò incitati anche dall’uscente Obama, che ha scritto una lettera ai senatori invitandoli a “mantenere lo stato di emergenza nazionale verso l’Iran” – uno stato di emergenza che dura dal novembre 1979, fu firmato dal presidente Jimmy Carter, e che era giustificato 38 anni orsono dall’occupazione dell’ambasciata Usa a Teheran dalla folla di attivisti fanatici di una “rivoluzione islamica” agli inizi; è un potenziale atto di guerra.
    E’ più che evidente il processo di fabbricazione e ingigantimento del nemico, di escalation di provocazioni, di demonizzazione sempre più intensa che abbiamo già visto operare contro Saddam, e da ultimo contro Assad e contro Vladimir Putin. Come minimo, la montatura esagitante dello stato psichico collettivo – che presto, vedrete, contagerà anche i nostri governi e i nostri media in Europa – è volto a mantenere ed aggravare le sanzioni che dovevano essere sollevate dopo l’accordo 5+1; salendo secondo opportunità a atti di sovversione (creazione di nemici interni all’Iran, già Rudolph Giuliani e John Bolton hanno rapporti con la organizzazione terroristica iraniana Mujaheddin ed-Kalk, MEK, da rifinanziare e addestrare come già fatto per l’IS) o di intervento armato umanitario – reso necessario, magari, da “atti di ostilità”, attentati, insomma false flag, di cui accusare il regime degli ayatollah.
    Preparazione al ‘false flag’

    Suggerirei di notare con allarme che diversi siti Usa, anche apparentemente insospettabili di simpatie neocon, stanno diffondendo da qualche giorno la seguente ‘informazione’:
    “L’Iran sta inviando elementi dei suoi corpi speciali ad infiltrarsi in Usa e in Europa su comando del leader supremo Ali Khamenei”. La fonte sarebbe “un capo militare iraniano, Salar Abnoush”, che viene indicato come “ vice-coordinatore della Guarnigione Khatam al-Anbia”. Il sito di Washington Free Beacon intervista al proposito tale Said Ghasseminejad, indicato come “Un esperto della Foundation for Defense of Democracies” , il quale assicura: “La repubblica islamica ha ucciso centinaia di iraniani e non iraniani nel mondo in una campagna coordinata di terrore. L’Iran può decidere di ricominciare questo progetto adesso che molte imprese occidentali vanno in Iran, e l’Iran crede che la sua azione in Europa non sarà punita con forza”.
    Guardie della Rivoluzione Islamica. Truppe speciali che l’Iran sta infiltrando in Occidente (dicono i neocon)
    Si assapori il distorto giro mentale di questa asserzione. L’ “esperto” sta dicendo: è colpa degli europei, che accorrono a frotte a fare affari con l’Iran, se qui ci saranno omicidi perpetrati dai corpi speciali iraniani infiltrati in Usa ed Europa. E’ la fine delle sanzioni che provocherà i delitti dell’Iran fra noi”.
    Riconoscete questo giro mentale? La sua origine, diciamo così, in una cultura che nulla deve al pensiero razionale e alla logica aristotelica , ma tutto alle sottigliezze e capziosità talmudiche?
    Iranian Military Sending Elite Fighters Into U.S., Europe
    Naturalmente sarete tentati di dire: ecco il ben noto antisemita, col suo chiodo fissso.
    E’ il think tank addetto alla propaganda anti-Teheran







    Allora, vi invito ad andare a vedere che cosa è questa Foundation for Defense of Democracies, da cui esce il suddetto esperto con la veridica informazione che agenti dei corpi speciali iraniani stanno infiltrandosi tra noi, per uccidere in una campagna di terrore. Vediamo, da Wikipedia:
    “E’ un think-tank con sede a Washington, che alcuni definiscono neo-conservatore. Lo dirige tal Mark Dubowitz, ovviamente J, “esperto in sanzioni contro l’Iran” (sic). La Fondazione si è data “lo scopo di educare il pubblico e le elite politiche sia in Usa sia all’estero sulle attività dell’Iran e i suoi complici in Siria e Hezbollah. Il FDD attacca l’Iran nelle sue operazioni mediatiche mondiali, nel suo atteggiamento verso Usa ed Europa, nelle sue finanze, nel suo sforzo di sostenere attività terroristiche all’estero. Specificamente, FDD si occupa delle ambizioni nucleari dell’Iran”.
    Insomma il FDD è uno strumento della propaganda ebraica per istigare la Casa Bianca e il Congresso alla guerra contro Teheran. Se non siete ancora convinti, date un’occhiata ai finanziatori di questa benemerita istituzione.
    Ronald Arnall, un miliardario ebreo padrone della finanziaria ACC Capital Holding (è morto nel 2008) che ha donato 1,8 milioni di dollari. Edgar e Charles Bronfman – il primo celebre capo del Congresso Ebraico Mondiale negli anni ’80, il secondo padrone della Seagram Whisky, valutato oltre 2 miliardi di dollari – hanno donato 1, 050.000. Michael Stenhardt, gestore di fondi speculativi, presidente del progetto Israel Energy Initiatives, ha donato 850 mila dollari. Che dire della famiglia Abramson? Il capostipite, Leonard Abramson, ha fondato una rete di aziende sanitarie (US Healtcare) che poi ha venduto per 8,3 miliardi di dollari; attraverso la Fondazione Abramson, ha dato alla Foundation for Defense of Democracies 822 mila dollari. Ma non dimentichiamo Bernard Marcus, figlio di ebrei russi, fondatore della catena di mega-shopping centers Home Depots, donatore con 6000 mila dollari; e Lewis Ranieri , immobiliarista e banchiere per la Salomon Brothers, che ha dato alla causa 350 mila dollari.
    https://en.wikipedia.org/wiki/Founda...of_Democracies
    Si tratta, ha spiegato il blog progressista Think Progress, “di donatori notoriamente attivi nelle cause pro-Israele […] E’ sempre più evidente la FDD promuove gli interventi militari Usa in Medio Oriente”, specificamente “con la sua posizione bellicista contro l’Iran e la sua difesa delle politiche israeliane della più estrema destra”.
    Insomma l’Iran sta diventando il prossimo “Amalek”, il popolo che per ordine di JHVH deve “essere cancellato dalla memoria” per mano degli ebrei. In anni lontani quelli in Turchia cominciarono a chiamare “Amalek” gli armeni, ed sapete come sono finiti.
    E scoprono il genocidio armeno
    Per tutto il decennio della amministrazione Bush jr., “Bomb bomb bomb Iran” è stato un ritornello di questi influenti ebrei; lo ha cantano con molto entusiasmo il senatore John McCain. Ora forse è arrivato il momento. Ci sono i terroristi iraniani infiltrati fra noi, poiché sono state tolte le sanzioni; vedrete che ci sarà un attentato – iraniano naturalmente – che costringerà Donald Trump a fare la guerra a Teheran.

