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Discussione: Accade in Amerika.

  1. #1561
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Biden e Harris hanno giurato
    Vaccino e razzismo prime sfide

    Adesso so con certezza che la lotta a questo vaccino è giusta.
    E apertura alla pedofilia di cui Bidet è il gran maestro...

    https://www.ilmessaggero.it/primopia...na-524409.html

    https://www.ilgiornale.it/news/mondo...n-1899058.html

  2. #1562
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Coronavirus: Biden userà i poteri di guerra per accelerare le vaccinazioni

    https://www.msn.com/it-it/notizie/mo...?ocid=msedgdhp

  3. #1563
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Vedo che non hai colto il senso.

  4. #1564
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Vedo che non hai colto il senso.
    Ho capito che opporsi a questo vaccino significa opporsi nel nostro piccolo anche ai piani del gran reset.

  5. #1565
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Democrazia, sacco vuoto
    di Massimo Fini - 21/01/2021

    Democrazia, sacco vuoto

    Fonte: Massimo Fini

    In un articolo sul Fatto del 12/1 mi auguravo che l’“affaraccio” Trump e le sue stravaganti, chiamiamole così, dichiarazioni su Twitter stimolassero un dibattito serio sulla Democrazia. In realtà poiché alcuni grandi social media hanno chiuso la porta in faccia a Trump bloccando i suoi account, cioè in realtà impedendogli di parlare, il dibattito si è accentrato sulla libertà di espressione, se questa non conosca limiti e soprattutto se sia uno degli elementi fondanti della democrazia liberale. Anche nella democrazia liberale il diritto di parola, scritta o parlata, incontra dei limiti nei diritti altrui. Esistono i reati di diffamazione e ingiuria e, in Italia, che pur è considerata una democrazia sia pure imperfetta, reati chiaramente liberticidi ereditati dal Codice Rocco come il vilipendio alla bandiera, al Capo dello Stato, alle Forze Armate. Che i reati di diffamazione, che colpiscono soprattutto noi giornalisti, debbano essere sanzionati penalmente, in qualsiasi Paese, democratico o non democratico, è fuori discussione. Anche l’onorabilità delle persone eventualmente offese è un valore tutelato giustamente dalla legge. Intollerabili sono invece i reati che abbiamo ereditato dal Codice Rocco (quelli che ho citato, vilipendio alla bandiera, al Capo dello Stato, alle Forze Armate) perché sono classici reati di opinione che in una democrazia non dovrebbero esistere. Più inquietanti ancora sono i reati introdotti nell’Italia repubblicana con la legge Mancino del 1993 che punisce i cosiddetti “crimini d’odio” cioè, semplificando, l’odio razziale, etnico, religioso, perché di per sé istigherebbero alla violenza. È di fatto il reato che oggi si addebita a Donald Trump. Ho già scritto che l’odio, come la gelosia, l’invidia, l’ira, è un sentimento e come tale non può essere compresso da una legge penale. Io ho il diritto di odiare chi mi pare, pure, anche se questo non è molto intelligente, intere etnie o comunità. Nemmeno i regimi più autoritari hanno osato mettere le manette ai sentimenti, le hanno messe alle idee, alle opinioni e soprattutto alle azioni. In una democrazia liberale tutte le idee, anche quelle che ci paiono più aberranti, dovrebbero avere il diritto di cittadinanza, con un unico e fondamentale discrimine: buone o cattive che siano, non possono essere fatte valere con la violenza. Io ho il diritto di odiare un malgascio, ma se gli torco anche solo un capello devo andare dritto e di filato in gattabuia.