    ​Cambiare tutto per non cambiare niente?

    pomo-pèro likes this.
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  5. #775
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  6. #776
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Obama: 'Il mondo dovrebbe dare una chance a Trump'

    Lo ha detto nel corso si un incontro con i giovani di Lima a margine dei lavori dell'Apec


    Bontà sua.
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  7. #777
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Gliela daranno, gliela daranno...

    Nuovi e vecchi “loro” attorno a Trump. Tanto vale imparare a conoscerli.

    Maurizio Blondet 19 novembre 2016 5
    “Incontriamo gli ebrei nella cerchia interna di Trump”: è un titolo esultante della Jewish Telegraphic Agency (JTA), storico strumento mediatico del sionismo. Che dice ai suoi lettori: non preoccupatevi se Trump ha nominato come suo stratega Steve Bannon, antisemita [l’etichetta non se la toglierà mai più, ndr.] ed un ammiratore del razzista bianco David Duke. Guardate invece ai suoi più intimi collaboratori di una intera vita.
    Vale la pena di percorrerne i profili e impararne i nomi; conteranno molto nei prossimi anni.
    Jason Greenblatt – è da 19 anni il suo avvocato per gli affari immobiliari. Ebreo ortodosso, laureato nella Yeshiva University [l’università talmudica di NewYork], Greenblatt ha ‘studiato’ in una yeshiva nei Territori Occupati negli ani ’80; uno “studio” che comprendeva anche turni di guardia armata. “Trump ha assicurato che lo vuole come suo consigliere su Israele”.

    Un consigliere oggettivo e sobrio. Greenblatt “non ha alcuna esperienza politica”, riconosce la JTA, ma “parla spesso con persone del governo isreliano, mentre non ha mai parlato con un palestinese dagli anni dei suoi studi nella yeshiva. Come sua fonte principale di informazione sullo stato ebraico, egli cita l’American Israeli Public Affair Committee” – ossia l’AIPAC, la più potente lobby di Washington, quella che storce le politiche americane in senso pro-israeliano, anche (se occorre) intimidendo gli eletti dal popolo. Sono molti i politici che hanno visto la loro carriera stroncata dall’AIPAC; al suo ordine, il politico preso di mira perde i finanziamenti, vede emergere nel suo collegio elettorale un concorrente con molti donatori, o vede persino il suo collegio elettorale essere ridisegnato in modo da escluderlo dal suo elettorato tradizionale.
    Così Greenblatt, intervistato una settimana fa dalla Radio dell’Armata Israeliana, ha potuto assicurare: Trump “non imporrà alcuna soluzione allo stato dì Israele. Non vede gli insediamenti ebraici illegali come un ostacolo alla pace”.
    David Friedman. Avvocato esperto in fallimenti, è da sempre il difensore di Trump. E’ figlio di un rabbino con legami di famiglia con il partito repubblicano, specie coi candidati presidenziali di detto partito: per esempio la famiglia Friedman “ospitò Ronald Reagan per il pranzo di Shabbat nel 1984”, lo stesso anno in cui (quando si dice il caso) Reagan vinse le elezioni. Friedman, oltre la magione dove abita a New York (nel quartiere di lusso di Woodmere), possiede una casa a Gerusalemme, quartiere Talbieh: altro sintomo del suo fanatismo talmudico. Solo gli ebrei che sono seppelliti in Israele risorgeranno l’ultimo giorno per dominare il mondo nel Regno. Spiega la JTA: Friedman è il promotore di una progetto di legge del partito repubblicano che ha omesso ogni riferimento alla soluzione a due stati per Israele.
    Boris Epshteyn – Nato nell’83 in quella che era allora l’Unione Sovietica, costui è a New York come un topo nel formaggio: insieme banchiere d’affari, procuratore presso la magistratura contabile e stratega politico – in quest’ultima veste è stato l’addetto alla comunicazione per il senatore John McCain nel 2008, quando il noto personaggio partecipò alla ridicola campagna di Sara Palin alla Casa Bianca; McCain sarebbe stato il vicepresidente.


    Ovviamente sarà Epshteyn, russofono, al fianco di The Donald in tutte le sue trattative con Vladimir Putin. Persino la JTA gli riconosce un difetto di carattere: “abrasivo” “iracondo”, pronto a passare alle vie di fatto: nel 2014 è stato imputato per aggressione durante una rissa da bar (un comportamento che lo fa sospettare come membro della mafia ‘russa’ in Usa).
    Stephen Miller – giudeo “praticante” per sua stessa definizione, è l’autore dei più importanti discorsi di The Donald, quelli che hanno scaldato l’elettorato. Prima, Miller ha lavorato per sette anni come portaborse del senatore Jeff Sessions (Repubblicano Alaska), per il quale ha preparato la campagna in cui Sessions s’è più distinto: l’eliminazione di un progetto di legge che facilitava l’immigrazione. Ben prima di Trump, è stato Sessions (dunque il suo sottopancia Miller) a promuovere la causa del Muro da costruire lungo il confine del Messico e proporre il divieto all’immigrazione di musulmani in Usa.
    Del resto la volontà di cui i media mainstream accusano Trump, ossia di voler schedare i musulmani alla frontiera, è esistito dal 2002: la legge National Security Entry-Exit Registration System, introdotta da Bush jr. ; vero che il sistema è stato abolito nel 2011, ma con la motivazione che era “ridondante”: esistono diversi altri sistemi che conservano i dati dei musulmani in USA e ne controllano tutti gli spostamenti.

    Steve MnuchinSteven Mnuchin – Uomo di Goldman Sachs, è stato il direttore della campagna di finanziamento per Trump Presidente, con la mira di raccogliere un miliardo di dollari per la causa. Membro di quella che il New York Times ha definito “una delle più influenti famiglie” di New York (lui e suo padre sono diventati ricchi a Goldman Sachs) il finanziere amico di Trump da 15 anni; si è dedicato anche al mondo dello spettacolo; possiede una ditta cinematografica che ha collaborato a film di successo come “Avatar”. Durante la campagna, Trump ha detto peste e corna di Goldman Sachs, fra il crescente entusiasmo del suo elettorato. Ora, si dice, medita di dare al suo amico Mnuchin (ossia a Goldman Sachs) il segretariato al Tesoro.

    Hanno affittato le Twin Towers a Silverstein

    Lewis Eisenberg – capo del settore “private equity” del fondo speculativo Granite Capital International Group, Eisenberg presiede alle finanze del Republican National Committee. E’ – dice JTA – “uno dei pochi dirigenti della Coalizione Ebraica Repubblicana che non ha preso le distanze dalla candidature di Trump”, anzi è stato un grosso donatore. Solo 9 dei 55 dirigenti della Republican Jewish Coalition si sono dichiarati pro-Trump. Eisenberg ha assicurato la JTA che Donald “è un forte avvocato per Israele” e le sue cause.
    EisenbergNotizia significativa: Eisenberg, nei giorni dell’11 Settembre, era presidente della Port Authority (l’ente portuale) di New York, la proprietaria del World Trade Center con le due torri abbattute dalla cosiddetta Al Qaeda.

    Michael Glassner – Trump l’ha scelto un anno fa ad essere il suo direttore politico nazionale, perché Glassner (che ha una sua ditta di consulenza) è molto desiderato “per la sua esperienza nel rapportarsi con l’elettorato ebraico”. Per questo è stato direttore della campagna di McCain nel 2008, e prima di George W. Bush nel 2000.
    GlassnerNel 2001 era il numero 2 della Port Authority di New York subito sotto Eisenberg, ed è stato lui, nell’aprile 2001, a affittare l’intero WTC con le due torri e altri cinque edifici, per 99 anni a 3,2 miliardi, a Larry Silverstein. Il noto immobiliarista J che, previdente, fece subito assicurare le due Torri contro due distinti disastri aerei. Sicché quando le Twin Towers collassarono, lui, che aveva pagato una sola rata dell’affitto di 99 anni, si fece risarcire dalle assicurazioni con 7 miliardi di dollari.
    Corriere della Sera - Torri, le assicurazioni pagheranno il doppio
    Oggi Glassner è anche esponente di spicco dell’AIPAC (American Israeli Public Affairs Commitee), la lobby pro-Israele più temuta dai politici, e quindi la più obbedita. “Il mio interesse nella causa di Israele è cresciuto esponenzialmente dopo l’11 Settembre”, ha dichiarato Glassner: “ho capito che l’Islam radicale rappresenta una vera minaccia per tutti noi americani, e specialmente per me in quanto ebreo”. Il che va lodato come un notevole esempio di chutzpah.
    Jared Kushner – il bel genero di Donald, marito di Ivanka, lo si posta in fondo ma andava messo in cima alla lista: si è fatto largo a gomitate per diventare (lui senza alcuna esperienza politica) il capo del transition team, sbattendo fuori persone più sperimentate che odiava. Secondo la JTA, che gongola, è vicinissimo al Likud, ed ha organizzato un viaggio del suocero in Israele l’anno scorso – viaggio che è stato cancellato dopo che Netanyahu ha attaccato Trump per le sue proclamate intenzioni di bandire l’immigrazione musulmana negli Usa. Trump si dice “innamorato” del suo “fantastico” genero. E il bel Jared si sta prodigando per riempire il team, e la futura amministrazione, di neocon del vecchio stampo. Per esempio Frank Gaffney: un personaggio che fu anche assistente segretario di Stato sotto Reagan. Ma fu cacciuato dopo sette mesi perché il suo estremismo filo-israeliano rasentava – anzi superava – l’insanità mentale: creava e diffondeva false informazioni, ha inventato diverse teorie del complotto – spesso riprese dai media – che sono palesemente false: per esempio, che l’attentato di Oklahoma City nel 1995 era opera di Saddam Hussein, che Obama è un musulmano, che il generale Petraeus è “soggetto alla Sharia”, che il logo della US Missile Defense Agency nasconde una mezzaluna islamica ed è “la prova della sottomissione ufficiale dell’America all’Islam”, che lo sceriffo della contea di Broward “ha legami diretti con Hamas”…; nel 2011, quando Obamam decretò la no-fly zone sulla Libia come atto preliminare per rovesciare Gheddafi, Gaffney accusò Obama di stare meditando una no-fly zone anche per una invasione americana di Israele. Forse stupirà sapere che, anziché dirigere un simile personaggio a cure psichiatriche, il candidato Ted Cruz, rivale per qualche settimana di Trump, ha annunciato che avrebbe fatto di Gaffney il suo consigliere per la sicurezza nazionale: “E’ un serio pensatore dedicato a lottare il jihadismo in tutto il mondo”, disse Ted Cruz alla CNN.
    Gaffney, caso clinicoTed Cruz defends foreign policy adviser Frank Gaffney - CNNPolitics.com
    Ora, grazie a Jared, Gaffney è nella squadra di Donald. E non è il solo: Jared Kushner è quello che ha trascinato dentro Jmes Woolsey, l’ex capo della Cia che fu probabilmente uno degli architetti dell’11 Settembre, e John Bolton .

    Il giornalista investigativo Wayne Madsen si allarma di questa torma di “insetti che infettano il gruppo Trump”. Giudica particolarmente pericoloso il ben noto Michael Ledeen, che si sta scavando un posto nella futura amministrazione al seguito del generale Flynn, a cui ha scritto di fatto il libro di memorie Field of Fight.
    “Leeden” ricorda l’amico ed ottimo Madsen, “è stato un danno alla sicurezza nazionale fin dai tempi dell’amministrazione Carter: era allora un giornalista, che piantò sul New York Magazine una storia inventata su presunte preoccupazioni nel controspionaggio Usa circa la presenza di una “talpa sovietica” nel governo Carter”, asserzione senza alcun fondamento. Anni dopo, Ledeen riapparve come consigliere Robert McFarlane, National Security advisor di Ronald Reagan, e in quella veste ‘consigliò’ un patto con l’Iran per un traffico d’armi – che portò alla vicenda nota come “Scandalo Iran-Contra” e quasi provocò la caduta di Reagan per impeachment. Ledeen raccomandò alla CIA un iraniano espatriato, di nome Manucher Ghorbanifar, come preziosa fonte di intelligence; presto risultò che Ghorbanifar trafficava informazioni false per denaro.
    Anche nell’amministrazione Bush jr. Ledeen riuscì a inserire Ghorbanifar come informatore, con il quale architettò la storia dell’Uranio del Niger: secondo cui Saddam Hussein aveva comprato minerale d’uranio (yellowcake) per fabbricarsi l’atomica. Fu una faccenda in cui fu coinvolto anche il SISMI, lo spionaggio italiota, e costò la carriera al direttore Nicolò Pollari – ma un’invenzione che venne giusto a puntino all’amministrazione Bush e a Dick Cheney per giustificare l’invasione dell’Irak. ‘
    Chi ha mentito sull'uranio del Niger - Panorama
    Poco dopo Ledeen, sempre col compare Ghorbanifar, propose alla Casa Bianca di pagare 25 milioni di dollari al gruppo terrorista iraniano anti-ayatollah Mujaheddin e-Kalk (MeK), il quale avrebbe piazzato armi chimiche e radiattive oltre il confine iraniano, in modo da incolpare Teheran di voler danneggiare le truppe americane in Irak, e quindi giustificare il tanto desiderato (da Israele) attacco Usa all’Iran. In quegli stessi giorni, da parte sua, James Woolsey, ex capo della Cia, vendeva alla Casa Bianca informazioni spionistiche su “laboratori mobili per la fabbricazione di armi biologiche” in possesso di Saddam Hussei; la fonte di tali informazioni era un iracheno fuggito all’estero, Rafid Alwan al-Janabi, noto alla Cia con lo pseudonimo di Curveball, a cui la Cia credette ( o volle credere: a quel tempo la Casa Bianca voleva pretesti per attaccare, l’Irak), e che resterà nella storia dell’agenzia come perenne vergogna.
    E non basta. Tra il 2001 e il 2005 – rievoca Madsen – Michael Ledeen, attivissimo a Roma, organizzava riunioni segrete nell’ambasciata Usa fra agenti del Mossad, il capo del Sismi, ministri di Berlusconi (Gianfranco Fini, Antonio Martino) e “dissidenti iraniani”, che altri non erano che Ghorbanifar ed alcuni suoi compari – tutto allo scopo di trovare un pretesto per attaccare Irak e Iran; il tutto sotto la direzione di un funzionario dell’ambasciata, “il colonnello Franklin”. L’indagine dell’FBI ha portato all’incriminazione del funzionario Larry Franklin per aver passato documenti segreti a due dirigenti dell’AIPAC, che li hanno passati al Mossad. Ledeen fu finalmente dichiarato “persona non grata” in Italia. Ha fatto danni a una quantità di gente, per il sommo bene di Israele e la guerra senza fine all’Islam.
    L’esempio serve a Madsen per concludere: “Se questi personaggi fanno il nido nell’amministrazione Trump, quel che ci guadagnerà sarà una presidenza di un termine (soli quattro anni) a causa di scandali politici provocati da accordi di retrobottega con interlocutori bugiardi e una quantità di informazioni d’informazioni falsificate”.
    Neocon ?Blasts from the Past? Threaten to Undermine Trump Presidency
    Ma che importa a Ledeen, se la causa è adempiuta? L’ha scritta lui stesso così, in un fondo sul Wall Street Journal del 4 settembre 2002, a proposito della “espansione della democrazia” nei paesi che l’America si preparava ad attaccare: “La stabilità è una missione insegna dell’America, e per giunta un concetto sbagliato. Noi non vogliamo ‘stabilità’ in Iran, Irak, Siria, Libano, o anche in Arabia Saudita; noi vogliamo che cambino le cose. La vera questione non è se, ma come destabilizzare”. Il piano Kivunim spiegato in tre righe.