    La questione autentica, che in questi giorni i media, concentrati, in seguito alle ‘stravaganze’ di Trump, sulla libertà di espressione, hanno bypassato sta nella domanda: che cos’è in realtà la democrazia liberale? E qui nascono i problemi. Norberto Bobbio, che ha dedicato la sua lunga e laboriosa vita allo studio della democrazia, in un primo momento aveva individuato nove elementi costitutivi della democrazia liberale, poi, constatando che molti di questi elementi erano presenti anche in altri sistemi, era sceso a sei, poi a tre e infine ha partorito questa definizione: “Per regime democratico s’intende primariamente un insieme di regole e di procedure per la formazione di decisioni collettive, in cui è prevista e facilitata la partecipazione più ampia possibile degli interessati”. Una definizione così evanescente da non significare in realtà nulla. Il grande giurista austriaco Hans Kelsen (ma anche Schumpeter) è andato più a fondo affermando in sostanza che la Democrazia è innanzitutto e soprattutto un metodo, è costituita da una serie di procedure formali, avalutative, cioè prive di contenuto e di valori (dal momento che quelli che vengono sbandierati come propri del sistema, la libertà o l’uguaglianza o la rappresentanza, sono, secondo Kelsen, delle mere fictio iuris, delle finzioni giuridiche), per determinare la scelta dei governanti sulla base del meccanismo del prevalere della volontà della maggioranza. La Democrazia non è quindi un valore in sé, il suo valore si definisce dai contenuti che stanno all’interno del perimetro costituito dalle procedure. Ciò che resta fermo e invalicabile è che queste procedure non possono essere cambiate in corso d’opera se non seguendo le regole che queste stesse procedure dettano per arrivare a un tale cambiamento. Ma anche questo limite è stato sfondato, come ci avverte Norberto Bobbio, sulla cui lealtà democratica non ci possono essere dubbi. Scrive Bobbio: “Altro è la costituzione formale, altro è la costituzione reale e materiale”. Che cos’è questa costituzione materiale che salta fuori improvvisamente, dopo tanto parlare di leggi, di norme, di procedure, di regole del gioco sacre e inviolabili? La “costituzione materiale” è quella che le oligarchie partitiche ed economiche creano violando giorno dopo giorno la Costituzione formale, con buona pace di Marco Travaglio, cioè proprio le famose “regole del gioco”. E quando si viola la Costituzione formale per sostituirla con una “fai da te”, creata dalle oligarchie senza il consenso dei cittadini, senza che nemmeno siano stati messi nella condizione di esprimerlo, ponendoli di fronte al fatto compiuto, la Democrazia non è più tale. Dunque siamo di fronte alla finzione di una finzione.

    Tuttavia il problema vero è un altro. Ammettiamo pure, anche se ciò di fatto non accade, che queste procedure formali siano rispettate. Di che cosa abbiamo riempito questo sacco vuoto, non solo in Italia ma nell’intero Occidente democratico? Siamo stati capaci di riempirlo solo di contenuti quantitativi e materiali. Ed è questo il vero problema dell’intero Occidente, della sua mancanza di valori autentici, che non siano quelli del meccanismo “produci-consuma-crepa” per dirla con i CCCP, meccanismo che si autopotenzia in continuazione nello stesso tempo in cui ci degrada, col nostro consenso, che è l’unico vero consenso che esprimiamo, non quello delle elezioni, da uomini a consumatori. Insomma la Democrazia non è che l’involucro legittimante di questa caramella avvelenata. Per questo le categorie politiche nate con la Rivoluzione francese, declinate in senso liberista o marxista, economiciste, cioè la Destra e la Sinistra, che pur hanno avuto per un paio di secoli un ruolo importante, oggi, agganciate a questo meccanismo paranoico, hanno perso il loro senso, perché non sono più in grado di intercettare le autentiche esigenze dell’uomo contemporaneo che, per quanto sembri paradossale dirlo proprio oggi, non sono economiche, sono esistenziali.

    https://www.ariannaeditrice.it/artic...ia-sacco-vuoto

  6. #1566
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  7. #1567
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  8. #1568
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    L ‘”UNITÀ” DI BIDEN … IN UNA NUOVA GUERRA?

    https://www.controinformazione.info/...-nuova-guerra/

  9. #1569
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Il delirio del popolo unanime
    Il Presidente Z



    L’avvenimento più epocale di tutti i tempi, un punto di svolta nella nostra storia che sarà ricordato in eterno, si è tenuto oggi davanti a tutta la nazione festante. Oggi si è celebrato l’insediamento del nostro sempre amatissimo Presidente Z, che ha ufficialmente inaugurato il Suo ottantaquattresimo mandato.