    Nuovi e vecchi "loro" attorno a Trump. Tanto vale imparare a conoscerli. - Blondet & Friends
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  8. #778
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

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    Nuovi e vecchi “loro” attorno a Trump. Tanto vale imparare a conoscerli.

    Maurizio Blondet 19 novembre 2016 5
    “Incontriamo gli ebrei nella cerchia interna di Trump”: è un titolo esultante della Jewish Telegraphic Agency (JTA), storico strumento mediatico del sionismo. Che dice ai suoi lettori: non preoccupatevi se Trump ha nominato come suo stratega Steve Bannon, antisemita [l’etichetta non se la toglierà mai più, ndr.] ed un ammiratore del razzista bianco David Duke. Guardate invece ai suoi più intimi collaboratori di una intera vita.
    Vale la pena di percorrerne i profili e impararne i nomi; conteranno molto nei prossimi anni.
    Jason Greenblatt – è da 19 anni il suo avvocato per gli affari immobiliari. Ebreo ortodosso, laureato nella Yeshiva University [l’università talmudica di NewYork], Greenblatt ha ‘studiato’ in una yeshiva nei Territori Occupati negli ani ’80; uno “studio” che comprendeva anche turni di guardia armata. “Trump ha assicurato che lo vuole come suo consigliere su Israele”.

    Un consigliere oggettivo e sobrio. Greenblatt “non ha alcuna esperienza politica”, riconosce la JTA, ma “parla spesso con persone del governo isreliano, mentre non ha mai parlato con un palestinese dagli anni dei suoi studi nella yeshiva. Come sua fonte principale di informazione sullo stato ebraico, egli cita l’American Israeli Public Affair Committee” – ossia l’AIPAC, la più potente lobby di Washington, quella che storce le politiche americane in senso pro-israeliano, anche (se occorre) intimidendo gli eletti dal popolo. Sono molti i politici che hanno visto la loro carriera stroncata dall’AIPAC; al suo ordine, il politico preso di mira perde i finanziamenti, vede emergere nel suo collegio elettorale un concorrente con molti donatori, o vede persino il suo collegio elettorale essere ridisegnato in modo da escluderlo dal suo elettorato tradizionale.
    Così Greenblatt, intervistato una settimana fa dalla Radio dell’Armata Israeliana, ha potuto assicurare: Trump “non imporrà alcuna soluzione allo stato dì Israele. Non vede gli insediamenti ebraici illegali come un ostacolo alla pace”.
    David Friedman. Avvocato esperto in fallimenti, è da sempre il difensore di Trump. E’ figlio di un rabbino con legami di famiglia con il partito repubblicano, specie coi candidati presidenziali di detto partito: per esempio la famiglia Friedman “ospitò Ronald Reagan per il pranzo di Shabbat nel 1984”, lo stesso anno in cui (quando si dice il caso) Reagan vinse le elezioni. Friedman, oltre la magione dove abita a New York (nel quartiere di lusso di Woodmere), possiede una casa a Gerusalemme, quartiere Talbieh: altro sintomo del suo fanatismo talmudico. Solo gli ebrei che sono seppelliti in Israele risorgeranno l’ultimo giorno per dominare il mondo nel Regno. Spiega la JTA: Friedman è il promotore di una progetto di legge del partito repubblicano che ha omesso ogni riferimento alla soluzione a due stati per Israele.
    Boris Epshteyn – Nato nell’83 in quella che era allora l’Unione Sovietica, costui è a New York come un topo nel formaggio: insieme banchiere d’affari, procuratore presso la magistratura contabile e stratega politico – in quest’ultima veste è stato l’addetto alla comunicazione per il senatore John McCain nel 2008, quando il noto personaggio partecipò alla ridicola campagna di Sara Palin alla Casa Bianca; McCain sarebbe stato il vicepresidente.


    Ovviamente sarà Epshteyn, russofono, al fianco di The Donald in tutte le sue trattative con Vladimir Putin. Persino la JTA gli riconosce un difetto di carattere: “abrasivo” “iracondo”, pronto a passare alle vie di fatto: nel 2014 è stato imputato per aggressione durante una rissa da bar (un comportamento che lo fa sospettare come membro della mafia ‘russa’ in Usa).
    Stephen Miller – giudeo “praticante” per sua stessa definizione, è l’autore dei più importanti discorsi di The Donald, quelli che hanno scaldato l’elettorato. Prima, Miller ha lavorato per sette anni come portaborse del senatore Jeff Sessions (Repubblicano Alaska), per il quale ha preparato la campagna in cui Sessions s’è più distinto: l’eliminazione di un progetto di legge che facilitava l’immigrazione. Ben prima di Trump, è stato Sessions (dunque il suo sottopancia Miller) a promuovere la causa del Muro da costruire lungo il confine del Messico e proporre il divieto all’immigrazione di musulmani in Usa.
    Del resto la volontà di cui i media mainstream accusano Trump, ossia di voler schedare i musulmani alla frontiera, è esistito dal 2002: la legge National Security Entry-Exit Registration System, introdotta da Bush jr. ; vero che il sistema è stato abolito nel 2011, ma con la motivazione che era “ridondante”: esistono diversi altri sistemi che conservano i dati dei musulmani in USA e ne controllano tutti gli spostamenti.

    Steve MnuchinSteven Mnuchin – Uomo di Goldman Sachs, è stato il direttore della campagna di finanziamento per Trump Presidente, con la mira di raccogliere un miliardo di dollari per la causa. Membro di quella che il New York Times ha definito “una delle più influenti famiglie” di New York (lui e suo padre sono diventati ricchi a Goldman Sachs) il finanziere amico di Trump da 15 anni; si è dedicato anche al mondo dello spettacolo; possiede una ditta cinematografica che ha collaborato a film di successo come “Avatar”. Durante la campagna, Trump ha detto peste e corna di Goldman Sachs, fra il crescente entusiasmo del suo elettorato. Ora, si dice, medita di dare al suo amico Mnuchin (ossia a Goldman Sachs) il segretariato al Tesoro.

    Hanno affittato le Twin Towers a Silverstein

    Lewis Eisenberg – capo del settore “private equity” del fondo speculativo Granite Capital International Group, Eisenberg presiede alle finanze del Republican National Committee. E’ – dice JTA – “uno dei pochi dirigenti della Coalizione Ebraica Repubblicana che non ha preso le distanze dalla candidature di Trump”, anzi è stato un grosso donatore. Solo 9 dei 55 dirigenti della Republican Jewish Coalition si sono dichiarati pro-Trump. Eisenberg ha assicurato la JTA che Donald “è un forte avvocato per Israele” e le sue cause.
    EisenbergNotizia significativa: Eisenberg, nei giorni dell’11 Settembre, era presidente della Port Authority (l’ente portuale) di New York, la proprietaria del World Trade Center con le due torri abbattute dalla cosiddetta Al Qaeda.

    Michael Glassner – Trump l’ha scelto un anno fa ad essere il suo direttore politico nazionale, perché Glassner (che ha una sua ditta di consulenza) è molto desiderato “per la sua esperienza nel rapportarsi con l’elettorato ebraico”. Per questo è stato direttore della campagna di McCain nel 2008, e prima di George W. Bush nel 2000.
    GlassnerNel 2001 era il numero 2 della Port Authority di New York subito sotto Eisenberg, ed è stato lui, nell’aprile 2001, a affittare l’intero WTC con le due torri e altri cinque edifici, per 99 anni a 3,2 miliardi, a Larry Silverstein. Il noto immobiliarista J che, previdente, fece subito assicurare le due Torri contro due distinti disastri aerei. Sicché quando le Twin Towers collassarono, lui, che aveva pagato una sola rata dell’affitto di 99 anni, si fece risarcire dalle assicurazioni con 7 miliardi di dollari.
    Corriere della Sera - Torri, le assicurazioni pagheranno il doppio
    Oggi Glassner è anche esponente di spicco dell’AIPAC (American Israeli Public Affairs Commitee), la lobby pro-Israele più temuta dai politici, e quindi la più obbedita. “Il mio interesse nella causa di Israele è cresciuto esponenzialmente dopo l’11 Settembre”, ha dichiarato Glassner: “ho capito che l’Islam radicale rappresenta una vera minaccia per tutti noi americani, e specialmente per me in quanto ebreo”. Il che va lodato come un notevole esempio di chutzpah.
    Jared Kushner – il bel genero di Donald, marito di Ivanka, lo si posta in fondo ma andava messo in cima alla lista: si è fatto largo a gomitate per diventare (lui senza alcuna esperienza politica) il capo del transition team, sbattendo fuori persone più sperimentate che odiava. Secondo la JTA, che gongola, è vicinissimo al Likud, ed ha organizzato un viaggio del suocero in Israele l’anno scorso – viaggio che è stato cancellato dopo che Netanyahu ha attaccato Trump per le sue proclamate intenzioni di bandire l’immigrazione musulmana negli Usa. Trump si dice “innamorato” del suo “fantastico” genero. E il bel Jared si sta prodigando per riempire il team, e la futura amministrazione, di neocon del vecchio stampo. Per esempio Frank Gaffney: un personaggio che fu anche assistente segretario di Stato sotto Reagan. Ma fu cacciuato dopo sette mesi perché il suo estremismo filo-israeliano rasentava – anzi superava – l’insanità mentale: creava e diffondeva false informazioni, ha inventato diverse teorie del complotto – spesso riprese dai media – che sono palesemente false: per esempio, che l’attentato di Oklahoma City nel 1995 era opera di Saddam Hussein, che Obama è un musulmano, che il generale Petraeus è “soggetto alla Sharia”, che il logo della US Missile Defense Agency nasconde una mezzaluna islamica ed è “la prova della sottomissione ufficiale dell’America all’Islam”, che lo sceriffo della contea di Broward “ha legami diretti con Hamas”…; nel 2011, quando Obamam decretò la no-fly zone sulla Libia come atto preliminare per rovesciare Gheddafi, Gaffney accusò Obama di stare meditando una no-fly zone anche per una invasione americana di Israele. Forse stupirà sapere che, anziché dirigere un simile personaggio a cure psichiatriche, il candidato Ted Cruz, rivale per qualche settimana di Trump, ha annunciato che avrebbe fatto di Gaffney il suo consigliere per la sicurezza nazionale: “E’ un serio pensatore dedicato a lottare il jihadismo in tutto il mondo”, disse Ted Cruz alla CNN.
    Gaffney, caso clinicoTed Cruz defends foreign policy adviser Frank Gaffney - CNNPolitics.com
    Ora, grazie a Jared, Gaffney è nella squadra di Donald. E non è il solo: Jared Kushner è quello che ha trascinato dentro Jmes Woolsey, l’ex capo della Cia che fu probabilmente uno degli architetti dell’11 Settembre, e John Bolton .