    Sarebbe inutile cercare di descrivere l’entusiasmo delle folle acclamanti, il delirio del popolo unanime per questo evento politico così importante. Per ragioni di sicurezza, solo i fortunati e gloriosi soldati dell’esercito preposti alla Sua incolumità hanno fatto da pubblico. Ma, virtualmente, gli occhi della nazione oggi erano tutti rivolti a Lui, il nostro Grande Presidente che, contornato dal corteo di indiscusse e geniali menti che sono i suoi consiglieri e gli alti esponenti del Partito, ha preso possesso della poltrona che per nostra fortuna è Sua per diritto di elezione da tanti anni.
    Sebbene anche questa volta sia mancata l’abituale raduno oceanico a causa della perdurante pandemia, ciononostante occhi e cuore dei nostri cittadini erano tutti con Lui, rivolti virtualmente verso quel suo cuore sì fermo, ma che simbolicamente non smette di battere per il suo popolo. E come potrebbe essere diversamente? Anche questa volta le elezioni hanno segnato il Suo nuovo massimo di popolarità, arrivando al 99,994% delle preferenze, in progresso dello 0,001 sul record precedente. Non dubitiamo che presto anche i pochi stolti e ribelli residui che non sono ancora convinti della Sua magnanimità e grandezza saranno convertiti, se non dai fatti, dai funzionari appositamente stanziati a tale scopo.

    Attorniato dagli sposin* presidenziali, il nostro Grande Presidente Z si è quindi diretto al podio preparato per la Sua proclamazione. La fame di spettacolo del popolo era già stata saziata dai comici, poeti e cantanti presidenziali, ma era questo ciò che tutti attendevano. Come un’anima sola tutti i media hanno inneggiato a Colui che ha saputo portare la nostra nazione a traguardi mai neanche sfiorati. Il suo discorso è stato trasmesso in diretta su ogni piattaforma, e le sue parole risuonavano in ogni fortunata casa del nostro paese. Ha ricordato gli impegni presi per il suo mandato: per primo, la lotta ai cambiamenti climatici, che se non combattuti renderanno entro vent’anni il nostro pianeta inabitabile. Ciò comporta ancora una volta il bando di ogni tecnologia inquinante, ma i sacrifici sono necessari per il bene del”umanità. Avremo poi la legalizzazione del matrimonio con i piccoli roditori e le piante ornamentali, essenziale nell’ottica di quelle conquiste civili che formano il progresso di ogni nazione; la promessa di difendere la democrazia di cui la nostra bella nazione è esempio fulgido in tutto il mondo, con qualsiasi mezzo. Promessa che ha già dimostrato di sapere mantenere, e che gli è fruttata il Nobel per la Pace per centoquarantotto anni consecutivi. Sul fronte dell’emergenza virus che da tanto tempo ci costringe nelle nostre abitazioni e ci vieta gli assembramenti, se la distribuzione dei vaccini mensili ha subito un rallentamento, ha asserito, è colpa delle forze a lui ostili, di esseri immondi che saranno identificati, processati e giustiziati quanto prima. Nessuna tregua ai nemici della nazione che mirano a sopprimere la libertà con i loro pensieri violenti e sediziosi.

    Sì, siamo felici che ancora una volta la nostra democrazia abbia funzionato e sia stato rieletto. A che serve vivere se non si è grandi come Lui? L’invidia di coloro che respirano non lo tocca, perché lui non dà solo la vita per noi, ma anche la morte. Lunga vita al Presidente Zombie!*

    Pubblicato da Berlicche

    https://berlicche.wordpress.com/2021...-presidente-z/

  10. #1570
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    “L’assalto al Campidoglio? Colpa di Putin”: l’attacco di Clinton e Pelosi



    Non è bastato il Russiagate. Con l’inizio della presidenza Biden, torna lo spauracchio delle ingerenze russe nella politica americana. In un tweet, l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, spiegando di essere d’accordo con la Speaker della Camera Nancy Pelosi, ha sottolineato che “il Congresso ha bisogno di istituire un organo investigativo come la Commissione sull’11 settembre al fine di determinare i legami di Trump con Putin in modo da poter riparare i danni alla nostra sicurezza nazionale e impedire che un fantoccio occupi mai più la presidenza”. Clinton e Pelosi erano sedute accanto durante la trasmissione podcast di Hillary Clinton, quando quest’ultima ha suggerito l’istituzione di una commissione per valutare le ingerenze di Vladimir Putin nell’amministrazione Trump. “Mi piacerebbe vedere i suoi tabulati telefonici (di Donald Trump, ndr) per vedere se stava parlando con Putin il giorno in cui gli insorti hanno invaso il nostro Campidoglio”, ha detto Clinton, chiedendo a Pelosi: “Pensi che abbiamo bisogno di una commissione del tipo 9/11 per spiegare cosa è successo?”.