    Il giornalista investigativo Wayne Madsen si allarma di questa torma di “insetti che infettano il gruppo Trump”. Giudica particolarmente pericoloso il ben noto Michael Ledeen, che si sta scavando un posto nella futura amministrazione al seguito del generale Flynn, a cui ha scritto di fatto il libro di memorie Field of Fight.
    “Leeden” ricorda l’amico ed ottimo Madsen, “è stato un danno alla sicurezza nazionale fin dai tempi dell’amministrazione Carter: era allora un giornalista, che piantò sul New York Magazine una storia inventata su presunte preoccupazioni nel controspionaggio Usa circa la presenza di una “talpa sovietica” nel governo Carter”, asserzione senza alcun fondamento. Anni dopo, Ledeen riapparve come consigliere Robert McFarlane, National Security advisor di Ronald Reagan, e in quella veste ‘consigliò’ un patto con l’Iran per un traffico d’armi – che portò alla vicenda nota come “Scandalo Iran-Contra” e quasi provocò la caduta di Reagan per impeachment. Ledeen raccomandò alla CIA un iraniano espatriato, di nome Manucher Ghorbanifar, come preziosa fonte di intelligence; presto risultò che Ghorbanifar trafficava informazioni false per denaro.
    Anche nell’amministrazione Bush jr. Ledeen riuscì a inserire Ghorbanifar come informatore, con il quale architettò la storia dell’Uranio del Niger: secondo cui Saddam Hussein aveva comprato minerale d’uranio (yellowcake) per fabbricarsi l’atomica. Fu una faccenda in cui fu coinvolto anche il SISMI, lo spionaggio italiota, e costò la carriera al direttore Nicolò Pollari – ma un’invenzione che venne giusto a puntino all’amministrazione Bush e a Dick Cheney per giustificare l’invasione dell’Irak. ‘
    Chi ha mentito sull'uranio del Niger - Panorama
    Poco dopo Ledeen, sempre col compare Ghorbanifar, propose alla Casa Bianca di pagare 25 milioni di dollari al gruppo terrorista iraniano anti-ayatollah Mujaheddin e-Kalk (MeK), il quale avrebbe piazzato armi chimiche e radiattive oltre il confine iraniano, in modo da incolpare Teheran di voler danneggiare le truppe americane in Irak, e quindi giustificare il tanto desiderato (da Israele) attacco Usa all’Iran. In quegli stessi giorni, da parte sua, James Woolsey, ex capo della Cia, vendeva alla Casa Bianca informazioni spionistiche su “laboratori mobili per la fabbricazione di armi biologiche” in possesso di Saddam Hussei; la fonte di tali informazioni era un iracheno fuggito all’estero, Rafid Alwan al-Janabi, noto alla Cia con lo pseudonimo di Curveball, a cui la Cia credette ( o volle credere: a quel tempo la Casa Bianca voleva pretesti per attaccare, l’Irak), e che resterà nella storia dell’agenzia come perenne vergogna.
    E non basta. Tra il 2001 e il 2005 – rievoca Madsen – Michael Ledeen, attivissimo a Roma, organizzava riunioni segrete nell’ambasciata Usa fra agenti del Mossad, il capo del Sismi, ministri di Berlusconi (Gianfranco Fini, Antonio Martino) e “dissidenti iraniani”, che altri non erano che Ghorbanifar ed alcuni suoi compari – tutto allo scopo di trovare un pretesto per attaccare Irak e Iran; il tutto sotto la direzione di un funzionario dell’ambasciata, “il colonnello Franklin”. L’indagine dell’FBI ha portato all’incriminazione del funzionario Larry Franklin per aver passato documenti segreti a due dirigenti dell’AIPAC, che li hanno passati al Mossad. Ledeen fu finalmente dichiarato “persona non grata” in Italia. Ha fatto danni a una quantità di gente, per il sommo bene di Israele e la guerra senza fine all’Islam.
    L’esempio serve a Madsen per concludere: “Se questi personaggi fanno il nido nell’amministrazione Trump, quel che ci guadagnerà sarà una presidenza di un termine (soli quattro anni) a causa di scandali politici provocati da accordi di retrobottega con interlocutori bugiardi e una quantità di informazioni d’informazioni falsificate”.
    Neocon ?Blasts from the Past? Threaten to Undermine Trump Presidency
    Ma che importa a Ledeen, se la causa è adempiuta? L’ha scritta lui stesso così, in un fondo sul Wall Street Journal del 4 settembre 2002, a proposito della “espansione della democrazia” nei paesi che l’America si preparava ad attaccare: “La stabilità è una missione insegna dell’America, e per giunta un concetto sbagliato. Noi non vogliamo ‘stabilità’ in Iran, Irak, Siria, Libano, o anche in Arabia Saudita; noi vogliamo che cambino le cose. La vera questione non è se, ma come destabilizzare”. Il piano Kivunim spiegato in tre righe.

    Nuovi e vecchi "loro" attorno a Trump. Tanto vale imparare a conoscerli. - Blondet & Friends
    La cosa che non capisco di Blondet è che non scriva mai un pezzo sui passati papi , quelli prima di bergoglio .Magari sono io che non mi ricordo , ma penso che bisognerebbe riflettere sull'ipotesi che lo strapotere ebraico goda da secoli dell'appoggio del vaticano .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Gliela daranno, gliela daranno...

    Nuovi e vecchi “loro” attorno a Trump. Tanto vale imparare a conoscerli.

    Maurizio Blondet 19 novembre 2016 5
    “Incontriamo gli ebrei nella cerchia interna di Trump”: è un titolo esultante della Jewish Telegraphic Agency (JTA), storico strumento mediatico del sionismo. Che dice ai suoi lettori: non preoccupatevi se Trump ha nominato come suo stratega Steve Bannon, antisemita [l’etichetta non se la toglierà mai più, ndr.] ed un ammiratore del razzista bianco David Duke. Guardate invece ai suoi più intimi collaboratori di una intera vita.
    Vale la pena di percorrerne i profili e impararne i nomi; conteranno molto nei prossimi anni.
    Jason Greenblatt – è da 19 anni il suo avvocato per gli affari immobiliari. Ebreo ortodosso, laureato nella Yeshiva University [l’università talmudica di NewYork], Greenblatt ha ‘studiato’ in una yeshiva nei Territori Occupati negli ani ’80; uno “studio” che comprendeva anche turni di guardia armata. “Trump ha assicurato che lo vuole come suo consigliere su Israele”.

    Un consigliere oggettivo e sobrio. Greenblatt “non ha alcuna esperienza politica”, riconosce la JTA, ma “parla spesso con persone del governo isreliano, mentre non ha mai parlato con un palestinese dagli anni dei suoi studi nella yeshiva. Come sua fonte principale di informazione sullo stato ebraico, egli cita l’American Israeli Public Affair Committee” – ossia l’AIPAC, la più potente lobby di Washington, quella che storce le politiche americane in senso pro-israeliano, anche (se occorre) intimidendo gli eletti dal popolo. Sono molti i politici che hanno visto la loro carriera stroncata dall’AIPAC; al suo ordine, il politico preso di mira perde i finanziamenti, vede emergere nel suo collegio elettorale un concorrente con molti donatori, o vede persino il suo collegio elettorale essere ridisegnato in modo da escluderlo dal suo elettorato tradizionale.
    Così Greenblatt, intervistato una settimana fa dalla Radio dell’Armata Israeliana, ha potuto assicurare: Trump “non imporrà alcuna soluzione allo stato dì Israele. Non vede gli insediamenti ebraici illegali come un ostacolo alla pace”.
    David Friedman. Avvocato esperto in fallimenti, è da sempre il difensore di Trump. E’ figlio di un rabbino con legami di famiglia con il partito repubblicano, specie coi candidati presidenziali di detto partito: per esempio la famiglia Friedman “ospitò Ronald Reagan per il pranzo di Shabbat nel 1984”, lo stesso anno in cui (quando si dice il caso) Reagan vinse le elezioni. Friedman, oltre la magione dove abita a New York (nel quartiere di lusso di Woodmere), possiede una casa a Gerusalemme, quartiere Talbieh: altro sintomo del suo fanatismo talmudico. Solo gli ebrei che sono seppelliti in Israele risorgeranno l’ultimo giorno per dominare il mondo nel Regno. Spiega la JTA: Friedman è il promotore di una progetto di legge del partito repubblicano che ha omesso ogni riferimento alla soluzione a due stati per Israele.
    Boris Epshteyn – Nato nell’83 in quella che era allora l’Unione Sovietica, costui è a New York come un topo nel formaggio: insieme banchiere d’affari, procuratore presso la magistratura contabile e stratega politico – in quest’ultima veste è stato l’addetto alla comunicazione per il senatore John McCain nel 2008, quando il noto personaggio partecipò alla ridicola campagna di Sara Palin alla Casa Bianca; McCain sarebbe stato il vicepresidente.


    Ovviamente sarà Epshteyn, russofono, al fianco di The Donald in tutte le sue trattative con Vladimir Putin. Persino la JTA gli riconosce un difetto di carattere: “abrasivo” “iracondo”, pronto a passare alle vie di fatto: nel 2014 è stato imputato per aggressione durante una rissa da bar (un comportamento che lo fa sospettare come membro della mafia ‘russa’ in Usa).
    Stephen Miller – giudeo “praticante” per sua stessa definizione, è l’autore dei più importanti discorsi di The Donald, quelli che hanno scaldato l’elettorato. Prima, Miller ha lavorato per sette anni come portaborse del senatore Jeff Sessions (Repubblicano Alaska), per il quale ha preparato la campagna in cui Sessions s’è più distinto: l’eliminazione di un progetto di legge che facilitava l’immigrazione. Ben prima di Trump, è stato Sessions (dunque il suo sottopancia Miller) a promuovere la causa del Muro da costruire lungo il confine del Messico e proporre il divieto all’immigrazione di musulmani in Usa.
    Del resto la volontà di cui i media mainstream accusano Trump, ossia di voler schedare i musulmani alla frontiera, è esistito dal 2002: la legge National Security Entry-Exit Registration System, introdotta da Bush jr. ; vero che il sistema è stato abolito nel 2011, ma con la motivazione che era “ridondante”: esistono diversi altri sistemi che conservano i dati dei musulmani in USA e ne controllano tutti gli spostamenti.

    Steve MnuchinSteven Mnuchin – Uomo di Goldman Sachs, è stato il direttore della campagna di finanziamento per Trump Presidente, con la mira di raccogliere un miliardo di dollari per la causa. Membro di quella che il New York Times ha definito “una delle più influenti famiglie” di New York (lui e suo padre sono diventati ricchi a Goldman Sachs) il finanziere amico di Trump da 15 anni; si è dedicato anche al mondo dello spettacolo; possiede una ditta cinematografica che ha collaborato a film di successo come “Avatar”. Durante la campagna, Trump ha detto peste e corna di Goldman Sachs, fra il crescente entusiasmo del suo elettorato. Ora, si dice, medita di dare al suo amico Mnuchin (ossia a Goldman Sachs) il segretariato al Tesoro.

    Hanno affittato le Twin Towers a Silverstein

    Lewis Eisenberg – capo del settore “private equity” del fondo speculativo Granite Capital International Group, Eisenberg presiede alle finanze del Republican National Committee. E’ – dice JTA – “uno dei pochi dirigenti della Coalizione Ebraica Repubblicana che non ha preso le distanze dalla candidature di Trump”, anzi è stato un grosso donatore. Solo 9 dei 55 dirigenti della Republican Jewish Coalition si sono dichiarati pro-Trump. Eisenberg ha assicurato la JTA che Donald “è un forte avvocato per Israele” e le sue cause.
    EisenbergNotizia significativa: Eisenberg, nei giorni dell’11 Settembre, era presidente della Port Authority (l’ente portuale) di New York, la proprietaria del World Trade Center con le due torri abbattute dalla cosiddetta Al Qaeda.

    Michael Glassner – Trump l’ha scelto un anno fa ad essere il suo direttore politico nazionale, perché Glassner (che ha una sua ditta di consulenza) è molto desiderato “per la sua esperienza nel rapportarsi con l’elettorato ebraico”. Per questo è stato direttore della campagna di McCain nel 2008, e prima di George W. Bush nel 2000.
    GlassnerNel 2001 era il numero 2 della Port Authority di New York subito sotto Eisenberg, ed è stato lui, nell’aprile 2001, a affittare l’intero WTC con le due torri e altri cinque edifici, per 99 anni a 3,2 miliardi, a Larry Silverstein. Il noto immobiliarista J che, previdente, fece subito assicurare le due Torri contro due distinti disastri aerei. Sicché quando le Twin Towers collassarono, lui, che aveva pagato una sola rata dell’affitto di 99 anni, si fece risarcire dalle assicurazioni con 7 miliardi di dollari.
    Corriere della Sera - Torri, le assicurazioni pagheranno il doppio
    Oggi Glassner è anche esponente di spicco dell’AIPAC (American Israeli Public Affairs Commitee), la lobby pro-Israele più temuta dai politici, e quindi la più obbedita. “Il mio interesse nella causa di Israele è cresciuto esponenzialmente dopo l’11 Settembre”, ha dichiarato Glassner: “ho capito che l’Islam radicale rappresenta una vera minaccia per tutti noi americani, e specialmente per me in quanto ebreo”. Il che va lodato come un notevole esempio di chutzpah.
    Jared Kushner – il bel genero di Donald, marito di Ivanka, lo si posta in fondo ma andava messo in cima alla lista: si è fatto largo a gomitate per diventare (lui senza alcuna esperienza politica) il capo del transition team, sbattendo fuori persone più sperimentate che odiava. Secondo la JTA, che gongola, è vicinissimo al Likud, ed ha organizzato un viaggio del suocero in Israele l’anno scorso – viaggio che è stato cancellato dopo che Netanyahu ha attaccato Trump per le sue proclamate intenzioni di bandire l’immigrazione musulmana negli Usa. Trump si dice “innamorato” del suo “fantastico” genero. E il bel Jared si sta prodigando per riempire il team, e la futura amministrazione, di neocon del vecchio stampo. Per esempio Frank Gaffney: un personaggio che fu anche assistente segretario di Stato sotto Reagan. Ma fu cacciuato dopo sette mesi perché il suo estremismo filo-israeliano rasentava – anzi superava – l’insanità mentale: creava e diffondeva false informazioni, ha inventato diverse teorie del complotto – spesso riprese dai media – che sono palesemente false: per esempio, che l’attentato di Oklahoma City nel 1995 era opera di Saddam Hussein, che Obama è un musulmano, che il generale Petraeus è “soggetto alla Sharia”, che il logo della US Missile Defense Agency nasconde una mezzaluna islamica ed è “la prova della sottomissione ufficiale dell’America all’Islam”, che lo sceriffo della contea di Broward “ha legami diretti con Hamas”…; nel 2011, quando Obamam decretò la no-fly zone sulla Libia come atto preliminare per rovesciare Gheddafi, Gaffney accusò Obama di stare meditando una no-fly zone anche per una invasione americana di Israele. Forse stupirà sapere che, anziché dirigere un simile personaggio a cure psichiatriche, il candidato Ted Cruz, rivale per qualche settimana di Trump, ha annunciato che avrebbe fatto di Gaffney il suo consigliere per la sicurezza nazionale: “E’ un serio pensatore dedicato a lottare il jihadismo in tutto il mondo”, disse Ted Cruz alla CNN.
    Gaffney, caso clinicoTed Cruz defends foreign policy adviser Frank Gaffney - CNNPolitics.com
    Ora, grazie a Jared, Gaffney è nella squadra di Donald. E non è il solo: Jared Kushner è quello che ha trascinato dentro Jmes Woolsey, l’ex capo della Cia che fu probabilmente uno degli architetti dell’11 Settembre, e John Bolton .