    Il delirio di Clinton e Pelosi. “C’è Putin dietro l’insurrezione a Capitol Hill”
    “Non so cosa abbia Putin su di lui politicamente, finanziariamente o personalmente – ha risposto Nancy Pelosi – ma quello che è successo la scorsa settimana è stato un regalo a Putin. Perché Putin vuole minare la democrazia nel nostro paese e in tutto il mondo” ha osservato la speaker della Camera. “Queste persone, a loro insaputa, sono burattini di Putin. Stavano facendo gli affari di Putin quando [hanno preso d’assalto il Campidoglio], istigati dal presidente degli Stati Uniti. Quindi sì, dovremmo istituire una commissione speciale”. Il giornalista Glenn Greenwlad, fondatore The Intercept, ha replicato spiegando che Nancy Pelosi e Hillary Clinton sono le ultime persone al mondo che possono parlare di disinformazione: “Ricordate quando Robert Mueller spese 18 mesi e milioni di dollari con una squadra di pubblici ministeri appresso e pieno potere di citare in giudizio, e poi chiuse le sue indagini dopo aver arrestato zero americani per cospirazione con la Russia? Facciamolo ancora! Qualunque cosa per distrarre da quanto sia marcio il neoliberismo”.

    Il Russiagate non è bastato?

    Con l’addio di Trump e l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden, i democratici riarmano la retorica della “disinformazione russa”. Sposando, come nel caso di Clinton e Pelosi, delle vere e proprie congetture e teorie complottiste senza uno straccio di prova. Una riedizione del Russiagate, indagine che si è conclusa, nell’aprile 2019, con un nulla di fatto. L’allora Attorney general William Barr spiegò all’epoca che il Procuratore speciale Robert Mueller non aveva trovato prove di coordinamento fra la campagna di Donald Trump e Mosca e che non c’erano prove sufficienti per incriminare Trump per intralcio alla giustizia. Il Russiagate è sempre stato lo strumento degli oppositori del presidente Trump per colpire la sua leadership. Un cappio da stringere introno alla Casa Bianca per evitare che il leader repubblicano potesse svolgere la sua politica in modo libero. L’indagine, cavalcata da Barack Obama e Hillary Clinton e da tutti quei rivali del leader repubblicano, si è rivelata un fiasco.

    Ma ora che Donald Trumè è fuori dai giochi, torna l’incubo russo sulla politica americana. Anche se i democratici devono temere la controinchiesta condotta dal Procuratore speciale John Durham: perché se – come dimostrato – il Russiagate è una bufala allora qualcuno ha fatto in modo di fabbricare false prove contro il tycoon. Come illustrato qualche settimana fa su InsideOver, l’indagine sulle origini del Russiagate condotta dal Procuratore John Durham è tutt’altro che finita nel dimenticatoio e nelle prossime settimane potrebbero esserci degli importanti sviluppi. Sì, il presidente Usa Donald Trump e molti repubblicani avrebbero voluto che le conclusioni della sua inchiesta emergessero prima delle elezioni del novembre scorso. Poi ci si è messo di mezzo il Covid-19, che ha rallentato tutto, prima che lo stesso Trump concedesse la grazia a George Papadopoulos, nome che fa tremare le mura di Palazzo Chigi e riaccendesse i riflettori su una vicenda tutt’altro che chiusa. Nei giorni scorsi, l’amministrazione Trump ha deciso di declassificare documenti top secret inerenti il Russiagate. Come riportato da Fox News, il presidente della commissione giudiziaria del Senato, il repubblicano Lindsey Graham, ha divulgato una serie di documenti declassificati definendo l’indagine Crossfire Hurricane “una delle indagini più incompetenti e corrotte del storia dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia”.

    Roberto Vivaldelli 21 GENNAIO 2021

    https://it.insideover.com/politica/l...-e-pelosi.html

 

 
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