    Il giornalista investigativo Wayne Madsen si allarma di questa torma di “insetti che infettano il gruppo Trump”. Giudica particolarmente pericoloso il ben noto Michael Ledeen, che si sta scavando un posto nella futura amministrazione al seguito del generale Flynn, a cui ha scritto di fatto il libro di memorie Field of Fight.
    “Leeden” ricorda l’amico ed ottimo Madsen, “è stato un danno alla sicurezza nazionale fin dai tempi dell’amministrazione Carter: era allora un giornalista, che piantò sul New York Magazine una storia inventata su presunte preoccupazioni nel controspionaggio Usa circa la presenza di una “talpa sovietica” nel governo Carter”, asserzione senza alcun fondamento. Anni dopo, Ledeen riapparve come consigliere Robert McFarlane, National Security advisor di Ronald Reagan, e in quella veste ‘consigliò’ un patto con l’Iran per un traffico d’armi – che portò alla vicenda nota come “Scandalo Iran-Contra” e quasi provocò la caduta di Reagan per impeachment. Ledeen raccomandò alla CIA un iraniano espatriato, di nome Manucher Ghorbanifar, come preziosa fonte di intelligence; presto risultò che Ghorbanifar trafficava informazioni false per denaro.
    Anche nell’amministrazione Bush jr. Ledeen riuscì a inserire Ghorbanifar come informatore, con il quale architettò la storia dell’Uranio del Niger: secondo cui Saddam Hussein aveva comprato minerale d’uranio (yellowcake) per fabbricarsi l’atomica. Fu una faccenda in cui fu coinvolto anche il SISMI, lo spionaggio italiota, e costò la carriera al direttore Nicolò Pollari – ma un’invenzione che venne giusto a puntino all’amministrazione Bush e a Dick Cheney per giustificare l’invasione dell’Irak. ‘
    Chi ha mentito sull'uranio del Niger - Panorama
    Poco dopo Ledeen, sempre col compare Ghorbanifar, propose alla Casa Bianca di pagare 25 milioni di dollari al gruppo terrorista iraniano anti-ayatollah Mujaheddin e-Kalk (MeK), il quale avrebbe piazzato armi chimiche e radiattive oltre il confine iraniano, in modo da incolpare Teheran di voler danneggiare le truppe americane in Irak, e quindi giustificare il tanto desiderato (da Israele) attacco Usa all’Iran. In quegli stessi giorni, da parte sua, James Woolsey, ex capo della Cia, vendeva alla Casa Bianca informazioni spionistiche su “laboratori mobili per la fabbricazione di armi biologiche” in possesso di Saddam Hussei; la fonte di tali informazioni era un iracheno fuggito all’estero, Rafid Alwan al-Janabi, noto alla Cia con lo pseudonimo di Curveball, a cui la Cia credette ( o volle credere: a quel tempo la Casa Bianca voleva pretesti per attaccare, l’Irak), e che resterà nella storia dell’agenzia come perenne vergogna.
    E non basta. Tra il 2001 e il 2005 – rievoca Madsen – Michael Ledeen, attivissimo a Roma, organizzava riunioni segrete nell’ambasciata Usa fra agenti del Mossad, il capo del Sismi, ministri di Berlusconi (Gianfranco Fini, Antonio Martino) e “dissidenti iraniani”, che altri non erano che Ghorbanifar ed alcuni suoi compari – tutto allo scopo di trovare un pretesto per attaccare Irak e Iran; il tutto sotto la direzione di un funzionario dell’ambasciata, “il colonnello Franklin”. L’indagine dell’FBI ha portato all’incriminazione del funzionario Larry Franklin per aver passato documenti segreti a due dirigenti dell’AIPAC, che li hanno passati al Mossad. Ledeen fu finalmente dichiarato “persona non grata” in Italia. Ha fatto danni a una quantità di gente, per il sommo bene di Israele e la guerra senza fine all’Islam.
    L’esempio serve a Madsen per concludere: “Se questi personaggi fanno il nido nell’amministrazione Trump, quel che ci guadagnerà sarà una presidenza di un termine (soli quattro anni) a causa di scandali politici provocati da accordi di retrobottega con interlocutori bugiardi e una quantità di informazioni d’informazioni falsificate”.
    Neocon ?Blasts from the Past? Threaten to Undermine Trump Presidency
    Ma che importa a Ledeen, se la causa è adempiuta? L’ha scritta lui stesso così, in un fondo sul Wall Street Journal del 4 settembre 2002, a proposito della “espansione della democrazia” nei paesi che l’America si preparava ad attaccare: “La stabilità è una missione insegna dell’America, e per giunta un concetto sbagliato. Noi non vogliamo ‘stabilità’ in Iran, Irak, Siria, Libano, o anche in Arabia Saudita; noi vogliamo che cambino le cose. La vera questione non è se, ma come destabilizzare”. Il piano Kivunim spiegato in tre righe.

    Nuovi e vecchi "loro" attorno a Trump. Tanto vale imparare a conoscerli. - Blondet & Friends
    La cosa che non capisco di Blondet è che non scriva mai un pezzo sui passati papi , quelli prima di bergoglio .Magari sono io che non mi ricordo , ma penso che bisognerebbe riflettere sull'ipotesi che lo strapotere ebraico goda da secoli dell'appoggio del vaticano .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #780
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Beh!
    E' da Blondet che abbiamo saputo delle origini ebraiche del Santo subito polacco.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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